martedì 7 agosto 2018

Non ho sonno di Dario Argento (2001)


Italia 2001
Titolo Originale: Non ho sonno
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini, Carlo Lucarelli
Cast: Stefano Dionisi, Max Von Sydow, Chiara Caselli, Roberto Zibetti, Paolo Maria Scalondro, Gabriele Lavia, Roberto Accornero, Daniela Fazzolari, Rossella Falk, Barbara Lerici, Guido Morbello, Massimo Sarchielli, Diego Casale, Alessandra Comerio, Robert Camerio, Elena Marchesini, Aldo Massasso, Barbara Mautino, Linda Giumento, Elisabetta Rocchetti, Conchita Puglisi, Brian Ayres, Daniele Angius
Durata: 112 minuti
Genere: Thriller


Con la retrospettiva sui film di Dario Argento iniziata a Gennaio e che a questo punto potrebbe protrarsi fino al prossimo anno visti i ritmi molto blandi che sto tenendo, siamo finalmente arrivati agli anni duemila, quelli da molti considerati della vera e propria fine del regista che avrebbe, con "Il cartaio", "La terza madre" e "Giallo" inanellato una serie di insuccessi commerciali, ma soprattutto di film qualitativamente di livello basso, al limite della follia. Siamo però qui oggi per parlare del primo film diretto da Dario Argento nel nuovo millennio, quel "Non ho sonno" ritenuto da praticamente tutti gli estimatori del regista come l'ultimo suo buon film e il fatto che i film successivi - di cui ho visto solamente "La terza madre" che lasciamo perdere e su cui ci torneremo tra qualche settimana e "Dracula" per cui valgono le stesse considerazioni - siano così bistrattati dà a "Non ho sonno" una certa importanza a questa rassegna: vediamo dunque come sarà andata la mia esperienza con questo film.
La pellicola comincia a Torino, nel 1983: Giacomo Gallo, un ragazzino, assiste all'omicidio della madre, senza riuscire a vedere in volto il suo assassino. È uno degli omicidi del "Nano Assassino", così viene chiamato da anni il killer dai media, sul quale indaga da tempo il commissario Ulisse Moretti, interpretato da Max Von Sydow, fino a quando il presunto assassino, uno scrittore, viene trovato affogato con un colpo di pistola alla testa. La narrazione poi si sposta nel duemila, con due prostitute che vengono misteriosamente uccise per aver raccolto erroneamente una busta di un cliente, contenente foto degli omicidi commessi diciassette anni prima. Si riapre dunque il caso del "Nano", in quanto questi sembra uccidere nella stessa maniera, e ritornerà ad indagare proprio Ulisse Moretti che si rimetterà in contatto con Giacomo Gallo, interpretato da Stefano Dionisi, per risolvere finalmente il caso dell'omicidio di sua madre.
Sarà dunque vero che "Non ho sonno" è stato l'ultimo film bello di Dario Argento? Ecco, questo lo scoprirò più avanti quando guarderò i due film che mi mancano per completare la sua filmografia, c'è però da dire, come premessa, che questo film non è che sia così tanto bello da giustificare questa sua nomea: certo, lo si guarda tranquillamente e in alcune sequenze, soprattutto nella prima parte, sembra proprio di essere ritornati ai primissimi film del regista, quelli in cui ci si divertiva a sperimentare con le inquadrature e quelli in cui ancora non era ritenuto come uno dei maestri dell'horror italiano - appellativo che sicuramente ha fatto sì che, soprattutto quando avanti con la carriera, se la sentisse parecchio -, con atmosfere che sembrano riportare subito a lavori come "L'uccello dalle piume di cristallo" o "4 mosche di velluto grigio", senza raggiungere i livelli ottimi dei suoi capolavori. Io poi con i film di Dario Argento ho un altro piccolo problemino: quelli in cui sono i Goblin a firmare la colonna sonora mi sembrano subito più belli di quello che poi sono realmente. Il loro è un binomio indissolubile e la loro musica nei suoi film porta subito agli inizi della carriera, quando arrivò la notorietà grazie a quei due capolavori di "Profondo rosso" e di "Suspiria".
Tutto abbastanza carino a livello registico quand'ecco che però arrivano i punti veramente dolenti: al sangue che sgorga a fiumi - sempre visto come mezzo per esprimere arte - non si alterna una sceneggiatura di livello. Sceneggiatura che è sempre stata una delle cose su cui Dario Argento ha posto meno attenzione, solo che laddove ciò che non quadrava in essa veniva sostituito nei vecchi film da un'ammirazione totale per le immagini artisticamente perfette che il regista sapeva creare, qui, essendo un po' tutto in proporzioni minori rispetto ai fati, i vari buchi nella sceneggiatura non vengono coperti da una regia splendida, ma solamente buona. E la trama di questo film, non posso farci niente, non mi convince soprattutto per come si evolve nella sua seconda parte, tirando fuori assurdità una dietro l'altra che spezzano il ritmo e non danno allo spettatore la possibilità di comprendere. Insomma, quello che sarebbe l'ultimo film bello di Dario Argento a quanto pare potrebbe essere il meno peggio, in teoria, un film guardabile, ma sicuramente non un film bello nel vero senso della parola.

Voto: 6

2 commenti:

  1. Secondo me hai centrato il punto, le sceneggiature nei film di Argento sono sempre secondarie, che poi è il motivo per cui apprezzo i suoi film ma non ne vado pazzo. Qui la disparità è sotto gli occhi, messa in scena normale, sceneggiatura lacunosa, si salva per il rotto della cuffia, ma da qui in poi è il tracollo totale, considerando che hai già visto “La terza madre” hai idea di che cosa stai per affrontare, l’orrore quello vero, ma non nel senso che piace a noi del termine purtroppo. Cheers!

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  2. IL FILM FA TANTA PAURA E' AGGHIACCIANTE; CAPOLAVORO MISCONOSCIUTO.

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