mercoledì 17 ottobre 2018

COMEDY TIME - Quick Reviews

Le serie con episodi da venti/trenta minuti sono comodissime: durano la metà di quelle normali e puoi recuperarle, anche in fretta, nei tempi morti. Una cosa di molte di esse non sopporto e sono le risate registrate: odio che un americano - ma in realtà chiunque in generale, ma aggiungerci un po' di sano razzismo al post non fa male - mi dica quando devo ridere e, dato l'annuncio che "The Big Bang Theory" terminerà con la prossima stagione, questa sarà l'ultima serie TV che seguirò NELLA MIA VITA con le risate registrate. Le recensioni di oggi però sono dedicate a tre comedy che negli ultimi anni mi sono piaciute particolarmente e a una piacevole new entry, che ho trovato di buon intrattenimento nonostante non fosse nulla di trascendentale.


New Girl - Stagione 7

Episodi: 8
Creatore: Elizabeth Meriwether
Rete Americana: Fox
Rete Italiana: Fox Comedy
Cast: Zooey Deschanel, Jake Johnson, Max Greenfield, Lamorne Morris, Damon Wayans Jr., Hannah Simone
Genere: Commedia



Si comincia questa carrellata con il mio commento sulla stagione conclusiva di "New Girl", che nel corso degli anni mi è piaciuto a fasi alterne, soprattutto per via di alcune scelte abbastanza scellerate da parte degli autori che a volte, per mettere il colpo di scena a tutti i costi, finivano per fare delle bestialate non trascurabili. Solamente otto episodi per la stagione conclusiva di una serie a cui, comunque, nel bene e nel male, mi ero abbastanza affezionato. Una settima stagione che però sembra quasi essere stata fatta senza tutti i crismi del caso, con gli eventi che si susseguono che paiono non avere una vera e propria giustificazione e sembrano messi lì tanto per dire "Ehi, dobbiamo portare a termine questa serie, non ci rompete troppo le palle!". È pur vero che i personaggi chiudano il loro cerchio narrativo, così come è vero che dal punto di vista narrativo le emozioni sono ridotte al lumicino, se non del tutto assenti, roba che nemmeno in quelle stagioni che mi erano piaciute di meno ho riscontrato. Conseguenza logica della cosa per una serie come "New Girl" è che si rida anche di meno. L'episodio finale, normalmente importantissimo, mi è parso buttato lì: mi sta bene che le vite dei protagonisti siano legate indissolubilmente al loft, ma rendere il loft il vero protagonista dell'episodio - con colpo di scena finale che però ammetto mi ha fatto ridere - non l'ho trovata una scelta sensatissima. Insomma, una settima e conclusiva stagione non bella, non brutta, semplicemente inutile sotto moltissimi punti di vista, che poco aggiunge al resto della storia e sembra essere buttata lì con poca cognizione di causa.

Voto: 5


Young Sheldon - Stagione 1

Episodi: 22
Creatore: Chuck Lorre, Steven Molaro
Rete Americana: CBS
Rete Italiana: Infinity TV
Cast: Iain Armitage, Zoe Perry, Lance Barber, Montana Jordan, Raegan Revord, Annie Potts
Genere: Commedia



Avevo accolto con una certa diffidenza l'idea di uno spin-off di "The Big Bang Theory" - che negli ultimi anni ha incredibilmente perso mordente, ma ci ritorneremo a breve - incentrato sulla giovinezza di Sheldon Cooper, qui interpretato da Iain Armitage, ma sin dai primi episodi mi sono dovuto ricredere. Innanzitutto benissimo il fatto che la serie non sia una sit-com, ma un prodotto con una narrazione un po' più classica e che, soprattutto, punta molto sulla componente drammatica della giovinezza del personaggio, che fin dalla sua infanzia evidenzia tutte quelle stranezze per cui lo conosciamo bene e di cui ridiamo. L'idea buona dei creatori della serie è stata quella di non ridicolizzare troppo queste stranezze, ma di spiegarle e giustificarle con quelli che sono gli occhi di un bambino intelligentissimo, catapultato al college a undici anni, pieno di fobie e che vive con una madre ultra-protettiva. Non mancano i momenti divertenti, grazie anche ai contributi della sorella gemella Missy - non altrettanto intelligente -, interpretata da Raegan Revord, e grazie alla nonna Connie, interpretata da Annie Potts. La voce dello Sheldon Cooper adulto - quella di Jim Parsons ovviamente - accompagna la narrazione facendo talvolta collegamenti con la serie principale e alla fine la prima stagione funziona, senza strafare, ma risultando simpatica e carina.

Voto: 6,5


The Big Bang Theory - Stagione 11

Episodi: 24
Creatore: Chuck Lorre, Bill Prady
Rete Americana: CBS
Rete Italiana: Infinity TV
Cast: Johnny Galecki, Jim Parsons, Kaley Cuoco, Simon Helberg, Kunal Nayyar, Melissa Rauch, Mayim Bialik, Kevin Sussman
Genere: Commedia



Sono passati undici anni, undici fottutissimi anni dal primo episodio di "The Big Bang Theory" e io quest'anno sono stato non in ritardo, di più, nella visione dell'undicesima stagione. A dire la verità ero quasi tentato di abbandonarla questa serie che negli ultimi anni è sempre più andata verso il basso regalando poche risate e sicuramente meno fragorose rispetto alle prime stagioni, ma la notizia che il dodicesimo ciclo di episodi, quello iniziato pochi giorni fa negli Stati Uniti, sarà l'ultimo, mi ha convinto a portare a termine la serie che altrimenti avrei lasciato lì a decantare ancora a lungo. Ormai i personaggi di "The Big Bang Theory" sono delle macchiette, che hanno subito nel corso delle stagioni un'evoluzione in peggio - erano più divertenti i nerd sfigati, inutile girarci troppo intorno - e che da tempi sono fermi tra battute non troppo originali e trovate a volte troppo assurde per essere vere. A risentirne maggiormente sono le citazioni al mondo nerd e al mondo della scienza, che vengono messe in secondo piano per lasciare spazio alla relazione tra Sheldon e Amy, che sfocerà alla fine di questa stagione in un matrimonio celebrato da Mark Hamill in persona. La sensazione su quest'ultima stagione poi è sempre la solita, provata nelle ultime quattro o cinque: pochi episodi veramente divertenti, altri in cui si tenta di prendersi un po' sul serio senza che però la cosa funzioni particolarmente e solo gli ultimi episodi, che si collegano bene con la ben più carina "Young Sheldon", sono davvero interessanti. Insomma, è da poco iniziata l'ultima stagione di "The Big Bang Theory": speriamo di ritornare a ridere, almeno in qualche episodio, come nelle prime!

Voto: 5,5

martedì 16 ottobre 2018

Halloween - The Beginning di Rob Zombie (2007)




USA 2007
Titolo Originale: Halloween
Regia: Rob Zombie
Sceneggiatura: Rob Zombie
Cast: Scout Taylor-Compton, Malcolm McDowell, Tyler Mane, Danielle Harris, Kristina Klebe, Brad Dourif, Sheri Moon, Dee Wallace-Stone, Pat Skipper, Daeg Faerch, Skyler Gisondo, Jenny Gregg Stewart, Max Van Ville, Nick Mennel, Hanna R. Hall, William Forsythe, Udo Kier, Danny Trejo, Ken Foree, Daryl Sabara
Durata: 105 minuti (121 minuti, Unrated Edition)
Genere: Horror


L'uscita del nuovo "Halloween" di David Gordon Green è letteralmente a un tiro di sputo, motivo per cui prosegue senza intoppi la rubrica dedicata alla saga di "Halloween", iniziata nel 1978 da John Carpenter e proseguita, andando sempre più in basso, nel corso degli ultimi quarant'anni. Ci eravamo dunque lasciati con "Halloween - La resurrezione", senza ombra di dubbio il peggior film dell'intera saga, che sarebbe dovuto finire dopo soli venti minuti e per il quale invece gli sceneggiatori e i produttori hanno deciso di legarci un'altra ora buona, totalmente slegata sia da quei primi venti minuti, sia dalla trama dell'intera saga. Cinque anni dopo il disastro viene ingaggiato Rob Zombie, regista che pur non avendomi mai impressionato, apprezzo abbastanza, che all'epoca, oltre a una carriera musicale ben avviata nel mondo dell'heavy metal - che altro potevate aspettarvi da uno che si chiama Rob Zombie? -, aveva già diretto due film come "La casa dei 1000 corpi" e "La casa del Diavolo", che sono tuttora per me le sue due migliori pellicole. Quello che inizialmente sarebbe dovuto essere l'ennesimo sequel - e molto probabilmente anche l'ennesimo disastro - si trasforma in un remake vero e proprio in cui Rob Zombie avrebbe voluto inserire anche qualche elemento sulle origini del personaggio di Michael Myers, qualcosa relativo alla sua infanzia. La leggenda e Wikipedia narrano di una telefonata tra Rob Zombie e John Carpenter in cui il secondo avrebbe dato la sua benedizione al progetto con un eloquente e quasi paterno "Vai, Rob, fai il tuo film!". Ecco che bisogna però pensare al cast: nel ruolo piuttosto pesante di Laurie Strode viene chiamata la guardabilissima Scout Taylor-Compton, mentre per interpretare lo scomodissimo ruolo di Sam Loomis appartenuto a Donald Pleasence viene chiamata la versione vecchia di Malcolm McDowell - non so perchè, ma io di questo attore ho l'immagine di Alex De Large in "Arancia Meccanica" da giovane e poi ho visto solo film in cui ha i capelli bianchi ed è vecchio, non me lo ricordo minimamente come un uomo tra i trentacinque e i cinquanta, forse quell'età l'ha saltata proprio. Rob Zombie però non vuole scontentare nessuno così decide di trovare un posticino in quella che doveva essere la sua reinterpretazione anche per la guardabilissima moglie Sheri Moon, che interpreta la madre di Michael Myers. Per il ruolo dell'antagonista abbiamo una delle prime grosse differenze rispetto ai film originali: mentre Michael Myers è sempre stato un uomo dalla stazza non particolarmente imponente, dato che erano i suoi movimenti lenti e inesorabili a dare solennità al personaggio, qui viene chiamato un cristone di due metri e mezzo che risponde al nome di Tyler Mane, ex wrestler della WCW e poi della WWF.
Il film inizia con quella che sarebbe stata la grossa novità rispetto al lavoro di John Carpenter: la narrazione degli eventi che hanno portato alla nascita del personaggio di Michael Myers come spietato assassino senza sentimenti. Michael Myers è un bambino biondo e cicciotto che vive insieme ad una famiglia totalmente disfunzionale: la madre Deborah guadagna soldi come sexy ballerina di lap dance nei night club di Haddonfield, il fidanzato della madre è un ubriacone che lo maltratta senza troppi complimenti, mentre la sorella Judith in realtà non sembra avergli mai fatto nulla di male, solo non dimostra un grande quoziente intellettivo, ma mostra più che bene il suo corpo, che sarebbe quello di Hannah R. Hall che in questi undici anni si è piuttosto imbruttita ad essere sinceri. Ad ampliare questo senso di disfunzionalità vi è il fatto che la madre ritenga normale glissare sul ritrovamento di un gatto morto nello zaino del bambino, rispedendo al mittente gli avvertimenti di Sam Loomis, psicologo infantile con dei capelli inguardabili, soprattutto per come noi spettatori conosciamo la versione vecchia di Malcolm McDowell. Risultato della sottovalutazione di questo segnale di allarme è che la sera di Halloween, mentre Deborah fa le sue bellissime acrobazie sul palo, Michael decida di uccidere tutti, partendo dal fidanzato di sua madre, lasciando per secondo il fidanzato di Judith e poi uccidendo brutalmente anche la sorella. Rimarrà viva soltanto la neonata Laurie. Dopo questa introduzione vi è tutta una fase in cui il bambino viene psicanalizzato da Sam Loomis e la madre ogni tanto va a fargli visita, dapprima accorgendosi di non aver coscienza degli omicidi commessi, in seguito rendendosi conto, dopo un omicidio ai danni di un altro paziente - che poi che io sappia non è normale dare forchette di metallo ai pazienti di un ospedale psichiatrico -, del fatto che probabilmente suo figlio è irrecuperabile. Viene anche indagata la sua passione per le maschere che spesso indossa, per paura di fare troppo schifo a chi lo guarda e per nascondere il suo volto, poi dopo l'omicidio anche lo stesso Loomis si arrenderà al silenzio del paziente, che nel giro di quindici anni, che per noi sono pochi minuti filmici, diventerà dal bambino biondo e pacioccone, un cristone di due metri e mezzo castano che porta i suoi capelli lunghi da metallaro - si vede che a Rob Zombie piace l'heavy metal, è innegabile - in modo da nascondere il volto. Riuscirà ad uscire dall'ospedale psichiatrico e al termine di questa prima parte inizierà, pressapoco, l'"Halloween" che già conosciamo, che non si discosta poi molto da quello di Carpenter.
Ho sempre avuto, sin dalla prima visione di questo film, sentimenti piuttosto contrastanti riguardo l'operazione legata a questo remake: da una parte lo trovo registicamente interessante, sicuramente non ai livelli di quello di Carpenter, ma comunque ci avevo ritrovato quasi tutto quello che mi piaceva di Rob Zombie. Dico quasi perchè, seppur rispetto all'originale ci sia più sangue - quasi non era presente nel primo film - qui la quantità è comunque piuttosto limitata e viene meno una delle caratteristiche fondamentali del modo di fare cinema del regista e anche in quelle scene un po' più sanguinolente si vede che il suo stile viene un po' edulcorato, rispetto ai due film che aveva diretto in precedenza, che sono stilisticamente sporchi ma pieni di fascino. D'altro canto pure la trama della prima parte, pur con tutte le banalità del caso e pur avendo tolto in qualche modo, fascino alla storia - a volte, mi ripeto, certe cose è meglio non mostrarle e lasciarle all'immaginazione dello spettatore - mi è parsa abbastanza interessante, al netto del fatto che vengono commessi degli errori a livello di sceneggiatura per giustificare e far quadrare il resto della narrazione - mi ripeto, una forchetta di metallo in un ospedale psichiatrico non si è mai vista, ma qualcuno a questo piccolo pacioccone biondo che è Michael Myers lo dovevi far uccidere per far aprire gli occhi alla madre.
Sulla seconda parte del film quasi faccio fatica ad esprimermi: anche qui la regia non mi dispiace affatto, ma dal punto di vista narrativo nulla di nuovo viene aggiunto rispetto a quanto già sapevamo dal primo film. Sì, alcune scene sono state modificate, ma alla fin fine la solfa è praticamente la stessa con il solo restyling del personaggio - nemmeno troppo marcato per fortuna - a diventare argomento di interesse. Nulla da dire in realtà sulle interpretazioni da parte dei protagonisti: non particolarmente eccelse, ma nemmeno da buttare e Malcolm McDowell mi è parso un buon modo per ridare vita al Sam Loomis che era stato, per quasi vent'anni, di Donald Pleasence.
In giro per il mondo "Halloween - The Beginning" ha raccolto principalmente critiche negative, io invece non riesco proprio a volergli male: sono però dell'opinione che se invece di chiamarlo "Halloween" lo avessero chiamato in qualsiasi altro modo, forse, sarebbe piaciuto a tutti.

Voto: 6+

Non perdetevi anche gli speciali organizzati da La Bara Volante e da Il Zinefilo in onore della saga di "Halloween". Li trovate ai link qui sotto!

La Bara Volante - I Remember Halloween
Il Zinefilo - Halloween - La notte delle saghe

lunedì 15 ottobre 2018

Venom di Ruben Fleischer (2018)



USA 2018
Titolo Originale: Venom
Regia: Ruben Fleischer
Sceneggiatura: Jeff Pinkner, Scott Rosenberg, Kelly Marcel, Will Beall
Cast: Tom Hardy, Michelle Williams, Riz Ahmed, Scott Haze, Reid Scott, Jenny Slate, Melora Walters
Durata: 112 minuti
Genere: Azione, Supereroi


Erano anni che si vociferava sull'uscita di un film sul personaggio di Venom, che avevamo visto di striscio in quel mezzo disastro cinematografico che era stato lo "Spider-Man 3" diretto da Sam Raimi, in cui una delle pochissime cose fighe era proprio vedere Spider-Man con il costume nero, che a me affascinava un casino. Anni di attesa per i fan del personaggio di Venom che io non ho vissuto, semplicemente perchè, da non lettore dei fumetti, non mi interessa nemmeno tanto sapere quale sarà il prossimo film tratto da un personaggio fumettoso della Marvel, semplicemente quando ne esce uno prendo e lo vado a guardare, informandomi poco e niente sul personaggio. Per la regia della pellicola viene chiamato Ruben Fleischer, che non ha molti film all'attivo nella sua carriera anche se c'è da ricordarne uno come "Gangster Squad" in negativo e un altro come "Benvenuti a Zombieland" in positivo, mentre nel ruolo da protagonista Eddie Brock uno che al cinema in questi ultimi anni ha detto proprio poco poco come Tom Hardy - se non si fosse capito il mio "ha detto poco poco" è ironico -, mentre Michelle Williams, sulla quale come attrice ancora non riesco ad avere un'opinione ben definita, ad interpretare Anne, l'amore storico di Eddie. Non siamo all'interno del Marvel Cinematic Universe, perchè il film è della Sony, ma già di suo fa strano il fatto di vedere Venom al cinema senza alcun riferimento a Spider-Man, ma noi spettatori ce la facciamo andare bene così, importa poco. Sono andato a vedere "Venom" una settimana dopo la sua uscita nelle sale e, fin dal primo giorno, sono stato in qualche modo bombardato da commenti negativi che non facevano che ridurre al lumicino le mie aspettative: avranno questi commenti negativi avuto ragione sul mio giudizio? Andiamo, come al solito, con ordine.
Un'astronave della Life Foundation, nell'esplorare lo spazio per trovare nuovi mondi abitabili, trova anche quattro forme di vita aliene che vengono portate sulla Terra. Una di queste, mentre sta venendo trasportata, riesce a fuggire, facendo crollare la navicella in Malesia e impossessandosi uno dopo l'altro di alcuni abitanti del paese. Le altre tre creature vengono invece bloccate e trasportate nel centro di San Francisco, dove il capo della fondazione Carlton Drake, interpretato da Riz Ahmed, inizia a condurre esperimenti su vagabondi, utilizzando i simbionti catturati e provocando diversi morti. Eddie Brock riesce ad ottenere un'intervista con Carlton, ma questi, utilizzando dei documenti confidenziali senza autorizzazione, viene licenziato dalla redazione del giornale assieme alla sua fidanzata Anne. Sei mesi dopo lo stesso Eddie viene contattato da una sottoposta di Drake, non d'accordo con i suoi metodi e, fatta irruzione nel centro di ricerca, viene posseduto da uno sei simbionti.
Ora io lo dico perchè comunque in qualche modo sono abituato a riassumere la trama del film nelle mie recensioni: il riassunto della trama che ho fatto qui sopra arriva, tranquillamente, a metà film. Una pellicola che di sicuro ha tantissimi problemi tra cui il fatto che la prima metà sia particolarmente lenta e poco utile. Io capisco perfettamente tutti quei film che ti fanno sudare la visione del protagonista, del motivo per cui si è andati a vedere tale film, anzi, normalmente, è anche una cosa che mi piace, soprattutto se l'attesa della comparsa del personaggio è ben costruita e ben contestualizzata. Purtroppo però io questa prima parte l'ho vista quasi sonnecchiando e per me quasi dormire al cinema è un mezzo crimine contro l'umanità - anche perchè ho pagato e anche solo cinque euro per dormire su una poltrona nemmeno troppo pulita non mi fa mai tanto piacere spenderli. Un'altra delle tante cose che ho abbastanza detestato della prima parte è il modo in cui viene presentato il personaggio Carlton Drake: gli sceneggiatori del film devono farci capire che il suo è un personaggio cattivo, quindi cosa succede, almeno nella versione italiana, ma penso anche in quella originale? Diamo al suo personaggio una voce misteriosa, un po' tenebrosa, ma anche un po' da sbruffone, così il pubblico, che è popolato da persone mediamente stupide, capisce subito di avere a che fare con il cattivone. E la voce "da mistero" - come a me piace chiamarla - è il picco della caratterizzazione di Carlton Drake, non si va molto oltre da questo punto di vista. Caratterizzazione di cui manca in qualche modo anche il personaggio di Eddie Brock, che però quanto meno grazie ad un'interpretazione di certo non grandiosa, ma comunque la meno peggio rispetto alle altre del film, di Tom Hardy riesce a risultare minimamente simpatico.
Nella seconda parte il film si riprende un po', quanto meno a livello di ritmo: dalla comparsa di Venom in poi mi sono sentito un po' più coinvolto, anche se pure in questo caso i problemi non sono mancati. La produzione, per evitare di dover vietare il film ai minori, decide bene di edulcorare un po' il tutto, diminuendo sensibilmente il livello di violenza del film: siamo alle solite, ora io capisco che per guadagnare qualche dindino in più evitare la censura sia una manna dal cielo, ma se da un film su Venom, che è di suo un personaggio violento che mozza anche un paio di teste nel corso del film, mi togli quasi totalmente il sangue - dico quasi perchè nel momento in cui scrivo non l'assoluta certezza che il numero di gocce di sangue viste sia uguale a zero - allora porca puttana il film su Venom fai il favore di non farlo proprio. Aggiungiamo poi a questo il fatto che il vero nemico di Venom sotto forma di simbionte si vede soltanto negli ultimi quindici minuti e abbiamo un po' la dimensione di quanto questo film sia stato un mezzo disastro, probabilmente dovuto a tutte le restrizioni cui i produttori sono dovuti andare incontro.
Insomma, "Venom" è a tutti gli effetti un film che non mi è piaciuto, nonostante quanto meno la seconda parte mi sia risultata meno noiosa rispetto alla prima. Non nego però che per come sia costruito ci possano essere persone a cui la pellicola possa anche piacere, per quanto sia cinematograficamente innocua e con dei difetti talmente macroscopici che io non sono proprio riuscito a bypassare.

Voto: 4,5

Oggi di questo film ne ha anche parlato Federica del blog "Stories - Books and Movies", andate a fare un salto pure sul suo commento!

domenica 14 ottobre 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #39 - Overlord

Oggi con la solita rubrica domenicale sui trailer sono in ritardissimo, ma a meno di cataclismi non la farò mancare. Oggi si parla di un horror fantascientifico che potrebbe, quando arriverà nei cinema italiani, fare al caso mio.



La mia opinione: Un horror ambientato il giorno prima dello sbarco in Normandia, in piena Seconda Guerra Mondiale. Una specie di zombie movie - anche se in realtà le creature coinvolte non sono zombie - in cui i nazisti effettuano esperimenti sugli esseri umani, per renderli ancor più feroci. Insomma, uno zombie movie, senza dei veri e propri zombie, con i nazisti. Potrebbe essere un po' l'apoteosi del trash, ma potrebbe anche rivelarsi abbastanza divertente, nel caso riesca a non prendersi troppo sul serio. Regista è Julius Avery, un illustre sconosciuto, ma la produzione della pellicola è nelle mani di J. J. Abrams, uno che riguardo a progetti in cui mettere i soldi ha l'occhio abbastanza lungo, al netto delle comunque non poche mezze porcherie che ha prodotto. Non è un film che attendo con impazienza, sicuramente è uno di quei film su cui nutro comunque una certa curiosità, ecco.

venerdì 12 ottobre 2018

Disincanto - Stagione 1



Disincanto
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Matt Groening
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Personaggi: Principessa Tiabeanie / "Bean", Elfo, Lucienne "Luci" Pendergast, Re Zøg
Genere: Animazione


Dalla nuova serie disegnata da Matt Groening, il disegnatore de "I Simpson" e "Futurama", due serie animate cult della mia giovinezza, mi aspettavo una pubblicizzazione un po' più pressante, invece pare che questa volta, dal punto di vista pubblicitario, Netflix non se la sia giocata poi benissimo. Ancora peggiore poi, vista la mia lentezza nel guardare le serie ultimamente, è stata la sensazione che ho avuto quando, una volta usciti i primi dieci episodi della prima stagione - che verrà divisa in due parti -, tutti li avevano visti per intero e buona parte degli spettatori ne era rimasta delusa: un po' perchè da Matt Groening si aspettavano una serie totalmente verticale proprio come e due già citate, un po' per quelli che, superato lo scoglio della presenza di una trama orizzontale, sono rimasti comunque profondamente delusi da essa. Il problema che ho con queste due categorie di persone è solo uno: molto sinceramente, non so che cosa gli risponderei se me li trovassi davanti. In realtà quelli che volevano una serie alla Matt Groening magari potrebbero anche un po' evolversi, mentre quelli che sono rimasti delusi dalla trama non hanno proprio tutti i torti. Andiamo però per ordine.
Bean è una principessa, ubriacona e scansafatiche , che prova un estremo desiderio di ribellione, che la porta anche a rifiutare il matrimonio combinato dal padre, il re. Assieme a Elfo e al suo demone personale, chiamato Luci, vivrà una serie di avventure che la porteranno in qualche modo a crescere e ad evolversi come persona. Come già detto, "Disincanto" è una serie di Matt Groening con una trama, non mi viene altro modo per definirla. La base di partenza è quella della parodia di un mondo fantasy, abitato da re, principi, draghi, stregoni ed elfi. In quanto serie di Matt Groening ci si aspetta di ridere forte, in quanto serie con una trama ci si aspetta che essa scorra in maniera fluida per tutta la sua durata e porti i personaggi ad un'evoluzione personale e a fare in modo che lo spettatore empatizzi per loro. Primo punto, le risate: i primi due o tre episodi mi hanno fatto ridere come un cretino, dall'inizio alla fine, per le trovate che venivano messe in atto, poi però pian piano, forse complice il binge watching - a differenza delle altre due serie citate in cui un episodio al giorno è la giusta dose per un divertimento assicurato -, il numero di risate ha cominciato a calare inesorabilmente. Non che da quel momento in poi siano state assenti, ma sicuramente non mi sono divertito come con i primi tre episodi. Secondo punto, la trama: la struttura degli episodi è mista, Matt Groening non sembra aver avuto il coraggio di buttarsi su una serie del tutto orizzontale, in ogni puntata abbiamo una parte autoconclusiva che però ha ripercussioni sulla storia generale della serie. Peccato che questa trama orizzontale faccia un po' fatica a partire, diventando davvero interessante solamente nella seconda metà di questa prima parte.
Insomma, purtroppo su questa serie, da cui mi aspettavo molto, nonostante la pubblicità non sia stata efficacissima, ho dei sentimenti contrastanti: non ne sono rimasto deluso in toto, così come non mi ha per niente esaltato per tutti e dieci gli episodi e questa mancanza di equilibrio, alla lunga, me l'ha resa anche un po' pesante, cosa abbastanza bruttina per una serie di dieci episodi da mezz'ora l'uno. Non sono però d'accordo nè con chi l'ha stroncata pesantemente, nè con chi, pochi rispetto agli altri, l'ha osannata come una serie divertentissima ed intelligente. Semplicemente mi sono divertito, mediamente, e la trama mi ha interessato, mediamente. Nulla di più e nulla di meno.

Voto: 6

giovedì 11 ottobre 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Se c'è una cosa sicura nella vita è che ogni settimana arriva il Giovedì e con il Giovedì arrivano anche le uscite al cinema, che questo weekend sono davvero troppe. Spazio però ancora una volta ai miei pregiudizi e a un paio di film da tenere davvero d'occhio!


The Predator di Shane Black


Iniziata la rubrica su "Predator" con estremo ritardo rispetto alla tabella di marcia, ecco che arriva nelle sale "The Predator", quarto capitolo della saga diretto da Shane Black e con qualche componente del cast piuttosto interessante. Le recensioni che arrivano da oltreoceano non sono delle più confortanti, ma pare che a qualcuno qui in Italia il film sia anche piaciuto. Io mi fionderò a vederlo, per toccare con mano, ovviamente!

La mia aspettativa: 6,5/10


A Star is Born di Bradley Cooper

Grande curiosità per questo film: piaciuto ai critici a Venezia, porta con sè l'incognita del Bradley Cooper regista, che potrebbe riservare sorprese, e quello della Lady Gaga attrice, che in "American Horror Story" interpretava se stessa in una veste horror, mentre qui sarà chiamata comunque ad interpretare se stessa, ma nelle sue vere e proprie vesti, quelli da cantante.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Il banchiere anarchico: Tratto da un racconto del portoghese Fernando Pessoa, immagino già in quante sale sarà disponibile questo film.
A-X-L: Un'amicizia extaordinaria: Non bastavano i film sull'amicizia tra uomo e cane a farmi venire l'orticaria, mo ci mettiamo pure l'amicizia tra uomo e cane robot?
Il complicato mondo di Nathalie: Ultimamente le commedie francesi non mi ispirano manco per sbaglio. Sarà che dopo un periodo di forma smagliante anche il cinema francese sta vivendo un periodo un po' più buio?
Johnny English colpisce ancora: Sia chiaro, io con la comicità di Rowan Atkinson in "Mr. Bean" ci sono cresciuto. Però la saga di "Johnny English" non sono mai riuscito a sopportarla.
La fuitina sbagliata: Ma cos'è che è 'sta roba?
L'apparizione: Quando si parla di religione, io cerco di defilarmi.
Quasi nemici: Cos'è, tipo Wario per Super Mario, questo è la versione cattiva di "Quasi amici"?
Zanna Bianca: Di un film d'animazione sul famoso romanzo non ne sentivo certo il bisogno.