venerdì 5 giugno 2020

Gallo cedrone di Carlo Verdone (1998)

Italia 1998
Titolo Originale: Gallo cedrone
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Pasquale Plastino, Carlo Verdone
Durata: 94 minuti
Genere: Commedia


Dopo averlo difficilmente sopportato per molti anni il mio sta cominciando a diventare un problema, non ancora patologico, ma con tutte le potenzialità per diventarlo: quando mi trovo davanti all'opportunità di vedere un film di o con Carlo Verdone - che anche fossi omosessuale non sarebbe certo il mio ideale di uomo - non riesco a fare a meno di vederlo. Per questo motivo, quando un paio di settimane fa ho avuto l'occasione di guardare "Gallo cedrone", film uscito quando avevo solamente otto anni, ma di cui ricordo indistintamente di averne sentito parlare all'epoca, come praticamente sempre accade quando esce un nuovo film dell'attore e regista romano, non sono riuscito a rinunciare a vederlo. Ebbene, nonostante non mi strappi le vesti per essi, a me i film di Carlo Verdone piacciono, dopo anni passati a sottovalutarli, li trovo quasi sempre delle commedie intelligenti che fanno il loro dovere trattando argomenti sempre interessanti in maniera fresca e divertente, che poi è un po' lo stesso motivo per cui mi sono dispiaciuto grandemente per il fatto che l'ultimo suo lavoro ancora non sia potuto uscire nelle sale italiane a causa della pandemia che stiamo vivendo. Dubito anche che lo facciano uscire già dal 15 Giugno, quando i cinema riapriranno ma forse ancora in pochi si fideranno ad andarci.
Armando Feroci è un volontario romano della Croce Rossa italiana che, durante un viaggio umanitario in un paese del nord Africa, viene sequestrato e condannato a morte da un gruppo integralista islamico. Il sequestro dell'uomo diventa subito un caso di portata nazionale, che farà mobilitare la politica e l'opinione pubblica del paese. Attraverso delle interviste e dei ricordi di persone che lo hanno conosciuto vediamo quali sono stati gli eventi che lo hanno portato a finire nelle mani dei sequestratori e il ritratto che ne esce è quello di un uomo totalmente irresponsabile e menefreghista, che fatica a trovare un lavoro e tende sempre ad inventarsene uno in maniera quasi truffaldina, fino a conoscere la cognata Martina, moglie non vedente del fratello Franco, odontoiatra di successo che gli offrirà anche un lavoro stabile, della quale si invaghirà fino a scappare con lei, promettendole di portarla in giro per i posti più belli d'Italia.
Fin dall'inizio della visione devo dire che ho avuto un po' la sensazione di non trovarmi davanti ai film di Carlo Verdone cui mi sono abituato nel corso del tempo, questo "Gallo cedrone" ha uno schema narrativo piuttosto particolare e soprattutto, nel corso della visione, emerge come la commedia scritta e diretta da Verdone non sia leggera e fresca come al solito, quanto più che altro basata sull'eccentricità del protagonista, che con il suo accento romanesco molto spinto e il suo fare un po' da galletto è sicuramente al centro della componente comica di questo film. Ciò che ne viene fuori, dai ricordi della persone che parlano del nostro protagonista, sono a volte degli sketch, dei ricordi di donne che lo hanno visto, nella sua macchina fiammante, fare apprezzamenti molto spinti verso di loro - ecco c'è da dire che scene così per far ridere in un film italiano del 2020 non si sarebbero mai viste probabilmente - mentre per il resto viene fuori una storia più organica solo nei momenti in cui la ex moglie ricorda il loro incontro e il loro matrimonio, ma il vero centro della storia è la vicenda che lega Armando a Martina.
Il risultato è un film abbastanza divertente a livello di battute, ma che ho trovato piuttosto disorganico a livello narrativo, con una struttura che un po' si rifa ai primi film a cui ha partecipato Verdone, ma che non è quello che mi sarei aspettato di trovare in una commedia della sua maturità e che invece ho trovato in film diretti anche solo qualche anno dopo. Non siamo comunque davanti ad un film da buttare, i suoi momenti interessanti li ha, ma mi è sembrato mancare quell'interesse verso la riflessione che hanno invece altri film del regista, mentre mi è sembrata più che altro una di quelle operazioni un po' fini a se stesse e alla fine il film lo salva solamente il Verdone attore, bravissimo come al solito nel trasformarsi e nel riuscire a dare, anche allo stesso personaggio, un sacco di sfaccettature e di personalità.

giovedì 4 giugno 2020

OSCARS BEST MOVIES - Cavalcata di Frank Lloyd (1933)


USA 1933
Titolo Originale: Cavalcade
Sceneggiatura: Reginald Berkeley, Sonya Levien
Durata: 112 minuti
Genere: Drammatico, Guerra


Eccoci qui per il sesto appuntamento con la rubrica di cui non frega nulla a nessuno, quella dedicata a tutti i film che hanno vinto l'Oscar come miglior film nella storia del cinema. Una rubrica che però confido otterrà più proseliti quando si passerà a parlare dei film un po' più recenti, quelli che in qualche modo sono diventati dei veri e propri cult e abbracciano un pubblico decisamente più ampio di appassionati, cosa che invece nei film degli anni trenta - pochi dei quali personalmente conoscevo - è un po' più difficile trovare e io li sto scoprendo proprio nel realizzare questa lunga rassegna, che probabilmente mi impegnerà per un paio d'anni, sempre che il blog rimanga ancora in vita, chi lo sa. Per questo sesto appuntamento, dopo aver visto l'ottimo "Grand Hotel", primo film di questa rassegna con un cast di volti che conosco come Greta Garbo e Joan Crawford, eccoci qui a parlare di "Cavalcata", film di Frank Lloyd del 1933, con gli Academy Awards che cominceranno a mettere in pratica la regola in vigore tuttora, quella di premiare tra Febbraio e Marzo i film usciti nel corso dell'anno solare precedente. Infatti "Cavalcata" è stato premiato con il miglior film nel 1934, mentre nel 1933 non fu dato nessun premio. Regista del film è Frank Lloyd, uno dei fondatori dell'Academy, con moltissimi film al suo attivo nella sua carriera - ammetto di non averne visto nemmeno uno, purtroppo - tra cui il suo successo più famoso è "La tragedia del Bounty" di cui, se tutto va bene, dovremmo parlare su queste pagine tra un paio di settimane. Protagonisti del film invece sono ancora una volta due attori che personalmente non conosco come Diana Wynyard e Clive Brook.
Siamo sul finire del 1899, la famiglia Marryot, composta da Robert, Jane e dai loro figli, si sta preparando a brindare al nuovo anno assieme ai loro domestici, Alfred e Ellen Ponti. Il brindisi non è solo per il nuovo anno, ma anche per esorcizzare la partenza degli uomini, che dovranno prestare servizio per la guerra in Sudafrica, mentre le donne dovranno rimanere a casa a badare alla famiglia. Una sera, mentre Jane e la sua amica Margaret sono a teatro, lo spettacolo viene interrotto per dare l'annuncio agli spettatori che la città di Mafeking è stata conquistata dalle truppe britanniche e, poco tempo dopo, gli uomini torneranno dalla guerra. Una volta in Inghilterra Alfred annuncerà di aver acquistato un pub a Londra che gli permetterà di accogliere in casa loro la signora Snapper, la madre di Ellen. La storia seguirà poi trent'anni della vita dei protagonisti, che vivranno diversi momenti storici tra cui la morte della Regina Vittoria, la Prima Guerra Mondiale.
Tratto dall'omonimo lavoro teatrale di Noël Coward, devo ammettere di aver fatto una grande fatica a seguire questo film dall'inizio alla fine. D'altronde, quando mi trovo davanti a dei film in cui l'età si fa davvero sentire, sono di tutt'altro periodo e utilizzano tutt'altre tecniche rispetto a quelle a cui sono abituato, la fatica nella fruizione del film si fa davvero sentire. Sia chiaro, non è colpa del film, ma colpa mia che mi sto forzando ad educarmi anche a questo tipo di visioni che ho sempre schivato - anche se qualche film dell'epoca è tra i miei preferiti in assoluto -, ma con "Cavalcata" riuscire in questa impresa devo dire che mi è sembrato decisamente molto difficile. Non sono in grado, per quanto riguarda questo film, di dire se abbia o meno dei difetti e sono anche l'ultima persona che potrebbe scriverne male, la storia del cinema non l'ho studiata a menadito e qualche passaggio stilistico me lo perdo, cerco però, anche in film che non mi sono piaciuti, ma che in qualche modo hanno fatto la storia della mia forma d'arte preferita, di coglierne del buono, che sicuramente c'è. Innanzitutto, pur essendo un film prodotto negli Stati Uniti, il regista britannico, per la precisione scozzese, Frank Lloyd riesce, attraverso le vicende delle famiglie protagoniste, a raccontarci la storia dell'Inghilterra - e di parte importante del mondo in alcune scene - nei primi trent'anni del secolo scorso, segnati dalla morte di quella che è stata - prima dell'immortale regina attuale - la regina con il regno più longevo della storia e che aveva segnato tutto il secolo precedente, ma anche dalla Prima Guerra Mondiale, per la quale non pochi giovani britannici decideranno di arruolarsi. Se proprio devo permettermi di dire qualcosa di male su questo film, ecco, il montaggio dedicato alla guerra proprio no, non ce l'ho fatta a digerirlo, con i personaggi che si sovrapponevano sullo sfondo e le immagini che scorrevano quasi in parallelo, ecco, no, proprio no.
Meriti storici a parte, forse la critica nel corso degli anni successivi ha avuto il mio stesso rapporto con il film di Frank Lloyd, di certo non annoverandolo tra i migliori della storia, ma si sa, non sempre sono i film migliori a vincere il premio come miglior film all'Oscar, ma a testimoniare anche il fatto che non sia proprio un film riconosciutissimo, anche la fatica che ho dovuto fare per procurarmelo. É dunque chiaro che chi mi legge non veda l'ora che io arrivi quanto meno agli anni settanta prima di dar credito a questa rassegna, è anche chiaro che più che per i film venuti dopo gli anni sessanta, io la rassegna la stia facendo anche per scoprire un modo totalmente diverso di fare cinema rispetto a quello che conosco e con cui ho avuto maggiore esperienza, ma penso anche di non commettere alcun vilipendio se alcuni di questi film, a detta di molti entrati nella storia, non riesca proprio a farmeli piacere.

mercoledì 3 giugno 2020

The Lighthouse di Robert Eggers (2019)



USA, Brasile 2019
Titolo Originale: The Lighthouse
Sceneggiatura: Robert Eggers, Max Eggers
Durata: 109 minuti
Genere: Thriller, Horror


Dopo che alla fine dello scorso anno praticamente chiunque era riuscito a vedere "The Lighthouse", eccomi finalmente qui a parlarne anche io, semplicemente perchè, quando la nuova pellicola di Robert Eggers, autore del bellissimo "The Witch", stava diventando un fenomeno della rete, io mi ero ripromesso che l'avrei guardata una volta uscita nei cinema qui in Italia. Sfiga vuole che dapprima il film sembrava sarebbe potuto uscire intorno ad Aprile, poi però i cinema sono stati chiusi e l'idea di farlo uscire nelle sale già appariva abbastanza remota, con il lockdown in tutta Italia e i cinema che apriranno solamente il 15 Giugno - ancora resta da capire con quali film e io sarò qui per aggiornarvi anche su questo - "The Lighthouse" è uscito solamente sulle piattaforme di streaming, nella fattispecie Chili e Amazon Prime Video che lo stanno distribuendo a pagamento ad un prezzo di 3.99 euro, abbastanza sostenibile. Il regista, è stato già detto, è lo stesso di "The Witch", splendida pellicola che ha avuto più o meno lo stesso percorso a livello di distribuzione, dapprima diventando un fenomeno della rete, poi distribuita nelle sale in Italia, ma ingiustamente poco calcolata e diventata bersaglio di quei sedicenti appassionati di cinema horror che però per qualche motivo preferiscono film come "Paranormal Activia" - io lo chiamo "Activia" perchè mi fa cagare - a qualcosa di un po' più elaborato e acculturato come "The Witch". Il cast inoltre è composto da due attori principali: Robert Pattinson, che è da anni che non sbaglia un film dopo l'esperienza in "Twilight" - anche qui, peccato che il cinefilo medio-basso si sia fermato a quelli, perchè è proprio un bravo attore - e la garanzia Willem Dafoe, ad interpretare due guardiani di un faro.
La storia è ambientata verso la fine del XIX secolo, quando un ragazzo di nome Ephraim Winslow si reca su un'isola al largo del New England per diventare, per un mese, il guardiano del faro, sotto la supervisione di Thomas Wake, anziano e irascibile, che al faro ha dedicato buona parte della sua vita. Il rapporto fra i due, che dovranno convivere per diverso tempo in quel luogo isolato, fatica a decollare, con Wake che affida a Ephraim compiti sempre più faticosi, impedendogli di fare la mansione per cui è stato assunto, quella di controllare il faro, di cui Thomas Wake si vuole occupare personalmente. Presto Winslow troverà la statuetta di una sirena, che deciderà di tenere per sè, mentre comincerà a sospettare del suo compagno Wake, che scoprirà presto che ogni notte si reca sulla cima del faro, dove c'è la luce, spogliandosi davanti ad essa. Inoltre, il predecessore di Winslow sembra essere morto in circostanze sospette, a detta di Wake per la pazzia dovuta al lungo isolamento, ma Winslow inizierà a soffrire anche di inquietanti allucinazioni nelle quali gli si mostreranno dei mostri marini e inizierà a masturbarsi sula statuetta della sirena. Un gabbiano senza un occhio che comincerà ad importunare Winslow farà scattare la superstizione in Wake, che crede che nei gabbiani possa risiedere lo spirito dei marinai morti e ucciderli porti sfortuna.
Diciamo che prima della visione, di cui si è parlato in lungo e in largo già prima della fine del 2019, un po' mi aspettavo che questo film sarebbe potuto piacermi: innanzitutto i precedenti con Robert Eggers mi davano una certa fiducia, in secondo luogo, quando un film piace così tanto a tante persone del cui giudizio mi fido particolarmente è difficile che poi con me il risultato sia diametralmente opposto. C'è però da dire che qui siamo ben oltre ogni più rosea aspettativa, dato che questo "The Lighthouse" non è solo l'horror - o thriller, dipende da come la vedete voi, per me ha elementi di entrambi i generi - migliore che abbia visto negli ultimi tempi, ma anche, in generale, uno dei migliori film che abbia visto in questi primi mesi di questo funesto 2020, in cui probabilmente per vedere grande cinema dovremo aspettare ancora per un po'. Robert Eggers, ispirandosi ad uno storia di Edgar Allan Poe, ma prendendone praticamente subito le distanze a livello narrativo, realizza uno di quei film che è molto difficile dimenticare, che resta impresso nella mia mente e lo resterà per molto tempo, sia per la storia che viene narrata, ricca di simbolismi e di metafore tratte da mitologia contemporanea e antica - impossibile ad esempio, non pensare a Prometeo o a Icaro nelle scene finali -, sia per le scelte tecniche, una su tutte quella di girare la pellicola completamente in bianco e nero e in quattro terzi - all'incirca, ma su queste cose non sono particolarmente pignolo - che ad alcuni potrebbe sembrare la tipica scelta stilistica per far dire a tutti "oh ma che figo sto regista", ma poi ti accorgi che sarebbe difficile immaginarsi un film del genere a colori, che renderebbero meno efficaci i momenti inquietanti. Candidato all'Oscar per la migliore fotografia, questo aspetto tecnico è sicuramente uno di quelli che si nota subito quanto siano curati: la scena iniziale in cui ci vengono presentati i personaggi e ci vengono inquadrati per la prima volta insieme è già di suo indimenticabile, ma ci sono poi altre sequenze, sparse all'interno del film, in cui anche solo una singola inquadratura è in grado di aprire a interpretazioni e di raccontare delle vere e proprie storie.
Difficile poi non soffermarsi anche sull'aspetto recitativo di "The Lighthouse", anche perchè reggere un intero film con solo due attori nel cast - ce ne sarebbero altri due ma sono non dico secondari, ma quasi terziari o quaternari, si vedono pochissimo in scena e sono più che altro proiezioni mentali di Winslow - che grazie al loro affiatamento riescono a rendere credibile ogni singolo dialogo, ogni singola sequenza. Mentre infatti Pattinson interpreta il giovane guardiano, quello che deve imparare e deve rispettare le gerarchie, anche se presto inizierà a farsi delle domande sul fatto che ci sia qualcosa di misterioso legato al faro e al suo compagno, Willem Dafoe interpreta il vecchio burbero e un po' misantropo, che vede il suo compagno come un vero e proprio sottoposto, che deve seguire i suoi ordini e rispettare la gerarchia senza discutere. Oltre ad una regia e una fotografia perfetta, l'anima del film sono proprio loro due, che danno vita a dialoghi e momenti estremamente intensi in cui difficilmente, a conti fatti, avremmo potuto immaginare qualche altro attore al loro posto, insomma, sono stati veramente eccezionali. Così come eccezionale è stata la visione di questo film, seriamente candidato ad essere uno dei migliori visti in questa annata, anche se spero che arrivi qualche altra uscita, magari in sala, che possa smentirmi o giocarsela con lui!

Voto: 9

martedì 2 giugno 2020

Snowpiercer - 1x01: First, the Weather Changed / 1x02: Prepare to Brace

Nonostante non capissi molto bene l'utilità dell'operazione, devo dire che attendevo con una particolare curiosità l'uscita di "Snowpiercer", la serie prodotta e ideata da Bong Joon-ho tratta dall'omonimo fumetto e prequel del film diretto dallo stesso regista nel 2013. Negli ultimi anni poi devo dire che sono state veramente poche le serie televisive che ho seguito di settimana in settimana, decidendo, spesso e volentieri per mancanza di tempo, di seguire le serie TV alla maniera in cui ce le propone Netflix, ovvero quando tutti gli episodi sono disponibili. Qui però è la stessa Netflix che, essendo la serie negli Stati Uniti mandata in onda da TNT, ci dà solamente un episodio alla settimana, due nel caso di questo primissimo giro e, mentre sulla piattaforma è uscito già l'episodio tre, eccoci qui per commentare i primi due episodi della serie, cosa che farò di settimana in settimana e che penso di fare anche con altre serie. La speranza è che le serie con cui deciderò di farlo non mi stufino, lasciando a metà la rubrica di turno, perchè sono particolarmente pignolo su queste cose e mi ritroverei costretto a cancellare anche tutti i post precedenti.


1x01: First, the Weather Changed


Allora la trama di "Snowpiercer", se stiamo guardando la serie televisiva, bene o male direi che la conosciamo: per fermare il surriscaldamento globale, i potenti del mondo hanno tentati do abbassare la temperatura di tutta la Terra in maniera artificiale, finendo però per provocare una catastrofe. Ora, tutti i sopravvissuti, viaggiano su un treno spaccaghiaccio di 1001 vagoni in cui le classi sociali più importanti stanno in testa al treno, mentre quelle più povere stanno nel fondo. La storia è ambientata circa sei anni dopo la partenza del treno, prima di quella che ha visto chi ha guardato il film, dove tutto era praticamente già pronto per la rivolta che è il centro della storia della pellicola. L'introduzione della trama è affidata ad una voce fuori campo che ci introduce nella storia e la scena ci viene fatta vedere come se fosse un film d'animazione, per poi spostarsi a sei anni dopo, quando effettivamente comincia la storia che ci verrà raccontata in tutta la serie.
Nel primo episodio di "Snowpiercer" viene fatto di tutto per convincere gli spettatori a proseguire nella visione della serie e, devo dire, secondo me viene fatto abbastanza bene. Innanzitutto ci vengono presentati i personaggi del fondo del treno che, dopo aver tentato varie rivolte nel corso degli anni passati, stanno tentando di programmarne un altra, per arrivare ai vagoni di testa e far valere i propri diritti. Ciò che non ci viene detto subito, ma quasi, è che tutti i passeggeri del treno hanno pagato un biglietto per salire a bordo, mentre quelli che abitano il fondo, mangiando gli avanzi, ammassati e con temperature quasi proibitive, hanno assaltato il treno senza pagare un biglietto. Ancora non ci viene spiegato, ma forse sarà un argomento dei prossimi episodi, chi lo sa, il perchè le autorità non abbiano provveduto a sbatterli fuori. Tutto è basato sul mantenimento dell'ordine e dei ruoli in questa società sempre in movimento e per farlo abbiamo dei Frenatori, delle guardie che hanno il compito di frenare ogni rivolta sul nascere, capitanate da Melanie Cavill, interpretata da una sempre bellissima Jennifer Connelly, che la vediamo fare avanti e indietro tra la testa e la coda del treno, intrattenendosi in pubbliche relazioni con i passeggeri, ma vestendo quella che comunque è la stessa divisa che identifica i Frenatori. Fino al termine dell'episodio poi, non ci viene fatto sapere che lei sarebbe Mr. Wilford, il capo del treno, che detiene il potere al suo interno: non vorrei lasciarmi andare in previsioni troppo azzardate, ma potrebbe o essere una mossa per sviare quegli spettatori che conoscono il film, oppure effettivamente il fatto che l'identità di Mr. Wilford cambi nel corso della storia del treno e il Mr. Wilford che noi conosciamo potrebbe venire introdotto al termine della serie.
Tra gli abitanti del fondo ci vengono introdotti Andre Layton, unico ad essere contrario alla rivolta subito, per paura di rischiare nuovamente di morire di fame e altri morti, che scopriremo nel corso dell'episodio essere un detective, così come ci viene introdotta, anche se ancora in maniera piuttosto superficiale, Josie, che sembra poter diventare un personaggio abbastanza importante, ma ancora non ha fatto molto per farsi notare. Linea narrativa di tutta la prima stagione potrebbe essere l'omicidio avvenuto in terza classe, a causa del quale Layton viene prelevato dal fondo in quanto unico detective all'interno del treno e lo vedremo protagonista di una bellissima scena in cui per la prima volta gli verrà dato del cibo vero e vedrà per la prima volta uno spiraglio di luce dai finestrini, cosa non permessa nel fondo e che fa capire un contrasto che è ancora più evidente nelle scene, luminosissime, in cui vediamo invece gli abitanti della prima classe, che ricevono tutta la luce possibile dall'esterno e ne sono quasi abbagliati. Un altra cosa che si nota a livello di differenze tra il fondo e le classi ricche del treno è la differenza di argomenti di cui parlano nei vari dialoghi che li vedono coinvolti: mentre gli abitanti del fondo sembrano essere uniti, certo, con qualche dissidio, verso un unico obiettivo, quelli della testa non solo evidenziano la loro differenza con gli altri passeggeri, ma ancora sono legati al concetto di nazione e a pregiudizi sulla nazionalità delle altre persone, che comunque li rende differenti gli uni dagli altri e potrebbe essere uno di quegli argomenti che verranno battuti maggiormente nei prossimi episodi.
Questo primissimo episodio di "Snowpiercer" dunque introduce abbastanza bene la vicenda e i personaggi che ci vuole far conoscere, rispetto al film, con l'inserimento di un omicidio e di un caso da risolvere ci si sposta sul genere crime, ambientato in un futuro distopico, genere che in televisione tira sempre molto e che, sinceramente, spero non prenda troppo il sopravvento rispetto alla componente sociale, che invece è ben evidenziata nel film, ma anche nel fumetto. Interessante poi l'inserimento di alcuni elementi e di alcune questioni che all'interno del film di Bong Joon-ho non venivano spiegate in maniera particolare, come ad esempio l'introduzione dell'elemento dei cassetti - che non ricordo se ci fossero nel film, ma sono quasi sicuro di no -, celle in cui i prigionieri vengono condannati a passare un certo periodo di tempo, come una specie di sonno criogenico.


1x02: Prepare to Brace


Il ritmo di questo secondo episodio, rispetto alla prima puntata, c'è subito da dire che è decisamente più lento. Mentre nel primo episodio veniva messa moltissima carne al fuoco, che mi aspetto venga sviluppata nel corso della stagione - e qualcosa in questo episodio c'è, ovviamente - qui si va un po' più con calma, cercando di portare avanti i concetti di ribellione espressi nell'episodio precedente, ma anche l'indagine in cui il protagonista Andre Layton è stato coinvolto. Eventi veramente eclatanti, appunto, non ce ne sono, ma sicuramente succedono cose importanti su cui comunque fermarsi a riflettere un attimo, giusto per ricordare quale sia il vero argomento della vicenda, con cui in questo secondo episodio ci avviciniamo abbastanza con ciò che ci viene mostrato e detto nel corso del film.
Ancora una volta al centro di buona parte dei dialoghi abbiamo la ribellione, ribellione che i Frenatori tenteranno di fermare sul nascere tagliando il braccio ad una donna, come pena dimostrativa, grazie a cui sappiamo anche che nel corso degli anni precedenti altri passeggeri sono stati condannati alla stessa pena che, in soldoni, consiste nell'esporre il braccio nudo all'esterno del treno, in modo che, una volta completamente congelato, possa essere distrutto da un martello senza particolari spargimenti di sangue. In questa fase viene anche detta una frase particolarmente importante, che denota come i passeggeri del fondo, nonostante siano dei passeggeri abusivi, clandestini senza biglietto, sono stati accettati in modo da avere un unico ruolo all'interno del treno, quello di non ribellarsi. Cosa comporti questa cosa ancora non si è capito, ma è sicuramente un possibile input per quando la serie comincerà per davvero a trattare i temi sociali per cui film e fumetto sono famosi.
Nel corso della puntata vediamo tra l'altro due facce opposte di Melanie/Mr. Wilford, da una parte, davanti ai passeggeri della prima classe, sembra dimostrarsi come una democratica, facendo notare a coloro che temono l'arrivo della ribellione dal fondo del treno che vicinissimo a loro si è verificato un omicidio, in terza classe, mentre si dimostra estremamente dittatoriale quando si rapporta con gli abitanti del fondo, motivo per cui continuo a pensare che questa cosa di rendere Melanie come il capo del treno possa essere una mossa per sviare lo spettatore. La stessa Melanie è poi quella che nel momento in cui le vengono fatti notare i limiti tecnologici della locomotiva - che dovrebbe viaggiare ad una velocità inferiore - decide di continuare a viaggiare alla stessa velocità pur essendo consapevole delle conseguenze a cui va incontro.
L'indagine di Layton prosegue lento pede, un po' perchè ogni tanto sottopone le persone ad alcune domande cui i Frenatori intimano di non rispondere, un po' perchè conosciamo una ragazza, Zarah, che vive nel vagone notturno, che tutti pensano essere una specie di casa chiusa o di agenzia di escort per l'intero treno, mentre in realtà si rivelerà essere come un luogo in cui i personaggi possono recuperare i propri ricordi. Grazie a questo momento scopriamo l'identità di Zarah, che prima di salire sul treno e anche nei primi tempi al suo interno era stata sposata con Layton, salvo poi venire prelevata dal fondo per occupare una posizione in un vagone più importante, abbandonando Layton al suo destino. All'interno della stessa carrozza notturna, che comunque si trova ad un livello abbastanza importante del treno, viene manifestato più volte il malcontento verso l'operato di Mr. Wilford, altra cosa che potrebbe diventare estremamente importante in futuro.

Appuntamento a molto presto con la recensione del terzo episodio, uscito su Netflix ieri!

sabato 30 maggio 2020

LE SERIE TV DI MAGGIO

Siamo arrivati a quello che è diventato un po' l'appuntamento fisso di ogni fine mese, quello con il riassunto di tutte le serie che ho avuto modo di vedere nel corso di Maggio. Anche in questo caso, il numero è decisamente aumentato, semplicemente perchè, lavorando da casa e stando a casa quasi tutte le sere della settimana ho delle ore in più da dedicare alle serie televisive, ed ecco che questo mese sono ben sei quelle di cui vi devo parlare. Ora però basta introduzioni e andiamo, una ad una, a vedere quali sono!


Ozark - Stagione 3

Episodi: 10
Creatore: Bill Dubuque, Mark Williams
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Jason Bateman, Laura Linney, Sofia Hublitz, Skylar Gaertner, Julia Garner, Lisa Emery, Charlie Tahan, Janet McTeer, Tom Pelphrey, Jessica Francis Dukes
Genere: Thriller, Drammatico

Le prime due stagioni di "Ozark", che da qualche maligno - che comunque non aveva del tutto torto - lo aveva definito il "Breaking Bad" dei poveri - non aveva tortissimo sul "Breaking Bad", sul "dei poveri" magari ricacciarselo in gola fino a farlo arrivare all'esofago sarebbe meglio -, mi erano abbastanza piaciute, ma, detto sinceramente, mai avrei pensato che le storie di Marty e di Wendy Byrde potessero salire così tanto di livello. Con questa terza stagione, complice anche l'ingresso nel cast di Tom Pelphrey ad interpretare Ben, il fratello schizofrenico di Wendy, il livello si è alzato in maniera incredibile, ci troviamo davanti ad una stagione piena di ribaltamenti di fronte, di colpi di scena pazzeschi e di momenti ad altissima tensione in cui le dinamiche che faticosamente i protagonisti avevano messo in piedi per sopravvivere nel mondo criminale, cercando di mantenere un'immagine pubblica da buona famiglia, vengono messe estremamente a rischio dall'entrata in gioco di diversi pericoli collaterali, non ultimo proprio Ben, che sarà per loro fonte di non pochi problemi. Dopo questa terza stagione, in cui "Ozark" ha raggiunto il suo punto più alto - anche se spero possa ancora migliorare - continuo a considerare la serie come ingiustamente sottovalutata dal pubblico, che dovrebbe dargli più di un'opportunità e magari guardarla con un filo più di attenzione.

Voto: 8


Young Sheldon - Stagione 3

Episodi: 21
Creatore: Chuck Lorre, Steven Molaro
Rete Americana: CBS
Rete Italiana: Infinity TV
Cast: Iain Armitage, Zoe Perry, Lance Barber, Montana Jordan, Raegan Revord, Annie Potts, Matt Hobby
Genere: Commedia

Orfano di "The Big Bang Theory" - anche se nelle ultime stagioni avevo un po' iniziato a soffrirlo particolarmente, complice anche il mio rifiuto verso quelle serie che ti suggeriscono quando ridere, tipiche di un certo pubblico americano che con la propria testa non saprebbe quando farlo probabilmente - non so ancora se, dopo tre stagioni, potrei rinunciare alla visione di "Young Sheldon", che ci racconta la giovinezza e i disagi di Sheldon Cooper quando era bambino, prima che diventasse lo strampalato personaggio che tutti conosciamo. Non è un capolavoro di serie, non è certo imprescindibile, ma i ventuno episodi che compongono questa stagione me li sono divorati con una certa velocità e devo dire che li ho anche trovati uno più divertente dell'altro, perchè sanno mescolare comicità demenziale con comicità intelligente, ma anche con un po' di amarezza per come il protagonista vive i suoi disagi. Inoltre, dopo tre stagioni, continuo ad apprezzare il fatto che non sia un vero e proprio one man show su Sheldon, ma in ogni episodio anche gli altri personaggi della famiglia acquisiscono una certa importanza, tanto che in questa stagione ho seriamente adorato tutti gli episodi incentrati su Missy, la sorella gemella di Sheldon. Insomma, tra molte risate e qualche momento commovente anche "Young Sheldon" è riuscita a ritagliarsi il giusto spazio tra le serie TV viste nel mese di Maggio.

Voto: 6,5


Altered Carbon - Stagione 2

Episodi: 8
Creatore: Laeta Kalogridis
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Anthony Mackie, Chris Conner, Dichen Lachman, Ato Essandoh, Lela Loren, Simone Missick, Dina Shihabi, Torben Liebrecht
Genere: Fantascienza

Non sono stati in molti ad aver apprezzato la prima stagione di "Altered Carbon", ma io sono decisamente tra quei pochi, mi era proprio piaciuta molto. Non avendo letto il romanzo da cui è tratta non sapevo bene cosa aspettarmi da questa seconda stagione, che probabilmente non si sarebbe neanche dovuta fare a dirla tutta, ma apprezzavo il fatto che, un po' come in "Doctor Who", il pretesto narrativo di partenza permette cambi di attore in corsa per il protagonista - ma in realtà proprio per qualsiasi personaggio - che possono dare nuova linfa allo show. Qui il cambio di attore ha fatto più male che altro, se devo essere sincero. Innanzitutto non mi è piaciuto lui come interprete, tanto da non far trasmettere al personaggio di Takeshi lo stesso carisma che invece mostrava il da tanti additato come inespressivo Joel Kinnaman. La storia poi mi è parso che volesse inutilmente complicarsi, arrovellandosi un po' troppo su se stessa e andando verso lidi narrativi che non sono proprio riuscito a comprendere a fondo. Inoltre, l'antagonista principale di questa stagione, interpretata da Lela Loren - che funziona benissimo nel ruolo della sexy procuratrice federale in "Power", ma qui decisamente meno - non ha nemmeno l'unghia del carisma di James Purefoy, attore che non mi ha mai fatto impazzire, ma che nella prima stagione di questa serie a volte riusciva a mangiarsi letteralmente la scena.

Voto: 5


Good Omens

Episodi: 6
Creatore: Neil Gaiman
Rete Britannica: Amazon Prime Video
Rete Italiana: Amazon Prime Video
Cast: Michael Sheen, David Tennant, Anna Maxwell Martin, Jon Hamm, Josie Lawrence, Adria Arjona, Michael McKean, Jack Whitehall, Miranda Richardson
Genere: Fantasy, Commedia

Per quanto riguarda la mensilità che si sta per concludere "Ozark" sembrava avere vita facile come vincitrice dell'inesistente premio di serie del mese, ma le toccherà giocarsela con "Good Omens", miniserie britannica in sei puntate tratta dal romanzo "Buon Apocalisse a tutti" di Terry Pratchett e Neil "American God" Gaiman, che parla di un angelo e di un demone che si alleano nel tentativo di fermare l'imminente Apocalisse. Senza stare troppo a raccontare la trama ecco le mie brevi considerazioni: Michael Sheen, David Tennant e Jon Hamm nella stessa serie sono un vero e proprio sogno; quando con me si parla di angeli, demoni e fine del mondo è come portarmi ad una fiera di birre artigianali, difficilmente mi rifiuterò; la colonna sonora pesca dalla musica rock e hard rock britannica e non potrebbe essere nulla di meglio, soprattutto se c'è una scena di una macchina infuocata che sfreccia per la strada con in sottofondo il bridge di "Bohemian Rhapsody", il Paradiso proprio. Al suo interno inoltre ci sono alcune scene seriamente divertentissime, su tutte ho sputato i polmoni nella puntata in cui viene introdotto il periodo della caccia alle streghe e i loro discendenti di oggi, risate assicurate. Insomma, "Good Omens" è sicuramente una delle serie più carine e divertenti che abbia potuto vedere in questi mesi, inutile negarlo.

Voto: 8


Sons of Anarchy - Stagione 5

Creatore: Kurt Sutter
Episodi: 13
Rete Americana: FX
Rete Italiana: FX
Cast: Charlie Hunnam, Katey Sagal, Mark Boone Jr., Kim Coates, Tommy Flanagan, Johnny Lewis, Maggie Siff, Ron Perlman, Ryan Hurst, William Lucking, Theo Rossi
Genere: Drammatico, Azione

Quando le serie TV si fanno lunghe lunghe e quando le guardi tutte d'un fiato - anche se io alla fine sono in ballo praticamente dall'inizio dell'anno con "Sons of Anarchy" - c'è sempre quella stagione che ti convince di meno delle altre e questa stagione, a parte la prima in cui la storia era ancora in fase di rodaggio, per ora è quella che mi ha convinto di meno. Ovvio che il mio ragionamento è abbastanza relativo, tanto che "Sons of Anarchy" veniva da due stagioni letteralmente stupende delle quali non saprei assolutamente scegliere la preferita. Questa quinta stagione mi è parsa un po' quella delle situazioni irrisolte e dopo una partenza folgorante con la morte di Opie non sono riuscito a trovare in Pope un antagonista soddisfacente, così come la questione di Galindo e la sua appartenenza alla CIA non mi è sembrato fosse stata sviluppata particolarmente bene e viene liquidata in maniera non proprio ortodossa. Continuano però a funzionare i conflitti interni al club, con Clay che miracolosamente si ritrova ancora vivo dopo una serie di votazioni sul suo destino e i rapporti tra Jax e Tara che cominciano piano piano ad incrinarsi. Mi è poi piaciuto l'ingresso in scena del personaggio di Nero Padilla, uno che cerca in tutti i modi di stare lontano dalla criminalità, ma che, in qualche modo, ha un collegamento a doppio filo con essa.

Voto: 7,5


Doctor Who - Stagione 6

Episodi: 13
Rete Inglese: BBC One
Rete Italiana: Rai 4
Cast: Matt Smith, Karen Gillan
Genere: Fantascienza

Con "Doctor Who" invece continuo ad andare piuttosto lento, anche se devo dire che questa sesta stagione mi è piaciuta parecchio, perchè finalmente ci troviamo davanti ad una trama orizzontale di stagione veramente interessante, che si mescola perfettamente con le storie delle singole puntate, portando avanti la psicologia dei vari personaggi e dando a tutti un vero e proprio obiettivo. Sconvolgenti entrambi i colpi di scena legati a Amy Pond - con una Karen Gillan che mi fa letteralmente impazzire quando dice "My name is Pond, Amy Pond" -, mentre molto bello è lo sviluppo della storia di River Song e di come sia legata indissolubilmente a quello che si prospetta essere il destino del Dottore da come ci viene mostrato nel primissimo episodio fino a come viene poi risolto nel corso dell'ultimo. Insomma, ancora una volta le vicende del Dottore sono riusciti a coinvolgermi dall'inizio alla fine della stagione, senza particolari problemi o senza particolari difetti di sorta.

Voto: 7,5

giovedì 28 maggio 2020

Color Out of Space di Richard Stanley (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Color Out of Space
Sceneggiatura: Richard Stanley, Scarlett Amaris
Durata: 111 minuti
Genere: Horror


Fin dall'annuncio dell'uscita di "Color Out of Space", film tratto dall'omonimo racconto di H. P. Lovecraft, uno degli autori di storie thriller e horror più influenti della storia della letteratura, ero convinto che avrei dovuto vedere questo film, speravo in realtà di poterlo vedere in sala, ma la cosa purtroppo non è stata possibile, un po' perchè non si è mai saputo quando sarebbe uscita nei cinema italiani e un po' perchè ora i cinema sono proprio chiusi, e riapriranno tra circa tre settimane - e chissà quanta gente ci andrà quando torneranno attivi, io personalmente penso che ci proverei se garantiranno le dovute misure di sicurezza. Buona parte della curiosità legata al film, di cui conosco abbastanza la storia avendola letta qualche anno fa, anche se non la ricordo a menadito, era dovuta alla presenza nel cast, nel ruolo del protagonista, di Nicolas Cage, attore con cui ho un intensissimo rapporto di amore e odio, amore quando interpreta personaggi estremamente sopra le righe in film talmente brutti da fare il giro, odio per quando interpreta male personaggi in film che si prendono sul serio, non risultando tanto brutti da essere apprezzati. Insomma, Nicolas Cage è uno di quegli attori che accetta qualsiasi ruolo, salvo poi non venire quasi mai valorizzato nella giusta maniera e finire per essere davvero poche le pellicole in cui la sua performance recitativa si faccia ricordare in positivo. La regia è di Richard Stanley, pochi film all'attivo e per lo più sconosciuti, mentre nel cast abbiamo anche Joely Richardson e Elliot Knight.
La famiglia Gardner non da molto tempo abita in una remota fattoria nel New England, trasferitasi lì perchè stanchi della frenesia del ventunesimo secolo. Stanno provando, chi con più impegno, chi meno - soprattutto i figli - ad adattarsi alla loro nuova vita, quando all'improvviso un meteorite si schianta davanti alla loro casa, fondendosi con il suolo. Il meteorite emette un colore extraterrestre, di una tonalità mai vista sulla faccia della Terra e le sostanze che sprigiona o la presenza dello stesso colore fanno in qualche modo impazzire la natura circostante: gli animali cominciano ad impazzire e a comportarsi in un modo piuttosto strano ed aggressivo, mentre frutta e verdura diventano incredibilmente più grosse rispetto al normale, risultando però immangiabili. Presto anche le persone non saranno immuni alla pazzia provocata dal meteorite e la famiglia Gardner, che è quella più vicina al luogo in cui è caduto il meteorite, sarà quella che ne risentirà particolarmente.
Convinto, dopo la visione di "Color Out of Space", di aver visto davvero un gran bel film, i veri peccati di questa visione sono fondamentalmente il fatto di non aver potuto vederlo al cinema - perchè per come è diretto avrebbe seriamente meritato -, ma soprattutto il fatto di non aver potuto vedere al cinema quello che è forse il miglior Nicolas Cage da una decina di anni a questa parte, che fa il paio giusto con quello di "Mandy", dove però essere fuori dalle righe è più nelle sue corde, mentre nel caso di questo film la sua interpretazione è più convenzionale, ma estremamente diversa da ciò a cui l'attore ci ha abituato. Dal punto di vista del ritmo narrativo il film si prende i suoi tempi, non siamo certo davanti ad una di quelle pellicole che scorre via velocemente e in cui succedono un milione di cose nel giro di pochi minuti, ma ogni scena è ben contestualizzata e soprattutto è diretta in maniera certosina, con la massima precisione. Difficile, ovviamente, rendere su schermo l'idea di un colore venuto dallo spazio, un colore che non esiste e che nessuno possa avere visto, ma Richard Stanley ci riesce alla grande, dando a questo colore una tonalità tra il rosa shocking e il porpora, talmente accesa che quasi stavo per impazzire io nel guardarlo, considerando che non sono particolarmente fan dei colori accesi.
Va da sè che la visione di "Color Out of Space" sia quella di uno dei film horror migliori che ho avuto dall'inizio dell'anno - e c'è da dire che, anche tra le uscite più commerciali, non c'è stato niente male da quel punto di vista - ma soprattutto uno di quei film in cui la tensione si sente dall'inizio fino alla fine della visione e, soprattutto, viene tenuta sempre a livelli piuttosto alti. Non mancano poi, cosa che tra l'altro mi aspettavo, scene particolarmente scioccanti, come quella in cui madre e figlio vengono fusi insieme dopo essere entrati in contatto con le radiazioni emesse dal meteorite, ma ce ne sono tante altre in cui seriamente il gore e il terrore prendono il sopravvento, perchè Richard Stanley sa bene come costruire l'atmosfera adatta per raccontare questa storia. Nell'eventualità che il film esca nei cinema una volta che riapriranno, mi riprometto di riprovare ad andarlo a vedere in sala perchè sono abbastanza sicuro che potrebbe meritare per davvero, nel frattempo però mi sono goduto la visione di un horror davvero validissimo, in cui chi ci ha lavorato ben sapeva come creare la giusta atmosfera e la giusta tensione.

Voto: 8