sabato 15 dicembre 2018

GEEKMAS - Letterina geek a Babbo Natale

"Si respira aria di festa, a Geek City: anche per i membri della Geek League, miracolosamente liberi da missioni e team up, sta per arrivare il Natale. E la festa si fa ancora più grande, con l'arrivo di una tag di Riccardo, aka Riky Smash-knees, che invita l'intera League a parlare della magia del Natale. Ma quando i nostri eroi si mettono al computer per partecipare alla tag, ecco che scatta una trappola: l'invito non veniva da Riki, ma da un nemico misterioso, che riporta ogni membro dell'intera squadra all'età di sei anni! Chi mai salverà Geek City, ora che i suoi difensori sono troppo impegnati a scrivere le letterine per Babbo Natale?"

Caro Babbo Natale,

ormai sai bene che tra ventidue anni diventerò una bruttissima persona, cinica e senza amore, quindi, prima che la mia bontà finisca ti chiedo di portarmi quei regali che vorrò tra qualche anno, ma che non mi potrai portare perchè sarò diventato cattivo, peggio del Grinch. Il primo regalo che ti chiedo, in maniera del tutto disinteressata è per favore, di fare in modo che al cinema non escano nè più film sul Natale nè film sull'amicizia tra uomo e cane: saranno tra le cose che contribuiranno al mio incattivimento, assieme ai film d'amore - ma quelli, siccome sono ancora buono, non posso chiederti di eliminarli.

Passando alle cose un po' più materiali: in questi miei tre ultimi Natali, da quando so scrivere due o tre parole in croce - forse meglio evitare le battute su ciò che succederà tra pochi mesi a Gesù bambino - i miei genitori mi hanno sempre detto che sei un uomo povero, quindi meglio non chiederti regali troppo costosi. Io però a questa storia non ci credo: com'è che fai a portare i regali in tutto il mondo in una notte grazie ad una tecnologia che, senza soldi, sarebbe impossibile finanziare? Quindi tra ventidue anni sappi che vorrò la roba costosa e siccome amo i LEGO, vorrò il Millennium Falcon della LEGO, con tanto di teca per non rovinarlo.


Mi piacerebbe poi, prima del Natale che verrà tra ventitre anni, completare la collezione dei manga di "Haikyuu!", che se me li regali un volumetto alla volta costano anche poco, nel caso fossi davvero povero come tutti dicono.


Per ultima cosa, che non voglio tediarti troppo tempo e scriverti una letterina lunga, vorrei un videoproiettore e un maxi schermo. Ora lo posso usare per guardarmi i cartoni animati su uno schermo gigantesco, ma tra qualche anno, quando comincerò ad appassionarmi di cinema, già mi immagino che spettacolo sarà guardare i film in casa mia!

venerdì 14 dicembre 2018

La casa delle bambole - Ghostland di Pascal Laugier (2018)



Canada, Francia 2018
Titolo Originale: Incident in a Ghostland
Regia: Pascal Laugier
Sceneggiatura: Pascal Laugier
Cast: Crystal Reed, Emilia Jones, Anastasia Philips, Taylor Hickson, Mylène Farmer, Rob Archer, Kevin Power, Adam Hurtig, Denis Cozzi
Durata: 91 minuti
Genere: Horror


Purtroppo con me quando si parla di cinema horror è meglio non scherzare. Per quel che riguarda questo genere cinematografico guardo praticamente di tutto, dalle stronzatone adolescenziali - odiandole pure a volte - ai film horror d'autore, che in questi ultimi anni, fortunatamente, stanno diventando sempre di più e, soprattutto, sempre più validi sia a livello registico sia a livello di sceneggiatura. Vista dunque l'uscita di "La casa delle bambole - Ghostland " diretto da Pascal Laugier, lo stesso regista di uno dei cult del cinema horror francese come "Martyrs" - al quale potrei dedicare un fake rewatch in futuro -, non mi sarei mai e poi mai potuto far scappare una visione del genere, che nel corso delle settimane che hanno preceduto la sua uscita nei cinema italiani aveva diviso la critica ma ottenuto l'approvazione del pubblico, soprattutto quello della rete, che lo aveva elogiato come un horror di buonissimo livello, visto soprattutto qual è l'andazzo del periodo. Ad interpretare le protagoniste della vicenda, due sorelle, vengono chiamate Crystal Reed, che abbiamo visto in qualche serie televisiva di successo negli ultimi tempi, e Anastasia Philips, volto abbastanza nuovo del cinema internazionale, mentre per interpretare la madre delle due protagoniste abbiamo Myléne Farmer, alla prima esperienza come attrice dopo un'intera e importantissima carriera come cantante.
Le protagoniste della vicenda sono tre donne, una madre e due sorelle, che si trasferiscono in una casa appena ereditata. Durante la loro prima notte all'interno dell'abitazione un gruppo di assassini turberà la quiete della famiglia, irrompendo nella casa e incominciando a torturare le tre donne. La storia si sposta poi sedici anni dopo: la madre Pauline è riuscita in un impeto di furia a uccidere uno degli assassini e le tre donne sono riuscite a scappare. Beth è diventata un importante scrittrice e fa i conti con il successo del suo romanzo "Incident in a Ghostland" che sembra raccontare proprio gli eventi di sedici anni prima, mentre Pauline vive ancora con l'altra figlia Vera, che invece fa ancora i conti con il trauma subito, non riuscendo a tornare ad una vita normale.

Prima degli spoiler, che purtroppo ritengo inevitabili in questa recensione, vi posso dire solo che "La casa delle bambole - Ghostland" è proprio un gran bel film, che consiglierei di vedere a chiunque, possibilmente sapendo il meno possibile sulla pellicola. Sappiate solamente che la sceneggiatura è scritta in maniera ottima, con una serie di colpi di scena e di interpretazioni possibili sulla vicenda che non possono altro che intrigare lo spettatore. Non avendo visto il cultissimo "Martyrs" di Pascal Laugier posso dire pochino riguardo la sua regia, basandomi solamente su questa pellicola. Una regia che è in grado di far entrare lo spettatore all'interno della vicenda, facendolo ben immedesimare nella condizione delle protagoniste.

Voto: 8

DA QUI IN POI ATTENZIONE A POSSIBILI SPOILER
La cosa che mi ha sorpreso maggiormente di questa pellicola è il modo in cui riesce a prendersi gioco dei suoi spettatori soprattutto nella parte iniziale e in quella centrale: l'inizio fa pensare di trovarci davanti al tipico home invasion, mentre la seconda parte invece ci mette davanti ad una altrettanto tipica ghost story e proprio mentre pensavo che la parte iniziale fosse temporalmente superata, ecco che si ritorna, ancora una volta, all'home invasion, scoprendo, con quello che per me è uno dei colpi di scena dell'anno - nonostante qualche indizio - che in realtà la vita sedici anni dopo gli eventi è tutta nella testa di Beth. Non è dunque Vera ad essere impazzita e a subire eventi paranormali, ma è Beth ad essersi inventata una realtà alternativa per sfuggire dall'orrore, nella quale Vera, rimasta sana e ben cosciente di tutto, cerca continuamente di entrare. Insomma, già il film mi stava piacendo parecchio, per quanto fosse inquietante, violento e anche un po' malato, dopo quel colpo di scena l'ho amato ancora di più perchè il livello, da quel momento in poi, si alza proprio alla grande!

giovedì 13 dicembre 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Solamente sei i film in uscita in questa settimana - ci sono quattro documentari e un film musicale su kikazzè? Calcutta - in attesa delle bombe che usciranno prima di Natale. Beh, bombe proprio no, ma non penso si possa fare peggio di questa settimana, che verrà come al solito giudicata interamente secondo i miei pregiudizi!


Macchine mortali di Christian Rivers


Si spera nella nuova saga young adult di livello, prodotta da Peter Jackson e tratta dall'omonima saga letteraria scritta da Philip Reeve di cui in Italia sono stati pubblicati solamente due romanzi. Il livello sembra buono, così come il presupposto fantascientifico che sta alla base è interessante e il romanzo da cui è tratto è pure carinissimo, secondo me. Spero in un buon film.

La mia aspettativa: 6,5/10


Le altre uscite della settimana

Hepta - Sette stadi d'amore: Film sentimentale in arrivo dall'Egitto che spostatevi proprio io non ho voglia di impegnarmici.
Il testimone invisibile: Thriller con Miriam Leone, sempre sia lodata. Lo guarderò sicuramente, solo ed esclusivamente per lei, ma il trailer non sembra malissimo a dirla tutta.
La donna elettrica: Commedia islandese che non penso verrà portata in molti cinema italiani e passerà abbastanza inosservata.
Lontano da qui: Drammone statunitense che non mi ispira particolarmente, nonostante il cast di livello e le ottime impressioni da parte della critica.
Un piccolo favore: Thriller con Blake Lively e Anna Kendrick, che per me sono una vera e propria garanzia. Non di buona recitazione - non sempre almeno -, ma di gran gnocchitudine.

mercoledì 12 dicembre 2018

Le terrificanti avventure di Sabrina - Stagione 1



Le terrificanti avventure di Sabrina
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Roberto Aguirre-Sacasa
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Kiernan Shipka, Ross Lynch, Lucy Davis, Chance Perdomo, Michelle Gomez, Jaz Sinclair, Lachlan Watson, Tati Gabrielle, Adeline Rudolph, Richard Coyle, Miranda Otto
Genere: Horror


Con le serie TV in questa annata non sto andando per niente d'accordo: ne ho viste poche e sono riuscito a commentarne ancora di meno, ma di arrendersi non se ne parla nemmeno per sbaglio. Con immenso ritardo rispetto all'uscita su Netflix ho deciso di recuperarmi "Le terrificanti avventure di Sabrina", rivisitazione in chiave horror adolescenziale della sit-com "Sabrina - Vita da strega" degli anni novanta, quella in cui c'era un gatto nero che parlava e veniva vestito in modo puccioso e carino, di tutto il resto non penso sia mai interessato a qualcuno riguardo a quella serie. "Le terrificanti avventure di Sabrina" è stata finora l'unica serie di cui ho parlato nella mia rubrica domenicale sui trailer perchè, nonostante il tono molto adolescenziale, mi interessava parecchio l'idea di vedere la sit-com degli anni novanta rivisitata in chiave più horror, sperando che oltre ai fan della vecchia serie potesse attrarre anche qualche nuovo spettatore, magari con gusti completamente diversi. Per il ruolo di Sabrina viene chiamata Kiernan Shipka, attrice appena diciannovenne - che ne dimostra un bel po' di meno - già vista in "Mad Men" e in "Feud: Bette and Joan", mentre ad interpretare le due zie Zelda e Hilda abbiamo rispettivamente Miranda Otto, con una lunga carriera nel cinema e nella televisione, e Lucy Davis.
La serie inizia poco prima del sedicesimo compleanno di Sabrina Spellman, ragazza mezza strega e mezza umana nata dal matrimonio tra uno stregone e un'umana. Nel giorno del suo compleanno, che cadrà ad Halloween, dovrà dedicare la sua intera vita a Satana, partecipando al cosiddetto Battesimo Oscuro in cui giurerà fedeltà al re degli inferi. La sua vita però fino ad allora è indissolubilmente legata al mondo umano: frequenta la scuola di Greendale, passa le giornate con le sue migliori amiche e con il ragazzo Harvey, interpretato da Ross Lynch, ma dopo il battesimo dovrà abbandonarli per andare a frequentare la scuola delle arti occulte e dedicarsi, completamente, alla sua futura vita da strega.
Ci mette non pochissimo ad ingranare questa prima stagione di "Le terrificanti avventure di Sabrina", che nei primi episodi stava per configurarsi come una delle più grandi delusioni di questa annata: gli episodi proseguivano in maniera piuttosto lenta e confusionaria e non si capiva per bene dove volesse andare a parare. Inoltre non si capisce bene il perchè, ma soprattutto nei primi episodi abbiamo una fotografia molto simile al fish-eye in cui era a fuoco solamente la parte centrale dell'inquadratura, mentre sfocata agli angoli. Tra il quarto e il quinto episodio però avviene la svolta e la serie ingrana sul serio, mettendo in scena vicende sempre più interessanti e coinvolgenti, non dimenticandosi mai il pubblico a cui è rivolta. Avendo dunque una passione per le produzioni adolescenziali con questa prima stagione mi sono trovato decisamente bene, soprattutto quando le cose cominciano a farsi serie. Merito anche di una caratterizzazione sicuramente ben riuscita per quanto riguarda la protagonista Sabrina, ma anche per quel che riguarda buona parte dei personaggi secondari, tra cui ho apprezzato in maniera particolare Mary Wardwell, interpretata da Michelle Gomez, così come il personaggio di Prudence, interpretato da Tati Gabrielle e, anche se stereotipato, sicuramente da tenere d'occhio per mille motivi.
Insomma, quella che rischiava di essere una delle delusioni dell'anni, visti i primi episodi, si è trasformata in una vera e propria sorpresa, in grado di coinvolgermi in maniera inaspettata e a tratti divertenti, con personaggi ben scritti e ben caratterizzati.

Voto: 7

martedì 11 dicembre 2018

The Predator di Shane Black (2018)



USA, Canada 2018
Titolo Originale: The Predator
Regia: Shane Black
Sceneggiatura: Fred Dekker, Shane Black
Cast: Boyd Holbrook, Trevante Rhodes, Jacob Tremblay, Olivia Munn, Sterling K. Brown, Keegan-Michael Key, Thomas Jane, Alfie Allen, Augusto Aguilera, Yvonne Strahovski, Jake Busey, Lochlyn Munro, Niall Matter, Brian A. Prince
Durata: 107 minuti
Genere: Azione, Fantascienza, Horror


In questo ultimo mese la lentezza mi sta contraddistinguendo sempre di più: non recupero una serie TV da una vita, fatico a vedere i film con il ritmo che tenevo negli scorsi mesi e gli speciali che ho iniziato - che termineranno proprio con questo post in attesa di nuove idee per il 2019 - vengono portati avanti per mesi anche se i film che li compongono sono solamente quattro, come nel caso dello speciale sulla saga di "Predator", che ho iniziato con la recensione di "Predator" agli inizi di Ottobre, è proseguito con "Predator 2" verso la fine del mese e poi, dopo settimane e settimane di pausa, con la recensione del pessimo "Predators" di un paio di settimane fa. Dopo aver infatti ricordato perchè "Predator" è un vero e proprio cult e perchè "Predator 2" è un film secondo me ingiustamente sottovalutato e dimenticato, mi sono dovuto imbattere in "Predators", che per me continua a non esistere, mentre per la maggior parte del resto del mondo era il terzo capitolo della saga, l'ultimo fino a un paio di mesi fa, quando uscì nelle sale il lavoro di "Shane Black", regista che ha diretto tre o quattro film action - "Arma letale", "Arma letale 2" e "Last Action Hero" - che mi piacciono moltissimo, mentre per quanto riguarda gli altri suoi lavori non sono mai riuscito ad amarli seriamente, compreso l'ultimo "The Nice Guys" che sì, ho trovato carino, ma non mi aveva impressionato più di tanto. Per "The Predator", quarto capitolo della saga e, secondo i progetti dei produttori, primo di una nuova trilogia, partito non sotto i migliori auspici visti i molti rallentamenti nella produzione, Shane Black chiama a sè Boyd Holbrook, reduce dal successo ottenuto con le prime due stagioni di "Narcos" - in quel periodo storico in cui Pablo Escobar al cinema tirava più di uno zombie, che a sua volta tirava più di un pelo di figa che a sua volta tira di più di un carro di buoi che al mercato mio padre comprò -, Trevante Rhodes direttamente da "Moonlight", ma soprattutto, per non far mancare nulla ai maschietti - cosa che nei primi due capitoli, effettivamente mancava e molto - pure Olivia Munn, sempre sia lodata, impegnatissima con la saga di "X-Men" e vista in precedenza in quel piccolo gioiellino che era "The Newsroom".
Non siamo di fronte ad un seguito diretto dei primi tre capitoli della saga, così come nemmeno i primi tre capitoli, presi singolarmente, erano dei veri e propri seguiti, quanto più che altro film appartenenti alla stessa saga che condividevano riferimenti e memoria dei film precedenti, ma raccontando una storia completamente diversa. La vicenda inizia quando il cecchino - che proprio come i bidelli, che ora vengono chiamati personale ATA (almeno quando andavo a scuola io), ora sarebbe meglio chiamarlo "tiratore scelto" - Quinn McKenna si imbatte in un Predator durante una missione in Messico. Riuscirà ad impadronirsi del suo casco e a spedirlo a casa come prova del contatto alieno, ma questo casco finirà in mano del figlio autistico Rory - che era sicuramente stato appena vaccinato contro il morbillo -, interpretato da Jacob Tremblay, che riuscirà inavvertitamente a metterlo in funzione, richiamando gli alieni sulla Terra. Una squadra di ex marine capeggiata dallo stesso Quinn e con l'aiuto della professoressa di scienze Casey Bracket dovrà occuparsi della minaccia dei Predator che ora, dopo aver combinato il loro DNA con quello di altri potenti esseri viventi dell'Universo, sono molto più forti di prima.
Quando si ha a che fare con Shane Black abbiamo una sicurezza: non può mancare una buona dose di senso dell'umorismo, che alleggerisce la tensione in un film che, anni dopo l'uscita del primo capitolo, risulta essere un buon omaggio ad esso e alla mitologia legata ai Predator, senza però sconvolgere più di tanto e senza rendersi mai memorabile. Siamo ormai davanti ad un cinema action che non vuole più prendersi sul serio - cosa che facevano in maniera efficace i primi due capitoli - ma vuole principalmente divertire lo spettatore facendogli passare un paio d'ore senza particolari pensieri e in questo "The Predator" riesce più che bene: si distacca per il tono dai primi due film, ma non dimentica le sue origini, mettendo in scena un gruppo di soldati ben affiatato in cui non mancano le battutine, non mancano le parolacce e non mancano personaggi caratteristici come Baxter, interpretato da un ottimo Thomas Jane, affetto dalla sindrome di Tourette - quella sindrome di cui sogno di soffrire quando voglio mandare a fanculo qualcuno senza doverne pagare le conseguenze.
Purtroppo il film non ha ottenuto negli Stati Uniti il successo sperato e, molto probabilmente, il progetto di una nuova trilogia andrà a farsi benedire: non resta dunque che godersi un nuovo film della saga di "Predator" che sa giocarsi bene le sue carte e giocare con molti stereotipi del genere action utilizzandoli però come espediente comico. Rimane anche il fatto di aver assistito ad un film che purtroppo non se la gioca benissimo per quanto riguarda gli effetti speciali, che non sono poi così tanto curati come mi sarei aspettato, e in cui il nemico è decisamente meno caratterizzato rispetto ai primi due capitoli, in cui sì, non è che lo conoscessimo a fondo, ma quanto meno sapevamo che avesse un'etica del combattimento e una propensione per la caccia che qui sono totalmente assenti. "The Predator" è dunque un film divertente, un buonissimo omaggio alla creatura di John McTiernan che sfigura al confronto, ma non in senso assoluto.

Voto: 6,5

lunedì 10 dicembre 2018

Bohemian Rhapsody di Bryan Singer, Dexter Fletcher (2018)



USA, Regno Unito 2018
Titolo Originale: Bohemian Rhapsody< Regia: Bryan Singer, Dexter Fletcher
Sceneggiatura: Anthony McCarten
Cast: Rami Malek, Ben Hardy, Joseph Mazzello, Gwilym Lee, Lucy Boynton, Aidan Gillen, Tom Hollander, Allen Leech, Mike Myers, Aaron McCusker
Durata: 135 minuti
Genere: Biografico, Musicale


Sono ormai anni che si parla della realizzazione di un film sulla vita di Freddie Mercury, storico cantante dei Queen amato praticamente da qualsiasi tipo di pubblico tranne da quelli che ci tengono a far vedere di essere diversi definendoli sopravvalutati. Ora io con la parola "sopravvalutato" ho un problema molto serio: com'è possibile dire in maniera oggettiva che una cosa è sopravvalutata se sei l'unico a cui non piace? Ad esempio, a me non piace David Cronenberg e nemmeno Woody Allen, che però piacciono a chiunque: non dico che siano sopravvalutati ma che, nonostante piacciano a tutti, io ho un problema con loro. Perchè se una cosa piace a tutti e non a me deve essere per forza un problema di tutti gli altri e non mio? Detto questo, con la musica dei Queen, come con quella di quasi tutti i musicisti che ascolto, non ho un rapporto morboso. Conosco le loro canzoni più famose, quelle da greatest hits tanto per capirci, quelle che anche se non hai mai ascoltato una canzone in vita tua e hai vissuto in una boccia di vetro per tutta la tua esistenza, in qualche modo devi essere riuscito ad ascoltarle. Già se ci si muove al di là di quelle canzoni da greatest hits, con i Queen come con moltissimi altri gruppi, vado abbastanza in difficoltà. Freddie Mercury però è una figura talmente iconica, per miliardi di motivi tra cui quello non meno importante fu la sua voce eccezionale e unica, che un film sulla sua vita e sulla sua carriera musicale non me lo sarei mai potuto perdere, dato che comunque, quelle canzoni da greatest hits che già ho citato, le amo particolarmente.
Come si è già detto, si parlava dell'uscita di un film su Freddie Mercury già dal 2010, quando Bryan May, storico chitarrista dei Queen, annunciò un progetto in cui Sacha Baron Cohen avrebbe dismesso gli abiti di "Bruno" e di "Borat" per interpretare il famosissimo cantante. Per divergenze creative con i membri della band, che figurano come produttori ed è parecchio evidente dal film che ci abbiano messo molto il becco nella sceneggiatura, Sacha Baron Cohen abbandona il progetto e il ruolo di Freddie Mercury viene affidato prima a Ben Whishaw nel 2013, poi, dopo ben quattro anni di silenzio, un Rami Malek in rampa di lancio per via del successo ottenuto con "Mr. Robot", quella serie che tutti, pur non capendone nulla, ritengono un capolavoro. Cioè tra tutti quelli che mi dicono che "Mr. Robot" è un capolavoro ancora non ho trovato qualcuno che me la spiegasse per filo e per segno, rendiamoci conto. Non accreditato alla regia, ma comunque con un ruolo non indifferente nel progetto, anche Dexter Fletcher, che per breve tempo prese il posto di Bryan Singer dietro la macchina da presa dopo che il regista ufficiale mancò ingiustificatamente dal set per una settimana intera. Il film segue i primi quindici anni di carriera della band dei Queen, concentrandosi principalmente sulla figura di un Freddie Mercury interpretato secondo me in maniera egregia da Rami Malek, anche se c'è da aprire una parentesi, ma lo farò più avanti.
"Bohemian Rhapsody", che per chi non conoscesse i Queen è solamente la loro canzone più famosa, che la conoscono anche cani, gatti e sassi per quanto è un capolavoro, è sicuramente un film ben diretto in cui Bryan Singer e Dexter Fletcher dimostrano che dietro la macchina da presa ci sanno stare senza problemi riuscendo, nonostante le mille difficoltà, a creare comunque un film dignitoso. I problemi della pellicola stanno principalmente a livello sceneggiativo. Lasciamo perdere le varie incongruenze temporali, ammetto di essermene accorto solamente dopo aver visto il film e aver letto qualche recensione, dato che comunque non è che conosco a memoria la storia del gruppo e di ogni loro canzone, per me quello è stato il problema minore, anzi, proprio un non problema se devo dirla tutta. A convincermi meno è stato il fatto che ogni evento nella storia del cantante e della band venisse eccessivamente instanziato a livello temporale: abbiamo la scena in cui l'ancora Farrokh Bulsara si unisce al gruppo, poi passiamo come se niente fosse a quando canta per la prima volta con loro e poi ancora alla composizione delle prime canzoni con scene che non sembrano legarsi bene tra di loro, come fossero dei brevi corti che, messi insieme, vanno a formare il film sulla vita e sulla carriera di Freddie Mercury. Mi sta anche bene il fatto di aver reso il film un santino del cantante, tanto i fan della band quello volevano, niente di più e niente di meno: andare al cinema, vedere se Rami Malek sarebbe stato bravo nel diventare Freddie Mercury e sentire le canzoni dei Queen, rigorosamente quelle dei greatest hits ovviamente. Che poi cosa c'è di male nei greatest hits? In fondo dovrebbero essere le migliori canzoni di una band no? Ecco però magari insieme alle canzoni più famose, metterne un paio di meno conosciute sarebbe stato più interessante, invece no. Abbiamo "Bohemian Rhapsody" e "We Will Rock You" - bellissime entrambe le scene in cui vengono narrati i retroscena riguardo la scrittura dei brani - così come abbiamo "Another One Bites the Dust" con tutti i cambi di genere e di influenze che hanno contraddistinto la band: ora, una cosa deve essere ben chiara, i Queen non hanno rivoluzionato la musica rock, sono stati bravi, grazie ad un cantante eccezionale, a seguire le influenze dei periodi, passando dall'hard rock iniziale, al pop fino ad arrivare addirittura a suoni un po' più dance che il Freddie Mercury solista ha sperimentato anche più a fondo con "Lonely". Ah già, la parte in cui il cantante iniziò la carriera solista viene usata solo per far vedere quanto in quel periodo stesse diventando uno stronzo, per far vedere che proprio in quel periodo si ammalò di AIDS, insomma, Bryan May e compagnia ancora non l'hanno mandata proprio giù questa parentesi ed ecco che nel film viene utilizzata per farci vedere il lato oscuro del cantante che tutti amavano. Ma guarda un po' che casualità. La parte finale poi è la riproposizione, inquadratura per inquadratura, del "Live AID", che segnò il ritorno della band sui grandi palcoscenici di tutto il mondo. Ora, per quanto una cosa del genere in un film non è che sia proprio giustissima, ammetto di essermi esaltato parecchio nel sentire i quattro brani proposti e nel vedere come per Freddie Mercury quel concerto fu importantissimo sotto tutti i punti di vista. Bravo anche il regista a creare un'atmosfera tale per cui nelle scene che precedono il concerto persino a me è sembrato di vivere l'attesa del live, un po' come già ora sto vivendo quella per il concerto dei Metallica, rendendomi conto giorno dopo giorno che domani, dopodomani, e il giorno dopo dopodomani, non è l'otto Maggio 2019.
Avevamo lasciato una parentesi aperta sulla performance di Rami Malek nei panni di Freddie Mercury: già per un cantante confrontarsi con la sua voce e con le sue canzoni è una vera e propria croce, immagino per un attore, per quanto bravo, quanto possa essere difficile. Nella prima parte del film se devo essere sincero non mi ha convinto completamente, sembrava impacciato, con i capelloni e i dentoni, quasi si vergognasse di quell'aspetto e di quel trucco. Con il passare dei minuti e soprattutto con la piena consapevolezza di Freddie Mercury di essere omosessuale le cose sono migliorate, persino Rami Malek è sembrato sempre più sicuro di sè e, nella parte finale del film, interpreta il cantante in maniera quasi simbiotica, annullandosi completamente in favore del personaggio interpretato.
Insomma, "Bohemian Rhapsody" è uno di quei film che presenta tanti problemi qua e là anche se su molti di essi sono riuscito a chiudere un occhio, anche entrambi quando necessario, in favore delle emozioni, per tramite delle canzoni dei Queen che tanto amo - sempre quelle dei greatest hits, ovviamente - che il film mi ha dato. Sarà pure un film che sbaglia tantissime cose - e no, non intendo le incongruenze temporali, sempre che queste siano funzionali alla storia - e in cui si vedono gli altri membri della band come un deus ex machina a guidare Bryan Singer nella produzione di una pellicola che non mettesse il cantante in cattiva luce e quasi lo santificasse, però nei suoi frangenti musicali mi ha esaltato come pochi altri film hanno saputo fare.

Voto: 6+