mercoledì 31 luglio 2019

LE SERIE TV DI LUGLIO

Lo scorso mese con le serie televisive non è che fosse andata benissimo: quelle che avevo visto non mi avevano impressionato e nessuna di esse si era rivelata particolarmente memorabile. Come sarà andata la questione nel mese di Luglio? Vediamola nel solito post riassuntivo contenente un commento su tutte le serie che ho avuto modo di vedere nel corso dell'ultimo mese.


The Last Panthers

Episodi: 6
Creatore: Jack Thorne
Rete Inglese: Sky Atlantic
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Samantha Morton, Tahar Rahim, John Hurt, Goran Bogdan, Nikola Djuricko, Boris Isakovic
Genere: Azione, Drammatico



Dopo un grosso furto di diamanti nei pressi di Marsiglia, ad opera di un gruppo di criminali di origine serba, Naomi, interpretata da Samantha Morton, viene incaricata dal suo capo di recuperare ad ogni costo la refurtiva, mentre nel frattempo Khalil, poliziotto interpretato da Tahar Rahim, inizia un'indagine parallela. Entrambi finiranno invischiati in un complotto tra banche e criminalità in una catena che si estende per tutta l'Europa. Disponibile in Italia sulla piattaforma Now TV e trasmessa nel Regno Unito su Sky Atlantic, devo dire fin da subito che ho fatto una fatica tremenda a seguire i soli sei episodi che la compongono. La narrazione della vicenda risulta essere estremamente lenta e a lungo andare la visione finisce per diventare noiosa, con la grossa catena di complotti che non viene mai davvero spiegata dai personaggi della serie e quindi risulta di difficile comprensione. Sembra quasi che gli sceneggiatori di "The Last Panthers" si siano voluti concentrare maggiormente sul lato umano della vicenda, dando però l'impressione che non sapessero bene come portare avanti e a termine la trama principale, che nell'ultimo episodio arriva ad una conclusione senza che però sia ben chiaro il come ci si sia arrivati.

Voto: 4,5


Marvel's The Punisher - Stagione 2

Episodi: 13
Creatore: Steve Lightfoot
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Jon Bernthal, Ben Barnes, Amber Rose Revah, Deborah Ann Woll, Jason R. Moore, Josh Stewart, Floriana Lima, Giorgia Whigham
Genere: Azione



Su questa seconda stagione di "Marvel's The Punisher" ne avevo lette di ogni, fondamentalmente a molti spettatori questo secondo ciclo di episodi, dopo che il primo si era rivelato davvero ottimo, non era piaciuto. Io mi sono fatto un po' condizionare dalla cosa, lo ammetto, e ho rimandato la visione fino ad ora. Ora chi non ha apprezzato questa seconda stagione può anche dirmi di tutto, penso persino io che non abbia tutti i torti, che il fatto di riproporre lo stesso villain della stagione precedente - Billy Russo interpretato da Ben Barnes - e di inserirne di altri nel gruppo non è che sia stata molto intelligente, soprattutto se arrivi ad un finale in cui il villain principale viene ucciso senza il minimo pathos, mentre gli altri sono stati lasciati come fronti aperti per eventuali stagioni successive che mai verranno. Però cavoli, una stagione che inizia con delle teste spaccate su dei lavandini e dei lavandini spaccati su delle teste e con tutte queste botte e questo sangue non può essere brutta in assoluto. Lo sviluppo di Frank Castle in questa seconda stagione, con la paura di non essere il personaggio buono della vicenda, e il rapporto che si viene a creare con Amy, interpretata da Giorgia Whigham, mi è piaciuto parecchio e alla fine in questi tredici episodi, che comunque sono troppi perchè qualche lungaggine in questa seconda stagione c'è, non mi sono mai annoiato e penso che forse sia proprio questo il fattore più importante.

Voto: 6,5


La casa di carta - Parte 3

Episodi: 8
Rete Spagnola: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Úrsula Corberó, Itziar Ituño, Álvaro Morte, Pedro Alonso, Alba Flores, Miguel Herrán, Jaime Lorente, Esther Acebo, Darko Peric, Rodrigo de la Serna
Genere: Azione



Dopo che era diventata un vero e proprio fenomeno mediatico tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018 - anche causa del mio ban dal gruppo di Netflix su Facebook perchè al centotrentottesimo post in una giornata sulla serie mi sono messo, indistintamente, a insultare tutti - è arrivata da poco più di due settimane la terza parte - perchè a quanto pare adesso chi le chiama "stagioni" è un cretino - de "La casa di carta", che io ho adorato abbastanza a dire la verità, principalmente per il ritmo e per alcune scene WTF! che mi avevano fatto sobbalzare sulla poltrona. La terza stagione parte mostrandoci ciò che stanno facendo i personaggi che abbiamo conosciuto con i soldi che si sono stampati dalla Zecca dello Stato. Peccato che la felicità non possa durare tanto a lungo e mentre è in compagnia di Tokyo, sempre interpretata dal culo più bello della televisione Ursula Corberò - mannaggia a lei e ai suoi capelli corti, altrimenti non la ricorderei solo per il suo culo -, Rio viene catturato, arrestato e molto torturato. Per liberare il prigioniero, la banda verrà ricostruita e si ritroverà ad assaltare la Banca di Spagna per una nuova rapina. L'effetto sorpresa delle prime due stagioni è ovviamente svanito e il fatto che la trama ricalchi in tutto e per tutto quella delle prime due parti non gioca certamente a suo favore. La serie però, anche in questa terza stagione, mantiene un ritmo vertiginoso e se da spettatori si sa in quali momenti sospendere l'incredulità si può passare oltre alle innumerevoli cose illogiche che accadono all'interno delle otto puntate che compongono questa terza parte. Una parte che tra l'altro ha un finale apertissimo che molto probabilmente lascerà aperte le porte per una quarta stagione, che si spera possa essere quella conclusiva per non tirare troppo la corda, che mi sembra essere già stata tirata abbastanza.

Voto: 7


Chernobyl

Episodi: 5
Creatore: Craig Mazin
Rete Americana: HBO
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson, Paul Ritter, Jessie Buckley, Adam Nagaitis, Con O'Neill, Adrian Rawlins, Sam Troughton, Robert Emms, David Dencik, Mark Lewis Jones, Alan Williams, Alex Ferns, Ralph Ineson, Barry Keoghan, Fares Fares, Michael McElhatton
Genere: Storico, Drammatico



Nel mese di Luglio ho avuto modo di recuperare anche una delle serie più discusse degli ultimi tempi, la miniserie prodotta dalla HBO incentrata sul disastro di Chernobyl, avvenuto in nell'ex Unione Sovietica nel 1986, le cui conseguenze si sono protratte per anni e alcune di esse ancora oggi. Nelle sole cinque puntate che la compongono, "Chernobyl" ripercorre in maniera scientifica e certosina quello che è stato il disastro della centrale nucleare, mettendo lo spettatore davanti agli orrori cui sono stati protagonisti gli addetti al funzionamento della centrale nucleare e tutti coloro che hanno lavorato per contenere il disastro. La serie, essendo americana, non lesina certo complimenti verso l'operato del governo sovietico, che viene messo al centro di una forte critica per cui l'interesse principale sembrava essere più che altro quello di non far conoscere al mondo la vicenda, piuttosto che salvare il maggior numero di vite possibili. "Chernobyl" per il modo in cui narra la storia potrebbe diventare una delle serie dell'anno, per il suo modo in cui mette angoscia nello spettatore facendo vivere il disastro nella maniera più toccante possibile e anche spiegando tutti i principi scientifici per cui il disastro è stato possibile, soddisfacendo anche i gusti di coloro, come me, che sono sempre accattivati dalla componente un po' più scientifica.

Voto: 9

martedì 30 luglio 2019

Midsommar - Il villaggio dei dannati di Ari Aster (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Midsommar
Regia: Ari Aster
Sceneggiatura: Ari Aster
Durata: 147 minuti
Genere: Horror, Drammatico


Quando ho scoperto, solamente un paio di mesi fa, che già a fine Luglio del 2019 sarebbe uscito il nuovo film di Ari Aster, a solo un anno di distanza da quel "Hereditary - Le radici del male" che lo scorso anno mi aveva impressionato, fatto paura tanto da guadagnarsi il titolo di personale film dell'anno, ho cominciato ad andare in fibrillazione. I trailer mostrati in sala prima delle mie visioni cinematografiche di questi mesi erano stati bravi a creare l'attesa ed erano montati in maniera spettacolare, forse snaturando poi il film per come si è rivelato e sicuramente ingannando i più, che anche grazie a quel sottotitolo "Il villaggio dei dannati" avrebbero potuto pensare ad un horror tradizionale. Dal suo primo film però avremmo dovuto capirlo: Ari Aster pare non essere uno che ami fare cose tradizionali, è un regista che divide, un po' come ha già fatto con lo stesso "Hereditary" che aveva fatto nascere discussioni e flame sui social, ma soprattutto sa benissimo come maneggiare il mezzo cinematografico, sa come ci si comporta dietro la macchina da presa e se con "Hereditary", pur mettendoci la sua buona dose di originalità, di creatività e di anticonvenzionalità, aveva diretto ad ogni modo un horror molto vicino ai canoni del genere, con "Midsommar - Il villaggio dei dannati" l'effetto è assolutamente straniante, si rimane davvero spiazzati. Mi sono fiondato a vederlo Sabato, al suo terzo giorno di proiezione e vediamo un po' come sono andate le cose.
Dani Ardor, interpretata da Florence Pugh, è una studentessa universitaria che vive un forte periodo d'ansia durante il quale, come se non bastasse, vive il suicidio della sorella che decide di uccidere anche i suoi genitori. Ha un rapporto piuttosto ambiguo con il suo ragazzo storico Christian, interpretato da Jack Reynor - che sembra intenzionato a lasciarla -, e decide così di unirsi a lui e al suo gruppetto di amici per un viaggio in Svezia alla scoperta di una misteriosa festa ancestrale di mezza estate che si tiene nel villaggio di Hårga, villaggio in cui è nato il loro amico svedese Pelle, interpretato da Vilhelm Blomgran. Una volta arrivati sul posto inizieranno a far conoscenza con i gentili abitanti del villaggio che però, per questi festeggiamenti, prevedono dei riti piuttosto ambigui e talvolta addirittura atroci, che spingono alcuni dei partecipanti a voler fuggire dal villaggio per gli orrori a cui devono assistere.
Lo dico subito, senza mezzi termini: ho adorato questo film, sicuramente è un film imperfetto, ma il fatto che Ari Aster abbia messo al suo interno tutto o quasi ciò che desiderava, apparentemente senza vincoli produttivi, lo rende sicuramente affascinante. Mentre infatti "Hereditary" aveva un impianto abbastanza tipico del genere horror, da cui il regista si discostava a tratti per far vedere anche il dramma umano dei suoi personaggi, con "Midsommar - Il villaggio dei dannati" ci troviamo davanti ad un film che è difficilissimo da catalogare, ma che deve sicuramente moltissimo a quel capolavoro che è "The Wickerman", da cui prende sicuramente ispirazione per la sceneggiatura. Già in questo suo secondo film lo stile di Ari Aster è ben riconoscibile, c'è una cura maniacale per i dettagli, ogni inquadratura è studiata e il ritmo, estremamente lento, contribuisce enormemente a creare angoscia nello spettatore. La prima parte, in cui viene mostrato il dramma familiare della protagonista è intrigantissima, riesce a far entrare lo spettatore nel modo migliore all'interno della narrazione, che diventa ancora più interessante nelle fasi successive in cui vediamo il primo inserimento dei nostri personaggi all'interno della comunità di Hårga, una comunità gentile e accogliente che però risulta inquietante sin dalle prime battute e si ha subito il sospetto che al suo interno succeda qualcosa di sconvolgente - il rito dell'ättestupa ne è un esempio lampante. La parte finale però, purtroppo, perde leggermente di mordente, perdendosi un po' troppo nella descrizione analitica dei riti svolti dalla comunità - tutti inventati dal regista e collaboratori - anche se ciò che ci viene mostrato crea una certa suggestione nello spettatore, purtroppo scadendo nel trash e nell'involontariamente ridicolo in un paio di scene, che saranno ben identificabili alla visione del film.
"Midsommar - Il villaggio dei dannati" risulta essere dunque un horror che nulla ha a che fare con gli horror classici e che sicuramente ha un debito bello grosso con "The Wickerman" dal quale però si distacca molto a livello tecnico, per quanto riguarda la gestione del ritmo e le inquadrature ricercate ed estremamente dettagliate. Dal punto di vista recitativo mi ha convinto in maniera particolare solo Florence Pugh, il personaggio sicuramente meglio sviluppato, mentre gli attori che interpretano gli altri suoi amici non mi sono sembrati dei mostri di recitazione. Bene invece tutti gli attori che interpretano i personaggi svedesi: gentili e carini, ma ambigui, insomma, estremamente inquietanti. Da comprendere e da studiare più approfonditamente il significato metaforico della trama che si incentra moltissimo sulla relazione tra Dani e Christian e sul loro rapporto estremamente in crisi e che viene portato avanti a forza, risultando in una vacanza da vero e proprio incubo. É sicuramente un film che mi sento di consigliare caldamente, va però visto con lo spirito giusto e mettendosi subito il cuore in pace: se volete vedere qualcosa di simile ad "Annabelle 3", che per me, ribadisco, non è un film, ma una casa degli orrori, questo film ne è diametralmente opposto. In meglio, ovviamente.

Voto: 8

lunedì 29 luglio 2019

30 ANNI DI... Kiki - Consegne a domicilio di Hayao Miyazaki (1989)



Giappone 1989
Titolo Originale: 魔女の宅急便 Majo no takkyūbin
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Personaggi: Kiki, Ursula, Jiji, Kokiri, Okino, Tombo, Osono, Rō-fujin, Barsa, Maki, Dora, Ketto
Durata: 100 minuti
Genere: Animazione


Dopo aver celebrato i quarant'anni dall'uscita di "Fuga da Alcatraz", oggi si parla di un trentennale, magari non di un vero e proprio film cult del genere d'animazione, ma di uno di quei film che gli appassionati del cinema dello Studio Ghibli e di Hayao Miyazaki nella fattispecie apprezzano particolarmente: proprio il 29 Luglio del 1989 usciva, nelle sale cinematografiche giapponesi "Kiki - Consegne a domicilio", che se non mi sbaglio fu portato in Italia soltanto nel 2013, in uno di quegli eventi speciali che nei cinema nostrani durano la bellezza di due o tre giorni, il più delle volte dal Lunedì al Mercoledì in una o due proiezioni giornaliere ad orari abbastanza assurdi, di fatto non dando la possibilità a tutti gli appassionati del cinema dello Studio Ghibli. Non essendo riuscito a vedere il film al cinema nel 2013, ho deciso di recuperarlo proprio in occasione dei primi trent'anni dalla sua uscita nelle sale giapponesi, in modo da celebrare un "compleanno" coi fiocchi, per quanto possibile.
Kiki è una giovane strega che, una volta compiuti i tredici anni, come da tradizione, parte da casa sua sulla sua scopa assieme al suo gatto Jiji, per svolgere il noviziato in un'altra città, giungendo in una pittoresca città di mare, che egli aveva immaginato come sua possibile destinazione sin dall'inizio del suo viaggio. Dopo essersi scontrata con una popolazione non propriamente accogliente, ma anzi, piuttosto fredda, Kiki comincia a nutrire dubbi sulla scelta della sua destinazione, che forse aveva fin troppo idealizzato. Le cose cominceranno a cambiare quando conoscerà Osono, una fornaia che in cambio del suo aiuto le offrirà un alloggio in cui vivere. Grazie a questo suo nuovo lavoro Kiki inizierà a mettere in pratica la sua conoscenza delle arti magiche per mettere in piedi una piccola attività di consegne volanti di pacchi, utilizzando la sua scopa come mezzo di trasporto.
Spesso e volentieri i film dello Studio Ghibli si fondano sul fatto di avere diversi piani di lettura per le diverse età che fruiscono della visione, cosa in cui negli ultimi anni si sta adattando anche il cinema d'animazione occidentale, con il quale però ho litigato da un po' di tempo e faccio molta fatica a fare pace. Il cinema d'animazione dello Studio Ghibli ha però sempre avuto la caratteristica di creare dei film d'animazione che possano essere fruiti da un pubblico specifico, alcuni più per gli adulti, mi viene da pensare ad esempio a "Una tomba per le lucciole" o a "Si alza il vento", mentre altri più infantili ma sicuramente guardabili da qualsiasi fascia d'età. "Kiki - Consegne a domicilio" è uno di quei film d'animazione che potrebbe tranquillamente essere indirizzato ad un pubblico prevalentemente femminile, e adolescenziale - al netto del fatto che potrei non averne capito niente, il che è pure possibilissimo - anche se la protagonista più che problemi da adolescente sembra avere problemi di integrazione e di fiducia in se stessa, soprattutto dal momento in cui farà amicizia con Tombo, ma soprattutto il suo passaggio da ragazzina che sfrutta i suoi poteri a suo piacimento ad adulta che deve decidere che cosa fare con essi e come utilizzarli al meglio.
Ispirandosi ai personaggi delle serie televisive giapponesi, che vedono la stregoneria come unico mezzo per raggiungere i propri sogni, l'idea che ne è venuta fuori, ispirata anche da un romanzo di Eiko Kadono, è stata quella di ribaltare la situazione, mettendo al centro della vicenda una piccola strega che non può sempre usare i suoi poteri per uscire dai guai e ciò che ne è uscito non è certamente il miglior film d'animazione nè del regista nè dello studio cinematografico, soprattutto per quanto riguarda la trama e la narrazione, che risulta però graziosissimo e godibilissimo dall'inizio alla fine. Un film davvero carino insomma, che farà riflettere su diverse tematiche e che, grazie a dei disegni sempre bellissimi, risulta essere una visione affascinante e magica al punto giusto.

venerdì 26 luglio 2019

GEEKONI FILM FESTIVAL - Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel Stuart (1971)


USA 1971
Titolo Originale: Willy Wonka & the Chocolate Factory
Regia: Mel Stuart
Sceneggiatura: Roald Dahl, David Seltzer
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia, Musicale, Fantastico


Proprio come lo scorso anno, quando la Geek League fu fondata e il gruppo di supereroi del web si stava per le prime volte formando, eccoci qui per una nuova edizione del Geekoni Film Festival, che proprio come il Giffoni in questi giorni, è interamente dedicato a film per ragazzi o a film con protagonisti dei ragazzi. Siccome in questo periodo sono un bel po' sbadato - anche se una svista del genere non mi è mai capitata sinceramente - ero straconvinto che il 25 Luglio fosse Venerdì, oggi, e quindi mi ero programmato il post per questa mattina. Arrivato a casa la sera e riguardando il cartellone scopro che il 25 Luglio era Giovedì, giorno in cui io ho postato, come al solito, l'elenco dei film in uscita al cinema. Poco male, comunque, c'è sempre tempo per recuperare e alla fine il post ve lo beccate oggi, solamente un giorno dopo rispetto al previsto, con buona pace di chi si stesse già chiedendo che fine avessi fatto e dove fosse finita la mia solita puntualità nel partecipare a questi eventi. Ad ogni modo, forse un po' fuori stagione, ho deciso di vedere uno di quei film per ragazzi veramente iconici, diventati un simbolo del genere e trasmessi dalle TV italiane principalmente nel periodo natalizio, forse per l'atmosfera generale del film, anche se non è ambientato sotto Natale: il film da me scelto è "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato", l'originale diretto da Mel Stuart nel 1971, con Gene Wilder nei panni del protagonista Willy Wonka e Peter Ostrum nei panni di Charlie Bucket.
Charlie è un ragazzino che vive con la madre e i suoi quattro nonni in una casetta all'ombra della fabbrica di cioccolato di Willy Wonka, che da tempo non esce più dalla sua pasticceria dopo che gli fu rubata una ricetta segreta. Il misterioso pasticcere però un giorno organizzerà un concorso, inserendo cinque biglietti dorati nelle sue barrette di cioccolato: i cinque ragazzi che le troveranno avranno diritto a visitare, assieme ad un accompagnatore, la fabbrica di cioccolato. Da quel momento il sogno di Charlie diventa quello di trovare uno di quei biglietti, ma la sua famiglia non possiede abbastanza soldi per comprare una di quelle barrette e mentre quattro dei cinque biglietti disponibili sono stati trovati in giro per il mondo, Charlie sembra ormai aver perso le speranze, anche perchè le barrette sono diventate introvabili. Un pomeriggio, però, con dei soldi trovati per terra, Charlie riuscirà a comprare una barretta e proprio in quella barretta troverà il biglietto fortunato, che gli permetterà di visitare, con la compagnia di suo nonno, la fabbrica di Willy Wonka.
Arrivato ormai avanti con la recensione è giunto il momento di ammettere candidamente che per me è la prima volta che vedo questo film: mai visto quando ero piccolo, mai avuto modo di recuperarlo una volta cresciuto, non perchè non volessi farlo o per una sorta di qualche rifiuto, semplicemente è stato un film che non ho mai considerato tra le possibili visioni della mia vita e non ho mai avuto l'occasione di vederlo fino ad ora. Va da sè che probabilmente un film del genere, visto per la prima volta a ridosso dei trent'anni, possa avere un effetto diverso di quello che potrebbe avere su un ragazzino, ma non mi sento di dire che la cosa sia stata negativa: "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato" è uno di quei film che sa fare riflettere a qualsiasi età e la cui struttura, molto adatta ad un pubblico giovane, rende la visione scorrevole e piacevole, un po' come una gara ad eliminazione in cui i vizi e i difetti dei singoli bambini che entreranno nella fabbrica si ritorceranno loro contro, non permettendo loro di continuare la visita. Un processo di eliminazione che sembra quasi crudele, tanto da rendere il personaggio di Willy Wonka estremamente ambiguo, quasi da farlo passare come il cattivo della vicenda, quando invece nel finale si riveleranno tutte le sue intenzioni nel modo più genuino possibile.
Un Gene Wilder perfetto, delle canzoni diventate iconiche in un film che ha in qualche modo fatto la storia del cinema per ragazzi, ma non solo, del cinema in generale, e che in qualche modo sa come farsi apprezzare da qualsiasi tipo di pubblico, tanto che anche io, che non lo avevo mai visto, conoscevo molto bene alcune delle sue scene più famose.

Partecipano alla rassegna anche gli altri supereroi della Geek League (i link sono in continuo aggiornamento):

15/07: The Reign of Ema - Cinema Ragazzi
18/07: Conte Gracula - ParaNorman

giovedì 25 luglio 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Solamente tre film in uscita questa settimana: una commedia per famiglie, lo spin-off di una trilogia di cui mi piace solamente il primo film e un potenziale capolavoro di un regista che l'anno scorso si è guadagnato il primo posto nella mia personalissima classifica dei film dell'anno. Vediamo quali sono queste tre uscite, al solito commentate in base ai miei pregiudizi!

Midsommar - Il villaggio dei dannati di Ari Aster


Lo scorso anno Ari Aster mi aveva sorpreso e fatto cacare letteralmente sotto con il suo "Hereditary - Le radici del male", una meraviglia per gli occhi a livello tecnico, contestato per la sua seconda parte per me perfettamente coerente e uno degli horror più paurosi degli ultimi anni. Torna oggi con "Midsommar", che già dal trailer mi ha intrigato tantissimo e la cui colonna sonora già sta perseguitando i miei incubi. Lo andrò a vedere, non c'è assolutamente dubbio e ho già letto qualche recensione in giro che lo esalta abbastanza, anche se meno sponsorizzato rispetto al film precedente del regista. Io ho già l'acquolina in bocca.

La mia aspettativa: 8/10


Men in Black: International di F. Gary Gray


Non sono particolarmente appassionato di "Men in Black": il primo capitolo mi era piaciucchiato abbastanza, del secondo ricordo che mi avevano divertito tanto le battute del carlino, del terzo ricordo poco o nulla, non mi era proprio piaciuto. Questo spin-off non so nemmeno se ho troppa voglia di vederlo a dire la verità, certo ad un appassionato della trilogia potrebbe anche piacere, io però non so quanto possa soddisfarmi.

La mia aspettativa: 5/10


La piccola boss di Tina Gordon Chism

Ennesimo film su un adulto che ritorna ad essere ragazzino. Insomma, poca fantasia, meglio dedicarsi agli altri due film della settimana, soprattutto al primo.

La mia aspettativa: 45/10

mercoledì 24 luglio 2019

Spider-Man: Far from Home di Jon Watts (2019)

USA 2019
Titolo Originale: Spider-Man: Far from Home
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Chris McKenna, Erik Sommers
Durata: 129 minuti
Genere: Azione, Supereroi


"Avengers: Endgame" è da pochi giorni diventato il film con il maggiore incasso della storia del cinema, superando "Avatar" di James Cameron. Certo, il film ha avuto, con la scusa di alcune scene inedite, ben due uscite cinematografiche e il pubblico ha comunque risposto presente, però il traguardo, per il Marvel Cinematic Universe, è comunque di quelli grossi e importanti. La cosiddetta "fase 3" però non era ancora finita e l'uscita di "Spider-Man: Far from Home", il secondo film del Marvel Cinematic Universe" dedicato all'alter ego di Peter Parker, era quella designata alla chiusura vera e propria del cerchio. Dal prossimo anno si aprirà una nuova fase i cui obiettivi, punti finali o punti fermi non sono ancora ben chiari, ma della quale sono stati rivelati i titoli che già di loro mi hanno messo una certa curiosità addosso. Il cast del precedente film è stato confermato in toto, con Tom Holland ad interpretare Peter Parker, Marisa Tomei ad interpretare la zia May e Zendaya nei panni di MJ Jones, mentre viene inserito con un ruolo di maggiore importanza Samuel L. Jackson e, ad interpretare Mysterio abbiamo Jake Gyllenhaal, uno degli attori che da queste parti sono maggiormente apprezzati.
Sono passati otto mesi dagli eventi narrati in "Avengers: Endgame": Peter Parker ha ricominciato la scuola e scopriamo subito che tutti coloro che erano stati cancellati in "Avengers: Infinity War" dallo schiocco di Thanos sono ritornati indietro con la stessa età e le stesse sembianze di cinque anni prima, quindi in qualche modo costretti a riprendere la scuola mentre i loro compagni rimasti in vita sono cresciuti e andati avanti con gli studi. Peter Parker e la sua classe stanno per recarsi in gita in Europa e il ragazzo, assieme al suo amico Ned, ha elaborato un piano per conquistare MJ. Una volta che la classe è arrivata a Venezia compare dalle acque un misterioso essere gigantesco, che attacca la popolazione e distrugge la città, finendo per venire neutralizzato da un supereroe misterioso di nome Quentin Bekc, che rivelerà a Peter di essere venuto da un universo parallelo per sconfiggere gli Elementali che hanno distrutto la sua famiglia nel suo universo di appartenenza. L'ultimo Elementale rimasto, quellosta per attaccare Praga nel giro di pochi giorni e Peter Parker verrà costretto da Nick Fury - dirottando la gita della sua classe - a recarsi nella città, per aiutare Beck a sventare la minaccia.
A dir la verità non è che me lo aspettassi del tutto, qualche dubbio lo nutrivo, ma questo "Spider-Man: Far from Home" mi ha convinto appieno, anche se non proprio dall'inizio e nonostante una prima parte decisamente più debole, nonostante ricca di contenuti, rispetto alla seconda. La chiusura del cerchio che molti sostenevano sarebbe dovuta avvenire con "Avengers: Endgame", sembra essere in realtà avvenuta con questo film, in cui sembra quasi che lo stesso Marvel Cinematic Universe stia cercando il supereroe che, nel corso dei prossimi anni, andrà a sostituire Iron Man, designando come erede proprio quello Spider-Man per cui tanta fatica si è fatta per ottenerne i diritti. "Spider-Man: Far from Home" è forse uno dei primi film del MCU che sviluppa il personaggio principale in modo da mettere bene in evidenza quanto il supereroe abbia il dovere di conciliare la propria vita da salvatore del mondo con quella di persona normale, che si innamora dei suoi coetanei e vorrebbe anche solo farsi una settimana di vacanza assieme ai suoi amici e il fatto che venga scelto quello che è il supereroe più giovane del gruppo per raccogliere la pesante eredità di Tony Stark mette bene in evidenza i sentimenti contrastanti che vive il protagonista nelle missioni a cui è chiamato a partecipare. La narrazione viene affrontata con un tono particolarmente leggero, che rende questo film, un po' come tutti quelli del Marvel Cinematic Universe adatto per tutti i tipi di pubblico, ma soprattutto per i ragazzi e le famiglie, in cui però l'intera prima parte procede in maniera decisamente troppo veloce tanto da rendere difficile al pubblico - parlo da non lettore dei fumetti che non conosce il personaggio di Mysterio - credere che la vera minaccia siano gli Elementali e che Beck non nasconda qualcosa. La seconda parte, nel momento in cui Beck rivela la sua natura e tutte le sue intenzioni, diventa però una vera e propria bomba: il ritmo si stabilizza e diventa più accattivante, le scene d'azione sono gestite in maniera spettacolare e il rapporto tra Peter Parker e MJ prende letteralmente il volo, diventando una delle prime storie d'amore del Marvel Cinematic Universe che ritengo essere veramente carine, con i due che stanno benissimo insieme e con anche il personaggio di MJ scritto in maniera certosina, anche se ovviamente meno approfondito rispetto al protagonista, ma con un potenziale davvero interessante. A funzionare a meraviglia poi è anche Jake Gyllenhaal, che interpreta un perfetto Mysterio ed è in grado di rendere il suo villain in questo film veramente accattivante: non penso sia un caso poi che i due migliori villain del Marvel Cinematic Universe, Thanos escluso, siano proprio quelli dei film su Spider-Man, almeno secondo la mia opinione.
Prima di qualche piccolo spoiler, dunque, c'è da dire che questo "Spider-Man: Far from Home", vera chiusura del cerchio della fase 3 del Marvel Cinematic Universe e punto di unione con la prossima fase i cui film già mi hanno fatto venire l'acquolina in bocca, dopo una prima parte di buon livello, ma che sicuramente poteva essere gestita meglio, risulta essere una discreta bomba, soprattutto a livello di scrittura, con i personaggi principali che vengono ben approfonditi e con cui è facile, per lo spettatore, immedesimarsi.

Voto: 8

[DA QUI IN POI POSSIBILI SPOILER]
Dopo un film in cui non molte sono le rivelazioni e le sorprese - a parte il fatto che Quentin Beck fosse il vero cattivo, che però era una cosa abbastanza telefonata - sono le due scene dopo i titoli di coda a darci motivi di cui riflettere per quella che sarà la prossima fase del Marvel Cinematic Universe. Il primo riguarda proprio il personaggio di Spider-Man, con Mysterio che rivela al mondo il suo vero piano, ovvero quello di rendere Spider-Man un fuorilegge, facendolo passare per il suo assassino. Geniale l'idea di far dare la notizia in mondo visione ad un Jonah Jameson interpretato da J. K. Simmons, roba da alzarsi ed applaudire per un'ora. Interessantissima anche la seconda scena dopo i titoli di coda, in cui ci viene rivelato che in realtà Nick Fury e Maria Hill sono i due Grull Skrull - se non doveste capire il motivo per cui li ho chiamati Grull sappiate che lo possono capire solo due persone al mondo, semmai mi leggeranno - che avevamo conosciuto in "Captain Marvel", il che apre ad un sacco di riflessioni sia sul passato sia sul futuro del MCU: da quanto tempo i due sono stati sostituiti dagli Skrull? Cosa succederà ora che il vero Nick Fury sta per ritornare? Per questa e per altre domande c'è da aspettare il 2020 però!

martedì 23 luglio 2019

The Golem di Yoav Paz, Doron Paz (2018)

Israele, USA 2018
Titolo Originale: The Golem
Sceneggiatura: Ariel Cohen
Durata: 94 minuti
Genere: Horror


Eccoci di nuovo, dopo la recensione di ieri, a parlare nuovamente di un film disponibile su Netflix, l'horror israelo-statunitense "The Golem". Molti sono stati nella storia i film dedicati al mito ebraico del Golem, figura mitologica del folklore ebraico secondo cui, chiunque venga a conoscenza della Qabbalah e dei poteri legati alla conoscenza dei nomi di Dio possa riuscire a fabbricare un Golem, gigante d'argilla che può essere utilizzato come servo e impiegato per qualsiasi scopo, in quanto obbediente al suo padrone. Dopo che la figura mitologica ha avuto molti film a sè dedicati era un po' di tempo che non si vedeva una pellicola che utilizzasse il suo mito, ma ecco che ci vengono in soccorso i due fratelli registi Yoav Paz e Doron Paz, che decidono di far uscire la loro versione della storia del Golem, liberamente rivisitata in un contesto decisamente diverso rispetto a come eravamo abituati. Il cast è per lo più composto da attori non particolarmente famosi, tra cui si segnalano Hani Furstenberg nei panni di Hanna, Ishai Golan nei panni di Benjamin e Brynie Furstenberg nei panni di Perla.
Siamo nella metà del XVII secolo e vediamo la storia di una piccola comunità ebraica insediatasi nelle campagne lituane. La comunità è accusata ingiustamente di aver provocato un'epidemia di peste che ha decimato sia la popolazione di quelle campagne sia i barbari che le stavano invadendo. Proprio per difendere la sua popolazione la protagonista Hannah, sfruttando la conoscenza della Qabbalah, deciderà di dare vita ad un Golem che plasmerà ad immagine e somiglianza del suo bambino deceduto, che verrà posto dapprima a difesa degli abitanti del villaggio, fino a quando non manifesterà tendenze omicide verso chiunque possa minacciare lui o la sua famiglia, anche in maniera piuttosto insensata.
Per quanto mi riguarda ho trovato "The Golem" un film piuttosto strano e complesso da decifrare e da valutar secondo i miei canoni. Da un certo punto di vista ho apprezzato in maniera particolare la tecnica con cui il film è stato diretto, con i due fratelli registi Yoav Paz e Doron Paz che riescono a contestualizzare molto bene il luogo in cui si svolge la vicenda, rendendolo affascinante e cupo, grazie ad una fotografia piuttosto fredda e talvolta addirittura piuttosto buia, che però rende piuttosto bene l'atmosfera generale del film. D'altro canto la narrazione, che ha un incedere piuttosto lento in cui non molto viene lasciato al mistero e in cui molto ci viene spiegato nel dettaglio, soprattutto nella seconda parte del film mostra in qualche modo un debito verso "Pet Sematary", non disdegnando citazioni e stratagemmi tipici di altri film horror di questo ultimo periodo che ormai sono talmente abusati da non fare più paura, come ad esempio gli occhi che diventano completamente neri, roba che era passata di moda già dopo la prima stagione di "Supernatural" e che spesso e volentieri è sintomo di film fatto senza fantasia. É un peccato dunque che una confezione così intrigante e che a volte lascia con gli occhi aperti per quanto la fotografia sia efficace, sia accompagnata da una sostanza poco interessante - nonostante il tema del Golem si sarebbe potuto sfruttare assai meglio - e dall'utilizzo di stratagemmi spiccioli per dare al film un'atmosfera da horror soprannaturale di cui, forse, non aveva bisogno.

Voto: 5

lunedì 22 luglio 2019

Il sequestro di Stella di Thomas Sieben (2019)

Germania 2019
Titolo Originale: Kidnapping Stella
Sceneggiatura: J Blakeson, Thomas Sieben
Durata: 89 minuti
Genere: Thriller


In questo periodo Netflix sta cominciando a proporre film a raffica, alcuni dei quali, a dispetto di quanto visto nel passato sulla piattaforma, si preannunciano, almeno sulla carta, piuttosto interessanti. Attratto dalla trama e dal cast risicato de "Il sequestro di Stella", ho deciso di affrontarne la visione in una serata in cui non avevo troppa voglia di impegnarmi per cercare un film da vedere e in cui il caldo ha preso il sopravvento, facendomi scegliere proprio il film che c'era sulla copertina della mia pagina di Netflix. Prodotto in Germania durante questa annata e diretto dal regista Thomas Sieben, "Il sequestro di Stella" vede la presenza al suo interno di soli tre personaggi: Stella, interpretata da Jella Haase, Tom, interpretato da Max von der Groeben, e Vic, interpretato da Clemens Schick, tutti e tre attori piuttosto giovani, che non ho mai visto all'opera.
La trama del film è in realtà molto semplice: Tom e Vic sono i due sequestratori, che rapiscono Stella con l'obiettivo di ottenere un riscatto. I due sequestratori si sono conosciuti in prigione e dietro le sbarre hanno cominciato a progettare un sequestro, per guadagnare un po' di soldi e obiettivo di tale sequestro è proprio Stella, che viene portata in un luogo isolato non ben precisato e legata a un letto, sotto stretto controllo da parte dei suoi aguzzini, che la nutrono, la dissetano e le fanno espletare le sue funzioni fisiologiche senza mai toglierle gli occhi di dosso. Di contro la ragazza dovrà cercare un modo per liberarsi, partendo da una condizione di evidente svantaggio, e per chiamare la polizia per far sì che venga soccorsa e liberata. Per questo cercherà di sfruttare qualsiasi mezzo a sua disposizione, ma le cose cambieranno nel momento in cui Stella scoprirà che uno dei suoi aguzzini è Tom, che lei conosce da tempo prima che lui finisse in prigione: si verrà dunque a creare una situazione molto particolare in cui Tom sembra iniziare ad avere rimorsi per aver scelto proprio lei come vittima, mentre Vic comincerà a sospettare dello stesso Tom, per i suoi comportamenti piuttosto strani.
C'è da dire subito che "Il sequestro di Stella" è uno di quei film che in una serata estiva caldissima può andare più che bene perchè sa quali mezzi utilizzare per catturare l'attenzione dello spettatore, essendo anche a livello narrativo un film molto "rassicurante" per il pubblico: lo schema è dei più classici possibili, dato che avviene il sequestro, viene chiesto il riscatto e subito si instaurano le varie dinamiche tra i tre personaggi che vengono sviscerate in ogni dettaglio, senza però particolari colpi di scena e senza artifici narrativi ad effetto che spesso e volentieri sembrano essere messi lì apposta per far saltare sul divano lo spettatore, ma senza un vero e proprio significato. Il film si presenta poi, dal punto di vista della narrazione del sequestro, in maniera piuttosto scientifica, spiegandone tutte le fasi, tutte le mosse che i sequestratori devono mettere in atto per far sì che il loro piano vada in porto, fino ad arrivare alla consegna del riscatto e alle dinamiche che si creano tra i due sequestratori dal momento in cui non possono più fidarsi nè l'uno dell'altro nè della stessa Stella, che ormai conosce uno dei due.
Visto sotto un altro punto di vista però il film, che è in tutto e per tutto l'emblema della narrazione lineare, non lascia moltissimo spazio alla fantasia dello spettatore: i pochi colpi di scena legati alla conoscenza tra Stella e Tom vengono spiegati a chiare parole, tanto che a un certo punto si capisce abbastanza come la vicenda andrà a finire. Inoltre ad una sceneggiatura piuttosto semplice si affianca una regia che sembra essere piuttosto canonica, quasi come se Thomas Sieben fosse un mestierante che non vuole lasciare spazio ad uno stile registico in particolare, ma volesse risultare il più avulso possibile dalla vicenda narrata. L'interpretazione dei tre attori poi mi è parsa abbastanza televisiva, nel senso negativo del termine ovviamente, spesso e volentieri non sembrano in grado di trasmettere la tensione allo spettatore e risultano anche piuttosto anonimi, tutti e tre. Insomma, "Il sequestro di Stella" tra poche luci e tante ombre, è un film piuttosto rassicurante per il suo schema narrativo, che spiega per filo e per segno tutto ciò che c'è da spiegare e narra una storia lineare che ha un inizio ed una fine ben chiari, che in queste serate estive potrebbe anche andare bene, ma che nel corso dei giorni si farà dimenticare abbastanza in fretta.

Voto: 5,5

sabato 20 luglio 2019

LUNA... E OLTRE L'INFINITO - Sunshine di Danny Boyle (2007)


Regno Unito 2007
Titolo Originale: Sunshine
Regia: Danny Boyle
Sceneggiatura: Alex Garland
Durata: 108 minuti
Genere: Fantascienza


Oggi cade il cinquantesimo anniversario dello sbarco dell'uomo sulla Luna: quello che per molti è un complotto ben congegnato e che il 20 Luglio del 1969 ha visto Neil Armstrong e Buzz Aldrin mettere piede sul nostro satellite naturale è in realtà il simbolo dell'istinto esplorativo dell'essere umano, che si spinge oltre i confini del nostro pianeta per andare a conoscere il Sistema Solare e, anche se con macchinari non guidati da esseri umani a bordo, anche l'intero Universo, di cui conosciamo ancora pochissimo rispetto alle sue ipotetiche dimensioni. Proprio per celebrare l'anniversario di uno degli eventi più importanti della storia dell'umanità, ma anche per fermarsi a riflettere sulle conseguenze che questa spedizione ha avuto e su come l'esplorazione spaziale apra a riflessioni esistenziali non banali, la solita cricca di bloggere ha organizzato una giornata in cui verranno recensiti film non solamente dedicati allo sbarco sulla Luna, ma all'esplorazione spaziale in generale, alcuni verosimili, altri legati a storie vere, altri di fantascienza, che è il genere che su questo tema ovviamente si sbizzarrisce in maniera maggiore. La mia scelta è ricaduta su "Sunshine" di Danny Boyle, film diretto dal regista inglese con un cast di assoluto rispetto composto da alcuni degli attori che ora sono in pianta stabile sul taccuino dei produttori di Hollywood come Cyllian Murphy e Chris Evans.
Siamo nel 2057 e il Sole si sta per spegnere e l'umanità sulla Terra rischia l'estinzione a causa del congelamento globale dovuto allo spegnimento della nostra stella. Qualche anno prima la spedizione Icarus era stata inviata nei pressi del Sole per sganciare al suo interno una bomba nucleare gigantesca in grado di reinnaescare nel Sole la reazione di fusione termonucleare ed evitare che si spegnesse. Di tale missione non si hanno più tracce da tempo, perchè le comunicazioni si sono interrotte una volta che la nave spaziale era entrata nella zona in cui era impossibile comunicare con l'esterno, si sa solo che è fallita in quanto la situazione sulla Terra non è migliorata. Il compito di sganciare una nuova bomba nucleare, grande come l'isola di Manhattan, viene lasciato alla spedizione Icarus II, di cui conosciamo l'equipaggio eterogeneo proprio quando sta per entrare nella zona morta del Sole e quando sta per inviare l'ultimo messaggio di speranza ai propri parenti rimasti sulla Terra.
Nel corso della mia vita l'astronomia e l'astrofisica sono stati degli hobby che ho sempre provato un certo piacere a coltivare, anche se in maniera puramente divulgativa e non scientificamente accurata , perchè ho sempre provato un certo fascino, una certa attrazione verso ciò che circonda il nostro piccolo pianeta al di fuori della nostra atmosfera. É più o meno per questo motivo che film di fantascienza come "Interstellar" - scientificamente credibile a parte qualche ovvia licenza sceneggiativa -, ma anche film biografici come "Apollo 13" o "First Man - Il primo uomo" mi hanno sempre attratto in maniera particolare. É proprio dalla ricerca spaziale, sempre bistrattata dal popolo cui piace dire "perchè occuparsi dello spazio quando abbiamo così tanti problemi sulla Terra?", che le persone sulla Terra possono sognare, immaginare mondi fantastici mai esplorati, sfido chiunque a non essere affascinato dalla visione della foto di una nebulosa o al perchè il nostro pianeta si trovi proprio nella zona abitabile della nostra stella, pensando che bastavano relativamente pochi chilometri di differenza rispetto ad ora perchè la vita sulla Terra non potesse esistere, poi come è giusto che sia c'è chi da queste cose è attratto solo da una questione estetica, da una serata romantica a guardare le stelle e chi, come me, anche se lo faccio in maniera divulgativa, si interroga anche sul perchè e sul come funzionano determinate cose nell'Universo.
Fino ad ora non ho parlato molto del film, più che altro perchè volevo introdurre ciò che mi affascina tantissimo dell'esplorazione spaziale. Dal punto di vista cinematografico "Sunshine" ha uno schema molto molto classico, tipico dei film catastrofici in cui un manipolo di uomini sono chiamati a salvare la Terra in una spedizione che molto probabilmente li porterà a sacrificarsi per il bene del maggior numero di persone. É un concetto che emerge sempre molto chiaramente quando sia ha a che fare con film in cui la Terra viene messa a nudo in tutta la sua debolezza rispetto agli eventi esterni, il sacrificio di pochi per il bene di molti è, per dire, la stessa identica cosa che succede in "Armageddon", ma anche nel novanta per cento dei film di questo filone. É però anche presente un concetto fatalista per cui se il Sole si sta spegnendo è perchè un ente superiore, chiamatelo Dio, chiamatelo Odino o Crodino - qui beccare la citazione non è facilissimo, sappiatelo - vuole che sia così e non è compito dell'umanità controvertire il suo volere e ad esprimere questo concetto vi sarà un personaggio in particolare che farà di tutto perchè la missione non vada in porto.
A parte la solita interessante tematica che viene espressa dal film e il suo svolgimento molto molto canonico - con tanto di morti in sequenza che si sacrificano per il bene della missione come prassi di questo tipo di film - c'è da dire che Danny Boyle è riuscito a fare un ottimo lavoro sui personaggi della pellicola, chi più e chi meno sviluppato, ma tutti perfettamente identificabili e rappresentanti un diverso stile di vita e un diverso modo di affrontare la vita e la missione, mentre le immagini dell'astronave che si porta nelle vicinanze del sole sono estremamente spettacolari, con "Sunshine" che funziona bene e si rende coinvolgente anche come film d'azione, oltre che per i contenuti espressi. Insomma, non siamo davanti ad un semplice film catastrofico come potrebbe apparire in maniera superficiale, ma davanti ad un film che esprime in maniera giusta quanto la vita sulla Terra sia influenzata anche da tutto ciò che la circonda, sapendo che ovviamente noi terrestri non dipendiamo solo da noi stessi, ma anche da agenti esterni che ci è impossibile controllare.

Partecipano alla giornata anche gli altri blogger. Seguendo il link potrete andare alla loro recensione:

Stories (Uomini veri)
Delicatamente Perfido (Moon)
La Bara Volante (Capricorn One)
La Fabbrica dei Sogni (Mission to Mars)
Il Bollalmanacco di Cinema (Europa Report)
The Obsidian Mirror (Preludio allo spazio)
Director's Cult (First Man - Il Primo Uomo)
Il Zinefilo (Stazione Luna)
Non quel Marlowe (Il finto sbarco lunare)
Fumetti Etruschi (Comunisti sulla Luna)
Gli Archivi di Uruk (Primi sulla Luna!)
30 anni di Aliens (La Luna nell'universo alieno)
Il CitaScacchi (Scacchi verso la Luna)
IPMP: Locandine italiane d'annata (Stazione Luna)
SOLARIS (Contact)


venerdì 19 luglio 2019

La bambola assassina 2 di John Lafia (1990)


USA 1990
Titolo Originale: Child's Play 2
Regia: John Lafia
Sceneggiatura: Don Mancini
Durata: 84 minuti
Genere: Horror


Solamente due anni prima "La bambola assassina" era stato accolto dalla critica con buone recensioni, che lo ritenevano un film intelligente e ben riuscito, ma nessuno si immaginava che, di lì a poco, il primo film e di conseguenza poi tutta la saga che ne è derivata, sarebbe diventata di culto. É però per battere il ferro finchè caldo e per guadagnare qualche altro bel bigliettone che subito Don Mancini, che si era già occupato del soggetto e della sceneggiatura del film precedente, ha già pronta la sceneggiatura di un seguito, la cui regia sarà affidata al regista John Lafia, che già allora non aveva dato grande prova di sè dal punto di vista cinematografico e che, in seguito alla direzione de "La bambola assassina 2" si dedicò principalmente alla televisione, figurando tra le altre cose come sceneggiatore dello sceneggiato televisivo "It", senza però venirne accreditato. Del cast del film precedente ritorna solamente Alex Vincent nei panni di Andy Barclay, con l'assenza degli altri membri del cast del film precedente che viene giustificata abbastanza bene a livello di trama, mentre vengono introdotti Kyle, interpretata da Christine Elise e i suoi genitori adottivi Johanne e Phil Simpson, rispettivamente interpretati da Jenny Agutter e Gerrit Graham.
Sono passati due anni dagli eventi narrati nel corso del film precedente: la bambola posseduta dall'anima di Chucky, ormai quasi completamente bruciata, viene riparata e ricostruita da alcuni impiegati della ditta Tipo Bello, per evitare una cattiva pubblicità. Ricostruendo la bambola però riporteranno in vita lo spirito di Chucky, che subito ucciderà i dipendenti dell'azienda per cominciare a cercare Andy che, essendo la prima persona a cui ha rivelato la sua vera identità, è anche l'unico che può ospitare la sua anima, una volta abbandonato il corpo della bambola. Nel frattempo Andy, creduto pazzo assieme alla madre per gli avvenimenti del film precedente, viene preso in adozione dalla famiglia Simpson, che accoglie in casa propria anche una ragazza di nome Kyle, ma l'ambientamento per lui non è dei più semplici: si spaventa vedendo una bambola Tipo Bello e continua a insistere sul fatto che gli avvenimenti da lui vissuti fossero reali, cosa non accettata di buon cuore dalla sua famiglia. Chucky però riuscirà a trovare il luogo in cui si trova Andy e comincerà a minacciare i membri della famiglia con Andy che non verrà mai creduto ne suoi tentativi di mettere in guardia gli altri membri della famiglia sui suoi poteri.
Da quello che mi ricordo, tra i pochi lavori diretti da John Lafia, non ricordo di averne visto nessuno, ma quanto meno la sceneggiatura, essendo stata scritta dallo stesso Don Mancini che aveva diretto il capitolo precedente, rimane coerente con quello che era lo stile del primo film, non discostandosi però più di tanto da esso a livello strutturale. La trama infatti, a livello narrativo, segue una struttura molto molto simile al suo predecessore, con Chucky che, dal momento in cui comincerà a commettere omicidi, farà sì che nessuno creda nelle parole di Andy, in modo da potere un giorno impossessarsi del suo corspo una volta che avrà abbassato lo sguardo. Essendo però un seguito deve seguire la regola aurea secondo cui basterebbe fare come il primo, ma di più, ed i effetti il risultato ottenuto da John Lafia con questo secondo capitolo mi è parso lodevole proprio per quello: "La bambola assassina 2" è un film divertente, con una dose di sangue molto maggiore rispetto al primo film e con alcune scene che sono diventate iconiche allo stesso modo di quelle del suo predecessore - il banner di questa rassegna speciale che sto conducendo fino ad arrivare a "La bambola assassina", remake del 2019, è preso proprio da questo film - e che hanno reso la pellicola divertente quanto basta per non fare poi troppi confronti con il suo predecessore.
"La bambola assassina 2" non sarà dunque riuscito a diventare un cult del genere come il suo predecessore o come il quarto capitolo di questa saga, "La sposa di Chucky" di cui si parlerà nel giro di qualche settimana, ma rimane il film horror divertente con un antagonista estremamente divertente proprio come avevamo imparato a conoscerli nel film che lo ha preceduto. Ovvio che alcune scene siano maggiormente caricate e maggiormente esagerate, ma la cosa funziona abbastanza bene, per un film che, pur non essendo molto ricordato, sa difendersi più che bene al cospetto dei film più conosciuti e più iconici dell'intera saga.


giovedì 18 luglio 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Tantissime, proprio tantissime, le uscite al cinema di questa settimana. Peccato che di veramente interessanti non ce ne sia nemmeno una, giusto due che potrebbero, volendo, essere viste, mentre le altre sembrano messe lì solo per riempire un po' il palinsesto, anche se all'atto pratico non penso che saranno disponibili in molte sale in giro per l'Italia. Vediamo quali sono, commentate come al solito in base ai miei pregiudizi!

Edison: L'uomo che illuminò il mondo di Alfonso Gomez-Rejon


Il fatto che il film biografico su Thomas Edison, interpretato da Benedict Cumberbatch, arrivi in sala ben due anni dopo la sua produzione un po' mi fa specie e un po' mi puzza. Però, da buon ingegnere, un po' sono interessato alla vita di uno degli scienziati più importanti nella storia moderna. Spero che, oltre che un film importante, si riveli anche un film interessante a livello cinematografico.

La mia aspettativa: 6/10


Serenity - L'isola dell'inganno di Steven Knight

Matthew McConaughey e Anne Hataway in teoria dovrebbero essere una garanzia. Peccato che un mio amico un po' tardo di cervello mi abbia spoilerato il finale, quindi non so quanto valga veramente la pena di andare al cinema per vedere questo film. Il problema però è che questa settimana c'è proprio poco poco, anche se, dovendo ancora recuperare "Spider-Man: Far from Home" forse riesco a coprire il buco in qualche modo.

La mia aspettativa: 5/10


Le altre uscite della settimana

Baby Gang: Dramma criminale italiano che mi sa di un po' troppo amatoriale, già solo a guardarne la locandina ed il trailer.
Birba - Micio combinaguai: Già sapete com'è il mio rapporto con i film d'animazione: è brutto con quelli belli, figurarsi con quelli che si preannunciano bruttissimi come questo.
Di tutti i colori: Commedia italiana che non mi fa venire per niente voglia di darle un'opportunità.
Good Boys - Quei cattivi ragazzi: Commedia per ragazzi che volendo volendo si potrebbe anche vedere, potrebbe divertirmi.
Il mangiatore di pietre: Dramma impegnato e impegnativo italiano che probabilmente non vedrà la luce di mezza sala.
Passpartù - Operazione Doppiozero: Questo è il weekend delle commedie italiane che puzzano di roba brutta a quanto pare.
Raccolto amaro: Altro film impegnato in questa settimana: già in sala non ci sta andando nessuno, se poi le proposte sono queste.
Skate Kitchen: Ne ho sentito parlare qualche giorno fa al TG5 e non mi sembra un film malaccio. Il tema non è che mi interessi più di tanto.
Vita segreta di Maria Capasso: Altro dramma impegnatissimo in questa lunga estate caldissima. Penso che ne farò a meno.

martedì 16 luglio 2019

NOTTE HORROR 2019: The Omen - Il presagio di Richard Donner (1976)


Regno Unito, USA 1976
Titolo Originale: The Omen
Sceneggiatura: David Seltzer
Durata: 111 minuti
Genere: Horror


É giunta ormai alla sesta edizione "Notte Horror", la rassegna organizzata dalla solita cricca di blogger nei Martedì estivi che propone due appuntamenti settimanali, alle 21 e alle 23, dedicati alle recensioni di due dei film che venivano trasmessi dal celebre programma televisivo che ha spopolato tra gli anni novanta e i duemila e che ancora oggi, in qualche modo, si cerca di riportare in auge, anche se le proposte a livello qualitativo scarseggiano. La scelta dei film ricade sempre su un film prodotto tra gli anni settanta e gli anni novanta, possibilmente tamarro o trash, per ripercorrere le atmosfere di quelle notti, in cui la qualità dei film horror non è che fosse sempre altissima, ma venivamo giustamente riempiti di horror divertentissimi. Oggi sono stato preceduto da "Il Zinefilo" che alle 21 ha recensito per noi "L'albero del male", mentre per quanto riguarda la mia scelta, è ricaduta su un classicone del genere come "The Omen - Il presagio": certo, non è un film tamarro e non è per niente trash - a parte pochissime sequenze dovute all'invecchiamento del film e delle tecnologie utilizzate -, ma anche durante "Notte Horror" venivano trasmessi capolavori come "L'esorcista" , "Shining" o anche questo stesso film, quindi un'eccezione la si poteva fare tranquillamente. Il film è diretto da Richard Donner, regista che prima o poi vorrò provare ad esplorare maggiormente e che mi ha colpito principalmente grazie a "Arma letale", uno dei miei film action del cuore. Nel film sono presenti, nel ruolo di protagonisti, Gregory Peck, Lee Remick e Harvey Stephens nei panni di Damien, il bambino protagonista della vicenda.
É il 6 giugno del 1970, alle 6 del mattino: Robert Thorn è un diplomatico statunitense a Roma, che viene informato che la propria moglie ha dato alla vita un figlio morto. I dottori che hanno assistito al parto gli consigliano di sostituire il suo bambino con un altro appena nato nelle stesse ore, da una madre morta di parto ed egli accetta, evitando così alla moglie il dolore per la perdita del figlio. La famiglia si trasferirà poi a Londra, dove Robert dovrà assumere il ruolo di ambasciatore dove la famiglia vive in serenità fino al quinto compleanno di Damien, giorno in cui la sua bambinaia si suiciderà in maniera misteriosa gettandosi dalla finestra con un cappio al collo. Venendo a conoscenza della morte della bambinaia, uno dei sacerdoti che avevano accolto il bambino in ospedale decide di contattare il diplomatico per dirgli che il bambino sarebbe nato da uno sciacallo e che, pur di ricevere l'eredità del padre, sarebbe disposto a disfarsi di chiunque lo possa ostacolare. Il sacerdote lo mette in guardia anche sulla moglie, nuovamente incinta, che con Damien nella stessa casa correrebbe un enorme pericolo.
"The Omen - Il presagio" è considerato, a ragione, uno dei grandi classici del cinema horror degli anni settanta, divenuto poi un cult nei tempi a venire e apprezzato ancora oggi dagli appassionati di cinema. Vincitore di un premio Oscar per la migliore colonna sonora, il film riesce a mettere lo spettatore in una condizione di continua allerta, come se il pericolo fosse sempre alle porte, non giocando però su quei mezzucci "chimici" che contraddistinguono il genere horror odierno. La tensione viene infatti costruita man mano che il tempo passa e non sono presenti jump-scare o balzi sulla sedia, ma una costante sensazione che stia per succedere qualcosa di sbagliato, una paura coltivata dall'inizio alla fine della pellicola grazie ad una realizzazione tecnica di altissimo livello e ad una colonna sonora che non sarà stata iconica o riconoscibile come quelle di altri cult del periodo, ma fa alla perfezione il suo sporco lavoro, insinuandosi nella mente dello spettatore e portandolo ad innalzare il suo livello di attenzione in maniera vertiginosa. La regia di Richard Donner è pazzesca e alterna momenti in cui si concentra sull'espressività del bambino ad altri in cui è la situazione dei genitori che viene messa maggiormente in luce, sbattendoci in faccia anche alcune scene splatter - alcune delle quali, come quella della morte del sacerdote, altamente inverosimili ma pienamente in linea con il contesto della storia narrata - in cui il sangue e il disgusto non ci vengono risparmiati.
"The Omen - Il presagio" non colpisce però solamente per la componente horror, per il suo modo di far paura, quanto più che altro per il concetto espresso secondo cui il male, per dominare il mondo, debba in qualche modo insinuarsi nelle cariche politiche: non sembra dunque casuale il fatto che sia proprio un ambasciatore ad adottare il figlio del demonio, così come non è casuale la sequenza finale, tesissima, in cui il bambino sta per essere ucciso dal suo padre adottivo, che viene però fermato dalle autorità permettendo al bambino di venire preso - e forse adottato, ma per questo dovrei vederne i vari seguiti che non ho mai visto - da colui che sembra essere il presidente degli Stati Uniti. Ad aumentare ancora di più il valore della pellicola, come al solito quando si parla di film sul demonio negli anni settanta, abbiamo le varie leggende metropolitane/coincidenze sfortunate che sono capitate alla troupe nel periodo della lavorazione del film. Per quelle potete tranquillamente consultare la pagina Wikipedia, ma a me queste cose collegate ad un film divertono sempre in modo particolare. Inutile dunque continuare a ribadire quanto ci troviamo davanti ad un vero e proprio cult del genere horror, che ha segnato un'epoca e che non è invecchiato di nemmeno un anno, a parte qualche effetto speciale che ha fatto il suo tempo, funziona ancora tutto a meraviglia e riesce ad inquietare ancora in maniera incredibile.

Partecipano alla rassegna anche i seguenti blog (i link sono in continuo aggiornamento):

9 luglio 2019, ore 21: La bara volante - Stuff, il gelato che uccide
9 luglio 2019, ore 23: Malastrana VHS - Vivere nel terrore

16 luglio 2019, ore 21: Il Zinefilo - L'albero del male

23 luglio 2019, ore 21: Stories - Scream
23 luglio 2019, ore 23: Solaris - Il villaggio dei dannati


30 luglio 2019, ore 21: La stanza di Gordie - American Gothic
30 luglio 2019, ore 23: Malastrana VHS - Trucks

6 agosto 2019, ore 21: Pensieri Cannibali - So cosa hai fatto
6 agosto 2019, ore 23: Il Bollalmanacco di Cinema - La casa 5

13 agosto 2019, ore 21: In Central Perk - The Ring
13 agosto 2019, ore 23: La fabbrica dei sogni - Changeling

Di seguito trovate anche il programma completo della rassegna!


Sotto, anche i link alle precedenti edizioni:

Notte Horror 2014: Mimic
Notte Horror 2015: Cujo
Notte Horror 2016: ...e tu vivrai nel terrore - L'Aldilà
Notte Horror 2017: La casa 7
Notte Horror 2018: Chi è sepolto in quella casa

lunedì 15 luglio 2019

Annabelle 3 di Gary Dauberman (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Annabelle 3
Sceneggiatura: Gary Dauberman
Durata: 106 minuti
Genere: Horror


Ormai sei anni fa, con "The Conjuring - L'evocazione", James Wan ha trovato una seconda fonte di reddito infinito dopo aver ideato nei primi anni 2000 la saga di "Saw - L'enigmista": nel corso di questi anni quello di "The Conjuring" è diventato un vero e proprio universo cinematografico, con tanto di seguiti della saga principale e ben due spin-off all'attivo, il primo, "Annabelle", è arrivato al suo terzo capitolo, di cui vi parlerò oggi, mentre il secondo, "The Nun - La vocazione del male" è ancora fermo al primo, per me disastroso, film. Finora nessuno dei film spin-off ha avuto un buon successo di critica, mentre il pubblico, legato alla saga principale, ha in qualche modo sempre ripagato le fatiche della banda di James Wan, recandosi al cinema per vedere il film di turno in uscita. Dal mio punto di vista "Annabelle" non è che fosse stato qualcosa di grandioso, anzi, mi aveva particolarmente annoiato e la trama mi era sembrata veramente senza senso. Molto meglio invece con "Annabelle 2: Creation", che velocizzava un po' le cose e riusciva, con una trama non certo trascendentale, ma quanto meno sensata, a mettere la giusta tensione nello spettatore. Non so bene perchè, ma le mie sensazioni verso questo "Annabelle 3" non erano particolarmente buone: l'idea di mostrare già dal trailer la presenza nel cast di Vera Farmiga e Patrick Wilson, che interpretano i coniugi Warren nella saga principale, sembrava quasi uno di quei richiami giusto per farsi pubblicità, mentre non avevo bene idea di quale trama si sarebbero potuti inventare per questa terza pellicola dedicata alla bambola maledetta. Sarà riuscita la visione a fugare i miei dubbi o li avrà confermati?
Nel 1968 Ed e Lorraine Warren vengono per la prima volta in possesso di Annabelle, bambola maledetta che, a detta di alcune infermiere, si era resa responsabile di alcuni eventi paranormali che stavano colpendo l'ospedale in cui si trovava. Una volta portata a casa, la bambola viene sigillata in una teca, in modo che non possa più svolgere la sua funzione di richiamo per gli spiriti. Quattro anni dopo la coppia accoglie in casa propria Mary Ellen, interpretata da Madison Iseman, per fare da baby-sitter alla loro figlia Judy, interpretata da Mckenna Grace. La ragazza, durante l'assenza della coppia, inviterà in casa Daniela, interpretata da Katie Sarife, che troverà le chiavi della stanza degli artefatti dei Warren - luogo in cui vengono custoditi tutti gli oggetti maledetti di cui sono entrati in possesso nel corso degli anni - per provare ad entrare in contatto con il padre, morto in un incidente stradale. Per rimetterla a posto, aprirà la teca in cui è rinchiusa Annabelle, ma distrattamente se ne andrà senza chiuderla a chiave, liberando la sua influenza come richiamo per gli spiriti.
Partiamo da un presupposto, per quanto riguarda questo film: io faccio fatica a sopportare quando il fulcro di un'intera vicenda cinematografica è la stupidità di un personaggio e qui ovviamente si evince dalla trama che ho scritto appena sopra quanto. Tutto, proprio tutto ciò che succede in questo film nasce dalla stupidità del personaggio di Daniela e lei è la causa di tutto ciò che accade. Avevo dei sospetti fin dal trailer di questo "Annabelle 3" e, dopo la prima scena in cui i Warren sono protagonisti il film ha iniziato a puzzarmi quando, una volta chiusa Annabelle all'interno di una teca per annullarne l'influenza, parte uno spiegone testuale scritto in rosso in cui si spiega cosa è contenuto nella stanza degli artefatti dei Warren riguardo a tutti gli oggetti maledetti presenti al suo interno. La cosa ha iniziato a puzzarmi perchè che cosa mai si sarebbero potuti inventare riguardo alla trama di questo terzo capitolo, che giustificasse uno spiegone del genere? La risposta è assolutamente nulla: "Annabelle 3" per quanto mi riguarda non è un film, non ha una trama vera e propria, i personaggi sono piattissimi e la sensazione che ho provato durante una visione è stata quella di trovarmi all'interno di una casa degli orrori di un parco divertimenti - Movieland ad esempio che ne ha una di buon livello -, in cui per tutta la durata della pellicola si ha una passerella di mostri malefici diversi che sì, magari ti fanno anche spaventare, anche perchè questo film è la sagra del jump-scare, ma non venitemi a dire che ci troviamo davanti ad un film con una sceneggiatura. Siamo dunque in una casa degli orrori in cui però per metà del percorso non succede nulla, come camminare su una pista ciclo-pedonale vuota e poi, da metà film in poi, cominciare ad incontrare i mostri.
Va da sè che tutti i sospetti che avevo su questo "Annabelle 3" sono stati confermati, anche se, a dirla tutta, come horrorino estivo senza pretese avrei sicuramente preferito un film che avesse quanto meno una trama, anche se stupida, piuttosto che una casa degli orrori in cui ci sono mille cose diverse che possono spaventarti da un momento all'altro, ma non c'è minimamente una trama dietro.

Voto: 4