venerdì 23 agosto 2019

Il figlio di Chucky di Don Mancini (2004)


USA, Regno Unito, Romania 2004
Titolo Originale: Seed of Chucky
Regia: Don Mancini
Sceneggiatura: Don Mancini
Durata: 87 minuti
Genere: Horror


Prosegue abbastanza spedito lo speciale sulla saga de "La bambola assassina", nel quale parlerò oggi del quinto capitolo. Dopo che con "La bambola assassina 3" il mio interesse verso la saga era scemato già qualche anno fa, ecco che con "La sposa di Chucky", diretto da Ronny Yu e sceneggiato dal solito Don Mancini, la saga compiva una virata abbastanza importante verso il comico e il grottesco, abbandonando quasi totalmente la componente horror in favore dello splatter e delle risate. Ci eravamo lasciati proprio con il parto da parte di Tiffany, poco prima della sua morte, di un piccolo bambolotto ed è proprio su di lui che si concentreranno le vicende di questo quinto capitolo, da molti considerato il peggiore dell'intera saga, ma rivalutato solamente in tempi recenti. Dopo aver scritto la sceneggiatura di tutti i capitoli precedenti, qui Don Mancini finisce addirittura dietro la macchina da presa, il film ha un cast piuttosto povero di nomi forti tra i quali spicca certamente quello di Jennifer Tilly, nel doppio ruolo di sè stessa e di doppiatrice di Tiffany, dopo aver interpretato la stessa Tiffany da umana nel capitolo precedente.
Sono passati sei anni dagli eventi del film precedente e Glen, figlio di Chucky e di Tiffany, è ostaggio di un sedicente ventriloquo che lo usa come fenomeno da baraccone con il nome di scena di Faccia di Merda. Avendo scoperto che i suoi genitori, in versione bambole, sono protagonisti di un film dedicato alle loro folli gesta, decide di fuggire dal suo aguzzino per andare a cercarli. Riuscito a riportarli entrambi in vita grazie al Cuore di Damballà, Chucky si mostrerà molto sorpreso e sconvolto all'idea di avere un figlio, mentre Tiffany ci si affezionerà subito. I due inoltre non sono nemmeno d'accordo con il suo sesso: Chucky lo ritiene un maschio chiamandolo Glen, mentre Tiffany si rivolge a lui come Glenda, ritenendolo una femmina. La scoperta che il loro figlio non ha istinti omicidi porterà i due a cercare di tenerlo al di fuori delle loro attività criminali, mentre cercano due corpi in cui trasferirsi, identificando nell'attrice Jennifer Tilly e nel rapper Redman i loro due possibili corpi. Il piano è di mettere incinta l'attrice, per poi dare un corpo anche al loro figlio.
Criticato da molti come uno dei peggiori film dell'intera saga, a seguito della visione non mi sento di dare del tutto contro a questo film, che sicuramente non sarà originale e nemmeno di qualità particolarmente alta, ma altrettanto sicuramente non si può dire che sia peggio dell'odiosissimo "La bambola assassina 3". Innanzitutto nella prima scena, che ci mostra un sogno di Glen prima di farsela addosso nel letto, Don Mancini decide di regalare agli spettatori un piano sequenza interessantissimo che, nel giro di pochissime scene, riesce a citare, contemporaneamente, "Halloween - La notte delle streghe", perchè il piano sequenza è interamente in soggettiva, "Psycho", per il modo in cui Glen uccide la signora nella doccia e per come questa cada per terra morta, e infine "Shining", per come viene presentata la signora dietro la tenda della doccia. Lo stesso "Shining" verrà poi citato verso la fine in una scena in cui Chucky impazzirà totalmente cercando di fermare il piano concordato con Tiffany per lui troppo folle per diventare realtà: ora io ho un problema serio con le citazioni a "Shining", mi fanno uscire di testa, per me un'opera audiovisiva che cita o fa una parodia a "Shining" in maniera intelligente come viene fatto in questo film assume immediatamente più valore. Ma a parte questi dettagli che mi mandano sempre letteralmente fuori di testa, non mi è parso che questo "Il figlio di Chucky" fosse così male come molti hanno detto all'epoca della sua uscita. Innanzitutto il personaggio di Glen/Glenda mi è sembrato ben scritto e forse uno di quelli maggiormente approfonditi in tutta la saga, dato che in poco tempo ci viene mostrato in tutte le sue sfaccettature e in tutte le sue personalità. In secondo luogo, forse per la prima volta dal primo film, oltre ad una componente comica forse meno originale e divertente rispetto alla pellicola precedente, ma comunque abbastanza efficace, il film riesce ad affrontare, con il tono che ormai appartiene alla saga un po' canzonatorio, argomenti profondi riuscendo anche, attraverso il personaggio di Glen/Glenda a smuovere i sentimenti dello spettatore.
Con "Il figlio di Chucky" ci troviamo dunque davanti ad un quinto capitolo di una saga seriamente valido, contrariamente a quanto i fan abbiano pensato all'epoca della sua uscita. Forse nel giro di qualche tempo comincerà a piacere al pubblico anche questo film, che a me, con le dovute proporzioni, è parso comunque ben riuscito in buona parte dei suoi componenti, in grado di divertire sicuramente meno rispetto al film precedente, con la paura che se ne è già andata dalla fine del primo capitolo, ma anche interessantissimo dal punto di vista registico, con un "Don Mancini" che, soprattutto nella primissima scena, si diverte a citare grandi classici del cinema horror, mettendo in mostra delle buonissime doti dietro la macchina da presa.


giovedì 22 agosto 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Ormai da tre giorni sono rientrato in Italia dopo la mia lunga vacanza di due settimane tra il Giappone e la Corea del Sud e da ieri è tornato a pieno regime anche il blog, con tanto di novità di un profilo Instagram aperto appositamente per pubblicare le notizie del blog e le mie visioni, mentre il mio profilo Instagram personale accoglierà principalmente le mie foto e attività. Ora però è tempo di commentare le uscite al cinema di questa settimana, come al solito in base ai miei pregiudizi!


Il signor Diavolo di Pupi Avati


Pupi Avati ritorna al cinema con un horror da me attesissimo, anche se la sua carriera cinematografica non l'ho mai esplorata più di tanto, se non per "La casa dalle finestre che ridono" e il bellissimo "Regalo di Natale". Già dal trailer si vede quanto il film sembri seguire gli stili dell'horror all'italiana, con un uso del grottesco e del mostruoso che potrebbe piacermi in modo particolare. Mi aspetto grandi cose.

La mia aspettativa: 7,5/10


Il Re Leone di Jon Favreau

Ennesimo remake in live action - anche se in realtà non sarebbe appropriato parlare di live action, quanto più che altro di animazione iperrealistica grazie al massiccio uso di CGI - di un classico Disney, di uno dei film d'animazione più belli mai prodotti dalla casa di Topolino. Le critiche arrivate dalle prime visioni sono state piuttosto tiepide, si parla di film uguale a quello di animazione, senza nulla di più di interessante. Non penso che andrò a vederlo al cinema, potrei forse recuperarlo in home video appena mi sarà possibile.

La mia aspettativa: 5/10


Le altre uscite della settimana

La rivincita delle sfigate: Primo film da regista per Olivia Wilde che potrebbe anche rivelarsi come una commedia adolescenziale piuttosto interessante, da cui però non aspettarsi di certo grandi cose.
Charlie Says: Film biografico su Charles Manson interpretato da Matt Smith, che potrebbe rivelarsi più interessante del previsto, anche in ottica dell'imminente uscita di "C'era una volta a... Hollywood".
L'ospite: Commedia italiana che sembra non offrire moltissimo dal punto di vista qualitativo.
Pop Black Posta: Thriller italiano che difficilmente vedrà qualche sala nel nostro paese.
Submergence: Arriva anche da noi il film di Wim Wenders di due anni fa con Alicia Vikander. Se dovessi riuscire potrei vederlo, molto probabilmente non al cinema ecco.

mercoledì 21 agosto 2019

Tolkien di Dome Karukoski (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Tolkien
Sceneggiatura: David Gleeson, Stephen Beresford
Durata: 112 minuti
Genere: Biografico, Drammatico


Tornato dalle lunghe vacanze tra il Giappone e la Corea del Sud - con non poca sindrome da rientro e un po' di jet lag, tanto per gradire - il blog riprende la sua routine e si comincerà proprio oggi con uno dei film che ho avuto modo di vedere nel corso di questi dieci giorni. A causa infatti di spostamenti molto lunghi - basti pensare alle dodici ore di aereo di andata e ritorno, ma anche a viaggi in pullman tra una parte e l'altra della Corea del Sud di circa tre ore - sono riuscito a vedere, grazie a Netflix o al catalogo presente sul volo Lufthansa, un gran numero di film. Certo, non le ho viste al cinema e lo schermo fornito non era dei migliori, ma ho avuto così modo sia di recuperare qualche visione che mi ero perso, sia di vedere qualche film in arrivo nei prossimi mesi che difficilmente sarei andato a vedere al cinema. Uno di questi, disponibile sul volo, era proprio "Tolkien", biopic sull'omonimo scrittore de "Lo Hobbit" e de "Il signore degli anelli", diretto da Dome Karukoski, regista finlandese a me non conosciuto con già sette film all'attivo. Personaggi principali della vicenda saranno dunque lo scrittore J. R. R. Tolkien, interpretato da Nicholas Hoult, la sua fidanzata e poi moglie Edith Bratt, interpreta da Lily Collins, ultimamente particolarmente in voga per ruoli in biopic, e i suoi amici con cui condividerà la sua passione per l'arte e per la scrittura.
Il film ripercorre principalmente gli anni giovanili dello scrittore che, una volta orfano, stringerà amicizia con un gruppo di studenti, aspiranti artisti e scrittori, con i quali troverà ispirazione e coraggio per le sue opere, tra le quali l'invenzione di una vera e propria lingua scritta. Mentre la loro amicizia viene conservata nel corso degli anni, messa in seria difficoltà solo dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, egli conoscerà Edith Bratt, di cui si innamorerà perdutamente e con la quale condivide una posizione quasi da emarginato all'interno della società, a causa della loro povertà rispetto agli altri amici del gruppo.
Nel corso degli anni moltissimi sono stati i tentativi di portare al cinema la biografia di J. R. R. Tolkien, ma nessuno prima del regista Dome Karukoski è riuscito a portare su schermo quello che è stato il processo creativo dello scrittore, in grado di regalare all'immaginario di moltissimi lettori avventure fantastiche popolate da creature fantastiche e quasi mitologiche. In questo senso la pellicola di Dome Karukoski mi è sembrato fosse riuscita a metà: purtroppo non ho visto ben chiaro il processo creativo del giovane Tolkien negli anni in cui discute e si confronta con i suoi coetanei, ho visto più che altro una presa di posizione e di coraggio, certo lodevole, da parte del protagonista rispetto alla sua condizione sociale e rispetto alle sue aspirazioni, soprattutto quando, una volta iscrittosi a Oxford, dovrà barcamenarsi tra una media non particolarmente alto e la necessità di una borsa di studio per poter proseguire la sua carriera accademica. Ci si concentra però, anche piuttosto bene, sulla componente personale del protagonista, l'amicizia con i suoi coetanei è ben ritratta dal regista e forse un po' troppo spazio viene lasciato alla storia d'amore con Edith, interpretata da una Lily Collins che ad ogni film mi impressiona sempre di più per la sua particolarissima espressività, che mi arriva sempre in maniera decisa ed efficace.
Mentre su Lily Collins mi sono già espresso, anche se da molti ancora non è riconosciuta, anche Nicholas Hoult mi è parso particolarmente in parte grazie ad una recitazione per niente sopra le righe, che diventa sempre più credibile con il passare dei minuti. La sua recitazione segue un po' l'andamento del film che ad una prima parte per quanto mi riguarda non particolarmente coinvolgente, ne fa da contraltare una seconda in cui, con l'inizio della Prima Guerra Mondiale, si fanno vivi gli orrori e i sentimenti dei protagonisti, che nell'immaginario di Tolkien diventano enormi draghi che dispensano distruzione e morte, ma anche di persone disposte ad affrontare questi mostri e a combatterli. É proprio in questa seconda parte che il film assume decisamente più valore e si esprime in tutta la sua potenza narrativa, laddove non era riuscito nella prima parte, qui si migliora sensibilmente portando il film ad un livello superiore.

Voto: 6,5

giovedì 15 agosto 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Ferragosto, il sottoscritto si trova a Gyeongju, con il suo viaggio tra il paese del Sol Levante e la Corea del Sud che sta volgendo al termine. Ma come ogni Giovedì l'appuntamento con le uscite del weekend non può mancare ed eccoci dunque qui, con una programmazione oculata, a commentare in base ai miei pregiudizi, i quattro film che usciranno questa settimana. Coming Soon ne riporta cinque, ma il quinto - "Isabelle - L'ultima evocazione" - io in realtà l'ho già visto e recensito una settimana e mezzo fa e garantisco che, purtroppo, l'ho visto in una sala cinematografica della mia città.


Crawl - Intrappolati di Alexandre Aja


Un uragano, dei coccodrilli e Kaya Scodelario e si corre al cinema a vedere questo film... se solo fossi in Italia. Se dovesse essere ancora disponibile al mio ritorno e se non avessi voglia di vedermi "Il re leone", me lo terrò buono per la prossima settimana, altrimenti lo recupererò in home video appena possibile. Penso però che potrebbe divertirmi il giusto

La mia aspettativa: 6,5/10


Diamantino - Il calciatore più forte del mondo di Gabriel Abantes, Daniel Schmidt

Film calcistico probabilmente destinato ad un pubblico di ragazzi. Non che mi interessi molto a dire il vero, leggerò qualche commento prima di decidere se dargli un'opportunità o meno.

La mia aspettativa: 5/10


Kin di Jonathan Baker, Josh Baker

Leggendo la trama non riesco a capire bene il perchè sia catalogato come film di fantascienza, ma tant'è, la pellicola se non fosse per la presenza di James Franco nel cast mi interesserebbe pochissimo e non penso proprio che gli darei un'occasione.

La mia aspettativa: 5/10


The Nest - Il nido di Roberto De Feo

Ho visto il trailer più volte nel corso di queste settimane e devo dire che questo horror all'italiana, in attesa dell'uscita del nuovo film di Pupi Avati che potrebbe essere una vera e propria bomba, sembra essere inquietante ed estremamente interessante, tanto da poter dare delle grosse soddisfazioni. Ci spero veramente molto in questa pellicola!

La mia aspettativa: 6,/10

lunedì 12 agosto 2019

La sposa di Chucky di Ronny Yu (1998)


USA 1998
Titolo Originale: Bride of Chucky
Regia: Ronny Yu
Sceneggiatura: Don Mancini
Durata: 90 minuti
Genere: Horror


Anni fa, quando avevo provato a cominciare la saga de "La bambola assassina", mi ero fermato al terzo capitolo che, come ho anche ripetuto nella recensione della settimana scorsa, ho odiato con tutto me stesso perchè stantio, eccessivamente parodistico e per la presenza di un personaggio che è odioso, ma non nel modo che mi sarei atteso da un film horror. Mi ero fermato proprio prima di un quarto capitolo che, a detta di molti, sarebbe uno dei migliori dell'intera saga, quel "La sposa di Chucky" che io ho visto, per la prima volta, solamente settimana scorsa, per terminare il recupero di tutte le pellicole della saga e poter parlare, per via della mia pignoleria, del remake "La bambola assassina", uscito nei cinema italiani ormai un paio di mesi fa. Alla sceneggiatura di questo quarto capitolo abbiamo ancora Don Mancini, che ha sceneggiato tutti e tre i capitoli precedenti, mentre alla regia viene chiamato Ronny Yu, regista di Hong Kong alla prima esperienza con il cinema statunitense, che negli anni successivi abbiamo poi visto alle prese con "Freddy vs. Jason, pellicola a cui in tutta sincerità non riesco a volere male. I protagonisti della vicenda sono interpretati da Nick Stabile e Katherine Heigl, la cui carriera negli anni successivi si è poi concentrata principalmente su commedie romantiche.
É passato del tempo dopo gli eventi narrati nel precedente film e facciamo subito conoscenza con Tiffany, sensuale serial killer un tempo complice e fidanzata di Charles Lee Ray. Riuscita a prendere possesso del cadavere in brandelli di Chucky, la donna ricucirà il bambolotto, in quanto è convinta che l'anima del suo uomo sia ancora intrappolata all'interno di esso. L'obiettivo di Tiffany è quello di liberare l'anima di Charles Lee Ray per poi potersi sposare. Visto il rifiuto di Chucky, deciderà di intrappolarlo all'interno di una gabbia, iniziando a deriderlo continuamente, finendo addirittura per mettere, nella gabbia insieme a lui, una bambola vestita da sposa. Riuscito a liberarsi e furioso per le continue derisioni di Tiffany, Chucky decide di uccidere la ragazza fulminandola mentre fa il bagno, per poi intrappolare la sua anima all'interno della stessa bambola vestita da sposa che lei aveva usato in precedenza. Decisi a ritornare entrambi umani, Chucky pianifica di recuperare il Cuore di Damballa, ancora in possesso del suo cadavere, per trasferire le loro anime nel corpo di due persone. Inizieranno così a prendere di mira i giovani Jesse e Jade, fidanzati la cui relazione viene continuamente messa alla prova dalla sfiducia dello zio Warren che continua a mettere i bastoni tra le ruote ai due.
Ripresomi dall'odio quasi totale che provo per il capitolo precedente, posso tranquillamente affermare che ci troviamo davanti se non al miglior film della saga, ad uno che ci va clamorosamente vicino. Innanzitutto per la prima volta dopo tre film i protagonisti della vicenda non sono tanto le vittime designate di Chucky, quanto più che altro gli stessi Chucky e la sua compagna Tiffany, su cui il regista Ronny Yu si concentra maggiormente rispetto a Jesse e Jade, che sono le vittime designate dalle due bambole assassine. Il risultato di questo quarto capitolo è evidente: dopo tre film in cui si è seguito il filone di Andy Barclay, ormai completamente esaurito, la decisione di Don Mancini è quella di non provare più a fare paura grazie al personaggio iconico da lui creato, ma di accentuarne il lato più comico e grottesco, mettendo da parte la componente horror, relegandola più che altro a momenti in cui il sangue scorre a fiumi e facendo risultare questo quarto capitolo della saga una commedia horror effettivamente uscita con i fiocchi e i controfiocchi.
Non si contano le citazioni, non si contano i riferimenti ad altre pellicole storiche o no - su tutte, "La moglie di Frankenstein" - così come non si contano le battute, a tratti divertentissime e sicuramente messe sempre nel posto giusto e al momento giusto. I continui litigi tra CHucky e Tiffany contribuiscono in questo senso a rendere la pellicola ancora più divertente e riuscita, facendo risultare l'accoppiata decisamente affiatata e la pellicola, a mani basse, una delle meglio riuscite dell'intera saga.

giovedì 8 agosto 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Anche se sono in ferie, non poteva certo mancare il solito appuntamento con le uscite cinematografiche della settimana. Viene quasi da dire, visto il tenore di esse, che fortunatamente sono molto lontano dall'Italia e per vederli dovrei aspettare il mio ritorno, ma quando sarò ritornato ci saranno altre uscite interessanti che non mi vorrò perdere. Commentiamo però come al solito, in base ai miei pregiudizi, i tre film in uscita questa settimana!


Fast & Furious: Hobbs & Shaw di David Leitch


Con la saga di "Fast & Furious" mi sono fermato ben prima che i personaggi di Hobbs e Shaw entrassero in scena, quindi questo spin-off a loro dedicato non penso che mi possa davvero interessare, nemmeno per un'eventuale visione al mio ritorno in Italia. La regia di David Leitch, lo stesso di "John Wick", "Atomica bionda" e "Deadpool 2" potrebbe però essere un punto a suo favore, in effetti.

La mia aspettativa: 5/10


Goldstone - Dove i mondi si scontrano di Ivan Sen

In questo weekend spazio anche per un thrillerino australiano senza pretese, che però per il clima di questo periodo potrebbe dare qualche piccola soddisfazione. Non saprei bene come aspettarmi, ma, nel dubbio, sono in Giappone, quindi se proprio volete, vedetevelo voi e fatemi sapere!

La mia aspettativa: 5,5/10


The Quake - Il terremoto del secolo di John Andreas Andersen

Da questo film norvegese invece so bene cosa aspettarmi: la solita pellicola catastrofica che pensavo fosse passata di moda o che fosse buona solo per i film dell'Asylum. Effetti speciali, grattacieli che cadono - e danno ispirazione ai demolitori di tutto il mondo - e sinceramente non penso null'altro di nuovo nel panorama. La differenza? Per una volta non si parla della California e del Big One, ma siamo in Norvegia, per il resto, null'altro.

La mia aspettativa: 5,5/10

lunedì 5 agosto 2019

Isabelle - L'ultima evocazione di Rob Heydon (2018)

USA 2018
Titolo Originale: Isabelle
Regia: Rob Heydon
Sceneggiatura: Donald Martin
Durata: 81 minuti
Genere: Horror


Da due giorni sono ufficialmente in ferie e per due settimane il sottoscritto curatore di "Non c'è Paragone" si trasferirà nel pese del Sol Levante e in Corea del Sud per andare a trovare un amico che lavora lì da un paio d'anni. Per l'occasione, la programmazione locale sarà un po' ridotta visto che le cartucce da sparare, anche se principalmente si tratterà di scarti di stagione, sono un po' di meno rispetto al solito. Oggi si inizia proprio con uno di quei film che ho visto, un po' per caso e un po' perchè - mea culpa - non avevo voglia di andare a vedere "Hotel Artemis", Venerdì scorso, in una serata in cui avevo sì voglia di andare al cinema per non restare per l'ennesima volta a casa da solo, ma non avevo voglia di vedere nulla di impegnativo. La scelta è ricaduta su un horror con protagonisti Adam Brody e Amanda Crew, del quale avevo visto molte volte il trailer nelle settimane precedenti e non sembrava essere così malvagio come poi si è rivelato al momento della visione. Regista del film è Rob Heydon al primo vero e proprio lungometraggio della sua carriera - che si è visto essere un prodotto principalmente televisivo arrivato nelle sale in Italia un po' per caso e forse pure per sbaglio -, mentre Adam Brody ancora sta cercando di riprendersi da una carriera mai decollata dopo il ruolo che lo ha reso celebre nella serie "The O.C." e Amanda Crew continua a recitare in film dallo scarso valore artistico e sicuramente poco interessanti, dopo aver esordito in "Final Destination 3" che comunque, almeno al botteghino, non era andato malissimo.
La trama del film è parecchio, parecchio canonica: Larissa e Matt Kane sono una giovane coppia, lei incinta, appena trasferitasi in una villa all'interno di un quartiere residenziale. Fanno subito conoscenza con la loro misteriosa vicina, dalla cui abitazione Larissa vede spesso una ragazza che scruta dalla finestra ogni loro movimento. Poco dopo il loro arrivo in città Larissa accusa forti dolori alla pancia, viene trasportata in ospedale dove risulterà clinicamente morta per un minuto. Al suo risveglio scoprirà suo malgrado che il loro bambino è nato morto e per lei comincerà un inquietante periodo di paranoia e di follia in cui, come unica costante, vi sarà la figlia della vicina, paralizzata, sempre alla finestra a guardare e studiare ogni suo movimento.
Come dicevo nelle prime righe di questa recensione, mi sono fatto purtroppo ingannare da un trailer davvero ben costruito che si rivelava, alla fin fine, ben più inquietante di quanto poi si sia rivelato il film. La puzza però l'ho sentita subito, appena la pellicola è iniziata, quando ho visto quella specie di sigla introduttiva e il font con cui, nei titoli di testa venivano presentati il cast e i componenti della troupe: quel font, anonimo e freddo, lo avevo già visto, un sacco di volte, in quei thriller delle cinque del pomeriggio che spesso ho avuto modo di vedere su Now TV. Da lì ho capito subito che il film, nei nostri cinema, ci è arrivato quasi per sbaglio e io stupido che sono pure andato a dargli sei euro di biglietto - sì, sono entrato con lo sconto. Le prime scene e poi anche tutto il film nelle battute successive hanno confermato i miei sospetti: dialoghi dallo spessore quasi inesistente, un montaggio frenetico con tagli netti tra una scena e l'altra e con cambi di contesto repentini e senza la minima spiegazione, dandomi un certo senso di disorientamento. Ad ampliare la sensazione che questo film avesse qualcosa di sbagliato ci si è messa poi da una parte la recitazione totalmente svogliata dei protagonisti, mentre dall'altra la volontà dello sceneggiatore di non inventarsi nulla di personale per il genere horror, ma di seguire, tra l'altro nella maniera peggiore in assoluto, tutti i clichè del genere, rendendo tutta la narrazione prevedibile e poco interessante. Ciliegina sulla torta in negativo per quanto riguarda il film è il finale che resetta tutto di quelli che si vede che siccome il film doveva finire bene per forza ti dicono di ignorare quanto di brutto sia successo ai protagonisti nel corso dei settantacinque minuti precedenti, perchè tanto quello che importa è che tutti vivano felici e contenti.
Insomma, ho preso una cantonata, ma di quelle proprio pesanti, mi avrebbe certamente bruciato meno se questa cantonata me la fossi presa comodamente sul divano di casa, piuttosto che usare dei soldi in benzina dell'auto e per la poltrona al cinema, che non era poi nemmeno così comoda a questo giro. Il problema è, fondamentalmente, che un film così tanto "casuale" io in sala non lo avevo proprio mai visto e ancora non mi spiego di come ci sia finito nelle sale italiane, anche in un periodo nell'anno in cui notoriamente il pubblico non paga poi moltissimo, sembra proprio che questa pellicola sia stata presa dalla raccolta dell'umido.

Voto: 2

venerdì 2 agosto 2019

La bambola assassina 3 di Jack Bender (1991)


USA, Regno Unito 1991
Titolo Originale: Child's Play 3
Regia: Jack Bender
Sceneggiatura: Don Mancini
Durata: 90 minuti
Genere: Horror


Procede in maniera abbastanza spedita lo speciale sulla saga de "La bambola assassina", in attesa di arrivare al mio commento sul remake uscito qualche settimana fa e che ho avuto modo di vedere al cinema. Dopo aver dunque commentato "La bambola assassina", un vero e proprio cult anche se non tra i miei slasher preferiti, e "La bambola assassina 2", per me sottovalutato nonostante alcuna scene veramente iconiche, eccoci qui per commentare il film della saga che detesto con tutto me stesso, quello che qualche anno fa, quando l'avevo cominciata, mi aveva fatto smettere di guardarla. La regia di questo terzo capitolo viene affidata a Jack Bender, regista di qualche episodio di serie TV, di certo non noto per i suoi film, mentre i protagonisti della vicenda vengono interpretati da Justin Whalin, che interpreta un Andy Barclay ormai cresciuto in una scuola militare, Perrey Reeves, Jeremy Silvers e Travis Fine, tutti attori che sinceramente poco conosco e che vista la loro partecipazione a questo film non ho la minima voglia di esplorarne la filmografia.
Sono passati otto anni dagli eventi del film precedente e la Play Pals Toys Company ha deciso di creare una nuova serie di bambole Tipo Bello per riprendersi dalla pubblicità negativa scaturita dagli omicidi del film precedente. All'interno della fabbrica, la bambola di Chucky viene raccolta da un braccio meccanico e, causa la fuoriuscita di sangue dalla bambola stessa, fa sì che l'anima di Charles Lee Ray viva nuovamente nel corpo di un'altro bambolotto. Dopo aver ucciso alcuni addetti della fabbrica, Chucky comincia a fare delle ricerche sul luogo in cui si trova Andy Barclay, in modo da poter trovare il corpo che possa accogliere il suo spirito. Lo stesso Andy, traumatizzato dagli eventi che ha vissuto anni prima, viene iscritto ad un'accademia militare dove farà amicizia con il compagno di stanza Harold, con il piccolo Ronald e con la soldatessa Kristen De Silva, mentre è costretto a subire le angherie del cadetto luogotenente colonnello Brett Shelton, che comincerà a prenderlo di mira sin dal suo ingresso nell'accademia.
Ho già detto a più riprese che odio con tutto me stesso questo terzo capitolo ed i motivi sono principalmente due: il primo è una mancanza di idee che ha portato lo sceneggiatore Don Mancini a voler fare una sorta di parodia in chiave slasher di uno dei film di maggior successo di quel periodo, "Full Metal Jacket", in secondo luogo proprio il personaggio di Brett Shelton che è odioso da morire, ma non odioso come qualsiasi bravo villain di un film, ma odioso come quel sacco di persone che se vedessi in giro faccia a faccia non esiterei a nascondere loro quanto penso che siano delle teste di cazzo. La parte parodistica relativa a "Full Metal Jacket" non si risparmia nemmeno battute come la famosa "This is for fighting and this is for fun" - indicando il fucile e il pacco - alla quale ho reagito proprio allo stesso modo in cui reagisce Harold quando vede il personaggio recitare quella frase, ovvero con un'espressione del tipo "Guarda sto mentecatto" e in tutto questo non sono riuscito a capire bene quale fosse l'importanza di Chucky all'interno della vicenda, se non nel momento in cui grazie al suo scherzone del paintball - in cui le cartucce colorate vengono sostituite con pallottole vere - il signor testa di cazzo Brett Shelton viene giustamente e con mia estrema goduria crivellato di pallottole.
Insomma, una nuova visione di questo terzo capitolo, per giunta questa volta in lingua originale, non mi ha fatto cambiare idea sul fatto che io l'abbia odiato con tutto me stesso. Fortuna che a breve, molto probabilmente dopo le mie vacanze in Giappone e in Corea del Sud, arriverà la recensione del quarto capitolo che, visto per la prima volta pochi giorni fa, ho letteralmente adorato. Questo terzo, invece, lo cancellerei tranquillamente dalla faccia della Terra.

giovedì 1 agosto 2019

WEEKEND AL CINEMA

Ancora poche le pellicole in uscita in queste settimane, ma almeno una di queste potrebbe richiamare un po' di pubblico, quel poco rimasto in città per lo meno. Io, tra l'altro, partirò Lunedì per un viaggio di due settimane in Giappone e Corea del Sud, quindi questo weekend un'ultima visioncina al cinema - a meno che qualcuno non si faccia vivo per fare cose nel weekend - potrebbe anche scapparci. Vediamo quali sono le cinque uscite di questo weekend, commentate come al solito in base ai miei pregiudizi!

Hotel Artemis di Drew Pearce


Il trailer di questo film di fantascienza basato su un hotel/ospedale per soli criminali mi ispira, anche se fa tanto l'Hotel Continental di John Wick, il che vuol dire che l'idea l'aveva già avuta qualcuno prima. Ad ogni modo, per una visione estiva prima di partire per le vacanze potrebbe andare più che bene, anche perchè mi sa che questo potrebbe essere il film più interessante passato dal convento questa settimana.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Dolcissime: Visto il trailer di questa commedia italiana: il tema sicuramente è importante, il problema è che il film non mi dà l'impressione di essere bello e interessante.
Nevermind: Altra commedia italiana il cui trailer e la cui trama devo dire che mi hanno leggermente intrigato. Potrebbe rivelarsi non malaccio.
Tesnota: Film impegnatissimo che con questo caldo proprio non penso potrei riuscire a vedere.
Una famiglia al tappeto: Pellicola per famiglie con protagonista "The Rock". Anche questo potrebbe essere adatto per il clima estivo a dirla tutta.

mercoledì 31 luglio 2019

LE SERIE TV DI LUGLIO

Lo scorso mese con le serie televisive non è che fosse andata benissimo: quelle che avevo visto non mi avevano impressionato e nessuna di esse si era rivelata particolarmente memorabile. Come sarà andata la questione nel mese di Luglio? Vediamola nel solito post riassuntivo contenente un commento su tutte le serie che ho avuto modo di vedere nel corso dell'ultimo mese.


The Last Panthers

Episodi: 6
Creatore: Jack Thorne
Rete Inglese: Sky Atlantic
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Samantha Morton, Tahar Rahim, John Hurt, Goran Bogdan, Nikola Djuricko, Boris Isakovic
Genere: Azione, Drammatico



Dopo un grosso furto di diamanti nei pressi di Marsiglia, ad opera di un gruppo di criminali di origine serba, Naomi, interpretata da Samantha Morton, viene incaricata dal suo capo di recuperare ad ogni costo la refurtiva, mentre nel frattempo Khalil, poliziotto interpretato da Tahar Rahim, inizia un'indagine parallela. Entrambi finiranno invischiati in un complotto tra banche e criminalità in una catena che si estende per tutta l'Europa. Disponibile in Italia sulla piattaforma Now TV e trasmessa nel Regno Unito su Sky Atlantic, devo dire fin da subito che ho fatto una fatica tremenda a seguire i soli sei episodi che la compongono. La narrazione della vicenda risulta essere estremamente lenta e a lungo andare la visione finisce per diventare noiosa, con la grossa catena di complotti che non viene mai davvero spiegata dai personaggi della serie e quindi risulta di difficile comprensione. Sembra quasi che gli sceneggiatori di "The Last Panthers" si siano voluti concentrare maggiormente sul lato umano della vicenda, dando però l'impressione che non sapessero bene come portare avanti e a termine la trama principale, che nell'ultimo episodio arriva ad una conclusione senza che però sia ben chiaro il come ci si sia arrivati.

Voto: 4,5


Marvel's The Punisher - Stagione 2

Episodi: 13
Creatore: Steve Lightfoot
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Jon Bernthal, Ben Barnes, Amber Rose Revah, Deborah Ann Woll, Jason R. Moore, Josh Stewart, Floriana Lima, Giorgia Whigham
Genere: Azione



Su questa seconda stagione di "Marvel's The Punisher" ne avevo lette di ogni, fondamentalmente a molti spettatori questo secondo ciclo di episodi, dopo che il primo si era rivelato davvero ottimo, non era piaciuto. Io mi sono fatto un po' condizionare dalla cosa, lo ammetto, e ho rimandato la visione fino ad ora. Ora chi non ha apprezzato questa seconda stagione può anche dirmi di tutto, penso persino io che non abbia tutti i torti, che il fatto di riproporre lo stesso villain della stagione precedente - Billy Russo interpretato da Ben Barnes - e di inserirne di altri nel gruppo non è che sia stata molto intelligente, soprattutto se arrivi ad un finale in cui il villain principale viene ucciso senza il minimo pathos, mentre gli altri sono stati lasciati come fronti aperti per eventuali stagioni successive che mai verranno. Però cavoli, una stagione che inizia con delle teste spaccate su dei lavandini e dei lavandini spaccati su delle teste e con tutte queste botte e questo sangue non può essere brutta in assoluto. Lo sviluppo di Frank Castle in questa seconda stagione, con la paura di non essere il personaggio buono della vicenda, e il rapporto che si viene a creare con Amy, interpretata da Giorgia Whigham, mi è piaciuto parecchio e alla fine in questi tredici episodi, che comunque sono troppi perchè qualche lungaggine in questa seconda stagione c'è, non mi sono mai annoiato e penso che forse sia proprio questo il fattore più importante.

Voto: 6,5


La casa di carta - Parte 3

Episodi: 8
Rete Spagnola: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Úrsula Corberó, Itziar Ituño, Álvaro Morte, Pedro Alonso, Alba Flores, Miguel Herrán, Jaime Lorente, Esther Acebo, Darko Peric, Rodrigo de la Serna
Genere: Azione



Dopo che era diventata un vero e proprio fenomeno mediatico tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018 - anche causa del mio ban dal gruppo di Netflix su Facebook perchè al centotrentottesimo post in una giornata sulla serie mi sono messo, indistintamente, a insultare tutti - è arrivata da poco più di due settimane la terza parte - perchè a quanto pare adesso chi le chiama "stagioni" è un cretino - de "La casa di carta", che io ho adorato abbastanza a dire la verità, principalmente per il ritmo e per alcune scene WTF! che mi avevano fatto sobbalzare sulla poltrona. La terza stagione parte mostrandoci ciò che stanno facendo i personaggi che abbiamo conosciuto con i soldi che si sono stampati dalla Zecca dello Stato. Peccato che la felicità non possa durare tanto a lungo e mentre è in compagnia di Tokyo, sempre interpretata dal culo più bello della televisione Ursula Corberò - mannaggia a lei e ai suoi capelli corti, altrimenti non la ricorderei solo per il suo culo -, Rio viene catturato, arrestato e molto torturato. Per liberare il prigioniero, la banda verrà ricostruita e si ritroverà ad assaltare la Banca di Spagna per una nuova rapina. L'effetto sorpresa delle prime due stagioni è ovviamente svanito e il fatto che la trama ricalchi in tutto e per tutto quella delle prime due parti non gioca certamente a suo favore. La serie però, anche in questa terza stagione, mantiene un ritmo vertiginoso e se da spettatori si sa in quali momenti sospendere l'incredulità si può passare oltre alle innumerevoli cose illogiche che accadono all'interno delle otto puntate che compongono questa terza parte. Una parte che tra l'altro ha un finale apertissimo che molto probabilmente lascerà aperte le porte per una quarta stagione, che si spera possa essere quella conclusiva per non tirare troppo la corda, che mi sembra essere già stata tirata abbastanza.

Voto: 7


Chernobyl

Episodi: 5
Creatore: Craig Mazin
Rete Americana: HBO
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson, Paul Ritter, Jessie Buckley, Adam Nagaitis, Con O'Neill, Adrian Rawlins, Sam Troughton, Robert Emms, David Dencik, Mark Lewis Jones, Alan Williams, Alex Ferns, Ralph Ineson, Barry Keoghan, Fares Fares, Michael McElhatton
Genere: Storico, Drammatico



Nel mese di Luglio ho avuto modo di recuperare anche una delle serie più discusse degli ultimi tempi, la miniserie prodotta dalla HBO incentrata sul disastro di Chernobyl, avvenuto in nell'ex Unione Sovietica nel 1986, le cui conseguenze si sono protratte per anni e alcune di esse ancora oggi. Nelle sole cinque puntate che la compongono, "Chernobyl" ripercorre in maniera scientifica e certosina quello che è stato il disastro della centrale nucleare, mettendo lo spettatore davanti agli orrori cui sono stati protagonisti gli addetti al funzionamento della centrale nucleare e tutti coloro che hanno lavorato per contenere il disastro. La serie, essendo americana, non lesina certo complimenti verso l'operato del governo sovietico, che viene messo al centro di una forte critica per cui l'interesse principale sembrava essere più che altro quello di non far conoscere al mondo la vicenda, piuttosto che salvare il maggior numero di vite possibili. "Chernobyl" per il modo in cui narra la storia potrebbe diventare una delle serie dell'anno, per il suo modo in cui mette angoscia nello spettatore facendo vivere il disastro nella maniera più toccante possibile e anche spiegando tutti i principi scientifici per cui il disastro è stato possibile, soddisfacendo anche i gusti di coloro, come me, che sono sempre accattivati dalla componente un po' più scientifica.

Voto: 9

martedì 30 luglio 2019

Midsommar - Il villaggio dei dannati di Ari Aster (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Midsommar
Regia: Ari Aster
Sceneggiatura: Ari Aster
Durata: 147 minuti
Genere: Horror, Drammatico


Quando ho scoperto, solamente un paio di mesi fa, che già a fine Luglio del 2019 sarebbe uscito il nuovo film di Ari Aster, a solo un anno di distanza da quel "Hereditary - Le radici del male" che lo scorso anno mi aveva impressionato, fatto paura tanto da guadagnarsi il titolo di personale film dell'anno, ho cominciato ad andare in fibrillazione. I trailer mostrati in sala prima delle mie visioni cinematografiche di questi mesi erano stati bravi a creare l'attesa ed erano montati in maniera spettacolare, forse snaturando poi il film per come si è rivelato e sicuramente ingannando i più, che anche grazie a quel sottotitolo "Il villaggio dei dannati" avrebbero potuto pensare ad un horror tradizionale. Dal suo primo film però avremmo dovuto capirlo: Ari Aster pare non essere uno che ami fare cose tradizionali, è un regista che divide, un po' come ha già fatto con lo stesso "Hereditary" che aveva fatto nascere discussioni e flame sui social, ma soprattutto sa benissimo come maneggiare il mezzo cinematografico, sa come ci si comporta dietro la macchina da presa e se con "Hereditary", pur mettendoci la sua buona dose di originalità, di creatività e di anticonvenzionalità, aveva diretto ad ogni modo un horror molto vicino ai canoni del genere, con "Midsommar - Il villaggio dei dannati" l'effetto è assolutamente straniante, si rimane davvero spiazzati. Mi sono fiondato a vederlo Sabato, al suo terzo giorno di proiezione e vediamo un po' come sono andate le cose.
Dani Ardor, interpretata da Florence Pugh, è una studentessa universitaria che vive un forte periodo d'ansia durante il quale, come se non bastasse, vive il suicidio della sorella che decide di uccidere anche i suoi genitori. Ha un rapporto piuttosto ambiguo con il suo ragazzo storico Christian, interpretato da Jack Reynor - che sembra intenzionato a lasciarla -, e decide così di unirsi a lui e al suo gruppetto di amici per un viaggio in Svezia alla scoperta di una misteriosa festa ancestrale di mezza estate che si tiene nel villaggio di Hårga, villaggio in cui è nato il loro amico svedese Pelle, interpretato da Vilhelm Blomgran. Una volta arrivati sul posto inizieranno a far conoscenza con i gentili abitanti del villaggio che però, per questi festeggiamenti, prevedono dei riti piuttosto ambigui e talvolta addirittura atroci, che spingono alcuni dei partecipanti a voler fuggire dal villaggio per gli orrori a cui devono assistere.
Lo dico subito, senza mezzi termini: ho adorato questo film, sicuramente è un film imperfetto, ma il fatto che Ari Aster abbia messo al suo interno tutto o quasi ciò che desiderava, apparentemente senza vincoli produttivi, lo rende sicuramente affascinante. Mentre infatti "Hereditary" aveva un impianto abbastanza tipico del genere horror, da cui il regista si discostava a tratti per far vedere anche il dramma umano dei suoi personaggi, con "Midsommar - Il villaggio dei dannati" ci troviamo davanti ad un film che è difficilissimo da catalogare, ma che deve sicuramente moltissimo a quel capolavoro che è "The Wickerman", da cui prende sicuramente ispirazione per la sceneggiatura. Già in questo suo secondo film lo stile di Ari Aster è ben riconoscibile, c'è una cura maniacale per i dettagli, ogni inquadratura è studiata e il ritmo, estremamente lento, contribuisce enormemente a creare angoscia nello spettatore. La prima parte, in cui viene mostrato il dramma familiare della protagonista è intrigantissima, riesce a far entrare lo spettatore nel modo migliore all'interno della narrazione, che diventa ancora più interessante nelle fasi successive in cui vediamo il primo inserimento dei nostri personaggi all'interno della comunità di Hårga, una comunità gentile e accogliente che però risulta inquietante sin dalle prime battute e si ha subito il sospetto che al suo interno succeda qualcosa di sconvolgente - il rito dell'ättestupa ne è un esempio lampante. La parte finale però, purtroppo, perde leggermente di mordente, perdendosi un po' troppo nella descrizione analitica dei riti svolti dalla comunità - tutti inventati dal regista e collaboratori - anche se ciò che ci viene mostrato crea una certa suggestione nello spettatore, purtroppo scadendo nel trash e nell'involontariamente ridicolo in un paio di scene, che saranno ben identificabili alla visione del film.
"Midsommar - Il villaggio dei dannati" risulta essere dunque un horror che nulla ha a che fare con gli horror classici e che sicuramente ha un debito bello grosso con "The Wickerman" dal quale però si distacca molto a livello tecnico, per quanto riguarda la gestione del ritmo e le inquadrature ricercate ed estremamente dettagliate. Dal punto di vista recitativo mi ha convinto in maniera particolare solo Florence Pugh, il personaggio sicuramente meglio sviluppato, mentre gli attori che interpretano gli altri suoi amici non mi sono sembrati dei mostri di recitazione. Bene invece tutti gli attori che interpretano i personaggi svedesi: gentili e carini, ma ambigui, insomma, estremamente inquietanti. Da comprendere e da studiare più approfonditamente il significato metaforico della trama che si incentra moltissimo sulla relazione tra Dani e Christian e sul loro rapporto estremamente in crisi e che viene portato avanti a forza, risultando in una vacanza da vero e proprio incubo. É sicuramente un film che mi sento di consigliare caldamente, va però visto con lo spirito giusto e mettendosi subito il cuore in pace: se volete vedere qualcosa di simile ad "Annabelle 3", che per me, ribadisco, non è un film, ma una casa degli orrori, questo film ne è diametralmente opposto. In meglio, ovviamente.

Voto: 8

lunedì 29 luglio 2019

30 ANNI DI... Kiki - Consegne a domicilio di Hayao Miyazaki (1989)



Giappone 1989
Titolo Originale: 魔女の宅急便 Majo no takkyūbin
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Personaggi: Kiki, Ursula, Jiji, Kokiri, Okino, Tombo, Osono, Rō-fujin, Barsa, Maki, Dora, Ketto
Durata: 100 minuti
Genere: Animazione


Dopo aver celebrato i quarant'anni dall'uscita di "Fuga da Alcatraz", oggi si parla di un trentennale, magari non di un vero e proprio film cult del genere d'animazione, ma di uno di quei film che gli appassionati del cinema dello Studio Ghibli e di Hayao Miyazaki nella fattispecie apprezzano particolarmente: proprio il 29 Luglio del 1989 usciva, nelle sale cinematografiche giapponesi "Kiki - Consegne a domicilio", che se non mi sbaglio fu portato in Italia soltanto nel 2013, in uno di quegli eventi speciali che nei cinema nostrani durano la bellezza di due o tre giorni, il più delle volte dal Lunedì al Mercoledì in una o due proiezioni giornaliere ad orari abbastanza assurdi, di fatto non dando la possibilità a tutti gli appassionati del cinema dello Studio Ghibli. Non essendo riuscito a vedere il film al cinema nel 2013, ho deciso di recuperarlo proprio in occasione dei primi trent'anni dalla sua uscita nelle sale giapponesi, in modo da celebrare un "compleanno" coi fiocchi, per quanto possibile.
Kiki è una giovane strega che, una volta compiuti i tredici anni, come da tradizione, parte da casa sua sulla sua scopa assieme al suo gatto Jiji, per svolgere il noviziato in un'altra città, giungendo in una pittoresca città di mare, che egli aveva immaginato come sua possibile destinazione sin dall'inizio del suo viaggio. Dopo essersi scontrata con una popolazione non propriamente accogliente, ma anzi, piuttosto fredda, Kiki comincia a nutrire dubbi sulla scelta della sua destinazione, che forse aveva fin troppo idealizzato. Le cose cominceranno a cambiare quando conoscerà Osono, una fornaia che in cambio del suo aiuto le offrirà un alloggio in cui vivere. Grazie a questo suo nuovo lavoro Kiki inizierà a mettere in pratica la sua conoscenza delle arti magiche per mettere in piedi una piccola attività di consegne volanti di pacchi, utilizzando la sua scopa come mezzo di trasporto.
Spesso e volentieri i film dello Studio Ghibli si fondano sul fatto di avere diversi piani di lettura per le diverse età che fruiscono della visione, cosa in cui negli ultimi anni si sta adattando anche il cinema d'animazione occidentale, con il quale però ho litigato da un po' di tempo e faccio molta fatica a fare pace. Il cinema d'animazione dello Studio Ghibli ha però sempre avuto la caratteristica di creare dei film d'animazione che possano essere fruiti da un pubblico specifico, alcuni più per gli adulti, mi viene da pensare ad esempio a "Una tomba per le lucciole" o a "Si alza il vento", mentre altri più infantili ma sicuramente guardabili da qualsiasi fascia d'età. "Kiki - Consegne a domicilio" è uno di quei film d'animazione che potrebbe tranquillamente essere indirizzato ad un pubblico prevalentemente femminile, e adolescenziale - al netto del fatto che potrei non averne capito niente, il che è pure possibilissimo - anche se la protagonista più che problemi da adolescente sembra avere problemi di integrazione e di fiducia in se stessa, soprattutto dal momento in cui farà amicizia con Tombo, ma soprattutto il suo passaggio da ragazzina che sfrutta i suoi poteri a suo piacimento ad adulta che deve decidere che cosa fare con essi e come utilizzarli al meglio.
Ispirandosi ai personaggi delle serie televisive giapponesi, che vedono la stregoneria come unico mezzo per raggiungere i propri sogni, l'idea che ne è venuta fuori, ispirata anche da un romanzo di Eiko Kadono, è stata quella di ribaltare la situazione, mettendo al centro della vicenda una piccola strega che non può sempre usare i suoi poteri per uscire dai guai e ciò che ne è uscito non è certamente il miglior film d'animazione nè del regista nè dello studio cinematografico, soprattutto per quanto riguarda la trama e la narrazione, che risulta però graziosissimo e godibilissimo dall'inizio alla fine. Un film davvero carino insomma, che farà riflettere su diverse tematiche e che, grazie a dei disegni sempre bellissimi, risulta essere una visione affascinante e magica al punto giusto.

venerdì 26 luglio 2019

GEEKONI FILM FESTIVAL - Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel Stuart (1971)


USA 1971
Titolo Originale: Willy Wonka & the Chocolate Factory
Regia: Mel Stuart
Sceneggiatura: Roald Dahl, David Seltzer
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia, Musicale, Fantastico


Proprio come lo scorso anno, quando la Geek League fu fondata e il gruppo di supereroi del web si stava per le prime volte formando, eccoci qui per una nuova edizione del Geekoni Film Festival, che proprio come il Giffoni in questi giorni, è interamente dedicato a film per ragazzi o a film con protagonisti dei ragazzi. Siccome in questo periodo sono un bel po' sbadato - anche se una svista del genere non mi è mai capitata sinceramente - ero straconvinto che il 25 Luglio fosse Venerdì, oggi, e quindi mi ero programmato il post per questa mattina. Arrivato a casa la sera e riguardando il cartellone scopro che il 25 Luglio era Giovedì, giorno in cui io ho postato, come al solito, l'elenco dei film in uscita al cinema. Poco male, comunque, c'è sempre tempo per recuperare e alla fine il post ve lo beccate oggi, solamente un giorno dopo rispetto al previsto, con buona pace di chi si stesse già chiedendo che fine avessi fatto e dove fosse finita la mia solita puntualità nel partecipare a questi eventi. Ad ogni modo, forse un po' fuori stagione, ho deciso di vedere uno di quei film per ragazzi veramente iconici, diventati un simbolo del genere e trasmessi dalle TV italiane principalmente nel periodo natalizio, forse per l'atmosfera generale del film, anche se non è ambientato sotto Natale: il film da me scelto è "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato", l'originale diretto da Mel Stuart nel 1971, con Gene Wilder nei panni del protagonista Willy Wonka e Peter Ostrum nei panni di Charlie Bucket.
Charlie è un ragazzino che vive con la madre e i suoi quattro nonni in una casetta all'ombra della fabbrica di cioccolato di Willy Wonka, che da tempo non esce più dalla sua pasticceria dopo che gli fu rubata una ricetta segreta. Il misterioso pasticcere però un giorno organizzerà un concorso, inserendo cinque biglietti dorati nelle sue barrette di cioccolato: i cinque ragazzi che le troveranno avranno diritto a visitare, assieme ad un accompagnatore, la fabbrica di cioccolato. Da quel momento il sogno di Charlie diventa quello di trovare uno di quei biglietti, ma la sua famiglia non possiede abbastanza soldi per comprare una di quelle barrette e mentre quattro dei cinque biglietti disponibili sono stati trovati in giro per il mondo, Charlie sembra ormai aver perso le speranze, anche perchè le barrette sono diventate introvabili. Un pomeriggio, però, con dei soldi trovati per terra, Charlie riuscirà a comprare una barretta e proprio in quella barretta troverà il biglietto fortunato, che gli permetterà di visitare, con la compagnia di suo nonno, la fabbrica di Willy Wonka.
Arrivato ormai avanti con la recensione è giunto il momento di ammettere candidamente che per me è la prima volta che vedo questo film: mai visto quando ero piccolo, mai avuto modo di recuperarlo una volta cresciuto, non perchè non volessi farlo o per una sorta di qualche rifiuto, semplicemente è stato un film che non ho mai considerato tra le possibili visioni della mia vita e non ho mai avuto l'occasione di vederlo fino ad ora. Va da sè che probabilmente un film del genere, visto per la prima volta a ridosso dei trent'anni, possa avere un effetto diverso di quello che potrebbe avere su un ragazzino, ma non mi sento di dire che la cosa sia stata negativa: "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato" è uno di quei film che sa fare riflettere a qualsiasi età e la cui struttura, molto adatta ad un pubblico giovane, rende la visione scorrevole e piacevole, un po' come una gara ad eliminazione in cui i vizi e i difetti dei singoli bambini che entreranno nella fabbrica si ritorceranno loro contro, non permettendo loro di continuare la visita. Un processo di eliminazione che sembra quasi crudele, tanto da rendere il personaggio di Willy Wonka estremamente ambiguo, quasi da farlo passare come il cattivo della vicenda, quando invece nel finale si riveleranno tutte le sue intenzioni nel modo più genuino possibile.
Un Gene Wilder perfetto, delle canzoni diventate iconiche in un film che ha in qualche modo fatto la storia del cinema per ragazzi, ma non solo, del cinema in generale, e che in qualche modo sa come farsi apprezzare da qualsiasi tipo di pubblico, tanto che anche io, che non lo avevo mai visto, conoscevo molto bene alcune delle sue scene più famose.

Partecipano alla rassegna anche gli altri supereroi della Geek League (i link sono in continuo aggiornamento):

15/07: The Reign of Ema - Cinema Ragazzi
18/07: Conte Gracula - ParaNorman

giovedì 25 luglio 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Solamente tre film in uscita questa settimana: una commedia per famiglie, lo spin-off di una trilogia di cui mi piace solamente il primo film e un potenziale capolavoro di un regista che l'anno scorso si è guadagnato il primo posto nella mia personalissima classifica dei film dell'anno. Vediamo quali sono queste tre uscite, al solito commentate in base ai miei pregiudizi!

Midsommar - Il villaggio dei dannati di Ari Aster


Lo scorso anno Ari Aster mi aveva sorpreso e fatto cacare letteralmente sotto con il suo "Hereditary - Le radici del male", una meraviglia per gli occhi a livello tecnico, contestato per la sua seconda parte per me perfettamente coerente e uno degli horror più paurosi degli ultimi anni. Torna oggi con "Midsommar", che già dal trailer mi ha intrigato tantissimo e la cui colonna sonora già sta perseguitando i miei incubi. Lo andrò a vedere, non c'è assolutamente dubbio e ho già letto qualche recensione in giro che lo esalta abbastanza, anche se meno sponsorizzato rispetto al film precedente del regista. Io ho già l'acquolina in bocca.

La mia aspettativa: 8/10


Men in Black: International di F. Gary Gray


Non sono particolarmente appassionato di "Men in Black": il primo capitolo mi era piaciucchiato abbastanza, del secondo ricordo che mi avevano divertito tanto le battute del carlino, del terzo ricordo poco o nulla, non mi era proprio piaciuto. Questo spin-off non so nemmeno se ho troppa voglia di vederlo a dire la verità, certo ad un appassionato della trilogia potrebbe anche piacere, io però non so quanto possa soddisfarmi.

La mia aspettativa: 5/10


La piccola boss di Tina Gordon Chism

Ennesimo film su un adulto che ritorna ad essere ragazzino. Insomma, poca fantasia, meglio dedicarsi agli altri due film della settimana, soprattutto al primo.

La mia aspettativa: 45/10

mercoledì 24 luglio 2019

Spider-Man: Far from Home di Jon Watts (2019)

USA 2019
Titolo Originale: Spider-Man: Far from Home
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Chris McKenna, Erik Sommers
Durata: 129 minuti
Genere: Azione, Supereroi


"Avengers: Endgame" è da pochi giorni diventato il film con il maggiore incasso della storia del cinema, superando "Avatar" di James Cameron. Certo, il film ha avuto, con la scusa di alcune scene inedite, ben due uscite cinematografiche e il pubblico ha comunque risposto presente, però il traguardo, per il Marvel Cinematic Universe, è comunque di quelli grossi e importanti. La cosiddetta "fase 3" però non era ancora finita e l'uscita di "Spider-Man: Far from Home", il secondo film del Marvel Cinematic Universe" dedicato all'alter ego di Peter Parker, era quella designata alla chiusura vera e propria del cerchio. Dal prossimo anno si aprirà una nuova fase i cui obiettivi, punti finali o punti fermi non sono ancora ben chiari, ma della quale sono stati rivelati i titoli che già di loro mi hanno messo una certa curiosità addosso. Il cast del precedente film è stato confermato in toto, con Tom Holland ad interpretare Peter Parker, Marisa Tomei ad interpretare la zia May e Zendaya nei panni di MJ Jones, mentre viene inserito con un ruolo di maggiore importanza Samuel L. Jackson e, ad interpretare Mysterio abbiamo Jake Gyllenhaal, uno degli attori che da queste parti sono maggiormente apprezzati.
Sono passati otto mesi dagli eventi narrati in "Avengers: Endgame": Peter Parker ha ricominciato la scuola e scopriamo subito che tutti coloro che erano stati cancellati in "Avengers: Infinity War" dallo schiocco di Thanos sono ritornati indietro con la stessa età e le stesse sembianze di cinque anni prima, quindi in qualche modo costretti a riprendere la scuola mentre i loro compagni rimasti in vita sono cresciuti e andati avanti con gli studi. Peter Parker e la sua classe stanno per recarsi in gita in Europa e il ragazzo, assieme al suo amico Ned, ha elaborato un piano per conquistare MJ. Una volta che la classe è arrivata a Venezia compare dalle acque un misterioso essere gigantesco, che attacca la popolazione e distrugge la città, finendo per venire neutralizzato da un supereroe misterioso di nome Quentin Bekc, che rivelerà a Peter di essere venuto da un universo parallelo per sconfiggere gli Elementali che hanno distrutto la sua famiglia nel suo universo di appartenenza. L'ultimo Elementale rimasto, quellosta per attaccare Praga nel giro di pochi giorni e Peter Parker verrà costretto da Nick Fury - dirottando la gita della sua classe - a recarsi nella città, per aiutare Beck a sventare la minaccia.
A dir la verità non è che me lo aspettassi del tutto, qualche dubbio lo nutrivo, ma questo "Spider-Man: Far from Home" mi ha convinto appieno, anche se non proprio dall'inizio e nonostante una prima parte decisamente più debole, nonostante ricca di contenuti, rispetto alla seconda. La chiusura del cerchio che molti sostenevano sarebbe dovuta avvenire con "Avengers: Endgame", sembra essere in realtà avvenuta con questo film, in cui sembra quasi che lo stesso Marvel Cinematic Universe stia cercando il supereroe che, nel corso dei prossimi anni, andrà a sostituire Iron Man, designando come erede proprio quello Spider-Man per cui tanta fatica si è fatta per ottenerne i diritti. "Spider-Man: Far from Home" è forse uno dei primi film del MCU che sviluppa il personaggio principale in modo da mettere bene in evidenza quanto il supereroe abbia il dovere di conciliare la propria vita da salvatore del mondo con quella di persona normale, che si innamora dei suoi coetanei e vorrebbe anche solo farsi una settimana di vacanza assieme ai suoi amici e il fatto che venga scelto quello che è il supereroe più giovane del gruppo per raccogliere la pesante eredità di Tony Stark mette bene in evidenza i sentimenti contrastanti che vive il protagonista nelle missioni a cui è chiamato a partecipare. La narrazione viene affrontata con un tono particolarmente leggero, che rende questo film, un po' come tutti quelli del Marvel Cinematic Universe adatto per tutti i tipi di pubblico, ma soprattutto per i ragazzi e le famiglie, in cui però l'intera prima parte procede in maniera decisamente troppo veloce tanto da rendere difficile al pubblico - parlo da non lettore dei fumetti che non conosce il personaggio di Mysterio - credere che la vera minaccia siano gli Elementali e che Beck non nasconda qualcosa. La seconda parte, nel momento in cui Beck rivela la sua natura e tutte le sue intenzioni, diventa però una vera e propria bomba: il ritmo si stabilizza e diventa più accattivante, le scene d'azione sono gestite in maniera spettacolare e il rapporto tra Peter Parker e MJ prende letteralmente il volo, diventando una delle prime storie d'amore del Marvel Cinematic Universe che ritengo essere veramente carine, con i due che stanno benissimo insieme e con anche il personaggio di MJ scritto in maniera certosina, anche se ovviamente meno approfondito rispetto al protagonista, ma con un potenziale davvero interessante. A funzionare a meraviglia poi è anche Jake Gyllenhaal, che interpreta un perfetto Mysterio ed è in grado di rendere il suo villain in questo film veramente accattivante: non penso sia un caso poi che i due migliori villain del Marvel Cinematic Universe, Thanos escluso, siano proprio quelli dei film su Spider-Man, almeno secondo la mia opinione.
Prima di qualche piccolo spoiler, dunque, c'è da dire che questo "Spider-Man: Far from Home", vera chiusura del cerchio della fase 3 del Marvel Cinematic Universe e punto di unione con la prossima fase i cui film già mi hanno fatto venire l'acquolina in bocca, dopo una prima parte di buon livello, ma che sicuramente poteva essere gestita meglio, risulta essere una discreta bomba, soprattutto a livello di scrittura, con i personaggi principali che vengono ben approfonditi e con cui è facile, per lo spettatore, immedesimarsi.

Voto: 8

[DA QUI IN POI POSSIBILI SPOILER]
Dopo un film in cui non molte sono le rivelazioni e le sorprese - a parte il fatto che Quentin Beck fosse il vero cattivo, che però era una cosa abbastanza telefonata - sono le due scene dopo i titoli di coda a darci motivi di cui riflettere per quella che sarà la prossima fase del Marvel Cinematic Universe. Il primo riguarda proprio il personaggio di Spider-Man, con Mysterio che rivela al mondo il suo vero piano, ovvero quello di rendere Spider-Man un fuorilegge, facendolo passare per il suo assassino. Geniale l'idea di far dare la notizia in mondo visione ad un Jonah Jameson interpretato da J. K. Simmons, roba da alzarsi ed applaudire per un'ora. Interessantissima anche la seconda scena dopo i titoli di coda, in cui ci viene rivelato che in realtà Nick Fury e Maria Hill sono i due Grull Skrull - se non doveste capire il motivo per cui li ho chiamati Grull sappiate che lo possono capire solo due persone al mondo, semmai mi leggeranno - che avevamo conosciuto in "Captain Marvel", il che apre ad un sacco di riflessioni sia sul passato sia sul futuro del MCU: da quanto tempo i due sono stati sostituiti dagli Skrull? Cosa succederà ora che il vero Nick Fury sta per ritornare? Per questa e per altre domande c'è da aspettare il 2020 però!

martedì 23 luglio 2019

The Golem di Yoav Paz, Doron Paz (2018)

Israele, USA 2018
Titolo Originale: The Golem
Sceneggiatura: Ariel Cohen
Durata: 94 minuti
Genere: Horror


Eccoci di nuovo, dopo la recensione di ieri, a parlare nuovamente di un film disponibile su Netflix, l'horror israelo-statunitense "The Golem". Molti sono stati nella storia i film dedicati al mito ebraico del Golem, figura mitologica del folklore ebraico secondo cui, chiunque venga a conoscenza della Qabbalah e dei poteri legati alla conoscenza dei nomi di Dio possa riuscire a fabbricare un Golem, gigante d'argilla che può essere utilizzato come servo e impiegato per qualsiasi scopo, in quanto obbediente al suo padrone. Dopo che la figura mitologica ha avuto molti film a sè dedicati era un po' di tempo che non si vedeva una pellicola che utilizzasse il suo mito, ma ecco che ci vengono in soccorso i due fratelli registi Yoav Paz e Doron Paz, che decidono di far uscire la loro versione della storia del Golem, liberamente rivisitata in un contesto decisamente diverso rispetto a come eravamo abituati. Il cast è per lo più composto da attori non particolarmente famosi, tra cui si segnalano Hani Furstenberg nei panni di Hanna, Ishai Golan nei panni di Benjamin e Brynie Furstenberg nei panni di Perla.
Siamo nella metà del XVII secolo e vediamo la storia di una piccola comunità ebraica insediatasi nelle campagne lituane. La comunità è accusata ingiustamente di aver provocato un'epidemia di peste che ha decimato sia la popolazione di quelle campagne sia i barbari che le stavano invadendo. Proprio per difendere la sua popolazione la protagonista Hannah, sfruttando la conoscenza della Qabbalah, deciderà di dare vita ad un Golem che plasmerà ad immagine e somiglianza del suo bambino deceduto, che verrà posto dapprima a difesa degli abitanti del villaggio, fino a quando non manifesterà tendenze omicide verso chiunque possa minacciare lui o la sua famiglia, anche in maniera piuttosto insensata.
Per quanto mi riguarda ho trovato "The Golem" un film piuttosto strano e complesso da decifrare e da valutar secondo i miei canoni. Da un certo punto di vista ho apprezzato in maniera particolare la tecnica con cui il film è stato diretto, con i due fratelli registi Yoav Paz e Doron Paz che riescono a contestualizzare molto bene il luogo in cui si svolge la vicenda, rendendolo affascinante e cupo, grazie ad una fotografia piuttosto fredda e talvolta addirittura piuttosto buia, che però rende piuttosto bene l'atmosfera generale del film. D'altro canto la narrazione, che ha un incedere piuttosto lento in cui non molto viene lasciato al mistero e in cui molto ci viene spiegato nel dettaglio, soprattutto nella seconda parte del film mostra in qualche modo un debito verso "Pet Sematary", non disdegnando citazioni e stratagemmi tipici di altri film horror di questo ultimo periodo che ormai sono talmente abusati da non fare più paura, come ad esempio gli occhi che diventano completamente neri, roba che era passata di moda già dopo la prima stagione di "Supernatural" e che spesso e volentieri è sintomo di film fatto senza fantasia. É un peccato dunque che una confezione così intrigante e che a volte lascia con gli occhi aperti per quanto la fotografia sia efficace, sia accompagnata da una sostanza poco interessante - nonostante il tema del Golem si sarebbe potuto sfruttare assai meglio - e dall'utilizzo di stratagemmi spiccioli per dare al film un'atmosfera da horror soprannaturale di cui, forse, non aveva bisogno.

Voto: 5