martedì 10 aprile 2018

Inferno di Dario Argento (1980)


Italia 1980
Titolo Originale: Inferno
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento
Cast: Irene Miracle, Eleonora Giorgi, Leigh McCloskey, Gabriele Lavia, Sacha Pitoeff, Daria Nicolodi, Alida Valli, Veronica Lazar, Fëdor Fëdorovič Šaljapin, Leopoldo Mastelloni, Ania Pieroni, James Fleetwood, Rosario Rigutini, Ryan Hilliard, Paolo Paoloni, Fulvio Mingozzi, Luigi Lodoli, Rodolfo Lodi, Gianni Macchia
Durata: 106 minuti
Genere: Horror


Dopo aver commentato su questo blog i tre film facenti parte della "Trilogia degli animali" - "L'uccello dalle piume di cristallo", "Il gatto a nove code" e "Quattro mosche di velluto grigio" -, dopo la parentesi dedicata all'unico suo film di genere diverso dall'horror o dal thriller - "Le cinque giornate" - siamo finalmente entrati nel vivo della produzione cinematografica di Dario Argento con le recensioni di "Profondo rosso", film che lo consacrò a livello nazionale, e di "Suspiria", che gli diede la ribalta internazionale. Essendo però "Suspiria" il primo capitolo delle trilogia delle "Tre madri", dedicato alla Mater Suspiriorum del libro "Suspiria de Profundis" di Thomas De Quincy, ecco che solamente tre anni dopo arriva "Inferno", ispirato alla figura, introdotta sempre nello stesso libro, della Mater Tenebrarum. Ventisette anni dopo "Inferno" uscirà poi "La terza madre", dedicato alla Mater Lacrimarum, ma per vedere quel film su questo blog ci sarà da aspettare ancora un po'... però arriverà, tranquilli!
Il film, ambientato tra Roma e New York, parla di Rose Elliot, giovane poetessa newyorchese che, acquistato il libro "Le Tre Madri" scritto da un certo Emilio Varelli, inizia a temere di vivere nella casa in cui è stata rinchiusa Mater Tenebrarum, la più cattiva e pericolosa delle tre madri. Nel libro infatti viene spiegato che l'autore avrebbe conosciuto le tre madri degli inferi e le avrebbe rinchiuse una a Friburgo - la Mater Suspiriarum vista appunto in "Suspiria" - una a New York e un'altra a Roma. Decide dunque di contattare suo fratello Mark, che vive a Roma, per pregarlo di andare a farle visita. Continuando idealmente ciò che Dario Argento aveva iniziato a fare con "Suspiria", in questo secondo capitolo della trilogia e suo secondo film totalmente horror il regista abbandona quasi del tutto la struttura tipica del suo genere cinematografico d'appartenenza per dare pieno potere alle immagini. Ormai la trama e il rapporto logico tra le sue varie componenti non sono più una cosa importante, ma lo è lo stile con il quale vengono costruite le inquadrature, perseguendo sempre quell'ideale per il quale il regista cerca di rendere la morte e il sangue qualcosa di artisticamente bello.
"Inferno" è dunque quel film che a detta di molti avvicina la produzione cinematografica di Dario Argento a quella di Lucio Fulci - ammetto però di non conoscere, a parte "... e tu vivrai nel terrore - L'aldilà", la sua filmografia come quella di Argento -, con i due registi che all'epoca venivano messi a confronto dagli appassionati con ragionamenti che escluderebbero il gusto per l'uno rispetto all'altro anche se, riguardando "Inferno", ho trovato nello stile visivo moltissimi elementi di quello che è considerato uno dei lavori più rappresentativi del cinema di Fulci - che è sì uscito un anno dopo, ma è il mio unico metro di paragone -. Tutto ciò che è presente di visivamente notevole all'interno di "Inferno", sicuramente un horror piuttosto sottovalutato tuttora, lo si perde per quel che riguarda la trama e la coerenza tra le varie scene che vediamo sullo schermo: se a Dario Argento la coerenza della trama importa sempre di meno, io con questo secondo capitolo della trilogia delle "Tre madri" storco leggermente il naso, vedendolo come un passo indietro piuttosto marcato rispetto al precedente capitolo.
Ancora una volta gioca un ruolo fondamentale, anche se pure in questo caso il passo indietro rispetto a "Suspiria" e a "Profondo rosso" è abbastanza evidente, la colonna sonora della pellicola, affidata al tastierista britannico Keith Emerson, con il brano principale del film che è molto più delicato rispetto a quello del predecessore, quasi non si trattasse della colonna sonora di un film horror, quanto più che altro quella di una fiaba gotica - anche se l'elemento gotico nel brano è molto molto risicato -, riuscendo comunque a creare la giusta atmosfera per introdurre la narrazione. Stessa cosa vale per gli altri brani presenti all'interno del film, che accompagnano le immagini in modo molto interessante, anche se, come detto, quella di "Inferno" non è una colonna sonora che riuscirei ad ascoltare al di fuori dalla visione del film, che ha un'ottima qualità visiva, con qualche pecca, molto probabilmente voluta, a livello di sceneggiatura, risultando comunque in grado di creare qualche brivido ben assestato nello spettatore.

Voto: 8

2 commenti:

  1. Ottima analisi come sempre, anche a me piace molto di più “Suspiria”, ma “Inferno” non è da sottovalutare, certo avere Keith Emerson aiuta, ma è un titolo molto oscuro che, il paragone con Fulci ci sta tutto. Cheers!

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  2. Io sono uno di quelli che considera Inferno un film non così riuscito :). Ma forse è l'effetto Fulci: nel paragone tra i due, devo sostenere il mio maestro :)

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