giovedì 24 maggio 2018

WEEKEND AL CINEMA!

In queste settimane con tutte le cose interessanti che stanno uscendo nei cinema farei prima a prendere una tenda e piantarla davanti al mio cinema di fiducia. Questa settimana però si inverte il trend: un solo film che si prenderà i fan della saga di "Star Wars" - me compreso anche se non sono un fan nel senso stretto - , mentre le altre nove uscite decisamente meno di richiamo. Vediamo però quali sono, commentate come di consueto in base ai miei pregiudizi!


Solo: A Star Wars Story di Ron Howard


Apprezzo particolarmente il Ron Howard regista, sia quando è alle prese con film più impegnati, sia per quel che riguarda i cosiddetti blockbuster. Le notizie che arrivano dalle anteprime di questo secondo spin-off della saga di "Star Wars" dedicato al personaggio di Han Solo non sono particolarmente confortanti. Decido però come al solito di non fidarmi e di approcciare a questo film con la solita curiosità che accompagna le mie sortite al cinema.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Hotel Gagarin: Commedia italiana con un cast parecchio interessante che potrebbe rivelarsi come una piacevole sorpresa.
La settima onda: Fossimo in un mese come Agosto in cui stiamo solitamente tra il dolce e la frutta, cinematograficamente parlando, accetterei che venisse riesumato un film italiano del 2015. Siccome questo Maggio è invece particolarmente prolifico di cose interessanti, no, non riesco ad accettarlo.
La terra di Dio: Film romantico in arrivo direttamente dalla Gran Bretagna che penso eviterò senza problemi.
Mektoub My Love: Canto Uno: Torna il regista de "La vita di Adele" e la mia curiosità è abbastanza alta. Le tre ore e passa di durata del film un po' mi bloccano però.
Montparnasse femminile singolare: Commedia di formazione francese al femminile che potrebbe fare al caso mio in quei periodi in cui ho bisogno qualcosa per palati fini. Periodi brevissimi e rari, però ci sono ogni tanto.
Nobili bugie: Altro film italiano per cui non farò proprio i salti mortali per andare a vederlo.
Rudy Valentino: Tempo fa fu Gabriel "bau bau" Garko ad interpretare Rodolfo Valentino in una fiction italiana trasmessa da Canale 5. Ora è Pietro Masotti e sarà difficile fare peggio, ma il film non è che mi ispiri più di tanto.
Sergio e Sergei: Ecco un altro film per palati fini e per quei miei periodi. E questo sembra essere davvero interessante però!
Stato di ebbrezza: Film italiano su Maria Rossi, ex comica di "Zelig" poi diventata un alcolista. Penso ne farò tranquillamente a meno.

mercoledì 23 maggio 2018

GEEK LEAGUE - The Big Bang Theory: The Opening Night Excitation

La Geek League ritorna nella blogosfera nel giorno dell'uscita di "Solo: A Star Wars Story" ed ovviamente non si poteva parlare di altro. Ma siccome la saga di "Star Wars" è una delle cose più pop che ci sia, ecco che il folto gruppo di supereroi decide di scriverne in maniera P.O.P., parlando di una Parodia, un Omaggio o un Plagio della saga. Lascio a voi, dall'immagine qui sotto, ma anche dal titolo del post se proprio avete il pollice opponibile, capire di quale Omaggio io abbia deciso di parlare.


L'intera serie di "The Big Bang Theory" è un vero e proprio ricettacolo di citazioni e di omaggi alla saga di "Star Wars". Se ne possono trovare di ogni tipo in praticamente ogni episodio, ma con "The Opening Night Excitation", a mani basse il miglior episodio da qualche stagione fino ad allora - ma anche fino ad ora - gli autori della serie hanno dato il loro meglio, con uno degli omaggi alla saga che ho preferito in assoluto.

Siamo nei giorni della prima di "Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza" e Sheldon ha promesso fuoco e fiamme ai suoi tre amici se non ci fossero andati. Peccato che nello stesso giorno si palesa l'incubo di ogni nerd: decidere di andare alla prima del film più atteso di sempre oppure fare un regalo memorabile alla propria ragazza per il compleanno? Sarà il professor Proton, ovviamente vestito da Jedi e presentatosi a Sheldon come un fantasma di Forza, a dargli il consiglio decisivo su come passare la serata: fare alla sua fidanzata Amy un regalo memorabile, che lei non potrà mai dimenticare: le donerà la sua verginità!

Dopo un periodo in cui mi ero completamente disinteressato alla visione della serie, arriva questo episodio come una vera e propria ventata di aria fresca: divertente, spigliato, pieno zeppo di citazioni e omaggi al mondo di "Star Wars". Ve ne riporto solo alcuni, quelli in grado di far godere di più chi li guarda:

  • La sigla iniziale ricalca è fatta come i testi all'inizio di ogni film di "Star Wars"
  • Il professor Proton si presenta a Sheldon come un fantasma di Forza
  • I cambi di scena ricalcano quelli dei film originali, con i classici tagli alla Windows Movie Maker
  • I vari luoghi in cui si trovano i protagonisti sono introdotti come se fossero dei pianeti da esplorare
  • Sheldon che ha paura degli spoiler
  • Penny e Bernadette che non capiscono perchè tanta attesa sul film
  • La proiezione del film con i cosplayer e Will Weathon che ovviamente si veste con abiti da Star Trek

Ma, alla fine della puntata, tutti ci chiediamo: chi, alla fine della serata, è stato più contento? Beh, guardate un po' voi!




Ora non vi resta altro che farvi un giro sui blog degli altri supereroi della blogosfera, eccoli tutti qui!

La Bara Volante
La cupa voliera del Conte Gracula
Omniverso
Storie Da Birreria
Cornerhouse's Pub
La Tana dell'Orso Chiacchierone
Il Cumbrugliume
Moz O'Clock

I FAKE REWATCH DI NON C'É PARAGONE #4 - Capricorn One di Peter Hyams (1978)

"Oh ma ti ricordi di Capricorn One?"
"Certo che me lo ricordo, GOMBLODDOHHH!"



USA 1978
Titolo Originale: Capricorn One
Regia: Peter Hyams
Sceneggiatura: Peter Hyams
Cast: Elliott Gould, James Brolin, Brenda Vaccaro, Sam Waterston, Lee Bryant, O.J. Simpson, Denise Nicholas, Hal Holbrook, Karen Black, Telly Savalas, Robert Walden, David Huddleston, David Doyle, Norman Bartold, James Karen, Denise Nicholas, Alan Fudge, Lou Frizzell, Nancy Malone, Darrell Zwerling, Paul Picerni, Barbara Bosson, Steve Tannen, Frank Farmer
Durata: 123 minuti
Genere: Thriller


Ritorna dopo un periodo di pausa la rubrica sui fake rewatch del sottoscritto, la rubrica su quei film che uno si vergogna un po' a dire che non ha mai visto e quindi finge di averli visti senza però ricordarsi nulla della trama, magari dicendo che dovrebbe riguardarlo prima o poi, perchè gli era piaciuto un casino. Ecco, in questa occasione ho deciso di abbassare un po' il tiro - per lo meno per quel che riguarda i miei gusti cinematografici e l'impressione che ho avuto alla fine della visione - e di non parlare di uno di quei classiconi riconosciuti praticamente da tutti, culturalmente impegnati e registicamente perfetti, ma di un film interessante sotto diversi punti di vista, visto da molti, ma non riconosciuto unanimemente come un classico della cinematografia mondiale. Dopo aver parlato dunque di un thriller come "M - Il mostro di Düsseldorf", di un horror psicologico del calibro di "Che fine ha fatto Baby Jane?" e di un film neorealista come "Miracolo a Milano" è ora di passare di nuovo ad un thriller, che parte con un presupposto pseudo-fantascientifico per poi spostarsi inesorabilmente verso la realtà dura e pura come "Capricorn One".
Avete presente quella storiella che ci propinano i complottari di tutto il mondo tra una storia sulle scie chimiche e l'altra secondo cui l'uomo non sarebbe mai andato sulla Luna, ma le immagini che abbiamo viste sarebbero state studiate a tavolino e girate in uno studio con l'ausilio di niente popo di meno che Stanley Kubrick, che con lo spazio aveva avuto una sua esperienza con "2001 - Odissea nello spazio" l'anno prima? Ecco, questo film ci parla, non prendendolo nemmeno troppo alla larga, di quel complotto, semplicemente spostando la macchinazione dalla Luna a Marte, senza che però la sostanza cambi. A Capo Kennedy, dopo quindici anni di duro lavoro, sta per prendere il via la missione che porterà finalmente l'uomo su Marte. Le alte sfere politiche e l'opinione pubblica non sembrano però essere particolarmente interessate all'impresa, motivo per cui il dottor James Kelloway, interpretato da Hal Holbrook, a conoscenza di un difetto di fabbrica sulla navicella che porterà i tre astronauti sul pianeta, decide di far partire una macchinazione, per ottenere fondi per proseguire nella ricerca e in altre future spedizioni. Poco prima del lancio i tre astronauti vengono fatti uscire dalla capsula e trasportati in uno studio cinematografico segreto dove, sotto minaccia verso le loro famiglie, vengono convinti a fingere lo sbarco su Marte.
Ancora prima che le teorie complottistiche - e soprattutto sensazionalistiche - sul primo allunaggio iniziassero a prendere piede, arriva il film di Peter Hyams che, andando totalmente contro corrente rispetto alla cinematografia del periodo ponendo al centro non tanto la missione spaziale e la conquista di altri pianeti del Sistema Solare, quanto più che altro un'immensa macchinazione, in modo da evidenziare quanto il potere dei mass media possa essere influente sulla popolazione mondiale e quanto in fondo non sia così difficile mettere in atto un falso di queste proporzioni, soprattutto poi metterlo in luce, come fa il giornalista Robert Caulfield, interpretato da Elliott Gould, visti i tanti tentativi di insabbiare la cosa e di far tacere chiunque possa essere considerato scomodo per la riuscita della macchinazione. Ora non siamo qui a parlare del complotto sull'allunaggio, sul quale ormai le persone comuni - quelle che non sono del campo - sono più portate ad atti di fede che a riflessioni basate sul metodo scientifico, ma il modo in cui il falso storico viene costruito risulta essere accurato e soprattutto credibile in tutto il suo svolgimento.
Davanti ai suoi pregi contenutistici, "Capricorn One" mostra però tutti i suoi quarant'anni di età: la tecnologia che ci viene mostrata grida anni settanta per tutto il film, la fotografia è quanto di più basilare si potesse fare con i mezzi del periodo. I tre astronauti protagonisti della vicenda poi sono costruiti con una certa approssimazione, con solo uno di questi che spicca sugli altri due - uno dei quali interpretato da O. J. Simpson - che non hanno mai un ruolo importante per la vicenda. Insomma, "Capricorn One" non sarà il classicone cui questa rubrica voleva essere dedicata - anche se, alla fine, si sta parlando di fake rewatch e alla fine "Capricorn One", nel suo genere, ha comunque una certa notorietà per il pubblico -, ma è uno di quei film in grado di fornire un'ulteriore chiave di lettura su una delle teorie complottistiche più affascinanti degli scorsi decenni. Ed in ogni caso, il mio atto di fede va verso l'effettivo avvenimento dell'allunaggio: tiè sciechimicari da strapazzo!

martedì 22 maggio 2018

Insidious - L'ultima chiave di Adam Robitel (2018)



USA 2018
Titolo Originale: Insidious: The Last Key
Regia: Adam Robitel
Sceneggiatura: Leigh Whannell
Cast: Lin Shaye, Angus Sampson, Leigh Whannell, Spencer Locke, Caitlin Gerard, Bruce Davison, Josh Stewart, Kirk Acevedo, Tessa Ferrer, Aleque Reid, Marcus Henderson, Amanda Jaros, Javier Botet, Patrick Wilson, Rose Byrne, Ty Simpkins, Barbara Hershey
Durata: 103 minuti
Genere: Horror


Se ci troviamo qui, dopo ben otto anni, a parlare di un nuovo capitolo della saga di "Insidious" è merito di James Wan e di quanto, con i primi due capitoli, sia stato in grado di creare due film horror validissimi dal punto di vista registico, con una sceneggiatura solida e soprattutto in grado di terrorizzare gli spettatori. Come ormai prassi di ogni saga horror che si rispetti, arriva il tempo dei prequel ed è così che "Insidious 3 - L'inizio" ci racconta di come gli eventi dei primi due film siano stati generati: cala il mistero, c'è l'ansia di spiegare, non c'è più James Wan alla regia ed ecco che il terzo capitolo - ma il primo in ordine cronologico - è parecchio deludente. Come saranno andate dunque le cose con "Insidious - L'ultima chiave"? che, udite udite, è il sequel diretto del prequel ed è dunque un ulteriore prequel che si posiziona tra gli eventi di "Insidious 3 - L'inizio" e quelli di "Insidious".
Molti anni dopo la morte della madre Aubrey, avvenuta per mano di un demone che si era impossessato di lei, Elise Rainier, interpretata da Lin Shaye, indaga come investigatrice del paranormale assieme ai suoi due colleghi Specs e Tucker, interpretati da Leigh Whannell e Angus Sampson. Risponde ad una chiamata da parte di Ted Garza, interpretato da Kirk Acevedo, che sta avendo esperienza di eventi paranormali all'interno della sua abitazione, che è proprio la casa dove abitava da piccola. Niente di più semplice come trama di partenza per un film sul paranormale, se non fosse che il soggetto si proponeva l'intento di spiegare meglio agli spettatori l'infanzia di Elise Rainier, mettendola a confronto con i demoni del proprio passato, il che avrebbe potuto dare alla pellicola per lo meno dei buoni motivi di interesse, soprattutto per poter espandere la mitologia legata a questa saga che dopo i primi due capitoli ha saputo trovare il modo di diventare una vera e propria macchina da soldi.
Ma sono proprio i registi a cui vengono affidati gli ultimi due capitoli usciti a convincerci del fatto che i produttori non vedano in questa saga altro che i soldi che potrebbero guadagnare al botteghino, piuttosto che la possibilità di creare una mitologia interessante come quella della saga di "The Conjuring" - che ha avuto per ora due capitoli pazzeschi, lo spin-off "Annabelle" non proprio riuscito e il suo seguito "Annabelle 2: Creation" decisamente più interessante -. Dopo un Leigh Whannell praticamente all'esordio - nonostante fosse sua la firma sulle precedenti sceneggiature - non in grado di dare a "Insidious 3 - L'inizio" un'identità registica ben definita, ecco che "Insidious - L'ultima chiave" viene affidato ad Adam Robitel, che dal punto di vista tecnico non mostra nulla di più rispetto al compitino che gli è stato affidato, ovvero quello di dirigere un film, dargli un inizio e una fine.
Il problema vero di "Insidious - L'ultima chiave" è però la totale assenza di idee a livello di sceneggiatura: se il soggetto di partenza e l'esplorazione dei demoni interiori della protagonista paiono dei buoni spunti per ricamarci sopra qualcosa di coinvolgente, ecco che con questo film si cade non presto, ma prestissimo, nel baratro della ripetitività e della noia. Il buon lavoro fatto in fase iniziale per creare l'atmosfera viene presto messo da parte per mostrarci scene che alla fin fine abbiamo già visto, con diversi protagonisti, negli altri tre film di questa saga, nè più nè meno. "Insidious - L'ultima chiave" è proprio uno di quei film senza arte nè parte, fatto del solito grande numero di jumpscare, che poi non è che facciano mai così tanta paura come la costruzione della tensione del primissimo episodio. Insomma, o a questa saga si prova a dare nuova vita con nuove idee - cosa difficilissima - oppure tanto vale chiudere e concentrarsi su qualcosa di totalmente nuovo: non si sa mai che possa giovare alla carriera di James Wan, mente dietro all'ottima idea che ha generato il primo capitolo.

Voto: 4,5

lunedì 21 maggio 2018

Molly's Game di Aaron Sorkin (2017)



USA 2017
Titolo Originale: Molly's Game
Regia: Aaron Sorkin
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Cast: Jessica Chastain, Idris Elba, Kevin Costner, Michael Cera, Brian d'Arcy James, Jeremy Strong, Chris O'Dowd, J. C. MacKenzie, Bill Camp, Graham Greene, Matthew D. Matteo, Joe Keery, Natalie Krill, Claire Rankin, Samantha Isler, Piper Howell, Madison McKinley, Khalid Klein, Jon Bass, Victor Serfaty
Durata: 140 minuti
Genere: Biografico, Drammatico


Prima della notte degli Oscar avevo deciso di guardare almeno tutti i film candidati all'Oscar come miglior film ed eventualmente quelli in cui ci fossero i candidati agli Oscar come miglior attore o migliore attrice. Non sono riuscito a fare tutto per tempo e per quelli che non ero riuscito a vedere ho continuato a procrastinare la visione, fino a pochi giorni fa quando mi sono deciso a visionare, finalmente, "Molly's Game", primo film da regista per Aaron Sorkin dopo essere stato lo sceneggiatore di moltissimi cult recenti con "The Social Network", "L'arte di vincere" e "Steve Jobs", tutti e tre diretti da grandi registi e con una caratteristica fondamentale ad accomunarli: i tipici dialoghi al fulmicotone per cui Aaron Sorkin è noto. Era interessante dunque vedere finalmente un'opera in cui Sorkin non figurasse solamente come sceneggiatore, ma anche come regista e "Molly's Game", vista la storia interessantissima da cui è tratto, era ciò che faceva al caso suo.
Molly Bloom, interpretata dalla grandissima Jessica Chastain, è una giovane sciatrice del Colorado che, terminata la sua carriera sportiva a causa di un grave incidente, si trasferisce a Los Angeles diventando, dopo una sequela di eventi anche fortuiti, l'organizzatrice di un grosso giro di poker per persone abbienti, appartenenti al mondo dello spettacolo e dello sport. La vicenda, narrata dalla stessa Molly Bloom in un libro intitolato "Molly's Game: From Hollywood's Elite to Wall Street's Billionaire Boys Club, My High-Stakes Adventure in the World of Underground Poker", viene narrata dalla protagonista omettendo i veri nomi dei partecipanti ai suoi tavoli da gioco - parteciperà, senza che lei ne fosse consapevole, persino la mafia russa - e sostituendoli con nomi fittizi di cui però, visto come sono ritratti nel film, si può tranquillamente immaginare l'identità.
Partiamo dal presupposto che secondo la mia modesta opinione Aaron Sorkin è piuttosto bravo nello scegliersi bene le storie da narrare: quando parli di gente come Mark Zuckerberg o di Steve Jobs il pubblico, volente o nolente, te lo sei già portato dalla tua parte. Un po' più difficile è farlo parlando di una donna che, in fondo, sarà sì conosciuta negli Stati Uniti per via del suo giro, ma nel resto del mondo - o per lo meno penso qui in Italia - pochi conoscono la sua storia in modo da essere interessati a vedere la pellicola a lei dedicata. Ed alla fin fine siamo qui a fare più o meno le stesse considerazioni fatte per altri film sceneggiati dal regista, la cui mano nella sceneggiatura personalmente mi ha sempre fatto impazzire. Il suo marchio di fabbrica rimane intatto ed è sempre affascinantissimo ed in grado di dare alla pellicola un ritmo tale per cui le due ore e venti di durata non si sentano nemmeno per sbaglio e non pesino mai sulla visione. Sarebbe anche di troppo dire quanto anche nelle vesti di Molly Bloom Jessica Chastain sia convincente, fornendo una performance recitativa di altissimo livello in cui il fiume di parole cui è costretta da Sorkin ne esalta ancora di più le sue qualità.
Passiamo però alla parte veramente interessante, alla novità della pellicola: l'Aaron Sorkin regista. L'impressione che ho avuto guardando questo film è che il regista, nonostante fosse al suo esordio, avesse già una certa padronanza del mezzo, mentre ho notato anche come il suo stile registico rispecchi, in tutto e per tutto, quello che è il suo modo di scrivere film. I cambi di inquadratura sono molto veloci, si gioca molte volte la carta di mostrare la stessa scena da più punti di vista nella stessa inquadratura tramite l'uso di riquadri, insomma Aaron Sorkin, senza strafare, dimostra comunque di avere una certa voglia di sperimentare e di mettere se stesso e il suo stile di scrittura anche dietro alla macchina da presa. Si spera dunque che in eventuali - ma spero proprio che ce ne siano perchè l'ho apprezzato parecchio - futuri lavori da regista Sorkin mantenga la stessa voglia e la stessa verve dimostrata in questo suo esordio dietro la macchina da presa: dopo essere stato la penna dietro a grandi successi cinematografici, ora le dirige anche e io non potrei che esserne più contento.

Voto: 8

domenica 20 maggio 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #19 - The Predator

Ed eccoci arrivati al diciannovesimo appuntamento con la rubrica della Domenica sui trailer e mi trovo a parlare brevemente di un trailer che attendevo da un sacco di tempo. Che ci sia l'occasione per fare, a breve, un altro dei miei speciali? Penso proprio di sì.



La mia opinione: "Predator" è, assieme ad "Alien", uno dei miei cult personali in ambito di action in cui gli antagonisti sono creature aliene assetate di sangue umano. Non è un caso che le due saghe abbiano anche dato vita a due film cross-over - di qualità piuttosto discutibile, ma di cui dovrei parlare proprio in occasione dell'imminente speciale, dato che non l'ho fatto in occasione di quello su "Alien" -, a dimostrazione di quanto le due saghe siano entrate nell'immaginario collettivo a gamba tesa. Sarà interessante vedere Shane Black all'opera con questo seguito sul quale effettivamente, nonostante arrivi otto anni dopo un terzo capitolo piuttosto deludente che a sua volta arrivava nei cinema ben venti anni dopo il secondo. Nei cinema statunitensi arriverà a Settembre, qui in Italia immagino non troppo tempo dopo. Comincia l'attesa!
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