domenica 17 febbraio 2019

IL TRAILER DELLA DOMENICA #55 - La casa di Jack

Cinquantacinquesimo appuntamento con la rubrica domenicale sui trailer e oggi si parla di roba potenzialmente molto grossa, sperando solo che Lars Von Trier, che normalmente mi piace, non abbia girato un pippone biblico.



La mia opinione: Sei anni dopo l'uscita in Italia di "Nymphomaniac" il regista Lars Von Trier torna dietro la macchina da presa con "La casa di Jack", pellicola dalle influenze horror che ha diviso in maniera estrema la critica del Festival di Cannes: buona parte dei giornalisti presenti alla prima proiezione è uscita dalla sala dopo pochi minuti, coloro che invece sono rimasti hanno applaudito e tributato una standing ovation. Ecco, diciamo che tendo a fidarmi di più di un critico che il film lo ha visto tutto piuttosto che di uno che sputa merda addosso al film dopo averne visti solamente cinque minuti ed essersi arreso. Potremmo tranquillamente trovarci davanti ad una vera e propria bomba cinematografica, così come davanti ad un pippone, che si sa, a Lars Von Trier lanciare messaggi ambigui attraverso una narrazione lenta e riflessiva piace sempre un sacco, pur di correre il rischio di annoiare gli spettatori. Giusto ieri poi è morto Bruno Ganz, attore svizzero che compare in questo film e che ha fatto la storia del cinema europeo: sarà l'occasione per vederlo un ultima volta nelle sale cinematografiche.

venerdì 15 febbraio 2019

ANON di Andrew Niccol (2018)



Germania 2018
Titolo Originale: ANON
Regia: Andrew Niccol
Sceneggiatura: Andrew Niccol
Cast: Clive Owen, Amanda Seyfried, Colm Feore, Mark O'Brien, Sonya Walger, Joe Pingue, Iddo Goldberg, Sebastian Pigott, Rachel Roberts
Durata: 100 minuti
Genere: Fantascienza, Thriller


Devo ammettere senza vergognarmene particolarmente che lo scorso anno, a Maggio del 2018, non mi ero accorto che il nuovo film di Andrew Niccol era stato distribuito da Netflix. Certo, accorgersi di determinate distribuzioni diventa sempre più difficile, vista la raccolta dell'umido che in certi periodi fa la rete di streaming più famosa del mondo, ma per quanto riguarda Andrew Niccol mi dispiace sinceramente di non essermene accorto. Non che il regista sia annoverabile tra i miei preferiti di sempre, anzi a dirla tutta non posso nemmeno dire di conoscerlo bene, ma si tratta comunque di un regista che con i suoi primi due film, "Gattaca - La porta dell'Universo" visto alle superiori e "S1m0ne" visto per la prima volta solo un paio di anni fa, mi è abbastanza piaciuto. Non ho certo visto tutti i suoi film, ma poi ecco che arriva "In Time", un'idea per me altamente geniale, ma non sviluppata al massimo delle sue possibilità, ma nonostante ciò quando vedo il suo nome associato ad un film di fantascienza un po' di curiosità mi scatta e così è stato quando sono passato su questo film navigando su Netflix. Protagonisti della pellicola sono Clive OwenAmanda Seyfried, in versione morettina molto molto sexy, almeno secondo i miei gusto in fatto di ragazze.
Ci troviamo in un futuro non ben precisato in cui tutte le persone ricevono un costante flusso di informazioni su coloro che le circondano. Il tutto avviene tramite impianti per la realtà aumentata, a causa dei quali l'anonimato sembra essere completamente scomparso, tanto che la vita di ogni cittadino viene caricata su un database chiamato Ether e scaricata e consultata dalle autorità per risolvere vari crimini. Sal Frieland è un investigatore che indaga su una serie di omicidi avvenuti tramite un modus operandi molto simile. L'autore sembra essere riuscito a coprire le proprie tracce, manipolando Ether per non farsi identificare dalla polizia. Nel corso delle indagini il detective incontrerà una donna priva di identità che sarà un po' la chiave delle sue indagini e deciderà così di fare da esca per catturare il criminale, che nel frattempo è diventato un pericolo per il sistema.
Per quel che ricordo di "Gattaca - La porta dell'Universo", mi è sembrato che questo nuovo lavoro di Andrew Niccol dovesse molto in quanto a stile narrativo a quello che alla fine dello scorso secolo fu il suo primo film da regista e sceneggiatore, soprattutto per quanto riguarda lo stile, molto molto vicino a quello del noir di fantascienza che aveva segnato l'esordio del regista, sia per quanto riguarda i toni e i ritmi della narrazione: il film si prende spesso e volentieri i suoi tempi e persino i dialoghi non sono per nulla caricati, aleggia per tutto il film una sorta di apatia in cui le emozioni comunque riescono in qualche modo a passare e ad arrivare allo spettatore. Incredibilmente poi il film, uscito tra l'altro a ridosso dello scandalo da cui è stata investita Facebook lo scorso anno, riesce ad aprire per lo spettatore ad una serie di riflessioni sulla deriva della tecnologia in cui l'anonimato non esiste in nessun modo e la vita di ognuno di noi viene costantemente monitorata. Buonissima l'interpretazione di Clive Owen e soprattutto quella di Amanda Seyfried, che risulta essere enigmatica e sensuale in ogni scena in cui compare. Insomma, "ANON" è un film consigliato, pur senza eccedere con gli entusiasmi, che si prende i suoi tempi e in quanto a toni e ad atmosfere riesce a risultare intrigante e a tratti anche inquietante.

Voto: 7

giovedì 14 febbraio 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Altro weekend cinematografico all'orizzonte e altre otto uscite da commentare, come al solito, in base ai miei pregiudizi! Quindi poche, pochissime chiacchiere e subito a commentare i film che vedremo in questo weekend! Strano poi che nel giorno di San Valentino, quello in cui io vado in giro a tirare i sassi alle coppiette, escano pochi film romantici, meglio così in realtà.


Alita - Angelo della battaglia di Robert Rodriguez


Arriva finalmente nei cinema, dopo una serie di rinvii che nemmeno un processo medio in Italia, "Alita - Angelo della battaglia", il nuovo film diretto da Robert Rodriguez, regista che personalmente adoro, in un film che già qualche critico avrebbe segnalato come epocale. La mia aspettativa è più che altissima, motivo per cui rischio di rimanerne scottato. Spero di non rimanerne deluso.

La mia aspettativa: 8/10


La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi

Nelle sale italiane si presenta proprio oggi il nuovo film tratto da un romanzo di Saviano. "Gomorra" non mi era piaciuto particolarmente e anche questo mi dà l'impressione di essere troppo legato al territorio perchè io lo possa amare. Sembra un lavoro di qualità, quanto meno.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Crucifixion: Quest'anno gli horror sono stati lasciati un po' da parte, ma questo sembra essere qualcosa di accettabile, o almeno un po' ci spero.
La vita in un attimo: Eccolo il film sentimentale del giorno di San Valentino. Il film giusto per tirare i sassi alle coppiette al cinema!
Ognuno ha il diritto di amare - Touch Me Not: Arriva in Italia il vincitore dell'Orso d'Oro. A me sembra però un po' troppo impegnato per i miei gusti!
Rex - Un cucciolo a palazzo: Portate i bambini e ditemi quando lo fate così vi sto lontano!
Un valzer tra gli scaffali: Film tedesco che mi dà l'idea di essere una di quelle pellicole da cinque del pomeriggio mentre le casalinghe stirano.
Un'avventura: Pellicola musicale italiana basata sulle canzoni di Lucio Battisti. Nonostante gli attori che non stimo particolarmente, potrebbe essere interessante.

mercoledì 13 febbraio 2019

The Mule - Il corriere di Clint Eastwood (2018)



USA 2018
Titolo Originale: The Mule
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Cast: Clint Eastwood, Bradley Cooper, Michael Peña, Dianne Wiest, Andy García, Alison Eastwood, Taissa Farmiga, Ignacio Serricchio, Loren Dean, Laurence Fishburne, Victor Rasuk, Manny Montana, Clifton Collins Jr., Noel Gugliemi, Eugene Cordero, Robert LaSardo
Durata: 116 minuti
Genere: Drammatico


Negli ultimi anni Clint Eastwood con il suo cinema si è rivelato sempre piuttosto coerente, soprattutto per quel che riguarda i suoi ultimi tre film, in qualche modo dedicati ad alcuni eroi americani contemporanei: con "American Sniper", per me decisamente poco riuscito, si celebravano le gesta di Chris Kyle, cecchino durante la guerra in Afghanistan; in "Sully" invece le gesta di un pilota di aerei di linea che, in seguito ad un ammaraggio nel fiume Hudson, riuscì a salvare tutti i suoi passeggeri; "Ore 15:17 - Attacco al treno", l'ultimo che ancora non sono riuscito a vedere, celebra invece lo sventato attacco al treno Thalys diretto a Parigi, da parte di tre militari addestrati che in quel momento erano dei semplici passeggeri. Dopo aver celebrato, con risultati alterni, cinque eroi americani contemporanei, Clint Eastwood porta al cinema un personaggio controverso, ispirato alla vera storia di Leo Sharp, che all'età di ottant'anni, negli anni'80, divenne un corriere della droga per il Cartello di Sinaloa, ponendosi oltre che dietro la macchina da presa anche davanti, interpretando il ruolo del protagonista. Non poteva inoltre mancare nella pellicola Bradley Cooper, ormai vero e proprio pupillo del regista dopo essersi anche preso la briga di dirigere al posto suo "A Star is Born", che ora è in piena corsa agli Oscar.
Earl Stone, interpretato da Clint Eastwood - qui sono stati usati nomi fittizi per raccontare la storia -, è un ottantenne rimasto solo e al verde, disprezzato dalla famiglia, tranne che dalla nipote Ginny interpretata da Taissa Farmiga, per aver sempre messo davanti il lavoro rispetto alla famiglia, mancando a molti avvenimenti importanti tra cui il matrimonio della figlia Iris, interpretata da Alison Eastwood. Per affrontare la chiusura anticipata dell'impresa per cui ha sempre lavorato, decide di accettare un'offerta di lavoro per la quale è richiesta la sola abilità di guidare bene l'auto, ignorando di essere in questo modo diventato un corriere della droga per un cartello messicano. Con il tempo, essendo egli bravo con il suo lavoro e altamente insospettabile, i carichi aumentano, la stima da parte dei capi del cartello cresce e gli viene anche assegnato un assistente, finendo nel radar della DEA, che ha identificato l'auto con cui avvengono in trasporti di droga, ma è ancora ignara dell'identità del suo autista.
Con la storia di Leo Sharp, o di Earl Stone che dir si voglia - tanto l'unica differenza sta nell'anno in cui sono ambientate la vicenda reale e quella cinematografica -, Clint Eastwood non rinnega in nessun modo quella che è la sua idea di cinema, narrandoci la storia di un personaggio discutibile, con il chiaro intento di farcelo stare simpatico, in qualche modo tentando di riabilitarlo, ma soprattutto con il chiaro intento di lanciare un messaggio agli spettatori. Innanzitutto il ritmo della pellicola è ben gestito, scandito in qualche modo dalle varie corse che il nostro protagonista compie per trasportare il carico, le prime senza sapere di cosa questo consista, mentre dalle successive ben consapevole che quello è l'unico modo per fare qualche soldo e andare avanti a vivere una vita dignitosa. La prima parte del film, proprio per il fatto di essere scandita dalle corse del protagonista risulta anzi fin troppo spezzettata, non si ha la sensazione che passi del tempo tra un trasporto e l'altro e sembra quasi che i vari viaggi siano inconcludenti. Man mano che il film prosegue la narrazione si stabilizza, le corse sono un po' più diluite e soprattutto viene esplorato in maniera molto più soddisfacente il protagonista, con qualche accenno interessante, ma non troppo approfondito, anche sulle varie persone che lo circondano.
Va da sè dunque che "The Mule - Il corriere" sia in qualche modo un one man show eastwoodiano in cui il protagonista, interpretato proprio da Clint Eastwood, è il personaggio meglio approfondito e al centro della vicenda, come è ovvio che sia, mentre tutti gli altri, compreso l'agente della DEA Colin Bates interpretato da Bradley Cooper, vengono solamente accennati e rimangono abbastanza sullo sfondo, tanto che le indagini da parte della DEA per beccare il corriere della droga ci fanno risultare il personaggio di Earl ancora più simpatico, con quel carattere giocoso e schietto che lo rende davvero insospettabile agli occhi di chiunque. Solo nelle battute finali il film ci lancia però il messaggio che il regista vuole mandare al suo pubblico, roba che fossimo in Italia con un regista italiano Giorgia Meloni avrebbero iniziato a sparare i mortaretti: la centralità della famiglia, l'idea persino condivisibile di mettere il lavoro al secondo posto in favore di un buon rapporto con i figli e con la propria moglie - è una semplicissima questione di priorità nella vita, si tratta solo di fare delle scelte a monte, per quanto mi riguarda - perchè il tempo, soprattutto con il nostro protagonista, non è sempre dalla nostra parte.
"The Mule - Il corriere" risulta essere sicuramente un buon film, non esente da difetti, in cui il ritmo della narrazione si stabilizza in maniera soddisfacente solamente nella seconda parte e in cui il protagonista, che dovrebbe essere un esempio sostanzialmente negativo, finisce per starci davvero simpatico per la sua genuinità e per la sua capacità di trovare sempre la battuta giusta al momento giusto. Nella pellicola poi nulla è caricato in maniera eccessiva e sia la recitazione sia lo stile registico non vanno mai sopra le righe, rimanendo sempre sobri e contenuti, insomma senza mai strafare, ma riuscendo, in maniera soddisfacente, ad andare dritti al punto senza troppi fronzoli.

Voto: 7

martedì 12 febbraio 2019

Le spose di Dracula di Terence Fisher (1960)


Gran Bretagna 1960
Titolo Originale: The Brides of Dracula
Regia: Terence Fisher
Sceneggiatura: Peter Bryan, Edward Percy, Jimmy Sangster, Terence Fisher, Peter Cushing
Cast: Peter Cushing, Martita Hunt, Yvonne Monlaur, Freda Jackson, David Peel, Miles Malleson, Henry Oscar, Mona Washbourne, Andree Melly
Durata: 85 minuti
Genere: Horror


Siamo arrivati questa settimana al quinto appuntamento con il mio speciale sulle serie cinematografiche prodotte dalla Hammer, con un film un po' controverso nel suo genere: l'idea iniziale di Terence Fisher era quella di fare un film fosse in qualche modo un seguito del suo "Dracula il vampiro", un film che poi a posteriori sarebbe stato considerato appunto il secondo della serie di "Dracula". La particolarità di questa pellicola sta però nel fatto che Dracula non è presente, ma è presente solamente il Van Helsing interpretato per la seconda volta da Peter Cushing, motivo per cui il film non viene comunemente catalogato come facente parte della serie di "Dracula". Altra particolarità sta nel fatto che io me ne sono altamente fregato di questa diatriba tra storici del cinema e mi sono comunque dedicato alla visione del film in questione, che si guadagnerà dunque il giusto spazio - per quanto cinematograficamente non mi abbia per nulla colpito, dato che mancano decisamente troppe cose - in questa rubrica.
Marianne Danielle, interpretata da Yvonne Monlaur, è una giovane insegnante diretta al collegio femminile di Baldstein. Venendo abbandonata per errore in una locanda, a causa della partenza anticipata della carrozza che la accompagna, la ragazza diventa ospite della baronessa Meinster, interpretata da Martita Hunt, in quanto alla locanda non ci sono più posti disponibili. Grazie alla conoscenza con la baronessa, la ragazza saprà anche la storia di suo figlio, da lei ritenuto un pazzo incurabile. Una volta giunta ella sua tenuta, nel corso della notte farà visita al barone Meinster, interpretato da David Peel, si cui presto si invaghirà. Il barone le racconta anche che la storia della pazzia è totalmente inventata e che la donna avrebbe anche raccontato a tutti della morte di suo figlio, per non rinunciare al suo titolo di baronessa. La madre scopre i due e viene uccisa dal suo stesso figlio, mentre Marianne deciderà di fuggire e verrà rinvenuta la mattina seguente da Van Helsing. Nel frattempo la serva Greta, interpretata da Freda Jackson, impazzisce dalla paura e deciderà di sposare la causa dei vampiri, di cui il barone Meinster si rivelerà essere il nuovo capostipite.
Come già detto all'inizio del post, questo secondo capitolo della serie Hammer di "Dracula" non mi ha convinto appieno per diversi motivi: seppur cinematograficamente molto interessante per via della solita fotografia che è un po' il marchio di fabbrica della casa di produzione britannica, con colori accesi che sembrano quasi stonare con i temi gotici del film, ma che fanno sin dall'inizio della saga il loro effetto, la sceneggiatura di questa pellicola non ha la stessa linearità degli altri lavori, con una trama decisamente più complessa rispetto alla semplicità narrativa quasi scarna dei film che lo hanno preceduto. Il fatto di aver complicato la trama in questo modo risulta alla fin fine in una narrazione abbastanza spezzettata in cui il solo personaggio di Van Helsing sembra rimanere coerente dall'inizio alla fine, con tanto di retroscena riguardo il rifiuto, da parte di Peter Cushing, di girare il finale originale in quanto il suo personaggio non avrebbe mai fatto ricorso alla stregoneria per sconfiggere il suo nemico.
C'è poi un enorme gorilla sulla spalla di questa pellicola, lo stesso gorilla che ha fatto nascere le già citate discussioni tra gli storici cinematografici: l'assenza di Christopher Lee nei panni di Dracula, anzi, proprio l'assenza del personaggio di Dracula. Se l'attore, pur avendo interpretato quel ruolo una sola volta, è diventato subito iconico, il personaggio del barone Meinster, che dovrebbe in qualche modo fare le veci di Dracula, risulta essere poco carismatico e decisamente meno interessante rispetto al re dei vampiri comunemente noto. Ne risente in qualche maniera anche la recitazione media di questo film, che si attesta su standard abbastanza bassi, con il solo Peter Cushing che sembra essere in forma, nonostante i cinque film girati in meno di due anni, roba che manco il Nicolas Cage di questi tempi.


lunedì 11 febbraio 2019

La favorita di Yorgos Lanthimos (2018)



Irlanda, Regno Unito, USA 2018
Titolo Originale: The Favourite
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Deborah Davis, Tony McNamara
Cast: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Joe Alwyn, Mark Gatiss
Durata: 120 minuti
Genere: Storico, Biografico, Drammatico


Proseguono senza sosta i miei recuperi cinematografici relativi alle otto pellicole candidate all'Oscar come miglior film - anche se quest'anno partivo molto avvantaggiato, dato che al giorno delle nomination mi mancavano solamente tre visioni, mentre il discorso è molto diverso per quel che riguarda le altre categorie - e questa volta è il turno di uno dei nominati che mi incuteva maggiore curiosità. Ammetto il fatto che di Yorgos Lanthimos ho visto poco, solamente "The Lobster" che ho abbastanza amato, mentre "Il sacrificio del cervo sacro" non ho ancora avuto modo di vederlo, ma ho intenzione di recuperarlo entro la fine dell'anno. Del suo unico film che ho visto ho apprezzato in qualche modo il fatto che si basasse su un presupposto narrativo piuttosto malato e lo stile registico mi era piaciuto parecchio, cosa tra l'altro che sembra aver rispettato anche nel successivo "Il sacrificio del cervo sacro" a leggere le opinioni di chi lo ha visto. Con "La favorita" il regista decide di spostarsi su un qualcosa di più classico, su un film decisamente più normale, ambientato all'epoca della regina Anna di Gran Bretagna, prendendo come protagonista Olivia Colman, che a breve interpreterà anche la regina Elisabetta nella terza stagione di "The Crown", in un'interpretazione che le è valsa la nomination all'Oscar come miglior attrice protagonista, Emma Stone della quale ammetto candidamente la mia volontà di non volermi nel limite del possibile perdermi altri suoi film, anche lei nominata all'Oscar come miglior attrice non protagonista, e infine di Rachel Weisz a completare un trittico femminile di altissima qualità recitativa.
Siamo nel 1706, la Gran Bretagna è impegnata in un guerra contro la Francia, mentre la regina Anna, ormai diventata vecchia e cagionevole, non si occupa da tempo del suo regno: i membri della corte si dedicano al gozzoviglio, mentre lei preferisce occuparsi dei suoi diciassette conigli, ognuno dei quali rappresenta uno dei suoi figli morti nel corso degli anni. Amministratrice del potere è Sarah Churchill, interpretata da Rachel Weisz, sua consigliera privata che approfitta della sua posizione per favorire il Primo Ministro Sidney Godolphin e il marito. Presto arriverà a corte Abigail Hill, interpretata da Emma Stone, cugina di Sarah caduta in disgrazia che, per recuperare il suo rango sociale, cercherà in tutti i modi di farsi notare dalla regina, iniziando una scalata che nei suoi intenti la dovrebbe portare a prendere, prima o poi, il posto della cugina.
Il merito del regista Yorgos Lanthimos con questo film è quello di essere riuscito in qualche modo a far entrare gli spettatori all'interno degli intrighi di corte, che qui si sviluppano in una veste totalmente femminile. Dirigendo per la prima volta una sceneggiatura non scritta da lui, il suo lavoro è sorretto alla grande dalle interpretazioni delle tre protagoniste, che riescono a rendere estremamente intriganti le loro caratterizzazioni. Anna infatti è una regina piuttosto vanesia, indebolita dalla malattia e caratterialmente segnata dalla perdita di ben diciassette figli, nati morti o morti ancora prima del parto, con Olivia Colman che riesce a trasmettere agli spettatori una gamma di emozioni piuttosto variegata, in cui non mancano momenti ilari, alternati ad altrettanti ben più dolorosi. Gli intrighi di cui è protagonista inconsapevole a causa delle sue due consigliere, che si scannano per ottenere la sua approvazione, con Abigail che sicuramente metterà in atto i gesti peggiori, ma con Sarah che non sarà da meno nei momenti in cui cerca di rispondere a tono alle provocazioni della rivale, che tenta in tutti i modi di risalire la china dopo aver perso il suo status sociale.
Sceneggiatura, dialoghi, interpretazioni delle protagonista e regia sono assolutamente invidiabili, con Lanthimos che riesce a mostrarci anche un paio di piani lunghissimi di grande fattura ed un uso delle luci splendido e significativo. La pellicola è poi carica di significati su cui si potrebbe discutere per ore, con l'ambizione e il dolore a farla da padroni, vi è però una gestione del ritmo narrativo che in qualche frangente rende la visione più pesante del dovuto, con la pellicola che non si distacca più di tanto da quelli che sono i luoghi comuni tipici dei film in costume. Va da sè che l'impressione di trovarsi davanti ad un grande film, avuta all'inizio della visione, scema relativamente di fronte al difetto di non essere riuscito, per tutta la durata della visione, a rimanerne del tutto coinvolto. Se infatti le tre attrici protagoniste riescono con la loro bravura a catalizzare l'attenzione, le poche scene in cui non sono presenti sembrano quasi un intermezzo evitabile, che rallenta sensibilmente la narrazione e la appesantisce.

Voto: 7,5