lunedì 18 marzo 2019

Il mistero della mummia di Michael Carreras (1964)


Gran Bretagna 1964
Titolo Originale: The Curse of the Mummy's Tomb
Regia: Michael Carreras
Sceneggiatura: Henry Younger (nome d'arte da sceneggiatore di Michael Carreras
Cast: Terence Morgan, Ronald Howard, Fred Clark, Jeanne Roland, George Pastell, Jack Gwillim, John Paul, Dickie Owen, Jill Mai Meredith, Michael Ripper, Harold Goodwin, Jimmy Gardner, Vernon Smythe, Marianne Stone, Ray Austin
Durata: 76 minuti
Genere: Horror


Prosegue lento pede, ma con una certa costanza, la rubrica dedicata alle serie della Hammer Film Productions e, dopo aver parlato de "La rivolta di Frankenstein", terzo capitolo della serie che porta il nome del suo protagonista, è ora tempo di parlare de "Il mistero della mummia", secondo capitolo della serie de "La mummia" e secondo film da quando iniziò la produzione di queste serie a non essere diretto da Terence Fisher. Siamo inoltre davanti alla prima pellicola delle serie Hammer in cui non compare Peter Cushing, fino ad allora spremuto letteralmente come un limone e presente in tutti i film prodotti dal 1957. "Il mistero della mummia" viene affidato alla regia di Michael Carreras, al suo secondo film all'attivo dopo aver girato due anni prima "I fuorilegge della valle solitaria", e che vedremo sempre in questo speciale alle prese con "Exorcismus - Cleo la dea dell'amore", quarto ed ultimo film della serie de "La mummia". Protagonisti della vicenda sono Terence Morgan, Ronald Howard e Jeanne Roland, in un secondo film che grossomodo segue lo stesso schema che era stato seguito in "La mummia", che già di suo era un film abbastanza sfigatello, ma comunque interessante, mentre questo sembra quasi essere un remake con diversi protagonisti e diversi personaggi, la cui sostanza è praticamente la stessa tranne per un dettaglio che effettivamente mi ha sorpreso.
Siamo in Egitto, nel 1900: i tre archeologi John Bray, Giles Dalrymple e il professore francese Eugene Dubois, interpretato dal non accreditato Bernard Rebel, che morì tre settimane prima della premiere in Gran Bretagna, scoprono una mummia, assistiti dalla figlia del professor Dubois e dalla fidanzata di John, Annette, anche loro archeologhe ed egittologhe. Il reperto viene portato a Londra e l'americano Alexander King, interpretato da Fred Clark, decide di esibire la scoperta degli scienziati, narrando a tutti di una maledizione che la stessa mummia si porta dietro. Presto la mummia comincia ad uccidere i vari partecipanti alla spedizione, rendendo in qualche modo reale la maledizione di cui si parlava, mentre si scopre che Adam Beauchamp, appassionato d'arte incontrato dai membri della spedizione mentre erano di ritorno in Inghilterra, custodisce un importantissimo segreto.
Arrivati al secondo film della serie de "La mummia", ancora ritengo che questa sia un po' la meno interessante delle tre che sto affrontando, quella un po' più sfigata e sicuramente quella di cui ci si ricorda di meno ai giorni nostri, forse proprio perchè la stessa Hammer non è riuscita ad investirci i giusti mezzi e a far trasparire al pubblico la giusta passione verso il prodotto. Il risultato è un film che, a parte un colpo di scena finale persino un po' telefonato, segue in tutto e per tutto lo schema della pellicola precedente, con attori diversi, con meno carisma e presenza scenica rispetto a Peter Cushing, e personaggi diversi, ma la sostanza di fondo rimane praticamente la stessa, con tanto di scena di rievocazione storica riguardo alle vicende che hanno dato vita alla maledizione della mummia portata a Londra che risultano essere, proprio come nel film precedente, le parti meglio girate e cinematograficamente più interessanti. Abbiamo ormai capito qual è lo stile registico e narrativo della Hammer: film a basso costo, prodotti tipo catena di montaggio, che non si perdono nel creare trame intricate e cervellotiche, ma vanno dritte al punto. La sensazione qui però è che si sia voluto riprodurre il film precedente, senza una particolare inventiva e con una sola variante a dare un minimo di interesse alla vicenda.
Rimane dunque la sensazione avuta con la visione del primo film di questa serie, ovvero quella di trovarci davanti ad un prodotto minore che, per vari motivi, tra cui forse anche il fatto che la Hammer non vi abbia investito più di tanto a livelli di impegno, impallidisce di fronte ai film delle serie di "Frankenstein" e di "Dracula", entrate nella storia per le interpretazioni straordinarie dei rispettivi protagonisti. Nei film de "La mummia" manca un'icona che la si possa identificare con la stessa serie di film, forse è proprio questo il problema di fondo.

venerdì 15 marzo 2019

Una donna fantastica di Sebastián Lelio (2017)



Cile, Spagna, Germania, USA 2017
Titolo Originale: Una mujer fantàstica
Regia: Sebastiàn Lelio
Sceneggiatura: Gonzalo Maza, Sebastián Lelio
Cast: Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Aline Küppenheim, Nicolás Saavedra, Amparo Noguera, Trinidad González, Néstor Cantillana, Alejandro Goic, Antonia Zegers, Sergio Hernández, Roberto Farias, Diana Cassis
Durata: 100 minuti
Genere: Drammatico


Quando arriva la notte degli Oscar spesso e volentieri mi presento impreparato in due categorie: una è quella del miglior film d'animazione, ma più che altro perchè ho litigato da qualche anno con il genere e faccio fatica a visionarne uno all'anno, figurarsi cinque, mentre l'altro è quello del miglior film straniero, semplicemente perchè difficilmente i film che vengono candidati arrivano in Italia prima delle premiazioni e molti dei candidati degli ultimi anni non sono riuscito a recuperarli nemmeno nel periodo successivo. Essendosi presentata l'opportunità di vedere "Una donna fantastica", vincitore dell'Oscar come miglior film straniero nel 2018, grazie a NowTV che lo sta rendendo disponibile proprio in questi giorni, eccomi qui a parlare del film diretto dal cileno Sebastiàn Lelio capace di vincere altri premi in giro per il mondo oltre all'Oscar. Protagonista del film è l'attrice Daniela Vega, alla sua seconda partecipazione in un film, mentre nel cast sono presenti altri attori a me meno conosciuti come Francisco Reyes e Luis Gnecco.
Ispirato dalla storia vera di Arianna Gorska, la protagonista del film è Marina Vidal, che ha una relazione con Orlando, di vent'anni più vecchio di lei. Dopo aver festeggiato insieme il compleanno di lei, Orlando ha un malore che ne provoca una brutta caduta dalle scale e muore poco dopo in ospedale. Medici e familiari dell'uomo cominciano subito a nutrire sospetti su di lei e la polizia comincia ad indagare sulla morte di Orlando, sospettando che in qualche modo non si tratti di un incidente. Questi sospetti non si rivelano essere fondati, quanto più che altro fomentati dal fatto che Marina è una donna transessuale e la famiglia di Orlando, che non ha mai approvato la relazione dell'uomo con lei, la considera un abominio contro natura, facendole venir meno tutti i suoi diritti, come ad esempio la partecipazione al funerale di Orlando o il fatto di volerle togliere la casa in cui ha vissuto con l'uomo.
Partiamo subito dal presupposto che, per lo meno per quel che mi riguarda, ci troviamo davanti ad un film più importante che bello. Non ci ho visto dal punto di vista registico e tecnico nulla di particolarmente rivoluzionario, colpisce infatti più che altro l'intensità della narrazione e il modo in cui viene gestito il ritmo della stessa, che non stanca mai e riesce bene nell'intento di mettere al centro la protagonista della vicenda e i suoi turbamenti, condannando profondamente i comportamenti deprecabili dei familiari di Orlando. Marina è una donna che si ritrova dopo la morte dell'uomo amato a dover combattere nuovamente per il riconoscimento dei suoi diritti: non è ancora legalmente una donna, non ha ancora registrato il suo nuovo nome all'anagrafe, ma vuole che la sua sessualità, il suo modo di essere venga riconosciuto in quanto tale, senza discriminazioni di sorta e senza che il suo essere transessuale sia un pretesto perchè i suoi diritti non vengano riconosciuti. É impressionante in tal senso l'interpretazione di Daniela Vega, che riesce a trasmettere allo spettatore le emozioni che prova con una performance recitativa di un'intensità veramente rara.
La tematica trattata da "Una donna fantastica" è ben chiara sin dall'inizio e il film mostra la sua importanza, a livello di contenuti, per tutta la sua breve durata. Si ricorda inoltre in maniera più che positiva la performance della protagonista Daniela Vega, un po' di meno il comparto tecnico, che rimane un po' defilato di fronte a performance recitative intense e tematiche importanti.

Voto: 7

giovedì 14 marzo 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Il Giovedì cinematografico negli ultimi mesi era stato portatore di buonissime uscite, complice anche la vicinanza con la notte degli Oscar. Ora però pare che anche per i cinema sia un po' il momento di rifiatare e le uscite interessanti si fa fatica a contarle da quanto siano scarse. Vediamo però quali sono i nove film in uscita questo weekend, commentati come al solito in base ai miei pregiudizi!


Boy Erased - Vite cancellate di Joel Edgerton

"Boy Erased - Vite cancellate" racconta la storia di Jared Eamons, figlio di un pastore battista che nel corso della sua vita prende coscienza e accetta la sua omosessualità, venendo spinto a partecipare ad un programma di conversione che potesse """"curare la sua malattia"""" - nel caso non si capisse ho messo tante virgolette, dato che non voglio essere accusato accasissimo di essere omofobo. Nel casto abbiamo Nicole Kidman, Lucas Hedges e Russell Crowe, per un film che penso punterà molto sul sentimentalismo, senza cercare una vera e propria qualità cinematografica.

La mia aspettativa: 6/10


Escape Room di Adam Robitel


Non mi sarei mai aspettato di mettere in evidenza tra le uscite della settimana questo film, ma siccome siamo davanti ad un horror - e io gli horror difficilmente me li perdo - e siccome la moda delle escape room sta prendendo sempre più piede, ho pensato di dovergli dare la giusta attenzione. Poi magari come film farà schifo e sarà una robetta adolescenziale innocua, però un po' ci spero sinceramente.

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

Il coraggio della verità: Ho visto il trailer di questo film tempo fa al cinema e non mi era sembrato potesse essere malaccio. Sta però passando un po' troppo in sordina e già il mio cinema lo proietta ad orari un po' assurdi.
La notte è piccola per noi - Director's Cut: Sinceramente non ho la più pallida idea di cosa potrei aspettarmi e a me l'ignoto piace poco di per sè, quindi mi sa che questa pellicola me la salto tranquillamente.
La promessa dell'alba: Dramma francese del 2017 che arriva in Italia giusto con due anni di ritardo. Non ho molta voglia di impegnarmi al momento.
Momenti di trascurabile felicità: Commedia italiana con Pif protagonista che potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa.
Sara e Marti - Il film: Anche no.
Sofia: Altra impegnatissima coproduzione tra Francia, Qatar e Belgio, che mi pare un po' troppo impegnata per il periodo che sto vivendo.
Un viaggio a quattro zampe: I film sull'amicizia tra uomo e cane li odio, non vedo perchè dovrebbe essere proprio questo film a farmi cambiare opinione.

martedì 12 marzo 2019

Gifted - Il dono del talento di Marc Webb (2017)


USA 2017
Titolo Originale: Gifted
Regia: Marc Webb
Sceneggiatura: Tom Flynn
Cast: Chris Evans, Mckenna Grace, Lindsay Duncan, Jenny Slate, Octavia Spencer, Glenn Plummer, John Finn, Elizabeth Marvel, Jona Xiao, Julie Ann Emery, Keir O'Donnell, John M. Jackson
Durata: 101 minuti
Genere: Drammatico


Sono ormai pochi i casi in cui non ho visto uno dei film che viene proposto nel Cineforum dall'associazione di cui faccio parte e per cui a volte commento anche i film che vediamo, ma per quanto riguarda questa pellicola nella fattispecie, per la quale comunque provavo un discreto interesse, non sono riuscito a concederle un'opportunità prima che venisse poi effettivamente proposta nella programmazione dall'associazione del mio paese con cui collaboro. Ecco dunque che lo scorso Venerdì, in una sala mezza piena, ho affrontato la visione di "Gifted - Il dono del talento", quarto film da regista per Marc Webb dopo il gioiellino "(500) giorni insieme" e i discutibili "The Amazing Spider-Man" e "The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro", che riesce ad avvalersi di attori come Chris Evans, che si stacca per la prima volta dopo molti anni dal personaggio di Capitan America - ricordo solo l'eccezione "Snowpiercer" da quando è entrato a far parte del Marvel Cinematic Universe a memoria d'uomo -, Octavia Spencer e Lindsay Duncan, mentre la protagonista della vicenda è interpretata dall'allora undicenne McKenna Grace, che nonostante la giovane età ha già partecipato a diversi film, tra cui "Tonya" e "Captain Marvel", arrivato in Italia pochi giorni fa.
Mary Adler è una ragazzina di sette anni che vive in una cittadina nei pressi di Tampa con lo zio Frank. Sin dal primo giorno di scuola la ragazzina mostra un incredibile talento per la matematica, che viene presto notato dalla sua insegnante, che propone allo zio, per mezzo della preside della scuola, di iscriverla in un istituto per bambini dotati, offrendole anche una sostanziosa borsa di studio. Frank, che ha vissuto in famiglia un'esperienza simile con la sorella, madre di Mary morta suicida quando la bambina aveva solo sei mesi e studiosa delle equazioni di Navier-Stokes, decide di far vivere alla bambina un'infanzia normale, opponendosi di fatto al'idea di farle frequentare una scuola avanzata. Ciò farà rientrare Evelyn, madre di Frank, nella vita della ragazzina, che mai aveva voluto vedere sin dalla morte della figlia, rischiando di spostare su di lei quelle eccessive attenzioni che avevano fatto sì che la figlia si isolasse dal mondo per continuare a studiare e dimostrare le equazioni di Navier-Stokes.
Dopo il geniale "(500) giorni insieme" e i discutibili due capitoli di "The Amazing Spider-Man", Marc Webb torna a dirigere una pellicola drammatica, incentrando la vicenda da narrare su una bambina, come ne esistono molte altre nel mondo, con spiccate doti per la matematica, una cosiddetta "gifted", termine che sinceramente non sapevo nemmeno fosse entrato nell'uso comune per indicare questo tipo di bambini. Un dono, quello di Mary per la matematica, che la porta ad annoiarsi incredibilmente a scuola e a mostrare, talvolta, un senso di superiorità rispetto ai suoi compagni che non sembra mai essere malevolo, quanto più che altro genuino. Ora, io con questo film, che fa del sentimentalismo il suo grido di battaglia cercando di arruffianarsi il pubblico grazie ad una bambina carinissima interpretata magnificamente dalla bravissima McKenna Grace e ad uno zio che la ama più di ogni altra cosa al mondo, ho avuto un enorme problema: ho iniziato a lacrimare alla seconda scena e ho smesso, forse, alla penultima. Sarà stato il momento personale che sto vivendo in questo periodo, sarà stato il bisogno di uno sfogo, ma mai nella mia vita mi è capitato che un film mi prendesse in questo modo a livello emozionale, pur riconoscendo il fatto che, dal punto di vista cinematografico, siamo davanti a qualcosa che non è che sia un granchè, ci attestiamo su livelli medi, senza alcuno spicco verso l'alto, ma senza nemmeno grossi scivoloni verso il basso.
"Gifted - Il dono del talento" risulta essere dunque un film veramente carino, che non mi è sembrato avesse particolari difetti e nemmeno particolari pregi e, con l'occasione di parlare al termine della visione con una ragazza che si occupa di matematica con l'associazione "PiGreco - Il luogo ideale" - che ha parlato al pubblico del cineforum - ho avuto modo di comprendere le varie tematiche che affronta la pellicola, sia a livello umano sia, nella fattispecie, ciò che riguarda il talento particolare che mostrano alcuni bambini, che non vuole essere visto come un qualcosa che piove dal cielo quanto più che altro, una condizione per cui si riescano ad apprendere molto più facilmente determinate nozioni, che però possono essere coltivate solamente con lo studio. Poi chiaro, McKenna Grace mi ha stupito in positivo ed è stata seriamente carinissima nel suo ruolo, Chris Evans, visto per la prima volta dopo molti anni in un ruolo diverso dal supereroe, mi è sembrato particolarmente in parte e il film, grazie al suo livello emozionale, saprà farsi ricordare addirittura di più di quanto, puramente a livello cinematografico, meriterebbe.

Voto: 7

lunedì 11 marzo 2019

Ancora auguri per la tua morte di Christopher B. Landon (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Happy Death Day 2U
Regia: Christopher B. Landon
Sceneggiatura: Christopher B. Landon
Cast: Jessica Rothe, Israel Broussard, Phi Vu, Suraj Sharma, Sarah Yarkin, Ruby Modine, Rachel Matthews, Steve Zissis, Charles Aitken, Laura Clifton, Blaine Kern III, Missy Yager, Jason Bayle, Caleb Spillyards
Durata: 100 minuti
Genere: Thriller


Se lo scorso anno prima della visione di "Auguri per la tua morte" mi avessero detto che probabilmente mi sarebbe anche piaciuto, avrei preso il mio interlocutore per matto. In tutta sincerità, infatti, avevo bollato quel film, uscito un paio di anni fa, come un'inutile ed ennesima riproposizione del genere di film sdoganato da quel capolavoro della commedia che è "Ricomincio da capo". Al termine della visione di quella pellicola non è che abbia cambiato radicalmente la mia opinione, soprattutto se ci concentrassimo sull'utilità di quel film, quanto meno però ricordo che la visione mi divertì dall'inizio alla fine e trovai "Auguri per la tua morte" una commedia slasher abbastanza rispettabile. Arriva dunque nelle sale italiane, il giorno di San Valentino, il seguito "Ancora auguri per la tua morte": ancora una volta mi faccio delle più che lecite domande riguardo l'utilità di un seguito e ancora una volta, prontamente dopo la visione di alcuni dei miei colleghi blogger, vengo smentito da recensioni piuttosto positive. Che il mondo dell'internet sia impazzito o che questo franchise, effettivamente, sappia come far divertire il proprio pubblico in maniera spensierata e sincera? Abbiamo ancora Christopher B. Landon alla regia e ancora la bella e simpaticissima Jessica Rothe nei panni della protagonista Tree, ma sarà stato il secondo capitolo in grado di soddisfarmi ancora una volta a sorpresa, proprio come fece il primo?
Innanzitutto, cosa molto strana per un seguito, è passato solamente un giorno rispetto agli eventi della pellicola precedente: siamo infatti al 19 Settembre, il giorno dopo il compleanno di Tree quando Ryan, interpretato da Phi Vu, si sveglia nella sua macchina per vivere la sua giornata, che finirà con la sua morte, per mano del killer con la maschera da neonato. Scoprirà dunque, grazie all'aiuto di Tree - che riassumerà anche in maniera molto intelligente e sintetica tutta la trama del film precedente -, di essere finito anche lui nel loop temporale, che presto si scoprirà essere stato creato da lui stesso. Per sbaglio, nel tentare di fermare la creazione di loop temporali, Tree ritornerà al giorno del suo compleanno e per lei ripartirà il loop che le farà vivere per sempre il giorno del suo compleanno, nel quale morirà e si risveglierà per ripartire sempre da capo. C'è però qualcosa di diverso in questa giornata: Lori, la sua coinquilina interpretata da Ruby Modine, non è più la sua assassina. Tree è dunque finita in un universo parallelo e dovrà fare di tutto per tornare da quello in cui proviene e mettere fine al loop che la tiene intrappolata.
Una delle regole auree dei seguiti dei film slasher è fare in modo che siano come il primo, ma di più: ora, in questo sottogenere dei film in cui il protagonista vive sempre lo stesso giorno, è difficile fare di più di quello che si è già fatto, è un genere talmente inflazionato ormai che dire qualcosa di nuovo è praticamente impossibile. Però quello che si vuole dire, che sono sempre le stesse cose, lo si può fare in maniera divertente e Christopher B. Landon, con questo seguito a cui sinceramente non avrei dato una lira, ma che ho voluto comunque vedere per curiosità, riesce a trovare quegli stratagemmi che rendano minimamente interessante un altrimenti inutilissimo seguito. Ci sono dunque trovate comiche piuttosto azzeccate, che fanno ridere piuttosto di gusto e il ritmo è sempre mantenuto alto dall'inizio alla fine, impossibile dunque distrarsi e distogliere l'attenzione, tanto il film sa come tenerti incollato. É ovvio dunque che non ci troviamo davanti ad un nuovo capolavoro dello slasher nè tanto meno della commedia, ma la simpatia dei protagonisti e la gestione della narrazione che viene messa in atto da regista e sceneggiatori fa di "Ancora auguri per la tua morte" una pellicola di tutto rispetto, che difficilmente potrebbe lasciarvi delusi e non divertirvi. Fa anche sì che quello di "Auguri per la tua morte" possa diventare un franchise che sì, rischierà seriamente di diventare ripetitivo in caso di ulteriori seguiti, ma nel quale si può riporre fiducia, soprattutto se la capacità di chi lo scrive di cercare qualcosa di nuovo ed interessante per la trama si confermerà tale.

Voto: 6,5

giovedì 7 marzo 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Come ogni Giovedì siamo ancora qui a parlare dei film in uscita, come al solito commentati esclusivamente in base ai miei pregiudizi! Undici sono le pellicole in uscita questa settimana, poche quelle veramente interessanti, eccole tutte qui!


Captain Marvel di Anna Boden, Ryan Fleck


Ultimo film del Marvel Cinematic Universe prima dell'uscita di "Avengers: Endgame" e l'hype per questa uscita non è che sia dei più alti, almeno per quanto mi riguarda. Curioso di scoprire qualcosa su un personaggio che non conosco e che pare sarà importantissimo per il capitolo finale degli "Avengers", ma sinceramente non mi aspetto un grandissimo film: i colpi se li saranno tenuti tutti per l'uscita che arriverà tra un mese e mezzo!

La mia aspettativa: 6,5/10


Cocaine: La vera storia di White Boy Rick di Yann Demange

É un bel po' di tempo che Matthew McConaughey non si vede al cinema e la pellicola in questione l'ho messa in evidenza fondamentalmente solo perchè c'è lui, per il resto non trovo che la trama, quella intuita dal trailer, sia delle più interessanti. Staremo a vedere nel caso di un'eventuale visione!

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

Asterix e il segreto della pozione magica: Continua il mio litigio con il cinema d'animazione e non sarà certo un film su Asterix a farmi fare pace.
C'è tempo: Walter Veltroni è il regista di questa commedia con Stefano Fresi, non ne sono curiosissimo a dire la verità, ma sento che in qualche modo potrebbe sorprendermi.
Gloria Bell: Ecco, Julianne Moore è un'altra che al cinema non vedo da un bel po'. Il film in questione, che parla di una ballerina, è tra l'altro un auto-remake, dato che il regista cileno aveva già diretto lo stesso film in patria e questa volta lo farà per il pubblico americano, non mi ispira però più di tanto.
I villeggianti: Film di Valeria Bruni Tedeschi ambientato in Costa Azzurra. Sono relativamente curioso di vederla come regista, dato che i suoi tre film precedenti non li avevo mai sentiti.
Il carillon: Film horror che sembra essere il solito horrorino, però alla fine, come è ovvio che sia, penso che me lo guarderò comunque, appena possibile.
Il colpevole: Arriva dalla Danimarca un film abbastanza osannato dalla critica che però mi sa di un po' troppo impegnato per fare breccia nel mio cuore.
La cura: Pellicola italiana prodotta nel 2017 che arriva nelle sale cinematografiche - saranno due in croce - italiane solo oggi.
Non sposate le mie figlie 2: "Non sposate le mie figlie" lo avevo trovato carinissimo. Ma c'era davvero bisogno di farne un sequel?
Trouble: Nemmeno questo film mi farà fare pace con il cinema d'animazione!

mercoledì 6 marzo 2019

La casa di Jack di Lars Von Trier (2018)



Danimarca, Svezia, Francia, Germania 2018
Titolo Originale: The House that Jack Built
Regia: Lars Von Trier
Sceneggiatura: Lars Von Trier
Cast: Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Siobhan Fallon Hogan, Sofie Gråbøl, Riley Keough, Jeremy Davies, Jack McKenzie, Mathias Hjelm, Ed Speleers, Marijana Jankovic, Carina Skenhede, Rocco Day, Cohen Day, David Bailie
Durata: 155 minuti
Genere: Thriller, Drammatico


Non è passato poi tanto tempo dall'uscita de "La casa di Jack" al giorno in cui mi sono recato al cinema a vederlo: solamente due giorni e spesso e volentieri mi capita di guardare i film al cinema con un certo ritardo. Con questo però ho voluto correre, bruciare le mie consuete tappe e godermelo subito, sai mai che, visto che il grande pubblico questa pellicola non se la calcolerà di striscio, lo tolgano dalla programmazione all'improvviso. Con Lars Von Trier è ormai ben noto che le mezze misure non esistano, ogni suo nuovo film o lo si trova talmente bello da fartelo amare ancora di più, oppure fa talmente schifo che si conferma il proprio odio, il risultato è che alla fine sia chi lo ama sia chi lo odia va a vedere il suo nuovo film, sono solo quelli che gli sono indifferenti che poi va a finire che non se lo guardano. Con Lars Von Trier poi le polemiche sono sempre di casa: ormai arcinote sono le sue frasi che lo hanno fatto espellere dal Festival di Cannes prima della presentazione di "Melancholia" che lo hanno fatto passare per un nazista, così come le discussioni nate dopo l'uscita di "Nymphomaniac" (qui le mie recensioni del volume uno e del volume due). "La casa di Jack" non è stato da meno: i giornalisti a Cannes si sono divisi in due fazioni, quelli che sono usciti dalla sala senza completare la visione e quelli che, arrivati alla fine, hanno sinceramente applaudito l'opera del regista. Ora io l'ho detto a più riprese: cosa può aver capito del film uno che è uscito dalla sala dopo quindici minuti tanto da spingere qualche spettatore a fidarsi di lui? Mi fido ovviamente di più di chi il film lo ha visto per intero e se anche quelle persone lo avessero spernacchiato all'unanimità mi sarei iniziato a preoccupare. Inoltre, alla luce della visione ormai avvenuta, mi chiedo veramente cosa, nei primi quindici minuti del film, possa aver spinto degli spettatori ad abbandonare la sala? Di preciso, davvero me lo sto chiedendo, cosa, dato che non succede nulla di particolarmente eccessivo in quel lasso di tempo? Ecco, provo a spiegarglielo io con cinque parole: il giudizio per partito preso, non può essere proprio altro. Passiamo poi al fatto che in Italia la versione doppiata sarebbe arrivata con una censura: giù le bordate di fischi per la casa produttrice, "Videa", che in qualche modo riesco anche a condividere dal punto di vista concettuale. Però un polverone del genere per un minuto e mezzo scarso di film che non condiziona per nulla la storia che viene narrata mi sono sembrati un po' eccessivi.
"La casa di Jack" viene narrato dalla voce fuori campo dello stesso protagonista, che interagisce con un interlocutore misterioso - ecco, una delle foto più famose del film un po' fa intuire chi possa essere questo interlocutore, dipende solo se il collegamento mentale che avete fatto vedendo quell'immagine è quello più ovvio - narrandogli la sua carriera da serial killer suddividendola in cinque incidenti, avvenuti tutti negli ultimi dodici anni. Jack, interpretato da Matt Dillon, è un ingegnere che ha sempre sognato di diventare un architetto - da ingegnere ve lo dico: pura fantascienza - affetto da disturbi ossessivo-compulsivi soprattutto riguardo la pulizia che, dopo aver compiuto il suo primo omicidio, si sente convinto di dover continuare ad uccidere, per perfezionare la sua tecnica e per compiere degli omicidi sempre più perfetti, che possano essere assimilati per ingegno ad una vera e propria opera d'arte. Sullo sfondo delle vicende da lui narrate rimane la costruzione della casa dei suoi sogni, su un terreno di sua proprietà, che accompagna gli anni della sua carriera omicida, seguendo anche l'evoluzione delle sue ossessioni.
Non ho visto tutti i film diretti da Lars Von Trier - mi manca, ad esempio, "Le onde del destino" su cui prima o poi rimedierò, promesso - ma quelli che ho avuto modo di vedere mi sono piaciuti tutti da matti. Questo poi ha una struttura narrativa talmente simile a "Nymphomaniac" - che avevo amato, soprattutto nella sua prima parte - che non ho proprio potuto fare a meno di amare. La regia è abbastanza minimale, segue in maniera quasi ossessiva il protagonista Jack e ricordo veramente poche inquadrature in cui Matt Dillon non sia presente, anche solo in un angolino dello schermo. Bellissime le riprese con la telecamera a mano, così come alcune inquadrature dall'alto veramente spettacolari, ma soprattutto pazzesca la sceneggiatura, scritta in un modo per cui la narrazione degli eventi fatta dalle due voci fuori campo del protagonista e dell'interlocutore, che scopriremo essere interpretato da un ottimo Bruno Ganz - probabilmente l'ultimo film in cui lo vedremo, a meno di eventuali altre uscite postume -, diventa talmente avvolgente da risultare quasi più interessante delle immagini, toccando a volte anche temi molto scomodi e provocatori. Non so bene poi quale sia il motivo, ma io adoro questo modo di fare del regista di spiegare a volte attraverso schemi, fotografie, proiezioni in movimento ciò che sta spiegando il protagonista a voce, è proprio una cosa che mi fa impazzire. Una cosa che, tanto per fare un esempio, fa anche Adam McKay nei suoi ultimi film, con ritmi molto diversi - i due registi hanno ovviamente ritmi molto diversi tra loro nei loro film - ma comunque un esempio secondo me abbastanza calzante.
Matt Dillon è perfetto per tutto il film, roba che il concetto del partito preso che ho espresso all'inizio del post si può applicare tranquillamente anche agli Oscar e a chi ha deciso di non candidarlo come miglior attore protagonista - ma vabbeh, candidare il film di un "nazista" come Lars Von Trier agli Oscar è troppo persino per essere concepito - così come è efficace anche la breve comparsa di Uma Thurman e il finale in cui è presente Bruno Ganz non solo come voce fuori campo. Efficacissimi a livello narrativo tutti i dialoghi che vanno ad affrontare anche temi scomodi e a volte anche disgustosi, ma questo è il regista, lo devi prendere così come si presenta senza fare troppe storie, e veramente azzeccato l'epilogo [SPOILER] dalle pieghe dantesche [FINE SPOILER], molto simbolico e anche carico di tensione. "La casa di Jack" è dunque un Lars Von Trier allo stato puro, uno dei film che mi ha più colpito tra quelli visti da un annetto a questa parte, che consiglierei di vedere a chiunque, anche perchè, alla fin fine, non mi è sembrato poi nemmeno così esageratamente violento.

Voto 9

martedì 5 marzo 2019

Power



Power
(serie TV, stagioni 1-5)
Episodi: 48 (8 la prima stagione, 10 dalla seconda alla quinta)
Creatore: Courtney Kemp Agboh
Rete Americana: Starz
Rete Italiana: AXN, Sky Atlantic
Cast: Omari Hardwick, Lela Loren, Naturi Naughton, Joseph Sikora, Lucy Walters, Andy Bean, Adam Huss, Kathrine Narducci, Sinqua Walls, Luis Antonio Ramos, Shane Johnson, Greg Serano, Rotimi, David Fumero, Jerry Ferrara, 50 Cent, Callan Mulvey, Michael Rainey Jr., Alani "La La" Anthony, Matt Cedeño, Sung Kang, William Sadler, Brandon Victor Dixon
Genere: Drammatico, Azione


Nel corso degli ultimi mesi mi sono dedicato al recupero di una serie TV la cui sesta stagione dovrebbe uscire la prossima estate. Siccome da quest'anno i post dedicati alle serie TV arrivano alla fine del mese, ma avevo promesso eccezioni, mi sembrava abbastanza indelicato riassumere ben cinque stagioni di una serie TV in solo una decina di righe. C'è anche da dire che, su questa serie nello specifico, qualcosina in più da dire ce l'ho, ma solo perchè sono di più gli episodi di cui parlare rispetto alle altre serie che commento man mano. Prodotta da 50 Cent e mandata in onda su Starz a partire dal 2014, la serie ha subito ottenuto grandi consensi da parte del pubblico, con i rinnovi che arrivavano già a partire dai primi episodi di ogni stagione. Ci troviamo poi nel mondo dei gangster e del traffico di droga negli Stati Uniti, soprattutto per quel che riguarda l'aspetto del riciclaggio di denaro e la mole di personaggi è quasi pari a quella di Game of Thrones, con l'unica differenza che la narrazione è un po' più lineare e non ci sono così tanti fronti da seguire riguardo alla trama.
Lo spunto di partenza per questa serie TV è molto semplice: James St. Patrick, interpretato da Omari Hardwick, è il proprietario del Truth, un locale notturno di New York. Alla sua vita ufficiale deve anche alternare quella da boss del traffico di droga nella città, utilizzando le attività legali anche per il riciclaggio di denaro. Assumeranno nel corso delle stagioni sempre più importanza il rapporto con l'amico Tommy, interpretato da Joseph Sikora, con Angela, suo grande amore adolescenziale e ora procuratrice federale che si farà viva quasi per caso diventando la sua amante, interpretata da Lela Loren e con la moglie Tasha, interpretata da Naturi Naughton, con cui ha avuto tre figli.
La tendenza dell'ultimo periodo in quanto a serie TV è quella di non dare troppe possibilità se non si viene colpiti sin dal primo episodio, che, secondo quanto sostengono in molti, dovrebbe giocarsi delle cartucce superiori rispetto a quelli immediatamente successivi, in modo da formare sin dall'inizio uno zoccolo duro di spettatori interessati alla serie. Con "Power" l'idea è quella di approcciarsi in modo diverso: bisogna dare alla serie un po' di tempo prima di ingranare per davvero e se si è interessati alla componente più legata al mondo dei gangster e del traffico di droga si rimarrà facilmente spiazzati. La prima stagione è infatti molto più incentrata sul rapporto ormai rinato tra Ghost - questo il soprannome di James - e Angela, con le indagini e il traffico di droga che sembrano passare quasi in secondo piano rispetto alle vicende sentimentali che vedono coinvolti i nostri protagonisti. Con il passare degli episodi e delle stagioni questa componente sentimentale rimane e non viene accantonata del tutto - ed è anche giusto così -, ma il mondo del traffico di droga e le indagini dell'FBI assumono decisamente un'importanza maggiore. Difficile riuscire ad empatizzare per buona parte dei personaggi, quasi tutti sono degli esempi negativi e anche quelli appartenenti alle forze dell'ordine non sono poi dei personaggi simpatici a tutto tondo, ma c'è da dire che tutti i personaggi che nel corso delle cinque stagioni iniziano a diventare importanti sono ben sviluppati e il loro arco narrativo è ben costruito e ogni personaggio per cui l'arco narrativo si è chiuso ha avuto la sua chiusura sempre nel momento giusto, mai con colpi di scena sensazionalistici - a volte il fatto che un personaggio muoia sembra quasi essere un fatto telefonato perchè si capisce che il suo momento sta per arrivare - e quasi mai senza che la dipartita o l'uscita di scena di questo o quell'altro personaggio sia lasciata al caso.
Ho apprezzato poi di questa serie anche il fatto che riesca a far entrare lo spettatore nel mondo della droga rendendoglielo il più possibile credibile - al netto del fatto che, ovviamente, non so quanto ci sia di realistico, ma l'illusione che il tutto lo sia la serie riesce a dartela - senza troppi fronzoli e non facendosi mai mancare, quando necessarie, scene di violenza molto molto crude. Sono poi impressionanti le partite a scacchi che vengono giocate tra i diversi personaggi della storia per il controllo del territorio, ogni piano criminale è congegnato nei minimi dettagli e la scalata al potere non risparmia a nessuno nè gioie nè dolori, tanto che quando qualche personaggio tenta di uscire dal giro della malavita è costretto, in qualche modo o sotto minaccia, sempre a rientrarvi. Insomma, riusciti a superare la prima stagione di "Power", che è fin troppo introduttiva e purtroppo molto incentrata sulla componente sentimentale della vicenda, la serie spicca il volo diventando spietata e coinvolgente e tutti i personaggi hanno un loro arco narrativo ben definito che si evolve sempre nella maniera più corretta possibile a livello di sceneggiatura.

Voto. 7,5

lunedì 4 marzo 2019

La rivolta di Frankenstein di Freddie Francis (1964)


Gran Bretagna 1964
Titolo Originale: The Evil of Frsankenstein
Regia: Freddie Francis
Sceneggiatura: Anthony Hinds
Cast: Peter Cushing, Peter Woodthorpe, Duncan Lamont, Sandor Elès, Katy Wild, David Hutcheson, James Maxwell, Howard Goorney, Anthony Blackshaw, David Conville, Caron Gardner, Kiwi Kingston
Durata: 84 minuti
Genere: Horror


Dopo un paio di settimane di pausa, torna in auge la rubrica dedicata alle serie cinematografiche prodotte dalla Hammer Film Productions. Nel 1964 sono stati prodotti ben due film, appartenenti a due serie diverse, uno è "La rivolta di Frankenstein", mentre l'altro "Il mistero della mummia": non essendo riuscito a reperire informazioni su quale dei due film fosse effettivamente uscito prima, ho deciso in maniera del tutto arbitraria di dare la precedenza al film appartenente alla serie su Frankenstein, perchè avevo più voglia di dedicarmici e perchè al momento delle tre serie è quella che mi ha dato più soddisfazioni. Per la prima volta dal 1957, anno dell'uscita di "La maschera di Frankenstein", un film appartenente alle serie cinematografiche della Hammer non viene diretto da Terence Fisher, bensì da Freddie Francis - che poi ritornerà nel corso degli anni in altre pellicole - che in precedenza aveva avuto esperienze come direttore della fotografia e come regista in film a me piuttosto sconosciuti. Protagonista del film nei panni del barone Victor Frankenstein è ancora Peter Cushing, probabilmente l'attore più spremuto come un limone dalla produzione, finora presente praticamente in tutti i film di cui ho parlato per questo speciale.
Victor Frankenstein ha vissuto dieci anni in Inghilterra, per sfuggire da quei paesi in cui le sue malefatte si erano diffuse. Continua a condurre esperimenti sui cadaveri e viene scoperto in flagrante da un prete del posto. Frankenstein si trova dunque costretto a tornare a Karlstadt, confidando che gli abitanti della cittadina si siano dimenticati del suo passato. Riuscito a tornare nel suo castello, ormai caduto in rovina, Frankenstein riesce in qualche modo a ritrovare la sua prima Creatura, caduta in un crepaccio mentre tentava di fuggire dai gendarmi. Una volta in città inoltre il barone si scontrerà con il borgomastro e con il capo della polizia, accusati di aver rubato dal suo castello oggetti preziosi di sua proprietà. Per sfuggire all'arresto il barone e il suo assistente si vedranno costretti a rifugiarsi nell'abitazione di un ipnotizzatore, cominciando a perseguire l'obiettivo di risvegliare la sua prima Creatura - stavolta interpretata da Kiwi Kingston - con l'aiuto del suo assistente Hans, interpretato da Sandor Elès, e di una ragazza muta interpretata da Katy Wild.
Proseguendo nelle visioni dei film appartenenti alle serie cinematografiche prodotte dalla Hammer Film Productions, continuo a sostenere, anche alla luce della visione di questo terzo capitolo della serie dedicata a Frankenstein, che questa sia la serie che mi sta dando maggiori soddisfazioni: mentre infatti la serie de "La mummia" sembra di suo abbastanza sfigata sin dal primo capitolo, quella dedicata a Dracula ha avuto un ottimo primo film e un secondo decisamente trascurabile, al netto però dell'assenza del personaggio di Dracula che tornerà poi con la prossima pellicola della serie. La serie di Frankenstein invece continua a mantenere alto il suo livello sin dal primo film, riuscendo soprattutto nell'intento di tenermi ancora una volta incollato allo schermo dall'inizio alla fine. Il fatto poi che un po' tutti i film della serie siano brevissimi - ma sicuramente non di bassa qualità - contribuisce enormemente a farmi trovare il giusto coinvolgimento, con anche Freddie Francis che riesce a capire che non è necessario far durare un film tre ore e mezza perchè fa figo, ma ne basta anche solo un'ora e venti in cui succede tutto il necessario e in cui si riesce a far evolvere il personaggio principale della vicenda, che tra le altre cose, in questo film, non è nemmeno quello più negativo.
Freddie Francis non è Terence Fisher e dallo stile registico di questo film un po' si vede la differenza, ma comunque non mancano quelle caratteristiche che avevano contraddistinto tutti i film precedenti della Hammer: località cupe, inquadrature il più delle volte claustrofobiche che contrastano con i colori saturi. Ancora una volta Peter Cushing, nonostante venga spremuto più di un limone da sette anni a questa parte, è in stato di grazia tanto da rendere estremamente credibile il suo personaggio, nella sua eleganza e anche nella sua discutibile moralità. Insomma, mi aspettavo tra le varie serie cinematografiche della Hammer di trovarmi ad elogiare maggiormente quella su Dracula, invece al netto di diverse visioni, continuo a trovarmi estremamente meglio con l'interessantissimo personaggio di Frankenstein, perfettamente interpretato e sul quale le idee della Hammer riguardo agli sviluppi del personaggio appaiono ancora, dopo tre film, chiarissime.

domenica 3 marzo 2019

IL TRAILER DELLA DOMENICA #56 - Captive State

Dopo la doverosa settimana di pausa dovuta alla notte degli Oscar, ritorna la rubrica sui trailer di film che usciranno nel prossimo periodo. Oggi tocca al trailer di una pellicola di cui non avevo mai sentito parlare, ma che, pur con una trama che non sembra originalissima, potrebbe dare qualche soddisfazione!



La mia opinione: Il futuro distopico, per quel che riguarda il cinema di fantascienza, negli ultimi anni sta tirando tantissimo ed è proprio in questo filone che si inserisce anche "Captive State", pellicola in cui una forza extraterrestre è riuscita ad invadere il mondo, governandolo e riuscendo in qualche modo a debellare la povertà. Gli esseri umani sono divisi in due fazioni: alcuni appoggiano il governo extraterrestre, mentre altri lo osteggiano, formando la cosiddetta Ribellione - "Star Wars", is that you? La trama non sembra essere originalissima e il fatto che in questi primi mesi del 2019 non se ne sia sentito praticamente parlare mi fa un po' sospettare, però un po' di curiosità il trailer me lo ha messo. Spero che John Goodman possa dare un'altra ottima interpretazione, così come anche la presenza di Vera Farmiga potrebbe dare qualche soddisfazione. Insomma, forse non sarà il film dell'anno, ma un paio d'ore interessanti potrebbe comunque regalarle a qualche spettatore senza pretese.

sabato 2 marzo 2019

DIETRO LA MASCHERA (A CARNEVALE OGNI RECENSIONE VALE) - Cabal di Clive Barker (1990)

La solita cricca di blogger è composta da gente che viene da tutte le parti d'Italia e non è un caso, infatti, che qualcuno proponga di festeggiare il Carnevale a partire dallo scorso Giovedì, per sei giorni fino al Martedì grasso, giorno della fine del periodo di Carnevale. Vaglielo a spiegare a questi che io sono di Milano e per me Carnevale è Sabato prossimo e il giorno dopo sarò alla Cartoomics, giusto per godere al massimo sto fatto delle maschere. L'evento, pensato da Marco Contin del blog "La stanza di Gordie", è ovviamente a tema e vede una recensione al giorno per sei giorni di film in cui viene indossata una maschera. Io ho scelto di parlare di "Cabal", diretto da Clive Barker, in cui ad indossare la maschera abbiamo niente popo di meno che David Cronenberg!


USA 1990
Titolo Originale: Nightbreed
Regia: Clive Barker
Sceneggiatura: Clive Barker
Cast: Craig Sheffer, Anne Bobby, David Cronenberg, Charles Haid, Hugh Quarshie, Hugh Ross, Doug Bradley, Catherine Chevalier, Malcolm Smith, Bob Sessions, Oliver Parker, Debora Weston
Durata: 120 minuti
Genere: Horror


Non ho una grande dimestichezza con il cinema di Clive Barker, scrittore, regista e sceneggiatore di storie horror quasi unanimemente apprezzate dal pubblico di tutto il mondo: già con il primo "Hellraiser", diretto nel 1987, non mi aveva impressionato più di tanto e il recupero, fatto solamente per onore di una grande figura del cinema horror, mi era stato abbastanza indigesto, per quanto non da bocciare. Tra le sue sceneggiature ho visto poi "Candyman - Terrore dietro lo specchio", altro film che sì, ho trovato abbastanza carino, ma sia a livello di trama sia a livello registico non è che mi avesse poi così tanto impressionato. Pochi giorni fa è venuto però il momento di "Cabal", altro film che ha sia uno zoccolo duro di fan che ne hanno apprezzato sia la versione originale sia la director's cut uscita in Italia pochi anni fa, sia una schiera di detrattori che per vari motivi non riescono ad apprezzarlo. Al netto della mia visione, ho avuto un po' l'impressione di aver sbagliato il film per questa occasione, dato che non è la maschera, qui indossata da un David Cronenberg nelle per me inedite vesti di attore, la vera e propria protagonista del film, quanto più che altro la contrapposizione tra i mostri e gli umani, con la maschera che non mi è sembrata assumere un significato fondante per la pellicola.
Aaron Boone, interpretato da Craig Sheffer, è tormentato da tempo da incubi spaventosi, in cui compaiono mostri e una strana città, chiamata Midian, popolata da creature mostruose. Seguendo il consiglio della sua ragazza Lori, interpretata da Anne Bobby, è in cura dal dottor Decker, interpretato da David Cronenberg, psicanalista che si rivelerà presto essere un feroce serial killer, che ha ucciso famiglie intere nel corso della sua carriera. Ingannando Aaron, lo psicanalista somministra lui dell'LSD, convincendolo che sia litio: il delirio e le allucinazioni da esso provocate lo fanno investire da un camion e, ancora sotto l'effetto della droga decide di partire alla ricerca di Midian, che secondo lui sarebbe abitata dai mostri che egli vede nei suoi sogni.
Tanto per fare le cose fatte per bene, ho deciso di vedere direttamente la versione director's cut, che molti dicono essere sensibilmente migliore rispetto alla versione originale, quindi l'idea era quella di guardare un bel film sin dall'inizio, senza doverne guardare due versioni diverse, magari anche in tempi stretti. Dal punto di vista tecnico sono riuscito ad apprezzare abbastanza "Cabal", che nella parte iniziale ci mostra delle sequenze oniriche di pregevole fattura e delle inquadrature ricercate sì, ma non eccessivamente fighette, cosa che negli ultimi anni va particolarmente di moda. Mi piacciono poi in maniera particolare quei film che vanno dritti al punto, senza girare troppo intorno al messaggio che vogliono mandare, creando un universo tale per cui i mostri creati da Clive Barker - la cui inventiva e creatività in questa sceneggiatura è lodevole - non sono i veri mostri, ma sono gli umani quelli che mostrano i comportamenti peggiori, un messaggio poi diventato un argomento comune per quasi tutto il cinema di Guillermo del Toro.
Quello che per molti è diventato un cult del genere horror, ha mostrato alla mia prima visione quei difetti che avevo già riscontrato in qualche modo in "Hellraiser", che non me lo avevano fatto apprezzare come avrei voluto: se il ritmo, almeno per quel che mi riguarda, mi è sembrato essere stato gestito meglio rispetto al film più famoso del regista, la sceneggiatura, pur mandando un messaggio dritto e bello chiaro, mi è parsa piuttosto confusionaria e in alcuni frangenti non mi ha particolarmente impressionato la coesione tra i diversi eventi. Rimane poi la sensazione di aver un po' cannato il film per la tematica che volevamo esplorare con la solita cricca di blogger: Decker è un personaggio importante, ma non mi è parso che la maschera fosse la vera protagonista del film. Quanto meno, ho avuto l'occasione di vedere un cult degli anni novanta - anzi proprio del 1990! - che con le dovute proporzioni mi è pure piaciuto!

Partecipano alla rassegna anche i seguenti blog:

venerdì 1 marzo 2019

You Get Me di Brent Bonacorso (2017)



USA 2017
Titolo Originale: You Get Me
Regia: Brent Bonacorso
Sceneggiatura: Ben Epstein
Cast: Taylor John Smith, Bella Thorne, Halston Sage, Nash Grier, Anna Akana, Rhys Wakefield, Brigid Brannagh, Kathryn Morris, Kimberly Williams-Paisley, Yasmin Al-Bustami, Farrah Mackenzie, Joshua Banday, Garcekke Beauvais
Durata: 89 minuti
Genere: Thriller


Dopo un po' di settimane dedicate al buon cinema, in vista della notte degli Oscar e del mio obiettivo di guardare quanto meno tutte le pellicole candidate all'Oscar come miglior film, è tempo di ritornare ai film di merda e, dopo aver parlato a inizio settimana de "L'esorcismo di Hannah Grace" che ovviamente non mi è piaciuto, è ora di disquisire, anche se brevemente, di "You Get Me", thrillerino adolescenziale presente su Netflix con l'attrice Bella Thorne diventata famosa grazie a Disney Channel. Con Bella Thorne io ammetto di avere un problema molto serio: da quando l'ho notata le prime volte - era già maggiorenne, quindi posso dire ciò che credo - l'ho sempre trovata di una bellezza impressionante e il fatto che fosse rossa giocava ovviamente a suo favore. Ho iniziato persino a seguirla su Instagram dove le sue foto sono una meglio dell'altra. Ora però ultimamente, non so bene da quanto, le è successo qualcosa che non me la fa più piacere come prima: ha cominciato ad indossare il septum, quel piercing al naso che secondo la mia personalissima e inutilissima opinione rovina letteralmente il volto di una ragazza. Ora, io la prendo molto alla larga, perchè il film in questione non è che meriti moltissime parole, ma ammetto di aver passato la serata su Netflix a guardare questo lavoro solo per la presenza di Bella Thorne, per giunta senza il septum, quindi molto molto più bella rispetto a come è nelle attuali foto su Instagram, che trovo tanto più belle quanto meno il suo volto è visibile. In questo film però c'è pure Halston Sage, altra attrice che trovo carinissima e i film in cui lei è presente che ho visto li ho spesso e volentieri trovati leggeri e divertenti, tranne questo, ovviamente.
Tyler, interpretato da Taylor John Smith, è un ragazzo che crede di aver incontrato in Alison, interpretata da Halston Sage, l'amore della sua vita. Venuto a conoscenza ad una festa del passato burrascoso di Alison tramite un suo ex, Tyler decide di porre fine alla relazione la sera stessa, per poi, poche ore dopo, passare una notte di sesso con Holly, interpretata da Bella Thorne, appena conosciuta e anche lei da poco lasciatasi con il ragazzo. La storia di una notte finisce subito e Tyler decide di tornare da Alison: i due si ricongiungono e si rimettono insieme, ma Holly, nel frattempo iscrittasi nella stessa scuola dei due, è del tutto intenzionata a perseguitare Tyler fino a portarlo a rivelare il suo segreto relativo a quella notte ad Alison, per potere poi stare con Holly.
Quando guardo un film su Netflix mi è molto più facile decidere di guardarlo in lingua originale: avendone la possibilità ed essendo nel mood giusto, preferisco cimentarmi con la visione in lingua, per apprezzare al meglio le interpretazioni e per migliorare la mia lingua inglese, per quanto possibile. Ecco, forse in questo caso avrei fatto meglio a vedere il film in italiano, nella speranza che il doppiaggio rendesse il tutto più piatto, magari facendo sembrare la recitazione un po' più credibile. I problemi di questo filmettino totalmente innocuo non stanno però solamente nella scarsa recitazione dei protagonisti, quanto anche nel fatto che le cose avvengono così tanto in fretta che si fa una fatica bestiale, come spettatori, ad assimilarle: tra un film lento e un film in cui le cose accadono talmente in fretta da non far nemmeno capire quanto tempo passi tra un avvenimento e l'altro c'è sempre quella via di mezzo che rappresenta una buona gestione dei tempi narrativi, cosa che qui, ovviamente non è presente. Per non parlare poi di un triangolo amoroso che assume tinte thriller fino ad arrivare ad un finale che sa di già visto e che risulta essere persino troppo aperto, tipico dei thriller adolescenziali, che finiscono con un colpo di scena che dovrebbe lasciare gli spettatori in allerta, ma alla fine risulta per essere quasi patetico.
Insomma, in "You Get Me" Halston Sage è davvero bellina, Bella Thorne senza septum è il solito splendore... è solo il film che fa schifo.

Voto: 4

giovedì 28 febbraio 2019

WEEKEND AL CINEMA!

La settimana degli Oscar l'abbiamo superata, ma le uscite di questo weekend cinematografico non sembrano essere da meno in quanto a qualità. Oddio, non che ci sia l'imbarazzo della scelta, a dire il vero, però un potenziale filmone e un altro che potrebbe essere divertente usciranno, quindi perchè non commentarli al solito in base ai miei pregiudizi?


La casa di Jack di Lars Von Trier


Come già detto nella rubrica sui trailer, film che ha diviso sin dalla sua presentazione: molti giornalisti presenti alla prima hanno abbandonato la sala subito, buona parte di quelli rimasti ha invece applaudito sonoramente il film. Diciamo che tendo a fidarmi di più di chi lo ha visto tutto piuttosto che di chi ha detto schifo vedendone solo un minuto e mezzo. Spero in un ottimo Matt Dillon - che sembra inquietantissimo già dal trailer - e spero che il regista non faccia un pippone pseudo-filosofico.

La mia aspettativa: 7,5/10


Ancora auguri per la tua morte di Christopher Landon

Il primo film era inutilissimo, ma piacevolmente divertente. Questo sarà probabilmente inutile al quadrato e forse piacevolmente divertente la metà, però me lo vorrei vedere comunque, così, per passare un'oretta e mezza senza pensieri.

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

C'era una volta il Principe Azzurro: Film d'animazione che eviterò come la peste bubbonica e spero anche come l'influenza in questo periodo.
Croce e delizia: Commedia italiana con Alessandro Gassmann e il da me difficilmente sopportato Fabrizio Bentivoglio. A dirla tutta non sembra nemmeno malaccio, ma non so se sarei disposto a dargli qualche euro.
Domani è un altro giorno: A questo invece qualche euro potrei anche darglielo, visto che il cast è molto più interessante: Valerio Mastandrea e Marco Giallini mi sono sempre piaciuti parecchio, quindi una visioncina ci può anche stare.
Dragon Ball Super - Broly: Me lo salto a pie' pari.
The Vanishing - Il mistero del faro: Ho visto più e più volte il trailer di questo film e devo dire che mi ha suscitato un leggero interesse. Spero non si tratti della solita storiella trita e ritrita, però ho l'impressione che lo sia...

mercoledì 27 febbraio 2019

LE SERIE TV DI FEBBRAIO

Con la fine di Febbraio è tempo di quella che spero diventi la solita rubrica di fine mese riguardo le stagioni di serie TV che ho visto nel corso del mese, dato che ormai mi diventa sempre più difficile scrivere una recensione completa, soprattutto quando si parla di serie TV arrivate a stagioni successive alla prima, per le quali fatico sempre a trovare le giuste parole e le giuste motivazioni. Ecco dunque quali sono state le tre serie TV che ho visto interamente nel corso del mese di Febbraio!


Doctor Who - Stagione 1

É ormai qualche anno che sento parlare di "Doctor Who", sempre e solo di "Doctor Who", senza mai aver capito bene il perchè la gente lo apprezzasse. Forse perchè pur non avendola mai vista ne conosco in qualche modo la simbologia, il famosissimo Tardis, il fatto che il protagonista sia capace di rigenerare il proprio corpo quando è in punto di morte, la gnoccaggine delle sue assistenti - e Dio solo sa quanto voglio arrivare a quando ci sarà Karen Gillan nella serie - e il tema dei viaggi nel tempo che mi ha sempre affascinato. Eppure per qualche motivo "Doctor Who" non è mai riuscita ad attirarmi e, con il passare delle stagioni, mi ha ancora meno convinto a darle un'opportunità, proprio per via dei troppi episodi da recuperare. All'inizio di Gennaio però mi sono deciso e ho cominciato a seguire la prima stagione del nuovo corso di "Doctor Who" - non sono ovviamente partito dalle serie vecchie, perchè a recuperarle tutte mi ci vorrebbe ben più di qualche annetto -, pur sapendo, da parole di altri, di dover arrivare alla seconda stagione, quando il Dottore diventerà David Tennant, per iniziare ad apprezzare per davvero la serie. Ora io premetto che per me David Tennant è uno degli attori più vicini alle divinità della recitazione e quindi mi sono imposto di resistere, anche in caso la prima stagione non mi fosse piaciuta. E il risultato è che nel corso di questi primi dodici episodi ho rischiato il suicidio.
Ebbene sì, questa prima stagione di "Doctor Who" dopo i primi episodi, l'ho vista praticamente con il solo obiettivo di arrivare alla seconda: Christopher Ecclestone non è un attore che conosco particolarmente, ma non ho trovato la sua interpretazione particolarmente interessante, così come la caratterizzazione data al suo personaggio - che so che cambierà di Dottore in Dottore - non mi ha certo fatto affezionare a lui. Ho apprezzato quasi di più la personalità della sua assistente Rose Tyler, interpretata da una bella Billie Piper, decisamente più simpatica ed interessante. Alla fin fine degli episodi me ne sono piaciuti, fondamentalmente, solo due o tre ed il finale di stagione, devo ammetterlo, costruisce molto bene l'atmosfera e la voglia di proseguire con la seconda, cosa che già sto facendo, dato che ho visto tutta la prima, con fatica, per arrivare a David Tennant.

Voto: 5


Marvel's Daredevil - Stagione 3

Di tutte le serie del Marvel Cinematic Universe prodotte da Netflix, una delle migliori è senza ombra di dubbio quella dedicata a Daredevil: se infatti la prima di "Jessica Jones" era stata bellissima, per poi calare con la seconda - e mo immagino con la terza cosa ne verrà fuori -, sia "Luke Cage" sia "Iron Fist" sono partite male e continuate peggio, per poi venire inesorabilmente cancellate. Storia a parte fa "The Punisher", che rimane molto staccato dalle vicende degli altri quattro e del quale devo vedere ancora la seconda e ultima stagione. Avevo un grande hype per questo terzo ciclo di episodi di "Daredevil" e ne sono rimasto estremamente soddisfatto.
Una terza stagione che vince il confronto con tutte le altre serie della Marvel per il ritorno di uno dei cattivi meglio riusciti, interpretato da un Vincent D'Onofrio su livelli impressionanti che pur rimanendo spesso e volentieri lontano dall'azione rimane, per tutti i tredici episodi, una minaccia costante. A contribuire moltissimo alla riuscita di questa terza stagione sono innanzitutto lo sviluppo del personaggio di Matt Murdock, cui la sceneggiatura aggiunge altri tasselli alla sua storia, portandola a quella che dovrebbe essere la sua naturale conclusione, in secondo luogo per i personaggi secondari che non sono anonimi e spessi come un foglio di carta velina come nelle altre serie, ma sono al contrario ben sviluppati e con loro è facilissimo empatizzare. Le scene d'azione poi rimangono quelle meglio dirette e i combattimenti mostrano uno stile registico di altissimo livello, per renderli sempre più coinvolgenti.

Voto: 8


Kingdom - Stagione 1

Zombie coreani nel bel mezzo del Medioevo? Muoio subito dalla voglia di vedere questa serie! Ed ecco che, con una certa aspettativa - data anche da un amico che si trova in Corea del Sud per motivi lavorativi -, mi trovo davanti ad una delle migliori serie sugli zombie che io abbia mai visto, roba che "The Walking Dead" avrebbe solo da imparare. Ora, non stiamo parlando di zombie nel senso classico del termine, perchè questi corrono e sono resuscitati per via di un'erba miracolosa, che però ti fa rinascere come zombie - e già il fatto che si sappia il perchè del virus dopo solo due puntate è tantissima roba -, a cui si aggiungono complotti di corte molto più semplici delle trame di "Game of Thrones" e quindi più semplici anche da seguire, nonostante il dover leggere per forza i sottotitoli, essendo la serie in coreano non doppiata. Gli zombie sono "realistici", si sentono le ossa che scrocchiano, sono a tutti gli effetti dei morti affamati e le trame che ruotano attorno ai personaggi umani sono interessanti e ben costruite, nonostante la loro semplicità e linearità. Va da sè che i sei episodi che compongono questa prima stagione siano letteralmente volati e il finale, tanto aperto quanto altamente spettacolare, non fa che farmi venire l'acquolina in bocca per una prossima stagione!

Voto: 7,5

lunedì 25 febbraio 2019

L'esorcismo di Hannah Grace di Diederik Van Rooijen (2018)



USA 2018
Titolo Originale: The Possession of Hannah Grace
Regia: Diederik Van Rooijen
Sceneggiatura: Brian Sieve
Cast: Shay Mitchell, Grey Damon, Kirby Johnson, Nick Thune, Stana Katic, Louis Herthum, Jacob Ming-Trent, Maximillian McNamara, James A. Watson Jr.
Durata: 86 minuti
Genere: Horror


La mia passione per il cinema horror è tanto elevata quanto il mio masochismo, motivo per cui tendenzialmente cerco di guardare qualsiasi cagata appartenente a questo genere venga proposta nei cinema, sui Netflix e chi più ne ha più ne metta. Tra i vari sottogeneri dell'horror quello che mi ha sempre convinto in maniera minore è quello sugli esorcismi: quindici anni fa erano la cosa che mi faceva più paura e mi suggestionava maggiormente - ho fatto molta fatica a vedere per la prima volta "L'esorcista" - ora dopo aver visto quei tre o quattro film imprescindibili appartenenti a questo sottogenere trovo che siano, più o meno, tutti uguali. C'è però da dire che, a pellicola vista, questo "L'esorcismo di Hannah Grace" non è un vero e proprio film sugli esorcismi, quanto più che altro un film che presenta un esorcismo, all'inizio del film, e in seguito diventa un normale film riguardante le presenze. Regista della pellicola è l'impronunciabile Diederik Van Rooijen, mentre protagonista assoluta è Shay Mitchell - sempre sia lodata - reduce dalle pessime interpretazioni, ma comunque fisicamente soddisfacenti, nelle sette stagioni di "Pretty Little Liars".
Hannah Grace è una ragazza morta in seguito ad un esorcismo e proprio in questo frangente finisce la parte di trama del film che parla di esorcismi e comincia il vero film. Megan Reed, una ragazza che lavora in un obitorio, prende in consegna il corpo della ragazza e, subito dopo l'ingresso del corpo all'interno della struttura, cominciano a verificarsi strani avvenimenti, legati inspiegabilmente proprio alla presenza della ragazza nella struttura. Presto si scoprirà che il demone che l'aveva posseduta e che durante l'esorcismo aveva causato la sua morte, non ha mai abbandonato il suo corpo e ora si manifesta all'interno dell'obitorio.
Siamo davanti senza ombra di dubbio ad uno dei film horror con la sceneggiatura più esile che abbia mai visto in questi ultimi anni: ammetto di averne viste tantissime di cagate, alcune - come ad esempio "Obbligo o verità" - mi sono pure discretamente piaciute, ma se c'è una cosa che odio sono quei film che non ci provano nemmeno. Tra le tante puttanate horror che ho visto negli ultimi anni, quanto meno, gli sceneggiatori ci provavano a rendere interessante la storia, inserendo qualche aspetto della trama misterioso, qualche missione da compiere per far terminare la maledizione di turno, insomma un qualcosa che, seppur con lo sputo, cercasse di legare a sè i vari avvenimenti che si susseguivano nelle trame incasinate e prive di logica che si venivano a creare. In "L'esorcismo di Hannah Grace" l'impressione che ho avuto è che mancasse completamente uno scheletro a questa storia, la trama c'è, ma per sapere cosa succede all'interno del film basta leggerla s Wikipedia e vi assicuro, provando a fare spoiler, che sulla famosa enciclopedia online la trama è riassunta, dall'inizio alla fine del film, in DUE righe contate: io l'ho riassunta in quattro e non ho svelato il dettaglio finale, ma per sapere praticamente tutto sulla pellicola basta davvero andare su Wikipedia e in due righe la vostra curiosità verrebbe tranquillamente soddisfatta.
Il titolo originale del film sarebbe "The Possession of Hannah Grace" ed è in effetti più di una possessione che di un esorcismo che si parla all'interno della pellicola, ma qui viene il secondo problema grosso del film: mi sono rotto le palle, seriamente, dei demoni che fanno gli scherzoni. Quando vedo un horror voglio provare la paura vera, questi demoncelli rompicoglioni danno solo fastidio e fanno quasi ridere, non sembrano mai essere una vera e propria minaccia per i protagonisti del film e alla fine, come è ovvio che sia, vengono sconfitti senza nemmeno troppa fatica. Ora io dico: mi sta bene che a qualcuno "L'esorcismo di Hannah Grace" possa anche piacere, solo che questo qualcuno non riuscirei mai a capirlo: in questa pellicola non c'è atmosfera, la trama è riassumibile in due righe stringatissime svelandone anche il finale e il mostro che dovrebbe fare paura non rappresenta una vera minaccia, nè per il protagonista nè per le pulsazioni dello spettatore, che in realtà durante la visione si abbassano vertiginosamente verso il torpore e la bradicardia.

Voto: 2

domenica 24 febbraio 2019

Oscar 2019 - Pronostici e preferenze

Finalmente il tempo delle premiazioni degli Academy Awards è arrivato e questa notte sapremo chi, tra i film usciti nei cinema americani nel 2018, si aggiudicherà le ambitissime statuette. Una serata, quella di quest'anno, partita con le polemiche: prima l'inserimento del premio come miglior film popolare, poi la marcia indietro da parte dell'Academy, poi il fatto che questa notte non ci sarà un presentatore, poi ancora l'annuncio che alcune categorie sarebbero state premiate durante le pause pubblicitarie e l'ennesimo dietro front. A prescindere dalle questioni extra-cinematografiche, quella di questo 2019 si prospetta come una delle annate più deludenti, con nomination a tratti discutibili e che comunque mi sono sembrate attestarsi verso una certa mediocrità. Va da sè che anche i miei favoriti non sono poi dei veri e propri capolavori in senso stretto e in molte categorie, un po' come l'anno scorso - anche se la qualità era stata ben altra - i premi sembrano quasi tutti annunciati e senza troppe sorprese.

É però giunto il momento di giocare e di svelarvi quali tra i candidati sono i miei preferiti, chi penso vincerà il premio e invece chi proprio non mi andrebbe giù se dovesse vincerlo!


Miglior film

BlacKkKlansman
A Star Is Born
Black Panther
Bohemian Rhapsody
Green Book
La favorita
Roma
Vice - L'uomo nell'ombra

Ho visto tutti i film candidati in questa categoria - era il mio obiettivo in queste ultime settimane e in extremis sono riuscito a portarlo a termine - e il vincitore annunciato pare essere "Roma" di Alfonso Cuaròn, che a me non è che abbia impressionato enormemente, per quanto tecnicamente ineccepibile. Ho preferito di gran lunga lavori come "BlacKkKlansman" e "Vice", decisamente più nelle mie corde, mentre "Black Panther", nonostante sia un fan dei cinecomic del Marvel Cinematic Universe, proprio non sono riuscito a digerirlo.

I MIEI PREFERITI: BlacKkKlansman e Vice - L'uomo nell'ombra
PER ME VINCERA': Roma
NON MI ANDREBBE GIU': Black Panther


Migliore regia

Spike Lee – BlacKkKlansman
Alfonso Cuarón – Roma
Yorgos Lanthimos – La favorita
Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra
Paweł Pawlikowski – Cold War

In questa categoria tutte candidature ineccepibili - al netto del fatto che non ho visto "Cold War", ma penso di farlo a breve. Dura lotta nelle mie preferenze tra Spike Lee e Adam McKay, ma qui la vittoria di Cuaròn appare quasi più scontata di quella per il miglior film.

IL MIO PREFERITO: Spike Lee
PER ME VINCERA': Alfonso Cuaròn
NON MI ANDREBBE GIU': Nessuno in particolare


Migliore attore protagonista

Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra
Bradley Cooper – A Star Is Born
Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità
Rami Malek – Bohemian Rhapsody
Viggo Mortensen – Green Book

Anche in questo caso, mio commento al netto di non aver visto "Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità" e quindi non posso giudicare la performance di Willem Dafoe. Quella che sembrava essere all'inizio una lotta a due tra Christian Bale e Viggo Mortensen, si è trasformata nell'ultimo periodo in una certa esaltazione verso Rami Malek, comunque bravissimo nel trasformarsi in Freddie Mercury. Bradley Cooper sorprendente, soprattutto per la sua voce come cantante, ma trovo improponibile la sua candidatura in questa categoria sinceramente.

IL MIO PREFERITO: Christian Bale
PER ME VINCERA': Rami Malek
NON MI ANDREBBE GIU': Bradley Cooper


Migliore attrice protagonista

Yalitza Aparicio – Roma
Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra
Olivia Colman – La favorita
Lady Gaga – A Star Is Born
Melissa McCarthy – Copia originale

Non ho visto nè "The Wife - Vivere nell'ombra", nè "Copia originale", ma conto di farlo. Tra quelli che ho visto la mia preferenza va per "Olivia Colman" in "La favorita", mentre penso che in qualche modo vincerà Glenn Close, un po' come contentino per la carriera. Non ce la farei a veder premiata Yalitza Aparicio.

LA MIA PREFERITA: Olivia Colman
SECONDO ME VINCERA': Glenn Close
NON MI ANDREBBE GIU': Yalitza Aparicio


Migliore attore non protagonista

Mahershala Ali – Green Book
Adam Driver – BlacKkKlansman
Sam Elliott – A Star Is Born
Richard E. Grant – Copia originale
Sam Rockwell – Vice - L'uomo nell'ombra

IL MIO PREFERITO: Adam Driver
PER ME VINCERA': Maershala Ali
NON MI ANDREBBE GIU': Sam Elliott


Migliore attrice non protagonista

Amy Adams – Vice - L'uomo nell'ombra
Marina de Tavira – Roma
Regina King – Se la strada potesse parlare
Emma Stone – La favorita
Rachel Weisz – La favorita

LA MIA PREFERITA: Emma Stone
SECONDO ME VINCERA': Regina King
NON MI ANDREBBE GIU': Marina de Tavira


Migliore sceneggiatura originale

Deborah Davis e Tony McNamara – La favorita
Paul Schrader – First Reformed - La creazione a rischio
Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly – Green Book
Alfonso Cuarón – Roma
Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra

IL MIO PREFERITO: Vice - L'uomo nell'ombra
PER ME VINCERA': La favorita
NON MI ANDREBBE GIU': Roma


Migliore sceneggiatura non originale

Joel ed Ethan Coen – La ballata di Buster Scruggs
Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee – BlacKkKlansman
Nicole Holofcener e Jeff Whitty – Copia originale
Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare
Eric Roth, Bradley Cooper e Will Fetters – A Star Is Born

IL MIO PREFERITO: BlacKkKlansman
PER ME VINCERA': BlacKkKlansman
NON MI ANDREBBE GIU': Nessuno in particolare


Miglior film straniero

Un affare di famiglia (万引き家族 Manbiki kazoku?), regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)
Cafarnao (کفرناحوم), regia di Nadine Labaki (Libano)
Cold War (Zimna wojna), regia di Paweł Pawlikowski (Polonia)
Opera senza autore (Werk ohne Autor), regia di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania)
Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)

Avendo visto solamente "Roma" è un po' difficile avere un favorito. Penso però che vincerà il premio, anche perchè dovesse essere premiato come miglior film, la cosa sarebbe contraddittoria, mentre se non dovesse essere premiato come miglior film straniero penso si possa mettere in discussione anche la sua vittoria al titolo come miglior film.

SECONDO ME VINCERA': Roma


Miglior film d'animazione

L'isola dei cani (Isle of Dogs), regia di Wes Anderson
Gli Incredibili 2 (Incredibles 2), regia di Brad Bird
Ralph spacca Internet (Ralph Breaks the Internet), regia di Phil Johnston e Rich Moore
Mirai (未来のミライ|Mirai no Mirai), regia di Mamoru Hosoda
Spider-Man - Un nuovo universo (Spider-Man - Into the Spider Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman

Ho visto solamente "L'isola dei cani" e spero sinceramente che possa vincere. Penso però che alla fin fine il premio andrà a "Spider-Man - Un nuovo universo".

IL MIO PREFERITO: L'isola dei cani
SECONDO ME VINCERA': Spider-Man - Un nuovo universo


Migliore fotografia

Łukasz Żal – Cold War (Zimna wojna)
Robbie Ryan – La favorita (The Favourite)
Caleb Deschanel – Opera senza autore (Werk ohne Autor)
Alfonso Cuarón – Roma
Matthew Libatique – A Star Is Born

IL MIO PREFERITO: Roma
PER ME VINCERA': Roma
NON MI ANDREBBE GIU': A Star is Born


Migliore scenografia

Hannah Beachler e Jay Hart – Black Panther
Fiona Crombie e Alice Felton – La favorita (The Favourite)
Nathan Crowley e Kathy Lucas – First Man - Il primo uomo (First Man)
John Myhre e Gordon Sim – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Eugenio Caballero e Barbara Enriquez – Roma

IL MIO PREFERITO: La favorita
PER ME VINCERA': Black Panther
NON MI ANDREBBE GIU': Black Panther


Miglior montaggio

Barry Alexander Brown – BlacKkKlansman
John Ottman – Bohemian Rhapsody
Yorgos Mavropsaridis – La favorita (The Favourite)
Patrick J. Don Vito – Green Book
Hank Corwin – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)


IL MIO PREFERITO: Vice - L'uomo nell'ombra
PER ME VINCERA': Bohemian Rhapsody
NON MI ANDREBBE GIU': Nessuno in particolare


Migliore colonna sonora

Ludwig Göransson – Black Panther
Terence Blanchard – BlacKkKlansman
Alexandre Desplat – L'isola dei cani (Isle of Dogs)
Marc Shaiman – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Nicholas Britell – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)


IL MIO PREFERITO: L'isola dei cani
PER ME VINCERA': Black Panther
NON MI ANDREBBE GIU': Il ritorno di Mary Poppins (per principio, pur non avendolo visto)


Migliore canzone

All the Stars (musica e testi di Kendrick Lamar, SZA, Sounwave e Al Shux) - Black Panther
I'll Fight (musica e testi di Diane Warren) - RBG
The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman, testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) - Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) - A Star Is Born
When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) - La ballata di Buster Scruggs (The ballad of Buster Scruggs)


IL MIO PREFERITO: Shallow
PER ME VINCERA': Shallow
NON MI ANDREBBE GIU': All the Stars


Migliori effetti speciali

Dan DeLeeuw, Kelly Port, Russell Earl e Dan Sudick – Avengers: Infinity War
Christopher Lawrence, Michael Eames, Theo Jones e Chris Corbould – Ritorno al Bosco dei 100 Acri (Christopher Robin)
Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm – First Man - Il primo uomo (First Man)
Roger Guyett, Grady Cofer, Matthew E. Butler e David Shirk – Ready Player One
Rob Bredow, Patrick Tubach, Neal Scanlan e Dominic Tuohy – Solo: A Star Wars Story


IL MIO PREFERITO: First Man - Il primo uomo
PER ME VINCERA': First Man - Il primo uomo
NON MI ANDREBBE GIU': Solo: A Star Wars Story


Miglior sonoro

Steve Boeddeker, Brandon Proctor e Peter Devlin – Black Panther
Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody
Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee e Mary H. Ellis – First Man - Il primo uomo (First Man)
Skip Lievsay, Craig Henighan e José Antonio García – Roma
Tom Ozanich, Dean Zupancic, Jason Ruder e Steve Morrow – A Star Is Born


IL MIO PREFERITO: First Man
PER ME VINCERA': Bohemian Rhapsody
NON MI ANDREBBE GIU': Roma


Miglior montaggio sonoro

Benjamin A. Burtt e Steve Boeddeker – Black Panther
John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody
Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – First Man - Il primo uomo (First Man)
Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – A Quiet Place - Un posto tranquillo (A Quiet Place)
Sergio Díaz e Skip Lievsay – Roma


IL MIO PREFERITO: Bohemian Rhapsody
PER ME VINCERA': Bohemian Rhapsody
NON MI ANDREBBE GIU': Roma


Migliori costumi

Mary Zophres – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
Ruth Carter – Black Panther
Sandy Powell – La favorita (The Favourite)
Sandy Powell – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Alexandra Byrne – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)


IL MIO PREFERITO: La favorita
PER ME VINCERA': La favorita
NON MI ANDREBBE GIU': Nessuno in particolare


Miglior trucco e acconciatura

Göran Lundström e Pamela Goldammer – Border - Creature di confine (Border)
Jenny Shircore, Marc Pilcher e Jessica Brooks – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)
Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)


IL MIO PREFERITO: Vice - L'uomo nell'ombra
PER ME VINCERA': Vice - L'uomo nell'ombra
NON MI ANDREBBE GIU': Maria regina di Scozia


E come al solito riporto, per dovere di cronaca, le candidature alla categoria corti e documentari, sulle quali non posso esprimere una preferenza perchè non ne ho visto mezzo.

Miglior documentario

Free Solo, regia di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi
Hale County This Morning, This Evening, regia di RaMell Ross
Minding the Gap, regia di Bing Liu
Of Fathers and Sons, regia di Talal Derki
RBG, regia di Betsy West e Julie Cohen



Miglior cortometraggio documentario

Black Sheep, regia di Ed Perkins
End Game, regia di Rob Epstein e Jeffrey Friedman
Lifeboat, regia di Skye Fitzgerald
A Night at the Garden, regia di Marshall Curry
Period. End of Sentence., regia di Rayka Zehtabchi



Miglior cortometraggio

Detainment, regia di Vincent Lambe
Fauve, regia di Jeremy Comte
Marguerite, regia di Marianne Farley
Madre, regia di Rodrigo Sorogoyen
Skin, regia di Guy Nattiv



Miglior cortometraggio d'animazione

Animal Behaviour, regia di Alison Snowden, David Fine
Bao, regia di Domee Shi
Late Afternoon, regia di Louise Bagnall
One Small Step, regia di Andrew Chesworth e Bobby Pontillas
Weekends, regia di Trevor Jimenez