martedì 23 luglio 2019

The Golem di Yoav Paz, Doron Paz (2018)

Israele, USA 2018
Titolo Originale: The Golem
Sceneggiatura: Ariel Cohen
Durata: 94 minuti
Genere: Horror


Eccoci di nuovo, dopo la recensione di ieri, a parlare nuovamente di un film disponibile su Netflix, l'horror israelo-statunitense "The Golem". Molti sono stati nella storia i film dedicati al mito ebraico del Golem, figura mitologica del folklore ebraico secondo cui, chiunque venga a conoscenza della Qabbalah e dei poteri legati alla conoscenza dei nomi di Dio possa riuscire a fabbricare un Golem, gigante d'argilla che può essere utilizzato come servo e impiegato per qualsiasi scopo, in quanto obbediente al suo padrone. Dopo che la figura mitologica ha avuto molti film a sè dedicati era un po' di tempo che non si vedeva una pellicola che utilizzasse il suo mito, ma ecco che ci vengono in soccorso i due fratelli registi Yoav Paz e Doron Paz, che decidono di far uscire la loro versione della storia del Golem, liberamente rivisitata in un contesto decisamente diverso rispetto a come eravamo abituati. Il cast è per lo più composto da attori non particolarmente famosi, tra cui si segnalano Hani Furstenberg nei panni di Hanna, Ishai Golan nei panni di Benjamin e Brynie Furstenberg nei panni di Perla.
Siamo nella metà del XVII secolo e vediamo la storia di una piccola comunità ebraica insediatasi nelle campagne lituane. La comunità è accusata ingiustamente di aver provocato un'epidemia di peste che ha decimato sia la popolazione di quelle campagne sia i barbari che le stavano invadendo. Proprio per difendere la sua popolazione la protagonista Hannah, sfruttando la conoscenza della Qabbalah, deciderà di dare vita ad un Golem che plasmerà ad immagine e somiglianza del suo bambino deceduto, che verrà posto dapprima a difesa degli abitanti del villaggio, fino a quando non manifesterà tendenze omicide verso chiunque possa minacciare lui o la sua famiglia, anche in maniera piuttosto insensata.
Per quanto mi riguarda ho trovato "The Golem" un film piuttosto strano e complesso da decifrare e da valutar secondo i miei canoni. Da un certo punto di vista ho apprezzato in maniera particolare la tecnica con cui il film è stato diretto, con i due fratelli registi Yoav Paz e Doron Paz che riescono a contestualizzare molto bene il luogo in cui si svolge la vicenda, rendendolo affascinante e cupo, grazie ad una fotografia piuttosto fredda e talvolta addirittura piuttosto buia, che però rende piuttosto bene l'atmosfera generale del film. D'altro canto la narrazione, che ha un incedere piuttosto lento in cui non molto viene lasciato al mistero e in cui molto ci viene spiegato nel dettaglio, soprattutto nella seconda parte del film mostra in qualche modo un debito verso "Pet Sematary", non disdegnando citazioni e stratagemmi tipici di altri film horror di questo ultimo periodo che ormai sono talmente abusati da non fare più paura, come ad esempio gli occhi che diventano completamente neri, roba che era passata di moda già dopo la prima stagione di "Supernatural" e che spesso e volentieri è sintomo di film fatto senza fantasia. É un peccato dunque che una confezione così intrigante e che a volte lascia con gli occhi aperti per quanto la fotografia sia efficace, sia accompagnata da una sostanza poco interessante - nonostante il tema del Golem si sarebbe potuto sfruttare assai meglio - e dall'utilizzo di stratagemmi spiccioli per dare al film un'atmosfera da horror soprannaturale di cui, forse, non aveva bisogno.

Voto: 5

lunedì 22 luglio 2019

Il sequestro di Stella di Thomas Sieben (2019)

Germania 2019
Titolo Originale: Kidnapping Stella
Sceneggiatura: J Blakeson, Thomas Sieben
Durata: 89 minuti
Genere: Thriller


In questo periodo Netflix sta cominciando a proporre film a raffica, alcuni dei quali, a dispetto di quanto visto nel passato sulla piattaforma, si preannunciano, almeno sulla carta, piuttosto interessanti. Attratto dalla trama e dal cast risicato de "Il sequestro di Stella", ho deciso di affrontarne la visione in una serata in cui non avevo troppa voglia di impegnarmi per cercare un film da vedere e in cui il caldo ha preso il sopravvento, facendomi scegliere proprio il film che c'era sulla copertina della mia pagina di Netflix. Prodotto in Germania durante questa annata e diretto dal regista Thomas Sieben, "Il sequestro di Stella" vede la presenza al suo interno di soli tre personaggi: Stella, interpretata da Jella Haase, Tom, interpretato da Max von der Groeben, e Vic, interpretato da Clemens Schick, tutti e tre attori piuttosto giovani, che non ho mai visto all'opera.
La trama del film è in realtà molto semplice: Tom e Vic sono i due sequestratori, che rapiscono Stella con l'obiettivo di ottenere un riscatto. I due sequestratori si sono conosciuti in prigione e dietro le sbarre hanno cominciato a progettare un sequestro, per guadagnare un po' di soldi e obiettivo di tale sequestro è proprio Stella, che viene portata in un luogo isolato non ben precisato e legata a un letto, sotto stretto controllo da parte dei suoi aguzzini, che la nutrono, la dissetano e le fanno espletare le sue funzioni fisiologiche senza mai toglierle gli occhi di dosso. Di contro la ragazza dovrà cercare un modo per liberarsi, partendo da una condizione di evidente svantaggio, e per chiamare la polizia per far sì che venga soccorsa e liberata. Per questo cercherà di sfruttare qualsiasi mezzo a sua disposizione, ma le cose cambieranno nel momento in cui Stella scoprirà che uno dei suoi aguzzini è Tom, che lei conosce da tempo prima che lui finisse in prigione: si verrà dunque a creare una situazione molto particolare in cui Tom sembra iniziare ad avere rimorsi per aver scelto proprio lei come vittima, mentre Vic comincerà a sospettare dello stesso Tom, per i suoi comportamenti piuttosto strani.
C'è da dire subito che "Il sequestro di Stella" è uno di quei film che in una serata estiva caldissima può andare più che bene perchè sa quali mezzi utilizzare per catturare l'attenzione dello spettatore, essendo anche a livello narrativo un film molto "rassicurante" per il pubblico: lo schema è dei più classici possibili, dato che avviene il sequestro, viene chiesto il riscatto e subito si instaurano le varie dinamiche tra i tre personaggi che vengono sviscerate in ogni dettaglio, senza però particolari colpi di scena e senza artifici narrativi ad effetto che spesso e volentieri sembrano essere messi lì apposta per far saltare sul divano lo spettatore, ma senza un vero e proprio significato. Il film si presenta poi, dal punto di vista della narrazione del sequestro, in maniera piuttosto scientifica, spiegandone tutte le fasi, tutte le mosse che i sequestratori devono mettere in atto per far sì che il loro piano vada in porto, fino ad arrivare alla consegna del riscatto e alle dinamiche che si creano tra i due sequestratori dal momento in cui non possono più fidarsi nè l'uno dell'altro nè della stessa Stella, che ormai conosce uno dei due.
Visto sotto un altro punto di vista però il film, che è in tutto e per tutto l'emblema della narrazione lineare, non lascia moltissimo spazio alla fantasia dello spettatore: i pochi colpi di scena legati alla conoscenza tra Stella e Tom vengono spiegati a chiare parole, tanto che a un certo punto si capisce abbastanza come la vicenda andrà a finire. Inoltre ad una sceneggiatura piuttosto semplice si affianca una regia che sembra essere piuttosto canonica, quasi come se Thomas Sieben fosse un mestierante che non vuole lasciare spazio ad uno stile registico in particolare, ma volesse risultare il più avulso possibile dalla vicenda narrata. L'interpretazione dei tre attori poi mi è parsa abbastanza televisiva, nel senso negativo del termine ovviamente, spesso e volentieri non sembrano in grado di trasmettere la tensione allo spettatore e risultano anche piuttosto anonimi, tutti e tre. Insomma, "Il sequestro di Stella" tra poche luci e tante ombre, è un film piuttosto rassicurante per il suo schema narrativo, che spiega per filo e per segno tutto ciò che c'è da spiegare e narra una storia lineare che ha un inizio ed una fine ben chiari, che in queste serate estive potrebbe anche andare bene, ma che nel corso dei giorni si farà dimenticare abbastanza in fretta.

Voto: 5,5

sabato 20 luglio 2019

LUNA... E OLTRE L'INFINITO - Sunshine di Danny Boyle (2007)


Regno Unito 2007
Titolo Originale: Sunshine
Regia: Danny Boyle
Sceneggiatura: Alex Garland
Durata: 108 minuti
Genere: Fantascienza


Oggi cade il cinquantesimo anniversario dello sbarco dell'uomo sulla Luna: quello che per molti è un complotto ben congegnato e che il 20 Luglio del 1969 ha visto Neil Armstrong e Buzz Aldrin mettere piede sul nostro satellite naturale è in realtà il simbolo dell'istinto esplorativo dell'essere umano, che si spinge oltre i confini del nostro pianeta per andare a conoscere il Sistema Solare e, anche se con macchinari non guidati da esseri umani a bordo, anche l'intero Universo, di cui conosciamo ancora pochissimo rispetto alle sue ipotetiche dimensioni. Proprio per celebrare l'anniversario di uno degli eventi più importanti della storia dell'umanità, ma anche per fermarsi a riflettere sulle conseguenze che questa spedizione ha avuto e su come l'esplorazione spaziale apra a riflessioni esistenziali non banali, la solita cricca di bloggere ha organizzato una giornata in cui verranno recensiti film non solamente dedicati allo sbarco sulla Luna, ma all'esplorazione spaziale in generale, alcuni verosimili, altri legati a storie vere, altri di fantascienza, che è il genere che su questo tema ovviamente si sbizzarrisce in maniera maggiore. La mia scelta è ricaduta su "Sunshine" di Danny Boyle, film diretto dal regista inglese con un cast di assoluto rispetto composto da alcuni degli attori che ora sono in pianta stabile sul taccuino dei produttori di Hollywood come Cyllian Murphy e Chris Evans.
Siamo nel 2057 e il Sole si sta per spegnere e l'umanità sulla Terra rischia l'estinzione a causa del congelamento globale dovuto allo spegnimento della nostra stella. Qualche anno prima la spedizione Icarus era stata inviata nei pressi del Sole per sganciare al suo interno una bomba nucleare gigantesca in grado di reinnaescare nel Sole la reazione di fusione termonucleare ed evitare che si spegnesse. Di tale missione non si hanno più tracce da tempo, perchè le comunicazioni si sono interrotte una volta che la nave spaziale era entrata nella zona in cui era impossibile comunicare con l'esterno, si sa solo che è fallita in quanto la situazione sulla Terra non è migliorata. Il compito di sganciare una nuova bomba nucleare, grande come l'isola di Manhattan, viene lasciato alla spedizione Icarus II, di cui conosciamo l'equipaggio eterogeneo proprio quando sta per entrare nella zona morta del Sole e quando sta per inviare l'ultimo messaggio di speranza ai propri parenti rimasti sulla Terra.
Nel corso della mia vita l'astronomia e l'astrofisica sono stati degli hobby che ho sempre provato un certo piacere a coltivare, anche se in maniera puramente divulgativa e non scientificamente accurata , perchè ho sempre provato un certo fascino, una certa attrazione verso ciò che circonda il nostro piccolo pianeta al di fuori della nostra atmosfera. É più o meno per questo motivo che film di fantascienza come "Interstellar" - scientificamente credibile a parte qualche ovvia licenza sceneggiativa -, ma anche film biografici come "Apollo 13" o "First Man - Il primo uomo" mi hanno sempre attratto in maniera particolare. É proprio dalla ricerca spaziale, sempre bistrattata dal popolo cui piace dire "perchè occuparsi dello spazio quando abbiamo così tanti problemi sulla Terra?", che le persone sulla Terra possono sognare, immaginare mondi fantastici mai esplorati, sfido chiunque a non essere affascinato dalla visione della foto di una nebulosa o al perchè il nostro pianeta si trovi proprio nella zona abitabile della nostra stella, pensando che bastavano relativamente pochi chilometri di differenza rispetto ad ora perchè la vita sulla Terra non potesse esistere, poi come è giusto che sia c'è chi da queste cose è attratto solo da una questione estetica, da una serata romantica a guardare le stelle e chi, come me, anche se lo faccio in maniera divulgativa, si interroga anche sul perchè e sul come funzionano determinate cose nell'Universo.
Fino ad ora non ho parlato molto del film, più che altro perchè volevo introdurre ciò che mi affascina tantissimo dell'esplorazione spaziale. Dal punto di vista cinematografico "Sunshine" ha uno schema molto molto classico, tipico dei film catastrofici in cui un manipolo di uomini sono chiamati a salvare la Terra in una spedizione che molto probabilmente li porterà a sacrificarsi per il bene del maggior numero di persone. É un concetto che emerge sempre molto chiaramente quando sia ha a che fare con film in cui la Terra viene messa a nudo in tutta la sua debolezza rispetto agli eventi esterni, il sacrificio di pochi per il bene di molti è, per dire, la stessa identica cosa che succede in "Armageddon", ma anche nel novanta per cento dei film di questo filone. É però anche presente un concetto fatalista per cui se il Sole si sta spegnendo è perchè un ente superiore, chiamatelo Dio, chiamatelo Odino o Crodino - qui beccare la citazione non è facilissimo, sappiatelo - vuole che sia così e non è compito dell'umanità controvertire il suo volere e ad esprimere questo concetto vi sarà un personaggio in particolare che farà di tutto perchè la missione non vada in porto.
A parte la solita interessante tematica che viene espressa dal film e il suo svolgimento molto molto canonico - con tanto di morti in sequenza che si sacrificano per il bene della missione come prassi di questo tipo di film - c'è da dire che Danny Boyle è riuscito a fare un ottimo lavoro sui personaggi della pellicola, chi più e chi meno sviluppato, ma tutti perfettamente identificabili e rappresentanti un diverso stile di vita e un diverso modo di affrontare la vita e la missione, mentre le immagini dell'astronave che si porta nelle vicinanze del sole sono estremamente spettacolari, con "Sunshine" che funziona bene e si rende coinvolgente anche come film d'azione, oltre che per i contenuti espressi. Insomma, non siamo davanti ad un semplice film catastrofico come potrebbe apparire in maniera superficiale, ma davanti ad un film che esprime in maniera giusta quanto la vita sulla Terra sia influenzata anche da tutto ciò che la circonda, sapendo che ovviamente noi terrestri non dipendiamo solo da noi stessi, ma anche da agenti esterni che ci è impossibile controllare.

Partecipano alla giornata anche gli altri blogger. Seguendo il link potrete andare alla loro recensione:

Stories (Uomini veri)
Delicatamente Perfido (Moon)
La Bara Volante (Capricorn One)
La Fabbrica dei Sogni (Mission to Mars)
Il Bollalmanacco di Cinema (Europa Report)
The Obsidian Mirror (Preludio allo spazio)
Director's Cult (First Man - Il Primo Uomo)
Il Zinefilo (Stazione Luna)
Non quel Marlowe (Il finto sbarco lunare)
Fumetti Etruschi (Comunisti sulla Luna)
Gli Archivi di Uruk (Primi sulla Luna!)
30 anni di Aliens (La Luna nell'universo alieno)
Il CitaScacchi (Scacchi verso la Luna)
IPMP: Locandine italiane d'annata (Stazione Luna)
SOLARIS (Contact)


venerdì 19 luglio 2019

La bambola assassina 2 di John Lafia (1990)


USA 1990
Titolo Originale: Child's Play 2
Regia: John Lafia
Sceneggiatura: Don Mancini
Durata: 84 minuti
Genere: Horror


Solamente due anni prima "La bambola assassina" era stato accolto dalla critica con buone recensioni, che lo ritenevano un film intelligente e ben riuscito, ma nessuno si immaginava che, di lì a poco, il primo film e di conseguenza poi tutta la saga che ne è derivata, sarebbe diventata di culto. É però per battere il ferro finchè caldo e per guadagnare qualche altro bel bigliettone che subito Don Mancini, che si era già occupato del soggetto e della sceneggiatura del film precedente, ha già pronta la sceneggiatura di un seguito, la cui regia sarà affidata al regista John Lafia, che già allora non aveva dato grande prova di sè dal punto di vista cinematografico e che, in seguito alla direzione de "La bambola assassina 2" si dedicò principalmente alla televisione, figurando tra le altre cose come sceneggiatore dello sceneggiato televisivo "It", senza però venirne accreditato. Del cast del film precedente ritorna solamente Alex Vincent nei panni di Andy Barclay, con l'assenza degli altri membri del cast del film precedente che viene giustificata abbastanza bene a livello di trama, mentre vengono introdotti Kyle, interpretata da Christine Elise e i suoi genitori adottivi Johanne e Phil Simpson, rispettivamente interpretati da Jenny Agutter e Gerrit Graham.
Sono passati due anni dagli eventi narrati nel corso del film precedente: la bambola posseduta dall'anima di Chucky, ormai quasi completamente bruciata, viene riparata e ricostruita da alcuni impiegati della ditta Tipo Bello, per evitare una cattiva pubblicità. Ricostruendo la bambola però riporteranno in vita lo spirito di Chucky, che subito ucciderà i dipendenti dell'azienda per cominciare a cercare Andy che, essendo la prima persona a cui ha rivelato la sua vera identità, è anche l'unico che può ospitare la sua anima, una volta abbandonato il corpo della bambola. Nel frattempo Andy, creduto pazzo assieme alla madre per gli avvenimenti del film precedente, viene preso in adozione dalla famiglia Simpson, che accoglie in casa propria anche una ragazza di nome Kyle, ma l'ambientamento per lui non è dei più semplici: si spaventa vedendo una bambola Tipo Bello e continua a insistere sul fatto che gli avvenimenti da lui vissuti fossero reali, cosa non accettata di buon cuore dalla sua famiglia. Chucky però riuscirà a trovare il luogo in cui si trova Andy e comincerà a minacciare i membri della famiglia con Andy che non verrà mai creduto ne suoi tentativi di mettere in guardia gli altri membri della famiglia sui suoi poteri.
Da quello che mi ricordo, tra i pochi lavori diretti da John Lafia, non ricordo di averne visto nessuno, ma quanto meno la sceneggiatura, essendo stata scritta dallo stesso Don Mancini che aveva diretto il capitolo precedente, rimane coerente con quello che era lo stile del primo film, non discostandosi però più di tanto da esso a livello strutturale. La trama infatti, a livello narrativo, segue una struttura molto molto simile al suo predecessore, con Chucky che, dal momento in cui comincerà a commettere omicidi, farà sì che nessuno creda nelle parole di Andy, in modo da potere un giorno impossessarsi del suo corspo una volta che avrà abbassato lo sguardo. Essendo però un seguito deve seguire la regola aurea secondo cui basterebbe fare come il primo, ma di più, ed i effetti il risultato ottenuto da John Lafia con questo secondo capitolo mi è parso lodevole proprio per quello: "La bambola assassina 2" è un film divertente, con una dose di sangue molto maggiore rispetto al primo film e con alcune scene che sono diventate iconiche allo stesso modo di quelle del suo predecessore - il banner di questa rassegna speciale che sto conducendo fino ad arrivare a "La bambola assassina", remake del 2019, è preso proprio da questo film - e che hanno reso la pellicola divertente quanto basta per non fare poi troppi confronti con il suo predecessore.
"La bambola assassina 2" non sarà dunque riuscito a diventare un cult del genere come il suo predecessore o come il quarto capitolo di questa saga, "La sposa di Chucky" di cui si parlerà nel giro di qualche settimana, ma rimane il film horror divertente con un antagonista estremamente divertente proprio come avevamo imparato a conoscerli nel film che lo ha preceduto. Ovvio che alcune scene siano maggiormente caricate e maggiormente esagerate, ma la cosa funziona abbastanza bene, per un film che, pur non essendo molto ricordato, sa difendersi più che bene al cospetto dei film più conosciuti e più iconici dell'intera saga.


giovedì 18 luglio 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Tantissime, proprio tantissime, le uscite al cinema di questa settimana. Peccato che di veramente interessanti non ce ne sia nemmeno una, giusto due che potrebbero, volendo, essere viste, mentre le altre sembrano messe lì solo per riempire un po' il palinsesto, anche se all'atto pratico non penso che saranno disponibili in molte sale in giro per l'Italia. Vediamo quali sono, commentate come al solito in base ai miei pregiudizi!

Edison: L'uomo che illuminò il mondo di Alfonso Gomez-Rejon


Il fatto che il film biografico su Thomas Edison, interpretato da Benedict Cumberbatch, arrivi in sala ben due anni dopo la sua produzione un po' mi fa specie e un po' mi puzza. Però, da buon ingegnere, un po' sono interessato alla vita di uno degli scienziati più importanti nella storia moderna. Spero che, oltre che un film importante, si riveli anche un film interessante a livello cinematografico.

La mia aspettativa: 6/10


Serenity - L'isola dell'inganno di Steven Knight

Matthew McConaughey e Anne Hataway in teoria dovrebbero essere una garanzia. Peccato che un mio amico un po' tardo di cervello mi abbia spoilerato il finale, quindi non so quanto valga veramente la pena di andare al cinema per vedere questo film. Il problema però è che questa settimana c'è proprio poco poco, anche se, dovendo ancora recuperare "Spider-Man: Far from Home" forse riesco a coprire il buco in qualche modo.

La mia aspettativa: 5/10


Le altre uscite della settimana

Baby Gang: Dramma criminale italiano che mi sa di un po' troppo amatoriale, già solo a guardarne la locandina ed il trailer.
Birba - Micio combinaguai: Già sapete com'è il mio rapporto con i film d'animazione: è brutto con quelli belli, figurarsi con quelli che si preannunciano bruttissimi come questo.
Di tutti i colori: Commedia italiana che non mi fa venire per niente voglia di darle un'opportunità.
Good Boys - Quei cattivi ragazzi: Commedia per ragazzi che volendo volendo si potrebbe anche vedere, potrebbe divertirmi.
Il mangiatore di pietre: Dramma impegnato e impegnativo italiano che probabilmente non vedrà la luce di mezza sala.
Passpartù - Operazione Doppiozero: Questo è il weekend delle commedie italiane che puzzano di roba brutta a quanto pare.
Raccolto amaro: Altro film impegnato in questa settimana: già in sala non ci sta andando nessuno, se poi le proposte sono queste.
Skate Kitchen: Ne ho sentito parlare qualche giorno fa al TG5 e non mi sembra un film malaccio. Il tema non è che mi interessi più di tanto.
Vita segreta di Maria Capasso: Altro dramma impegnatissimo in questa lunga estate caldissima. Penso che ne farò a meno.

martedì 16 luglio 2019

NOTTE HORROR 2019: The Omen - Il presagio di Richard Donner (1976)


Regno Unito, USA 1976
Titolo Originale: The Omen
Sceneggiatura: David Seltzer
Durata: 111 minuti
Genere: Horror


É giunta ormai alla sesta edizione "Notte Horror", la rassegna organizzata dalla solita cricca di blogger nei Martedì estivi che propone due appuntamenti settimanali, alle 21 e alle 23, dedicati alle recensioni di due dei film che venivano trasmessi dal celebre programma televisivo che ha spopolato tra gli anni novanta e i duemila e che ancora oggi, in qualche modo, si cerca di riportare in auge, anche se le proposte a livello qualitativo scarseggiano. La scelta dei film ricade sempre su un film prodotto tra gli anni settanta e gli anni novanta, possibilmente tamarro o trash, per ripercorrere le atmosfere di quelle notti, in cui la qualità dei film horror non è che fosse sempre altissima, ma venivamo giustamente riempiti di horror divertentissimi. Oggi sono stato preceduto da "Il Zinefilo" che alle 21 ha recensito per noi "L'albero del male", mentre per quanto riguarda la mia scelta, è ricaduta su un classicone del genere come "The Omen - Il presagio": certo, non è un film tamarro e non è per niente trash - a parte pochissime sequenze dovute all'invecchiamento del film e delle tecnologie utilizzate -, ma anche durante "Notte Horror" venivano trasmessi capolavori come "L'esorcista" , "Shining" o anche questo stesso film, quindi un'eccezione la si poteva fare tranquillamente. Il film è diretto da Richard Donner, regista che prima o poi vorrò provare ad esplorare maggiormente e che mi ha colpito principalmente grazie a "Arma letale", uno dei miei film action del cuore. Nel film sono presenti, nel ruolo di protagonisti, Gregory Peck, Lee Remick e Harvey Stephens nei panni di Damien, il bambino protagonista della vicenda.
É il 6 giugno del 1970, alle 6 del mattino: Robert Thorn è un diplomatico statunitense a Roma, che viene informato che la propria moglie ha dato alla vita un figlio morto. I dottori che hanno assistito al parto gli consigliano di sostituire il suo bambino con un altro appena nato nelle stesse ore, da una madre morta di parto ed egli accetta, evitando così alla moglie il dolore per la perdita del figlio. La famiglia si trasferirà poi a Londra, dove Robert dovrà assumere il ruolo di ambasciatore dove la famiglia vive in serenità fino al quinto compleanno di Damien, giorno in cui la sua bambinaia si suiciderà in maniera misteriosa gettandosi dalla finestra con un cappio al collo. Venendo a conoscenza della morte della bambinaia, uno dei sacerdoti che avevano accolto il bambino in ospedale decide di contattare il diplomatico per dirgli che il bambino sarebbe nato da uno sciacallo e che, pur di ricevere l'eredità del padre, sarebbe disposto a disfarsi di chiunque lo possa ostacolare. Il sacerdote lo mette in guardia anche sulla moglie, nuovamente incinta, che con Damien nella stessa casa correrebbe un enorme pericolo.
"The Omen - Il presagio" è considerato, a ragione, uno dei grandi classici del cinema horror degli anni settanta, divenuto poi un cult nei tempi a venire e apprezzato ancora oggi dagli appassionati di cinema. Vincitore di un premio Oscar per la migliore colonna sonora, il film riesce a mettere lo spettatore in una condizione di continua allerta, come se il pericolo fosse sempre alle porte, non giocando però su quei mezzucci "chimici" che contraddistinguono il genere horror odierno. La tensione viene infatti costruita man mano che il tempo passa e non sono presenti jump-scare o balzi sulla sedia, ma una costante sensazione che stia per succedere qualcosa di sbagliato, una paura coltivata dall'inizio alla fine della pellicola grazie ad una realizzazione tecnica di altissimo livello e ad una colonna sonora che non sarà stata iconica o riconoscibile come quelle di altri cult del periodo, ma fa alla perfezione il suo sporco lavoro, insinuandosi nella mente dello spettatore e portandolo ad innalzare il suo livello di attenzione in maniera vertiginosa. La regia di Richard Donner è pazzesca e alterna momenti in cui si concentra sull'espressività del bambino ad altri in cui è la situazione dei genitori che viene messa maggiormente in luce, sbattendoci in faccia anche alcune scene splatter - alcune delle quali, come quella della morte del sacerdote, altamente inverosimili ma pienamente in linea con il contesto della storia narrata - in cui il sangue e il disgusto non ci vengono risparmiati.
"The Omen - Il presagio" non colpisce però solamente per la componente horror, per il suo modo di far paura, quanto più che altro per il concetto espresso secondo cui il male, per dominare il mondo, debba in qualche modo insinuarsi nelle cariche politiche: non sembra dunque casuale il fatto che sia proprio un ambasciatore ad adottare il figlio del demonio, così come non è casuale la sequenza finale, tesissima, in cui il bambino sta per essere ucciso dal suo padre adottivo, che viene però fermato dalle autorità permettendo al bambino di venire preso - e forse adottato, ma per questo dovrei vederne i vari seguiti che non ho mai visto - da colui che sembra essere il presidente degli Stati Uniti. Ad aumentare ancora di più il valore della pellicola, come al solito quando si parla di film sul demonio negli anni settanta, abbiamo le varie leggende metropolitane/coincidenze sfortunate che sono capitate alla troupe nel periodo della lavorazione del film. Per quelle potete tranquillamente consultare la pagina Wikipedia, ma a me queste cose collegate ad un film divertono sempre in modo particolare. Inutile dunque continuare a ribadire quanto ci troviamo davanti ad un vero e proprio cult del genere horror, che ha segnato un'epoca e che non è invecchiato di nemmeno un anno, a parte qualche effetto speciale che ha fatto il suo tempo, funziona ancora tutto a meraviglia e riesce ad inquietare ancora in maniera incredibile.

Partecipano alla rassegna anche i seguenti blog (i link sono in continuo aggiornamento):

9 luglio 2019, ore 21: La bara volante - Stuff, il gelato che uccide
9 luglio 2019, ore 23: Malastrana VHS - Vivere nel terrore

16 luglio 2019, ore 21: Il Zinefilo - L'albero del male


Di seguito trovate anche il programma completo della rassegna!


Sotto, anche i link alle precedenti edizioni:

Notte Horror 2014: Mimic
Notte Horror 2015: Cujo
Notte Horror 2016: ...e tu vivrai nel terrore - L'Aldilà
Notte Horror 2017: La casa 7
Notte Horror 2018: Chi è sepolto in quella casa