venerdì 30 agosto 2019

Unfriended: Dark Web di Stephen Susco (2018)



USA 2018
Titolo Originale: Unfriended: Dark Web
Sceneggiatura: Stephen Susco
Durata: 88 minuti
Genere: Thriller


Se cinque anni fa mi avessero detto, dopo aver guardato "Unfriended", che sarebbe arrivato un seguito in Italia che sarebbe anche potuto piacermi, avrei riso fragorosamente in faccia alla persona che mi avesse portato quella notizia. Difatti "Unfriended" mi aveva fatto letteralmente schifo, lo avevo trovato piuttosto stupido e l'idea di vederne un sequel non è che mi allettava più di tanto. É proprio per questo motivo che ho aspettato così tanto prima di dare un'opportunità a questo film: passato per il pubblico della rete già un annetto fa, arrivato nei cinema italiani pochi mesi fa, sono riuscito a vederlo su Netflix mentre ero in Corea del Sud, in uno dei lunghi viaggi in pullman che mi portavano verso le varie mete del mio lungo viaggio. Siamo qui tanto a parlare di sequel, quando in realtà ci troviamo in un ambiente molto diverso e in un genere cinematografico molto diverso rispetto al film che portava lo stesso titolo principale cinque anni fa. L'unica cosa in comune, infatti, è la struttura narrativa, ma andiamo per gradi. Affidata la regia a Stephen Susco, illustre sconosciuto, i protagonisti del film non è che siano tanto più famosi nel nostro paese: su tutti si segnalano il protagonista assoluto della vicenda Matias, interpretato da Colin Woodell, già visto in "Unsane" di Steven Soderbergh, così come il personaggio di Damon interpretato da Andrew Lees, visto e presto dimenticato in "Macchine mortali".
Matias è un ragazzo circa ventenne che, durante un turno di lavoro, trova un computer portatile - un Mac, tra l'altro, roba che vorrei trovarne io uno in giro così a caso, anche se farei una fatica bestiale ad abituarmi alle sue shortcut, ora che ho iniziato ad avere padronanza con quelle di Windows - con il quale può finalmente proseguire il suo progetto, un software che gli permetterà di comunicare più facilmente con la sua ragazza sordomuta. La ragazza non prenderà bene il suo progetto, mentre la sera stessa Matias si presterà ad una sessione di gioco online con i suoi amici su Skype. Esplorando i file nascosti del computer scoprirà dei video che lo porteranno ad essere contattato da un uomo misterioso che vuole riottenere a tutti i costi il suo computer, minacciando lui, la sua ragazza e tutti i suoi amici e portandolo tutti all'interno del dark web.
Dopo il primo "Unfriended", che a mia memoria è stato uno dei primi film girati interamente attraverso l'utilizzo di chiamate Skype, con la trama che si svolge al computer, il thriller "Searching" era riuscito a sfruttare al meglio questo stratagemma narrativo, risultando estremamente teso ed interessante nella scoperta del mistero che lo avvolgeva. Questo "Unfriended: Dark Web", a dir la verità poco ha a che spartire con il suo predecessore, che era un horror abbastanza classico, ma ha sicuramente più punti in comune con lo stesso "Searching", ma anche con un altro thrillerino adolescenziale abbastanza godibile come "Nerve" - e mi rendo conto che potrebbe trattarsi di uno spoiler clamoroso, ma meglio parlarne in qualche modo che non parlarne affatto. Per quanto lo svolgimento della vicenda non sia dei più creativi e ricercati dal cinema mondiale, questo "Unfriended - Dark Web" riesce a coinvolgere dall'inizio alla fine, risultando un thriller abbastanza teso, con quasi nessun momento di stanca e una buona gestione del ritmo. Il finale abbastanza a sorpresa - poi oh, voi potete dire che lo avevate già capito, ma io ho anche già detto che su queste cose sono abbastanza stupido e sprovveduto - riesce a dare al film una conclusione spiazzante e anche abbastanza cattivella che funziona in quanto perfettamente coerente con il resto della narrazione. Non saremo certo davanti al film del secolo, ma "Unfriended: Dark Web" si lascia guardare ed è stata sicuramente una piacevole sorpresa tra le visioni che invece avevo abbastanza sottovalutato negli ultimi mesi.

Voto: 6,5

giovedì 29 agosto 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Settimana molto strana questa ultima di Agosto per quanto riguarda le uscite cinematografiche: dopo che per tutto il mese le uscite sono state di qualità e di richiamo al cinema, questa settimana siamo davanti ad uscite con un tono decisamente minore, anche se qualche colpo di coda, questo mese, lo potrebbe dare prima delle uscite interessantissime che arriveranno a Settembre. Vediamo quali sono gli undici film in uscita questa settimana, commentati come al solito in base ai miei pregiudizi!


5 è il numero perfetto di Igort


Tratto dall'omonima graphic novel, sono rimasto decisamente colpito dal trailer, che presenta un Toni Servillo sugli scudi in un film che potrebbe essere l'ennesimo esperimento interessante per il cinema italiano in questi ultimi anni. Potrebbe essere uno di quei film da sostenere e da guardare, senza impegno, come una delle uscite più interessanti di questa settimana.

La mia aspettativa: 7/10


Il Mostro di St. Pauli di Fatih Akin

Con i film e le storie sui serial killer vado sempre abbastanza d'accordo e questa storia su Fritz Honka, serial killer in attività ad Amburgo negli anni settanta, potrebbe mettermi la giusta dose di curiosità e di inquietudine. Presentato in concorso al Festival di Berlino di quest'anno.

La mia aspettativa: 6,5/10


Mademoiselle di Park Chan-wook

Direttamente dal 2016, in arrivo nei nostri cinema un film coreano da uno dei più grandi cineasti della sua nazione. Pur essendo un tipo di cinema che devo prendere in piccole dosi, il mio viaggio proprio in quelle terre potrebbe essere l'occasione giusta per vedere questo film, che pare di grande livello, in attesa dell'uscita di "Parasite", per cui farò carte false.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Attacco al potere 3: Terzo capitolo di una serie che a quanto pare piace al pubblico, mentre io mi sono fermato, senza troppi rammarichi, al primo capitolo, che mi era parso decisamente trascurabile.
Blinded by the Light - Travolto dalla musica: Film biografico ispirato dai testi delle canzoni di Bruce Springsteen. Ora, per quanto io non sopporti Springsteen - sì lo so, lapidatemi - un film biografico su di lui sarei andato a vederlo, sull'onda dei biopic musicali che vanno molto di moda negli ultimi mesi, ma un film ispirato dalle canzoni di Springsteen non penso di potercela fare.
Genitori quasi perfetti: Quando hanno iniziato a sponsorizzare questo film con Anna Foglietta tempo fa, che ricalca lo stile di "Perfetti sconosciuti", ne ero abbastanza curioso. Ora, sinceramente, lo sono un po' di meno, ma comunque penso che una visione gliela potrei concedere.
L'amour flou - Come separarsi e restare amici: Primo: impossibile. Secondo: non lo guarderò mai.
Photograph: Film impegnatissimo cui di certo non mi dedicherò nell'ultimo weekend di Agosto. Ma forse nemmeno in qualsiasi altro weekend!
Stuber - Autista d'assalto: Action movie con Dave Bautista che letta la trama potrebbe anche rivelarsi piuttosto divertente. Non lo escluderò a priori.
Teen Spirit: Pellicola musicale con protagonista Elle Fanning che penso farò a meno di vedere.
The Rider - Il sogno di un cowboy: Film da cui non saprei bene cosa aspettarmi, ma non mi ispira più di tanto ad essere sincero.

mercoledì 28 agosto 2019

The Nest - Il nido di Roberto De Feo (2019)

Italia 2019
Titolo Originale: The Nest - Il nido
Sceneggiatura: Roberto De Feo
Durata: 103 minuti
Genere: Horror


Quest'anno di film horror ne sono usciti tanti, alcuni dei quali sono riuscito a vederli al cinema, mentre altri ho la volontà di recuperarli man mano che usciranno su qualche piattaforma di streaming. Dei tanti horror visti nel corso di quest'anno la percentuale di quelli che mi hanno soddisfatto appieno è abbastanza bassa, a memoria mi viene in mente soltanto "Noi" di Jordan Peele e il remake de "La bambola assassina" - la cui recensione arriverà a breve - che ho trovato decisamente ben riuscito, con le dovute proporzioni -, mentre per il resto dei casi, un po' come accade da un bel po' di tempo, la qualità non è stata altissima ed erano solo film per passare il tempo il più delle volte nel modo sbagliato. A Ferragosto però è uscito "The Nest - Il nido", primo film da regista per Roberto De Feo, che sin dal trailer mi aveva colpito in positivo e che avevo tutta l'intenzione di sostenere andando al cinema, in quanto horror italiano, dato che ormai è un bel po' di tempo che non si vedono film del genere prodotti nel nostro paese - anche se giusto la settimana scorsa è uscito anche "Il signor Diavolo" di Pupi Avati, che proverò, se riesco, ad andare a vedere nel fine settimana - e anche perchè la canzone del trailer, "Where is my Mind" dei Pixies mi era entrata in testa in maniera incredibile. Il cast è composto da un paio di volti noti del nostro cinema come Francesca Cavallin e Maurizio Lombardi, mentre ad interpretare il protagonista abbiamo il giovane Justin Korovkin.
In un periodo di tempo non ben definito un uomo, dopo aver preso con sè un neonato, cerca di fuggire in auto da una villa. Durante la fuga però la sua auto va fuori strada: l'uomo muore sul colpo, mentre il bambino lo ritroveremo dieci anni dopo, paraplegico, che vive ancora all'interno della villa. Dieci anni dopo l'evento, vediamo la vita di Samuel, il bambino, che prosegue assieme ad una piccola comunità di persone, che vivono tutte all'interno della villa e pare che non possano parlare di come fosse la vita al di fuori di essa, pena il venir torturati e minacciati. La concezione del mondo di Samuel, bravissimo con il pianoforte e molto acculturato grazie agli insegnamenti della madre Elena, viene sconvolta quando all'interno della villa arriva la giovane Denise, interpretata da Ginevra Francesconi, grazie alla quale scoprirà la musica rock - in particolare il brano "Where is my Mind" dei Pixies che imparerà a suonare al piano per lei -, inizierà a desiderare di andarsene dalla villa e comincerà anche a provare affetto e attrazione fisica per lei.
Sono stato piacevolissimamente sorpreso dalla visione di "The Nest - Il nido" semplicemente per un motivo: è un horror molto diverso da come il genere viene concepito negli ultimi anni, in cui mostri e demoni la fanno da padroni. In questo film non c'è nulla di tutto ciò, dato che il regista si concentra maggiormente a mostrarci la vita non proprio normale degli abitanti della villa, in cui abbiamo un dottore inquietantissimo interpretato da Maurizio Lombardi, che ha il volto perfetto per interpretare un medico psicopatico, e una madre estremamente apprensiva che non vuole in alcun modo che il figlio e tutti coloro che vivono nella villa escano da essa. Per tutta la durata del film viene dunque naturale chiedersi cosa ci sia al di fuori di quel luogo isolato in cui si svolge tutta la storia, così come viene da chiedersi cosa sappia a riguardo la stessa Denise, che viene da fuori ed è naturale che sappia cosa c'è all'esterno, cosa dalla quale pare essere turbata. Ad affascinare di "The Nest - Il nido" è dunque quel senso di angoscia costante che si prova lungo tutto il corso della visione, ma anche il rapporto che si viene a creare tra Samuel e Denise, tale per cui a un certo punto lei stessa, nonostante sappia chiaramente cosa ci sia fuori, farà di tutto per portare via Samuel da quel luogo, perchè pensa che sia la cosa migliore per lui.
Ad arricchire il tutto, almeno per quanto mi riguarda, c'è il finale: ora, nonostante io abbia visto un certo numero di film e a volte riesco a capire in anticipo dove questo andrà a parare, mi ritengo molto stupido da questo punto di vista. Spesso e volentieri non riesco ad anticipare i colpi di scena, tanto che il finale di questo film - che a detta di molti era effettivamente l'unico possibile e lo riconosco ripensando poi a come si svolge tutta la pellicola - mi ha lasciato seriamente a bocca aperta, roba che quasi quasi mi sarei alzato ad applaudire. Ripensandoci bene la pellicola è piena zeppa di indizi che portano a quel finale, ma mi sono concentrato talmente tanto sul senso di angoscia che mi ha messo l'intera storia e sul che cosa nascondessero gli altri abitanti della villa, che non ho pensato per nulla a dove sarebbe arrivato il film. Un horror potente e con qualche difetto qua e là, che funziona a livello di ansia ed è totalmente diverso dalla grande maggioranza degli horror che si vedono in questi ultimi anni.

Voto: 7,5

martedì 27 agosto 2019

Mandy di Panos Cosmatos (2018)



USA, Belgio 2018
Titolo Originale: Mandy
Sceneggiatura: Panos Cosmatos, Aaron Stewart-Ahn
Durata: 121 minuti
Genere: Horror, Azione, Thriller


É ormai cosa nota da queste parti di quanto la mia sopportazione verso Nicolas Cage, detto Niccolò Gabbia dagli amici, non sia mai stata a livelli altissimi, anche se, soprattutto negli ultimi anni, spesso e volentieri grazie alla solita cricca di blogger che annualmente organizza un tributo nel giorno del suo compleanno, questo mio litigio con l'attore si è un po' affievolito. Ho iniziato a guardare qualcuno dei suoi film trovando delle bellissime sorprese in "Io, Dio e Bin Laden", apprezzando poi anche i suoi film più brutti come esaltazione del trash, non prendendoli mai sul serio. Nicolas Cage poi è uno che di bisogno di lavorare ne ha eccome, un po' per pagare gli alimenti alle sue ex mogli, un po' per mantenere tutti i suoi hobby decisamente eccentrici, è uno che di soldi ne ha bisogno ed è il motivo per cui ha una delle medie di film girati all'anno più alta che io conosca, basti pensare che negli ultimi tre anni ha partecipato a ben quattordici film. Uno di questi è "Mandy", film del regista visionario greco Panos Cosmatos, presentato nel 2018 al Sundance Film Festival ed accolto, soprattutto dal pubblico della rete, in maniera decisamente positiva. Visto assieme ai miei compagni di viaggio la sera prima di tornare a casa, visto il faticosissimo volo che ci attendeva il giorno dopo, ancora ora, a più di una settimana dalla visione, ne sono sconvolto, un po' perchè non ho ben capito come inquadrare il film, un po' perchè ci troviamo davanti ad una pellicola allucinante e quasi allucinatoria.
Siamo nel 1983: il taglialegna Red, interpretato da Nicolas Cage, e la pittrice Mandy, interpretata da Andrea Riseborough, vivono tranquilli in una zona boschiva vicino al deserto del Mojave. La loro vita pacifica viene totalmente sconvolta dal momento in cui il leader di un culto stazionato non lontano dalla loro abitazione, vede Mandy passeggiare per il bosco, volendola a tutti i costi all'interno della sua setta. É così che tutti i componenti del culto, aiutati da dei non ben specificati demoni in motocicletta, rapiscono Mandy e, dopo un tentativo di assoggettarla al loro culto e di stuprarla - fallito perchè al leader, per qualche motivo, non si alza il pipistrello - costringono Red ad assistere al suo sacrificio. La ragazza verrà così messa al rogo e Red, una volta liberato dalla setta, comincerà a cercare la sua vendetta, prima contro i demoni motociclisti, poi contro i componenti della setta.
"Mandy" è uno di quei film strani da morire, per i quali, secondo la mia opinione, è difficile avere mezze misure: penso in qualche modo sia una di quelle pellicole che o si ama follemente, o si odia e la si ritiene una cazzata. Dal punto di vista della sceneggiatura non siamo certo davanti al film più originale del mondo, anzi, ci troviamo davanti al più classico dei revenge movie, di quelli che se ne sono visti a migliaia nel corso degli anni e anche di più originali. A dare quel qualcosa in più a "Mandy" sono però i due nomi più importanti che possiamo trovare in questa produzione: Panos Cosmatos e Nicolas Cage. Ebbene sì, l'attore, grazie ad una oculata scelta da parte del regista, ha trovato il film perfetto per lui, per caricare le sue espressioni all'inverosimile, per enfatizzare - motivo per cui un po' tutti lo detestano - ed andare in over-acting come solamente lui sa fare. Il regista invece dal canto suo gioca con i colori, dirige un film che a livello di ritmo si prende tutto il tempo necessario riempiendo due ore di inquadrature visionarie e che usano i colori e la fotografia in maniera assolutamente libera da qualsiasi tipo di convenzione, giocando molto con le tonalità di rosso, ma anche, nei momenti di maggiore follia, con il verde, insomma, un trip allucinante e allucinogeno che sconvolge, se si è nel mood giusto per farcisi avvolgere.
In questo film Nicolas Cage, ma anche tutti gli altri personaggi, parlano pochissimo, si lascia decisamente più spazio alle immagini, ma anche alla colonna sonora, rock 'n roll psichedelico all'ennesima potenza con i volumi che si alzano quando meno te lo aspetti. Insomma, con "Mandy" la sensazione che si prova al termine della visione - resa tra l'altro divertentissima da una seconda parte in cui il sangue scorre a fiumi e non ci si risparmia in frasi e gesti da eroe del cinema d'azione degli anni ottanta - è di svuotamento, ci vuole davvero del tempo prima di riprendersi da tanta psichedelia che, messa al servizio di una trama al contrario semplicissima, rende il film qualcosa che forse non mi era mai capitato di vedere in vita mia e che ho accolto in maniera decisamente positiva.

Voto: 7,5

lunedì 26 agosto 2019

Aquaman di James Wan (2018)



USA, Australia 2018
Titolo Originale: Aquaman
Regia: James Wan
Sceneggiatura: David Leslie Johnson-McGoldrick, Will Beall
Durata: 143 minuti
Genere: Azione, Supereroi


Ho aspettato fin troppo tempo prima di vedere "Aquaman", il film uscito in Italia all'inizio di quest'anno dedicato ad uno dei componenti della Justice League, il progetto nato non proprio benissimo con il DC Extended Universe e naufragato completamente nel momento in cui questo universo cinematografico condiviso, che voleva ricalcare il Marvel Cinematic Universe, veniva definitivamente chiuso. La chiusura non è stata una chiusura totale alla produzione di film, quanto più che altro al progetto in sè: i film continueranno ad essere prodotti, ma saranno semplicemente degli standalone, magari con qualche crossover, che conterranno solamente dei riferimenti agli altri film della DC, ma la cui trama, molto probabilmente, non ne sarà influenzata. Nonostante nutrissi una certa curiosità per questa pellicola, è, per lo meno per quanto mi riguarda, uscita in Italia nel periodo sbagliato, in cui ho dovuto dare priorità a film come "Suspiria" di Luca Guadagnino e "Vice" di Adam McKay. I tentativi di recupero grazie alla piattaforma Chili sono poi in qualche modo naufragati a causa dell'eccessiva durata, che ne scoraggiava la visione. Era dunque necessario un lungo viaggio in aereo, diciamo di circa undici ore e mezza, per decidermi a dare un'opportunità a questo film e in tal modo il catalogo del volo Lufthansa mi è venuto in soccorso, permettendomi di passare due ore e mezza di volo in cui, volontariamente per non risentire troppo del jet lag, non avrei voluto dormire. Un po' di curiosità me la metteva la presenza alla regia di James Wan, che mi ha conquistato da tempo con i suoi horror, ma che negli ultimi tempi si sta dedicando maggiormente a blockbuster - tra cui un "Fast & Furious 7" che non ho voglia di vedere - mentre meno interesse me lo suscitava il cast, tra cui comunque campeggiano nomi ottimi per l'immagine del film come Jason Momoa, Amber Heard e Patrick Wilson e altri apprezzati dai cinefili come Willem Dafoe e Nicole Kidman.
Siamo nel 1985, anno in cui il guardiano del faro Thomas Curry incontra una donna che si fa chiamare Atlanna, nata ad Atlantide e fuggita dal suo regno natale per non sposare Barox, futuro re. I due si sposano e hanno un figlio, che chiameranno Arthur, ma presto Atlanna sarà costretta a fuggire, per far vivere in pace la sua famiglia e tornare ad Atlantide per sposare lo stesso Barox. La vita per i due prosegue fino a quando Arthur viene raggiunto da Mera, che gli chiede di raggiungere Atlantide per combattere contro suo fratello Orm, che sta per scatenare una distruttiva guerra tra i mondi. Accettato con riluttanza il suo destino e reincontrato Vulko, colui che lo aveva addestrato a combattere, i tre si dirigeranno verso la città sommersa, con l'obiettivo di recuperare il Tridente Sacro del Re Atlan, che secondo la legge atlantidea, se recuperato, farebbe automaticamente diventare re colui che ne è in possesso, e di affrontare definitivamente Orm, con l'obiettivo di fermare la guerra imminente.
Per parlare in maniera sensata di questo film, per quanto mi riguarda, bisognerebbe analizzare due aspetti che lo compongono e che secondo me sono importanti per giudicare questo tipo di film: il primo riguarda gli effetti speciali, il secondo invece riguarda la trama - che nella maggior parte dei casi per me rappresenta la cosa più importante. Se uno spettatore sta cercando un film fracassone, pieno d'azione e di combattimenti, botte ed effetti speciali altamente spettacolari questo è sicuramente il film che fa per lui ed è il motivo per cui penso che "Aquaman" nel periodo della sua uscita abbia ottenuto un certo numero di critiche positive, che mi sembravano pregiudizievolmente quasi esagerate. Se invece volessimo parlare della trama del film, non dico che sia in assoluto brutta, mi sento però di affermare che questa sia altamente condizionata dalla presenza di troppa carne al fuoco che viene poi sviluppata attorno ad un protagonista decisamente poco interessante, se rapportato agli altri eroi della Justice League - per i quali mi ero incazzato ancora di più perchè a dei personaggi interessantissimi era stato dedicato un film decisamente mediocre. Questo "Aquaman" vive un po' gli stessi difetti che aveva avuto "Spider-Man 3" di Sam Raimi all'epoca: tanti cattivi, una trama che non si sa bene quale direzione voglia prendere e il fatto che nessun villain sembri rappresentare una vera e propria minaccia per il supereroe - cosa che quanto meno in "Spider-Man 3" veniva leggermente evitata. Aggiungiamo a ciò l'eccessiva presenza di spiegoni nella prima parte della pellicola, tra l'altro molti dei quali affidati a Vulko cui il doppiatore ha dato una voce per me insopportabile, che mi immagino se gli sceneggiatori avessero voluto evitarli sarebbe venuto fuori un film da quattro o cinque ore, per quante cose hanno voluto narrare e il fatto che in due ore e venti minuti di film la narrazione delle vicende quasi non sia esaustiva di tutto ciò che si voleva narrare rappresenta un problema abbastanza serio per il film.
Con "Aquaman", di cui si era tanto discusso all'inizio dell'anno, ci troviamo dunque davanti ad un film che dal punto di vista dell'intrattenimento sa bene quali corde colpire nello spettatore, le battaglie sono spettacolari e visivamente ne godono sia maschietti che femminucce, con Jason Momoa e Amber Heard - sempre sia lodata - sugli scudi, ma che a volte si dilunga troppo in spiegazioni e in scene che si sarebbero tranquillamente potute tagliare o accorciare, per non rendere la visione troppo tediosa. Arrivare alla fine del film non è poi così complicato, arrivarci con una certa soddisfazione, invece, mi sembra essere molto più difficile.

Voto: 5,5

venerdì 23 agosto 2019

Il figlio di Chucky di Don Mancini (2004)


USA, Regno Unito, Romania 2004
Titolo Originale: Seed of Chucky
Regia: Don Mancini
Sceneggiatura: Don Mancini
Durata: 87 minuti
Genere: Horror


Prosegue abbastanza spedito lo speciale sulla saga de "La bambola assassina", nel quale parlerò oggi del quinto capitolo. Dopo che con "La bambola assassina 3" il mio interesse verso la saga era scemato già qualche anno fa, ecco che con "La sposa di Chucky", diretto da Ronny Yu e sceneggiato dal solito Don Mancini, la saga compiva una virata abbastanza importante verso il comico e il grottesco, abbandonando quasi totalmente la componente horror in favore dello splatter e delle risate. Ci eravamo lasciati proprio con il parto da parte di Tiffany, poco prima della sua morte, di un piccolo bambolotto ed è proprio su di lui che si concentreranno le vicende di questo quinto capitolo, da molti considerato il peggiore dell'intera saga, ma rivalutato solamente in tempi recenti. Dopo aver scritto la sceneggiatura di tutti i capitoli precedenti, qui Don Mancini finisce addirittura dietro la macchina da presa, il film ha un cast piuttosto povero di nomi forti tra i quali spicca certamente quello di Jennifer Tilly, nel doppio ruolo di sè stessa e di doppiatrice di Tiffany, dopo aver interpretato la stessa Tiffany da umana nel capitolo precedente.
Sono passati sei anni dagli eventi del film precedente e Glen, figlio di Chucky e di Tiffany, è ostaggio di un sedicente ventriloquo che lo usa come fenomeno da baraccone con il nome di scena di Faccia di Merda. Avendo scoperto che i suoi genitori, in versione bambole, sono protagonisti di un film dedicato alle loro folli gesta, decide di fuggire dal suo aguzzino per andare a cercarli. Riuscito a riportarli entrambi in vita grazie al Cuore di Damballà, Chucky si mostrerà molto sorpreso e sconvolto all'idea di avere un figlio, mentre Tiffany ci si affezionerà subito. I due inoltre non sono nemmeno d'accordo con il suo sesso: Chucky lo ritiene un maschio chiamandolo Glen, mentre Tiffany si rivolge a lui come Glenda, ritenendolo una femmina. La scoperta che il loro figlio non ha istinti omicidi porterà i due a cercare di tenerlo al di fuori delle loro attività criminali, mentre cercano due corpi in cui trasferirsi, identificando nell'attrice Jennifer Tilly e nel rapper Redman i loro due possibili corpi. Il piano è di mettere incinta l'attrice, per poi dare un corpo anche al loro figlio.
Criticato da molti come uno dei peggiori film dell'intera saga, a seguito della visione non mi sento di dare del tutto contro a questo film, che sicuramente non sarà originale e nemmeno di qualità particolarmente alta, ma altrettanto sicuramente non si può dire che sia peggio dell'odiosissimo "La bambola assassina 3". Innanzitutto nella prima scena, che ci mostra un sogno di Glen prima di farsela addosso nel letto, Don Mancini decide di regalare agli spettatori un piano sequenza interessantissimo che, nel giro di pochissime scene, riesce a citare, contemporaneamente, "Halloween - La notte delle streghe", perchè il piano sequenza è interamente in soggettiva, "Psycho", per il modo in cui Glen uccide la signora nella doccia e per come questa cada per terra morta, e infine "Shining", per come viene presentata la signora dietro la tenda della doccia. Lo stesso "Shining" verrà poi citato verso la fine in una scena in cui Chucky impazzirà totalmente cercando di fermare il piano concordato con Tiffany per lui troppo folle per diventare realtà: ora io ho un problema serio con le citazioni a "Shining", mi fanno uscire di testa, per me un'opera audiovisiva che cita o fa una parodia a "Shining" in maniera intelligente come viene fatto in questo film assume immediatamente più valore. Ma a parte questi dettagli che mi mandano sempre letteralmente fuori di testa, non mi è parso che questo "Il figlio di Chucky" fosse così male come molti hanno detto all'epoca della sua uscita. Innanzitutto il personaggio di Glen/Glenda mi è sembrato ben scritto e forse uno di quelli maggiormente approfonditi in tutta la saga, dato che in poco tempo ci viene mostrato in tutte le sue sfaccettature e in tutte le sue personalità. In secondo luogo, forse per la prima volta dal primo film, oltre ad una componente comica forse meno originale e divertente rispetto alla pellicola precedente, ma comunque abbastanza efficace, il film riesce ad affrontare, con il tono che ormai appartiene alla saga un po' canzonatorio, argomenti profondi riuscendo anche, attraverso il personaggio di Glen/Glenda a smuovere i sentimenti dello spettatore.
Con "Il figlio di Chucky" ci troviamo dunque davanti ad un quinto capitolo di una saga seriamente valido, contrariamente a quanto i fan abbiano pensato all'epoca della sua uscita. Forse nel giro di qualche tempo comincerà a piacere al pubblico anche questo film, che a me, con le dovute proporzioni, è parso comunque ben riuscito in buona parte dei suoi componenti, in grado di divertire sicuramente meno rispetto al film precedente, con la paura che se ne è già andata dalla fine del primo capitolo, ma anche interessantissimo dal punto di vista registico, con un "Don Mancini" che, soprattutto nella primissima scena, si diverte a citare grandi classici del cinema horror, mettendo in mostra delle buonissime doti dietro la macchina da presa.


giovedì 22 agosto 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Ormai da tre giorni sono rientrato in Italia dopo la mia lunga vacanza di due settimane tra il Giappone e la Corea del Sud e da ieri è tornato a pieno regime anche il blog, con tanto di novità di un profilo Instagram aperto appositamente per pubblicare le notizie del blog e le mie visioni, mentre il mio profilo Instagram personale accoglierà principalmente le mie foto e attività. Ora però è tempo di commentare le uscite al cinema di questa settimana, come al solito in base ai miei pregiudizi!


Il signor Diavolo di Pupi Avati


Pupi Avati ritorna al cinema con un horror da me attesissimo, anche se la sua carriera cinematografica non l'ho mai esplorata più di tanto, se non per "La casa dalle finestre che ridono" e il bellissimo "Regalo di Natale". Già dal trailer si vede quanto il film sembri seguire gli stili dell'horror all'italiana, con un uso del grottesco e del mostruoso che potrebbe piacermi in modo particolare. Mi aspetto grandi cose.

La mia aspettativa: 7,5/10


Il Re Leone di Jon Favreau

Ennesimo remake in live action - anche se in realtà non sarebbe appropriato parlare di live action, quanto più che altro di animazione iperrealistica grazie al massiccio uso di CGI - di un classico Disney, di uno dei film d'animazione più belli mai prodotti dalla casa di Topolino. Le critiche arrivate dalle prime visioni sono state piuttosto tiepide, si parla di film uguale a quello di animazione, senza nulla di più di interessante. Non penso che andrò a vederlo al cinema, potrei forse recuperarlo in home video appena mi sarà possibile.

La mia aspettativa: 5/10


Le altre uscite della settimana

La rivincita delle sfigate: Primo film da regista per Olivia Wilde che potrebbe anche rivelarsi come una commedia adolescenziale piuttosto interessante, da cui però non aspettarsi di certo grandi cose.
Charlie Says: Film biografico su Charles Manson interpretato da Matt Smith, che potrebbe rivelarsi più interessante del previsto, anche in ottica dell'imminente uscita di "C'era una volta a... Hollywood".
L'ospite: Commedia italiana che sembra non offrire moltissimo dal punto di vista qualitativo.
Pop Black Posta: Thriller italiano che difficilmente vedrà qualche sala nel nostro paese.
Submergence: Arriva anche da noi il film di Wim Wenders di due anni fa con Alicia Vikander. Se dovessi riuscire potrei vederlo, molto probabilmente non al cinema ecco.

mercoledì 21 agosto 2019

Tolkien di Dome Karukoski (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Tolkien
Sceneggiatura: David Gleeson, Stephen Beresford
Durata: 112 minuti
Genere: Biografico, Drammatico


Tornato dalle lunghe vacanze tra il Giappone e la Corea del Sud - con non poca sindrome da rientro e un po' di jet lag, tanto per gradire - il blog riprende la sua routine e si comincerà proprio oggi con uno dei film che ho avuto modo di vedere nel corso di questi dieci giorni. A causa infatti di spostamenti molto lunghi - basti pensare alle dodici ore di aereo di andata e ritorno, ma anche a viaggi in pullman tra una parte e l'altra della Corea del Sud di circa tre ore - sono riuscito a vedere, grazie a Netflix o al catalogo presente sul volo Lufthansa, un gran numero di film. Certo, non le ho viste al cinema e lo schermo fornito non era dei migliori, ma ho avuto così modo sia di recuperare qualche visione che mi ero perso, sia di vedere qualche film in arrivo nei prossimi mesi che difficilmente sarei andato a vedere al cinema. Uno di questi, disponibile sul volo, era proprio "Tolkien", biopic sull'omonimo scrittore de "Lo Hobbit" e de "Il signore degli anelli", diretto da Dome Karukoski, regista finlandese a me non conosciuto con già sette film all'attivo. Personaggi principali della vicenda saranno dunque lo scrittore J. R. R. Tolkien, interpretato da Nicholas Hoult, la sua fidanzata e poi moglie Edith Bratt, interpreta da Lily Collins, ultimamente particolarmente in voga per ruoli in biopic, e i suoi amici con cui condividerà la sua passione per l'arte e per la scrittura.
Il film ripercorre principalmente gli anni giovanili dello scrittore che, una volta orfano, stringerà amicizia con un gruppo di studenti, aspiranti artisti e scrittori, con i quali troverà ispirazione e coraggio per le sue opere, tra le quali l'invenzione di una vera e propria lingua scritta. Mentre la loro amicizia viene conservata nel corso degli anni, messa in seria difficoltà solo dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, egli conoscerà Edith Bratt, di cui si innamorerà perdutamente e con la quale condivide una posizione quasi da emarginato all'interno della società, a causa della loro povertà rispetto agli altri amici del gruppo.
Nel corso degli anni moltissimi sono stati i tentativi di portare al cinema la biografia di J. R. R. Tolkien, ma nessuno prima del regista Dome Karukoski è riuscito a portare su schermo quello che è stato il processo creativo dello scrittore, in grado di regalare all'immaginario di moltissimi lettori avventure fantastiche popolate da creature fantastiche e quasi mitologiche. In questo senso la pellicola di Dome Karukoski mi è sembrato fosse riuscita a metà: purtroppo non ho visto ben chiaro il processo creativo del giovane Tolkien negli anni in cui discute e si confronta con i suoi coetanei, ho visto più che altro una presa di posizione e di coraggio, certo lodevole, da parte del protagonista rispetto alla sua condizione sociale e rispetto alle sue aspirazioni, soprattutto quando, una volta iscrittosi a Oxford, dovrà barcamenarsi tra una media non particolarmente alto e la necessità di una borsa di studio per poter proseguire la sua carriera accademica. Ci si concentra però, anche piuttosto bene, sulla componente personale del protagonista, l'amicizia con i suoi coetanei è ben ritratta dal regista e forse un po' troppo spazio viene lasciato alla storia d'amore con Edith, interpretata da una Lily Collins che ad ogni film mi impressiona sempre di più per la sua particolarissima espressività, che mi arriva sempre in maniera decisa ed efficace.
Mentre su Lily Collins mi sono già espresso, anche se da molti ancora non è riconosciuta, anche Nicholas Hoult mi è parso particolarmente in parte grazie ad una recitazione per niente sopra le righe, che diventa sempre più credibile con il passare dei minuti. La sua recitazione segue un po' l'andamento del film che ad una prima parte per quanto mi riguarda non particolarmente coinvolgente, ne fa da contraltare una seconda in cui, con l'inizio della Prima Guerra Mondiale, si fanno vivi gli orrori e i sentimenti dei protagonisti, che nell'immaginario di Tolkien diventano enormi draghi che dispensano distruzione e morte, ma anche di persone disposte ad affrontare questi mostri e a combatterli. É proprio in questa seconda parte che il film assume decisamente più valore e si esprime in tutta la sua potenza narrativa, laddove non era riuscito nella prima parte, qui si migliora sensibilmente portando il film ad un livello superiore.

Voto: 6,5

giovedì 15 agosto 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Ferragosto, il sottoscritto si trova a Gyeongju, con il suo viaggio tra il paese del Sol Levante e la Corea del Sud che sta volgendo al termine. Ma come ogni Giovedì l'appuntamento con le uscite del weekend non può mancare ed eccoci dunque qui, con una programmazione oculata, a commentare in base ai miei pregiudizi, i quattro film che usciranno questa settimana. Coming Soon ne riporta cinque, ma il quinto - "Isabelle - L'ultima evocazione" - io in realtà l'ho già visto e recensito una settimana e mezzo fa e garantisco che, purtroppo, l'ho visto in una sala cinematografica della mia città.


Crawl - Intrappolati di Alexandre Aja


Un uragano, dei coccodrilli e Kaya Scodelario e si corre al cinema a vedere questo film... se solo fossi in Italia. Se dovesse essere ancora disponibile al mio ritorno e se non avessi voglia di vedermi "Il re leone", me lo terrò buono per la prossima settimana, altrimenti lo recupererò in home video appena possibile. Penso però che potrebbe divertirmi il giusto

La mia aspettativa: 6,5/10


Diamantino - Il calciatore più forte del mondo di Gabriel Abantes, Daniel Schmidt

Film calcistico probabilmente destinato ad un pubblico di ragazzi. Non che mi interessi molto a dire il vero, leggerò qualche commento prima di decidere se dargli un'opportunità o meno.

La mia aspettativa: 5/10


Kin di Jonathan Baker, Josh Baker

Leggendo la trama non riesco a capire bene il perchè sia catalogato come film di fantascienza, ma tant'è, la pellicola se non fosse per la presenza di James Franco nel cast mi interesserebbe pochissimo e non penso proprio che gli darei un'occasione.

La mia aspettativa: 5/10


The Nest - Il nido di Roberto De Feo

Ho visto il trailer più volte nel corso di queste settimane e devo dire che questo horror all'italiana, in attesa dell'uscita del nuovo film di Pupi Avati che potrebbe essere una vera e propria bomba, sembra essere inquietante ed estremamente interessante, tanto da poter dare delle grosse soddisfazioni. Ci spero veramente molto in questa pellicola!

La mia aspettativa: 6,/10

lunedì 12 agosto 2019

La sposa di Chucky di Ronny Yu (1998)


USA 1998
Titolo Originale: Bride of Chucky
Regia: Ronny Yu
Sceneggiatura: Don Mancini
Durata: 90 minuti
Genere: Horror


Anni fa, quando avevo provato a cominciare la saga de "La bambola assassina", mi ero fermato al terzo capitolo che, come ho anche ripetuto nella recensione della settimana scorsa, ho odiato con tutto me stesso perchè stantio, eccessivamente parodistico e per la presenza di un personaggio che è odioso, ma non nel modo che mi sarei atteso da un film horror. Mi ero fermato proprio prima di un quarto capitolo che, a detta di molti, sarebbe uno dei migliori dell'intera saga, quel "La sposa di Chucky" che io ho visto, per la prima volta, solamente settimana scorsa, per terminare il recupero di tutte le pellicole della saga e poter parlare, per via della mia pignoleria, del remake "La bambola assassina", uscito nei cinema italiani ormai un paio di mesi fa. Alla sceneggiatura di questo quarto capitolo abbiamo ancora Don Mancini, che ha sceneggiato tutti e tre i capitoli precedenti, mentre alla regia viene chiamato Ronny Yu, regista di Hong Kong alla prima esperienza con il cinema statunitense, che negli anni successivi abbiamo poi visto alle prese con "Freddy vs. Jason, pellicola a cui in tutta sincerità non riesco a volere male. I protagonisti della vicenda sono interpretati da Nick Stabile e Katherine Heigl, la cui carriera negli anni successivi si è poi concentrata principalmente su commedie romantiche.
É passato del tempo dopo gli eventi narrati nel precedente film e facciamo subito conoscenza con Tiffany, sensuale serial killer un tempo complice e fidanzata di Charles Lee Ray. Riuscita a prendere possesso del cadavere in brandelli di Chucky, la donna ricucirà il bambolotto, in quanto è convinta che l'anima del suo uomo sia ancora intrappolata all'interno di esso. L'obiettivo di Tiffany è quello di liberare l'anima di Charles Lee Ray per poi potersi sposare. Visto il rifiuto di Chucky, deciderà di intrappolarlo all'interno di una gabbia, iniziando a deriderlo continuamente, finendo addirittura per mettere, nella gabbia insieme a lui, una bambola vestita da sposa. Riuscito a liberarsi e furioso per le continue derisioni di Tiffany, Chucky decide di uccidere la ragazza fulminandola mentre fa il bagno, per poi intrappolare la sua anima all'interno della stessa bambola vestita da sposa che lei aveva usato in precedenza. Decisi a ritornare entrambi umani, Chucky pianifica di recuperare il Cuore di Damballa, ancora in possesso del suo cadavere, per trasferire le loro anime nel corpo di due persone. Inizieranno così a prendere di mira i giovani Jesse e Jade, fidanzati la cui relazione viene continuamente messa alla prova dalla sfiducia dello zio Warren che continua a mettere i bastoni tra le ruote ai due.
Ripresomi dall'odio quasi totale che provo per il capitolo precedente, posso tranquillamente affermare che ci troviamo davanti se non al miglior film della saga, ad uno che ci va clamorosamente vicino. Innanzitutto per la prima volta dopo tre film i protagonisti della vicenda non sono tanto le vittime designate di Chucky, quanto più che altro gli stessi Chucky e la sua compagna Tiffany, su cui il regista Ronny Yu si concentra maggiormente rispetto a Jesse e Jade, che sono le vittime designate dalle due bambole assassine. Il risultato di questo quarto capitolo è evidente: dopo tre film in cui si è seguito il filone di Andy Barclay, ormai completamente esaurito, la decisione di Don Mancini è quella di non provare più a fare paura grazie al personaggio iconico da lui creato, ma di accentuarne il lato più comico e grottesco, mettendo da parte la componente horror, relegandola più che altro a momenti in cui il sangue scorre a fiumi e facendo risultare questo quarto capitolo della saga una commedia horror effettivamente uscita con i fiocchi e i controfiocchi.
Non si contano le citazioni, non si contano i riferimenti ad altre pellicole storiche o no - su tutte, "La moglie di Frankenstein" - così come non si contano le battute, a tratti divertentissime e sicuramente messe sempre nel posto giusto e al momento giusto. I continui litigi tra CHucky e Tiffany contribuiscono in questo senso a rendere la pellicola ancora più divertente e riuscita, facendo risultare l'accoppiata decisamente affiatata e la pellicola, a mani basse, una delle meglio riuscite dell'intera saga.

giovedì 8 agosto 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Anche se sono in ferie, non poteva certo mancare il solito appuntamento con le uscite cinematografiche della settimana. Viene quasi da dire, visto il tenore di esse, che fortunatamente sono molto lontano dall'Italia e per vederli dovrei aspettare il mio ritorno, ma quando sarò ritornato ci saranno altre uscite interessanti che non mi vorrò perdere. Commentiamo però come al solito, in base ai miei pregiudizi, i tre film in uscita questa settimana!


Fast & Furious: Hobbs & Shaw di David Leitch


Con la saga di "Fast & Furious" mi sono fermato ben prima che i personaggi di Hobbs e Shaw entrassero in scena, quindi questo spin-off a loro dedicato non penso che mi possa davvero interessare, nemmeno per un'eventuale visione al mio ritorno in Italia. La regia di David Leitch, lo stesso di "John Wick", "Atomica bionda" e "Deadpool 2" potrebbe però essere un punto a suo favore, in effetti.

La mia aspettativa: 5/10


Goldstone - Dove i mondi si scontrano di Ivan Sen

In questo weekend spazio anche per un thrillerino australiano senza pretese, che però per il clima di questo periodo potrebbe dare qualche piccola soddisfazione. Non saprei bene come aspettarmi, ma, nel dubbio, sono in Giappone, quindi se proprio volete, vedetevelo voi e fatemi sapere!

La mia aspettativa: 5,5/10


The Quake - Il terremoto del secolo di John Andreas Andersen

Da questo film norvegese invece so bene cosa aspettarmi: la solita pellicola catastrofica che pensavo fosse passata di moda o che fosse buona solo per i film dell'Asylum. Effetti speciali, grattacieli che cadono - e danno ispirazione ai demolitori di tutto il mondo - e sinceramente non penso null'altro di nuovo nel panorama. La differenza? Per una volta non si parla della California e del Big One, ma siamo in Norvegia, per il resto, null'altro.

La mia aspettativa: 5,5/10

lunedì 5 agosto 2019

Isabelle - L'ultima evocazione di Rob Heydon (2018)

USA 2018
Titolo Originale: Isabelle
Regia: Rob Heydon
Sceneggiatura: Donald Martin
Durata: 81 minuti
Genere: Horror


Da due giorni sono ufficialmente in ferie e per due settimane il sottoscritto curatore di "Non c'è Paragone" si trasferirà nel pese del Sol Levante e in Corea del Sud per andare a trovare un amico che lavora lì da un paio d'anni. Per l'occasione, la programmazione locale sarà un po' ridotta visto che le cartucce da sparare, anche se principalmente si tratterà di scarti di stagione, sono un po' di meno rispetto al solito. Oggi si inizia proprio con uno di quei film che ho visto, un po' per caso e un po' perchè - mea culpa - non avevo voglia di andare a vedere "Hotel Artemis", Venerdì scorso, in una serata in cui avevo sì voglia di andare al cinema per non restare per l'ennesima volta a casa da solo, ma non avevo voglia di vedere nulla di impegnativo. La scelta è ricaduta su un horror con protagonisti Adam Brody e Amanda Crew, del quale avevo visto molte volte il trailer nelle settimane precedenti e non sembrava essere così malvagio come poi si è rivelato al momento della visione. Regista del film è Rob Heydon al primo vero e proprio lungometraggio della sua carriera - che si è visto essere un prodotto principalmente televisivo arrivato nelle sale in Italia un po' per caso e forse pure per sbaglio -, mentre Adam Brody ancora sta cercando di riprendersi da una carriera mai decollata dopo il ruolo che lo ha reso celebre nella serie "The O.C." e Amanda Crew continua a recitare in film dallo scarso valore artistico e sicuramente poco interessanti, dopo aver esordito in "Final Destination 3" che comunque, almeno al botteghino, non era andato malissimo.
La trama del film è parecchio, parecchio canonica: Larissa e Matt Kane sono una giovane coppia, lei incinta, appena trasferitasi in una villa all'interno di un quartiere residenziale. Fanno subito conoscenza con la loro misteriosa vicina, dalla cui abitazione Larissa vede spesso una ragazza che scruta dalla finestra ogni loro movimento. Poco dopo il loro arrivo in città Larissa accusa forti dolori alla pancia, viene trasportata in ospedale dove risulterà clinicamente morta per un minuto. Al suo risveglio scoprirà suo malgrado che il loro bambino è nato morto e per lei comincerà un inquietante periodo di paranoia e di follia in cui, come unica costante, vi sarà la figlia della vicina, paralizzata, sempre alla finestra a guardare e studiare ogni suo movimento.
Come dicevo nelle prime righe di questa recensione, mi sono fatto purtroppo ingannare da un trailer davvero ben costruito che si rivelava, alla fin fine, ben più inquietante di quanto poi si sia rivelato il film. La puzza però l'ho sentita subito, appena la pellicola è iniziata, quando ho visto quella specie di sigla introduttiva e il font con cui, nei titoli di testa venivano presentati il cast e i componenti della troupe: quel font, anonimo e freddo, lo avevo già visto, un sacco di volte, in quei thriller delle cinque del pomeriggio che spesso ho avuto modo di vedere su Now TV. Da lì ho capito subito che il film, nei nostri cinema, ci è arrivato quasi per sbaglio e io stupido che sono pure andato a dargli sei euro di biglietto - sì, sono entrato con lo sconto. Le prime scene e poi anche tutto il film nelle battute successive hanno confermato i miei sospetti: dialoghi dallo spessore quasi inesistente, un montaggio frenetico con tagli netti tra una scena e l'altra e con cambi di contesto repentini e senza la minima spiegazione, dandomi un certo senso di disorientamento. Ad ampliare la sensazione che questo film avesse qualcosa di sbagliato ci si è messa poi da una parte la recitazione totalmente svogliata dei protagonisti, mentre dall'altra la volontà dello sceneggiatore di non inventarsi nulla di personale per il genere horror, ma di seguire, tra l'altro nella maniera peggiore in assoluto, tutti i clichè del genere, rendendo tutta la narrazione prevedibile e poco interessante. Ciliegina sulla torta in negativo per quanto riguarda il film è il finale che resetta tutto di quelli che si vede che siccome il film doveva finire bene per forza ti dicono di ignorare quanto di brutto sia successo ai protagonisti nel corso dei settantacinque minuti precedenti, perchè tanto quello che importa è che tutti vivano felici e contenti.
Insomma, ho preso una cantonata, ma di quelle proprio pesanti, mi avrebbe certamente bruciato meno se questa cantonata me la fossi presa comodamente sul divano di casa, piuttosto che usare dei soldi in benzina dell'auto e per la poltrona al cinema, che non era poi nemmeno così comoda a questo giro. Il problema è, fondamentalmente, che un film così tanto "casuale" io in sala non lo avevo proprio mai visto e ancora non mi spiego di come ci sia finito nelle sale italiane, anche in un periodo nell'anno in cui notoriamente il pubblico non paga poi moltissimo, sembra proprio che questa pellicola sia stata presa dalla raccolta dell'umido.

Voto: 2

venerdì 2 agosto 2019

La bambola assassina 3 di Jack Bender (1991)


USA, Regno Unito 1991
Titolo Originale: Child's Play 3
Regia: Jack Bender
Sceneggiatura: Don Mancini
Durata: 90 minuti
Genere: Horror


Procede in maniera abbastanza spedita lo speciale sulla saga de "La bambola assassina", in attesa di arrivare al mio commento sul remake uscito qualche settimana fa e che ho avuto modo di vedere al cinema. Dopo aver dunque commentato "La bambola assassina", un vero e proprio cult anche se non tra i miei slasher preferiti, e "La bambola assassina 2", per me sottovalutato nonostante alcuna scene veramente iconiche, eccoci qui per commentare il film della saga che detesto con tutto me stesso, quello che qualche anno fa, quando l'avevo cominciata, mi aveva fatto smettere di guardarla. La regia di questo terzo capitolo viene affidata a Jack Bender, regista di qualche episodio di serie TV, di certo non noto per i suoi film, mentre i protagonisti della vicenda vengono interpretati da Justin Whalin, che interpreta un Andy Barclay ormai cresciuto in una scuola militare, Perrey Reeves, Jeremy Silvers e Travis Fine, tutti attori che sinceramente poco conosco e che vista la loro partecipazione a questo film non ho la minima voglia di esplorarne la filmografia.
Sono passati otto anni dagli eventi del film precedente e la Play Pals Toys Company ha deciso di creare una nuova serie di bambole Tipo Bello per riprendersi dalla pubblicità negativa scaturita dagli omicidi del film precedente. All'interno della fabbrica, la bambola di Chucky viene raccolta da un braccio meccanico e, causa la fuoriuscita di sangue dalla bambola stessa, fa sì che l'anima di Charles Lee Ray viva nuovamente nel corpo di un'altro bambolotto. Dopo aver ucciso alcuni addetti della fabbrica, Chucky comincia a fare delle ricerche sul luogo in cui si trova Andy Barclay, in modo da poter trovare il corpo che possa accogliere il suo spirito. Lo stesso Andy, traumatizzato dagli eventi che ha vissuto anni prima, viene iscritto ad un'accademia militare dove farà amicizia con il compagno di stanza Harold, con il piccolo Ronald e con la soldatessa Kristen De Silva, mentre è costretto a subire le angherie del cadetto luogotenente colonnello Brett Shelton, che comincerà a prenderlo di mira sin dal suo ingresso nell'accademia.
Ho già detto a più riprese che odio con tutto me stesso questo terzo capitolo ed i motivi sono principalmente due: il primo è una mancanza di idee che ha portato lo sceneggiatore Don Mancini a voler fare una sorta di parodia in chiave slasher di uno dei film di maggior successo di quel periodo, "Full Metal Jacket", in secondo luogo proprio il personaggio di Brett Shelton che è odioso da morire, ma non odioso come qualsiasi bravo villain di un film, ma odioso come quel sacco di persone che se vedessi in giro faccia a faccia non esiterei a nascondere loro quanto penso che siano delle teste di cazzo. La parte parodistica relativa a "Full Metal Jacket" non si risparmia nemmeno battute come la famosa "This is for fighting and this is for fun" - indicando il fucile e il pacco - alla quale ho reagito proprio allo stesso modo in cui reagisce Harold quando vede il personaggio recitare quella frase, ovvero con un'espressione del tipo "Guarda sto mentecatto" e in tutto questo non sono riuscito a capire bene quale fosse l'importanza di Chucky all'interno della vicenda, se non nel momento in cui grazie al suo scherzone del paintball - in cui le cartucce colorate vengono sostituite con pallottole vere - il signor testa di cazzo Brett Shelton viene giustamente e con mia estrema goduria crivellato di pallottole.
Insomma, una nuova visione di questo terzo capitolo, per giunta questa volta in lingua originale, non mi ha fatto cambiare idea sul fatto che io l'abbia odiato con tutto me stesso. Fortuna che a breve, molto probabilmente dopo le mie vacanze in Giappone e in Corea del Sud, arriverà la recensione del quarto capitolo che, visto per la prima volta pochi giorni fa, ho letteralmente adorato. Questo terzo, invece, lo cancellerei tranquillamente dalla faccia della Terra.

giovedì 1 agosto 2019

WEEKEND AL CINEMA

Ancora poche le pellicole in uscita in queste settimane, ma almeno una di queste potrebbe richiamare un po' di pubblico, quel poco rimasto in città per lo meno. Io, tra l'altro, partirò Lunedì per un viaggio di due settimane in Giappone e Corea del Sud, quindi questo weekend un'ultima visioncina al cinema - a meno che qualcuno non si faccia vivo per fare cose nel weekend - potrebbe anche scapparci. Vediamo quali sono le cinque uscite di questo weekend, commentate come al solito in base ai miei pregiudizi!

Hotel Artemis di Drew Pearce


Il trailer di questo film di fantascienza basato su un hotel/ospedale per soli criminali mi ispira, anche se fa tanto l'Hotel Continental di John Wick, il che vuol dire che l'idea l'aveva già avuta qualcuno prima. Ad ogni modo, per una visione estiva prima di partire per le vacanze potrebbe andare più che bene, anche perchè mi sa che questo potrebbe essere il film più interessante passato dal convento questa settimana.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Dolcissime: Visto il trailer di questa commedia italiana: il tema sicuramente è importante, il problema è che il film non mi dà l'impressione di essere bello e interessante.
Nevermind: Altra commedia italiana il cui trailer e la cui trama devo dire che mi hanno leggermente intrigato. Potrebbe rivelarsi non malaccio.
Tesnota: Film impegnatissimo che con questo caldo proprio non penso potrei riuscire a vedere.
Una famiglia al tappeto: Pellicola per famiglie con protagonista "The Rock". Anche questo potrebbe essere adatto per il clima estivo a dirla tutta.