lunedì 27 gennaio 2020

La signora dello zoo di Varsavia di Niki Caro (2017)



USA 2017
Titolo Originale: The Zookeeper's Wife
Regia: Niki Caro
Sceneggiatura: Angela Workman
Durata: 122 minuti
Genere: Storico, Drammatico


Siccome l'associazione di cui faccio parte e di cui contribuisco ad organizzare le rassegne, il Cineforum Vimodrone, collabora con il comune, la proiezione a ridosso del 27 Gennaio, il Giorno della Memoria, assume anche una valenza civile ed è sempre dedicata al tema del nazismo e della Shoah, appunto per celebrare la ricorrenza. É una cosa che facevamo anche quando la collaborazione con il comune non era stata sancita, quindi non è decisamente per questo motivo che dedichiamo la proiezione alla Giornata della Memoria, ma perchè come associazione crediamo veramente che la ricorrenza per ricordare le barbarie in periodo nazista, ma in realtà tutti i genocidi dettati dall'appartenenza ad una determinata categoria umana, soprattutto di questi tempi, sia una cosa di fondamentale importanza. La proiezione di quest'anno è stata "La signora dello zoo di Varsavia", pellicola del 2017 diretta da Niki Caro, regista neozelandese che tra qualche mese uscirà nei cinema con il suo nuovo film, la versione in live action di "Mulan", di cui però non ho mai visto nessun film prima di questo, che ho visto solamente un paio di giorni fa. Il film vede anche come protagonisti Jessica Chastain, attrice da queste parti sempre particolarmente apprezzata e che negli ultimi dieci anni ha partecipato ad una quantità industriale di film, il più delle volte dando sfoggio del suo talento recitativo, nonostante come attrice sia esplosa relativamente tardi con l'età, che interpreta il personaggio di Antonina Zabinski, Daniel Brühl interpreta il gerarca nazista Lutz Heck, mentre Johan Heldenbergh, attore che ho pensato per tutto il film di avere già visto ed infatti era ne "Le confessioni" di Roberto Andò, interpreta Jan Zabinski, il marito di Antonina.
Siamo nel 1939 a Varsavia, in Polonia, dove Antonina e Jan Zabinski hanno in gestione lo zoo di Varsavia, di cui si occupano per conto di Lutz Heck, esperto genetista del regime nazista, che ha molti zoo sparsi in giro per l'Europa, tra cui quello di Berlino. Quando però incominciano i bombardamenti nazisti nella città, buona parte degli animali dello zoo moriranno sotto alle bombe, altri scapperanno e pochi rimarranno effettivamente nello zoo. Il luogo è però strategico per gli appostamenti militari dei nazisti, che decidono così di occuparlo, sterminando tutti gli animali e portando, sotto consiglio di Lutz Heck che nutre una profonda attrazione verso Antonina, quelli più rari e preziosi a Berlino, per evitare che venissero uccisi. Con l'occupazione della città iniziano anche i primi rastrellamenti di ebrei, che vengono inizialmente confinati nel ghetto di Varsavia, dove sono sotto stretto controllo dei militari nazisti e sottoposti a controlli estremamente restrittivi e violenze. Sfruttando i momenti in cui i militari abbandonano lo zoo, solitamente nelle ore notturne, Antonina e Jan elaborano un piano per cui l'uomo sarà in grado di entrare nel ghetto per raccogliere cibo per il loro nuovo allevamento di maiali, concessione fatta da Lutz Heck, e di giorno in giorno portare via un certo numero di persone, nascondendole negli alloggi e permettendo loro di uscire di notte per mangiare quando non ci sono i militari.
Al di là dell'importanza del tema trattato in questo film, in cui viene raccontata una delle tante storie che sono passate un po' sotto traccia dopo il termine della guerra e la liberazione dei campi di concentramento, un po' anche per scelta dei protagonisti che, in seguito alle sofferenze non riuscivano nemmeno a parlare di ciò che avevano vissuto in quel terrificante periodo, su queste pagine cerco di parlare del film senza pensare all'importanza del tema, ma al film in quanto tale. Innanzitutto, a differenza di molte delle pellicole sull'olocausto uscite negli ultimi anni, ritorniamo a una vicenda simile a quella di "Shindler's List" di Steven Spielberg in cui non si narra principalmente la storia di vittime dello sterminio, ma si narrano le vicende di due persone che si sono messe in prima linea per salvare il maggior numero possibile di persone. In realtà dal punto di vista della sceneggiatura non c'è nulla di nuovo, di film così ne escono almeno due o tre all'anno e principalmente proprio in questo periodo e come struttura c'è da dire che si somigliano molto. La realtà è che film di questo tipo non puntano tanto ad essere ricordati nella storia del cinema, quanto più che altro ad essere un giusto strumento per ricordare una delle più brutte cose di cui l'umanità si sia mai macchiata, muovendo le coscienze degli spettatori e facendoli emozionare. Dal punto di vista storico pare che la vicenda narrata nel film sia stata riportata su schermo nel modo più fedele possibile, anche se determinate circostanze penso che siano state in qualche modo romanzate per fini cinematografici, ma la cosa è fisiologica.
"La signora dello zoo di Varsavia" risulta dunque essere un film che riesce nel suo intento di smuovere le coscienze e riesce anche ad emozionare e a ciò contribuiscono le certamente buone prove recitative di Jessica Chastain, madre e moglie premurosa che assieme al marito, ottimamente interpretato da Johan Heldenbergh, elabora un piano molto elaborato per salvare quante più vite possibili. Bene anche l'interpretazione di Daniel Brühl, che riesce a rendere abbastanza bene un personaggio perfido e viscido, salvo poi rifarsi nel finale in una scena che non so quanto fosse storicamente vera e che mi è sembrata messa lì principalmente con l'intento di stupire lo spettatore. Insomma, come film mi ha convinto anche se sicuramente non aggiunge dal punto di vista cinematografico nulla di nuovo a quanto già detto sull'argomento, ma ha il merito di raccontare un'altra delle tante storie importanti finite sotto traccia dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la liberazione dei campi di prigionia.

Voto: 6,5

venerdì 24 gennaio 2020

Midnight Special di Jeff Nichols (2016)



USA, Grecia 2016
Titolo Originale: Midnight Special
Regia: Jeff Nichols
Sceneggiatura: Jeff Nichols
Durata: 112 minuti
Genere: Fantascienza, Drammatico


Ci sono delle sere in cui ho già ben chiaro in testa quale film vedrò, perchè magari ci penso a più riprese durante il giorno o perchè magari mi sento di dover portare avanti uno speciale su questo blog e per farlo bisogna vedere i film, non è possibile andare a braccio, mentre ci sono altre sere in cui arrivo a casa e so che per superare l'ennesima serata da solo in compagnia della televisione devo guardarmi un film o un programma in TV - fortuna che il Giovedì per ancora un paio di mesi c'è "Masterchef", almeno non ho l'incombenza della decisione -, però non so assolutamente quale film guardare. Capita dunque che accendo Netflix o Now TV e inizio a fare zapping - tra le altre cose penso che la programmazione di Cine 34, nuovo canale interamente dedicato al cinema italiano creato da Mediaset potrà darmi delle soddisfazioni - ed è proprio così che mi sono imbattuto in "Midnight Special", quarto film da regista per Jeff Nichols che negli anni precedenti all'uscita di questa pellicola mi aveva letteralmente folgorato con "Take Shelter", un vero e proprio gioiello, e mi aveva appassionato con "Mud", mentre ancora devo vedere la sua opera prima "Shotgun Stories" e "Loving", film con cui nel 2017 andò agli Oscar grazie a Ruth Negga, l'attrice protagonista. Manco a dirlo il protagonista del film è interpretato da Michael Shannon, sicuramente l'attore feticcio del regista, che avevamo già visto in "Take Shelter" e la cui carriera e attività cinematografica sta sempre più diventando solida e di qualità, mentre l'altro protagonista della vicenda è interpretato da Jaeden Lieberher, allora solo tredicenne, mentre nel cast abbiamo anche Joel Edgerton, Kirsten Dunst e Adam Driver.
Roy Tomlin è il padre naturale di Alton Meyer che, dopo aver recuperato suo figlio dalle grinfie di persone di cui non si sanno bene le intenzioni, si mette in fuga assieme all'amico Lucas. Presto si scopre che gli intenti di Roy sono quelli di portare via il figlio, dotato di poteri soprannaturali. dalle grinfie di una setta religiosa il cui fanatismo li ha portati a credere che il ragazzino potrebbe essere l'unica speranza degli adepti per salvarsi dalla fine del mondo. La fuga però non è soltanto dai fanatici religiosi, ma anche dall'FBI, in quanto il ragazzino è inspiegabilmente a conoscenza di codici relativi a inchieste top secret, motivo per cui i federali vorrebbero prenderlo per interrogarlo e spiegare il mistero.
Dopo essermi molto appassionato ai primi due film che avevo visto del regista, che ritengo essere dei veri e propri gioielli del cinema dell'ultimo decennio, con questo "Midnight Special" Jeff Nichols dimostra di essere una persona come tutti noi, dirigendo un film in cui il talento registico non è intaccato rispetto ai due lavori precedenti e non subisce una flessione, ma in cui la sceneggiatura e la gestione dei ritmi nel corso dell'intera durata del film ha qualche difetto che non me lo hanno fatto godere appieno. L'atto iniziale è narrativamente folgorante, un gran ritmo, un mistero che è subito fitto ed interessante e un bambino che dimostra di saper fare cose che però non ci vengono dette subito, insomma, non abbiamo davanti un supereroe a caso, di cui sappiamo subito tutte le sue capacità, ma le scopriamo pian piano nel corso della pellicola, quando il mistero sulla sua identità e sulla sua origine inizia a venire svelato. É interessante vedere come vengono messe in scena le reazioni delle altre persone quando si trovano davanti al bambino, alcuni sembrano temerlo, altri invece ripongono una fiducia smisurata in lui, gli credono come se fosse un dio e devo dire che tutti gli attori che interagiscono con lui hanno messo bene in scena la cosa. Purtroppo ciò che mi ha meno convinto di "Midnight Special" è proprio l'atto centrale, in cui la tensione cala abbastanza rispetto all'ottimo inizio, facendomi perdere il giusto pathos che mi aveva conquistato nelle prime battute e portandomi ad un finale che, pur salendo di colpi, non è riuscito ad emozionarmi come avrei voluto, viste le premesse. In qualche modo penso di non essere rimasto convinto dalla spiegazione che viene data, che dal punto di vista fantascientifico è uno di quei temi che mi hanno sempre affascinato tantissimo, ma qui non so perchè mi è mancato qualcosa e non so nemmeno io che cosa possa essere a dire la verità.
Dal punto di vista tecnico Jeff Nichols si conferma su ottimi livelli, le sue inquadrature sono molto affascinanti e quando c'è da giocare con qualche effetto visivo in questo film si dà tutto, anche se di certo non sono la parte preponderante, se non nel finale. Dal punto di vista recitativo siamo anche in questo caso su ottimi livelli, ho già avuto modo di elogiare la capacità di quei personaggi secondari di mostrare le reazioni delle diverse persone davanti alle capacità del bambino, ma anche i protagonisti sono ottimi, con Michael Shannon che è una garanzia, interpreta il ruolo di padre premuroso che vuole a tutti i costi il bene del figlio, così come Kirsten Dunst è perfetta nel ruolo della madre, forse quella che soffre di più per la condizione del bambino, mentre vediamo di nuovo Adam Driver alle prese con un personaggio che a livello di sceneggiatura non viene sviluppato così a fondo, ma mostra un conflitto interiore, una specie di costante da quando lo abbiamo visto alle prese con il personaggio di Kylo Ren. Insomma, con questo "Midnight Special" da una parte Jeff Nichols dimostra ancora una volta di saperci fare e di saper far rendere al meglio gli attori che ha a disposizione, ma torna normale per quanto riguarda la sceneggiatura e la narrazione della sua storia rispetto agli altri suoi due film che avevo visto in precedenza.

Voto: 7

giovedì 23 gennaio 2020

WEEKEND AL CINEMA!

Ci avviciniamo sempre di più alla notte degli Oscar ed ecco che la distribuzione cinematografica spara gli ultimi colpi rimasti per lo meno per coprire in maniera completa le candidature a miglior film. Ecco che dunque in questo weekend ci sono occhi solo per una pellicola, ma, se dovessi trovarne il tempo, c'è anche un altro film che non mi dispiacerebbe vedere, più per curiosità che per altro. Come al solito vediamo però quali saranno le uscite al cinema di questa settimana, commentate come al solito in base ai miei pregiudizi!


1917 di Sam Mendes


Premiato con due Golden Globe, miglior film drammatico e miglior regia a Sam Mendes, "1917" è anche un serio candidato per la vittoria finale agli Oscar, anche se da quello che ho visto le candidature sono una meglio dell'altra - a parte forse "Le Mans '66 - La grande sfida" che trovo sia un gradino sotto a tutti gli altri. Il film mi incuriosisce parecchio più che altro per l'essere realizzato come un intero finto piano sequenza e solitamente i piano sequenza riescono a conquistarmi, motivo per cui su questa pellicola ripongo molte speranze.

La mia aspettativa: 8/10


In the Trap - Nella trappola di Alessio Liguori

É un po' di tempo che il cinema italiano sta tentando di sperimentare e di tornare alla produzione di film di genere, mentre fino a qualche anno fa avevamo un vero e proprio duopolio di drammi e commedie. Non so bene nè quale distribuzione possa avere questo "In the Trap - Nella trappola" e non saprei nemmeno cosa aspettarmi da questo film, ma penso che sia comunque un lavoro da supportare, anche perchè la trama sembra essere davvero interessante.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Figli: Commedia con Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea che non sembra nemmeno malaccio, ma me la tengo eventualmente per una visione in un altro periodo dell'anno.
Just Charlie - Diventa chi sei: Film britannico del 2017 che arriva nelle sale solamente ora. A differenza del cinema orientale, che da noi arriva sempre con un certo ritardo, anche di anni, quando la pellicola arriva dagli Stati Uniti o dall'Europa penso sempre che ci sia stato un motivo più che valido se il film non è stato distribuito.
Tappo - Cucciolo in un mare di guai: Un film d'animazione e per giunta con protagonista un cane. Se fossi Superman preferirei un bagno nella criptonite.

mercoledì 22 gennaio 2020

Klaus - I segreti del Natale di Sergio Pablos (2019)

Spagna 2019
Titolo Originale: Klaus
Sceneggiatura: Zach Lewis, Jim Mahoney
Personaggi: Jesper, Klaus, Alva, Mrs. Krum, Mister Ellingboe, Mogens
Durata: 98 minuti
Genere: Animazione


Ormai lo sa praticamente il mondo intero il fatto che, negli ultimi anni, ho pesantemente litigato con il cinema d'animazione: se qualche anno fa avevo una vera e propria curiosità per i film del genere, anche quelli un po' più infantili perchè comunque speravo mi divertissero e mi facessero ridere, ora li vedo un po' tutti come delle enormi bambinate con una comicità eccessivamente puerile che faccio sinceramente fatica a sopportare. Ci ho messo dunque un po' di tempo e un po' di recensioni decisamente positive prima di convincermi a dare un'opportunità a "Klaus - I segreti del Natale", film d'animazione disponibile su Netflix e per cui la recente candidatura all'Oscar come miglior film d'animazione mi ha convinto anche a scriverne, tant'è che l'ho visto nel pomeriggio del primo dell'anno, ma sono qui a parlarvene solo ora, quando ormai fortunatamente nemmeno mia madre quando cerca un film strizza gli occhi davanti a commedie romantiche natalizie o a film con i cani che salvano il Natale. Ho aspettato così tanto fondamentalmente perchè non sapevo bene che cosa scriverne, ma alla fin fine eccoci qui, meglio tardi che mai, come si suol dire. Il film è stato prodotto in Spagna per la regia di Sergio Pablos, animatore spagnolo che ha partecipato anche a film piuttosto famosi come "Rio" o "Cattivissimo me", ma che fino allo scorso anno ancora non era accreditato alla regia di nessun film d'animazione.
Jesper è il figlio di una ricca famiglia esperta nel campo delle spedizioni che frequenta in maniera svogliata l'accademia della posta, essendo sempre e comunque convinto del fatto che la famiglia lo coprirà sempre. Stufo dei vizi del figlio, il padre offre lui un'ultima occasione per distinguersi come postino e il fallimento gli costerebbe la privazione di tutti gli agi e i vantaggi di cui dispone in quanto membro della famiglia: dovrà recarsi su un'isola ghiacciata vicina al circolo polare artico con l'obiettivo di spedire, entro due anni, almeno seimila lettere. Una volta arrivato nel paesino subito la missione sembra essere proibitiva, in quanto la popolazione è turbata da profonde divisioni e liti e gli abitanti sono divisi in due clan che dividono anche fisicamente il paese in due e si fanno la guerra l'uno con l'altro. Jesper avrà però modo di fare conoscenza dapprima con i bambini che abitano il paese e in secondo luogo con Klaus, un omone di poche parole, falegname e boscaiolo che ama costruire giocattoli con il legno. Avendo visto quasi per caso un disegno fatto da un bambino del paese, perso da Jesper, intimorito dall'uomo, Klaus decide di cercarlo e di regalare al bambino uno dei suoi giocattoli e l'atto di bontà da parte di Klaus genererà una reazione a catena da parte di tutti i bambini del paese che inizieranno a compiere buone azioni con la speranza di ottenere anche loro un giocattolo regalato da Klaus.
Altro film d'animazione, oltre a "Your Name", visto durante le vacanze natalizie e altro film che è riuscito, praticamente dalla metà in poi, a provocarmi i brividi e i lacrimoni. Innanzitutto siamo davanti ad un film d'animazione i cui disegni sono proprio come piacciono a me, non troppo infantili, ma nemmeno troppo seri e realistici, con personaggi caricaturizzati - Jesper ha ad esempio un nasone molto pronunciato, mentre Klaus è gigantesco, quasi fuori proporzione - inseriti in un paesaggio affascinante e ben costruito. La cosa che però mi ha sorpreso maggiormente di questo film è stata la storia, penso senza nemmeno troppi dubbi la più originale che io abbia mai visto sulla figura di Babbo Natale o come qualsiasi cultura lo voglia chiamare. L'idea di una persona reale con la passione per la costruzione di giocattoli che con un solo gesto di bontà dapprima riesce a condizionare tutti i bambini di un paese per poi farsi seguire a ruota anche dagli adulti e persino dai capi dei due clan che hanno tutti gli interessi a mantenere la situazione di guerra continua è una storia sicuramente bella da raccontare, ma anche da vedere e da vivere per quell'oretta e mezza che dura il film in questione. "Klaus - I segreti del Natale" è dunque un film magico e commovente, che sa gestire molto bene i ritmi narrativi alternando momenti molto teneri ad altri che divertono e fanno ridere, sicuramente una delle più belle sorprese per quanto riguarda il cinema d'animazione degli ultimi anni, visto che io negli ultimi anni, a dirla tutta, preferirei essere Superman e bermi un bicchiere di criptonite piuttosto che vedere un film d'animazione basato su una storia natalizia.

Voto: 8

martedì 21 gennaio 2020

Le Mans '66 - La grande sfida di James Mangold (2019)

USA 2019
Titolo Originale: Ford vs Ferrari
Sceneggiatura: Jez Butterworth, John-Henry Butterworth, Jason Keller
Durata: 152 minuti
Genere: Biografico, Sportivo, Drammatico


Buona parte dei film di cui parlerò nel corso delle prossime settimane saranno nell'ottica di recuperare il maggior numero di pellicole possibili in vista della notte degli Oscar, premiazione che ho sempre seguito con un certo interesse e che mi ha sempre messo pressione nella mia personale sfida contro il tempo per tentare di vedere, prima del giorno delle premiazioni, quanto meno tutti i film candidati all'Oscar come miglior film. Quest'anno la sfida mi si presenta decisamente più facile dato che, allo stato attuale, a parte questo film di cui vi parlerò oggi, mi mancano solamente "1917" e "Piccole donne", che molto probabilmente riuscirò a vedere entrambi nel corso del prossimo fine settimana, entrambi in sala. Tra le visioni dello scorso anno che avrei voluto affrontare, ma che poi alla fine ho lasciato indietro per mancanza di tempo, vi era anche "Le Mans '66 - La grande sfida", che mi interessava nella giusta misura in cui, solitamente, mi interesso ai film sulle corse automobilistiche, ovvero pochino. Vista però la nomination all'Oscar quello grosso, mi sono trovato nella condizione in cui mi sembrava brutto contravvenire alla mia regola di vedere tutti i candidati come miglior film e quindi ho deciso di guardarlo. James Mangold è regista classe 1963 che di film ne ha diretti abbastanza, anche film considerati di buona qualità dal pubblico e dalla critica e io, ahimè, non ne ho visto nemmeno uno - no, nemmeno "Logan" - e che per questo film prende nel cast una serie infinita di volti noti, dal cinema alla televisione, tra cui figurano, per non elencarli tutti, Christian Bale e Matt Damon nei panni dei protagonisti Ken Miles e Carroll Shelby, John Bernthal, Tracy Letts nei panni di Henry Ford II e il nostro Remo Girone nei panni di Enzo Ferrari.
Il film segue le vicende di Carroll Shelby e di Ken Miles, uno ex pilota e ingegnere meccanico, il secondo pilota e ottimo meccanico, chiamati da Henry Ford II per costruire e guidare un automobile in grado di vincere la 24 ore di Le Mans, una delle corse automobilistiche più importanti del mondo, negli anni precedenti sempre dominata dalle automobili della Ferrari. I due vengono chiamati in seguito ad una trattativa condotta proprio con Enzo Ferrari per l'acquisto della casa automobilistica da parte della Ford, che voleva sfruttare le conoscenze automobilistiche della scuderia sfruttando la situazione di quasi bancarotta in cui si trovava il più grande costruttore di auto da corsa italiano. I due si troveranno dunque a collaborare per costruire l'automobile adatta a resistere al fatto di essere tenuta al limite per una giornata intera, ma anche per riportare in alto il marchio della Ford, che mai aveva vinto quella importantissima gara.
Io ammetto abbastanza candidamente il fatto di non essere tanto alla quale per quanto riguarda le corse automobilistiche, sono uno sport che non capisco e, nella Formula 1 ad esempio, non capisco perchè in una gara di velocità si trovi in certi casi a vincere non tanto l'automobile più veloce o meglio guidata, ma quella la cui squadra decide in maniera più intelligente di eseguire le soste ai box, in pratica si vince scegliendo bene quando fermarsi, per me una roba assurda proprio. Fortunatamente "Le Mans '66 - La grande sfida" non calca troppo la mano sulla componente riguardante le corse automobilistiche, anche se la gara finale occupa, anche giustamente, una buona mezz'ora di film, ma si concentra sul mostrare agli spettatori l'impresa sportiva e tecnica compiuta dai due protagonisti, che nel giro di un'annata riusciranno a costruire la macchina perfetta, giusta combinazione di velocità e resistenza. Il film è molto buono sotto diversi punti di vista, soprattutto per quanto riguarda il comparto tecnico: la regia è ottima, ritmo narrativo e montaggio sono serrati e le inquadrature coinvolgono incredibilmente lo spettatore, per non parlare poi di una colonna sonora per cui un appassionato di musica rock come me si sente praticamente a casa. Convincenti anche le prove di tutti gli attori protagonisti della vicenda e dal punto di vista narrativo e del coinvolgimento dello spettatore a questo film non gli si può dire proprio nulla.
Ho però qualche riserva sul film: innanzitutto, per quanto sia un film abbastanza bello, visto anche il livello dei film proposti quest'anno tra i nove candidati a miglior film, questo mi sembra un po' essere il pesce fuor d'acqua - ho una fiducia smisurata su "1917", forse forse si contende il "titolo" con "Piccole donne", ma staremo a vedere - tanto che mi è sembrata un po' esagerata la candidatura, in questo caso. In secondo luogo sia dal titolo originale sia dalle premesse mi aspettavo di vedere più un film su una rivalità tra due costruttori di auto, cosa che in realtà per buona parte del film non si vede, in favore della narrazione delle fasi di preparazione alla gara da parte della Ford, in pratica la rivalità cui avrebbe fatto pensare il titolo si è vista solamente nel momento della trattativa per l'acquisto della Ferrari e alla fine, nel corso della gara, con qualche scambio di battute tra Ferrari e Ford, insomma, da questo punto di vista mi sarei aspettato qualcosina di più che delle semplici schermaglie.
Nonostante i difetti e la forse esagerata nomination all'Oscar come miglior film - meritate invece secondo me le altre tre per miglior montaggio, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro - "Le Mans '66 - La grande sfida" rimane un buonissimo film che riesce a mantenere comunque alta l'attenzione dello spettatore dall'inizio alla fine, risultando lineare a livello narrativo e giustamente coinvolgente a livello emotivo.

Voto: 7,5

lunedì 20 gennaio 2020

Jojo Rabbit di Taika Waititi (2019)

Nuova Zelanda, USA, Repubblica Ceca 2019
Titolo Originale: Jojo Rabbit
Sceneggiatura: Taika Waititi
Durata: 108 minuti
Genere: Commedia


Ci stiamo avvicinando lentamente alla notte degli Oscar e già sono stati annunciati i candidati per i vari premi che, soprattutto nella categoria di miglior film, mi sembrano essere tutti o quasi di pari livello, fatta eccezione per "Le Mans '66 - La grande sfida" che mi sembra essere un gradino sotto. Ovviamente tutto questo al netto del fatto che non ho ancora visto "1917" nè "Piccole donne" che cercherò di vedere tra questa e la prossima settimana. Sono però riuscito ad andare a vedere, nel weekend appena terminato, "Jojo Rabbit", una delle pellicole che attendevo con maggiore curiosità, innanzitutto perchè diretta da un regista che non mi dispiace, a parte per "Thor: Ragnarok" che mi aveva profondamente deluso, in secondo luogo perchè parla del tema del nazismo con un tono fanciullesco e quasi infantile, con l'idea della presenza di Adolf Hitler come amico immaginario di un bambino che mi sembrava essere veramente geniale. Oltre alla regia di Taika Waititi, che avevo profondamente apprezzato in "Vita da vampiro - What We Do in the Shadows", abbiamo la presenza nel cast di attori come Scarlett Johansson, candidata all'Oscar come migliore attrice non protagonista per questa interpretazione, oltre a quello come miglior attrice protagonista per "Storia di un matrimonio", Sam Rockwell, Stephen Merchant e Rebel Wilson. I due protagonisti invece sono interpretati dal giovanissimo Roman Griffin Davis e dalla appena ventenne Thomasin McKenzie.
Siamo nel 1945, nella Germania nazista, Johannes Betzler, detto Jojo Rabbit, è un bambino della Gioventù Hitleriana che vive assieme alla madre Rosie e che ha perso il padre in guerra e la sorella a causa dell'influenza. Egli passa le sue giornate assieme al suo amico immaginario Adolf Hitler, che è però una versione quasi infantile del dittatore, nato dalla profonda ammirazione di Jojo per il regime totalitario in cui è nato e cresciuto, che lo hanno reso quasi un fanatico del regime nazista. Le sue convinzioni iniziano però a vacillare nel momento in cui egli scopre che la madre nasconde un'ebrea in soffitta, innescando un conflitto interiore nel ragazzino che ha sempre visto gli ebrei come mostri in grado di controllare le menti delle persone e che vede in qualche modo nella madre, per il fatto di aiutare un'ebrea, una traditrice della patria e degli ideali inculcati dal nazismo nella popolazione tedesca.
La sensazione al termine della visione di "Jojo Rabbit", liberamente ispirato dal romanzo del 2004 "Come semi d'autunno", è stata quella di aver assistito ad un film a tratti geniale. C'è sempre un po' di timore quando si vuole trattare il tema del nazismo e della Shoah con un tono anche solo leggermente diverso dai drammoni a cui siamo abituati, ma con questo lavoro Taika Waititi ha fatto centro sotto moltissimi punti di vista, a partire dalla componente comica della vicenda. Sì perchè "Jojo Rabbit" è pensato per essere una commedia nera in cui mettere alla berlina tutte le convinzioni della popolazione sotto il regime nazista, facendo battute sulla popolazione ebrea e ridicolizzando prepotentemente le convinzioni naziste. La bravura di Taika Waititi in questo film sta infatti nel fatto di aver girato tutte le battute non politicamente corrette sulla popolazione ebrea facendo in modo di rappresentarle come convinzioni naziste con un duplice risultato: da una parte non si sono svegliati i ben pensanti pronti a criticare il regista per il fatto di aver ridicolizzato una tragedia - anche se qualche voce a riguardo si è alzata, fortunatamente in maniera abbastanza isolata - mentre dall'altra il film è divertentissimo, le battute sono azzeccate e ci sono momenti assolutamente geniali che mi hanno fatto morire dal ridere. Le risate che provoca questo film però non sono assolutamente fini a se stesse: a tratti le battute presenti in "Jojo Rabbit" pur facendo ridere risultano essere estremamente inquietanti e in grado di far riflettere su quel periodo e sugli orrori di cui si rese protagonista il regime nazista.
Dal punto di vista recitativo devo dire che anche in questo film si sono viste ottime cose: innanzitutto Taika Waititi risulta essere un Hitler perfetto, tra l'altro in grado di cambiare il proprio carattere e diventare sempre più cattivo all'aumentare dei dubbi di Jojo su ciò in cui fino ad allora aveva sempre creduto. Mi sono pure piaciuti tantissimo sia Roman Griffin Davis sia Thomasin McKenzie, che nel corso del film hanno un'evoluzione caratteriale mica male, mentre memorabili sono stati Sam Rockwell e Stephen Merchant, soprattutto il secondo, protagonista di una sola scena, forse la più divertente del film, ma anche la più amara, a posteriori. Straordinaria e meritevole di candidatura - chissà che quest'anno possa fare una clamorosa doppietta, ma non credo anche se un po' ci spero - Scarlett Johansson che è anche coinvolta in due scene veramente memorabili che sicuramente mi rimarranno in mente per moltissimo tempo. Insomma, a conferma della qualità altissima di quest'anno per quanto riguarda le nomination agli Oscar, è arrivato nelle nostre sale un altro film che forse non potrà dire la sua - ben altri saranno i favoriti -, ma sicuramente saprà farsi apprezzare dal pubblico che andrà in sala a guardarlo e che forse una statuetta, penso ad esempio a quella per la miglior sceneggiatura non originale, potrebbe portarsela a casa.

Voto: 8