venerdì 28 febbraio 2020

LE SERIE TV DI FEBBRAIO

Questo mese per quanto riguarda le serie televisive male male. In realtà non è poi così vero, alla fine di episodi, presi singolarmente, ne ho anche guardati tanti, solo che dilazionandoli nel tempo sono riuscito a portare a termine solamente due serie televisive, rischiando poi di trovarmi a Marzo con un buon numero di serie di cui parlare. Invece, a Febbraio, solamente due: una, è il seguito di una serie italiana che un paio di anni fa si era guadagnata un posto nel mio cuore e uno in cima alla mia classifica di fine anno delle migliori serie TV, l'altra invece nasce dallo stesso creatore di "Bojack Horseman", serie animata cult degli ultimi anni con la quale ancora sto subendo il distacco.


The New Pope

Episodi: 9
Creatore: Paolo Sorrentino
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Jude Law, John Malkovich, Silvio Orlando, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier, Maurizio Lombardi, Marcello Romolo, Mark Ivanir, Henry Goodman, Massimo Ghini, Ulrich Thomsen
Genere: Drammatico



"The Young Pope" è stata una di quelle serie, e devo ammettere che mi succede con poche, di cui mi sono innamorato all'istante, dalla primissima scena e dal primo discorso alla folla, in sogno, di Lenny Belardo. Ancora di più mi innamorai dopo il primo vero discorso alla folla, con il personaggio che mostrava un carattere estremamente diverso rispetto a come ci era stato presentato all'inizio. Con il passare degli episodi l'amore non è scemato e devo dire che con questo sequel sempre diretto da Paolo Sorrentino - dire che sia una seconda stagione è un po' improprio - ho provato più o meno le stesse sensazioni. Abbiamo davanti non uno, ma ben due nuovi papi nel corso di questo seguito, con i primi due episodi che fungono un po' da lunga introduzione per preparare all'ingresso in scena di John Brannox, interpretato da John Malkovich, che prenderà il nome di Giovanni Paolo III, un papa estremamente diverso da Pio XIII, più insicuro a livello caratteriale e molto più pacato, in grado di trovare il favore dei credenti, rimanendo comunque all'ombra di un Pio XIII sempre più idolatrato, nonostante sia attaccato al respiratore per buona parte di questa serie. É proprio sull'estremismo che si fonda questa nuova stagione, sul fanatismo religioso, trattando anche una buona quantità di temi filosofici e teologici che vengono sviscerati in dialoghi mai noiosi. Ancora più al centro della vicenda abbiamo il segretario di stato Vaticano Voiello, sempre più deus ex machina di ciò che accade nello stato che sogna da tempo di comandare, interpretato ancora una volta da un perfetto Silvio Orlando, bravissimo a recitare in un inglese con accento napoletano, ma anche in inglese con accento spagnolo e persino una scena in lingua araba. Leggermente meno rispetto a "The Young Pope" ma nemmeno poi così tanto, mi sono ritrovato ad amare alla follia anche le storie che ruotano attorno al nuovo papa di cui nel titolo e allo stato del Vaticano. Ho trovato ancora una volta la serie su ottimi livelli, la regia di Paolo Sorrentino mi fa sempre uscire di testa, così come mi ha fatto uscire di testa la scelta delle musiche, così come la sigla, "Good Time Girl" di Sofi Tukker, in cui con il passare degli episodi le suore che la ballano sono sempre più svestite, fino a ritornare, negli ultimi episodi, a quella "All Along the Watchtower" che mi aveva fatto impazzire nella serie precedente.

Voto: 9


Undone - Stagione 1

Episodi: 8
Creatore: Raphael Bob-Waksberg, Kate Purdy
Rete Americana: Amazon Prime Video
Rete Italiana: Amazon Prime Video
Cast: Rosa Salazar, Bob Odenkirk, Angelique Cabral, Constance Marie, Siddharth Dhananjay, Daveed Diggs
Genere: Fantascienza



Dagli stessi disegnatori di "Bojack Horseman", uscita sul finire della scorsa annata su Amazon Prime Video, è arrivata "Undone", serie animata girata con la tecnica del rotoscope in cui i vari personaggi sono disegnati con le stesse sembianze degli attori che li doppiano, avendo come protagonisti Alma, con le sembianze e la voce di Rosa Salazar e il padre Jacob, con sembianze e voce di Bob Odenkirk. Alma è una ragazza la cui sorella è in procinto di sposarsi e hanno perso il padre in giovanissima età in seguito ad un incidente stradale. Dopo un incidente, subito dalla stessa Alma, suo padre comincerà a mostrarsi a lei e ad insegnarle a sfruttare la dimensione temporale a suo vantaggio, con l'intendo di scoprire chi, nella notte di Halloween di qualche anno prima, lo abbia ucciso. Sicuramente una serie animata coinvolgente in cui ci sono più alti che bassi, però una serie non perfetta e non ugualmente bella dall'inizio alla fine. La trama di fondo mi è particolarmente piaciuta, così come sono molto ben realizzati i disegni e la tematiche della distorsione della dimensione temporale mi fa da sempre uscire di testa. A livello di ritmo però a volte la narrazione cala un po' e in una serie in cui non bisogna perdersi nulla, altrimenti è la fine, potrebbe essere un difetto ed in effetti lo è, ma nel complesso ci troviamo davanti ad una di quelle serie che, nei suoi otto episodi, si rivela essere decisamente buona e coinvolgente al punto giusto e ho come la sensazione che, dato il finale, si possa fare anche di più.

Voto: 7

mercoledì 26 febbraio 2020

Destinazione... Terra! di Jack Arnold (1953)



USA 1953
Titolo Originale: It Came from Outer Space
Regia: Jack Arnold
Sceneggiatura: Harry Essex
Durata: 81 minuti
Genere: Fantascienza


Inutile girarci troppo intorno, a volte, per quanto riguarda le visioni di film, ci affidiamo a mezzi non proprio convenzionali, solo che è meglio non dirlo troppo ad alta voce, ecco. Ammetto che la cosa capiti anche a me, anche solo per vedere quali sono i film che vengono messi a disposizione e, soprattutto in questo ultimo periodo, devo dire che uno di questi mezzi, quello più famoso di tutti, ha pubblicato diversi film del passato, tutti con quelle tipiche locandine dai colori accesi ed i titoli italiani che sembra che ti urlino "GUARDAMI SUBITO!". Attirato da una di queste locandine e dal titolo, mi sono imbattuto in "Destinazione... Terra!", film in bianco e nero del 1953 diretto da Jack Arnold, regista che tra il 1950 e il 1964 ha diretto una ventina di film, per poi fermarsi nel 1977 dopo poche esperienze televisive. Famoso per i suoi film di fantascienza, questo il suo primo, scorrendo i titoli da lui diretti noto la presenza di molti titoli che conosco per nome, che non ho mai visto e che un giorno potrei pensare di recuperare, è a lui ad esempio che dobbiamo "Il mostro della laguna nera" - questo l'unico che ho visto -, uno dei film horror di fantascienza più citati al mondo, e anche "Radiazioni BX: Distruzione uomo", che invece ho solamente sentito nominare. Protagonista del film è Richard Carlson, che interpreta il personaggio di John Putnam, con Barbara Rush che interpreta l'amante Ellen Fields.
Mentre John Putnam, astronomo dilettante, e la sua fidanzata Ellen stanno per scambiarsi un bacio, un meteorite infuocato cade sulla Terra nei pressi della cittadina di Sand Rock. I due accorrono subito nel luogo in cui il meteorite è caduto, nei pressi di una miniere, scoprendo subito che si tratta in realtà di una navicella spaziale di forma esagonale, che viene però presto nascosta da una frana, che si scatena nella zona circostante. Quando, scampati al pericolo, John racconterà ciò che ha visto, nessuno gli crederà, ma, misteriosamente, diverse persone cominceranno a scomparire nei giorni successivi alla scoperta della navicella, i pochi che ricompaiono nei giorni successivi mostrano un comportamento piuttosto bizzarro e meccanico che metterà in allerta lo sceriffo della città.
Partiamo subito da un presupposto che probabilmente non mi ha permesso di guardare il film con gli occhi giusti, per quanto lo abbia apprezzato sia a livello tematico sia a livello visivo: non è un film del mio tempo e con certi tipi di pellicole, soprattutto per quanto riguarda la gestione del ritmo narrativo, ammetto di avere delle difficoltà, dovute sicuramente ad un problema mio nell'affrontare un modo abbastanza diverso di fare cinema. Tralasciando i miei problemi nell'affrontare i ritmi di un film degli anni cinquanta, sotto tutti gli altri punti di vista il film è secondo me ottimo, meritatamente tra i cult del genere di fantascienza e che sicuramente ho fatto bene a recuperare grazie ad una locandina e ad un titolo che mi hanno attratto sin dal primo momento. Innanzitutto dal punto di vista tecnico sono rimasto molto affascinato dalla fotografia e da alcuni effetti speciali, rudimentali, ma efficaci nella caduta dell'astronave, assolutamente lodevoli nella scena della frana, che mi è sembrata molto vicina al realismo per come è stata realizzata. Sono poi secondo me particolarmente azzeccate tutte quelle inquadrature in soggettiva viste dalla visuale degli alieni quando stanno per attaccare un essere umano - poi torneremo sulle motivazioni, forse la parte più interessante del film in assoluto - che rende il tutto abbastanza inquietante, ma anche affascinante.
Ad essere però ancora più azzeccato, soprattutto considerando l'epoca in cui il film è stato girato, è proprio il motivo per cui gli alieni sono atterrati sul nostro pianeta. Di certo non erano in cerca di forme di vita intelligenti da conquistare, qui non ce ne sono - e mi ci metto di mezzo anche io - ma si sono stabiliti nella città di Sand Rock semplicemente per riparare un guasto alla navicella e poi ripartire. Peccato che, una volta scoperti, per timore di essere temuti dagli umani e di essere in qualche modo isolati, si sono serviti di loro assumendo le loro sembianze per passare sotto traccia. Ma ehi, siamo nel 1953, con tanto di segregazione razziale in corso negli Stati Uniti, e il buon Jack Arnold dirige un film sul razzismo in cui al posto dei """negggri""" - l'ho messo con tre g e tante virgolette così capite il sarcasmo - ci sono gli alieni e la popolazione del paese natale di Jack Arnold, ma anche quella di molti altri paesi, ancora oggi fa abbastanza fatica a comprenderne il messaggio, nonostante le cose, c'è da ammetterlo, siano comunque migliorate? Ehi, io ve l'avevo detto che gli alieni del film non erano mica venuti per cercare forme di vita intelligenti... da quel punto di vista non avrebbero avuto speranza!

martedì 25 febbraio 2020

Ju-on: Rancore di Takashi Shimizu (2002)



Giappone 2002
Titolo Originale: 呪怨 (Ju-on)
Sceneggiatura: Takashi Shimizu
Durata: 92 minuti
Genere: Horror


Procede a gonfie vele il recupero dei film della saga di "The Grudge", sia gli originali giapponesi, sia i remake americani e con questo terzo capitolo, il primo distribuito nei cinema, si passa a dover affrontare in maniera definitiva quello che è stato il mio vero e proprio trauma adolescenziale. Perchè è stato proprio con questo film che io sono entrato per la prima volta in contatto con gli originali giapponesi della saga - avevo già visto i remake - e una scena in particolare di questo film aveva fatto parte dei miei incubi e dei miei pensieri prima di andare a dormire per qualche giorno dopo la visione, avvenuta con degli amici che frequentavo all'epoca dopo aver noleggiato il DVD in biblioteca. Ancora una volta abbiamo Takashi Shimizu alla regia, dopo il successo di "Ju-on", film realizzato per la televisione, e dopo lo stanco "Ju-on 2" che si limitava a riproporre ben mezz'ora del film precedente e capitoli apparentemente slegati tra di loro e realizzati in maniera sbrigativa con un risultato finale non certo soddisfacente, così come, oltre al regista, viene sempre chiamata in causa Takako Fuji per interpretare il demone Kayako, così come Yūya Ozeki per interpretare il figlio Toshio.
Anche questo terzo episodio della saga è diviso in capitoli, ognuno dedicato ad un diverso personaggio, la storia principale che collega tutti i capitoli è legata però al personaggio di Rika, interpretata da Megumi Okina, una specie di assistente sociale che viene incaricata di recarsi nella casa di Tokunaga Sachie, un'anziana signora che da qualche giorno vive in condizioni disastrose, ha la casa completamente in disordine, ma soprattutto, appare in uno stato catatonico da cui non riesce a riprendersi. All'interno della casa scoprirà anche la presenza di un bambino, dopo aver sentito dei rumori in soffitta, che affermerà di chiamarsi Toshio - il figlio di Kayako - ma farà anche esperienza della presenza dello spirito di Kayako, vedendolo sovrastare l'anziana signora, uccidendola. Attraverso gli altri capitoli della storia, che non sono riportati in ordine cronologico, vediamo come la signora sia finita a vivere nella casa in quelle condizioni e vedremo, successivamente, le conseguenze che la visione dello spirito di Kayako ha avuto su Rika.
Dopo aver visto i primi capitoli della saga e anche quello successivo - di cui penso vi parlerò la prossima settimana - posso dire che non è solo l'affetto che provo verso di esso a farmi pensare che sia senza ombra di dubbio il miglior capitolo della saga, forse oltre all'affetto potrebbe anche esserci una sorta di autolesionismo masochistico dato che ancora, dopo molti anni, avevo ben impressa nella mia mente quella scena che mi aveva turbato, ovvero quella in cui Rika è sdraiata sul letto e vede Toshio seduto ai suoi piedi e Kayako comparire da dietro la testata. Una scena che mi turbò proprio perchè io, da sempre tengo il letto leggermente staccato dal muro, in modo da poter pulire anche lo spazio tra il letto e il muro senza doverlo spostare, uno spazio in cui ci passo io, quindi mi immagino quanta poca fatica possa fare lo spirito di una magrissima donna giapponese a passare dietro al mio letto e a mostrarsi nella stessa maniera. Devo ammettere che quella scena non mi ha fatto lo stesso effetto, perchè la stavo rivedendo, però sicuramente "Ju-on: Rancore" è quello in cui i vari capitoli della storia si collegano bene e in cui si ha il maggiore stato di ansia nei primi tre capitoli, con il ritmo della narrazione che viene tenuto costante e sempre con la filosofia tutta asiatica di mostrare il meno possibile l'elemento che dovrebbe fare paura. Il segno che comunque la produzione stesse già cominciando ad occidentalizzarsi arriva dalla presenza di qualche jump-scare, comunque sempre ben contestualizzato all'interno della vicenda.
Con "Ju-on: Rancore" ho dovuto riaffrontare un mio trauma adolescenziale e il risultato è stato certamente diverso rispetto a una quindicina di anni fa, rimane comunque un film in grado di creare la giusta dose di ansia e di paura, tanto da essere, forse, il capitolo della saga più conosciuto qui in occidente, proprio per il fatto di essere stato il primo ad essere mandato nei cinema, anche se nel nostro paese è arrivato direttamente in home video. Con il quarto e ultimo capitolo della saga giapponese le cose cambieranno e vedremo quali saranno gli stratagemmi utilizzati da Takashi Shimizu per mettere paura nei suoi spettatori.

lunedì 24 febbraio 2020

Gli uomini d'oro di Vincenzo Alfieri (2019)

Italia 2019
Titolo Originale: Gli uomini d'oro
Sceneggiatura: Vincenzo Alfieri, Alessandro Aronadio, Renato Sannio, Giuseppe Stasi
Durata: 100 minuti
Genere: Drammatico, Thriller


Purtroppo qua in Italia, in qualche modo e forse a volte anche a ragione, siamo un po' troppo esterofili, tanto esterofili che non ci accorgiamo che a volte, quando il cinema italiano prova ad esplorare generi diversi dai soliti drammoni strappalacrime, commedie sentimentali e commedie stupide, qualcosa di buono può uscire. É proprio in questi ultimi anni che quando il cinema di genere italiano arriva nelle sale, cosa neanche troppo scontata a dire la verità, qualcosa di buono lo si vede e ne sono un esempio, per quanto mi riguarda, "The Nest - Il nido", ma anche "The End? L'Inferno fuori", solo che per quanto riguarda il genere thriller è effettivamente un po' di tempo che non si vede qualcosa di buono nelle sale cinematografiche. Eppure noi è da tempo che siamo bravi a parlare di criminalità, abbiamo molti esempi di film sulla mafia, su tutti "Il traditore" dello scorso anno, ci aggiungerei anche questo "Gli uomini d'oro", film uscito nelle sale italiane sul finire del 2019 e che ha raccolto sin da subito critiche abbastanza positive da parte degli addetti ai lavori, ma non altrettanto successo da parte del pubblico. Purtroppo, accodandomi anche al fatto che le proiezioni sono state davvero poche nei cinema vicino a casa mia, sono riuscito a recuperare la visione di questo film solamente qualche giorno fa in home video e devo dire che non mi sarei aspettato di trovarmi davanti ad un film così avvincente, con qualche difetto, di certo non perfetto, ma comunque l'ennesimo esempio di pellicola italiana sottovalutata da noi stessi italiani. Regista del film è Vincenzo Alfieri, regista nel 2017 de "I peggiori", che ancora non sono riuscito a vedere, che si è circondato di un buon cast composto da Fabio De Luigi, Edoardo Leo e Giampaolo Morelli, ad interpretare tre persone che nel 1996 a Torino si resero protagonisti di un colpo ai danni di un portavalori delle poste.
Il film narra, per l'appunto, della reale rapina ad un portavalori della poste, avvenuta a Torino nel 1996, un caso di cronaca che fece molto scalpore all'epoca e il cui processo si protrasse per più di due anni, considerando anche la sparizione di due dei protagonisti della vicenda, ma anche il fatto che non si sappia come una quantità così grande di denaro sia stata spesa nel giro di così poco tempo da parte degli esecutori della rapina. Ci vengono a tal scopo presentati tre personaggi: Luigi Meroni, detto il Playboy, guida il furgone portavalori e da qualche tempo si è vista sfumare davanti agli occhi la possibilità di andare in pensione in giovane età grazie alla riforma Dini, decidendo così di vendicarsi rapinando il furgone che guida ormai da qualche anno; Alvise Zago, detto il Cacciatore, è il collega che lo affianca sempre alla guida, si occupa principalmente delle questioni burocratiche, ha una situazione economica disastrata, ma non sopporta particolarmente il suo compagno di lavoro, inoltre è malato di cuore e costantemente a rischio di avere un nuovo infarto; il Lupo è invece un piccolo criminale della zona, sommerso dai debiti e in mano a uno strozzino, molto amico di Alvise che gli racconterà del loro piano e troverà in esso un'occasione per rifarsi dei soldi che deve al suo creditore.
Siamo a tutti gli effetti davanti ad un heist movie un po' reinterpretato, che ci narra dello stesso evento, per l'appunto la rapina, vista attraverso gli occhi dei tre personaggi, ogni capitolo del film racconta il punto di vista di uno di loro. Con questo stratagemma non diventa tanto la rapina ad essere messa al centro della narrazione, quanto più che altro lo sviluppo dei protagonisti, che è sicuramente ben curato e che, nel poco tempo a disposizione, vengono ben delineati in tutte le loro caratteristiche fondamentali. Luigi è uno spavaldo, che si fa vanto della sua cultura, ma probabilmente a causa dello stress lavorativo a cui è sottoposto - anche se non ha molta voglia di lavorare - ha difficoltà a fare l'amore con la propria compagna, Alvise sembra essere invece legato alla moglie, nonostante le molte liti tra i due e nonostante nella vita quotidiana mostri un nervosismo eccessivo per una persona malata di cuore, probabilmente causato dalla situazione economica che vive in famiglia, mentre forse il personaggio delineato in maniera un po' più superficiale è il Lupo, che entra nella vicenda in una fase successiva , mostrandoci poco della sua attività criminale e nemmeno tantissimo della sua vita personale. É dunque questo l'aspetto più interessante del film, che si basa su una sceneggiatura secondo me piuttosto solida che, di fronte a tanti pregi, con il ritmo narrativo mantenuto costante e in modo da non annoiare, ha il difetto non proprio marginale, ma secondo me non fondamentale in questo caso, di non decollare mai per davvero, tanto che quando la tensione inizia ad alzarsi c'è sempre un evento che la fa calare. Dal punto di vista registico il film mostra un buon uso della macchina da presa e una buona fotografia, a farmi impazzire ancora di più è stata però la colonna sonora che giustamente alterna brani pop dell'epoca, ma anche pezzi strumentali originali che accompagnano nel miglior modo possibile i momenti in cui viene narrata la rapina vera e propria.
Bene anche per quanto riguarda le interpretazioni degli attori protagonisti, ho visto perfettamente a suo agio Giampaolo Morelli, forse quello più facilitato dal fatto di dover interpretare un personaggio napoletano e quindi non tenuto a cambiare il proprio accento o il proprio dialetto per esigenze di copione, così come, dopo molte commedie secondo me non riuscite, ecco che anche Fabio De Luigi riesce a dire la sua come attore drammatico, il suo Alvise Zago è certamente uno dei personaggi più interessanti del film, il più sfaccettato e quello di cui viene indagata maggiormente la vita privata e l'interpretazione di De Luigi è secondo me ottima in tal senso. Un po' meno convinto da Edoardo Leo, principalmente perchè costretto a parlare con un accento torinese che rende la sua interpretazione decisamente più forzata rispetto alla spontaneità cui ci aveva abituato in altri suoi film precedenti, risulta però credibile nei panni del piccolo criminale che non sembra aver bene sotto controllo la sua attività, sempre sotto pressione a causa dei debiti contratti con criminali di rango più alto del suo. Insomma, "Gli uomini d'oro" non sarà forse il film perfetto o l'heist-movie della vita, ma sicuramente è una pellicola che nel panorama cinematografico italiano non si vedeva da tempo, per struttura narrativa e per il modo in cui dialoghi e personaggi sono stati sviluppati.

Voto: 7

venerdì 21 febbraio 2020

Beetlejuice - Spiritello porcello di Tim Burton (1988)



USA 1988
Titolo Originale: Beetlejuice
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: Michael McDowell, Warren Skaaren, Larry Wilson
Durata: 92 minuti
Genere: Commedia, Horror


No, tranquilli, non ho intenzione di fare uno speciale su Tim Burton, nè sto recuperando tutti i suoi film. Semplicemente, in una serata di zapping su Netflix, mi sono imbattuto in questo film, che adocchiavo da tempo, ma non avevo mai visto, e ho deciso di dargli una guardata. Tim Burton è regista che apprezzo da tempo, così come da altrettanto tempo non è che mi convinca particolarmente per quanto riguarda i suoi nuovi lavori cinematografici, ma devo ammettere che secondo me con il remake in live action di "Dumbo" mi è parso abbastanza in ripresa rispetto alle ultime uscite, ora bisogna vedere se continuerà su questa strada. Tanti sono dunque i film del regista che apprezzo, vedi ad esempio "Nightmare Before Christmas", "Big Fish" o "Sweeney Todd", altrettanti sono quelli che mi hanno convinto meno, su tutti il terribile "Alice in Wonderland" o "Dark Shadows". Eppure, in tutti questi anni a "Beetlejuice - Spiritello porcello" non ho mai avuto modo di concedere una visione, nonostante ne avessi sentito parlare in tutte le salse e nonostante il regista che apprezzo particolarmente e i protagonisti di altissimo livello presenti al suo interno, tra cui ovviamente Michael Keaton, Alec Baldwin, Winona Ryder e Geena Davis.
Adam e Barbara Matland sono sposati e perseguitati da un'agente immobiliare che vuole a tutti i costi comprare la loro casa. I due poco tempo dopo saranno vittime di un incidente d'auto e, dopo essere riusciti a tornare a casa, si accorgono di essere in grado di compiere gesti sovrannaturali, nessuno può vederli e fuori dalla loro casa si trova un deserto popolato dai temibili Vermi delle Sabbie e, dopo aver scoperto nella loro casa un libretto chiamato "Il manuale del novello deceduto", capiranno di essere morti. La casa dove i due abitavano verrà acquistata dalla famiglia Deetz, tra i quali vi è anche la giovane Lydia, che sembra essere l'unica persona in grado di vedere i due coniugi che, indispettiti dal comportamento dei nuovi abitanti della casa, decideranno di tentare di spaventarli in ogni modo, senza avere successo. Sconsigliati dalla loro assistente nel mondo dell'aldilà faranno conoscenza con Betelgeuse, uno spirito in grado di sbarazzarsi degli umani uccidendoli in modo da dare pace agli altri spiriti. Adam e Barbara si pentiranno presto di aver evocato Betelgeuse e per ripicca lo spirito deciderà di stabilirsi nel cimitero del villaggio in miniatura che Adam stava costruendo prima di morire.
Sembra strano da uno che ha visto il film per la prima volta qualche giorno fa dire che "Beetlejuice - Spiritello porcello" - con tanto di sottotitolo aggiunto completamente a caso dai titolisti italiani - non sia invecchiato di nemmeno un giorno, ma è inutile stare a nascondere che il film non sia invecchiato di nemmeno un giorno, nonostante i suoi ben trentadue anni di età. Nonostante la nome di regista dalle ambientazioni abbastanza tetre di Tim Burton, guadagnatasi nel corso degli anni grazie ai suoi film più famosi, e nonostante l'ambientazione della pellicola, in una casa abitata da fantasmi con tanto di minicimitero al suo interno, i colori sono abbastanza accesi ed è una cosa molto più vicina all'ultimo Tim Burton piuttosto che a ciò per cui è maggiormente conosciuto. A livello di sceneggiatura "Beetlejuice - Spiritello porcello" risulta essere una commedia horror con momenti divertentissimi ed altri che, se li avessi visti quando ero più giovane, probabilmente mi avrebbero anche fatto un po' paura: bellissimi sono, per quanto mi riguarda, gli effetti speciali, realizzati come piace a me, con i vari mostri o fantasmi che sono fisicamente presenti in scena utilizzando degli effetti visivi secondo me seriamente memorabili.
Oltre ad una trama che mi è particolarmente piaciuta sono riuscito anche, nonostante la breve durata del film, ad affezionarmi in modo particolare ai personaggi. Innanzitutto forse quella a cui mi sono sentito più vicino è Lydia, interpretata da Winona Ryder, sicuramente il personaggio con cui mi è stato più facile identificarmi, abbastanza pessimista e malinconico. Vero mattatore del film è però Michael Keaton con il suo Betelgeuse, con le sue battute piccanti e sempre messe al posto giusto nel momento giusto, con dei tempi comici invidiabili, spassosissima poi è la scena in cui lo spirito costringe la famiglia Deetz a ballare "Day-O (Banana Boat Song)" che è forse uno dei simboli del film, per quanto mi riguarda. Interessanti anche i due protagonisti Adam e Barbara, anche se sicuramente in tono minore rispetto agli altri personaggi citati, rimangono un po' più legati a degli schemi classici che però in un film del genere sicuramente non guastano. Insomma, con estremo ritardo ho finalmente recuperato un film probabilmente importantissimo nella carriera di Tim Burton, regista che apprezzo particolarmente, che sicuramente ha dato il via a quel tipo di cinema che poi lo ha reso famoso al mondo intero, apprezzandolo moltissimo, dall'inizio alla fine.

giovedì 20 febbraio 2020

WEEKEND AL CINEMA!

Un altro weekend di cinema è all'orizzonte e arrivano film non molto interessanti. Un thriller tratto da una storia vera, il revival di una saga che sembrava terminata già una quindicina di anni fa, un musical criticato tantissimo in patria e poi i soliti film di contorno, alcuni di essi comunque un po' interessanti. Vediamo quali sono le uscite di questa settimana, commentate come al solito in base ai miei pregiudizi!


Cattive acque di Todd Haynes


I film che parlano di indagini realmente avvenute e che denunciano eventi torbidi della storia dell'uomo mi attirano sempre abbastanza. Di questo "Cattive acque" girano i trailer da inizio anno e finalmente abbiamo una data d'uscita. Rimane da capire quanto l'importanza della tematica trattata e il fatto che sia tratta da una storia vera contribuiscano alla realizzazione di un bel film.

La mia aspettativa: 7/10


Bad Boys for Life di Adil El Arbi, Bilall Fallah

Sedici anni dopo "Bad Boys 2" - che rimane un film che all'epoca, ero in terza media, mi aveva divertito tanto, arriva questo revival di cui sinceramente non ne sentivo il bisogno. A dirla tutta non so nemmeno se ho intenzione di dargli un'opportunità o se lo lascerò passare inosservato, penso più che opterò per la seconda opzione.

La mia aspettativa: 5/10


Cats di Tom Hooper

Probabilmente il film più spernacchiato tra la fine del 2019 e questo inizio di 2020, pare non sia piaciuto a nessuno e io che, quando seppi che doveva uscire, ne ero abbastanza interessato, ho fatto calare di molto le mie aspettative. Eppure, come ormai molti sanno, a me piace la spazzatura e penso che presto o tardi, un'opportunità gliela potrei dare, anche solo per vedere se le critiche feroci lette in giro sono veritiere o meno.

La mia aspettativa: 4/10


Le altre uscite della settimana

Criminali come noi: Film coprodotto da Argentina e Spagna che potrebbe, a sorpresa, rivelarsi interessante, la speranza è che sia brillante e coinvolgente.
Il richiamo della foresta: Se c'è un film che proprio non voglio vedere in questo 2020 è questo qui, il trailer, con tanto di cane finto, mi ha frantumato le palle in mille pezzi.
La mia banda suona il pop: Vabbeh, c'è bisogno che dica se preferirei vederlo oppure essere Superman e farmi una flebo di criptonite?
L'hotel degli amori smarriti: Commedia sentimentale in arrivo dalla Francia che non sono minimamente nel mood giusto per guardare.
Lontano lontano: Altra commedia, ma stavolta italiana, che non mi ispira granchè. Probabilmente è una di quelle uscite buttate lì in mezzo per fare numero però.

mercoledì 19 febbraio 2020

Un amico straordinario di Marielle Heller (2019)

USA 2019
Titolo Originale: A Beautiful Day in the Neighborhood
Sceneggiatura: Micah Fitzerman-Blue, Noah Harpster
Durata: 109 minuti
Genere: Drammatico, Biografico


Tra le visioni che hanno preceduto la notte degli Oscar, di cui ancora si fa un gran parlare perchè proprio grazie alla premiazione "Parasite" ha sbancato al botteghino in Italia, ho affrontato anche quella di "Un amico straordinario", film che qui in Italia arriverà nel giro di qualche giorno e che era presente nella lista dei film candidati all'Oscar grazie alla presenza, nel film, di Tom Hanks, candidato come miglior attore non protagonista. Basato su una storia vera e sui personaggi di Fred Rogers e di Lloyd Vogel, interpretato da Matthew Rhys, la pellicola è diretta da una donna, Marielle Heller, al suo terzo lungometraggio dopo "Copia originale" del 2018 e "Diario di una teenager" che ancora non ho visto. Oltre ai due già citati attori, che fondamentalmente sono i due protagonisti tanto che appare forzata la candidatura di Tom Hanks come miglior attore non protagonista, abbiamo in scena anche Susan Kelechi Watson nei panni di Andrea Vogel, la moglie di Lloyd. Non so bene perchè ma avevo la sensazione già dalla lettura delle nomination che il film fosse un po' un underdog e che il suo arrivo in Italia decisamente ritardato - non tanto quanto quello di "Bombshell" - potesse anche essere dovuto al fatto che un film del genere difficilmente può attecchire sul pubblico italiano, dato che la storia è di quelle che più americane non si può, ma è anche dedicata ad un personaggio che qui in Italia è praticamente sconosciuto.
Siamo nel 1998 e Lloyd Vogel, giornalista della rivista Esquire, ha appena avuto una rissa con il padre, con il quale è in pessimi rapporti da molto tempo, durante la festa di matrimonio della sorella. Subito dopo questo evento, ancora malconcio, viene incaricato di scrivere un articolo su Fred Rogers, pastore protestante e famoso personaggio televisivo che cura una trasmissione per bambini chiamata "A Beautiful Day in the Neighborhood", che è anche il titolo in lingua originale del film. Grazie anche alla sua fede in Dio, il rapporto tra Fred Rogers e Lloyd migliora di giorno in giorno e i due iniziano a coltivare una profonda amicizia che sarà utile a Lloyd per provare a comprendere il padre e perdonarlo per il torto che ha commesso verso la madre prima che lei morisse.
Non so bene il perchè ma non sto riuscendo a trovare le parole giuste per parlare di questo film perchè, fondamentalmente, non ho ancora superato quella fase in cui la mia reazione verso il film era stata esclusivamente di pancia. É un film che dopo un paio di settimane non sono ancora riuscito a metabolizzare e mi ricordo però molto bene di aver pensato, al termine della visione, che questo film mi avesse provocato una noia incredibile. Ci sono, ovviamente, dei punti positivi, mi piace ad esempio il modo abbastanza malinconico di narrare la vicenda, che rimane tale anche a fronte della contagiosa felicità di Fred e dei suoi gesti di bene verso una persona appena conosciuta che egli riconosce essere in difficoltà personali. "Un amico straordinario" vuole sicuramente mandare un messaggio positivo e narrare una storia rimasta per molti anni sconosciuta ma che, rimango della mia opinione, penso sia praticamente impossibile che possa attecchire sul pubblico italiano, un po' proprio perchè narra di un personaggio praticamente sconosciuto qui nel nostro paese, un po' perchè, effettivamente, dal punto di visto narrativo l'ho trovato poco coinvolgente. Tralasciando che il fatto che i burattini utilizzati da Fred Rogers mi hanno ricordato la prima stagione di "Channel Zero" - tratta da una delle creepypasta che più mi inquietano - ho trovato un po' insopportabili tutte le scene ambientate all'interno del programma televisivo curato dal nostro coprotagonista, così come la performance di Tom Hanks risulta essere accettabile, ma sicuramente non da candidatura agli Oscar.
Ora, io ho letto altre due o tre opinioni su questo film e effettivamente sono l'unico a cui non è piaciuto, quindi può anche darsi che il problema sia solo mio, d'altronde ne ho già molti, uno in più non fa tanto la differenza, però non so perchè, ma io con questa visione proprio non ce l'ho fatta, l'ho trovato un film faticoso, mi ha stancato abbastanza in fretta e mi sono trascinato verso la fine non so nemmeno come.

Voto: 5

martedì 18 febbraio 2020

Ju-on 2 di Takashi Shimizu (2000)


Giappone 2000
Titolo Originale: 呪怨2
Sceneggiatura: Takashi Shimizu
Durata: 76 minuti
Genere: Horror


In queste ultime settimane ho un po' messo da parte i due speciali che sto portando avanti su questo blog, quello sulla filmografia di Bong Joon-ho per celebrare il successo di "Parasite" e quello sulla saga di "Ju-on", in attesa che esca "The Grudge", reboot della serie di remake americani che non mi ispira grande fiducia, ma mi ha fatto prendere subito la palla al balzo per rivedermi i film della saga che avevo già visto e per recuperare anche quelli che non ho visto, nel limite del possibile - non starò per esempio ad impazzire per trovare i capitoli giapponesi che non sono mai arrivati in Italia, ma recupererò solamente i film principali della saga. Arriva dunque il secondo capitolo di "Ju-on", quello che durante la visione del film precedente della saga avevo notato non essere il film che avevo già visto e ritenevo essere il primo film della saga - "Ju-on: Rancore", che arriverà su questi schermi a breve -, ma che ho scoperto essere un film prodotto per la televisione nel 2000 e che, grazie al successo ottenuto, completamente inaspettato, fu poi portato al cinema nel 2003 a partire dal suo terzo capitolo. Siamo però qui oggi per parlare di quello che è forse l'episodio meno conosciuto della saga di "Ju-on", anch'esso prodotto per la televisione sempre nel 2000, pochi mesi dopo l'uscita del primo capitolo. Rimane il regista Takashi Shimizu, rimane Takako Fuji nei panni dello spirito di Kayako, così come rimane la struttura del film in capitoli, non necessariamente narrati in ordine cronologico.
Questo secondo capitolo in totale dura settantasei minuti, circa trenta dei quali sono un vero e proprio riassunto del capitolo precedente: le prime due storie, dedicate a Kayako e a Kyoko, non sono nient'altro che un recap di ciò che è successo ai due personaggi nel corso del film precedente, le scene sono montate in modo diverso, ma si tratta, fondamentalmente, di cose che abbiamo già visto. Dalla terza storia si comincia a vedere qualcosa di nuovo, si seguono dunque le vicende di Tatsuya, l'agente immobiliare che si stava occupando della casa di Kayako nel capitolo precedente, per poi vedere anche le storie di Kamio, Nobuyuki e di Saori, personaggi che ruotano tutti intorno alla vicenda principale, ma con ruoli diversi: Kamio è un detective che indaga sulle morti delle famiglie dei Murakami e dei Kitada, Nobuyuki è un ragazzino che ha visto la madre venire posseduta dallo spirito di Kayako, mentre Saori è la protagonista della scena finale, in cui un gruppo di studentesse va a vivere nella casa di Kayako.
Difficile dare un giudizio vero e proprio su questo "Ju-on 2", per due semplici motivi: il primo è il fatto di essere praticamente mezzo film, dato che un buon quaranta per cento della sua durata sono scene già viste nel capitolo precedente, il secondo è che non ci troviamo davanti ad un film con una vera e propria trama, quanto più che altro davanti ad una pellicola fatta principalmente seguendo l'onda del successo del capitolo precedente, ma senza le idee che lo avevano contraddistinto, sia a livello di trama sia a livello registico. Laddove infatti "Ju-on", nonostante il budget risicato, dal punto di vista della regia e della fotografia aveva qualche buona idea da offrire e soprattutto sapeva in che modo creare l'atmosfera per creare una vera e propria inquietudine nello spettatore. In questo secondo capitolo invece assistiamo, bene o male, a delle parti di film che vengono messe in scena utilizzando praticamente gli stessi stratagemmi, tanto che come spettatori sappiamo benissimo che cosa aspettarci e sappiamo che quando sentiamo miagolare o quando sentiamo quel suono gutturale sta per succedere qualcosa. Ovviamente sono gli stessi stratagemmi poi usati anche nel capitolo successivo, anche se con un effetto decisamente migliore. Purtroppo poi i capitoli veramente importanti a livello di trama sono solamente il terzo e il quarto, mentre negli ultimi due vediamo semplicemente due modi diversi di manifestarsi dello spirito di Kayako, ma in nessuno dei due c'è una storia dietro, così come non è ben definito il collegamento con gli altri capitoli.
Insomma, con "Ju-on 2" ho come avuto l'impressione che ci trovassimo davanti ad un film fatto un po' tanto per fare, sbrigativo sotto moltissimi punti di vista e prevedibilissimo, con anche quel poco di trama che viene portato avanti a non essere proprio interessantissimo nè tanto meno azzeccato a livello narrativo. Un po' di inquietudine, devo ammetterlo, c'è sempre, quanto meno non si gioca con i jump-scare e si mantiene la stessa linea di mostrare il meno possibile e di coltivare la paura in maniera lenta e progressiva, il problema è che davvero questo film appare come una copia carbone del precedente, soprattutto dal punto di vista stilistico.

lunedì 17 febbraio 2020

Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn di Cathy Yan (2020)



USA 2020
Titolo Originale: Birds of Prey and the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn
Regia: Cathy Yan
Sceneggiatura: Christina Hodson
Durata: 109 minuti
Genere: Azione


Possiamo da tempo considerare morto e defunto il cosiddetto "DC Extended Universe", non ce ne vogliano i produttori della Warner Bros che avrebbero voluto imitare la Disney quando ormai undici anni fa cominciò il suo Marvel Cinematic Universe, ma da quelle parti, decisamente, non sono stati per nulla bravi, probabilmente non ci hanno creduto fin dall'inizio e i risultati sono stati davanti agli occhi di tutti, soprattutto in seguito al disastro di "Batman V. Superman - Dawn of Justice" e dopo che "Justice League" - che comunque schifo non mi aveva fatto - aveva ottenuto solamente critiche negative il progetto è stato abbandonato in favore di film standalone dedicati ai vari personaggi senza necessariamente dover fare dei collegamenti tra di essi. Ne è stato un buon esempio, in tal senso, "Shazam", un film simpaticissimo che, non dovendo necessariamente essere inserito in un contesto in cui fossero presenti gli altri supereroi, aveva saputo fare breccia sia nella critica sia nel pubblico, limitandosi solamente a qualche piccolo riferimento agli altri film e non a veri e propri collegamenti. Per capire a fondo "Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn bisogna però aver visto "Suicide Squad", altro film attesissimo dal pubblico qualche anno fa che però aveva mediamente deluso, contribuendo però a rendere iconico il personaggio di Harley Quinn, diventato subito uno dei cosplay più inflazionati nelle varie fiere dei fumetti o del cinema. Personaggio fortemente collegato al peggior Joker cinematografico di sempre - non per altro, ma tutti si aspettavano una presenza importante del personaggio in "Suicide Squad", invece è più inutile di un culo senza il buco - questo seguito sarebbe dovuto essere non soltanto il proseguimento della storia di Harley Quinn, ancora una volta interpretata da una sempre magnifica Margot Robbie, ma anche l'introduzione di una nuova squadra di eroine, le Birds of Prey appunto, composta da Harley Quinn, da Cacciatrice - la bellissima Mary Elizabeth Winstead - e Black Canary - altra bellissima come Jurnee Smollett-Bell - su cui magari basare dei film in futuro, eventualmente. Alla regia del film abbiamo Cathy Yan, il cui unico film prima di questo era stato "Dead Pigs" nel 2018, film di cui non ho mai sentito parlare, poi cercherò in qualche modo di non affrontare assolutamente il tema dell'affidare questo film ad una regista donna, scelta che ci sta, ovviamente, ma non costringetemi assolutamente a dire che sia un bel film solo perchè diretto da una donna perchè, beh, "Birds of Prey" non lo è manco per sbaglio.
La relazione tra Joker e Harley Quinn, ripresa dopo la sconfitta dell'Incantatrice, è stata troncata nuovamente, ma Harley Quinn non ha ancora avuto il coraggio di dire a nessuno che la relazione sia finita, anche per usufruire dei vantaggi e del rispetto che la relazione con il criminale più temuto di Gotham comporta. Stufa però di mantenere tale segreto, la donna decide di dire al mondo che la relazione tra i due è finita, facendo esplodere la ACE Chemicals, l'industria chimica dove i due si conobbero. La dichiarazione pubblica però farà sì che tutti i torti compiuti ai vari criminali della città si rivoltino contro di lei e ora molte persone hanno un motivo in più per ucciderla. Tra questi vi è il perfido Roman Sionis, interpretato da Ewan McGregor, che, una volta catturata Harley Quinn e in procinto di ucciderla, stringerà un patto con lei per ritrovare la ragazzina che gli ha rubato un preziosissimo diamante, che contiene la chiave per accedere al tesoro della famiglia mafiosa dei Bettinelli, sterminata anni prima dai suoi scagnozzi che però hanno lasciato in vita la figlia Helena, che da qualche tempo si sta vendicando di tutti gli esecutori della strage. Indagando sugli omicidi commessi da Helena, sempre con una balestra, anche il detective Renee Montoya si ritroverà invischiata in questa storia, dovendo seguire le tracce sia di Harley Quinn, sia della Cacciatrice sia della ragazzina che ha rubato il diamante, esperta borseggiatrice.
Devo ammettere che fino all'uscita al cinema di questo film non è che nutrissi grossissime curiosità a riguardo, il problema è che se sei single a San Valentino e buona parte dei tuoi amici è occupato e non hai voglia di vedere altri film, magari prendi, vai al cinema da solo e dai un'opportunità ad una pellicola che si preannunciava leggera e in qualche modo divertente fin dall'inizio. Ora, non vorrei essere tacciato di maschilismo nella recensione di un film che mette al centro proprio tre antieroine donne, ma, per quanto mi riguarda, una delle poche cose positive del film è la presenza, sullo stesso schermo, di Margot Robbie, Mary Elizabeth Winstead e di Jurnee Smollett-Bell, tant'è che al termine della visione, che sinceramente ho anche trovato un po' pallosa oltre a tutti gli altri difetti, ho pensato che avrebbero potuto girare un film intero su sfondo nero con solo loro tre che si muovono e parlano e sarebbe stata la stessa cosa. Sono tutte e tre bellissime, solo uno dei tre è un personaggio un minimo interessante, la protagonista Harley Quinn, mentre le altre due rimangono abbastanza piatte a livello narrativo, sappiamo non molto di loro e il loro carattere non cambia minimamente rispetto all'inizio della pellicola. Un'altra cosa positiva il fatto che le scene d'azione, comunque, sono girate abbastanza bene, anche se in qualche modo risultano essere un po' ripetitive dato che le quelle presenti in questo film sono, bene o male, girate nella stessa maniera.
Finiti i lati positivi del film passiamo a quelli che mi hanno convinto decisamente di meno: innanzitutto proprio il fatto che l'unico personaggio sviluppato a dovere sia quello di Harley Quinn fa calare l'interesse per Black Canary e per Cacciatrice, che praticamente per quanto mi riguarda lo diventano solo dal punto di vista fisico, dato che sono magnifiche. Non vi è una vera e propria fase di costruzione del gruppo delle Birds of Prey, che vengono costituite solamente alla fine del film al termine di un'azione congiunta, in fondo però, per tutto il film, non si ha mai la sensazione di trovarci davanti ad un gruppo di eroine, ma davanti a tre eroine solitarie che cooperano per un caso, assieme, tra l'altro, anche al detective Montoya. Bassi livelli poi, secondo me, anche per la sceneggiatura e la narrazione, cosa ancora peggiore il fatto che le linee temporali siano trattate in maniera non convenzionale per scelta deliberata dagli sceneggiatori che, affidando il ruolo di voce narrante ad Harley Quinn, le danno libertà di narrare gli eventi non dall'inizio, ma come vuole lei. Una scelta che ci sta, molti film sono narrati senza seguire il tempo linearmente, il problema è che qui, forse per superficialità degli sceneggiatori, è tutto un gran casino e viene messa così tanta carne al fuoco che poi era praticamente impossibile sviluppare tutte le sottotrame che vengono inserite. A ciò aggiungiamo anche che il Black Mask interpretato da Ewan McGregor è uno dei villain più inutili che abbia visto in un cinecomic in questi ultimi anni. C'è molto humour inoltre, mi è sembrato che volesse in qualche modo fare contrasto tra il tono infantile della protagonista e la ricerca di uno humour più adulto, roba che se fosse venuta bene penso mi avrebbe soddisfatto parecchio, invece devo dire che mi ha abbastanza irritato.
Non nego che "Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn" sia un film che possa in qualche modo ottenere anche un buon riscontro, forse qualcuno con dei gusti diversi dai miei ci si potrebbe anche divertire. Io purtroppo invece ho trovato un po' tutta la storia noiosa e ripetitiva, tanto da pensare che la pellicola fosse un po' un'accozzaglia di eventi messi insieme un po' alla carlona e con qualche scena d'azione, ben girata, in mezzo.

Voto: 5

giovedì 13 febbraio 2020

WEEKEND AL CINEMA!

Gli Oscar sono appena passati e le settimane cinematografiche torneranno ad essere normali. In uscita ci sono ben quattro documentari, tra cui il candidato all'Oscar "Alla mia piccola Sama", mentre per quanto riguarda i film tradizionali c'è da segnalare l'uscita nei cinema, per la prima volta in Italia - era uscito solamente in home video doppiato in italiano - di "Memories of Murder" di Bong Joon-ho, dopo il successo di "Parasite". Vediamo però come al solito, commentati in base ai miei pregiudizi, quali sono le pellicole interessanti, o meno, della settimana!


Memorie di un assassino di Bong Joon-ho


Film che ho già visto per poter iniziare il mio speciale dedicato a Bong Joon-ho che ho momentaneamente accantonato per poter recuperare il maggior numero di film possibili in preparazione alla notte degli Oscar. "Memorie di un assassino" è un film magnifico che sicuramente al cinema potrà rendere ancora meglio di quanto non abbia fatto in home video, che finora in Italia era l'unico modo per fruire del film.


Sonic di Jeff Fowler

Aspettative sotto lo zero per il film tratto dal videogioco "Sonic" che quando ero piccolo ho letteralmente consumato. Il primo trailer era un disastro, ma ha avuto l'effetto di far parlare di sè tanto da bloccare momentaneamente la produzione dopo l'insurrezione dei fan del videogioco. Mossa studiata a tavolino? Come siete maliziosi...

La mia aspettativa: 4/10


Gli anni più belli di Gabriele Muccino


Io con i film di Gabriele Muccino ho un problema serissimo: i trailer dei suoi film mi piacciono sempre tantissimo, salvo poi, per quelli che ho avuto modo di vedere, rimanere deluso alla visione del film, anche se l'ultimo mi era discretamente piaciuto, non da strapparmi le vesti, però non mi ha fatto schifo ecco. Questo, anche visto il cast a disposizione, ha tutte le carte in regola per piacermi e il trailer mi è piaciuto talmente tanto che anche la canzone di Baglioni - che detesto - in sottofondo mi pare che ci stia bene.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Fantasy Island: Spazio in questo weekend anche per l'horror e ho come l'impressione che ci troveremo davanti ad uno di quegli horror un po' stupidini che però potrebbe piacermi, tra l'altro è una lettura in chiave horror del classico "Fantasilandia". Poi c'è Lucy Hale che trovo sia una ragazza bellissima.
Il lago delle oche selvatiche: Il cinema giapponese e quello coreano mi piacciono, mentre con quello cinese non sono mai riuscito ad entrare veramente in sintonia. Forse questa potrebbe essere l'occasione giusta, se la pellicola non si rivelerà un pippone filosofico come ho paura che sia.

mercoledì 12 febbraio 2020

Judy di Rupert Goold (2019)



Regno Unito 2019
Titolo Originale: Judy
Regia: Rupert Goold
Sceneggiatura: Tom Edge
Durata: 118 minuti
Genere: Biografico


Negli Stati Uniti, soprattutto quando parliamo di Academy Awards, spesso e volentieri non hanno la capacità di distinguere tra performance attoriale e affezione ad un mito, ne è un vero e proprio esempio l'Oscar al migliore attore protagonista dato lo scorso anno a Rami Malek per l'interpretazione di Freddie Mercury in "Bohemian Rhapsody". Nel momento in cui scrivo questo post, ancora le premiazioni non sono avvenute, ma siccome non avrei avuto tempo di scriverlo in un momento successivo ecco qui il mio commento ad un film che molto probabilmente verrà premiato seguendo la stessa situazione per cui è stato premiato lo scorso anno Rami Malek. Protagonista del film e quasi sicura dell'Oscar come miglior attrice protagonista è Renée Zellweger, che avrà probabilmente soffiato il premio alla ben più meritevole Scarlett Johansson per "Storia di un matrimonio", grazie ad un film dedicato ad una parentesi della vita di Judy Garland, attrice amatissima negli Stati Uniti e protagonista di numerosi film tra il 1929 e il 1963, diventando famosa per l'indimenticabile interpretazione di Dorothy ne "Il mago di Oz". Regista della pellicola è Rupert Goold, di cui io ho visto la scorsa estate il suo unico film da regista "True Story", mentre nel cast abbiamo anche Finn Wittrock nei panni di Mickey Deans, l'ultimo marito di Judy Garland.
Siamo nel 1968, la carriera di Judy Garland è ormai irrimediabilmente in declino e la donna vive quasi sempre in viaggio assieme ai suoi figli, facendo esibizioni per la quale è poco retribuita, attanagliata dai debiti. L'attrice verrà però chiamata a Londra per una serie di concerti in un club esclusivo nella città, per i quali si è già registrato il tutto esaurito e gli spettatori nutrono una grande attesa per le sue esibizioni. Nel film verrà raccontato questo spaccato della vita dell'attrice, dai problemi familiari con i suoi precedenti mariti, alla sua nuova storia d'amore con Mickey Deans, fino a passare al suo modo abbastanza eccentrico di affrontare le esibizioni nel club, tenendo molti concerti ubriaca ed evidenziando diversi problemi di abuso di alcool. Inframezzati a questa parentesi della sua vita vediamo anche alcuni flashback in cui Judy Garland, ancora ragazzina, è impegnata nelle riprese de "Il mago di Oz" e nelle registrazioni di "Somewhere over the Rainbow", il brano che l'ha resa un'icona a livello mondiale e che durante il tour a Londra si rifiuterà di eseguire perchè la lega a ricordi non sempre positivi degli inizi della sua carriera.
Non so bene come approcciare a questo commento legato a "Judy" perchè in fin dei conti il film non è che non mi sia piaciuto, ma non ho proprio capito il perchè di così tanto clamore. Innanzitutto è uno di quei tipici biopic che raccontano un episodio particolare della vita del protagonista, agganciando parallelismi con la sua vita passata, in questo sicuramente molto convenzionale, in secondo luogo durante la visione non ho trovato, se non nella scena finale, tutto quel livello emotivo che penso invece il film volesse trasmettere. Ora, io non è che sia un cultore del cinema o della musica di Judy Garland, anzi, ammetto candidamente di conoscere praticamente solo "Il mago di Oz" per quanto riguarda i film a cui ha partecipato l'attrice, quindi forse il fatto di non conoscerla abbastanza a livello artistico e di non essermi appassionato mai dei suoi film - in realtà non ho proprio mai cercato una visione, se devo esserne sincero - deve avere influenzato la fruizione del film dal punto di vista emotivo, ma un biopic deve servire a far appassionare ad un personaggio anche coloro che non lo conoscono a fondo e secondo me questo film non ci è riuscito. Non bastano un paio di canzoni ben assestate, che funzionano nonostante non le conoscessi prima della visione del film, per emozionare, così come non basta una singola scena, effettivamente riuscita, nel finale, per dire che il film abbia funzionato in tutto e per tutto: è ovvio che da spettatore abbia aspettato tutto il tempo di vedere l'esibizione di Renée Zellweger di "Somewhere Over the Rainbow" ed effettivamente l'esecuzione, all'interno del film, mi ha emozionato, peccato che poi, subito dopo, arrivi la fine del film, così, praticamente dal nulla, mi ha dato la sensazione di essere stato troncato brutalmente e la cosa mi ha lasciato spiazzato.
Ai momenti in cui Judy Garland è impegnata nella sua opera di autodistruzione fisica e artistica nel 1968 ho apprezzato decisamente molto di più i flashback legati alle riprese de "Il mago di Oz", avvenute quando era solo una sedicenne che ancora non aveva ben chiaro se volesse vivere una vita normale o una vita da celebrità, con tutte le restrizioni che la cosa comporta, alimentari, relazionali e così via. Più interessanti queste parti perchè si vede abbastanza bene il modo in cui la sua immagine venga sfruttata dai produttori del film, ben consci che sarà quello che consacrerà poi la sua carriera, ma che provocheranno poi nella donna quel disagio che viene mostrato nelle parti del film ambientate nel 1968. Non riesco dunque a capire in tal senso come Renée Zellweger possa aver molto probabilmente scalzato - o forse meglio dire derubato - Scarlett Johansson di un Oscar di cui aveva sicuramente meno diritto, se non per l'innata incapacità degli ammeregani di distinguere il personaggio interpretato - comprensibilmente amatissimo in patria - dalla vera e propria interpretazione dell'attore, che nel caso specifico è la tipica interpretazione da biopic senza particolari guizzi a livello recitativo e con un po' di imitazione qua e là, che personalmente non riesco ad apprezzare. "Judy" non è comunque un film da buttare in tutto e per tutto, ma tutto il clamore che gli è ruotato intorno non lo trovo giustificato, così come l'interpretazione della protagonista non l'ho poi trovata così tanto da Oscar.

Voto: 5,5

martedì 11 febbraio 2020

OSCAR 2020 - I risultati

Dopo un paio di annate in cui avevo indovinato buona parte dei pronostici, ecco che, forse per la prima volta da anni a questa parte, a venire premiati sono i miei film preferiti e non quelli che mi sarei aspettato che sarebbero stati premiati. Mai come ieri mattina, quando mi sono svegliato e sono andato a leggere i premi, sono stato contento di essermi sbagliato e le vittorie di "Parasite" di ben quattro Oscar tra cui il premio grosso, quello per la miglior regia e quello per la migliore sceneggiatura originale, oltre a quello per il miglior film internazionale che era abbastanza scontato.
Insomma per la prima volta da qualche anno a questa parte vince, effettivamente, la meritocrazia e quello che era, molto probabilmente il miglior film in gara, per quanto mi riguarda non solo di quest'anno, ma anche da anni a questa parte. Mezza delusione per "1917", mentre "Joker" si è preso i due Oscar che sicuramente si sarebbe meritato.
Andiamo però nel dettaglio e ripercorriamo quali sono stati i miei pronostici di Domenica mattina e quali i risultati!

Hanno vinto i miei preferiti in 8 categorie su 20.
Ho azzeccato il vincitore in 10 categorie su 20.

(Dove sarà possibile, cliccando sul titolo del film, potrete leggere la mia personalissima recensione)



Miglior film

1917
C'era una volta a... Hollywood
The Irishman
Jojo Rabbit
Joker
Le Mans '66 - La grande sfida
Parasite
Piccole donne
Storia di un matrimonio

IL MIO PREFERITO: Parasite
AVEVO PRONOSTICATO: C'era una volta a... Hollywood
HA VINTO: Parasite


Migliore regia

Bong Joon-ho - Parasite
Sam Mendes - 1917
Todd Phillips - Joker
Martin Scorsese - The Irishman
Quentin Tarantino - C'era una volta a... Hollywood

IL MIO PREFERITO: Bong Joon-ho
AVEVO PRONOSTICATO: Sam Mendes
HA VINTO: Bong Joon-ho


Migliore attore protagonista

Antonio Banderas - Dolor y gloria
Leonardo DiCaprio - C'era una volta a... Hollywood
Adam Driver - Storia di un matrimonio
Joaquin Phoenix - Joker
Jonathan Pryce - I due papi

IL MIO PREFERITO: Joaquin Phoenix
AVEVO PRONOSTICATO: Joaquin Phoenix
HA VINTO: Joaquin Phoenix


Migliore attrice protagonista

Cynthia Erivo - Harriet
Scarlett Johansson - Storia di un matrimonio
Saoirse Ronan - Piccole donne
Charlize Theron - Bombshell - La voce dello scandalo
Renée Zellweger - Judy

LA MIA PREFERITA: Scarlett Johansson
AVEVO PRONOSTICATO: Renée Zellweger
HA VINTO: Renée Zellweger


Migliore attore non protagonista

Tom Hanks - Un amico straordinario
Anthony Hopkins - I due papi
Al Pacino - The Irishman
Joe Pesci - The Irishman
Brad Pitt - C'era una volta a... Hollywood

IL MIO PREFERITO: Brad Pitt
AVEVO PRONOSTICATO: Brad Pitt
HA VINTO: Brad Pitt


Migliore attrice non protagonista

Kathy Bates - Richard Jewell
Laura Dern - Storia di un matrimonio
Scarlett Johansson - Jojo Rabbit
Florence Pugh - Piccole donne
Margot Robbie - Bombshell - La voce dello scandalo

LA MIA PREFERITA: Scarlett Johansson
SECONDO ME VINCERA': Laura Dern
HA VINTO: Laura Dern


Migliore sceneggiatura originale

Noah Baumbach - Storia di un matrimonio
Bong Joon-ho e Han Jin-won - Parasite
Rian Johnson - Cena con delitto - Knives Out
Sam Mendes e Krysty Wilson-Cairns - 1917
Quentin Tarantino - C'era una volta a... Hollywood

IL MIO PREFERITO: Bong Joon-ho e Han Jin-won - Parasite
AVEVO PRONOSTICATO: Quentin Tarantino - C'era una volta a... Hollywood
HA VINTO: Bong Joon-ho e Han Jin-won - Parasite


Migliore sceneggiatura non originale

Greta Gerwig - Piccole donne
Anthony McCarten - I due papi
Todd Phillips e Scott Silver - Joker
Taika Waititi - Jojo Rabbit
Steven Zaillian - The Irishman

IL MIO PREFERITO: Todd Phillips e Scott Silver - Joker
AVEVO PRONOSTICATO: Greta Gerwig - Piccole donne
HA VINTO: Taika Waititi - Jojo Rabbit


Miglior film internazionale

Boże Ciało, regia di Jan Komasa (Polonia)
Dolor y gloria, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
Medena zemja, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov (Macedonia del Nord)
I miserabili (Les Misérables), regia di Ladj Ly (Francia)
Parasite (Gisaengchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)

IL MIO PREFERITO: Parasite
AVEVO PRONOSTICATO: Parasite
HA VINTO: Parasite


Miglior film d'animazione

Dov'è il mio corpo?, regia di Jérémy Clapin
Dragon Trainer - Il mondo nascosto, regia di Dean DeBlois
Klaus - I segreti del Natale, regia di Sergio Pablos
Missing Link, regia di Chris Butler
Toy Story 4, regia di Josh Cooley

IL MIO PREFERITO: Klaus - I segreti del Natale
AVEVO PRONOSTICATO: Klaus - I segreti del Natale
HA VINTO: Toy Story 4


Migliore fotografia

Jarin Blaschke - The Lighthouse
Roger Deakins - 1917
Rodrigo Prieto - The Irishman
Robert Richardson - C'era una volta a... Hollywood
Lawrence Sher - Joker

IL MIO PREFERITO: Joker
PER ME VINCERA': 1917
NON MI ANDREBBE GIU': 1917


Migliore scenografia

Dennis Gassner e Lee Sandales - 1917
Lee Ha-jun e Cho Won-woo - Parasite
Barbara Ling e Nancy Haigh - C'era una volta a... Hollywood
Bob Shaw e Regina Graves - The Irishman
Ra Vincent e Nora Sopková - Jojo Rabbit

IL MIO PREFERITO: 1917
AVEVO PRONOSTICATO: 1917
HA VINTO: C'era una volta a... Hollywood


Miglior montaggio

Andrew Buckland e Michael McCusker - Le Mans '66 - La grande sfida
Tom Eagles - Jojo Rabbit
Jeff Groth - Joker
Thelma Schoonmaker - The Irishman
Yang Jin-mo - Parasite

IL MIO PREFERITO: Parasite
AVEVO PRONOSTICATO: Joker
HA VINTO: Le Mans '66 - La grande sfida


Migliore colonna sonora

Alexandre Desplat – Piccole donne
Hildur Guðnadóttir – Joker
Randy Newman – Storia di un matrimonio
Thomas Newman – 1917
John Williams – Star Wars: L'ascesa di Skywalker

IL MIO PREFERITO: Joker
AVEVO PRONOSTICATO: Joker
HA VINTO: Joker


Migliore canzone

I Can’t Let You Throw Yourself Away (Randy Newman) - Toy Story 4
(I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Bernie Taupin) - Rocketman
I'm Standing With You (Diane Warren) - Atto di fede
Into the Unknown (Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez) - Frozen II - Il segreto di Arendelle
Stand Up (Joshuah Brian Campbell, Cynthia Erivo) - Harriet

IL MIO PREFERITO: (I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Bernie Taupin) - Rocketman
AVEVO PRONOSTICATO: (I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Bernie Taupin) - Rocketman
HA VINTO: (I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Bernie Taupin) - Rocketman


Migliori effetti speciali

Matt Aitken, Dan DeLeeuw, Russell Earl e Daniel Sudick - Avengers: Endgame
Greg Butler, Dominic Tuohy e Guillaume Rocheron - 1917
Leandro Estebecorena, Nelson Sepulveda-Fauser e Stephane Grabli e Pablo Helman - The Irishman
Roger Guyett, Neal Scanlan, Patrick Tubach e Dominic Tuohy – Star Wars: L'ascesa di Skywalker
Andrew R. Jones, Robert Legato, Elliot Newman e Adam Valdez - Il re leone

IL MIO PREFERITO: The Irishman
AVEVO PRONOSTICATO: The Irishman
HA VINTO: 1917


Miglior sonoro

David Giammarco, Paul Massey e Steven A. Morrow - Le Mans '66 - La grande sfida
Tom Johnson, Gary Rydstrom e Mark Ulano - Ad Astra
Todd Maitland, Tom Ozanich e Dean Zupancic - Joker
Christian P. Minkler, Michael Minkler e Mark Ulano - C'era una volta a... Hollywood
Mark Taylor e Stuart Wilson - 1917

IL MIO PREFERITO: Joker
AVEVO PRONOSTICATO: 1917
HA VINTO: 1917


Miglior montaggio sonoro

David Acord e Matthew Wood - Star Wars: L'ascesa di Skywalker
Alan Robert Murray - Joker
Wylie Stateman - C'era una volta a... Hollywood
Donald Sylvester - Le Mans '66 - La grande sfida
Oliver Tarney e Rachael Tate - 1917

IL MIO PREFERITO: Joker
AVEVO PRONOSTICATO: 1917
HA VINTO: Le Mans '66 - La grande sfida


Migliori costumi

Mark Bridges – Joker
Jacqueline Durran – Piccole donne
Arianne Phillips – C'era una volta a... Hollywood
Sandy Powell e Christopher Peterson – The Irishman
Mayes C. Rubeo – Jojo Rabbit


IL MIO PREFERITO: Jojo Rabbit
AVEVO PRONOSTICATO: Piccole donne
HA VINTO: Piccole donne


Miglior trucco e acconciatura

Vivian Baker, Anne Morgan e Kazuhiro Tsuji - Bombshell - La voce dello scandalo
Rebecca Cole, Naomi Donne e Tristan Versluis - 1917
Kay Georgiou e Nicki Ledermann - Joker
Paul Gooch, Arjen Tuiten e David White - Maleficent - Signora del male
Jeremy Woodhead - Judy


IL MIO PREFERITO: Joker
AVEVO PRONOSTICATO: Joker
HA VINTO: Bombshell


Miglior documentario

Alla mia piccola Sama, regia di Waad al-Kateab ed Edward Watts
The Cave, regia di Feras Fayyad
Edge of Democracy - Democrazia al limite, regia di Petra Costa
Made in USA - Una fabbrica in Ohio, regia di Steven Bognar e Julia Reichert
Medena zemja, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov


HA VINTO: Made in USA - Una fabbrica in Ohio


Miglior cortometraggio documentario

In the Absence, regia di Yi Seung-jun
Learning to Skateboard in a Warzone (If You're a Girl), regia di Carol Dysinger
Life Overtakes Me, regia di Kristine Samuelson e John Haptas
St. Louis Superman, regia di Smriti Mundhra e Sami Khan
Walk Run Cha-Cha, regia di Laura Nix


HA VINTO: Learning to Skateboard in a Warzone (If You're a Girl)


Miglior cortometraggio

Ikhwène, regia di Meryam Joobeur
Nefta Football Club, regia di Yves Piat
The Neighbors' Window, regia di Marshall Curry
Saria, regia di Bryan Buckley
Une sœur, regia di Delphine Girard


HA VINTO: The Neighbors' Window


Miglior cortometraggio d'animazione

Dcera, regia di Daria Kashcheeva
Hair Love, regia di Bruce W. Smith, Matthew A. Cherry e Everett Downing Jr.
Kitbull, regia di Rosana Sullivan
Mémorable, regia di Bruno Collet
Sister, regia di Siqi Song


HA VINTO: Hair Love