martedì 21 agosto 2018

Il cartaio di Dario Argento (2004)


Italia 2004
Titolo Originale: Il cartaio
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini
Cast: Stefania Rocca, Liam Cunningham, Silvio Muccino, Claudio Santamaria, Adalberto Maria Merli, Fiore Argento, Donato Mitola, Elisabetta Rocchetti, Vera Gemma, Mia Benedetta, Pier Maria Cecchini
Durata: 99 minuti
Genere: Thriller


Siamo ormai arrivati al quartultimo film di questa infinita maratona dedicata a Dario Argento, che sta accompagnando i lettori del suddetto blog sin dalle prime settimane del 2018. D'altronde, per vedere e recensire l'intera filmografia di un regista per fortuna non così tanto prolifico come nei primi anni - tant'è che non mi fido mai nella vita di quei registi che fanno uscire un film all'anno, vedi ad esempio Woody Allen che comunque anche se avanti con la carriera non è impazzito completamente come il nostro Darione nazionale - ci vuole del tempo, soprattutto se si è quel tipo di persona che non ama le maratone ma preferisce inframezzare la visione di una saga con altri film che non c'entrino nulla con essa. Siamo qui oggi a parlare de "Il cartaio", considerato a detta di praticamente chiunque il peggior film di Dario Argento: ecco, diciamo che per quanto mi riguarda se la gioca ad armi pari con "Il fantasma dell'Opera", e ancora adesso, dopo averli finalmente visti entrambi, non so bene quale dei due possa vincere. Dalla loro hanno due armi completamente diverse: "Il fantasma dell'Opera" è tedioso all'inverosimile, ma forse qualche idea buona, a livello registico, ce l'ha; "Il cartaio" ha invece uno svolgimento stupido all'inverosimile, pur partendo da un'idea che se ben sviluppata avrebbe potuto portare forse ad uno dei migliori thriller puri del regista.
Anna Mari, interpretata da Stefania Rocca, è una poliziotta di Roma, sotto pressione per le ricerche di una turista inglese scomparsa. Mentre lavora al computer, riceve nella posta elettronica un messaggio da un uomo che si fa chiamare il "Cartaio": egli afferma di aver rapito la turista e baratta la sua sopravvivenza con una partita a videopoker online con la polizia. Rifiutandosi di giocare, la turista muore e il serial killer continua a sfidare la poliziotta, che presto comincerà ad indagare con l'aiuto del poliziotto inglese John Brennan, interpretato da Liam Cunningham, e per le sfide a poker con l'assassino si affiderà a Remo, interpretato da Silvio Muccino, giovane campione del videopoker. Siamo nel 2004, anno in cui l'ascesa di internet ancora non era compiuta e, un film del genere, che si sarebbe potuto tranquillamente basare sui pericoli della rete, sui problemi del gioco d'azzardo e tante altre cose sarebbe stato qualcosa di assolutamente visionario, tanto che Dario Argento, con una maggiore oculatezza nella costruzione della trama di questo film, avrebbe anche potuto avere un successo talmente clamoroso da fermarsi qui e anche con un grande ricordo. Purtroppo però il risultato è il film stupidissimo per il quale nessuno sa spendere parole buone.
Il presupposto da cui parte la pellicola, se sviluppato decentemente, sarebbe anche stato interessante dunque, ma il risultato è quanto di più deludente ci si potesse aspettare da un regista come Dario Argento. Motivo? Alcuni errori, soprattutto a livello di sceneggiatura, che veramente fanno gridare pietà agli occhi e al cervello dello spettatore. Il primo di questi è l'utilizzo della consulenza di Remo per sconfiggere il serial killer alle partite di poker online. Ben sappiamo che il poker online, altro non è che un software, che in questo caso sarebbe stato programmato proprio dal serial killer: sappiamo dunque sin da subito che qualsiasi cosa accadrà nella partita che si sta per giocare è, effettivamente, decisa a tavolino, così come lo è la sorte della vittima di turno. L'idea di affidarsi ad un campione di videopoker è a quel punto ancora più fallace, per un semplice motivo: non si può, materialmente, essere dei "campioni di videopoker", dato che al videopoker è un software a decidere se la partita sarà vincente o perdente, in pratica sei uno che ha una fortuna sfacciata e Remo, in realtà, questo dovrebbe essere. In pratica affidandosi a Remo, la polizia si sta affidando alla fortuna per risolvere il caso del rapitore e killer seriale. Lasciamo poi perdere il fatto che Silvio Muccino sia una delle cose peggiori di questo film, dal punto di vista recitativo, anche se a dirla tutta non salverei proprio nessuno in questa pellicola.
Un'altra cosa che mi ha dato particolarmente fastidio - e per la quale si rischia lo spoiler, sappiatelo - è l'inizio della pellicola, con la protagonista che rifiuta un mazzo di rose da un collega, Carlo interpretato da Claudio Santamaria, che si offrirà addirittura di giocare al videopoker contro il killer. Bene, appare scontato, sin dalle primissime battute, dove andrà a parare il film: capito lo schema tipico di Dario Argento, quello dei suoi primi film, è impossibile non pensare che il killer possa essere lui e infatti, dopo la prima scena e vista la fine della pellicola, ho avuto ragione. Quella che era stata una genialata da parte di Argento nei primi film, ovvero di mettere il killer nella posizione di essere beccato subito, ma, con qualche accorgimento, portando lo spettatore a pensare che fosse impossibile che il killer fosse proprio la persona in scena, diventa la croce tombale su questa pellicola: l'assassino viene beccato subito, istantaneamente e la questione, nel finale, viene risolta nella maniera più ridicola possibile.

Voto: 3

1 commento:

  1. Mi è capitato di rivederne dieci minuti in tv qualche settimana fa, è davvero abominevole, se non fossero tutti così dannatamente seri, sembrerebbe una parodia. Cheers!

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