lunedì 30 aprile 2018

GLI ALTRI FILM DI APRILE - Quick Reviews

Nel corso del mese di Aprile la vita sociale, cosa da cui spesso e volentieri rifuggo spaventato, ha preso il sopravvento e la rubrica riepilogativa dei film che ho visto, ma che non meritano per vari motivi - sia per (de)meriti del film, sia perchè proprio non riesco a farlo - una recensione completa. Quattro sono le pellicole che entreranno in questo spazio di questo ultimo giorno del mese: una di queste terribile, la seconda con qualche infamia e pochissime lodi, la terza guardabile ma di certo non indimenticabile, mentre dalla quarta non mi aspettavo grandi cose e di certo non le ho trovate.


Landspeed - Massima velocità

USA 2002
Titolo Originale: Lanspeed
Regia: Christian McIntire
Cast: Billy Zane, Ray Wise, Pamela Gidley, Scott Wiper, Val Lauren, G.W. Stevens, Simon Rhee, Adam Caine, Dylan Neal, Chad S. Taylor, Robert Zachar, Amandah Reyne, Paul Butcher, Blue LoLan, William Zabka
Genere: Azione

Vent'anni dopo la morte di un pilota per un tragico guasto alla sua autovettura mentre tentava di battere il record di velocità su strada, due team sono in lotta per battere il record di velocità su terra, cercando di superare le mille miglia orarie. La progettista di una delle autovetture è Linda, interpretata da Pamela Gidley, figlia del pilota morto vent'anni prima, mentre la'autovettura avversaria è guidata da Michael, interpretato da Billy Zane, figlio dell'ingegnere che aveva ideato l'autovettura andata in fiamme. Il problema principale di questo film, realizzato con quattro soldi e probabilmente in grado di guadagnarne meno di due, è che si prende incredibilmente sul serio e, oltre a degli effetti speciali che fanno davvero paura in senso negativo, ci piazza anche dei protagonisti che recitano quasi abbaiando. Tanto la pellicola si prende sul serio, tanto è difficile, per lo spettatore, prenderla seriamente e ritenerla un minimo credibile, non si crea per nulla pathos riguardo alla vicenda del superamento del record di velocità e i personaggi, che hanno lo spessore di un foglio di carta, non fanno nulla per risultare un minimo simpatici.

Voto: 3


La mossa del pinguino

Italia 2013
Titolo Originale: La mossa del pinguino
Regia: Claudio Amendola
Cast: Edoardo Leo, Ricky Memphis, Ennio Fantastichini, Antonello Fassari, Francesca Inaudi, Sergio Fiorentini
Genere: Commedia

Nonostante non lo stimi particolarmente per la sua carriera di attore, anche se qualche ottima interpretazione come in "Suburra" l'ha saputa tirare fuori dal cilindro, nutrivo una moderata curiosità verso l'esordio alla regia di Claudio Amendola, con un film totalmente spensierato che vede quattro personaggi diversissimi, di cui due amici e colleghi di lavoro, mettere su una squadra di curling totalmente raffazzonata con la speranza di partecipare alle olimpiadi invernali di Torino 2006. Dal punto di vista della regia Amendola si muove su territori parecchio sicuri, senza dare personalità al suo stile registico, che qui vediamo per la prima volta nel modo più anonimo possibile. Dal punto di vista della sceneggiatura invece il film non offre particolari spunti di riflessione e i personaggi sono particolarmente banalotti e stereotipati. Amendola inoltre dimostra di non conoscere una delle lezioni fondamentali della storia del cinema: NON SI USA "CHARIOTS OF FIRE" NELLE SCENE SPORTIVE, LO HANNO GIÀ FATTO IN "MOMENTI DI GLORIA" E, SOPRATTUTTO, METTERLO IN UNA SCENA PSEUDO-COMICA NON FA RIDERE! Detto questo va dato il merito al film di strappare qualche risata sincera, nel vedere questi quattro scapestrati in un goffo tentativo di riscatto personale di certo non riuscitissimo, ma sicuramente godibile e da non buttare del tutto.

Voto: 5,5


Come un gatto in tangenziale

Italia 2017
Titolo Originale: Come un gatto in tangenziale
Regia: Riccardo Milani
Cast: Paola Cortellesi, Antonio Albanese, Sonia Bergamasco, Luca Angeletti, Antonio D'Ausilio, Alice Maselli, Simone de Bianchi, Claudio Amendola, Franca Leosini
Genere: Commedia

Distribuita nelle sale italiane alla fine di Dicembre dello scorso anno e poi arrivata su Now TV pochissimo tempo dopo, "Come un gatto in tangenziale", la nuova commedia di Riccardo Milani con Paola Cortellesi e Antonio Albanese mi ispirava abbastanza, soprattutto per via della mia stima verso i due attori protagonisti della vicenda. Qui si parla di una storia d'amore tra due ragazzini appartenenti a due ceti sociali completamente differenti e al superamento dei pregiudizi sulle loro diversità da parte dei due genitori che inizialmente ritengono che la loro storia possa durare "come un gatto in tangenziale". Sì, siamo davanti all'ennesimo film sul superamento dei pregiudizi che fino a poco fa basava veniva basato sulle differenze tra nord e sud, mentre ora tra abitanti dei Parioli e di Bastogi, alla fine la differenza che ci passa non è tantissima. Bravi sono i due attori, pur con una sceneggiatura che non offre nulla di nuovo a dare un'ottima interpretazione dei loro ruoli, con la Cortellesi che anche qui è in un vero e proprio stato di grazia. E con l'accusa, detta attraverso le parole di Antonio Albanese, a coloro che danno la colpa agli altri per arroccarsi dietro al proprio menefreghismo sociale, il film per me guadagna punti, non abbastanza però da farmi dire di aver visto una buona commedia italiana, che si attesta comunque su livelli più che discreti.

Voto: 6,5


Il ragazzo invisibile - Seconda generazione

Italia 2018
Titolo Originale: Il rgaazzo invisibile - Seconda generazione
Regia: Gabriele Salvatores
Cast: Ludovico Girardello, Ksenia Rappoport, Kristof Konrad, Galatea Bellugi, Ivan Franek, Emilio De Marchi, Katia Mironova, Dario Cantarelli, Mikolaj Chroboczek, Noa Zatta, Assil Kandil, Filippo Valese, Enea Barozzi, Riccardo Gasparini, Valeria Golino
Genere: Azione, Fantascienza

Dopo l'interessante "Il ragazzo invisibile", uscito tre anni fa nei cinema italiani e prima vera sperimentazione di nuovi generi da parte del cinema italiano, già nel finale del suddetto film ci veniva in qualche modo annunciato un sequel, che è arrivato nelle nostre sale all'inizio del 2018. Ancora diretto da Gabriele Salvatores questa volta il protagonista Michele Silenzi, ancora interpretato da Ludovico Girardello - le cui riserve dal punto di vista recitativo non sono passate dopo il primo capitolo -, vive da solo in seguito alla morte della madre adottiva, mentre Stella, che non ricorda nulla di quanto accaduto nel sottomarino al termine della pellicola precedente, si è fidanzata con Brando, che millanta di essere il suo salvatore. Nel corso del film si scopre la presenza di nuovi speciali sparsi per il mondo e Michele avrà modo di conoscere la sua madre naturale, anch'ella dotata di super poteri. Con questo secondo capitolo Salvatores toglie quanto di buono era presente nel capitolo precedente - non che, secondo la mia opinione ci fosse moltissimo, ma quanto meno il film era salvabile - e rende l'atmosfera un po' più dark, facendo prevalere la componente action. Il risultato è un lavoro sicuramente poco originale in cui i vari personaggi non vengono sviluppati in maniera soddisfacente e la trama, alla lunga, mi ha parecchio annoiato.

Voto: 5

domenica 29 aprile 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #16 - Shark - Il primo squalo

Sedicesimo appuntamento per la rubrica domenicale sui trailer e questa volta si parla di qualcosa di meno elevato, di meno atteso, ma sicuramente di molto interessante, soprattutto per chi apprezza un certo tipo di cinema, improntato all'esaltazione del trash.



La mia opinione: "Shark - Il primo squalo" sembra tanto un film della Asylum realizzato con un budget un po' meno ridicolo e degli effetti speciali di buona fattura. E siccome io con i film sugli squali ci sguazzo e anzi, cerco sempre quello più strano possibile, è ovvio che non mi possa far scappare - in un periodo in cui tra l'altro uscirà l'ultimo capitolo della saga di "Sharknado" - questo film in cui il protagonista sarà il da me non particolarmente amato Jason Statham non penso proprio che me lo perderò. È ovvio che non mi aspetti il capolavoro della cinematografia mondiale. Mi basterebbe anche solamente un capolavoro del trash!

venerdì 27 aprile 2018

Counterpart - Stagione 1

Counterpart
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Justin Marks
Rete Americana: Starz
Rete Italiana: Inedita
Cast: J. K. Simmons, Olivia Williams, Harry Loyd, Nazanin Boniadi, Sara Serraiocco, Ulrich Thomsen, Nicholas Pinnock
Genere: Fantascienza, Spionaggio


In questa prima parte del 2018 non è che il mondo della serialità televisiva si stia rivelando particolarmente in forma: tante sono le serie che attendevo con una certa impazienza, ma ancora il vero e proprio capolavoro - nonostante le presentazioni in pompa magna - non l'ho visto. Con un'enorme fiducia data dalla compresenza dei due fattori Starz e la presenza di ben due J. K. Simmons ho deciso di affrontare la visione di "Counterpart", serie televisiva di spionaggio fantascientifico che mi attirava, soprattutto, per la presenza del tema del doppio e degli universi paralleli che mi hanno sempre affascinato. Siamo partiti da "Fringe" che ho adorato per ben cinque anni, siamo passati attraverso "Another Earth", che affrontava il tema in maniera del tutto diversa ed interessantissima e siamo arrivati a "Counterpart" e vedremo un po' come è andata con questa visione.
Howard Silk, interpretato da J. K. Simmons, lavora da trent'anni in un'agenzia burocratica di Berlino, occupando sempre la stessa mansione. L'agenzia nasconde però un enorme segreto, che presto gli verrà rivelato: essa funge da passaggio interdimensionale verso un mondo parallelo creato artificialmente anni prima come copia del nostro, in cui le persone nel corso degli anni hanno seguito ovviamente strade di vita diverse. Avrà la possibilità di incontrare la sua controparte, che si intrufolerà nel nostro mondo per proteggere sua moglie, in coma per un incidente stradale, la cui vita viene minacciata da una pericolosa assassina venuta dall'altro mondo. Sin dal primo episodio, che presenta la situazione molto bene catapultando lo spettatore in un mondo sì contemporaneo, ma che paradossalmente riporta alle atmosfere di quei film di spionaggio dell'epoca della Guerra Fredda, ho trovato un fascino particolare verso questa serie, che mette in scena una storia ben definita facendoci conoscere le vicende dei tanti personaggi che ruotano attorno ad essa.
Dal punto di vista tecnico e registico la serie è molto buona, solidissima, senza particolari guizzi creativi e, anche se la sceneggiatura a tratti si lascia troppo andare in esagerazioni e punti oscuri ed inspiegabili, il tutto funziona piuttosto bene soprattutto per quel che riguarda da una parte l'interazione tra i diversi personaggi in scena, mentre dall'altra lo scambio che avverrà ad un certo punto della narrazione tra il protagonista e la sua controparte, scambio che porterà ad ovvi equivoci e ad una evoluzione della vicenda piuttosto inaspettata. Alla fine la trama, che ruota attorno alla ricerca di una talpa all'interno dell'agenzia in cui lavora il protagonista, si trasforma in quella che è, appunto, una vera e propria Guerra Fredda in epoca contemporanea tra i due mondi e da qui deriva la scelta azzeccatissima di dare alla narrazione quel tono da spy-story dell'epoca della Guerra Fredda.
Particolarmente apprezzate sono poi le interpretazioni di alcuni attori, mentre altre mi hanno convinto sicuramente di meno. Da una parte il doppio ruolo di J. K. Simmons funziona alla grandissima: solitamente quando un attore deve interpretare più personaggi all'interno della stessa vicenda, si mostra la sua bravura evidenziandone l'estrema diversità caratteriale tra essi. Qui J. K. Simmons interpreta due personaggi che hanno sì seguito percorsi di vita differenti, ma sono caratterialmente diversi solo per alcune sfumature, le due personalità non sono estremamente diverse come ad esempio quelle interpretate da Tatiana Maslany in "Orphan Black". Particolarmente apprezzata anche Olivia Williams nei panni della moglie di Howard, così come quella dell'italiana Sara Serraiocco nei panni di Baldwin. Meno convincente la performance di Harry Loyd nei panni di Peter Quayle, con un ruolo importantissimo nell'agenzia e uno dei pochi del nostro mondo a conoscere il segreto del mondo parallelo. Siamo dunque davanti ad una serie davvero ben confezionata, in grado di tenere lo spettatore incollato allo schermo dall'inizio alla fine, ma ancora, in questo inizio di 2018, il capolavoro seriale televisivo stenta ad arrivare.

Voto: 7,5

giovedì 26 aprile 2018

The Place di Paolo Genovese (2017)

Italia 2017
Titolo Originale: The Place
Regia: Paolo Genovese
Sceneggiatura: Isabella Aguilar, Paolo Genovese
Cast: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Silvia D'Amico, Vinicio Marchioni, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Giulia Lazzarini
Durata: 105 minuti
Genere: Drammatico


Dopo l'enorme successo da parte della critica e del pubblico, che lo ha enormemente premiato al botteghino per il per me bellissimo "Perfetti sconosciuti", il regista italiano Paolo Genovese era atteso al varco, dopo aver apparentemente raggiunto la maturità artistica, con il suo ultimo film "The Place". A dirla tutta io con il cinema di Paolo Genovese ho un buon rapporto da qualche anno, da quando per caso vidi "Immaturi", niente di eccezionale ma comunque una commedia piuttosto soddisfacente. Non ho particolarmente apprezzato "Una famiglia perfetta", mentre trovo sia abbastanza riuscito "Tutta colpa di Freud", anche se, appunto, finora la sua summa artistica - che denota anche una certa voglia di sperimentare con le sceneggiature - si può tranquillamente considerare "Perfetti sconosciuti", con sette personaggi in una stanza che si massacrano a causa dei segreti contenuti nei propri smartphone.
"The Place", per il cinema italiano, è un po' l'equivalente dell'All Star Game della NBA: tutti i più forti - anche se a volte si dà spazio ai più famosi - dentro e vediamo che partita ne viene fuori. Ed ecco che nel film è presente un cast che farebbe invidia a qualsiasi grande produzione con, fra gli altri Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo e l'emergente Alessandro Borghi e chi più ne ha più ne metta. Al centro della vicenda c'è un uomo, interpretato da Valerio Mastandrea, che passa l'intera giornata allo stesso tavolo dello stesso bar. Nel corso dei giorni si recano da lui diversi personaggi, che chiedono all'uomo di esaudire i loro desideri: si va dal recupero dei soldi di una rapina al desiderio di vedere il proprio figlio sopravvivere ad una terribile malattia, passando per il desiderio di passare una notte di sesso con una modella - che immagino abbiate già capito sia il desiderio del personaggio interpretato da Rocco Papaleo -. L'uomo in cambio chiede che i personaggi facciano qualcosa, il più delle volte mettendo in discussione i propri precetti morali nel modo più discutibile possibile.
Il giochino dell'alternanza dei diversi personaggi all'interno del bar, luogo in cui si svolge praticamente tutta la vicenda, mentre le storie dei vari personaggi ci vengono raccontate attraverso i dialoghi, all'inizio funziona particolarmente: il ritmo è piuttosto serrato e, nonostante i dialoghi non sempre siano brillantissimi, le varie storie si riescono a seguire abbastanza bene. C'è anche da dire che attrae particolarmente il mistero riguardo all'uomo seduto nel bar, del quale non si conoscono motivazioni che lo spingano a fare ciò che fa e che contribuiscono a dare un po' di fascino alla vicenda. Arriva però quel momento in cui nella sceneggiatura, tra l'altro ispirata alla serie americana "The Booth at the End", sembra rompersi qualcosa e tutto il fascino che si provava verso il protagonista e verso i personaggi che da lui si avvicendano comincia a scemare e quel momento è proprio quello in cui le storie degli avventori del locale si intrecciano in un modo che non mi è parso essere stato gestito benissimo.
Ed ecco che allora si ritorna alla metafora di cui si parlava qualche riga sopra: "The Place" è l'equivalente cinematografico italiano dell'All Star Game della NBA. Tutti i migliori o i più famosi sono dentro a giocare, cominciano a farlo dando spettacolo e facendo divertire il pubblico. Poi però ad un certo punto le alternative sono due: o il punteggio è tirato e allora si inizia anche a difendere, rendendo la partita veramente spettacolare, oppure una squadra prevale sull'altra in maniera netta e si continua fino alla fine con giochi da circo un po' fini a se stessi facendo chiedere allo spettatore se sia valsa la pena passare la notte in bianco per assistere allo spettacolo. La partita di "The Place" ha chiaramente seguito il secondo schema: tantissima attesa, tantissima speranza di trovarsi davanti ad una bella parata di stelle, con dialoghi brillanti e una sceneggiatura ottima, che poi però, ad un certo punto, comincia a offrire situazioni e dialoghi fini a se stessi. Nulla di così brutto, ma da questa parata di stelle sarebbe stato lecito aspettarsi di meglio.

Voto: 6

martedì 24 aprile 2018

WEEKEND AL CINEMA... DI MARTEDÍ

Questa settimana i due film più importanti escono tra oggi e domani, quindi la rubrica si sposta ad oggi, sperando che per me che non faccio il ponte lungo, il weekend arrivi il più in fretta possibile. Al solito tutti i film che usciranno tra oggi e giovedì li vedrete commentati in base ai miei pregiudizi!


Avengers: Infinity War di Anthony Russo, Joe Russo


È finalmente arrivato il giorno in cui i nerd di tutto il mondo, me compreso, saranno contenti. Esce il terzo film dedicato agli Avengers, che promette fuoco e fiamme, soprattutto alla luce degli eventi narrati in "Captain America: Civil War" e in vista dell'ingresso in scena, nel più grande crossover mai realizzato, dei Guardiani della Galassia. Le carte in regola per vedere un film della Madonna - per quanto riguarda l'aspetto da cinema di intrattenimento ovviamente - ci sono tutte. E io sto già attendendo il weekend, quando finalmente lo andrò a vedere.

La mia aspettativa: 8/10


Loro 1 di Paolo Sorrentino


I distributori cinematografici italiani decidono di fare una cosa estremamente furba e fanno uscire la prima parte del film su Silvio Berlusconi diretto da Paolo Sorrentino solamente un giorno prima di "Avengers: Infinity War". E siccome poi la seconda parte uscirà solamente tra due settimane, immagino quale possa essere il suo successo, a livello commerciale, dato che sarà surclassato dal film della Marvel. Detto questo, anche per questo film ho un fomento incredibile, spero di godere per davvero.

La mia aspettativa: 8/10


Le altre uscite della settimana

Interruption: Presentato lo scorso anno a Venezia, potrebbe rivelarsi una visione piuttosto sorprendente, nel caso decidessi di affrontarla. Sarà dura.
I fantasmi d'Ismael: Dramma francese metacinematografico che non mi ispira più di tanto.
Nato a Casal di Principe: Film biografico su un certo Amedeo Letizia, che ammetto di non aver mai sentito nominare. Penso che lascerò passare inosservata la pellicola.
Tu mi nascondi qualcosa: Commedia italiana discretamente interessante con un cast capitanato da Giuseppe Battiston e da Rocco Papaleo. Non so se gli darò un'opportunità, però non lo escludo nemmeno a priori.
Youtopia: Altro film italiano che però stavolta mi ispira abbastanza, nonostante il tema sia parecchio impegnativo.
La Mélodie: Altro film francese, ancora una volta proveniente da Venezia. Non so bene cosa aspettarmi, ma nel dubbio mi sa che lo scarto.

lunedì 23 aprile 2018

Tenebre di Dario Argento (1982)


Italia 1982
Titolo Originale: Tenebre
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento
Cast: Anthony Franciosa, John Saxon, Daria Nicolodi, Giuliano Gemma, Christian Borromeo, Mirella D'Angelo, Veronica Lario, Ania Pieroni, Eva Robin's, Carola Stagnaro, John Steiner, Lara Wendel, Isabella Amadeo, Mirella Banti, Ennio Girolami, Marino Masè, Fulvio Mingozzi, Giampaolo Saccarola, Ippolita Santarelli, Lamberto Bava, Michele Soavi
Durata: 96 minuti
Genere: Thriller


Abbiamo visto assieme su questo blog - tre o quattro gatti e io che ho scritto - il percorso artistico di Dario Argento nei suoi primi 10 anni di carriera, in cui è stato capace di inanellare tre buoni successi di pubblico per quel che riguarda il genere thriller - con la "Trilogia degli animali" composta da "L'uccello dalle piume di cristallo", "Il gatto a nove code" e "4 mosche di velluto grigio" -, passando poi per la parentesi della commedia popolare su sfondo storico con "Le cinque giornate", per ritornare poi al thriller con ovvie influenze horror con "Profondo rosso", suo maggiore successo acclamatissimo in patria. Si dà poi all'horror soprannaturale con la sua summa artistica, quel "Suspiria" che gli darà il successo e la fama internazionale, e con il suo seguito "Inferno", sicuramente con minor carisma rispetto al predecessore, ma non di meno valore a livello artistico. Con "Tenebre" del 1982 si ritorna al thriller con un film scritto e sceneggiato dallo stesso Argento che si avvale dell'assistenza alla regia di Lamberto Bava e di Michele Soavi che negli anni successivi entreranno a far parte della scena horror italiana.
Peter Neal, interpretato da Anthony Franciosa, è uno scrittore statunitense sulla cresta dell'onda, che si ritrova a Roma per la presentazione del suo ultimo best-seller, "Tenebre". Una volta a Roma si troverà invischiato in una serie di delitti che si ispirano ad eventi narrati nel suo romanzo e le vittime sono principalmente donne che, a detta dell'assassino, sarebbero colpevoli di orrende aberrazioni. Presto Peter comincerà ad indagare sugli omicidi anche per conto suo, mentre l'assassino nel frattempo continua a colpire, precedendo sempre le mosse della polizia. Ottimo successo di pubblico e anche particolarmente apprezzato dalla critica, "Tenebre" è, come per gli altri thriller di Dario Argento, un assassino seriale mosso da un trauma pregresso che lo spinge ad agire contro determinati tipi di soggetti. L'ispirazione per il film, inoltre, arriva proprio da un'inquietante vicenda vissuta dallo stesso regista che due anni prima dell'uscita del film fu molestato da un fan ossessivo, che lo telefonava di continuo e arrivò persino a minacciare di ucciderlo. La vicenda, sgonfiatasi poco dopo, finì per ispirare quello che a tutti gli effetti è un thriller piuttosto solido ed interessante anche alla luce dei suoi lavori precedenti.
Quando iniziai la rubrica dedicata al regista, ammisi che molti film li avevo già visti almeno una volta, mentre altri li avrei affrontati per una prima visione proprio per completare questa rassegna - che durerà ancora a lungo, ovviamente - e "Tenebre" è proprio uno di quelli. Una prima visione che mi ha decisamente soddisfatto soprattutto perchè anche qui, come in buona parte dei suoi film precedenti, è ben visibile il talento visionario di Argento, soprattutto per il suo modo di sperimentare alla regia, utilizzando ancora una volta la tecnica di mostrare le scene degli omicidi con gli occhi dell'assassino e dando una certa dimensione artistica persino alle scene più sanguinolente. La sceneggiatura, pur non arrivando ai livelli di genio già toccati con "Profondo rosso", funziona soprattutto nel modo in cui i traumi dell'assassino vengono spiegati, con un colpo di scena finale che mi ha piuttosto sorpreso ed è abbastanza coerente con ciò che si è visto nel corso della pellicola.
Con la colonna sonora ancora affidata ai Goblin, ottima ma sicuramente non ai livelli delle due esperienze precedenti in "Profondo rosso" e "Suspiria", e che si incastra per bene con il ritmo della narrazione e persino con gli inquietanti sussurri dell'assassino prima di uccidere le sue vittime, "Tenebre" può essere considerato come una specie di film di passaggio che precede quello che per me è un altro dei suoi grandi capolavori. Sicuramente non un film geniale come i suoi più grandi successi, ma una pellicola solida e che dimostra ancora una volta, se ce ne fosse il bisogno, la capacità visionaria del regista.

Voto: 7,5

domenica 22 aprile 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #15 - Deadpool 2

Eccoci arrivati al quindicesimo appuntamento con la rubrica sui trailer, che prosegue imperterrita ogni Domenica su questo blog. Stavolta tocca ad un sequel particolarmente atteso, anche da queste parti. Vi chiedete quale sia? Ma li leggete i titoli dei miei post?



La mia opinione: Ho scoperto poche settimane fa che "Deadpool" appartiene all'universo cinematografico degli X-Men, quello iniziato ben prima del Marvel Cinematic Universe e per i cui film ho sempre avuto un certo rifiuto. Dopo averlo scoperto il mio disturbo ossessivo compulsivo - che mi impone di guardare tutti i film di una saga o comunque tutti i film in qualche modo collegati, come quelli di un universo cinematografico - ha iniziato a mandarmi dei segnali. Siccome però il tempo è poco e di speciali attivi su questo blog ne ho già uno e un altro già in cantiere, rimando il gran recuperone a tempi più maturi. Nel frattempo, avendo particolarmente apprezzato "Deadpool", attendo questo secondo capitolo con una certa impazienza, nonostante il trailer sia piuttosto normale e senza particolari guizzi - non un trailer che ti dice corri subito a guardare il film, almeno per quanto mi riguarda -. Attendo al varco Ryan Reynolds con uno dei suoi personaggi più riusciti, così come attendo al varco l'universo cinematografico degli X-Men, che tra non pochi mesi verrà sottoposto, finalmente, al mio giudizio!

venerdì 20 aprile 2018

Black Panther di Ryan Coogler (2018)


USA 2018
Titolo Originale: Black Panther
Regia: Ryan Coogler
Sceneggiatura: Ryan Coogler, Joe Robert Cole
Cast: Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong'o, Danai Gurira, Martin Freeman, Daniel Kaluuya, Letitia Wright, Winston Duke, Angela Bassett, Forest Whitaker, Andy Serkis
Durata: 134 minuti
Genere: Azione, Supereroi


Arriva, con considerevole ritardo e a poco meno di una settimana dall'uscita di uno dei film più attesi da tutti i nerd del mondo, che sarà il film che cambierà per sempre il Marvel Cinematic Universe come lo conosciamo, la recensione dell'ultimo film che lo ha preceduto nei cinema, quel "Black Panther" che ancora oggi nei cinema sta battendo - per quanto mi riguarda abbastanza inspiegabilmente - ogni record di incassi. In attesa dunque dell'uscita di "Avengers: Infinity War", per il quale ammetto di avere un fomento pazzesco, ecco che arriva finalmente il mio commento su uno dei supereroi di cui prima dell'uscita del film non sapevo una cippa - come a dirla tutta di molti altri dell'universo cinematografico - e del quale me ne fregava altrettanto e che, dopo la visione, posso dirlo tranquillamente, mi interessa forse ancora meno.
Prima di ereditare il regno del Wakanda, uno dei più ricchi del mondo per l'elevatissima presenza di vibranio, in seguito alla morte del padre, T'Challa, interpretato da Chadwick Boseman, deve affrontare determinate prove per ottenere la corona e riacquisire i poteri della Pantera Nera. Poco dopo la nomina il re scopre che un trafficante d'armi, Ulysses Klaue interpretato da Andy Serkis, ha rubato da un museo di Londra un importante attrezzo in vibranio, per poi rivenderlo in Corea del Sud. Una volta nel paese scoprirà che il suo compratore è un agente della CIA, Everett Ross, interpretato da Martin Freeman. Riuscito a sventare la vendita e a catturare Klaue, il luogo in cui questi deve essere interrogato viene assaltato, Klaue viene ucciso e T'Challa noterà, addosso al capo degli assalitori, un anello. Il capo degli assalitori ucciderà, nel corso dell'assalto, sia Klaue sia il resto della sua banda.
Non so bene per quale motivo, ma il mio approccio con questa pellicola, pompatissima dalla critica e dal pubblico mondiale che la sta premiando enormemente al botteghino rendendola la pellicola con il maggiore incasso per il Marvel Cinematic Universe - o comunque giù di lì, a ridosso del sorpasso su "The Avengers" -, non è stato dei migliori. Oltre ad aver aspettato una vita prima di guardarla, anche nel corso della visione non ci ho trovato, quasi mai, quella magia che mi cattura nelle visione di un qualsiasi film del "Marvel Cinematic Universe", vedi ad esempio "Spider-Man: Homecoming" o il da me meno conosciuto "Doctor Strange", che ho piuttosto adorato. Allo stesso modo anche per quel che riguarda questo film la mia conoscenza su Black Panther era non limitata, addirittura nulla, ma a tutti gli effetti nulla, se non il fatto di essere il film che precede "Avengers: Infinity War", mi spingeva verso la visione.
Pur avendo trovato il coraggio, il film non mi ha detto praticamente nulla: troppi personaggi in gioco, una intera cultura che il regista aveva il dovere di creare e di spiegare al pubblico, troppi eventi hanno presto mandato il film sui binari che io proprio non avrei voluto. Non dico rendendolo brutto, perchè comunque secondo gli aspetti su cui punta la casa produttrice, il film funziona anche, quanto più che altro quasi completamente innocuo a livello emotivo e mai in grado di farmi entrare in empatia con qualcuno dei personaggi in scena. Unica nota che ho apprezzato particolarmente, ed è una discreta novità visti i difetti di praticamente tutti gli altri film del "Marvel Cinematic Universe", è l'antagonista interpretato da Michael B. Jordan, che nonostante non sia scritto in maniera così approfondita, mi ha soddisfatto principalmente per l'interpretazione data dall'attore.
Non so bene quale sarà il ruolo di Black Panther in "Avengers: Infinity War", ma sembra a guardare i trailer che possa essere una pedina importantissima sullo scacchiere che si sta predisponendo - cacchio, manco stessimo parlando di "Game of Thrones" e di strategie militari - ma il cui film standalone dedicato non penso abbia funzionato particolarmente bene. A dispetto, ovviamente del pompaggio datogli dalla critica e dal pubblico statunitensi, che trovo del tutto inspiegabili.

Voto: 5,5

giovedì 19 aprile 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Eccoci giunti ad un nuovo weekend cinematografico, con alcune uscite veramente interessanti e con un esordio alla regia che ho puntato da tempo, soprattutto per una candidatura all'Oscar ricevuta alla sua attrice protagonista. Vediamo però quali saranno le nove uscite - esclusi come al solito i documentari - di questa settimana, commentate come al solito secondo i miei pregiudizi!


Molly's Game di Aaron Sorkin

Arriva finalmente anche nei cinema italiani l'esordio alla regia di uno degli sceneggiatori più apprezzati da queste parti, soprattutto per serie come "The Newsroom" e per film come "Steve Jobs". La candidatura all'Oscar come miglior attrice protagonista per Jessica Chastain mi dà un'enorme fiducia verso un film che attendo di vedere da tempo e che finalmente potrà essere sottoposto alla visione.

La mia aspettativa: 7,5/10


Ghost Stories di Andy Nyman, Jeremy Dyson

Annunciato come uno dei migliori horror che arriveranno nei cinema in questa annata, devo dire che ad essere sincero questi proclami non è che mi trasmettano così tanta fiducia, visto che anche "Paranormal Activity" è uno di quei film che hanno "sconvolto l'America". Qui la qualità, per lo meno dal punto di vista della regia - non che ci passi molto - sembra essere migliore, spero anche di riuscire a farmela un po' sotto.

La mia aspettativa: 6/10


Escobar - Il fascino del male di Fernando Leòn de Aranoa

Ennesimo film su Pablo Escobar uscito nel giro di un paio di anni - come dico da molto tempo, tira più un Pablo Escobar di uno zombie che a sua volta, fino a qualche anno fa prima di essere superato da Escobar, tirava di più di un pelo di figa - di cui effettivamente non si sentiva troppo il bisogno e che non si è tirato addosso delle buone critiche, soprattutto per scelte linguistiche apparentemente senza senso. Penso gli darò un'opportunità solo perchè adoro Penelope Cruz, per il resto non sono molto ottimista.

La mia aspettativa: 5/10


Le altre uscite della settimana

Doppio amore: Ozon mi piace abbastanza, ma non so bene perchè dopo il riuscitissimo "Nella casa" non sono più riuscito ad apprezzare nessun suo film.
Il mio nome è Thomas: Terence Hill regista e protagonista di un film che ispira meno di zero.
Il tuttofare: Sergio Castellitto protagonista di un film la cui locandina è ugualissima a quella di "Parto col folle". Non mi aspetto nulla di buono ad essere sincero.
L'amore secondo Isabelle: Commedia romantica francese con Juliette Binoche. Mi ispira poco poco, ma potrebbe anche soddisfarmi se dovessi riuscire a vederlo.
Parlami di Lucy: Film che mi sta venendo un po' spammato in questi ultimi tempi, dal quale non so bene cosa aspettarmi. Dubito verrà distribuito nella sala cinematografica vicino a casa.
Wajib: Spazio anche per il cinema impegnato dal Medio Oriente, quel tipo di cinema che lascio guardare agli altri.

mercoledì 18 aprile 2018

Marvel's Jessica Jones - Stagione 2


Marvel's Jessica Jones
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 13
Creatore: Melissa Rosenberg
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Krysten Ritter, Rachael Taylor, Eka Darville, Carrie-Anne Moss, J. R. Ramirez, Terry Chen, Leah Gibson, Janet McTeer
Genere: Noir, Supereroi


L'universo cinematografico Marvel prodotto da Netflix continua a sfornare tra le due e le tre nuove stagioni all'anno e di acqua sotto i ponti dopo l'uscita della prima, folgorante, stagione di "Daredevil" ne è passata tantissima. Nel corso di questi tre anni abbiamo avuto un'altra stagione dell'eroe non vedente, due di "Jessica Jones", una di "Luke Cage", una di "Iron Fist" e il crossover "The Defenders", che unisce i quattro supereroi in un'unica miniserie di otto episodi, per molti non riuscita mentre a me è piaciuta decisamente. Ci è stato pure dato "The Punisher", spin-off di "Daredevil" dedicato alla figura di Frank Castle, che è, almeno per quanto mi riguarda, la migliore serie di questo universo targato Netflix, che ha vissuto in questi anni tra alti e bassi, non raggiungendo mai, almeno secondo la mia opinione, l'ottima qualità delle prime stagioni di "Daredevil" e di "Jessica Jones" - tranne, appunto, in "The Punisher" che comunque è un qualcosa a parte rispetto all'universo dei difensori -.
La seconda stagione di "Marvel's Jessica Jones" si collega direttamente alla sua stagione precedente, apparentemente ignorando tutto ciò che è successo negli otto episodi che compongono "The Defenders" - che era chiaro sin da subito che sarebbe stata molto importante per il personaggio di Daredevil piuttosto che per tutti gli altri -, portando la protagonista, sempre interpretata da un'ottima Krysten Ritter, ad indagare sul suo passato, su coloro che le hanno dato i poteri di cui dispone e che lei porta come un fardello e come un'ottima scusa per ubriacarsi ogni sera e soprattutto ad affrontare da un lato i suoi demoni interiori, mentre dall'altro la sua madre naturale, ricomparsa dopo moltissimo tempo. Sempre tredici sono gli episodi che compongono la stagione e viene da chiedersi per quale motivo i produttori della serie non pensino, quanto meno, alla possibilità di toglierne tre o quattro.
Ebbene sì, a parte per quel che riguarda le due stagioni di "Daredevil", tredici episodi mi sono sembrati decisamente eccessivi praticamente per tutte le serie che sono state prodotte finora dalla rete di streaming, con il brodo che spesso e volentieri tende ad allungarsi ed il ritmo che ne risente in maniera molto negativa. E se, pur trovandoci davanti ad una seconda stagione che, nello stile narrativo, ricalca molto quella precedente, configurandosi nel genere del noir, non si riesce ad apprezzarla come la stagione precedente, un motivo ci sarà pur stato. E, fondamentalmente, almeno per quel che mi riguarda, questo motivo è stato uno su tutti: il nemico di Jessica Jones, in questa stagione, è una delle cose meno carismatiche che io abbia mai visto in una produzione della Marvel. Il villain di questa stagione a lunghi tratti appare assente, ma, soprattutto, non sembra mai essere una minaccia vera e propria, mentre nella prima il Kilgrave interpretato da David Tennant era stato una delle cose che me l'avevano fatta apprezzare di più - roba che l'episodio in cui compare come visione di Jessica è uno dei migliori di questa seconda stagione -.
Il mordente perso dal punto di vista narrativo non impedisce però a questa seconda stagione di tentare di dare ai personaggi un'evoluzione sensata: Jessica non pare cambiare molto nel corso dei tredici episodi, ma alla fine viene ben esplorata la sua storia, il suo passato e i suoi demoni e anche se nulla cambia, per lo meno sappiamo qualcosa di più su di lei. Ad evolvere, anche se in maniera piuttosto negativa - fondamentalmente perchè mi è diventata parecchio antipatica alla luce di questi episodi -, è stato anche il personaggio di Trish, interpretata da Rachael Taylor. Insomma, la sensazione su questo secondo ciclo di episodi dedicato alla forzuta e scazzatissima eroina mi è sembrato più che altro un compito eseguito abbastanza bene a livello tecnico, ma non altrettanto a livello sceneggiativo, risultando a mani basse come una delle più grandi delusioni seriali di questi primi mesi del 2018.

Voto: 5,5

martedì 17 aprile 2018

Metti la nonna in freezer di Giancarlo Fontana (2018)

Italia 2018
Titolo Originale: Metti la nonna in freezer
Regia: Giancarlo Fontana
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci
Cast: Fabio De Luigi, Miriam Leone, Barbara Bouchet, Maurizio Lombardi, Marina Rocco, Francesco Di Leva, Lucia Ocone, Eros Pagni, Carlo De Ruggieri, Susy Laude
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia


Prendi un film con due attori che stimo particolarmente, anche se per motivi diversi. Il primo è Fabio De Luigi, attore comico entrato nella storia di Mediaset grazie ai personaggi da lui interpretati nei programmi della Gialappa's Band e grazie alla fiction "Love Bugs" con Michelle Hunziker e Elisabetta Canalis, in due stagioni che mi fecero ridere non poco, ma mai in grado di sfondare veramente nel mondo del cinema, dove pur partecipando a molte commedie non è mai riuscito a tirare fuori quell'interpretazione divertente ed indimenticabile che riusciva ad offrire nei suoi brevi sketch. La seconda è Miriam Leone, conosciuta grazie alle miniserie "1992" e "1993", ideate da Stefano Accorsi, per la quale i motivi per stimarla sono, effettivamente, moltissimi, non per ultimo la sua immensa bellezza. Rimane comunque una delle poche ad essere riuscita a passare dal vincere Miss Italia nel 2008 ad una carriera d'attrice in cui non viene utilizzata solamente per la sua bellezza, ma sa dare performance recitative più che dignitose. "Metti la nonna in freezer" è una commedia italiana che prende questi due attori e li mette uno di fianco all'altro: lo ammetto abbastanza candidamente, non ci fosse stata Miriam Leone probabilmente avrei lasciato passare il film inosservato, ma la sua presenza mi sembrava quasi un obbligo di visione.
Claudia, interpretata da Miriam Leone, è una giovane restauratrice da tempo in crisi con il lavoro che per tirare avanti si affida, ormai da molto tempo, alla pensione della nonna Brigit, interpretata da Barbara Bouchet. Alla morte di quest'ultima Claudia decide insieme a due sue amiche e colleghe di nascondere e conservare in un freezer il cadavere della nonna, in modo da poter continuare ad incassare la sua pensione. Preso nella sua vita entrerà Simone, interpretato da Fabio De Luigi, finanziere maldestro e incorruttibile che, dopo una storia d'amore finita male, si è gettato a capofitto sul lavoro, con i colleghi che gli affidano, per distrarlo, proprio il caso di Claudia, della quale si innamora perdutamente durante quello che sarebbe dovuto essere un normalissimo controllo di routine. Mentre Simone, ormai innamoratissimo, continua a corteggiarla, Claudia è convinta che il suo sia uno stratagemma per continuare ad indagare su di lei e sulla morte della nonna.
Per quanto riguarda la struttura del film ci troviamo davanti alla più classica commedia degli equivoci, genere che non ho mai amato particolarmente, ma con cui "Metti la nonna in freezer", diretto da un Giancarlo Fontana al suo secondo film da regista dopo "Amore oggi", ha saputo sorprendermi e non poco in maniera positiva. Innanzitutto, il fatto di trovarsi davanti ad una commedia degli equivoci italiana in grado di far ridere è una cosa sicuramente non banale: essendo il panorama italiano pieno di commedie che vorrebbero far ridere fallendo miseramente, questo lavoro strappa più di un sorriso, mai una risata veramente fragorosa, ma comunque una buona dose di umorismo, talvolta anche piuttosto cinico, come piace tanto a me. In secondo luogo conferma ancora una volta quanto, in effetti, la Miriam Leone attrice, per quanto sia impossibile dimenticarsi del suo ruolo di ex Miss Italia - anche perchè è bellissima oggi a trentatre anni forse più di dieci anni fa -, riesca a dare a tutti i personaggi che interpreta una personalità ben definita, cavandosela sempre egregiamente a livello recitativo e sono seriamente convinto che possa riuscire, prima o poi, a fare anche qualcosa in più. Infine ci mostra un Fabio De Luigi finalmente in forma davanti alla macchina da presa, riuscendo a far ridere anche al cinema, con un personaggio duro nel lavoro, ma tenero e maldestro nella vita extra lavorativa, personaggio con cui sicuramente si sarà trovato a suo agio vista la sua carriera artistica in cui proprio personaggi di questo tipo sono quelli che gli sono riusciti meglio, per quanto riguarda la componente cinematografica.
A sorpresa dunque "Metti la nonna in freezer" non è il film che mette in mostra quella rossa fotonica che è Miriam Leone e non è nemmeno l'ennesimo film in cui recita Fabio De Luigi fallendo nel tentativo di far ridere, come spesso gli stava capitando nell'ultimo periodo della sua carriera. È però un film in grado di far sorridere talvolta anche con una certa amarezza e di far riflettere su alcuni aspetti della quotidianità quali il lavoro e la vita di coppia.

Voto: 7

lunedì 16 aprile 2018

I FAKE REWATCH DI NON C'É PARAGONE #3 - Miracolo a Milano di Vittorio De Sica (1951)

"Oh ma, ti ricordi quella scena in "Miracolo a Milano"? Quella in cui i militari vogliono invadere il villaggio con le ruspe, che sembra quasi che Salveenee abbia preso ispirazione da quel film?"
"Se vabbeh, sto film chi è che se lo ricorda dai..."


Italia 1951
Titolo Originale: Miracolo a Milano
Regia: Vittorio De Sica
Sceneggiatura: Cesare Zavattini, Vittorio De Sica
Cast: Emma Gramatica, Francesco Golisano, Paolo Stoppa, Guglielmo Barnabò, Brunella Bovo, Anna Carena, Alba Arnova, Flora Cambi, Virgilio Riento, Arturo Bragaglia, Erminio Spalla, Riccardo Bertazzolo, Angelo Prioli, Francesco Rissone
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia


Per quanto riguarda il terzo episodio della rubrica sui fake rewatch del sottoscritto, mi tocca iniziare subito con una confessione, anche se, per uno che non ha mai studiato cinema, ma lo ha vissuto solamente come appassionato, non penso sia una cosa poco comune: non ho mai visto un film diretto da Vittorio De Sica, non ho mai avuto la voglia di cimentarmi, per conto mio, con film appartenenti alla corrente del Neorealismo italiano con il quale le distanze, rispetto al cinema che affronto di solito, sono innumerevoli. La possibilità datami dall'associazione di cui faccio parte, che si occupa anche di organizzare il cineforum nel mio paese, di affrontare ogni tanto la visione di importanti classici della storia del cinema - ho avuto modo di vedere "Casablanca", che però avevo già visto - guidata da un critico cinematografico in modo da averne una panoramica completa, ho deciso di coglierla al volo anche per affrontare un tipo di visione decisamente diverso rispetto a ciò cui siamo abituati in questa epoca e a ciò cui sono personalmente abituato.
Tratto dal romanzo "Totò il buono" di Cesare Zavattini - dal quale prima della visione sono stati letti alcuni brani per poter analizzare testo scritto e sua trasposizione cinematografica - il film è strutturato come una favola in cui il protagonista Totò, interpretato da Francesco Golisano, sogna un mondo in cui "buongiorno voglia dire davvero buongiorno", facendo amicizia con persone di ogni tipo e ogni estrazione sociale, per lo più umili, poveri e a tratti anche analfabeti con i quali si troverà a vivere in un accampamento che viene minacciato da un grande imprenditore che, scoperta l'esistenza di un giacimento di petrolio al di sotto di esso, mira ad appropriarsene per incrementare i suoi guadagni. Aiutato dalla madre adottiva, scesa dal Paradiso per consegnargli una colomba miracolosa rubata agli angeli del cielo, Totò farà di tutto per aiutare le persone con cui vive, con le quali ha iniziato a stringere uno stretto rapporto di amicizia e complicità.
Girato molto vicino alla stazione di Lambrate nel 1950 - fa impressione come la zona settant'anni fa fosse circondata dal nulla, mentre ora hanno costruito moltissimo -, ciò che subito mi ha colpito durante la visione del film è stata la sua struttura narrativa, totalmente diversa rispetto a ciò cui sono abituato, come già detto: soprattutto nelle battute iniziali della pellicola mi è risultato difficile comprendere come la trama si sarebbe potuta evolvere, dato che alcune scene sembrano susseguirsi senza che il regista si preoccupi particolarmente di spiegare quale sia il collegamento tra esse. I dialoghi tra i diversi personaggi in scena poi - buona parte di essi interpretati, come vuole la corrente neorealista, da attori presi direttamente dalla strada - avvengono con una tale naturalezza che spiazza uno spettatore poco allenato come me. La situazione per quanto riguarda il mio approccio al film - comunque splendido per i suoi contenuti - migliora sensibilmente nella seconda parte, in cui l'obiettivo dei nostri protagonisti diventa sempre più chiaro e la narrazione comincia ad avere una struttura ben definita, molto più convenzionale rispetto alla parte introduttiva.
A sorprendere ancora una volta guardando questi grandi classici è quanto questi possano risultare attuali: quelli che nel 1951 erano i poveri abitanti della Milano del secondo dopoguerra, che vivevano in baracche e che rischiano di essere cacciati dalle proprie abitazioni da un imprenditore senza scrupoli ricordano, nemmeno troppo vagamente, altre situazioni che si ripetono ancora oggi verso altre categorie di persone. Bellissimo è poi la costruzione fiabesca della vicenda che ci presenta un personaggio estremamente positivo ed ottimista in un contesto in cui tutte le persone che lo circondano, nonostante la condizione di vita non sia delle più felici, sono ottimiste e genuine come lui, forse eccessivamente, soprattutto se il film viene visto con gli occhi della nostra epoca. La forte contrapposizione tra poveri e ricchi funziona soprattutto per il ribaltamento dei ruoli societari e per come questi vengano messi in scena soprattutto per quanto ne riguarda la loro moralità. Con un finale trionfale - che ha anche ispirato Steven Spielberg nella realizzazione della scena del volo sulla bicicletta in "E. T." - il (dis)ordine e la felicità di tutti sono ristabiliti e la fiaba può finire con il più classico dei lieti fini.

domenica 15 aprile 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #14 - L'isola dei cani

Eccoci arrivati al quattordicesimo appuntamento con la rubrica sui trailer, in cui questa volta si parlerà del trailer di un film che uscirà presto di un regista che ho imparato ad apprezzare tardi, ma che è presto riuscito a rientrare tra i miei preferiti.



La mia opinione: Il ritorno al cinema di animazione da parte di Wes Anderson dopo il bellissimo "Fantastic Mr. Fox" sarebbe dovuto diventare già da tempo uno dei film più chiacchierati degli ultimi mesi. Invece, se non seguendo blog cinematografici o canali Youtube di cinema, vedo che non se ne sta parlando proprio molto, anche se pensavo che Wes Anderson non fosse un regista così di nicchia visti i successi, sicuramente adatti a qualsiasi tipo di pubblico, di "Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore" e di "Grand Budapest Hotel". Non so bene cosa aspettarmi da questo suo prossimo lavoro nel cinema di animazione, l'unica cosa che posso dire è che sono curioso da morire proprio per la riuscita della pellicola.

venerdì 13 aprile 2018

Tomb Raider di Roar Uthaug (2018)

USA, Regno Unito 2018
Titolo Originale: Tomb Raider
Regia: Roar Uthaug
Sceneggiatura: Geneva Robertson-Dworet, Alastair Siddons
Cast: Alicia Vikander, Dominic West, Walton Goggins, Daniel Wu, Kristin Scott Thomas, Hannah John-Kamen, Antonio Aakeel, Nick Frost, Emily Carey, Maisy De Freitas, Derek Jacobi, Duncan Airlie James
Durata: 118 minuti
Genere: Avventura, Azione


Non ricordo di averlo detto da qualche parte, ma sono abbastanza sicuro di averlo fatto nella vita reale, ma io e "Tomb Raider" abbiamo un rapporto che va in direzioni completamente opposte. Sia con i videogiochi, il cui secondo capitolo per Play Station mi fu prestato in quarta elementare - forse anche prima, chi si ricorda!?! - e non sono mai nemmeno riuscito a superare il primo quadro, abbandonandolo sempre dopo nemmeno mezz'ora di gioco, sia per quanto riguarda i due film con Angelina Jolie come protagonista, che non ho mai e dico mai avuto intenzione di guardare nella mia vita, per quanto poco mi interessassero. Ci voleva dunque una svedese fisicamente poco svedese - bassa, mora e scura di carnagione, ma comunque parecchio bella per i miei gusti -, già apprezzata in molti suoi film precedenti, sia quelli più impegnativi come "The Danish Girl", sia qualche divertissement come "Operazione U.N.C.L.E.", per convincermi a dare un'opportunità ad un film che avesse nel titolo le parole "Tomb" e "Raider" separate da nessuna congiunzione, trattino o segno di punteggiatura.
Mi sono convinto dunque a guardare "Tomb Raider", film che sarebbe in pratica un prequel dei due, basato su uno degli ultimi videogiochi su Lara Croft e sulla fase da studentessa universitaria della protagonista, ma della cui trama in realtà mi fregava proprio poco poco poco, tanto non digerisco le due parole che compongono il titolo messe una vicina all'altra. In poche parole a me sarebbe bastato vedere solamente Alicia Vikander che si muoveva sopra uno schermo nero vestita da Lara Croft e sarebbe stata una visione più interessante di quanto lo siano per me tutti i videogiochi dedicati al personaggio e le due pellicole precedentemente dedicate con Angelina Jolie - e ci tengo a sottolineare che a me uno schermo nero con sopra Angelina Jolie vestita da Lara Croft non dico che mi dispiacerebbe, ma le preferisco, e non poco, Alicia Vikander, che lei ancora non lo sa, e nemmeno Fassbender, ma di lui in fondo chissene frega, ma sarà la mia futura moglie -.
Sul film si potrebbero dire tante, tantissime cose... o forse in effetti no, dato che è una visione con cui mi sono cimentato, che non mi ha certo annoiato, ma che sicuramente mi sarà dimenticato pochi minuti dopo aver finito di scrivere questo post. Se le scene d'azione mi son parse carine ed alcune davvero ben girate dal regista della pellicola, alcuni aspetti della sceneggiatura mi sono parsi forzati e talvolta poco plausibili: vedete quale sarebbe stato il vantaggio di avere uno schermo nero con sopra la Vikander vestita da Lara Croft - che poi anche se ha poche tette e secondo alcuni le mancano dei requisiti mi è parsa pure abbastanza simpatica e persino azzeccata in questo ruolo -? Dei buchi di sceneggiatura non me ne sarei accorto proprio per nulla e sul film non avrei avuto niente da ridire. Invece hanno deciso di scrivere intorno al personaggio una storia e allora le critiche sul fatto che questo sia un film tranquillamente guardabile e abbastanza al di sopra delle mie aspettative, ma altrettanto dimenticabile e forzato, te le becchi tutte.

Voto: 6-

giovedì 12 aprile 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Dopo un weekend cinematografico con qualche uscita interessante, almeno un paio, eccone uno in cui, a parte un film che guarderei solamente per divertimento senza aspettarmi nulla, non saprei proprio che pesci pigliare. Delle dieci uscite in questa settimana, forse solamente due possono incontrare i miei gusti, mentre per quanto riguarda le altre... beh, meglio dedicare il proprio tempo a qualche fake rewatch!


Rampage - Furia animale di Brad Peyton


In questo film ci sono gli scimmioni e Dwayne Johnson. Non dico che la seconda cosa mi spinga sempre a dare fiducia ad un film, ma, mediamente, gli scimmioni sì. Questo sembra essere quel tipo di film divertente e senza troppe pretese che, visto in una serata di scazzo totale, potrebbe anche piacermi abbastanza. Devo però beccare la serata giusta, nella speranza che neppure il film in sè si prenda troppo sul serio.

La mia aspettativa: 6/10


Io sono tempesta di Daniele Lucchetti

Diciamo che un attore come Marco Giallini, volente o nolente, al cinema mi chiama: trovo che il suo modo di recitare sia veramente eccezionale, sotto diversi punti di vista. A non convincermi del tutto è invece la trama del film, che vuole tentare di affrontare temi particolarmente forti e dal trailer sembra non volerlo fare in un modo accattivante. Diciamo che alla pellicola potrei anche dare un'opportunità, ma non mi aspetto enormi cose. Sarò però felice di essere smentito!

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

8 minuti: Non so perchè ma questo film non mi è nuovo, forse sarebbe dovuto già uscire qualche settimana fa, non ne sono sicuro. Insomma, in ogni caso non mi ispira.
Icaros: A Vision: Dal Perù e dagli Stati Uniti arriva una pellicola sullo sciamanesimo. Qualcosa di più interessante no eh?
Il cratere: Altro drammone direttamente dal nostro paese che sa troppo di autoriale e di spazio nelle sale probabilmente non ne troverà mai.
Il prigioniero coreano: Sono ignorantissimo per quel che riguarda il cinema orientale, non riesco a spingermi oltre al genere horror e a "Old Boy" e sono pochi i film che ho visto in arrivo dall'oriente. Di Kim Ki Duk il mio conto è zero spaccato: non penso che inizierò proprio da questo.
Il viaggio delle ragazze: Tipica commedia leggerissima che a vederla potrebbe anche moderatamente divertirmi, ma con la quale, a priori, non farei i salti di gioia per cimentarmici.
La casa sul mare: Altro grande dramma francese che mi ispira meno di pochissimo.
Sherlock Gnomes: Il tipico film che dovete portare i vostri bambini a vederlo e avvertirmi quando ci andate per stare lontano dal cinema!
The Happy Prince: Film sugli ultimi giorni di vita di Oscar Wilde, lo scrittore più citato al mondo da quelli che non hanno mai letto nemmeno un suo libro, diretto e interpretato da Rupert Everett.
The Silent Man: Ma perchè in Italia il film è tradotto con un titolo nella stessa lingua dell'originale ma profondamente diverso da "Felt"? Che guarda caso poi parla di Mark Felt, il più grande informatore segreto della storia dell'FBI - alla faccia del segreto -. E come mai sto film mi puzza di merda da lontano un miglio?

mercoledì 11 aprile 2018

Altered Carbon - Stagione 1

Altered Carbon
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Laeta Kalogridis
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Joel Kinnaman, James Purefoy, Martha Higareda, Chris Conner, Dichen Lachman, Ato Essandoh, Kristin Lehman, Trieu Tran, Renée Elise Goldsberry
Genere: Fantascienza


Nel corso di questa prima parte dell'anno una serie aveva, sin dall'annuncio lo scorso anno, attirato le aspettative del pubblico e della critica, per poi arrivare sulla piattaforma Netflix e passare praticamente in sordina, con critiche che ne dicevano peste e corna di lei, parecchio altalenanti e tendenti al basso, non tanto per quel che riguarda il punto di vista tecnico e la sua confezione, quanto più che altro per quel che riguarda la trama, che faticherebbe secondo i più a decollare e ci si ritrovi ad apprezzarla solamente nelle sue battute finali. Che problemi ho dunque io che, guardandola, ho goduto parecchio praticamente in tutti i suoi episodi nel vedere l'universo che è stato creato per questa serie e i personaggi che lo componevano? Avendo visto i dieci episodi che compongono la prima stagione di "Altered Carbon" decisamente in ritardo rispetto al resto del mondo, le critiche che leggevo in giro per la rete mi avevano messo un'enorme paura, avevano abbassato le mie aspettative e non di poco, tant'è che la sorpresa di trovarmi davanti a qualcosa che mi piacesse così non me la sarei proprio mai aspettata. Ma andiamo con ordine...
Siamo nel 2384, l'identità umana può essere codificata e caricata su un supporto chiamato "pila corticale", in modo da poter essere trasferita, anche in base alle disponibilità economiche dell'individuo, da un corpo all'altro in caso di morte corporea. La vera morte non si ha dunque quando il corpo muore, ma quando la pila viene distrutta. Solo i più ricchi, chiamati "Mat" possono permettersi infinite custodie, cloni e backup della propria identità e uno di questi è Laurens Bancroft, interpretato da James Purefoy, che decide di utilizzare la custodia di un poliziotto corrotto di nome Elias Ryker per impiantare l'identità di Takeshi Kovacs, ultimo "spedi" - gruppo di ribelli che si opponevano al Protettorato -, per indagare sulla sua morte, della quale non ha ricordi perchè l'ultimo backup della sua identità risale a due giorni prima dell'avvenimento.
Solamente a leggere la trama scritta in quattro righe di questa serie, tratta dall'omonimo romanzo "Bay City" di Richard K. Morgan, si capisce quanto il potenziale a livello di sceneggiatura possa essere, letteralmente, immenso. Tante sono le storie che si possono creare per una serie televisiva, così come tante sono, in effetti, le storyline che in questi dieci episodi vengono introdotte. Ed è proprio su questo che le critiche più feroci alla prima stagione di "Altered Carbon" si concentrano: forse l'idea di mettere così tanta carne al fuoco, magari non sviluppando tutto nel modo migliore e non dando sempre allo spettatore le giuste spiegazioni, può avere spiazzato i più e anche io, pur essendomi esaltato abbastanza, riconosco quanto questo sia effettivamente il suo difetto principale. Tante sono le storyline e i personaggi che vengono introdotti, tanti sono gli avvenimenti che non sempre sembrano incastrarsi alla perfezione, ma alla fin fine la trama è abbastanza lineare e i personaggi principali, quello di Takeshi interpretato da Joel Kinnaman quando nel corpo di Ryker e da Will Yun Lee nei flashback e quello di Kristin Ortega interpretata da Martha Higareda mi sono sembrati ben costruiti, così come interessanti sono alcuni aspetti come l'hotel diretto da Poe e il suo personaggio ambiguo fino alla fine, ma che forse viene un po' sprecato nelle battute finali.
C'è da riconoscere inoltre che a livello tecnico "Altered Carbon" dà un po' di piste a molte altre serie prodotte da Netflix e la recitazione, anche se a tratti forse troppo impostata - con il protagonista monoespressivo che però pareva essere abbastanza in linea con il personaggio -, mi è sembrata assestarsi su buoni livelli. Da aggiungere poi che dei dieci episodi che compongono la prima stagione, nemmeno in uno di questi ho pensato che la storia mi stesse annoiando, trovando in quasi tutte le puntate qualche elemento di interesse che mi facesse venire voglia di vedere l'episodio successivo, a partire dal caso Bancroft sino ad arrivare alla resa dei conti finale con un personaggio che non mi sarei mai aspettato sinceramente. Insomma, sarò anche l'unico al mondo ad aver apprezzato questa prima stagione di "Altered Carbon", ma esigo che, foss'anche solamente per me, ne venga fatta una seconda stagione!

Voto: 7,5

martedì 10 aprile 2018

Inferno di Dario Argento (1980)


Italia 1980
Titolo Originale: Inferno
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento
Cast: Irene Miracle, Eleonora Giorgi, Leigh McCloskey, Gabriele Lavia, Sacha Pitoeff, Daria Nicolodi, Alida Valli, Veronica Lazar, Fëdor Fëdorovič Šaljapin, Leopoldo Mastelloni, Ania Pieroni, James Fleetwood, Rosario Rigutini, Ryan Hilliard, Paolo Paoloni, Fulvio Mingozzi, Luigi Lodoli, Rodolfo Lodi, Gianni Macchia
Durata: 106 minuti
Genere: Horror


Dopo aver commentato su questo blog i tre film facenti parte della "Trilogia degli animali" - "L'uccello dalle piume di cristallo", "Il gatto a nove code" e "Quattro mosche di velluto grigio" -, dopo la parentesi dedicata all'unico suo film di genere diverso dall'horror o dal thriller - "Le cinque giornate" - siamo finalmente entrati nel vivo della produzione cinematografica di Dario Argento con le recensioni di "Profondo rosso", film che lo consacrò a livello nazionale, e di "Suspiria", che gli diede la ribalta internazionale. Essendo però "Suspiria" il primo capitolo delle trilogia delle "Tre madri", dedicato alla Mater Suspiriorum del libro "Suspiria de Profundis" di Thomas De Quincy, ecco che solamente tre anni dopo arriva "Inferno", ispirato alla figura, introdotta sempre nello stesso libro, della Mater Tenebrarum. Ventisette anni dopo "Inferno" uscirà poi "La terza madre", dedicato alla Mater Lacrimarum, ma per vedere quel film su questo blog ci sarà da aspettare ancora un po'... però arriverà, tranquilli!
Il film, ambientato tra Roma e New York, parla di Rose Elliot, giovane poetessa newyorchese che, acquistato il libro "Le Tre Madri" scritto da un certo Emilio Varelli, inizia a temere di vivere nella casa in cui è stata rinchiusa Mater Tenebrarum, la più cattiva e pericolosa delle tre madri. Nel libro infatti viene spiegato che l'autore avrebbe conosciuto le tre madri degli inferi e le avrebbe rinchiuse una a Friburgo - la Mater Suspiriarum vista appunto in "Suspiria" - una a New York e un'altra a Roma. Decide dunque di contattare suo fratello Mark, che vive a Roma, per pregarlo di andare a farle visita. Continuando idealmente ciò che Dario Argento aveva iniziato a fare con "Suspiria", in questo secondo capitolo della trilogia e suo secondo film totalmente horror il regista abbandona quasi del tutto la struttura tipica del suo genere cinematografico d'appartenenza per dare pieno potere alle immagini. Ormai la trama e il rapporto logico tra le sue varie componenti non sono più una cosa importante, ma lo è lo stile con il quale vengono costruite le inquadrature, perseguendo sempre quell'ideale per il quale il regista cerca di rendere la morte e il sangue qualcosa di artisticamente bello.
"Inferno" è dunque quel film che a detta di molti avvicina la produzione cinematografica di Dario Argento a quella di Lucio Fulci - ammetto però di non conoscere, a parte "... e tu vivrai nel terrore - L'aldilà", la sua filmografia come quella di Argento -, con i due registi che all'epoca venivano messi a confronto dagli appassionati con ragionamenti che escluderebbero il gusto per l'uno rispetto all'altro anche se, riguardando "Inferno", ho trovato nello stile visivo moltissimi elementi di quello che è considerato uno dei lavori più rappresentativi del cinema di Fulci - che è sì uscito un anno dopo, ma è il mio unico metro di paragone -. Tutto ciò che è presente di visivamente notevole all'interno di "Inferno", sicuramente un horror piuttosto sottovalutato tuttora, lo si perde per quel che riguarda la trama e la coerenza tra le varie scene che vediamo sullo schermo: se a Dario Argento la coerenza della trama importa sempre di meno, io con questo secondo capitolo della trilogia delle "Tre madri" storco leggermente il naso, vedendolo come un passo indietro piuttosto marcato rispetto al precedente capitolo.
Ancora una volta gioca un ruolo fondamentale, anche se pure in questo caso il passo indietro rispetto a "Suspiria" e a "Profondo rosso" è abbastanza evidente, la colonna sonora della pellicola, affidata al tastierista britannico Keith Emerson, con il brano principale del film che è molto più delicato rispetto a quello del predecessore, quasi non si trattasse della colonna sonora di un film horror, quanto più che altro quella di una fiaba gotica - anche se l'elemento gotico nel brano è molto molto risicato -, riuscendo comunque a creare la giusta atmosfera per introdurre la narrazione. Stessa cosa vale per gli altri brani presenti all'interno del film, che accompagnano le immagini in modo molto interessante, anche se, come detto, quella di "Inferno" non è una colonna sonora che riuscirei ad ascoltare al di fuori dalla visione del film, che ha un'ottima qualità visiva, con qualche pecca, molto probabilmente voluta, a livello di sceneggiatura, risultando comunque in grado di creare qualche brivido ben assestato nello spettatore.

Voto: 8

lunedì 9 aprile 2018

Tonya di Craig Gillespie (2017)

USA 2017
Titolo Originale: I, Tonya
Regia: Craig Gillespie
Sceneggiatura: Steven Rogers
Cast: Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney, Julianne Nicholson, Paul Walter Hauser, Bobby Cannavale, Caitlin Carver, Bojana Novakovic, Mckenna Grace
Durata: 121 minuti
Genere: Biografico, Drammatico


Con tre candidature agli Oscar come quella per la migliore attrice a Margot Robbie, quella per il miglior montaggio e quello, poi vinto, per la migliore attrice non protagonista a Allison Janney, "Tonya" è stato uno dei film più discussi dell'ultimo periodo, sia da chi lo ha visto prima della sua uscita per potersi preparare al meglio alla notte degli Oscar - io l'ho fatto, ma ancora non ne avevo parlato su questo blog - sia da chi ha atteso l'uscita italiana per poterselo godere del tutto. Molti sono stati, da parte di buona parte della critica e anche da chi fa parte come me della rete, i complimenti lanciati al film di Craig Gillespie, in grado di raccontare in maniera creativa e mai noiosa la vicenda che sta dietro il cosiddetto "The Incident", un'aggressione avvenuta ai danni della pattinatrice Nancy Kerrigan prima delle Olimpiadi invernali, con il chiaro intento di metterla fuori gioco proprio mentre si stava giocando l'accesso ai giochi con Tonya Harding, la prima pattinatrice americana ad eseguire un triplo axel - e non azzardatevi a chiedermi che cos'è che io di pattinaggio artistico non me ne sono mai interessato, anche se ne ammetto la bellezza di determinate esecuzioni -.
La pellicola narra la vicenda nel modo giusto, ovvero prendendola molto alla larga: si parte dagli inizi di carriera di Tonya Harding, interpretata da un'ottima Margot Robbie - qui sicuramente meno bella e sensuale del solito, in linea con il ruolo da le interpretato -, quando sin da piccola veniva spinta, dalla madre dispotica interpretata perfettamente da Allison Janney, ad intraprendere la carriera del pattinaggio. Una carriera in cui nonostante la poca grazia, nonostante il caratteraccio da camionista Tonya riuscì ad eccellere non senza faticare, dovendo mettersi alla prova con un tentativo storico per poter vincere la sua prima competizione dato che spesso i giudici sembravano sfavorirla proprio per la sua poca grazia e per quel suo caratteraccio, sicuramente condizionato dal difficile rapporto con la madre. La vicenda viene narrata anche attraverso la reinterpretazione, a mio modo di vedere piuttosto geniale, di alcune interviste realmente registrate ai personaggi coinvolti, dando alla narrazione quella componente metacinematografica che nel corso della visione ho apprezzato non poco.
La forza del film sta fondamentalmente in due aspetti, che sono gestiti alla perfezione dal regista e dagli interpreti della pellicola: il primo è il fatto di aver narrato la vicenda di Tonya Harding da quello che è il suo punto di vista, dandoci tutti gli elementi per farci un'opinione sull'accaduto, anche per chi come me, che all'epoca avevo tre anni, di questa cosa non ne aveva mai sentito parlare, senza dare un tono pietoso alla vicenda; il secondo aspetto è invece il tono della narrazione, con i vari personaggi che innanzitutto a volte interagiscono in maniera diretta con gli spettatore ed in secondo luogo sembrano in alcuni momenti non prendersi sul serio, lanciando a volte battute ben assestate in grado di abbassare la tensione generale che si respira durante la visione. Per questi motivi pur essendo stato superato da altre pellicole forse meno valide nella corsa agli Oscar, "Tonya" mi è sembrato uno dei film più belli e interessanti a livello tecnico che io abbia visto in questi primi mesi del 2018.
Come se non bastassero le considerazioni già fatte sulla pellicola, ho apprezzato moltissimo il modo in cui vengono montate le scene in cui Tonya sta gareggiando, si vede la bellezza dell'arte che sta praticando e la passione che mette l'atleta in ciò che sta facendo per raggiungere il massimo risultato possibile, così come ho apprezzato altrettanto la colonna sonora, composta da brani di culto del periodo e anche degli anni precedenti con alcuni di essi che sono tranquillamente tra le mie canzoni preferite - "Romeo and Juliet" dei Dire Straits ha sempre un grande effetto su di me, così come "Goodbye Stranger" dei Supertramp mi esalta sempre in maniera particolare -. Insomma, "Tonya" è davvero uno dei film migliori che io abbia visto in questa prima parte dell'anno, un biopic sicuramente anticonvenzionale con il regista che ha saputo mettersi in gioco in maniera creativa e con grande coraggio.

Voto: 8

domenica 8 aprile 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #13 - Loro

Torna per il tredicesimo episodio, che ovviamente non porta sfiga, la rubrica sui trailer e oggi si parla di un probabile filmone italiano, diretto dal Lars Von Trier de noartri Paolo Sorrentino, che per l'occasione ha deciso di dividere il film in due parti che usciranno nei cinema a due settimane di distanza l'uno dall'altro, proprio come fece il regista danese per Nymphomaniac. Non avete ancora capito di che film sto parlando e dunque non avete nemmeno letto il titolo del post? Uscite dalla campana di vetro per favore, ed iniziate ad entrare nel mondo reale!



La mia opinione: Intelligentissimi i distributori italiani che decidono di far uscire la prima parte di uno dei film più attesi dai cinefili in questa annata, il nuovo lavoro di Paolo Sorrentino dedicato alla figura di Silvio Berlusconi, nello stesso giorno in cui esce "Avengers: Infinity War", che sicuramente farà da cannibale per quanto riguarda gli incassi - sì, ok che i film di Sorrentino non è che li vadano a vedere poi in tanti, ma così lo stai condannando ad essere visto solamente da quelli che ci tengono veramente, porca puttana! - in quel weekend. Inutile dire che attendo questo film più della nuova venuta di Cristo - e sappiate che non attendo per niente una nuova eventuale venuta di Cristo -, che potrebbe essere una delle visioni più interessante di questa annata e che potrebbe essere superata solamente da un altro film in cui c'è una scena di nudo integrale di Jennifer Lawrence dopo "Red Sparrow". Diciamo però che se Kasia Smutniak in questo film interpreterà il personaggio giusto, mi accontento di un suo nudo, ecco. Appuntamento dunque per il 25 Aprile, e poi il 10 Maggio per la seconda parte... io ho già l'acquolina in bocca!

venerdì 6 aprile 2018

I FAKE REWATCH DI NON C'É PARAGONE #2 - Che fine ha fatto Baby Jane? di Robert Aldrich (1962)

Oh ma, ti ricordi quella scena in "Che fine ha fatto Baby Jane"? Quella in cui Jane picchia la sorella che poi pare che in quella scena le sberle le abbia prese per davvero?
Eh, l'ho visto un sacco di tempo fa... non me lo ricordo. Però ho visto la prima stagione di "Feud", oh brave le due vecchiette che interpretavano Bette Crawford e Joan Davis

USA 1962
Titolo Originale: Whatever Happened to Baby Jane?
Regia: Robert Aldrich
Sceneggiatura: Lukas Heller
Cast: Bette Davis, Joan Crawford, Victor Buono, Maidie Norman, Anna Lee, Marjorie Bennett, Barbara Davis Hyman, Wesley Addy, Julie Allred, Gina Gillespie, Bert Freed, Robert Cornthwaite
Durata: 134 minuti
Genere: Thriller


È passato praticamente più di un anno da quando FX mandò in onda la prima stagione di "Feud", serie antologica basata sulle più famose faide del mondo dello spettacolo che aveva aperto le danze con il racconto della faida tra Joan Crawford e Bette Davis dietro e davanti le quinte di "Che fine ha fatto Baby Jane?". Terminata la visione della prima stagione di questa serie, con due splendide protagoniste come Jessica Lange e Susan Sarandon, mi ero riproposto di vedere il film di cui si parla al più presto, però eccomi qua, un anno dopo, a dedicargli il secondo episodio della rubrica su quei film più visti al mondo che nessuno ha mai visto. Purtroppo approcciare alla visione di un film del genere già conoscendo buona parte della trama e dei retroscena sulla sua lavorazione non è la miglior cosa, penso infatti che avrei dovuto seguire il percorso inverso, ma ormai il danno è fatto e devo dire che pur avendo visto prima la serie, la visione di "Che fine ha fatto Baby Jane?" non è stata particolarmente inficiata, colpo di scena finale a parte che ovviamente un po' mi sono rovinato.
La pellicola narra la storia di Jane Hudson, interpretata nell'età avanzata da Bette Davis, che vive un'infanzia da enfant prodige che la porta ben presto ad assumere atteggiamenti da star viziata. Alla sua ombra vive la sorella maggiore, Blanche, interpretata nell'età avanzata da Joan Crawford, che una volta cresciuta diventa però una delle attrici più ricercate e brave, mentre la sorella minore vede svanire la sua freschezza artistica e dopo vari flop comincia a darsi all'alcolismo. Una sera del 1935 Blanche, in seguito ad un incidente dalle dinamiche non ben specificate, si frattura la colonna vertebrale ed è costretta per tutta la vita su una sedia a rotelle. Jane è convinta di essere stata lei la causa dell'incidente, motivo per cui morsa dai sensi di colpa decide di prendersi cura della sorella, nutrendo però un continuo rancore e odio verso di lei, per l'invidia di una carriera artistica mai decollata. Una volta anziane, Jane sarà sempre più mentalmente instabile e non perderà mai l'occasione di maltrattare la sorella, approfittando anche della sua condizione fisica.
Rimango sempre particolarmente esterrefatto quando mi ritrovo davanti ad un film del genere e mi chiedo perchè io abbia aspettato tanto a vederlo. È chiaro che nella vita di una persona non si possa vedere tutto, compresi i film ritenuti imprescindibili, come molti ritengono, per poter dire di "capirci qualcosa". Ammettendo di non capirci niente e di basarmi prevalentemente su criteri soggettivi anche davanti a film ritenuti oggettivamente belli, posso dire che raramente con un thriller di questi ultimi anni mi sono trovato così a mio agio. Innanzitutto ho apprezzato moltissimo l'atmosfera con cui il regista Robert Aldrich decide di narrare la sua storia, ambientandola quasi interamente all'interno della casa delle due sorelle, un'atmosfera claustrofobica, che mette al centro della vicenda la psiche delle due sorelle Jane, mentalmente disturbata a causa dell'alcolismo e dei sensi di colpa, e Blanche vittima delle angherie della sorella minore, ma custode di un segreto che una volta rivelato alla fine del film ribalta totalmente la situazione.
Per quanto riguarda tutti i retroscena e tutte le curiosità riguardo alla realizzazione del film, il mio consiglio è quello di guardare la prima stagione di "Feud", accuratissima da questo punto di vista, ma da vedere con ancora più gusto solamente dopo aver visto il film, non al contrario come ho fatto io. Di contro, ciò che ho fatto io guardando prima la serie, ha messo in luce la bellezza di alcune scene che ho potuto guardare con maggiore attenzione, così come rende evidenti alcune cose che sono successe sul set tra le due attrici che, odiandosi nella vita reale, risultano le interpreti perfette di due sorelle che si sono mal volute per tutta la vita, ma in fondo, avrebbero anche potuto essere amiche.