martedì 26 marzo 2019

El incidente di Isaac Ezban (2014)



Messico 2014
Titolo Originale: El incidente
Regia: Isaac Ezban
Sceneggiatura: Isaac Ezban
Cast: Raúl Méndez, Nailea Norvind, Hernán Mendoza, Humberto Busto, Fernando Alvarez Rebeil, Gabriel Santoyo, Paulina Montemayor, Hector Mendoza, Leonel Tinajero, Marcos Moreno, Luciana Villegas, Adrián Ladrón de Guevara, Leticia Gonzalez, Magda Brugengheim, Santiago Mendoza Cortes, Erick Trinidad Camacho
Durata: 101 minuti
Genere: Fantascienza, Drammatico


É ormai diventato praticamente inutile continuare a ribadirlo, ma per chi non lo sapesse o per chi non mi legge assiduamente lo faccio per un'altra volta: amo i film che parlano di paradossi temporali e quindi, leggendo brevissimamente la trama di questo film sulla bacheca della pagina Facebook de "Il buio in sala", che consigliava spassionatamente questa pellicola in quanto vero e proprio gioiellino del genere, non mi potevo lasciare sfuggire la visione di "El incidente", pellicola messicana che tratta il tema dei paradossi temporali disponibile su Netflix. Il film è stato presentato in una versione incompleta al Festival di Cannes del 2014 ed è stato proiettato nei cinema messicani quasi un anno e mezzo dopo, nel Settembre del 2015. Non ricordo che il film abbia avuto una distribuzione italiana e il fatto che su Netflix la pellicola sia disponibile solamente in lingua originale conferma quelli che sono i miei sospetti riguardo al fatto che una distribuzione questo film non l'abbia avuta nel nostro paese: troppo piccolo per guadagnare qualche soldo, troppo piccolo per essere capito ed ecco che poi, a guardarlo, mi ritrovo praticamente ad adorarlo.
Due piccoli criminali, Carlos e Oliver, vengono sorpresi nella sua abitazione da un poliziotto di nome Marco, che, sparando, ferisce gravemente Carlos. Usciti dall'appartamento i tre si rendono conto, dopo non molto tempo, che la scala che porta fuori dal palazzo non ha una fine. In un altro luogo non ben precisato Roberto, la sua nuova moglie Sandra e i loro due figli partono per una vacanza, scoprendo poco dopo la partenza che nessuno ha portato le medicine per l'asma della figlia minore: la bambina ha una reazione allergica e la famiglia, in auto, si accorge che la strada che stanno percorrendo si ripete continuamente, è sempre la stessa. Le due storie poi si ricollegheranno in qualche modo nel finale del film, che ci spiegherà il perchè o due gruppi di personaggi si siano ritrovati intrappolati all'interno di un loop spazio-temporale e anche il modo per uscirne.
Dico sin da subito che "El incidente" per quanto mi riguarda è un piccolo gioiellino, un film in cui il montaggio alternato è gestito ottimamente e in cui le due storie che vengono narrate - che si ricollegano in un finale evocativo e commovente - sono entrambe interessanti e magnificamente dirette. Se la prima, quella ambientata nel palazzo dalla tromba delle scale infinita, riesce a mettere nello spettatore un senso di chiusura e di claustrofobia elevatissimi, la seconda riesce a ritrarre benissimo le conseguenze psicologiche che la strada che si ripete continuamente ha sui protagonisti. A un certo punto però, quasi inspiegabilmente, i vari personaggi iniziano ad accettare la loro condizione e anche quando la lucidità viene meno, cercano di continuare a vivere, procurandosi del cibo e dedicandosi ad attività più o meno estranianti: la spazzatura si accumula, ma niente e nessuno può interferire con quella che sembra essere diventata la loro nuova vita, solitaria e sempre uguale, dal quale pare praticamente impossibile sfuggire. Anche lo spiegone finale è gestito tramite un bellissimo montaggio alternato, che ci mostra due dei personaggi principali intenti nell'enunciare lo stesso dialogo e nello spiegare il perchè si fossero ritrovati in quella situazione: la spiegazione finale è interessantissima dal punto di vista fantascientifico e davvero carica a livello emotivo, funziona davvero a meraviglia.
Inutile dunque dire quanto mi senta in dovere di consigliare la visione su Netflix di questo piccolo grande film messicano: se siete appassionati di loop spazio-temporali come me, dovreste vederlo, ma non solo nel caso questo sottogenere vi appassioni. In realtà dovreste vedere questo film se vi piace il cinema in generale, sicuramente non ve ne pentirete.

Voto: 8

lunedì 25 marzo 2019

Dracula, principe delle tenebre di Terence Fisher (1966)


Gran Bretagna 1966
Titolo Originale: Dracula: Prince of Darkness
Regia: Terence Fisher
Sceneggiatura: John Elder, Jimmy Sangster
Cast: Christopher Lee, Barbara Shelley, Andrew Keir, Francis Matthews, Suzan Farmer, Charles Tingwell, Thorley Walters, Philip Latham, Walter Brown, George Woodbridge, Jack Lambert, Philip Ray, Joyce Hemson, John Maxim, Peter Cushing
Durata: 86 minuti
Genere: Horror


Il Lunedì non diventerà il giorno dedicato allo speciale sulla Hammer Film Production, è solamente una casualità il fatto che nelle ultime due settimane sia capitato di Lunedì, ci tengo a sottolinearlo. Per quanto sia un amante degli schemi e dei pattern e mi piaccia darmi degli schemi mentali quando faccio qualcosa, le recensioni tematiche a cadenza fissa nello stesso giorno della settimana alla lunga mi annoiano e sento il desiderio di cambiare. Siamo però qui, dopo molto tempo, a parlare del terzo secondo film appartenente alla serie di "Dracula": il secondo perchè "Le spose di Dracula" non è considerato come appartenente alla serie per via dell'assenza del personaggio di Dracula, che però è nemmeno tanto inspiegabilmente inserito nel titolo, mentre in questo film torna il personaggio interpretato e reso iconico da Christopher Lee e ritorna anche Terence Fisher alla regia, dopo la pausa che si era presa con "Il mistero della mummia" che, come saprete, non mi era piaciuto quasi per nulla. Nel film non è presente Peter Cushing, se non in alcune scene all'inizio, che servono per legare la storia narrata al suo interno con quella narrata nel primo film.
Protagonisti della vicenda sono quattro viaggiatori inglesi, due fratelli con le rispettive mogli, che si recano in un maniero sui Carpazi, dove vengono accolti da un sinistro maggiordomo di nome Klove, interpretato da Philip Latham. Il maggiore dei due fratelli, durante la notte, decide di seguire il maggiordomo, addestrato ad accogliere i visitatori con la massima ospitalità anche dopo la morte del suo padrone, fino ad una stanza segreta. All'interno di questa stanza l'uomo viene colpito a morte da Klove che, grazie al suo sangue, riesce a riportare in vita il suo padrone Dracula. Una volta risvegliato Dracula trasforma la moglie dell'uomo ucciso e tenta di fare lo stesso con l'altra coppia, che riesce fortunosamente a fuggire e a rifugiarsi in un monastero, anche se Dracula sembra del tutto intenzionato a perseguitarli e a non lasciarli sfuggire per potersi nutrire di loro.
Dopo essere rimasto deluso dalla visione de "Il mistero della mummia", la Hammer Film Productions torna a soddisfarmi con il secondo film dedicato a Dracula che presenta ancora una volta tutte le caratteristiche che mi avevano affascinato nel primo film, al netto dell'assenza nel cast di Peter Cushing. Il collegamento con il primo film della serie è ben giustificato, così come ben congegnato lo stratagemma per cui Dracula venga riportato in vita dalle sue stesse ceneri grazie al sangue di un visitatore. La cosa abbastanza strana, anche se era accaduta persino con il primo film in cui Dracula compariva sullo schermo solo per una manciata di minuti, lasciando però un ricordo indelebile nell'iconografia cinematografica del personaggio, sta nel fatto che nonostante il personaggio compaia quasi verso la metà della pellicola, questa riesca comunque ad ingranare e a risultare interessante anche in sua assenza, cosa che invece non era accaduta ad esempio con "Le spose di Dracula", in cui l'assenza del personaggio si faceva sentire in un film davvero poco interessante. Quando Christopher Lee entra in scena, per la seconda volta con il suo vero volto in un film della Hammer, poi il film decolla e fa capire praticamente subito il perchè l'attore protagonista sia l'arma in più della serie dedicata a Dracula: se nel primo film infatti protagonista in scena era Peter Cushing, mentre si ricordavano maggiormente le scene in cui era presente Christopher Lee, qui l'attore non ha una controparte di assoluto rilievo e riesce ad esprimere al massimo le sue capacità, pur rimanendo relativamente poco sullo schermo e pur non pronunciando nemmeno una parola.
La serie di Dracula prosegue dunque a gonfie vele con questo suo secondo film, "Dracula, principe delle tenebre", che riesce a ricollegarsi in maniera egregia alle atmosfere inquietanti del primo capitolo e riesce a riportare in vita il personaggio, morto al termine del primo film, in maniera credibile, riuscendo anche a rendere molte scene - vedi ad esempio quella ambientata nella camera da letto del monastero - davvero inquietanti. Siccome poi con me quando si parla di Dracula e di vampiri si fa davvero sul serio - non escludo nel prossimo periodo anche un recupero dei classicissimi con Bela Lugosi - un film del genere era proprio ciò di cui avevo bisogno per rimanere davvero soddisfatto!


venerdì 22 marzo 2019

Circle di Aaron Hann, Mario Miscione (2015)



USA 2015
Titolo Originale: Circle
Regia: Aaron Hann, Mario Miscione
Sceneggiatura: Aaron Hann, Mario Miscione
Cast: Allegra Masters, Aimee McKay, Ashley Key, Autumn Federici, Bill Lewis, Brent Stiefel, Cameron Connerty, Carter Jenkins, Cesar Garcia, Coley Mustafa Speaks, Daniel Lench, Daniel Yelsky, David Reivers, David Saucedo, Demaris Saucedo, Emilio Rossal, Fay DeWitt, Floyd Foster Jr, Gloria M. Sandoval, Han Nah Kim, Howard S. Miller, Jacquelyn Houston, Jamie Lee Redmon, Jay Hawkins, John Edward Lee, Jordi Vilasuso, Julie Benz, Kaiwi Lyman, Kevin Sheridan, Kurt Long, Lawrence Kao, Leandra Terrazzano, Lisa Pelikan, Marc Cedric Smith, Marisol Ramirez, Matt Corboy, Mercy Malick, Michael DiBacco, Michael McLafferty, Michael Nardelli, Molly Jackson, Muneer Katchi, Nasrin Mohammedi, Rebecca Rivera, Rene Heger, Rory Uphold, Sara Sanderson, Shane Spalione, Vijaya Kumari, Zachary Rukavina
Durata: 90 minuti
Genere: Thriller


Nella mia vita di spettatore non posso dire di aver visto molti film in cui i protagonisti si trovassero a dover risolvere degli enigmi per la loro sopravvivenza: un esempio lampante è "Jumanji", anche se lì si puntava più sull'avventura, mentre un secondo film che mi viene in mente può essere "Cube" che invece era molto più cervellotico, mentre il suo seguito "Hypercube" - che mi piace parecchio comunque - la buttava molto di più sulla fantascienza piuttosto che sulla componente "enigmistica". Mi sono dunque trovato, anche se già era un annetto che lo adocchiavo, a guardare "Circle", scritto e diretto dai due registi Aaron Hann e Mario Miscione, mentre gli attori del cast sono tutti piuttosto sconosciuti, almeno per quel che riguarda la mia conoscenza. Mi sono dunque cimentato nella visione di questo film, da cui non mi aspettavo moltissimo, devo ammetterlo, ma dal quale speravo di trovare un'ora e mezza piuttosto tesa in cui il mio cervello dovesse lavorare per risolvere il mistero che lega i cinquanta protagonisti di questo lavoro.
La trama del film non è particolarmente articolata e la vicenda si svolge interamente all'interno di un'unica location: cinquanta persone di diverse età e di diversa estrazione sociale si ritrovano in cerchio, in un luogo chiuso e buio. Al centro una serie di frecce luminose, ogni personaggio le vede illuminarsi in modo diverso. Quando qualcuno di loro tenta di spostarsi dalla sua posizione, viene ucciso, al termine di un tempo prefissato uno di loro viene ucciso: presto si capirà che i movimenti delle mani di ciascuno determinano un voto su chi sarà il prossimo a morire: la persona più votata morirà, in caso di pareggio si andrà al ballottaggio. All'interno di questa struttura, le dinamiche che si vengono a formare tra i diversi personaggi faranno emergere argomentazioni opportuniste che porteranno solo uno di loro a sopravvivere, per scoprire perchè siano finiti all'interno di quel cerchio infernale.
Tutto quello che mi sarei aspettato di trovare da un film del genere l'ho trovato, nè più nè meno. Mi è piaciuto, l'ho trovato carino e davvero ben realizzato e, paradossalmente, non ha saputo sorprendermi, proprio perchè dal film in questione mi aspettavo proprio questo: dialoghi centrati e ben riusciti, personaggi che emergono man mano nel corso della pellicola e che portano avanti argomentazioni che, condivisibili o meno, non ci si sente in grado di giudicare. Emerge durante la visione del film una componente umana che nessuno di noi desidererebbe conoscere, quella più opportunista, quella più legata al compiere la scelta più logica nel momento di estrema difficoltà, quella che non si fa problemi a colpire il più debole per la propria sopravvivenza. "Circle" è un film che funziona proprio perchè tutte queste componenti sono amalgamate nel giusto modo e i dialoghi vanno sempre dritti al punto, dato che il tempo per sopravvivere non è mai molto e la tensione del non sapere chi sarà il prossimo, che potresti essere anche tu stesso, si sente dall'inizio alla fine.

Voto: 7

giovedì 21 marzo 2019

WEEKEND AL CINEMA

Questa settimana i film in uscita sono talmente tanti che non riesco nemmeno a contarli. Quelli che riesco a contare e anche abbastanza facilmente sono quelli che mi interessano, perchè sono proprio pochi e non mi interessano nemmeno così tanto da voler correre al cinema a vederli. Vediamo però quali sono le uscite di questa settimana, commentate come al solito in base ai miei pregiudizi!


Peppermint di Pierre Morel


Jennifer Garner torna al cinema ad interpretare un'eroina action per molto tempo dopo la serie TV "Alias e lo fa con un revenge movie che sembra seguire schemi più classici che mai, se non fosse per la protagonista femminile. Il fatto che sia una delle uscite più interessanti della settimana la dice molto lunga.

La mia aspettativa: 5,5/10


Il professore e il pazzo di P. B. Shemran

Non vedo un film con Mel Gibson da tempo immemore e mi fa un po' strano vederlo nelle vesti drammatiche di un professore a cui viene affidato il compito di scrivere un dizionario della lingua inglese. Potrebbe però rivelarsi una pellicola interessante, in cui il protagonista, assieme ad uno Sean Penn che al momento sto apprezzando in "The First", potrebbe dare delle soddisfazioni.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Detective per caso: Commedia italiana che sembra quasi amatoriale, penso ci passerò sopra traquillamente.
A un metro da te: Ho visto il trailer di questa pellicola non troppo tempo fa al cinema e non sembra nemmeno malaccio, potrebbe essere una di quelle storielle adolescenziali strappalacrime che ogni tanto mi sanno sorprendere.
Dafne: Film su una ragazza con la sindrome di Down, che riesce a vivere una vita normale svolgendo attività normali. Mi sembra un po' troppo impegnato e impegnativo come film.
Ed è subito sera: Drammone italiano con attori che non ho mai sentito. Lascio anche su questo mi sa.
Instant Family: Commedia che tratta il tema dell'adozione con Mark Wahlberg come protagonista. Presa con leggerezza potrebbe darmi qualche soddisfazione.
La conseguenza: Keira Knightley è un'altra che dopo un periodo di adorazione totale è un bel po' che non vedo all'opera. Con questo film ambientato nel Secondo Dopoguerra forse potrebbe farmi tornare a darle un'occhiata.
La mia seconda volta: Altra commedia italiana su cui penso passerò oltre.
L'eroe: Thriller italiano con protagonista Salvatore Esposito che potrebbe rivelarsi più interessante del previsto.
Peterloo: Film storico britannico che mi ha annoiato solo a leggerne la trama sinceramente.
Ricordi?: Film italiano che mi interessa poco, ma c'è Luca Marinelli, quindi potrei anche guardarlo, tra qualche tempo.
Scappo a casa: Sembra una pellicola con Checco Zalone - e in comune c'è pure il regista di Zalone, Gennaro Nunziante - solo che il protagonista è Aldo Baglio, al primo film da solista senza gli altri due membri del trio, che torneranno nel corso del 2019. Potrei guardarlo solo perchè c'è Aldo, ma non so quanto possa farmi ridere sinceramente.
Un viaggio indimenticabile: Pellicola familiare tedesca, sembra un po' pesante, ma quanto meno il tema trattato è importante.

mercoledì 20 marzo 2019

Captain Marvel di Anna Boden, Ryan Fleck (2019)




USA 2019
Titolo Originale: Captain Marvel
Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Sceneggiatura: Anna Boden, Ryan Fleck, Geneva Robertson-Dworet, Jac Schaeffer
Cast: Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Djimon Hounsou, Lee Pace, Lashana Lynch, Gemma Chan, Annette Bening, Clark Gregg, Jude Law
Durata: 128 minuti
Genere: Azione, Supereroi


Ora manca veramente poco all'uscita in Italia di "Avengers: Endgame", quello che molto probabilmente sarà l'ultimo capitolo dedicato agli Avengers dal Marvel Cinematic Universe, ma prima di vedere il modo in cui verrà sconfitto Thanos - dai, volete farmi credere che Dr. Strange tra i miliardi di futuri possibili che ha visto non abbia fatto avverare giusto quello in cui il mostro viene sconfitto? - bisogna affrontare la visione di "Captain Marvel", l'ultima supereroina che mancava nello scacchiere del Marvel Cinematic Universe prima del fatidico scontro finale. E quale miglior periodo per far uscire il primo film della Marvel in cui la protagonista è una supereroina donna - prima c'erano state Vedova Nera e Scarlet Witch che però non hanno mai avuto un film dedicato - se non a ridosso della festa della donna? E quale miglior regista che una donna per il primo film del Marvel Cinematic Universe in cui la protagonista è una donna? Anna Boden e Ryan Fleck, la coppia di registi che si è occupata di questo film, non ha una grande esperienza cinematografica alle spalle, mentre per l'occasione, come al solito, per quanto riguarda i protagonisti della pellicola non si è proprio badato a spese: Captain Marvel / Carol Danvers / Vers è interpretata da Brie Larson, una fresca fresca di un Oscar come miglior attrice protagonista vinto tre anni fa. Ritorna anche Samuel L. Jackson nei panni di Fury, mentre Jude Law interpreta Yon-Rogg, capo della squadra di Kree in missione contro gli Skrull, il cui capo carismatico è interpretato da Ben Mendelsohn.
La trama del film è abbastanza articolata, qualcosa di strano per una pellicola del Marvel Cinematic Universe, che di solito basa la narrazione su trame abbastanza semplici e non troppo articolate: vi potrebbe bastare sapere, prima di andare al cinema, che Vers fa parte della Starforce, una squadra militare di Hala, facente parte dell'impero Kree. Sono in guerra contro gli Skrull e i Kree l'hanno dotata di poteri straordinari per poter partecipare alla loro guerra. Durante la battaglia Vers viene catturata dagli Skrull e i suoi ricordi vengono esaminati: la donna finirà così sulla Terra, nel tentativo di fuggire dalle grinfie del nemico, dove incontrerà Nick Fury e gli agenti dello S. H. I. E. L. D., con cui, dopo iniziali incomprensioni, comincerà a collaborare nel tentativo di scoprire anche da dove derivino i ricordi che spesso le si presentano alla memoria, senza un apparente filo logico.
Di storie delle origini per quanto riguarda l'universo cinematografico Marvel ne abbiamo viste una marea, in pratica tutti i primi film dedicati ad un supereroe e lo schema in un modo o nell'altro viene sempre rispettato. Qui però siamo davanti a qualcosa di un po' diverso già in partenza: la vicenda è ambientata nel 1995, ancora prima che lo S. H. I. E. L. D. scoprisse ed iniziasse ad utilizzare i supereroi per proteggere la Terra - anche se in realtà avrebbero dovuto sapere di un Captain America congelato dagli anni quaranta - e in cui il durissimo Nick Fury lascia spazio ad una versione di sè decisamente più umana e molto più gigiona e divertente rispetto a come lo avevamo conosciuto, per l'appunto duro e fortemente sarcastico. Un po' dispiace vedere Samuel L. Jackson nei panni della spalla comica del film, però funziona da morire, anche grazie ad un gatto carinissimo - sì, voi continuate pure a dire che sia un flerken, per me rimane un gatto - di nome Goose che diventa subito uno dei personaggi migliori dell'intero film e anche a mani basse. Paradossalmente, almeno per quello che riguarda la mia opinione, il personaggio che ho trovato meno interessante in tutto il film è stato proprio quello di Carol Danvers, rispetto a tutti gli altri: bella e interessante la parte riguardo la scoperta del suo passato, bellissima la scena in cui nei suoi ricordi la si vede cadere, per poi rialzarsi come se nulla fosse, ottimo il fatto che il film non abbia fatto all-in sull'immagine della donna forte, ma si sia un po' defilato da questo punto di vista senza cadere in clichè triti e ritriti. Però alla fine il personaggio di Carol Danvers / Captain Marvel non è che sia poi così interessante a livello di caratterizzazione e a livello di superpoteri risulta talmente overpowered che quando la vedi in azione hai già capito come andrà a finire la vicenda, dato che da sola può tenere testa ad un'intera armata, è praticamente imbattibile.
Ancora una volta poi il villain risulta essere non tanto poco carismatico - rispetto al Thanos di "Avengers: Infinity War" Yon-Rogg è di livello molto molto inferiore - quanto più che altro poco presente, in una trama che tra l'altro riserva, nella parte centrale, un'interessante sorpresa riguardo agli Skrull che si riveleranno come i buoni della storia e temo che in qualche modo il Marvel Cinematic Universe si sia fumato la Secret Invasion, anche se pure da questo punto di vista spero in un ulteriore colpo di scena. C'è anche da dire che come film "Captain Marvel" fa abbastanza bene il suo lavoro di mettere il pubblico intero in attesa di quello che è, senza ombra di dubbio, uno dei film più attesi di questo inizio di 2019: manca solo un mese e mezzo e questo ultimo fuoco d'artificio prima delle bombe e della morte di qualche personaggio molto importante per gli Avengers - o quanto meno questo è il mio pronostico, segnatevi la morte di uno tra Iron Man, Captain America o addirittura entrambi - non ha fatto altro che mettermi l'acquolina in bocca in attesa del 24 Aprile.

Voto: 7-

martedì 19 marzo 2019

Non è romantico? di Todd Strauss-Schulson (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Isn't it Romantic?
Regia: Todd Strauss-Schulson
Sceneggiatura: Erin Cardillo, Dana Fox, Katie Silberman
Cast: Rebel Wilson, Liam Hemsworth, Adam DeVine, Priyanka Chopra, Brandon Scott Jones, Betty Gilpin
Durata: 88 minuti
Genere: Commedia


É oramai noto a tutta la blogosfera quanto io sia refrattario, nella mia triste e cinica vita e solo cinematograficamente parlando, a tre cose: i film d'animazione, i film sull'amicizia uomo-animale e le commedie romantiche. Posso guardarmi i film più strappalacrime del mondo ed emozionarmi grazie alle solite trovate facilone, rido a crepapelle davanti alla comicità demenziale e al black humour soprattutto, ma se ci sono tre cose che non mi smuovono manco per sbaglio quando guardo un film: bambini che stringono amicizie con cani, film d'animazione per tutte le età - una cosa che ho sviluppato solo negli ultimi anni, purtroppo - e storie d'amore nate per essere sfigate, ma che finiscono bene e vissero tutti felici e contenti. Per una serata senza pensieri nella quale anche solo l'idea di cercarmi un film da vedere mi stava portando alla stanchezza, ho però deciso di andare sul facile, guardando il consigliato "Non è romantico?", presente su Netflix e diretto da Todd Strauss-Schulson, che comunque aveva già diretto "The Final Girls", una delle sorprese horror del 2015, ed interpretato da Rebel Wilson e Adam DeVine. E fateci caso che se cercate una commedia su Netflix, al novanta per cento ci trovate dentro Adam DeVine che interpreta il ruolo dell'idiota, che c'è anche da dire che gli calza proprio a pennello, sarà che un po' lo è?
Natalie è una ragazza che lavora come architetto in uno studio di New York e che vive da sola in casa con il suo cane. Nella sua vita si sente completa e non pare aver bisogno di una relazione romantica per completare la sua esistenza, tanto che l'idea del romanticismo la rende spesso cinica e refrattaria. Opponendo resistenza ad un tentativo di scippo, Natalie andrà a sbattere contro un palo, riportando un trauma: al suo risveglio, in ospedale, si renderà conto che la sua vita si sta svolgendo proprio come nelle commedie romantiche: tutto gira sempre per il verso giusto, il mondo è profumato e le persone attorno a lei sono sempre felici e si comportano in modo strano.
Mentre Adam DeVine non è che mi sia mai stato particolarmente simpatico, il contrario penso di Rebel Wilson, che già avevo avuto modo di apprezzare nei panni di Ciccia Amy nella trilogia di "Pitch Perfect", un gran personaggio, soprattutto nei primi due film. Speravo dunque, in tutta sincerità, di trovarmi davanti ad una commedia simpatica proprio come la sua protagonista e alla fine, senza avere particolari pretese a riguardo, quello che ho cercato in questa pellicola l'ho trovato. Ora, a differenza di molti altri sulla rete, questa parodia della commedia romantica che ne mette alla berlina tutti i clichè, giocando con essi, non l'ho trovata particolarmente geniale, tant'è che il regista stesso aveva fatto giusto tre anni prima la stessa cosa con i genere slasher, in un film come "The Final Girls" che gli è riuscito certamente meglio, anche per il suo intento di scherzare sui clichè del genere. Il problema di "Non è romantico?" sta più che altro nel fatto che si prendano in giro tutti i clichè delle commedie romantiche, seguendone comunque la stessa struttura, anche nel momento in cui si esce dal mondo "fantastico" in cui si è trovata catapultata la protagonista e l'ho vista un po' come una cosa contraddittoria: magari abbandonare un po' la rotta tipica della commedia romantica sarebbe stato più efficace per prenderla in giro. Siamo comunque davanti ad un film spensierato e senza particolari pretese che si lascia guardare senza problemi, solo mi aspettavo, molto sinceramente, di ritrovarmi alla fine del film essendomi divertito un po' di più, cosa che alla fin fine non si è realizzata, purtroppo.

Voto: 5,5