mercoledì 28 febbraio 2018

GLI ALTRI FILM DI FEBBRAIO - Quick Reviews

Come promesso alla fine del mese scorso, ecco che anche per la fine di Febbraio viene proposta una carrellata di tutti quei titoli visti nei tempi morti, per i quali una recensione completa sarebbe probabilmente stata troppo larga.


Quantum Apocalypse

USA 2010
Titolo Originale: Quantum Apocalypse
Regia: Justin Jones
Cast: Randy Mulkey, Rhett Giles, Stuart Lafferty, Jenna Craig, Stephanie Jacobsen, Kristen Quintrall, Gigi Edgley, Peter Jurasik, Jerry Leggio
Genere: Azione

In un momento di stanca un sabato pomeriggio ho deciso di assecondare per un'oretta la mia malsana passione verso i film catastrofici e apocalittici. Avrei potuto scegliere qualsiasi film, ma ho scelto questo schifo di "Quantum Apocalypse" - non che altri esponenti del genere siano migliori - in cui gli effetti speciali fanno pena dall'inizio alla fine, succedono cose a caso per tutta la durata della pellicola e la forza di gravità - per via di ciò che causa la catastrofe - va a farsi fottere completamente, peggiorando ancora di più la sensazione dello spettatore riguardo alla bruttezza degli effetti speciali. Per il resto non c'è null'altro, ma proprio il nulla più assoluto.

Voto: 3


Blood Monkey

USA 2007
Titolo Originale: Blood Monkey
Regia: Robert Young
Cast: F. Murray Abraham, Prapimporn Kanjunda, Matt Ryan, Amy Manson, Freishia Bomanbehram, Matt Reeves, Sebastian Armesto, Laura Aikman
Genere: Horror

In una di quelle serate passate tra amici dopo una pizza quando non si ha troppa voglia di uscire, la ricerca di un film su Netflix, possibilmente il più brutto possibile per poterlo deridere e riderci sopra - alla "Sharknado" per intenderci -, è praticamente d'obbligo. E in un film che sin dal titolo promette due cose, ovvero il sangue e le scimmie, uno si aspetta di vedere, quanto meno, del sangue e delle scimmie. Per dire, in "Sharknado" io vedo un sacco di squali e un tornado e sono felice, il titolo del film ha un senso. I "Blood Monkey", per tutta la durata del film, non succede un cazzo e, soprattutto, non si vede una goccia di sangue che sia una e le scimmie vengono solo viste di sfuggita, probabilmente i produttori del film si vergognavano a tal punto della CGI che hanno deciso di eliminare le scene in cui erano presenti inserendo del mistero! E in un film recitato da schifo da tutti i protagonisti, compreso il premio Oscar F. Murray Abraham che non capisco a quali compromessi sia potuto scendere per partecipare a questo film e non penso che abbiano potuto pagarlo più di tanto. Oppure hanno usato tutto il badget per lui e per farlo recitare in una maniera ridicola! E per favore, se volete fare i film brutti, almeno fateli abbastanza brutti da fargli fare il giro!

Voto: 2


Hot Bot

USA 2016
Titolo Originale: Hot Bot
Regia: Michael Polish
Cast: Zack Pearlman, Doug Haley, Cynthia Kirchner, David Shackelford, Anthony Anderson, Donald Faison, Danny Masterson, Larry Miller, Angela Kinsey, Kirby Bliss Blanton, John Robinson
Genere: Commedia, Fantascienza

Visto nella stessa serata di quella schifezza di "Blood Monkey" di cui ho parlato sopra, "Hot Bot" ha decisamente risollevato in qualche modo il tenore cinematografico della serata. Ed è tutto dire per una commedia a tratti dozzinale e a larghi tratti anche sboccata e volgare, ma che sicuramente è in grado di far divertire lo spettatore con battute messe al punto giusto e un buon utilizzo degli attori protagonisti che risultano simpatici e divertenti. La trama è dimenticabilissima e probabilmente non è nemmeno la cosa più importante del film, che coinvolge senza prendersi troppo sul serio e diverte con momenti di vera e propria spensieratezza.

Voto: 6


Addio fottuti musi verdi

Italia 2017
Titolo Originale: Addio fottuti musi verdi
Regia: Francesco Capaldo
Cast: Ciro Capriello, Fabio Balsamo, Beatrice Arnera, Roberto Zibetti, Simone Russo, Fortunato Cerlino, Salvatore Esposito, Rosalia Porcaro, Gigi D'Alessio
Genere: Commedia, Fantascienza

Altro film fatto da gente del web che però, già dalle varie web-serie prodotte, aveva dimostrato di essere valida, sia dal punto di vista della recitazione sia da quello tecnico. Sull'onda del successo della web-serie su Sanremo girata dai The Jackal, con la collaborazione di un Pierfrancesco Favino straordinario, ho deciso dunque di guardarmi il loro film, uscito nei cinema sul finire della scorsa annata. E devo dire che, pur con tutti i difetti del caso, mi ci sono anche parecchio divertito. Innanzitutto bravi i The Jackal a voler fare il loro primo film a loro modo, senza contaminazioni dall'esterno, portando in scena un genere che tra l'altro ai produttori cinematografici italiani notoriamente non piace. In secondo luogo bene alcune gag e alcuni cameo davvero spassosi. La trama della vicenda forse gira un po' a vuoto a dire la verità, ma come film d'esordio, e anche non d'esordio, si è visto molto molto di peggio. È stupido dunque essere contro ai film prodotti dalle star del web: se si hanno le capacità, possono comunque venire fuori risultati dignitosi.

Voto: 6,5


Cellular

USA, Germania 2004
Titolo Originale: Cellular
Regia: David R. Ellis
Cast: Kim Basinger, Chris Evans, William H. Macy, Jason Statham, Noah Emmerich, Eric Etebari, Richard Burgi, Adam Taylor Gordon, Eric Christian Olsen, Matt McColm, Jessica Biel, Valerie Cruz, Caroline Aaron, Esther Mercado, Sherri Shepherd, Lin Shaye, Al Sapienza
Genere: Thriller, Azione

Da non amante degli action-thriller vecchio stampo, ho trovato l'idea di "Cellular" piuttosto stupida, solo che quella Domenica pomeriggio avevo decisamente poca voglia di impegnarmi e alla fine ho scelto questo film che, comunque, dal punto di vista del cast sapeva dare del bel materiale in pasto sia agli appassionati di cinema action, con Jason Statham, Kim Basinger e Chris Evans, sia a quelli di cinema un po' più di nicchia, con un William H. Macy nei panni di un poliziotto che è forse uno dei personaggi meglio riusciti dell'intera pellicola. La trama, con Kim Basinger rapita e con a disposizione i resti di un cellulare con cui chiama a caso il telefono di Chris Evans, è purtroppo un gran casino, succedono in poco tempo una marea di cose e molte di esse non sono nemmeno ben giustificate. Ad un certo punto si sussegue una serie di colpi di scena che era quasi difficile riuscire a stargli dietro. E' sicuramente un filmettino guardabile e che non annoia, ma non basta assolutamente.

Voto: 5


Happy Feet

USA, Australia 2006
Titolo Originale: Happy Feet
Regia: George Miller
Personaggi: Mambo, Ramòn, Adone, Gloria, Memphis, Norma Jean, Nestor, Raul, Lombardo, Rinaldo, miss Viola, Kev l'elefante marino, Seymour
Genere: Animazione

Dopo almeno un decennio che mia madre tenta di propinarci la visione di "Happy Feet" - che ho scoperto ieri essere diretto dallo stesso George Miller della saga di "Mad Max" - ci è finalmente riuscita lo scorso weekend, quando il titolo è comparso misteriosamente nel catalogo di NowTV. Già mi ero preparato a rompermi immensamente le palle a causa del mio litigio con i film d'animazione - ancora non sono riuscito a trovare la voglia di vedere "Coco" e non penso che lo farò prima della notte degli Oscar -, ma alla fine con questa pellicola mi ci sono divertito eccome, sia per la componente musicale, sicuramente preponderante e di ottimo livello dato che avrebbero potuto metterci qualche banale canzonetta composta appositamente per la pellicola, ma hanno deciso di metterci dei grandi classici della storia della musica degli ultimi trent'anni, sia per quanto riguarda la narrazione, che segue l'evoluzione personale del protagonista facendoci affezionare a lui e alla sua storia.

Voto: 7


Il romanzo dei misteri

Canada 2014
Titolo Originale: Buried Secrets
Regia: Monika Mitchell
Cast: Sarah Carter, Dan Payne, Teach Grant, Veena Sood, Angela de Lieva, Glynis Davies
Genere: Thriller

Già il mese scorso avevo fatto la cazzata di guardarmi su Sky un film che finisse con "dei misteri" proveniente dal Canada - "L'abbazia dei misteri", abbastanza terribile e di scarsissima qualità - ed ecco che anche questo mese, anche se per colpa di mia madre, ci sono cascato ancora. Il romanzo dei misteri è il tipico film da mercoledì pomeriggio, di quelli che mandano in onda in un orario in cui praticamente nessuno è a casa e chi lo è si sente ancora più sfortunato perchè gli vengono propinati film del genere - anche perchè scegliere tra questo film e Barbara D'Urso potrebbe essere un problema per la vecchietta che guarda la TV il Mercoledì pomeriggio -. Se ci aggiungiamo anche il fatto che il doppiaggio è qualcosa di vergognoso - ma a questi che hanno doppiato il film cosa è venuto in mente di dare ad una ragazza di tredici anni una voce da maschio di undici? Ma è una cosa che confonde parecchio porco cane! - e che l'unica cosa positiva che ho potuto vedere è stata la presenza di Sarah Carter che è pur sempre una gran bella donna, non posso fare altro che sconsigliare il più vivamente possibile questa pellicola totalmente inutile!

Voto: 3

martedì 27 febbraio 2018

Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Phantom Thread
Regia: Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Cast: Daniel Day-Lewis, Lesley Manville, Vicky Krieps, Brian Gleeson, Harriet Sansom Harris, Sue Clark, Joan Brown, Camilla Rutherford, Gina McKee, Lujza Richter, Julia Davis, Nicholas Mander, Philip Franks, Phyllis MacMahon, Silas Carson, Richard Graham, Martin Dew, Jane Perry
Durata: 131 minuti
Genere: Drammatico


Siamo arrivati con fatica alla recensione della penultima pellicola candidata all'Oscar come miglior film - la recensione dell'ultimo arriverà Venerdì, il giorno dopo la sua uscita nelle sale e il film ho comunque avuto già modo di vederlo - che è quella dell'ultimo lavoro di Paul Thomas Anderson che sancisce il ritiro dalle scene di Daniel Day Lewis, fino ad ora l'unico attore in grado di vincere tre Oscar come miglior attore protagonista, con tanto di candidatura anche per quest'anno. Il mio rapporto con il cinema di Paul Thomas Anderson è decisamente strano: innanzitutto mi mancano i suoi primi tre film, "Magnolia" compreso a cui potrei dedicare un episodio di una rubrica che voglio inaugurare a breve, ho visto "Il petroliere" non senza difficoltà e poi ho iniziato a seguirlo in maniera costante dopo "The Master". Non che ci voglia molto a seguire un regista come Paul Thomas Anderson costantemente, dato che ha fatto uscire solamente tre film negli ultimi sei anni, è più difficile sicuramente seguire il suo credo cinematografico, che, come ho appunto avuto modo di vedere in "The Master" e nel suo successivo "Vizio di forma", non credo sia di facile fruizione, essendo il suo modo di fare cinema piuttosto intricato, con gli eventi che non sempre seguono una logica lineare. Nonostante questo trovo che dal punto di vista tecnico sia uno dei migliori in circolazione e il suo stile è sempre riconoscibile in ogni suo film.
"Il filo nascosto" parla del famoso stilista Reynolds Woodcock, interpretato da Daniel Day Lewis, che nella Londra del dopoguerra domina da tempo la scena della moda britannica lavorando con la sorella Cyril, interpretata da Lesley Manville. Una vita e una carriera pianificate a puntino che vengono però stravolte dall'arrivo di Alma, interpretata da Vicky Krieps, della quale il protagonista si innamorerà profondamente. Nel godere di quella che a suo dire sarà l'ultima performance di Daniel Day Lewis, non si può non inchinarsi per l'ennesima volta di fronte alla sua bravura e alla sua capacità di diventare per davvero il personaggio che interpreta, considerazione che appare banale per un attore, ma solo i migliori sanno farlo come lo fa lui. E potrebbe sembrare banale anche soffermarsi su quanto Paul Thomas Anderson sia un vero maestro dietro la macchina da presa, con le sue inquadrature che accompagnano in ogni momento la bellezza stilistica di questo film e la bellezza della storia d'amore che si va a creare tra i due protagonisti.
Ad interessare fortemente nel corso di questo film è il modo in cui il personaggio di Reynolds Woodcock evolve nel corso della pellicola, da uomo inarrivabile nell'ambito della moda, presentato come il migliore della sua epoca, dal carattere duro e superbo, a persona in grado di mostrare grandi fragilità nel momento in cui si innamorerà di Alma. Il rapporto con lei è narrato per gradi e la loro storia, con lei che è una donna forte che entrerà pian piano nella vita del protagonista, per poi diventarne una componente fondamentale e quasi centrale, con il passare del tempo, diventando per lui una sorta di musa ispiratrice, la prima in grado, tra l'altro, di instaurare con lo stilista un rapporto anche solo di amicizia, dato che le precedenti muse erano sempre trattate con distacco e professionalità.
In un film che convince per quanto riguarda la sua bellezza stilistica e le interpretazioni dei suoi protagonisti, io ci metto comunque una piccola riserva, che per quanto mi riguarda con Paul Thomas Anderson non manca mai, motivo per cui ancora non sono riuscito veramente ad entrare del tutto nella sua maniera di fare cinema. La gestione del ritmo della narrazione, che si prende i suoi tempi dall'inizio alla fine della pellicola, alla lunga può rendersi faticosa, soprattutto se non si riesce del tutto a sentirsi parte del mondo in cui vivono i protagonisti. "Il filo nascosto" rimane comunque senza ombra di dubbio un film consigliatissimo, fosse anche solo per i suoi pregi, infinitamente superiori ai difetti che io ci ho visto e che probabilmente molti altri invece riterranno essere ulteriori pregi.

Voto: 7,5

lunedì 26 febbraio 2018

The Disaster Artist di James Franco (2017)

USA 2017
Titolo Originale: The Disaster Artist
Regia: James Franco
Sceneggiatura: Scott Neustadter, Michael H. Weber
Cast: James Franco, Dave Franco, Seth Rogen, Josh Hutcherson, Zac Efron, Ari Graynor, Jacki Weaver, Hannibal Buress, Andrew Santino, June Diane Raphael, Nathan Fielder, Alison Brie, Sharon Stone, Melanie Griffith, Megan Mullally, Kate Upton, Dylan Minnette, Paul Scheer, Jason Mantzoukas, Zoey Deutch, Sugar Lyn Beard, Christopher Mintz-Plasse, Jason Mitchell, Judd Apatow, Bryan Cranston
Durata: 98 minuti
Genere: Commedia, Biografico


C'è stato un periodo nella storia del cinema in cui i film brutti, grazie soprattutto al passaparola, diventavano dei veri e propri cult, ottenendo un successo insperato nonostante la critica e il botteghino li distruggesse sistematicamente. L'Italia, ad esempio, ha una grandissima tradizione di B-Movies come l'intera saga del Monnezza interpretato da Thomas Milian - sono quel tipo di film in cui io non è che ci trovi moltissimo, ma quando mi capita di vederli alla fine non mi fanno così schifo -, film praticamente ignorati dalla critica ma apprezzatissimi dal pubblico italiano tanto che ora sono considerati dei veri e propri cult. Negli ultimi tempi la saga di "Sharknado" sta avendo lo stesso effetto sul pubblico, con gli appassionati che aspettano il periodo estivo anche per l'ormai puntuale uscita del nuovo capitolo della saga e quando arriverà il sesto io farò i salti di gioia. A realizzare però un film basato sulla vita di un regista di film brutti ci aveva già pensato Tim Burton con "Ed Wood", con il regista interpretato da Johnny Depp e Martin Landau ad interpretare Bela Lugosi in una storia che parlava della lavorazione del film "Plan 9 From Outer Space", e ora ci si mette anche James Franco, qui nella doppia veste di regista e protagonista, nel parlarci della realizzazione di uno dei film peggiori della storia del cinema per i critici, "The Room" di Tommy Wiseau.
Lo stesso Wiseau è uno di quei personaggi su cui potrebbe risultare particolarmente difficile fare un film: di lui non si sa praticamente nulla, nemmeno il suo vero nome, dato che non gli è mai piaciuto parlare di sè in pubblico, e di ciò che sappiamo ne siamo venuti a conoscenza solamente grazie al romanzo omonimo scritto da Greg Sestero, suo compagno di merende all'epoca della realizzazione di "The Room". Il film in questione, che vede James Franco nei panni di Tommy Wiseau e suo fratello Dave Franco nei panni di Greg Sestero, ci racconta in un modo del tutto originale come i due si sono conosciuti e come sia nata l'idea di realizzare il "Quarto Potere dei film brutti" come lo definirono i critici all'epoca della sua uscita nei cinema. Wiseau qui ci viene presentato come un personaggio stravagante, appassionato di recitazione, ma senza un particolare talento in questa disciplina, che non solo comincia a coltivare una profonda amicizia con Greg, mente anche palesemente in pubblico riguardo le sue origini con il suo accento est-europeo che smentisce il suo proclamarsi di New Orleans e con un patrimonio a disposizione per la realizzazione del suo film che non si sa bene da dove sia fruttato. Che sia stato per caso un qualche trucco in stile GTA?
Per tutta la sua durata "The Disaster Artist" riesce a spiazzare abbastanza lo spettatore: è una commedia con moltissimi elementi tragicomici, ma riesce al contempo ad essere profonda nel narrare la passione per il cinema dei due protagonisti; ci presenta un protagonista stravagante ed enigmatico, che a leggere la sua storia e a vedere il suo film - chissà se ne avrò mai il coraggio - potrebbe apparire ridicolo, riuscendo però a non farlo diventare una macchietta tanto che non viene quasi mai spontaneo ridere di lui. Insomma, in tutto e per tutto la pellicola risulta originale e molto molto particolare, per nulla convenzionale nè nella realizzazione nè nei contenuti. E James Franco riesce sia dietro, ottima la sua regia e anche la fotografia che nei colori piuttosto pallidi ricalca molto quella di "The Room", sia davanti alla macchina da presa, sembrando veramente tagliato dal sarto per questo ruolo, ad essere convincente, assieme a tutto il resto del cast con comprimari di assoluto livello come Seth Rogen e Josh Hutcherson e cameo altrettanto interessanti come quello di Bryan Cranston nei panni di se stesso all'epoca in cui interpretava Hal in "Malcolm" o quello di Alison Brie.
"The Disaster Artist" risulta dunque essere un film interessantissimo e realizzato con tutti i crismi del caso sia a livello tecnico sia dal punto di vista delle interpretazioni. Al termine della visione però, non so bene spiegare il perchè, nè tanto meno che cosa mi abbia dato tale sensazione, mi sono sentito come se qualcosa, nella narrazione, non mi avesse convinto, non mi avesse coinvolto come avrei sperato prima di affrontare la visione di questo film. Probabilmente rimarrò ancora molto tempo con questo dubbio, rimane però il fatto che consigliare la visione di questo film è praticamente d'obbligo, soprattutto per conoscere la storia di un uomo con zero talento, ma tanta passione per ciò che faceva.

Voto: 7,5

domenica 25 febbraio 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #7 - Ready Player One

Ormai ci siamo tutti un po' abituati alla tradizione domenicale dei trailer e oggi si parla di un film di un grande regista. O meglio di un grande regista con cui negli ultimi anni sto un po' litigando, soprattutto alla luce del suo ultimo film uscito in Italia, "The Post", che mi ha abbastanza deluso.



La mia opinione: È abbastanza raro che un regista faccia uscire due film nel corso della stessa annata, ma siccome qui in Italia i film in lizza per gli Oscar escono ad inizio anno, mentre negli Stati Uniti devono per forza essere usciti entro la fine dell'anno precedente, è una cosa che può accadere. Soprattutto quando i due film hanno un appeal sul pubblico diametralmente opposto: il primo, "The Post", che attira maggiormente gli appassionati di cinema e quelli che seguono con interesse gli Oscar, mentre il secondo che invece vuole accaparrarsi i favori del più grande pubblico possibile, strizzando un po' l'occhio anche ai più giovani. Il trailer è ottimo, anticipa il giusto sul film e non dice molto, fa semplicemente venire l'acquolina in bocca - sarà poi il film a dirci se le scene migliori erano tutte lì - nella speranza che il film abbia qualcosa in più da dirci. Potrebbe essere trattato come un giocattolone, si spera quanto meno sia un bel giocattolone.

venerdì 23 febbraio 2018

The Shape of Water - La forma dell'acqua di Guillermo Del Toro (2017)

USA 2017
Titolo Originale: The Shape of Water
Regia: Guillermo Del Toro
Sceneggiatura: Guillermo Del Toro, Vanessa Taylor
Cast: Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg, Octavia Spencer, Nick Searcy, David Hewlett, Lauren Lee Smith, Morgan Kelly
Durata: 119 minuti
Genere: Fantastico, Drammatico


Sono ormai mesi, più o meno da Settembre quando il film ha vinto il Leone d'Oro all'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, che attendo questo ultimo lavoro di Guillermo Del Toro, talentuosissimo regista messicano che nella sua carriera è stato in grado di spaziare tra diversi generi cinematografici quasi sempre con buoni risultati. Nel suo palmares abbiamo il miglior cinecomic della storia "Blade 2", il secondo miglior cinecomic della storia "Hellboy", ma anche lavori fantasy come "Il labirinto del fauno" o fiabe horror come "Crimson Peak", suo penultimo film in ordine cronologico. Tutti film - anche se a "Il labirinto del fauno" dedicherò un episodio di una rubrica che ho in mente e che inizierà dopo la notte degli Oscar - che mi sono piaciuti e che il pubblico ha, mediamente, sempre ben accolto. Essendo però Guillermo Del Toro un regista non proprio popolarissimo - il pubblico conosce i suoi film, ma non sono mai un grandissimo successo -, conosciuto ed apprezzato più che altro dagli appassionati nonostante i suoi film siano su più livelli fruibili da chiunque, su questo suo ultimo film, arrivato nei cinema italiani nella settimana di San Valentino - quella in cui io sorseggiavo whisky a casa e giravo tirando i sassi alle coppiette chiedendomi perchè debbano essere così felici - non a caso, avevo un hype clamoroso.
Siamo nel 1962, a Baltimora. Elisa, interpretata dalla candidata all'Oscar come miglior attrice Sally Hawkins, è una donna affetta da mutismo che lavora come addetta alle pulizie in un laboratorio governativo in cui si fanno esperimenti per contrastare la potenza della Russia. Ha due soli amici, la collega Zelda, interpretata da Octavia Spencer, e Giles, l'inquilino gay interpretato da Richard Jenkins. La vita di Elisa cambia drasticamente quando al laboratorio viene portata una cisterna contenente una creatura dall'aspetto umanoide catturata nei pressi dell'Amazzonia, con la quale la donna riesce a comunicare tramite il linguaggio dei segni e la cui custodia nel laboratorio è stata affidata al colonnello Strickland, interpretato da un immenso Michael Shannon, che riceve presto l'ordine di vivisezionarlo per condurre degli esperimenti per ottenere informazioni preziose per la corsa allo spazio.
Con questo suo film il regista Guillermo Del Toro mostra al mondo in maniera definitiva, se mai ce ne fosse stato bisogno, di quale pasta sia fatto. "The Shape of Water" è una pellicola che prende a piene mani riferimenti dal grande classico del cinema horror-fantascientifico "Il mostro della Laguna Nera", al quale chiaramente si ispira sia nel ritrarre la sua creatura anfibia sia per quel che riguarda il rapporto che la protagonista instaura con essa. Il tutto però è intriso del tipico stile di Del Toro, che riesce da questa vicenda a creare una storia d'amore ce si palesa essere tale solo dopo un certo punto della visione, quando il film ha davanti a sè i binari del thriller di spionaggio e del film sentimentale e decide di percorrere la via del secondo vincendo in maniera clamorosa la sua scommessa. Funzionano anche a meraviglia l'ambientazione e le scenografie, si respirano durante tutta la durata della pellicola le atmosfere degli anni '60, soprattutto per quel che riguarda il contesto della Guerra Fredda. Splendida la delicatezza con cui viene narrata la vicenda, splendida anche la colonna sonora, che fa in maniera egregia il suo lavoro di commento musicale al film, essendo delicata ed avvolgente, con le note che la compongono che rimangono in testa anche nei giorni successivi.
Dal punto di vista recitativo poi "The Shape of Water" sta seriamente una spanna sopra ad altri lavori visti in questa annata. Sally Hawkins nell'interpretare una donna affetta da mutismo, riesce a dare al suo personaggio una gamma di espressioni elevatissima, quasi a dimostrare che il suo personaggio non ha proprio bisogno della parola per trasmettere delle emozioni agli spettatori. È espressivo al massimo anche Doug Jones, che è l'uomo che sta dietro alla creatura, mentre un'altra performance enorme è quella offerta da Richard Jenkins, in grado di catturare l'attenzione su di sè ogni volta che si trova in scena. Pazzesco poi Michael Shannon, che qui riesce, se mai ci fosse il bisogno di una sua conferma, a rendere il personaggio al meglio delle sue possibilità, facendosi odiare e disprezzare praticamente per tutta la durata della pellicola. Candidato a tredici premi Oscar, "The Shape of Water" rischia, già ora che siamo al 23 Febbraio, di rientrate tra i migliori film dell'anno.

Voto: 9

giovedì 22 febbraio 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Eccoci giunti ad un nuovo weekend cinematografico nel quale stiamo quasi per tirare le fila per quel che riguarda le uscite che precedono la notte degli Oscar. Come al solito saranno tutte commentate in base ai miei pregiudizi, sperando che questa settimana possiamo vederne delle belle!


Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson


Il mio rapporto con Paul Thomas Anderson come regista non è certo dei più idilliaci: finora mi sono più o meno piaciuti tutti i suoi film che ho visto, ma ancora non ho trovato quella chiave che mi possa permettere di amarlo come fanno in molti e con il suo ultimo film "Vizio di forma" mi ha confermato che trovare una chiave nei suoi film è parecchio difficile. Vedremo come se la sarà cavata con Daniel Day Lewis, anche candidato all'Oscar come miglior attore, in questo biopic ambientato negli anni '50.

La mia aspettativa: 7/10


The Disaster Artist di James Franco


Film che ho già avuto modo di vedere e del quale parlerò a breve. Uno dei film più defraudati dall'Academy in seguito alle accuse a James Franco di molestie sessuali. Un James Franco che avrebbe anche meritato di combattere con Gary Oldman per l'Oscar come miglior attore, mentre invece il film si è beccato una sola nomination.


La vedova Winchester di Michael Spierig, Peter Spierig

Un nuovo horror arriva nei cinema e ve ne avevo già parlato un paio di settimane fa nella rubrica sui trailer. I fratelli Spierig come registi trovo che siano molto validi e hanno avuto in mano pochi anni fa un gioiellino come "Predestination", per poi ributtarsi nella saga di "Saw" con "Saw: Legacy" con risultati non certo interessanti. La pellicola in questione sembra essere migliore rispetto allo standard in cui è finito il mio genere cinematografico preferito, o quanto meno ci spero.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Belle e Sebastien - Amici per sempre: Ma la saga ancora prosegue? Ebbasta!
Figlia mia: Film italiano dal sapore autoriale che difficilmente vedrà la luce di molte sale e gli occhi puntati addosso di molti spettatori. E i miei penso nemmeno.
Omicidio al Cairoe: Thriller poliziesco svedese che potrebbe rivelarsi come una delle sorprese più interessanti di questa settimana.
Sconnessi: La solita commedia pippone italiana sulla tecnologia? Potrebbe essere, ma il cast, Fabrizio Bentivoglio a parte che fatico a digerire, solitamente mi dà momenti piacevoli nei suoi film. Potrebbe anche meritarsi una visioncina disimpegnata.

mercoledì 21 febbraio 2018

Orphan Black - Stagione 5

Orphan Black
(serie TV, stagione 5)
Episodi: 10
Creatore: Graeme Manson, John Fawcett
Rete Americana: Space, BBC America
Rete Italiana: Netflix
Cast: Tatiana Maslany, Kevin Hanchard, Maria Doyle Kennedy, Evelyne Brochu
Genere: Fantascienza, Azione


Il 2017 è stato un anno che ha visto terminare molte serie TV che stavo seguendo e con le quali avevo anche un buon rapporto come spettatore: escludendo le cancellazioni improvvise ed inaspettate, la prima della lista è stata "Bates Motel", che ha chiuso nel modo più degno possibile, anche se ho mostrato qualche riserva verso l'intera ultima stagione; la seconda è stata "Halt and Catch Fire", che invece è stata ottima come sempre; la terza - anche se in realtà è stata mandata in onda prima, ma io ho finito di vederla solo pochi giorni fa - è stata "Orphan Black", la serie sui cloni con Tatiana Maslany che interpreta all'incirca un migliaio di personaggi, valsale poi un meritatissimo Emmy come migliore attrice, mi pare nel 2016. Con "Orphan Black" il mio rapporto è stato decisamente strano: la prima e la seconda stagione mi ricordo di averle recuperate a ridosso dell'uscita della terza e mi erano piaciute parecchio, la terza stagione calava abbastanza di colpi ma ancora si manteneva su buoni livelli, la quarta aveva cominciato a diventare incomprensibile e parecchio complessa da seguire. Come sarà andata con la quinta?
Il trend che avevo visto nelle ultime due stagioni è stato purtroppo rispettato, con i creatori della serie che a un certo punto devono aver deciso di mettersi a tavolino e dire "ok, da oggi in questa serie succederanno cose, compariranno personaggi e a noi che cazzo ce ne fotte di spiegare o di far capire allo spettatore chi essi siano e perchè stiano accadendo certe cose". Ammetto dunque di aver dovuto tenere duro con la mia testa: sarebbe stato una specie di disonore mollare una serie seguita per cinque anni ad una manciata di episodi dalla sua conclusione, ma a lunghi tratti ci ho anche pensato di mollare baracca e burattini a ridosso della risoluzione finale. E per ben otto episodi questa quinta stagione di "Orphan Black" è stata forse quella peggio gestita in assoluto, sia in termini di sceneggiatura, sia per quel che riguarda l'interazione tra i diversi personaggi interpretati da Tatiana Maslany, che nelle prime due stagioni era stato il grosso punto di forza della serie, sia a livello emozionale, sia a livello recitativo. A risentirne, nel marasma generale che si è creato, è stato paradossalmente anche il ritmo della narrazione, alla cui velocità e coerenza delle prime stagioni si è sostituita una certa lentezza ed è assurdo che ciò accada proprio quando gli sceneggiatori iniziano a non spiegare e a non far capire più che cosa stia succedendo.
Otto episodi in cui la fatica e la stanchezza si fanno sentire alla grande aprono però la strada ai due episodi conclusivi, in cui il livello si riporta su standard accettabili e in cui, ed era anche ora, si capisce finalmente cosa stia succedendo. Due episodi in cui la componente più action della serie prende il sopravvento e la sconfitta del nemico neoluzionista diventa l'unico obiettivo e in cui i cloni tornano ad interagire tra di loro come si deve, soprattutto Helena e Sarah. Non bastano però il buon penultimo episodio e il buonissimo series finale, emozionante e scritto benissimo - sarebbe stato scellerato sprecare anche l'occasione di chiudere per bene -, a risollevare il mio giudizio su una stagione che mi è parsa stanca e senza idee e di certo non si sbatte troppo per non confonderle nemmeno allo spettatore. Il ricordo delle prime due stagioni è dunque la cosa migliore che conservo su questa serie, quando però all'effetto sorpresa si è dovuta sostituire una solida sceneggiatura per "Orphan Black" sono arrivati un po' i dolori.

Voto alla quinta stagione: 5
Voto al series finale: 7+
Voto alla serie: 6,5

martedì 20 febbraio 2018

Fabrizio De Andrè - Principe Libero di Luca Facchini (2018)

Italia 2018
Titolo Originale: Fabrizio De Andrè - Principe Libero
Regia: Luca Facchini
Sceneggiatura: Francesca Serafini, Giordano Meacci
Cast: Luca Marinelli, Valentina Bellè, Ennio Fantastichini, Elena Radonicich, Davide Iacopini, Tommaso Ragno, Gianluca Gobbi, Matteo Martari, Anna Ferruzzo, Lorenzo Gioielli, Orsetta De Rossi, Orietta Notari, Ciro Esposito
Durata: 193 minuti
Genere: Biografico


La musica di Fabrizio De Andrè è considerata come uno dei più grandi patrimoni musicali dell'Italia nella seconda metà del ventesimo secolo. Tutti conoscono almeno una canzone di De Andrè a meno che non abbiano vissuto in una campana di vetro, ma purtroppo il cantante non sembra aver attecchito moltissimo sulle nuove generazioni. Personalmente non sono un fan della sua produzione musicale, ne conosco solamente una piccola parte - principalmente le canzoni più famose - e non è che quando ne ho l'occasione mi metto ad ascoltare la sua musica di mia spontanea volontà, anzi, solitamente ascolto tutt'altro genere. Quando però mi capita in maniera casuale di sentire un suo brano ne rimango sempre particolarmente ammaliato, apprezzandone la sua profondità vocale e soprattutto la profondità poetica dei suoi testi, dato che a livello strettamente musicale le sue canzoni erano piuttosto semplici, quasi scarne a livello strumentale e in grado di assumere valore appunto grazie ai testi. L'idea di vedere un film su Fabrizio De Andrè interpretato da Luca Marinelli mi aveva sfiorato quando ho saputo dell'uscita nei cinema, per soli due giorni, di "Fabrizio De Andrè - Principe Libero", che però purtroppo non sono riuscito a vedere in sala. Sono però stato confortato dalla notizia della messa in onda, in due puntate, del film su Rai Uno, per vedere il quale ho anche rinunciato a vedere l'andata degli ottavi di finale di Champions' League tra Juventus e Tottenham e forse ho fatto anche bene.
Non ho mai nascosto, soprattutto dopo la sua esplosione artistica negli ultimi anni, di avere una certa predilezione per la recitazione di Luca Marinelli, attore che finora abbiamo visto in pochi film italiani e alle prese con personaggi sempre diversi. Al suo primo biopic gli viene richiesto uno dei compiti più difficili, ovvero quello di vestire i panni di uno degli artisti più apprezzati della musica italiana, andatosene troppo presto e mai dimenticato dal suo pubblico. Un compito difficile a cui però si doveva dare la giusta fiducia, soprattutto per quel che riguarda la componente musicale, che in un film su De Andrè sarebbe stata ovviamente preponderante, dato che Marinelli ha già dato a più riprese dimostrazione non solo di essere bravo a cantare, ma anche di saper reinterpretare a suo modo le canzoni che sta cantando, vedi ad esempio la scena di "Un'emozione da poco" in "Lo chiamavano Jeeg Robot". Un Marinelli che è stato anche criticato, in questo film, per non essere riuscito a dare al personaggio il tipico accento genovese, con il personaggio di De Andrè che mantiene per tutto il film una leggera inflessione romanesca sulla quale va bene la critica estemporanea e la piccola lamentela, ma giudicare il film solo per un dettaglio così insignificante mi pare un po' troppo eccessivo non credete? E mentre Marinelli reinterpreta alla perfezione "Il pescatore" con il riarrangiamento della PFM la gente si lamenta del suo accento, allora siete tutti dei grandi idioti che non sapete godervi una delle scene più emozionanti, coinvolgenti e meglio girate dell'intero film per lamentarvi della parlata dell'attore.
Dal punto di vista cinematografico, anche se in realtà il film nasce appositamente per essere mandato in TV e l'evento al cinema è stato un evento speciale, "Fabrizio De Andrè - Principe Libero" ha sicuramente dei difetti e sarebbe un film dimenticabilissimo se non fosse per l'appunto un film su De Andrè e se gli interpreti non si fossero comportati in maniera egregia. Innanzitutto la pellicola mette insieme gli eventi estrapolandoli un bel po' dal contesto sociale in cui si stanno svolgendo, ci viene presentata la figura di De Andrè sia nel suo processo artistico, sia nel rapporto con gli amici Paolo Villaggio - che vorrei tanto sapere dove hanno trovato Gianluca Gobbi per interpretarlo perchè ne è un fottutissimo clone. O magari Villaggio è rinato in lui e non ce ne siamo accorti - e Luigi Tenco, sia in quello con la prima moglie Enrica Rignon, interpretata da Elena Radonicich, che in quello con la seconda Dori Ghezzi, interpretata da una Valentina Bellè sempre più bona. E' però interessante il rapporto che ci viene mostrato tra De Andrè e i suoi demoni interiori, dando allo spettatore un De Andrè alcolista e accanito fumatore, apparentemente non in grado di essere completamente felice, in cui il processo creativo deve fare i conti continuamente con il suo carattere maledetto.
Il problema del film, per quanto riguarda la mia opinione, sta nel fatto di approfondire poco la contestualizzazione sociale e storica di alcuni eventi della sua vita per concentrarsi maggiormente sulla sua storia d'amore con Dori Ghezzi e dando decisamente troppo spazio alla parte sul rapimento, secondo me gestito piuttosto male a livello di sceneggiatura, dato che poi gli eventi successivi vengono tutti trattati in maniera molto molto sbrigativa - insomma, il sequestro è avvenuto nel 1979 e poi nel giro di pochissimi minuti ci troviamo alla morte del padre e al matrimonio avvenuto nel 1989. E al matrimonio non viene per niente accennata la presenza di Beppe Grillo come testimone, chissà come l'avranno presa i grilloboys o i fan di Giggino -. Per non parlare poi della scena finale che secondo me è, cinematograficamente sbagliatissima, con tutti gli attori che si ritrovano in un teatro a guardare l'ultima esibizione live di De Andrè della canzone "Bocca di rosa" e qui quelli di Rai Uno sono stati dei grandissimi [mettete un insulto a caso che io li ho già usati tutti] nel tagliare i titoli di coda e di conseguenza anche la canzone. Difetti a cui però sono stato disposto a passare sopra, con un film che fonda tutta la sua bellezza nelle interpretazioni dei protagonisti, con Marinelli immedesimatosi in maniera pazzesca nel personaggio senza però volerlo a tutti i costi imitare, e nel modo in cui vengono riproposte, nel corso della visione, le canzoni più rappresentative del repertorio dell'artista.

Voto: 7

lunedì 19 febbraio 2018

Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino (2017)

Italia, Francia, Brasile, USA
Titolo Originale: Call Me by Your Name
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: James Ivory
Cast: Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois
Durata: 130 minuti
Genere: Drammatico


Ci siamo quasi, i recuperi dedicati ai nove candidati all'Oscar come miglior film stanno quasi per finire e nel momento in cui scrivo mancano solamente tre film all'appello, di cui sicuramente si parlerà nel corso dei prossimi giorni prima del 4 Marzo. Perchè ovviamente il 4 Marzo le elezioni parlamentari passeranno in secondo piano, saranno gli Oscar la vera cosa importante - no, non è vero, anche perchè sarò impegnato ai seggi, però almeno si stempera un po' la tensione -. Inorgoglisce il fatto che tra i nominati ci sia un film tutto italiano, ma girato in lingua inglese. Nominato non solo nella categoria principale, ma anche in altre tre: miglior attore a Timothée Chalamet, miglior sceneggiatura non originale e miglior canzone a Sufjan Stevens per "Mystery of Love". Un film che ha subito fatto parlare di sè sulla rete e da parte della critica che però in Italia, da parte del pubblico ordinario, sembra essere passato colpevolmente abbastanza in sordina tant'è che clamorosamente riguardo a questa pellicola non si sono sentite nemmeno cazzate da parte del buon Mario Adinolfi - sappiate che la maggior parte delle volte che dico introduco un nome con "buon" è perchè questa persona mi sta immensamente sui coglioni e il buon Mario Adinolfi ne è un esempio lampante -.
Bisogna mettere subito in chiaro una cosa: "Chiamami col tuo nome", quinto film da regista di Luca Guadagnino, ci è stato anticipato come il racconto di una storia d'amore omosessuale tra Elio, interpretato da Timothée Chalamet, e Oliver, interpretato da Armie Hammer, studente ventiquattrenne che va a vivere per un certo periodo con la famiglia di Elio. Chi racconta la trama di "Chiamami col tuo nome" mette al centro l'aspetto "omosessuale" della vicenda, quando in realtà, vedendo il film, si capisce subito che i contenuti della pellicola non si possono ridurre in maniera così semplicistica alla sola storia d'amore tra due uomini. Innanzitutto mi piace pensare che il film parli d'amore, non di amore omosessuale o eterosessuale o pansessuale o qualsiasicosasessuale. Ma semplicemente d'amore, evidenziando benissimo come il personaggio di Elio stia vivendo un qualcosa di travolgente e in cui io, ma penso chiunque altro, da eterosessuale mi ci sono anche trovato. Ne viene messa al centro la bellezza dell'amore, le fasi dell'innamoramento di Elio verso Oliver, la sofferenza, la fatica. Tutte cose che anche un eterosessuale vive e che proprio per questo mi pare abbastanza riduttivo pensare che "Chiamami col tuo nome" possa essere un manifesto dell'amore omosessuale, quanto più che altro un ottimo manifesto d'amore.
Un manifesto sull'amore, quello che porta in scena Luca Guadagnino, in cui gli interpreti vengono messi al centro della vicenda e sono fondamentali per la sua buona riuscita: Timothée Chalamet dà l'impressione di essere un talento naturale della recitazione, magari ancora un po' grezzo, magari col passare del tempo si perderà per strada, però è innegabile che ci potrebbe dare grosse soddisfazioni in futuro, mentre anche Armie Hammer, che normalmente non mi fa impazzire si comporta benissimo. Sono anche i contenuti della storia ad essere importanti e pieni di significato, in quanto il personaggio di Elio vive non solo una bella storia d'amore, ma cresce anche come persona e il dialogo finale con il padre è una di quelle cose che potrebbe farmi tornare un po' di fiducia nel genere umano. Ed è strano che un mezzo orso come me riesca ad apprezzare e ad emozionarsi con una storia del genere, di cui ammetto di aver avuto anche un po' di paura prima di approcciarmi: si sa che l'aspettativa è una brutta bestia e qui non era nemmeno così alta, visto quanto il film è stato pompato oltreoceano.
Il regista Guadagnino mette tutto se stesso in questo film, la relazione tra i due protagonisti viene raccontata pian piano, senza alcuna fretta, senza voglia di stupire subito e a tutti i costi. La loro storia ci viene mostrata con delicatezza e con uno stile registico davvero sopraffino, in grado di far entrare lo spettatore nella storia sia per quanto riguarda l'empatia con i protagonisti, sia per quel che riguarda la fotografia, che ci mostra paesaggi italiani di straordinaria bellezza di cui molto spesso non ci accorgiamo. "Chiamami col tuo nome" è dunque un bel film, riuscito sotto ogni punto di vista che fa anche pensare a come si dovrebbe realizzare cinematograficamente parlando una storia di questo tipo, ovvero nella maniera più semplice possibile. Ed è forse per questo che nessuno ci ha mai pensato prima.

Voto: 8,5

domenica 18 febbraio 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #6 - Solo: A Star Wars Story

Sesto episodio con la rubrica sui trailer ed eccoci qui a parlare di uno dei trailer più discussi dopo la notte del Super Bowl, che notoriamente viene utilizzata anche come enorme vetrina per presentare i trailer di grandi film in uscita.



La mia opinione: Non si avevano informazioni su questo film. Molti speculavano sul fatto che probabilmente lo avrebbero spostato a Dicembre, per mantenere un anno di distanza da "Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi", alcuni addirittura pensavano che la Disney stesse in qualche modo odorando un potenziale flop e fosse in procinto di cancellare lo spin-off su Han Solo, uno dei personaggi più amati dell'universo creato da George Lucas. Ecco le persone che pensavano ad un potenziale flop secondo me hanno le scimmie nel cervello: i fan trentennali di "Star Wars", ma anche quelli un po' meno stagionati, aspettano da anni un film su Han Solo e si bagnano al solo pensiero, in quale modo sarebbe potuto essere un flop? Il trailer poi è bellissimo, sembra esserci ben ritratto lo spirito del protagonista e i suoi tratti caratteriali principali. Pare che una data papabile per l'uscita sia intorno alla fine di Maggio, periodo in cui la Disney avrà in uscita anche "Avengers: Infinity War" e "Deadpool 2" e in cui potrebbe, addirittura, farsi concorrenza da sola. Chiamali stupidi...

sabato 17 febbraio 2018

25 indiscrete domande cinematografiche

Nel ringraziare Giulia del blog "La collezionista di biglietti" per la nomination, rispondo a questa catena fatta per conoscere i gusti di ognuno di noi. 25 domande per conoscere i propri gusti cinematografici ed ecco qui le mie risposte!

1. Il personaggio cinematografico che vorresti essere: Una fatica pazzesca ogni volta rispondere a questa domanda. Per personalità vorrei tanto essere il professor Terence Fletcher interpretato da J. K. Simmons in "Whiplash".

2. Genere che ami e genere che odi: Adoro gli horror, mi subisco anche le peggiori merde pur di vedere un horror, detesto il western.

3. Preferisci i film in lingua originale o doppiati?: Non ho una vera e propria preferenza, sicuramente con quelli doppiati faccio meno fatica, ma guardarli in originale, ogni tanto, mi fa anche piacere.

4. L'ultimo film che hai comprato: Ho fatto partire giusto ieri il preordine del DVD di "Fabrizio De Andrè - Principe libero".

5. Sei mai andato al cinema da solo? Sì e mi piace anche farlo.

6. Cosa ne pensi dei Blu-Ray? Non possiedo un lettore Blu-Ray ma voglio procurarmelo al più presto. Penso però che non abbiano avuto un grosso successo e siano destinati a morire.

7. Che rapporto hai col 3D? Il secondo e ultimo film che ho visto in 3D era una merda e mi ha fatto venire un mal di testa fortissimo.

8. Cosa rende un film uno dei tuoi preferiti? Mi deve emozionare e farmi venire la voglia di guardarlo di nuovo, anche più di una volta.

9. Preferisci vedere i film da solo o in compagnia? Li guardo quasi tutti da solo, praticamente.
10. Ultimo film visto (al cinema oppure no): Fabrizio De Andrè - Principe libero.

11. Un film che fa riflettere: Ce ne sarebbero tantissimi a dire la verità, andando su qualcosa di più recente direi "Her".

12. Un film che fa ridere: A me fa ridere tantissimo "Scary Movie 3", per dire. La mia commedia preferita in assoluto è "Terapia d'urto".

13. Un film che fa piangere: "7 minuti dopo la mezzanotte".

14. Un film orribile: Non citerò un film volutamente orribile visto la scorsa settimana e di cui parlerò anche a breve. Meglio citare uno di quei film che si credono belli: "Bedevil".

15. Un film che non hai visto perché ti sei addormentato: Se mi capita di addormentarmi, recupero la parte mancante, con tutt'altro spirito però. Direi che l'ultimo con cui mi è capitato è stato "Thor: Ragnarok".

16. Un film che non hai visto perché stavi facendo le "cosacce": Ecco una cosa che non mi è mai capitata!

17. Il film più lungo che hai visto: Senza scomodare statistiche o andarmi a cercare la cosa, probabilmente è stato "Balla coi lupi".

18. Un film che ti ha deluso: "The Post", abbastanza.

19. Un film che sai a memoria: "Terapia d'urto", "Shining", i primi quattro film di Aldo, Giovanni e Giacomo, "School of Rock".

20. Un film che hai visto al cinema perché ti hanno trascinato: "Le morti di Ian Stone".

21. Il film più bello tratto da un libro: Ahimè non sono un grande lettore. Tra quelli che ho letto e ho visto anche il film dico però, senza alcun dubbio, "Arancia meccanica".

22. Il film più datato che hai visto: "Nosferatu - Il vampiro", 1922.

23. Miglior Colonna Sonora: "La La Land" quasi senza dubbio, ma anche quelle di "Interstellar" e di "Dunkirk" sono pazzesche.

24. Miglior Saga: Direi "Star Wars", ma non ne sono sicurissimo.

25. Miglior Remake: Di molti remake non ho visto l'originale. Sono indeciso tra "Scarface" di Brian De Palma, remake di "Scarface - Lo sfregiato" del 1932 o "The Departed" di Martin Scorsese, remake di "Infernal Affairs", in cui per me originale e remake sono praticamente alla pari.

E ora, tempo di nominare i (s)fortunati che dovranno partecipare a questa catena e rispondere alle domande!

La bara volante
Pietro Saba World
Stories Books and Movies
Gioco Magazzino
Moz 'o Clock

venerdì 16 febbraio 2018

Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni (2017)

Italia 2017
Titolo Originale: Tutto quello che vuoi
Regia: Francesco Bruni
Sceneggiatura: Francesco Bruni
Cast: Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano, Arturo Bruni, Emanuele Propizio, Riccardo Vitiello, Donatella Finocchiaro, Antonio Gerardi, Raffaella Lebboroni, Andrea Lehotská
Durata: 102 minuti
Genere: Commedia, Drammatico


Casualità vuole che, pochi giorni dopo aver visto "Ella & John", film che parlava della vecchiaia in un modo delicato e coinvolgente, grazie alle proiezioni che organizzo con il Cineforum Vimodrone ho avuto la possibilità di vedere "Tutto quello che vuoi", film italiano uscito nel corso del 2017, terzo lavoro cinematografico del regista Francesco Bruni dopo "Scialla! Stai Sereno" e "Noi 4".
Il film è ambientato a Roma dove Alessandro, interpretato da Andrea Carpenzano, è un ragazzo di ventidue anni che passa le sue giornate con i suoi tre amici, barcamenandosi tra i pomeriggi al bar e qualche piccolo crimine. Accetta, obbligato dal padre, un lavoro come accompagnatore di Giorgio, interpretato da Giuliano Montaldo, anziano poeta di ottantacinque anni affetto dal morbo di Alzheimer. Appartenendo a due mondi completamente diversi i due personaggi avranno modo di conoscersi e di trarre il meglio l'uno dall'altro, con Alessandro che vedrà risvegliarsi il suo interesse verso la cultura e una certa volontà di prendere in mano la sua vita e trovarsi un lavoro stabile, mentre Giorgio avrà modo, prima di morire serenamente, di ritrovare il tesoro da lui sepolto durante la Seconda Guerra Mondiale, grazie anche all'aiuto degli amici di Alessandro che lo accompagneranno nel suo ultimo viaggio terreno.
Ricordo che lo scorso anno, dato che non sempre si può vedere tutto quello che si vuole - ah ah, ho fatto un gioco di parole col titolo... ah ah... no eh!?! -, avevo saltato a piè pari la visione di questa pellicola non per disinteresse, quanto più che altro per indifferenza. Ammetto candidamente quando i miei pregiudizi verso una pellicola sono sbagliati e anzi, quando la cosa accade in senso positivo ne sono anche particolarmente contento, dato che la visione in questione è stata in grado di sorprendermi e di farmi comunque riflettere. Non siamo davanti ad un capolavoro indimenticabile della storia del cinema, siamo però davanti ad un perfetto film da cineforum che, visto in un ambiente in cui al termine del film è possibile confrontarsi, assume ancora più valore. E il film dà tantissimi spunti di discussione, soprattutto per quanto riguarda la sua sceneggiatura e il modo in cui sono scritti i personaggi, poi poco importa se gli attori coinvolti - tanti semi-esordienti - non siano poi il massimo a livello recitativo e se la regia si limita a fare il compitino: se la storia lascia qualcosa allo spettatore allora il film, anche se non eccelso a livello tecnico, merita di essere ricordato.
E quella narrata da "Tutto quello che vuoi" è una storia bella in cui tutti, in qualche modo, guadagnano importanti esperienze di vita: Alessandro e i suoi amici stando di fianco a Giorgio ed aiutandolo ad esaudire un suo grande desiderio troveranno la voglia di vivere, di rendersi utili a chi sta loro intorno, di prendere in mano il proprio futuro, chi riprendendo gli studi, chi cercandosi un lavoro, mentre Giorgio darà loro, indirettamente, questa grande forza, rivivendo anche le esperienze che hanno in qualche modo segnato la sua vita. Una storia bella che sicuramente lascia qualcosa di cui riflettere anche nei giorni successivi alla visione.

Voto: 7+

giovedì 15 febbraio 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo arrivati al weekend di San Valentino e su ciò non voglio fare commenti, dato che il "film di San Valentino" è uscito settimana scorsa. Ci sono però due film interessantissimi: uno per prepararsi agli Academy Awards, il secondo per prepararsi all'uscita di "Avengers: Infinity War" che avverrà tra un paio di mesi. Vediamo però quali saranno i miei commenti pregiudizievoli verso i cinque film in uscita questa settimana!


La forma dell'acqua - The Shape of Water di Guillermo Del Toro


Uno dei grandissimi favoriti per gli Academy Awards, di cui avevo anche parlato nel secondo episodio della mia rubrica sui trailer, in grado di ricevere ben tredici nomination, tra cui quella per miglior film e miglior regia. Inutile dire che è da quando ha vinto il Leone d'oro all'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia che attendo di vedere questo film ed è molto molto facile che mi fiondi al cinema a vederlo già questa sera!

La mia aspettativa: 8/10


Black Panther di Ryan Coogler


Altro film di cui ho parlato nella rubrica sui trailer e che sembra stia passando abbastanza in sordina, anche tra gli appassionati dei cine-comics, forse complice l'uscita particolarmente ravvicinata di "Avengers: Infinity War", che sarà importantissimo per il Marvel Cinematic Universe. Sarà interessante vedere come sarà reso un personaggio che non conosco praticamente per nulla, ma che sembra essere molto importante nell'economia di questo universo cinematografico.

La mia aspettativa: 6,5/10


Le altre uscite della settimana

A casa tutti bene: Il problema che io ho con i film di Gabriele Muccino è che secondo me quello che gli fa i trailer è bravissimo e riesce ad ingannarmi. Poi però quando guardi il film ti accorgi di quale sia il vero problema dei suoi lavori.
San Valentino Stories: Ecco il film di San Valentino che nessuno - lo spero, di sicuro io - vuole vedere.
Hannah: Non so bene perchè, ma quando vedo Charlotte Rampling negli ultimi anni comincio ad annoiarmi già in partenza. Questo film italiano non sembra essere da meno.

mercoledì 14 febbraio 2018

The Post di Steven Spielberg (2017)

USA 2017
Titolo Originale: The Post
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Liz Hannah, Josh Singer
Cast: Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Matthew Rhys, Alison Brie, Carrie Coon, Jesse Plemons, David Cross, Zach Woods, Pat Healy, Jessie Mueller
Durata: 130 minuti
Genere: Biografico, Storico, Drammatico


Prosegue imperterrita la mia corsa verso la visione di tutti i film nominati all'Oscar come miglior film - e scusate la ripetizione fatta proprio così, pronti via - e a sole due settimane e mezzo dalla premiazione mancano alla mia lista solamente tre titoli, uno dei quali spero di riuscire a vederlo in questo weekend, mentre un altro verrà commentato su questo blog tra pochissimi giorni. Tra le nove pellicole candidate al massimo alloro in questa annata figura anche un nome grosso della regia, che negli ultimi anni, più o meno da quando ha iniziato ad alternare in maniera anche intelligente cinema impegnato con film come "Lincoln" o "Il ponte delle spie" a puro divertissement come "Il GGG - Il grande gigante gentile" o come "Ready Player One", sua prossima uscita tra nemmeno un paio di mesi, una nomination nella categoria regina degli Academy Awards se la è sempre beccata. Poi non ha mai vinto il premio principe, ma sia con "Lincoln" sia con "Il ponte delle spie" sono stati premiati gli attori: nel primo il protagonista Daniel Day Lewis, mentre nel secondo il non protagonista Mark Rylance e speriamo che quest'anno non si palesi uno dei miei più grandi incubi dal punto delle premiazioni agli attori: ebbene sì, come una tassa, un fardello che pende sui giudici degli Oscar, anche quest'anno Meryl Streep si è beccata la nomination mannaggia a lei, che io capisco pure che sia bravissima, ma questi c'hanno talmente voglia di nominarla che se passasse un film intero a scatarrare sul microfono o a muoversi la dentiera con la lingua davanti alla telecamera la nominerebbero lo stesso.
Con "The Post" Steven Spielberg decide di parlarci della vicenda della pubblicazione dei cosiddetti Pentagon Papers, documenti segreti del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti pubblicati prima sul New York Times e successivamente sul Washington Post. La protagonista è Katharine Graham, interpretata da una Meryl Streep che per lo meno si guadagna la nomination senza muovere la dentiera con la lingua, ma con un'interpretazione decisamente valida sotto molti punti di vista, che è divenuta proprietaria del Washington Post in seguito alla morte del marito. Nonostante il suo ruolo all'interno dell'azienda Arthur Parsons, membro del consiglio interpretato da Bradley Whitford, e Ben Bradlee, il caporedattore interpretato da Tom Hanks, non tengono sempre in considerazione le decisioni della donna e il secondo in particolare sta indagando a seguito di alcune voci su che cosa abbia intenzione di pubblicare il New York Times: i Pentagon Papers vengono così pubblicati, creando uno scandalo di proporzioni mondiali e proteste in tutto il paese.
Posso dire senza particolari problemi di non avere nulla in contrario rispetto alle ultime produzioni di cinema impegnato del regista: d'altronde lungo tutta la sua carriera Spielberg ci ha abituato ad alternare in maniera intelligentissima il tenore delle sue uscite e anche, perchè no, il tipo di pubblico a cui esser possano venire indirizzate. Dal canto mio sono sempre rimasto affascinato da entrambi i tipi di film del regista, che hanno saputo regalarmi sempre emozioni e occasioni per riflettere. Il problema che ritrovo con il regista sta nel fatto che, per quel che mi riguarda, ha perso mordente, magari non è lui ad essere cambiato, dato che comunque è sempre stato federe ad un certo modo di fare cinema e ad un certo modo di portare in scena i suoi personaggi, magari sono io a vedere con occhi diversi le sue pellicole - sia quelle impegnate sia quelle meno complesse - e a risentire di questa sorta di perdita di originalità da parte di un regista che dal punto di vista tecnico non è arretrato di una virgola rispetto al suo modo di vedere il cinema e che rimane proprio da questo punto di vista ancora un regista ineccepibile.
Eppure in un film come "The Post", che del dialogo fa il suo fondamento e dalle interpretazioni dei suoi protagonisti cerca di trarre il suo punto di forza, non mi ci sono ritrovato proprio: i dialoghi mi sono sembrati fin troppo verbosi e tirati abbastanza al limite, il ritmo ne risente terribilmente e presto, in un film che dura più di due ore, è sopravvenuta una certa sensazione di noia durante la visione. Insomma saremo pure davanti ad un film in cui il regista mette ancora una volta tutto se stesso, in cui la solita Meryl Streep offre una performance buona - ma sarà stata davvero da Oscar o dite tutti che lo è solo perchè si chiama come si chiama? - e nel quale, però, non ci ho trovato, oltre che un'ottima confezione, un'anima vera e propria.

Voto: 6-

martedì 13 febbraio 2018

4 mosche di velluto grigio di Dario Argento (1971)


Italia, Francia 1971
Titolo Originale: 4 mosche di velluto grigio
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento
Cast: Michael Brandon, Mimsy Farmer, Jean-Pierre Marielle, Bud Spencer, Stefano Satta Flores, Marisa Fabbri, Francine Racette, Costanza Spada, Calisto Calisti, Oreste Lionello, Fabrizio Moroni, Aldo Bufi Landi, Tom Felleghy, Guerrino Crivello, Corrado Olmi, Gildo Di Marco, Leopoldo Migliori, Fulvio Mingozzi, Dante Cleri, Pino Patti, Ada Pometti, Jacques Stany, Renzo Marignano
Durata: 102 minuti
Genere: Thriller


Dopo una settimana di pausa - la rubrica in questione non ha scadenza e potrebbe anche andare di pari passo con l'inizio di nuove rubriche, in questo periodo mi pare di avere un sacco di idee, vedremo se riuscirò a portarle avanti tutte! - si ritorna a parlare di Dario Argento, nello speciale a lui dedicato, con la recensione del suo terzo film, anche terzo capitolo della Trilogia degli animali, trilogia antologica composta da "L'uccello dalle piume di cristallo", esordio alla regia per Argento e di gran lunga il migliore dei tre, "Il gatto a nove code", film abbastanza deludente e pasticciato, e appunto "4 mosche di velluto grigio" che arrivò nei cinema italiani nel 1971, pochi mesi dopo l'uscita del capitolo precedente e girato in poco meno di due mesi. A chiusura della Trilogia degli animali, che negli intenti del regista sarebbe dovuta proseguire con "La tigre dai denti a sciabola" cui poi fu cambiato il titolo diventando lo sconosciutissimo "Profondo rosso", si venne a creare, grazie anche al grande successo ottenuto, un vero e proprio filone di film, tutti girati tra il 1971 e il 1977, con il nome di un animale nel titolo, tra cui si segnalano "Non si sevizia un paperino" di Lucio Fulci e "Il gatto dagli occhi di giada" di Antonio Bido.
In "4 mosche di velluto grigio" il protagonista della vicenda è Roberto Tobias, interpretato da Michael Brandon, il batterista di un complesso rock che da qualche tempo pare essere pedinato da un losco figuro. Deciso ad affrontarlo una volta per tutte, una sera, dopo le prove con la sua band, lo segue fino all'interno di un teatro e accidentalmente lo uccide utilizzando lo stesso pugnale impugnato dal suo pedinatore. L'omicidio viene fotografato da una persona mascherata che si trovava sul loggione del teatre, che successivamente inizia a perseguitarlo e a minacciarlo. Dopo alcune minacce e un'aggressione scampata, Roberto decide di confidare la cosa all'amico Diomede, chiamato Dio e interpretato da Bud Spencer, che gli consiglia di rivolgersi a Gianni Arrosio, un investigatore privato interpretato da Jean-Pierre Marielle, per fare luce sulla questione.
In questo terzo lavoro di Dario Argento sono presenti diversi elementi che poi, riutilizzati nel corso di suoi film successivi, soprattutto negli anni '80, faranno la vera e propria fortuna del regista. Il primo è il fatto di essere il suo primo lavoro in cui la colonna sonora presenta brani con influenze progressive rock, con la sola scena iniziale che musicalmente vale da sola la colonna sonora dell'intero film, composta comunque per intero da Ennio Morricone, alla sua terza collaborazione con il regista. Il secondo sta invece nel porre l'attenzione dello spettatore e dunque la risoluzione dell'intero caso su un singolo dettaglio che, una volta riconosciuto come quello fondamentale per scoprire l'assassino, rende le visioni successive totalmente diverse dalla prima - tengo però a sottolineare che questo è uno di quei film del regista che ho recuperato apposta, assieme al prossimo che sarà quello più diverso della sua intera carriera, per scrivere questa rubrica -, utilizzando tra l'altro uno di quegli stratagemmi che poi verranno riutilizzati con scarsi risultati in altri esemplari del cinema horror anche contemporaneo, ovvero l'idea che la retina di un morto contenga l'immagine dell'ultima cosa da lui vista.
Spostando a volte l'attenzione su una dimensione onirica decisamente inquietante, Dario Argento riesce a portare in scena un film decisamente migliore rispetto al precedente anche se ancora a livello di sceneggiatura c'è qualcosa che non quadra - ma se è per quello ci sono cose che non quadrano nemmeno in "Profondo rosso", che però è così bello che chissene frega - e a livello di coinvolgimento e di tensione non siamo nè ai livelli del suo primo lavoro nè a quelli di quei film che faranno la sua fortuna a livello cinematografico negli anni successivi della sua carriera. Rimane però un buon film che mostra ancora una volta la maestria di Dario Argento dietro alla macchina da presa e il suo volere di sperimentare soprattutto a livello narrativo. Saranno poi le sue stesse paure ed ossessioni ad entrare prepotentemente nel suo modo di fare cinema, che qui vediamo ancora in uno stato embrionale attraverso l'utilizzo di una componente onirica sicuramente interessante.

Voto: 7

lunedì 12 febbraio 2018

Ella & John - The Leisure Seeker di Paolo Virzì (2017)

Italia, Francia 2017
Titolo Originale: The Leisure Seeker
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Paolo Virzì
Cast: Helen Mirren, Donald Sutherland, Christian McKay, Janel Moloney, Kirsty Mitchell, Dick Gregory, Gabriella Cila, Robert Pralgo, Dana Ivey
Durata: 112 minuti
Genere: Commedia, Drammatico


Per molti registi italiani si pensa che la consacrazione definitiva arrivi quando fanno il grande salto e girano un film dall'altra parte dell'Oceano, con un cast internazionale - che il più delle volte è americano - e una grande produzione alle spalle. Già Paolo Sorrentino aveva fatto il grande salto ormai sette anni fa con "This Must Be the Place" e poi si presentò a Cannes con "Youth - La giovinezza", poi lo fece anche Matteo Garrone con "Il racconto dei racconti" e sempre quest'anno c'è da andare orgogliosissimi per le nomination ricevute da Luca Guadagnino per il suo "Chiamami col tuo nome", di cui si parlerà a breve. Presentato all'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il grande salto è arrivato anche per Paolo Virzì, che della Toscana aveva fatto una delle sua ambientazioni preferite per i suoi lavori, ma che per "Ella & John - The Leisure Seeker" si sposta sulla costa est degli Stati Uniti, con un road movie geriatrico con protagonisti Donald Sutherland e Helen Mirren, che per questo film si è anche guadagnata una nomination al Golden Globe come miglior attrice in un film commedia o musicale.
Ella Spencer e John Spencer, interpretati dai due attori già citati, sono una coppia di sposi ottantenni che decidono di partire per un ultimo viaggio insieme a bordo del loro vecchio camper, chiamato "The Leisure Seeker". Il loro viaggio, che parte da Boston verso Key West dove i due vogliono visitare la casa di Hemingway, l'autore preferito di John, nasce con l'intento di sfuggire alle cure mediche che li separerebbero nei loro ultimi anni di vita: John infatti è affetto dall'Alzheimer, mentre Ella apparentemente ha un cancro terminale, ma la sua malattia non viene mai menzionata in maniera chiara. Il grande salto per Virzì è dunque servito, ma il suo grande salto, per fortuna, non è per niente paraculo come qualche suo film precedente. A tutti fanno tenerezza due vecchietti innamorati che decidono di partire per un ultimo viaggio insieme dovuto all'incapacità dell'uno e dell'altro di stare separati ed è poi il motivo per cui il regista a questo film decide di dare un tono da commedia: nonostante la malattia li stia per portare via da questo mondo, i due hanno ancora una gran voglia di vivere e dimostrano a lunghi tratti nel corso del film di essere ancora innamorati come nel loro primo giorno.
Nonostante la vicenda venga trattata come una commedia il regista è stato molto bravo a non renderla ridicola e a darle realismo: se Ella risulta essere una chiacchierona spigliata molto ironica verso se stessa il marito, John mostra, nella sua malattia, sia la componente cinematografica - il vecchietto malato di Alzheimer che spesso non ricorda nulla della sua vita o pensa di ritrovarsi indietro di una cinquantina di anni -, che strappa più volte un sorriso, sia quella più terribile della sua malattia. È d'altronde molto facile mettere in un film uno smemorato - scusate per il semplicismo della parola - simpatico proprio perchè il suo cervello non funziona più come prima e che prende sempre con il sorriso tutte quelle volte che gli viene fatto notare che si sta sbagliando. La realtà però è che la malattia in questione è frustrante, sia per chi la subisce sia per chi la vive intorno e puoi essere "fortunato" - il malato in questione ride della sua "sbadatezza" e della sua condizione - oppure molto "sfortunato" - il malato si arrabbia SEMPRE di brutto e diventa aggressivo - (storia vera). Qui John ci mostra entrambe le situazioni e anche Donald Sutherland dal punto di vista recitativo ci mostra decisamente al meglio la cosa.
Alternando dunque momenti che strappano un sorriso ad altri decisamente più tragici, Paolo Virzì riesce a dare a "Ella & John - The Leisure Seeker" una dimensione che calza a pennello in moltissimi dei suoi film, riuscendo a far riflettere lo spettatore sulla vecchiaia e sul modo dei due protagonisti di affrontare la propria malattia. Con una regia piuttosto delicata e alcune inquadrature che a livello di fotografia valgono da sole il prezzo del biglietto - basti pensare alla famosissima scena in cui i due protagonisti si abbracciano in riva al mare, presente nel trailer - Virzì riesce a far suo il grande salto dall'altra parte dell'Oceano. Pur essendo rimasto più impressionato da "La pazza gioia", anche questo lavoro on the road riesce a lasciare il segno nello spettatore e a ritagliarsi uno spazio interessantissimo tra i film usciti in questo inizio di 2018.

Voto: 7,5

domenica 11 febbraio 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #5 - Red Sparrow

Ritorna la rubrica sui trailer e da oggi in poi non penso che serva più scriverne l'introduzione. Oggi si parla di un film in uscita con una delle mie attrici preferite, tra l'altro mia coetanea, qui in veste di spia russa e bomba sexy. Forse potrei morire per un ictus quando vedrò questo film.



La mia opinione: Jennifer Lawrence torna ad essere diretta da Francis Lawrence, il regista che diede lustro e valore alla saga di "Hunger Games" prendendone le redini dal secondo capitolo e innalzandone la qualità. Il regista, che a parte quei film viene ricordato per i bruttini "Constantine" e "Io sono leggenda", a giudicare dal trailer sembra aver messo in piedi un buon lavoro, carico di tensione in cui la sensualità e la bellezza della sua attrice protagonista potrebbero farla da padroni, messi in contrasto con l'apparente spietatezza e con il passato tormentato che Jennifer Lawrence andrà ad interpretare. Non sono un fan dei film di spionaggio e nemmeno degli action puri a dire la verità: chissà che questo "Red Sparrow" possa farmi cambiare idea!

venerdì 9 febbraio 2018

Dirk Gently - Stagione 2

Dirk Gently
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 10
Creatore: Max Landis
Rete Americana: BBC America
Rete Italiana: Netflix
Cast: Samuel Barnett, Elijah Wood, Hannah Marks, Fiona Dourif, Jade Eshete, Mpho Koaho, Michael Eklund, Dustin Milligan
Genere: Commedia, Fantasy


Sono ben poche le persone che mi stanno intorno che hanno capito che non riesco più a seguire, in pari con la programmazione originale, tutte le serie che vorrei seguire. La gente continua a chiederti se hai visto questa o quell'altra serie, se la stai seguendo di settimana in settimana come si dovrebbe fare normalmente e la mia risposta è sempre la stessa: la recupererò quando arriverà su Netflix o me la recupero tutta d'un fiato quando finisco la serie che sto guardando ora. Sia chiaro anche che non è che mi faccio gli schemi su quale serie guardare prima e quale dopo, semplicemente quando ne finisco una, decido quale sarà la successiva, che può essere o una stagione terminata anche da più di un anno - per dire, sto anche guardando la terza stagione di "Fargo" soltanto ora... - oppure una che è finita da pochissimo. Semplicemente, mentre prima con le serie televisive ero preciso come un orologio svizzero e appena uscivano cercavo subito le puntate da vedere - ci sarà pure un motivo se ci ho messo sei anni a completare una triennale -, ora me ne frego altamente e, pur mantenendo la passione, non mi dò scadenze di sorta, con il solo svantaggio di non poterne più parlare con gli amici. E quando mi propongono una nuova serie la frase "me la segno e appena trovo tempo la guardo" è una delle bugie che preferisco: se metto un condizionale sulla mia voglia di vedere una serie... beh, è perchè non ne ho proprio voglia.
Per quanto riguarda la seconda stagione di "Dirk Gently" ho bene o male vissuto quanto ho descritto qui sopra: chi la guardava in pari con la programmazione originale continuava a dirmi quanto questa seconda stagione fosse bella e addirittura più bella rispetto alla prima - carissimi, se mi caricate di aspettative, io cerco, se possibile, di stroncarle subito -, chi l'ha guardata appena uscì su Netflix fece più o meno la stessa cosa e io l'ho iniziata almeno almeno una settimana e mezzo dopo, quando ormai il fenomeno si era esaurito e tutti erano già passati alla serie successiva. A dire la verità le parole delle altre persone su questa stagione non mi ispiravano grandissima fiducia: la prima stagione era sì carina, ma sinceramente, oltre ad averci capito poco e ad averla trovata un po' un casino a livello di sceneggiatura, non è che mi avesse fatto impazzire a tal punto da attendere con impazienza una seconda stagione o da farmi strappare i capelli quando ne fu annunciata la cancellazione, prima che io iniziassi a vedere la seconda e dunque ultima stagione. La mia reazione alla notizia dei miei amici disperati dalla cancellazione fu un abbastanza laconico "eh vabbeh", di cui adesso a dire la verità un pochino me ne pento.
Sì perchè questa seconda stagione, tra un'assurdità e l'altra, mi è veramente piaciuta molto di più rispetto alla prima: ho trovato divertentissime alcune trovate, così come mi sono ritrovato ad empatizzare in maniera un po' più seria sia verso il personaggio di Amanda, che qui acquisisce molto più valore rispetto alla prima stagione, sia verso Todd e Farah. Dirk Gently poi nella prima stagione mi era parso uno di quei personaggi che io, per carattere personale, ho sempre fatto molta fatica a digerire, in televisione e nella vita reale, ma in questo secondo ciclo di episodi mi è parso molto più simpatico rispetto a prima. Apprezzabile poi tutta la componente narrativa che si è spostata nel quartiere generale dell'Ala Nera, con il personaggio di Ken che se ne sta parecchio in disparte rispetto alle vicende principali di questa seconda stagione, ma la cui scalata al potere è perfettamente in linea con l'assurdità di alcune componenti di questa serie. E poi a me il suo personaggio fa ridere soltanto a guardarlo in faccia, quindi mi sta simpatico proprio a pelle. Bellissimo poi il mondo fantastico in cui è ambientato il caso di questa seconda stagione, con il mondo fiabesco di Wendemoor abitato da personaggi fantastici pronti a scatenare una guerra fratricida gli uni contro gli altri, armati di bellissime armi come una spada-forbice o un martello da carpentiere - e sappiate che se mai mi travestirò ad un carnevale o ad una fiera del fumetto il mio personaggio sarà Panto e vorrò ASSOLUTISSIMAMENTE una CAZZO DI SPADA-FORBICE -.
Personaggi e sceneggiatura sono in questa seconda stagione sviluppati molto meglio rispetto al ciclo di episodi precedente e, questa volta sul serio, la voglia di dare un'occhiata ai romanzi scritti da Douglas Adams, che tra l'altro è il genio di "Guida galattica per gli autostoppisti", uno dei miei romanzi comici preferiti. E stavolta davvero, quando qualcuno mi ha detto che questa stagione sarebbe stata bellissima, aveva ragione.7

Voto: 7,5