mercoledì 16 gennaio 2019

Chi ha incastrato Roger Rabbit? di Robert Zemeckis (1988)



USA 1988
Titolo Originale: Who Framed Roger Rabbit?
Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: Jeffrey Price, Peter S. Seaman
Cast: Bob Hoskins, Christopher Lloyd, Joanna Cassidy, Stubby Kaye, Alan Tilvern, Richard LeParmentier, Joel Silver, Paul Springer, Richard Ridings, Lindsay Holiday, Edwin Craig, Mike Edmonds, Laura Frances, Joel Cutrara, Billy J. Mitchell, James O'Connell
Personaggi Animati: Roger Rabbit, Benny il taxi, Greasy la faina, Psycho la faina, Jessica Rabbit, Amy la faina, Baby Herman, Mrs. Herman, Bongo il gorilla, Betty Boop, Topolino, Paperino, Pippo, Lupo Cattivo, Bugs Bunny, Titti, Porky Pig, Gatto Silvestro, Daffy Duck, Smarty la faina, Wheezy la faina, Lena la iena, Minni, Pinocchio, Picchiarello, Droopy, Stupid la faina, Yosemite Sam, Foghorn Leghorn, Dumbo, Mr. Toad, Hyacinth Hippo
Durata: 103 minuti
Genere: Commedia, Noir, Animazione


Verso la fine dello scorso anno sarebbero caduti i trent'anni dall'uscita in Italia di "Chi ha incastrato Roger Rabbit?", film di Robert Zemeckis che se mi aveste chiesto tutte le sue battute quando avevo tra gli otto e i quindici anni ve le avrei potute recitare a memoria e a menadito. Ora però la mia memoria si è un bel po' impigrita e faccio spesso fatica a ricordarmi le cose fatte la sera prima, ma non dimentico assolutamente le cose che ho guardato e riguardato quando ero un po' più giovane. Una sorta di sindrome di Alzheimer giovanile? Sinceramente non lo so, so solo che ricordo a memoria i film che ho visto tra i cinque e i dieci anni, di meno quelli che ho visto negli ultimi tempi, complice anche ovviamente la quantità di volte che ho visto i suddetti film. Per rinfrescare un po' la memoria - che poi durante la visione si è rivelata molto più fresca di quanto mi immaginassi - nel pomeriggio della vigilia di Natale mi sono dedicato alla visione di quello che è sicuramente uno dei miei film preferiti diretti da Robert Zemeckis, data la tecnica mista in cui personaggi d'animazione convivono con personaggi in carne ed ossa e soprattutto dato il fatto di avermi divertito quando ero bambino, ma di averci trovato, una volta cresciuto, anche un uso interessante del mezzo cinematografico e l'idea di giocare in maniera sapiente con il genere noir.
Siamo a Cartoonia, nel 1947: in questa città, come se tutto fosse normale, convivono cartoni animati e persone in carne ed ossa. R. K. Maroon, interpretato da Alan Tilvern, proprietario degli studi di animazione, è scontento del lavoro di Roger Rabbit, che sbaglia spesso le battute e sembra in qualche modo depresso, per la paura di essere tradito dalla moglie Jessica Rabbit. Per scoprire cosa affligge uno dei suoi cartoni animati di punta, decide dunque di assumere l'investigatore privato Eddie Valiant, interpretato da Bob Hoskins, che riesce a fotografare Jessica insieme a Marvin Acme, interpretato da Stubby Kaye, mentre stanno giocando alla "farfallina", che nel mondo dei cartoni significa tradimento. Roger Rabbit appresa la notizia fugge via, mentre, la notte stessa, Eddie scopre che Marvin è stato assassinato. I sospetti cadono ovviamente su Roger Rabbit, che ha un movente più che valido, ma i due si troveranno invischiati in un caso più grande di loro, di cui fa parte anche il terrificante giudice Morton, interpretato da Christopher Lloyd, che ha da tempo trovato l'unico modo per uccidere i cartoni animati, con Eddie che dovrà cercare un modo per provare l'innocenza di Roger Rabbit, che nel frattempo si è nascosto in casa sua.
Dopo essere passata per le mani della Disney, la produzione del film, tratto dall'omonimo romanzo di Gary K. Wolf, venne data in mano alla Touchstone Pictures, che ridusse notevolmente il budget iniziale senza che però Zemeckis si vedesse costretto a rinunciare a tutti gli storici personaggi che compaiono nella sua pellicola. Ricordo molto bene perchè questo film mi piaceva da bambino: mi bastava vedere i personaggi della Disney, quelli della Warner Bros nello stesso film ed io ero contento: molte erano infatti all'interno del film le sequenze di comicità slapstick tipiche dei corti animati di cui i bambini della mia generazione - e ancora di più quelli della generazione precedente - si erano nutriti, con i vari Bugs Bunny, Titty, Topolino e altri riuniti tutti nello stesso film. Oltre a questo però mi faceva morire dal ridere il personaggio di Roger Rabbit, un coniglio sposato con la donna più sexy e ambita di tutta Cartoonia, non si sa nemmeno bene grazie a quale strano miracolo. Rivedendo però il film una volta cresciuto ho capito in qualche modo che Zemeckis era riuscito a costruire un film stratificato e adatto a tutte le età, in cui a dirla tutta le tematiche non è che fossero nemmeno tanto adatte a dei bambini. Certo, a cinque anni guardavo tutte quelle parti in cui Roger Rabbit faceva l'idiota, ora guardo con maggiore attenzione alla trama e mi rendo conto di quanto questo film sia in qualche modo una pietra miliare del suo genere.
Siamo davanti infatti ad un lavoro che innanzitutto mi sembra quasi un manuale di come costruire un noir con i fiocchi - genere che di mio non è che mi faccia particolarmente impazzire - i cui personaggi, nonostante le apparenze, hanno dei problemi ed un background psicologico ben sviluppato che ben si inseriscono nella narrazione, creando subito empatia con essi. Un bambino non potrà mai capire a fondo la paura di Roger Rabbit di essere tradito dalla moglie e sembrerà normalissimo il fatto che questi si trovi sposato con una donna bellissima, cosa che invece ora che ho quasi compiuto trent'anni mi sembra già un po' più strana, tanto da considerare Roger Rabbit una specie di miracolato. E in quale film per bambini poi avete mai visto una scena tanto terrificante quanto quella in cui il giudice Morton rivela la sua reale identità, lui che ci faceva già paura per la sua crudeltà quando ancora lo credevamo un umano. Trent'anni dopo la sua uscita nei cinema "Chi ha incastrato Roger Rabbit" non dimostra nemmeno uno dei suoi trent'anni di vita - e si sa che i film invecchiano un po' più in fretta delle persone -, risultando ancora attualissimo per le tecniche di animazione utilizzate e per il modo assolutamente coinvolgente in cui la storia viene narrata. Siamo davanti ad una vera e propria pietra miliare per quanto riguarda i film a tecnica mista, forse ingiustamente sottovalutata da coloro che non sono nati e cresciuti negli anni novanta.

martedì 15 gennaio 2019

Vice - L'uomo nell'ombra di Adam McKay (2018)



USA 2018
Titolo Originale: Vice
Regia: Adam McKay
Sceneggiatura: Adam McKay
Cast: Christian Bale, Amy Adams, Steve Carell, Sam Rockwell, Tyler Perry, Alison Pill, Jesse Plemons, Lily Rabe, Justin Kirk, LisaGay Hamilton, Shea Whigham, Eddie Marsan, Bill Pullman, Cailee Spaeny, Bill Camp, Fay Masterson, Stefania LaVie Owen, Don McManus
Durata: 132 minuti
Genere: Biografico, Commedia


Tra i film più chiacchierati di questo inizio di 2019 c'è sicuramente "Vice - L'uomo nell'ombra", pellicola che narra la carriera politica di Dick Cheney, vicepresidente degli Stati Uniti d'America durante la presidenza di George W. Bush. É tra i film più chiacchierati di inizio anno sicuramente per la performance recitativa di Christian Bale, valsagli un Golden Globe come miglior attore in un film drammatico, la sua ennesima performance fisica, che lo ha visto ingrassare di un sacco di chili per poter somigliare il più possibile al personaggio che doveva interpretare. Un altro aspetto da non sottovalutare è il ritorno dietro la macchina da presa di Adam McKay, regista dallo stile particolarissimo da me apprezzato per film come "I poliziotti di riserva" o "La grande scommessa", mentre ancora mi devo godere "Anchorman", che molti ritengono uno dei suoi capolavori - potrebbe essere uno dei miei fake rewatch! Oltre a Christian Bale, che ha ringraziato Satana per avergli dato la giusta ispirazione, abbiamo anche attori del calibro di Sam Rockwell nei panni di George W. Bush, Steve Carell nei panni di Donald Rumsfell - politico di cui ignoravo l'esistenza, ma che immagino negli Stati Uniti sia particolarmente conosciuto - e di Amy Adams nei panni di Lynne Cheney, la moglie del protagonista.
La pellicola parte nel famigerato 11 Settembre del 2001, con Dick Cheney e altri funzionari della Casa Bianca riuniti in un bunker segreto per studiare le mosse per affrontare alla svelta la crisi in atto. Ci si sposta subito nel 1963, con Dick che, dopo l'ennesima volta in cui viene fermato ubriaco dalla polizia, viene convinto dalla moglie a ripulirsi e ad intraprendere seriamente la carriera politica. La storia ci viene narrata da Kurt, interpretato da Jesse Plemons, che nonostante non abbia mai conosciuto Cheney di persona, ha un legame molto stretto con lui, per un motivo che ci verrà spiegato nel corso della pellicola. Viene dunque eviscerata tutta la carriera politica e familiare dell'uomo, secondo una personale reinterpretazione del regista - è noto infatti che Dick Cheney fosse uno dei vicepresidenti più riservati della storia degli Stati Uniti - mettendone in evidenza le luci, la strategia, ma soprattutto le moltissime ombre relative al periodo in cui assunse la vicepresidenza degli Stati Uniti d'America.
Adam McKay, dopo avermi spiegato come se fossi un babbuino l'alta finanza con "La grande scommessa", riuscendo addirittura a coinvolgermi e a divertirmi, riesce nell'intento di creare una pellicola che, oltre a risultare migliore della precedente, secondo la mia opinione, risulta anche più fruibile da qualsiasi tipo di pubblico, parlando di un argomento molto più accessibile. Non c'è infatti bisogno di capire molto di politica per comprendere appieno lo svolgimento del film, anche se penso che il pubblico americano, molto più dentro alle vicende narrate rispetto a quello europeo, possa apprezzarlo molto di più. Proprio come nella pellicola precedente del regista, non mancano momenti in cui i protagonisti sfondano la quarta parete, parlando direttamente con il pubblico, o momenti in cui il narratore si prende delle licenze narrative decisamente fuori dagli schemi, come un ipotetico dialogo tra marito e moglie in cui i due recitano il "Riccardo III" di Shakespeare, dato che nessuno può sapere cosa si fossero detti i due in quel frangente, oppure ancora il finto finale che vediamo all'incirca a metà della durata del film. Il personaggio di Dick Cheney viene eviscerato in tutte le sue sfaccettature e non mancano, all'interno della pellicola, sequenze che spiazzano lo spettatore, ma anche altre in cui questi ne esce estremamente criticato in maniera sempre ironica e molto molto pungente, tanto che l'intero svolgimento della pellicola assume i toni della commedia nera, con qualche frecciatina satirica all'uomo e al politico in un film che è, inequivocabilmente, schierato politicamente. Le due ore e un quarto della sua durata, in tal senso, non pesano assolutamente, anzi, non ci si accorge nemmeno di quanto tempo sia passato al termine del film.
Sulla performance recitativa di Christian Bale si sono già spese parole e parole, ma è sempre bene ribadire quanto questa sia stata valida, dopo un periodo in cui non mi era sembrato in formissima e mi era parso che avesse sbagliato un po' di film in fila. Intensa e credibilissima anche Amy Adams nei panni di Lynne Cheney, che nel film ha una somiglianza abbastanza inquietante con Hillary Clinton - sarà forse per i capelli biondi a caschetto -, mentre sinceramente mi aspettavo molto di più da Sam Rockwell nei panni di George W. Bush, o forse, mi aspettavo che il suo personaggio assumesse una maggiore importanza nella storia, mentre alla fine risulta essere piuttosto marginale e compare in scena relativamente poco. Convincente anche Steve Carell ad interpretare un politico controverso e senza peli sulla lingua, che passa più e più volte per il coglione di turno.
Non ci sono dubbi dunque sul fatto che "Vice - L'uomo nell'ombra", sia uno dei film da vedere in questo inizio di 2019, un film che sarà in grado sicuramente di soddisfare qualsiasi tipo di palato cinematografico risultando divertente e disgustoso allo stesso tempo.

Voto: 8

lunedì 14 gennaio 2019

NICOLAS CAGE DAY - L'ultimo dei templari di Dominic Sena (2011)


USA 2011
Titolo Originale: Season of the Witch
Regia: Dominic Sena
Sceneggiatura: Bragi F. Schut
Cast: Nicolas Cage, Ron Perlman, Stephen Campbell Moore, Claire Foy, Stephen Graham, Ulrich Thomsen, Robert Sheehan, Christopher Lee
Durata: 95 minuti
Genere: Fantasy, Horror


Si arriva ad un punto in cui le tradizioni, il ritorno alle origini, diventano una cosa veramente molto importanti. Ecco perchè la solita cricca di blogger non può rinunciare a riproporre, per la terza volta nella sua storia, il "Nicolas Cage Day", la ricorrenza con cui tutto era iniziato qualche anno fa, nel giorno del compleanno di uno degli attori più prolifici della moderna Hollywood. Sì, sappiamo tutti che il compleanno di Nicolò Gabbia, il nipote apparentemente raccomandato di Francis Ford Coppola, era il 7 Gennaio, ma noi abbiamo avuto bisogno di tempo per organizzarci e quindi il tutto è slittato di una settimana. Sono sicurissimo che il signor Gabbia non se la avrà a male per questo affronto. La mia idea per questa ricorrenza è sempre la solita: non scegliere uno dei film belli con Nicolas Cage, ma sceglierne uno di quelli brutti, tamarri, nella speranza che il film scelto fosse talmente brutto da fare il giro e diventare sublimemente brutto. A scatola chiusa, perchè nessun essere umano che possa definirsi tale ha visto tutti i film con Nicolò Gabbia, ho scelto "L'ultimo dei templari", film del 2011 diretto da Dominic Sena - che aveva già diretto "Fuori in 60 secondi" nel 2000 - e in cui, oltre al nostro beniamino, ha recitato anche un importante nome della scena hollywoodiana come Ron Perlman.
Siamo nella prima metà del quattordicesimo secolo: due cavalieri, Behman e Felson, rispettivamente interpretati dal nostro beniamino e da Ron Perlman, stanno combattendo in Terra Santa durante le Crociate. Presi dal rimorso per aver ucciso, in nome della Chiesa, donne e bambini, decidono di disertare, abbandonando i propri compagni. Al rientro nella loro terra la troveranno devastata dalla peste, che si pensa sia stata provocata da una strega, interpretata dalla Regina Elisabetta Claire Foy. Riconosciuti i due come disertori e con gli uomini decimati a causa della pestilenza, vengono incaricati dal vescovo-conte di portare la strega in una lontana abbazia dove i monaci la possano processare e giustiziare per fermare la pestilenza. La squadra di ricognizione viene presto formata e sarà composta dai due cavalieri, dal prete Debelzaq, interpretato da Stephen Campbell Moore, il cavaliere Eckhardt, interpretato da Ulrich Thomsen, il truffatore Hagamar, interpretato da Stephen Graham, e nel corso del viaggio si unirà loro anche Kay, interpretato da Robert Sheehan, che abbiamo visto di recente in "Macchine mortali".
Sono non tanti, ma addirittura tantissimi i problemi presenti all'interno di questa pellicola, che ho guardato in lingua originale su Netflix per poter capire al meglio il livello di recitazione di Nicolò Gabbia, che ricordo essere il nostro beniamino. Uno su tutti è l'insita mancanza di voglia di recitare dell'uomo a cui è dedicata questa giornata, quando si trova davanti ad uno dei tantissimi film in cui recita solo per avere i soldi necessari per finanziare le sue ex mogli e le sue passioni decisamente troppo eccentriche. In tal senso gli organizzatori dei Razzie Awards, nel 2012, ci hanno visto lunghissimo candidando il film a due dei non ambiti premi: peggior attore protagonista a Nicolò Gabbia e peggior coppia a Nicolò Gabbia e chiunque si trovi in scena con lui. Insomma, non solo in questo film il nostro beniamino è molto tamarro - la sua capigliatura è inguardabile e il suo tono di voce in lingua originale inascoltabile, per quanto si impegni a recitare male -, ma recita addirittura talmente male da peggiorare la performance di chiunque stia in scena con lui.
Ma Nicolò non è l'unico dei problemi del film, che è portato avanti senza la minima voglia e facendo subito intendere allo spettatore che nonostante buona parte dei personaggi credano che la donna sia innocente, in realtà è veramente una strega, o meglio ancora, una donna posseduta da un demone che non ha il pieno controllo del proprio corpo, con un colpo di scena finale che risulta più scontato degli abiti in saldo in questo periodo. Gli effetti speciali sono una roba ignobile per una produzione che comunque è costata qualche soldo e la rappresentazione del demone con cui i cavalieri si scontrano al termine della pellicola è roba che non si vede nemmeno nelle serie TV delle reti generaliste americane, superando giusto il livello degli effetti speciali di "Once Upon a Time", che quelli sì che erano terribili. Il quarto grande problema è che "L'ultimo dei templari" è brutto e basta: non è abbastanza brutto da fare il giro come speravo e non è nemmeno abbastanza tamarro da farmi ricordare con piacere qualche scena, se non alcune in cui ho riso per l'eccessiva bruttezza. Insomma, si tratta semplicemente di un film particolarmente brutto di cui, alla fin fine, si poteva fare anche a meno. Un po' come buona parte dei film in cui il nostro beniamino ha recitato negli ultimi anni! Inoltre, una parentesi sul titolo italiano del film: I TEMPLARI, CON QUESTA PELLICOLA, NON C'ENTRANO UNA SEGA!

Hanno partecipato a questa giornata anche i seguenti blog:

Lazyfish: Mandy
Director's Cult: Drive Angry
La Bara Volante: The Rock
La fabbrica dei sogni: Stress da vampiro
Pietro Saba World: Mom and Dad
La stanza di Gordie: The Family Man
Cuore di celluloide: USS Indianapolis


domenica 13 gennaio 2019

IL TRAILER DELLA DOMENICA #50 - Il primo re

Il 2019 è ormai partito e siamo a pieno regime, siamo arrivati a quel punto in cui quando si scrive la data non è più concesso sbagliare scrivendo ancora "2018", siamo anche a quel punto in cui tutte le rubriche lasciate in sospeso con le feste devono riprendere. Così anche quella dei trailer, al secondo appuntamento di questo nuovo anno, ci parlerà ancora di un film italiano per il quale ho l'hype a mille.



La mia opinione: Il regista Matteo Rovere mi aveva già stupito qualche anno fa con il suo film "Veloce come il vento", con uno Stefano Accorsi straordinario, in una delle sue performance che mi piacciono di più in assoluto. L'idea de "Il primo re" è piuttosto ambiziosa: innanzitutto il cinema italiano negli ultimi anni sembra essere stato colpevolmente disinteressato a quelle che sono le origini della nostra civiltà, di quello che è un po' il nostro orgoglio storico, in un genere cinematografico che quasi mai viene esplorato dai nostri registi. In secondo luogo ambiziosa è l'idea di girare il film tutto in protolatino, che ricorda molto le operazioni fatte da Mel Gibson in "La passione di Cristo" e "Apocalypto" e che a livello di pubblico e di critica hanno pure funzionato a meraviglia. Ciliegina sulla torta la presenza di Alessandro Borghi nei panni di Remo, attore lanciatissimo nel panorama italiano dopo l'intensa e ottima performance in "Sulla mia pelle". Ad interpretare Romolo avremo Alessio Lapice, che ha partecipato a "Il padre d'Italia" e che, personalmente, non conosco abbastanza per esprimere un'opinione su di lui. Il 31 Gennaio non è troppo lontano, una delle uscite cinematografiche da me più attese in questo mese sta per arrivare e io ho l'hype a mille.

venerdì 11 gennaio 2019

The Haunting of Hill House - Stagione 1



The Haunting of Hill House
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Mike Flanagan
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Michiel Huisman, Carla Gugino, Henry Thomas, Elizabeth Reaser, Oliver Jackson-Cohen, Kate Siegel, Victoria Pedretti, Lulu Wilson, Mckenna Grace, Paxton Singleton, Julian Hilliard, Violet McGraw, Timothy Hutton
Genere: Horror


Tra le classifiche dello scorso anno pubblicate nel corso della scorsa settimana, avevo lasciato in sospeso, perchè non avevo fatto in tempo a scriverla prima della pubblicazione delle chart, la recensione della mia serie televisiva preferita del 2018. E ora siamo qui apposta per recuperare quelle che sono state le mie impressioni sulla serie e le motivazioni che mi hanno spinto a metterla al primo posto nella top ten delle mie serie preferite dello scorso anno. La serie, prodotta da Netflix e pubblicata sulla piattaforma ad inizio Ottobre, è stata interamente ideata e diretta da Mike Flanagan, regista di molti film horror che nel corso degli ultimi anni mi sono piaciuti parecchio come "Oculus", "Somnia" o "Il gioco di Gerald", sempre pubblicato da Netflix lo scorso anno. Con "The Haunting of Hill House" il regista intende trasporre il romanzo di Shirley Jackson, pubblicato nel 1959, intitolato "L'incubo di Hill House", lettura che quasi sicuramente recupererò appena terminerò il libro che ho in corso in questo momento. Gli attori scelti come protagonisti della serie non sono di primo pelo, ma nemmeno i nomi migliori che il regista avesse a disposizione, tra tutti spiccano Michiel Huisman, direttamente da "Orphan Black" e "Il trono di spade", e la milf Carla Gugino, che con Flanagan aveva collaborato proprio ne "Il gioco di Gerald" in una delle sue migliori interpretazioni.
La trama è incentrata su un gruppo di fratelli che da bambini hanno vissuto a Hill House, che nel corso degli anni sarebbe diventata in qualche modo la casa infestata più famosa del paese. La madre Olivia Crain è morta quando tutti erano giovanissimi e ora, con le loro vite ormai sviluppatesi, dovranno reincontrarsi per far fronte alla morte di Nell, interpretata da Victoria Pedretti, sorella più piccola e gemella di Luke, interpretato da Oliver Jackson-Cohen. Riuniti per il funerale della ragazza, i familiari dovranno finalmente fare i conti con i fantasmi del loro passato, alcuni dei quali li perseguitano fin da quando erano piccoli.
Vedendo per intero questa prima - e forse unica - stagione di "The Haunting of Hill House", ho pensato in qualche modo di trovarmi davanti al vero horror, di quelli che non se ne vedevano da tempo: lo spunto di partenza è dei più classici possibili - essendo anche tratto da un romanzo - e ci troviamo davanti alla più classica storia di fantasmi, che però viene sviluppata concentrandosi più che altro sugli effetti che la casa infestata in cui i protagonisti hanno abitato da giovani ha avuto su di loro. Vediamo infatti un interessante parallelismo tra la loro infanzia e la loro vita adulta, con la prima che ha influenzato in maniera irrimediabile la seconda per tutti quanti: abbiamo infatti uno scrittore molto antipatico, che non riesce a prendere in mano la propria vita, il fratellino minore è un tossicodipendente, ancora segnato dai traumi di quella casa, così come la gemella Nell continua a soffrire di paralisi nel sonno e della visione di una donna dal collo storto - di cui si scoprirà l'identità, in maniera estremamente sorprendente, nel quinto, grandissimo, episodio -, Shirley, interpretata da Elizabeth Reaser, che gestisce un'impresa di pompe funebri e Theo, interpretata da Kate Siegel, omosessuale e alcolizzata. A tenere le redini di questa famiglia completamente disfunzionale ci prova il padre Hugh, interpretato da Timothy Hutton, che in tutti gli anni passati non è ancora riuscito a rivelare ai suoi figli la verità sulla morte dell madre, che tutti pensano sia impazzita.
I dieci episodi che compongono questa prima stagione - anche se continuo a sperare che si tratti di una miniserie - sono uno meglio dell'altro, con il quinto ad essere il più commovente con la rivelazione dell'identità della donna col collo storto e il sesto, un lungo dialogo familiare girato interamente in piano sequenza, un vero e proprio capolavoro nella serialità dello scorso anno. Ma, udite udite, cosa assai strana per un horror del ventunesimo secolo, riesce a fare veramente paura, a volte giocandosela con dei semplicissimi jump scare, però sempre ben assestati, a volte creando la tensione nella maniera che mi piace maggiormente, colpendo poi nei momenti più tranquilli. Insomma, "The Haunting of Hill House" ha goduto di una prima stagione - che ancora spero si tratti di una miniserie - veramente stupenda che ha saputo convincermi sin dal primo episodio, ha saputo emozionarmi con una storia familiare a cui prestare grande attenzione e ha saputo farmi paura come ormai soltanto pochi horror contemporanei sanno fare.

Voto: 9

giovedì 10 gennaio 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo ancora qui, come ogni Giovedì, per parlare dei film che usciranno nel corso di questo weekend. Sono solamente cinque, quindi a questo giro ho ancora poco da lavorare, però tre di questi potrebbero darmi qualche soddisfazione anche se in modo diverso l'uno dall'altro. Vediamo quali sono le cinque uscite commentate, come al solito, in base ai miei pregiudizi!


Benvenuti a Marwen di Robert Zemeckis


Robert Zemeckis ritorna al cinema dopo un paio di anni con un film tratto da una storia vera con protagonista Steve Carell: la storia di un omosessuale che, dopo essere stato aggredito e mandato in coma da cinque omofobi, non ricorda più nulla della sua vita precedente, ma trova, nella sua immaginazione, un qualcosa di curativo per la sua psiche. Buoni sentimenti assicurati, visto anche il regista, ma ci troveremo davanti ad un bel film?

La mia aspettativa: 6,5/10


Non ci resta che il crimine di Massimiliano Bruno


Commedia italiana con un cast di tutto rispetto che mi ispira parecchio: il trailer mi ha fatto sorridere, nella speranza che le trovate migliori non siano tutte al suo interno, e mi ha presentato un film in cui anche la colonna sonora, molto anni ottanta, potrebbe farmi letteralmente impazzire. Speriamo di divertirci sul serio!

La mia aspettativa: 7/10


City of Lies di Brad Furman

A me il rap non piace, tranne Tupac e Notorius B.I.G.. E giusto a loro due il film è dedicato, o meglio, al caso irrisolto che riguarda i loro omicidi. Protagonista della vicenda sarà Johnny Depp, che a questo giro non sarà un tipo strano col cappello ma un detective, e spero che il film mi intrighi.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Attenti al gorilla: Commedia italiana con Frank Matano, mi sa che ne faccio tranquillamente a meno!
Una notte dei 12 anni: Pellicola uruguaiana che mi sa di un po' troppo impegnativo per affrontarla così, subito, pronti via, all'inizio dell'anno.

mercoledì 9 gennaio 2019

Suspiria di Luca Guadagnino (2018)



Italia, USA 2018
Titolo Originale: Suspiria
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: David Kajganich
Cast: Dakota Johnson, Tilda Swinton, Chloë Grace Moretz, Mia Goth, Vanda Capriolo, Jessica Harper, Lutz Ebersdorf, Sylvie Testud, Ingrid Caven, Renée Soutendijk, Angela Winkler, Elena Fokina, Fabrizia Sacchi, Christine Leboutte, Marjolaine Uscotti, Alek Wek, Małgosia Bela, Brigitte Cuvelier, Clémentine Houdart, Vincenza Modica
Durata: 152 minuti
Genere: Horror


Oramai negli ultimi anni è sempre più comune vedere remake di film classici che poi, il più delle volte, alla visione, si rivelano essere un po' ininfluenti per il mondo del cinema se non, addirittura, davvero dei brutti film. Per quanto riguarda il cinema horror il fenomeno dei remake e dei reboot ha ormai preso piede da almeno un ventennio, per non parlare poi di tutti quei film che magari nascono da una sceneggiatura originale, ma poi si rivelano essere la copia sputata di altri film appartenenti allo stesso sottogenere dell'horror, vedi ad esempio tutti i film sugli esorcismi o sulle case infestate. Si vociferava ormai da anni del remake del "Suspiria" di Dario Argento, che non è solo tra i miei horror preferiti, ma probabilmente lo inserirei in un possibile ventello di film preferiti in assoluto, se mai venissi costretto a stilarlo con una pistola alla tempia. Se ne parla infatti già dal 2008, quando David Gordon Green, già visto nel 2018 nel buonissimo "Halloween", stava preparando un film le cui protagoniste sarebbero state Isabelle Huppert, Janet McTeer e Isabelle Fuhrman. Il progetto poi fallì e non se ne parlò più fino al 2015, anno in cui Luca Guadagnino riprese in mano il progetto, collaborando con lo sceneggiatore David Kajganich, con cui aveva già lavorato in "A Bigger Splash" del 2016. Guadagnino però ha decisamente altre idee riguardo ad un remake del capolavoro di Dario Argento: prendere la stessa ispirazione - il romanzo "Suspiria De Profundis" di Thomas de Quincey - realizzando però il suo film, una sua rivisitazione della stessa storia che si rivelerà poi essere profondamente diversa dal film originale. Scelta che quanto meno si rivela coraggiosissima rispetto al realizzare il solito remake che segue le vicende del film originale, risultandone una specie di upgrade a livello tecnico visto che ormai sono passati quarant'anni dalla sua uscita.
Siamo nel 1977, in Germania: la ballerina Susie Bannion, interpretata da Dakota Johnson sulla quale ovviamente torneremo, si trasferisce a Berlino dopo essere stata ripudiata dalla madre e dalla comunità in cui viveva. Il suo intento è quello di fare parte della Markos Tanz Company, compagnia di ballo che ha appena perso una delle sue allieve, Patricia interpretata da Chloë Grace Moretz, che pare essersi unita alla RAF. La realtà però è ben diversa: la ragazza è scomparsa dopo aver raccontato allo psicoterapeuta Jozef Kemplerer, interpretato da Tilda Swinton, di aver scoperto nella sua scuola la sede di un covo di streghe seguaci di Helena Markos, interpretata da Tilda Swinton, che si ritiene essere Mater Suspiriorum. Arrivata nella nuova scuola Susie si dimostra subito talentuosissima nel ballo, tanto da attirare le attenzioni di Viva Blanc, interpretata da Tilda Swinton, che ha il compito di trovare una ragazza per Helena Markos, ma anche di tentare di scalare la leadership della congrega, in quanto nutre dubbi sull'effettiva identità della Markos, che non addirittura non crede essere Mater Suspiriorum.
Decidi di passare la sera del primo dell'anno - dopo aver bevuto l'impossibile la notte prima - al cinema e lo fai con uno dei film più coraggiosi di questa annata ed ecco che ti ritrovi a pensare di non aver desiderato di meglio per questo film, sul quale si discuteva ben prima della sua uscita nelle sale. Il film è suddiviso in sei atti più un epilogo, ciascuno dei quali si concentra su un diverso aspetto della vicenda, portando avanti la trama principale. Con questo film, in tutta la sua durata Luca Guadagnino mostra tutto il suo talento visivo, creando delle scene estremamente curate ed estremamente evocative, senza pigiare mai sull'acceleratore, ma tenendo sempre alta la soglia di attenzione dello spettatore. Questa sua versione di "Suspiria" - che modifica profondamente anche la trama del film scritto da Dario Argento - è molto più riflessiva, più onirica e dà ai personaggi più ambiguità: pur continuando a preferire l'originale, la versione di Guadagnino è bella in un modo diverso rispetto a quella di Dario Argento che era sicuramente più sanguinolenta e che si concentrava però molto meno sul far quadrare tutti gli aspetti della sceneggiatura. Sono affascinantissime tutte le scene ambientate nella stanza degli specchi, ma soprattutto la scena del primo ballo di Susie, di cui si erano già sentite cose abbastanza clamorose. Estremamente sexy poi la scena dello spettacolo con i drappi rossi, già conosciuta ancor prima della visione del film viste le foto che circolavano: estremamente sexy, ma anche estremamente inquietante, grazie alla colonna sonora di Thom Yorke, il cantante dei Radiohead.
Si deve poi per forza passare alle interpretazioni delle protagoniste del film: innanzitutto doveroso parlare di Tilda Swinton che interpreta ben tre ruoli, tra cui uno maschile. Ovviamente ottima in tutti e tre, è quello di Viva Blanc che si farà ricordare maggiormente per la sua estrema ambiguità e per il fatto che ogni dialogo in cui è protagonista metta ancora più inquietudine e sospetti sul suo personaggio. Il suo dualismo con Susie, che entra sicuramente subito nelle sue grazie per la sua estrema bravura nella danza, è quasi un rapporto materno e non si sprecano consigli da parte dell'una all'altra, con la questione del rapporto materno che per Guadagnino diventa in qualche modo vitale per la riuscita della sua pellicola. Ritorniamo però sulla protagonista Dakota Johnson che mi è piaciuta da morire: se in "Cinquanta sfumature di grigio" - unico film della trilogia che ho visto - non riuscivo a trovarla minimamente sexy, qui il suo personaggio ha una sensualità mai vista, con l'attrice che riscopre, in qualche modo, di saperci davvero fare, quando messa nelle giuste condizioni.
Il "Suspiria" di Luca Guadagnino è dunque un film che consiglio vivamente di vedere a chiunque abbia apprezzato il lavoro di Dario Argento, ma anche a chi non lo dovesse avere mai visto, a patto però di non fare confronti tra i due film che in comune hanno solo il soggetto da cui sono tratti, prendendo poi strade completamente differenti: il "Suspiria" di Dario Argento prosegue spedito per tutta la sua durata, con inquadrature ricercate che rendessero artistico ogni schizzo di sangue, il "Suspiria" di Guadagnino è molto autoriale, si concentra molto sulla sceneggiatura e sull'ambiguità dei personaggi, risultando più che pauroso, inquietante ed estremamente intrigante.

Voto: 8

martedì 8 gennaio 2019

Macchine mortali di Christian Rivers (2018)



USA, Nuova Zelanda 2018
Titolo Originale: Mortal Engines
Regia: Christian Rivers
Sceneggiatura: Peter Jackson, Philippa Boyens, Fran Walsh
Cast: Hera Hilmar, Robert Sheehan, Jihae, Hugo Weaving, Leila George, Stephen Lang, Colin Salmon, Ronan Raftery, Patrick Malahide
Durata: 130 minuti
Genere: Fantasy


Avevo già all'inizio dello scorso anno adocchiato l'uscita di "Macchine mortali", il nuovo film prodotto da Peter Jackson già creatore della trilogia de "Il signore degli anelli" e de "Lo Hobbit". Come quasi mai faccio quando si tratta di film tratti da romanzi per ragazzi, avevo anche deciso di prendere in mano il mio ebook reader e di salvarmi il romanzo omonimo da cui il film è tratto, scritto da Philip Reeve nel 2001, primo di una saga di quattro romanzi più tre prequel, usciti tutti tra il 2001 e il 2011. Per trarre il film da un romanzo che non mi è particolarmente dispiaciuto, la produzione della pellicola si affida ad un regista come Christian Rivers, alla sua primissima esperienza dietro la macchina da presa dopo una lunga carriera agli effetti speciali proprio con Peter Jackson per la trilogia de "Il signore degli anelli" e per "King Kong", per il quale vinse anche l'Oscar nel 2006 per i migliori effetti speciali. Il cast non è di quelli più noti al grande pubblico, con il solo Hugo Weaving dalla lunga esperienza cinematografica ad interpretare Thaddeus Valentine e con Robert Sheehan, già visto nella serie "Misfits" nei panni di Nathan, ad interpretare Tom Natsworthy. Nei panni di Hester Shaw, la vera protagonista della vicenda, abbiamo Hera Hilmar, attrice islandese di cui non ho visto nessun film, che però ha partecipato a molti episodi della serie "Da Vinci's Demons", che so che a qualcuno è piaciuta nonostante a me abbia fatto schifo sin dal primo episodio. Per quanto riguarda invece la quota gnocca, che in teoria doveva essere ben coperta da Hera Hilmar sulla quale poi torneremo, abbiamo l'illustre sconosciuta Leila George, che interpreta Katherin Valentine, la figlia di Thaddeus, che altri non è che Leila George D'Onofrio e non so se il secondo cognome vi faccia venire in mente qualcuno in particolare, a me sì, ecco.
Non si sa bene per quale particolare fenomeno, ma in questi ultimi anni al cinema abbiamo visto fiorire una dose abbastanza massiccia di cinema steampunk, il più delle volte con risultati abbastanza disastrosi a livello qualitativo - vedi ad esempio "Ghost in the Shell" - sempre ottenendo in qualche modo un decente successo di pubblico. Per quanto riguarda "Macchine mortali" la definizione di steampunk è un pochino azzardata, in quanto siamo più dalle parti di un fantasy che ha delle chiare influenze steampunk ed è ambientato in un futuro non ben precisato comunque più di mille anni avanti rispetto al nostro tempo. Siamo infatti in un futuro in cui la Terra è abitata principalmente da due grosse fazioni rappresentate da diverse città: i Trazionisti, cui grande esempio è Londra e gli Stazionari, o, siccome è meglio vedere il diverso come un nemico, gli Anti-Trazionisti, così almeno a chiamarli così la popolazione ha un nemico da odiare e tutti sono felici e contenti. Vero Donald? Vero Matteo?
Dicevamo che Londra è un'enorme città trazionista, città che si muovono grazie ad enormi cingoli e che si "nutrono" di città più piccole, inglobandole al proprio interno, integrando la loro popolazione e utilizzando i pezzi e le provviste delle città conquistate. Thaddeus Valentine è un po' l'anima militare di Londra, mentre Tom Natsworthy è un giovane nato proprio nella città di Londra, senza mai aver toccato la terraferma. Hester Shaw invece è una ragazza nomade, che ha vissuto gli ultimi sei mesi della sua vita alla ricerca di Thaddeus Valentine, che vuole uccidere per vendicare la morte della madre e la cicatrice che porta sul volto a causa sua. Proprio da un attentato da parte della ragazza inizia il filo conduttore dell'intero film: essendosi accorto della stranezza di alcuni movimenti, Tom riesce a salvare Thaddeus, ma, avendo scoperto le motivazioni della ragazza, viene buttato fuori dalla città assieme a Hester Shaw, con la quale incomincerà una lunga ricerca di Londra per portare a termine la sua vendetta.
Partiamo da un paio di presupposti, prima di cominciare una parte SPOILER probabilmente chilometrica di cui non posso proprio fare a meno per far capire quanto, in alcuni frangenti, questa pellicola mi abbia fatto piuttosto incazzare. "Macchine mortali" intrattiene il giusto, il contesto in cui la vicenda è ambientata è interessantissimo e non mancano a volte battute sul nostro presente e sul presunto analfabetismo della popolazione dovuto al fatto che non vi siano documenti scritti, ma solo oggetti elettronici di questa epoca. Tranquillo Tom, nonostante avessimo cellulari e computer avanzatissimi, una buonissima percentuale della popolazione sapeva leggere e scrivere, ma non aveva le capacità intellettive per comprendere ciò che stava leggendo, vedi ad esempio io che mi son preso del coglione e del terrone - sono nato a Milano, ma sono mezzo foggiano - per aver scritto su Facebook che i milanesi non esistono: non solo in due o tre hanno capito che era una battuta, ma pur dopo averla spiegata la gente insisteva a spiegarmi che i milanesi, quelli veri da decine di generazioni, esistono. Se qualcuno di quelli che hanno commentato su Facebook mi sta leggendo anche qua, vorrei dirvi una cosa: GRAZIE AL CAZZO!
Ritornando però al film abbiamo detto che "Macchine mortali" intrattiene il giusto, ha persino una buona computer grafica in certi momenti ed era la cosa che temevo di più, ma purtroppo basa buona parte della vicenda su un paio di buchi di sceneggiatura che la influenzano in maniera negativa, soprattutto perchè in parti fondamentali per la trama. Ve ne parlerò nella parte spoiler tra poco, ovviamente. La regia di Christian Rivers non mi è dispiaciuta, è la semplice regia di uno alle prime armi dietro alla macchina da presa che deve decidere se metterci del suo o se fare il mestierante e decide di fare il mestierante, ma di film diretti in questo modo ce ne sono a migliaia, alcuni anche abbastanza belli, quindi perchè dargli addosso per questo motivo? Il problema vero rimane dunque la sceneggiatura, scritta dallo stesso Peter Jackson basandosi sul romanzo e seguendolo anche in maniera abbastanza fedele, peccato che dal libro, appunto, non mi ero accorto che alcune delle scelte compiute dai protagonisti fossero abbastanza illogiche.

Voto: 5

DA QUI FINO ALLA FINE POSSIBILI SPOILER SUGLI ASPETTI DELLA SCENEGGIATURA E DELLA MESSA IN SCENA CHE NON MI HANNO CONVINTO
  • Hester Shaw, prima di gettarsi al di fuori della città di Londra, spiega a Tom i motivi che la spingono ad uccidere Thaddeus Valentine (l'assassinio, da parte di Thaddeus, della madre di Hester e la cicatrice che ora la stessa Hester porta sul volto). Ora partiamo dal presupposto che Valentine e Tom non si conoscono prima dell'attentato che viene sventato, quando Tom gli racconta ciò che Hester gli ha detto, Thaddeus lo spinge fuori dalla città, confermandogli in pratica che tutto ciò che gli era stato detto era vero. Se i due non si sono conosciuti prima, non bastava a Thaddeus dirgli che tutto ciò che aveva detto Hester era falso e, magari, ottenere ancora di più la fiducia di Tom?
  • Ad un certo punto viene introdotta una sottotrama riguardante Shrike, interpretato da Stephen Lang, un ex umano a cui sono stati tolti tutti i ricordi e i sentimenti, rendendolo un automa indistruttibile, adatto come arma di distruzione. Shrike ha salvato la vita a Hester quando era piccola e lei, una volta cresciuta, gli aveva promesso di farsi rendere come lui. Passa proprio in quel momento davanti agli occhi di Hester la città di Londra e la ragazza rompe la promessa, scatenando le ire di Shrike che ora la vuole uccidere: non sarebbe bastato ad Hester dire "Guarda, dammi ancora un po' di tempo che voglio uccidere Valentine, poi mi faccio trasformare"? D'altronde Shrike le ha sempre dimostrato affetto, in memoria dei sentimenti che provava quando era umano, molto probabilmente avrebbe capito il suo desiderio di vendetta.
  • Siamo davanti al primo film in cui il cattivo possiede un'arma ultra potente per distruggere qualsiasi cosa e riesce ad usarla senza dire cose come "Ah, sto per usare un'arma super potente e distruggerò tutto!!!", parlando per ore e poi, effettivamente, non riuscendo ad utilizzarla. Ora immedesimatevi in lui per un attimo: avete davanti un muro ed un cannone e, se gli lanciate addosso una palla del vostro cannone, sapete per certo che la parte del muro che colpite verrà distrutta. Dove mirate? Avete risposto ai piedi del muro vero? Ecco, perchè porca puttana in tutti i film, l'arma super potente di turno viene puntata sulla cima del muro? Nessuno ci pensa che puntando ai piedi del muro, poi questo crolla su stesso, se invece punti alla cima, gli fai un danno, grosso, ma poi hai bisogno di almeno uno o due altri colpi per distruggerlo del tutto.

Se qualcuno fosse in grado di risolvere questi miei dubbi, soprattutto il terzo perchè proprio non me lo spiego come in ogni fottutissimo film il cattivo faccia sempre lo stesso maledettissimo errore, le risposte sono ben accette nei commenti!

lunedì 7 gennaio 2019

I FILM VISTI DURANTE LE FESTE - Quick Reviews

Dopo aver saltato il mese di Dicembre per quanto riguarda il recap di tutti quei film visti nel corso del mese, ma per i quali non sarei mai riuscito a scrivere una recensione completa ed esaustiva, ecco che si ritorna a Gennaio - e visti gli impegni che mi si presentano, forse mai più - con tutti quei film che ho visto nel corso di queste due settimane di vacanze e di feste. Principalmente film natalizi, ma non solo...


Regalo di Natale

Fino a quattro o cinque anni fa per me "Regalo di Natale" era uno di quei film che non potevano mancare nel periodo natalizio. Non che questa pellicola sia il massimo dello spirito natalizio come viene comunemente inteso, ma è proprio quella che rappresenta quello che è il mio spirito natalizio da una decina di anni a questa parte. Negli ultimi quattro anni, per motivi vari, ho rinunciato alla visione di questo film, ma quest'anno ho voluto riprendere la tradizione perchè era decisamente troppo tempo che non me lo godevo. Siamo alla vigilia di Natale e tre vecchi amici, Ugo, Lele e Stefano, interpretati rispettivamente da Gianni Cavina, Alessandro Haber e George Eastman, si ritrovano la sera per una partita a poker. Invitano alla partita anche il ricco avvocato Santelia, interpretato da Carlo Delle Piane, e Franco, interpretato da Diego Abatantuono, con il quale Ugo desidera fortemente ricostruire l'amicizia, deterioratasi per un motivo non ben specificato. Pupi Avati dirige un cast di attori al massimo della forma, che danno vita ad una notte della vigilia di Natale molto particolare e molto molto amara, per tutti i personaggi coinvolti. Si respira infatti per ognuno di loro un senso di incompiutezza nella vita, una tristezza di fondo tale per cui la partita a poker sembra rappresentare, negli intenti, un tentativo di riscatto per tutti quanti, ma poi si dimostrerà, per tutti, la perdita delle proprie speranze e della propria umanità. Un vero e proprio classico del cinema italiano che, con dialoghi amari e malinconici e, riesce a coinvolgere dall'inizio alla fine della partita, con i flashback che si inframezzano alla narrazione nella giusta maniera.

Voto: 8


La rivincita di Natale

Sono passati diciotto anni dagli eventi narrati in "Regalo di Natale", ma non è passato nemmeno un giorno tra la visione del primo film e di questo seguito, uscito appunto diciotto anni dopo il primo. Ritornano tutti i cinque personaggi presenti nella prima pellicola e, nonostante il film sia comunque validissimo, con Pupi Avati che sia dal punto di vista registico sia da quello della sceneggiatura rimane sempre una garanzia, purtroppo ha il difetto di essere il seguito, abbastanza imperfetto e con uno schema, nel susseguirsi degli eventi, piuttosto simile al suo predecessore, di un film praticamente quasi perfetto. Certo, vedendo i due film a stretto giro si prova maggiore empatia per alcuni personaggi rispetto ad altri, ma rimane il fatto che tutti questi rimangano piuttosto disgustosi e difficili da approvare nei loro comportamenti. Il fatto che poi lo schema sia molto simile al film precedente, se non per tutta la sua parte introduttiva, fa già presagire come andrà a finire la vicenda. C'è amarezza, sì, ma buona parte degli eventi sono molto telefonati e i dialoghi sicuramente meno brillanti rispetto al film precedente.

Voto: 6,5


La grande fuga del nonno

Purtroppo quando sono in casa con la mia famiglia ci ho un po' rinunciato a scegliere io i film, non c'è mai una volta, quando li ho scelti io, che abbia ottenuto approvazione o addirittura lamentele per i miei gusti, quindi, signori, pensateci voi che io guardo (quasi) tutto. In queste vacanze di Natale mi è stato proposto "La grande fuga del nonno", film britannico presente sul catalogo di Now TV che narra di un nonno, ex pilota della Seconda Guerra Mondiale ora malato di Alzheimer, che viene aiutato dal nipotino a fuggire dalla casa di riposo in cui è stato ricoverato, casa di riposo in cui si vocifera che si possa uscire soltanto all'interno di una bara. Stranissimamente questo film, dall'inizio alla fine, mi ha divertito, seppur con moderazione: complice la breve durata, complici le avventure in cui il nonno si va ad invischiare e complici anche le storie inventate dal nipote per far vivere al nonno ultimi momenti di felicità. Lo humour di cui è condito il film però è ben lontano dal British humour che tanto apprezzo, anzi, a tratti è proprio parecchio stupido, però la cosa alla fine non mi ha fatto disprezzare del tutto la pellicola.

Voto: 6


Ma tu di che segno 6?



Presente quello che dicevo all'inizio del commento precedente? Ecco, si è scelto un cinepanettone del 2014, in cui cinque storie si intrecciano, tutte caratterizzate da una forte influenza da parte dell'oroscopo. Ora ditemi che idea di merda può essere far ruotare l'intera trama di un film attorno all'oroscopo dei vari personaggi? Ditemi anche quanto può essere una pessima idea guardare questo film, che tanto già lo so. La trama delle cinque storie praticamente non esiste, i personaggi coinvolti sono tutti estremamente irritanti, Pio e Amedeo e Massimo Boldi su tutti e alla fine stavolta non finisce nemmeno tutto a tarallucci e vino, come tipico di questi film, ma addirittura le cinque storie non hanno un finale, semplicemente si era raggiunta la massima durata per il film e Neri Parenti ha preso il forbicione e ha tagliato la pellicola.

Voto: s.v.


Alex l'ariete

Come ogni buona vacanza di Natale che si rispetti, non potevano mancare le serate trash con gli amici. Dopo la visione di "Postal", che avevo già recensito e adorato qualche anno fa, è toccato anche ad "Alex l'ariete", il famoso film con Alberto Tomba e Michelle Hunziker che è, a suo modo, diventato un cult per gli amanti dei film di serie Z. Mi sono divertito tantissimo, dall'inizio alla fine, lo giuro. Ad ogni frase o citazione mi partivano nella testa le canzoni dei Nanowar of Steel dell'album "Tour-Mentone vol. I", che contiene tra le altre "I 400 calci", "Tutte cagne" e il capolavoro "V per Viennetta", che già sento il bisogno di riascoltare mentre scrivo questo post. Il film è talmente brutto da fare il giro, meglio se guardato in compagnia, ovviamente, per commentare e non stare troppo attenti alle cose assurde che succedono e agli errori, anche tecnici, da parte del regista Damiano Damiani. Ho riso un casino, non c'è nulla da fare.


Quo vado?



Ho aspettato praticamente due anni prima di vedere l'ultimo film con Checco Zalone, dopo che, lo ammetto abbastanza candidamente, i primi tre mi avevano fatto abbastanza ridere, quindi partivo con buone speranze, diciamo. Ora, sarà che un po' la comicità di Checcho Zalone sta iniziando a non piacermi più, sarà che nel corso di questi due anni chiunque mi avesse parlato del film mi aveva spoilerato praticamente tutte le battute migliori, mi aspettavo che mi sarebbe piaciuto molto di più e che si rivelasse molto più cattivo di quello che effettivamente è stato. Invece gli intenti di Checco Zalone di criticare la società italiana di questi ultimi anni finiscono ad essere un po' troppo politicamente corretti, con solo due o tre battute ad avermi fatto ridere di gusto. Insomma, un po' poco per il maggior incasso italiano di tutti i tempi, un po' poco persino per un film che pare essere piaciuto praticamente a tutti!

Voto: 5

domenica 6 gennaio 2019

IL TRAILER DELLA DOMENICA #49 - Non ci resta che il crimine

Ritorna dopo un paio di settimane di pausa dovute alle feste, la solita rubrica domenicale sui trailer dei film in uscita e questa volta si parlerà di una commedia che si vedrà nelle sale cinematografiche proprio a strettissimo giro, già questo Giovedì.



La mia opinione: Nel corso del 2018 non sono riuscito, un po' per mia mancanza, un po' proprio per mancanza di voglia, a dare il giusto spazio alla commedia italiana, che ritorna finalmente con un film abbastanza interessante già a partire dal prossimo Giovedì. Siamo a Roma, nel 2018: un gruppo di amici, per sbarcare il lunario, organizza un tour criminale sulle orme della banda della Magliana, con tanto di vestiti e scenografie dell'epoca. Si ritroveranno però catapultati proprio all'epoca della massima attività della banda, all'inizio degli anni ottanta. Con "Non ci resta che il crimine" probabilmente non ci troveremo davanti alla commedia che rivoluzionerà la cinematografia italiana, ma una cosa è sicura, presenta il cast giusto per non mandare tutto in caciara. Marco Giallini sa fare alla grandissima sia i ruoli drammatici sia quelli comici, Alessandro Gassmann mi sta sempre abbastanza simpatico, mentre Edoardo Leo migliora di anno in anno e mi dà sempre qualche buona speranza. Se la colonna sonora del film rispecchierà poi quella del trailer, per quanto mi riguarda ci sarà da divertirsi eccome... insomma, io in questo film ci spero proprio tanto!

venerdì 4 gennaio 2019

DEL MEGLIO DEL NOSTRO MEGLIO - I migliori film del 2018

Con oggi si chiude ufficialmente la settimana dedicata alle premiazioni, che quest'anno si è rivelata molto più corta rispetto agli anni precedenti, con la classifica di quelli che sono stati i film che ho preferito nel corso del 2018. La classifica dei film che ho preferito, non di quelli più belli in assoluto, per decidere quelli dovrei essere una di quelle persone che pensa di avere la verità assoluta in tasca e purtroppo non lo sono. Venti film in questo classificone finale per decidere quale sarà, secondo Non c'è Paragone, il miglior film dell'anno scorso.

Prima di vedere quali sono i venti film che ho scelto è bene ricordare qual è stato il palmares delle precedenti edizioni:

2012 - Take Shelter
2013 - Spring Breakers
2014 - The Wolf of Wall Street
2015 - Birdman
2016 - Room
2017 - La La Land


20 - Apostolo


Thriller con tinte horror prodotto da Netflix che è riuscito ad inquietarmi e a sorprendermi per la capacità di tenere alta la tensione pur non accelerando particolarmente il ritmo della narrazione.

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19 - Avengers: Infinity War


Uno dei migliori film in dieci anni di Marvel Cinematic Universe, un film in cui finalmente l'antagonista si prende la scena a dispetto di un gruppo di supereroi diviso.

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18 - A Star is Born


Commovente storia canterina con un bravo attore e sorprendente cantante come Bradley Cooper e una bravissima cantante sorprendente come attrice come Lady Gaga. Prima o poi la vogliamo vedere a non interpretare se stessa però.

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17 - Sulla mia pelle


La storia degli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi raccontati sulla pelle di Alessandro Borghi, che per l'occasione si trasforma risultando estremamente credibile.

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16 - Ella & John


Se riesci a fare una commedia sull'Alzheimer senza risultare pietoso - e anzi, piazzando un finale più che discutibile e non buonista - con me vinci facile. Paolo Virzì ci è riuscito, in attesa di vedere le sue ultime "Notti magiche"

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15 - Revenge


Matilda Lutz si è guadagnata il terzo posto nella classifica delle donne più belle dell'anno. Si guadagna anche il quindicesimo posto nella classifica dei migliori film. Una regia stupenda e una protagonista che da un momento all'altro, dopo aver subito un'atroce violenza, prende in mano un fucile e... non sa bene come si usa facendo anche figure barbine: penso sia la prima volta che vedo un rinculo realistico in un film!

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14 - Ready Player One




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13 - The Disaster Artist


Il film sulla realizzazione del film più brutto della storia del cinema. Un James Franco straordinario sia come regista sia nei panni di Tommy Wiseau.

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12 - Il filo nascosto


Tutti dicono sia l'ultima performance come attore per Daniel Day Lewis, ma io ci credo poco. Paul Thomas Anderson - regista cui ancora non riesco a voler davvero bene - firma un film perfetto dal punto di vista registico, che emoziona e sa coinvolgere.

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11 - L'isola dei cani


Wes Anderson torna al cinema d'animazione con un film estremamente politico e carico di significati. Forse un po' freddino a livello emozionale, questo è vero, però i contenuti sono innegabili.

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10 - BlacKkKlansman


Spike Lee torna dietro alla macchina da presa e lo fa, finalmente dopo qualche anno, nella maniera migliore e più cattiva possibile.

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9 - Ghostland - La casa delle bambole


Thriller sorprendentissimo diretto da un Pascal Laugier in formissima, di cui prima o poi dovrò vedere "Martyrs".

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8 - Tonya


La storia di Tonya Harding raccontata da una Margot Robbie perfetta in una maniera creativissima per il medium cinematografico.

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7 - Lady Bird


Film di formazione con una grandissima Saoirse Ronan. Molti dicono sia stato un film piuttosto inconcludente senza una vera e propria trama: a coloro che lo hanno detto chiedo di spiegarmi quale sia la trama della loro vita.

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6 - Loro


Il film su Silvio Berlusconi mi ha convinto, soprattutto nella prima parte, un po' meno nella seconda. Adoro abbastanza alla follia la regia di Paolo Sorrentino e anche il suo gusto per il trash, che qui viene addirittura esaltato.

LEGGI LA MIA RECENSIONE DELLA PRIMA PARTE
LEGGI LA MIA RECENSIONE DELLA SECONDA PARTE


5 - Chiamami col tuo nome


Gay o etero che sia, "Chiamami col tuo nome" parla di una storia d'amore. Nel modo più bello possibile.

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4 - Dogman


Altro film piuttosto cattivo con un Marcello Fonte che, grazie alla sua interpretazione, si è già portato a casa due importantissimi premi europei. E penso che siamo solo all'inizio.

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3 - Tre manifesti a Ebbing, Missouri


Particolarissimo dramma di una madre, che viene però trattato con i toni della commedia nera e che non si risparmia momenti duri e di vera e propria violenza.

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2 - The Shape of Water


Visto sia ad inizio anno, sia presentato al Cineforum del mio paese. Adorato la seconda volta ancora di più della prima. É in tutto e per tutto il cinema di Guillermo del Toro che ne esce vincitore da questa pellicola.

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1 - Hereditary - Le radici del male


Non solo l'horror dell'anno, o forse addirittura del decennio, fino ad ora, ma anche, secondo me, il film più bello visto nel corso del 2018. Un dramma familiare registicamente perfetto e, miracolo dei miracoli, in grado di fare anche veramente paura, in un'annata in cui dopo la vittoria, sempre da me sancita, di "The Haunting of Hill House" come miglior serie dell'anno, il genere horror ha davvero dominato!

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giovedì 3 gennaio 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Primo weekend cinematografico di questo nuovo anno e si parte subito con i botti: sono quattro i film che mi interessano, anche se per diversi motivi, due spero di qualità mentre gli altri due spero mi possano divertire - anche se su uno ho poche speranze. Vediamo come al solito, commentati in base ai miei pregiudizi, quali sono i film in uscita questa settimana, alcuni dei quali sono già usciti il primo dell'anno, per attirare gente al cinema!


Suspiria di Luca Guadagnino


"Suspiria" di Dario Argento è un capolavoro, del cinema horror e del cinema tutto, uno dei miei film preferiti. Vero, questo remake di Luca Guadagnino si preannuncia come qualcosa di un po' diverso dal capolavoro di Dario Argento, ma ha comunque un enorme gorilla sulle spalle, ovvero quello di averne lo stesso titolo. Se ne sta comunque parlando abbastanza bene, la speranza è che non si tratti del solito remake inutile, ma di qualcosa di veramente interessante.

La mia aspettativa: 8/10


Aquaman di James Wan


Il DC's Extended Universe ha fatto uscire un film mediocre dietro l'altro, ma questo "Aquaman" sta ottenendo recensioni abbastanza positive, anche se volti noti del web di cui mi fido abbastanza ne hanno parlato piuttosto male. Il fatto che ci sia James Wan alla regia mi convince a dargli un'opportunità, anche se non mi aspetto moltissimo ad essere sincero.

La mia aspettativa: 5,5/10


Ralph spacca Internet di Phil Johnston, Rich Moore


Alla prima visione "Ralph Spaccatutto" non mi aveva convinto moltissimo, poi però, rivisto una seconda volta, mi era piaciuto decisamente di più. Nel frattempo però ho sviluppato una certa allergia per il cinema d'animazione, ma questa pellicola mi interessa abbastanza, per vedere se il seguito sarà all'altezza del suo predecessore che, a conti fatti, è uno dei film d'animazione che ho preferito in questi ultimi anni.

La mia aspettativa: 7/10


Vice - L'uomo nell'ombra di Adam McKay


Ed ecco che escono subito subito i film in odore di nomination agli Oscar, con probabili candidature sia come miglior film, sia per quanto riguarda le performance recitative, con Christian Bale prontissimo nei panni del protagonista Dick Cheney e un'interessantissimo Sam Rockwell ad interpretare George W. Bush.

La mia aspettativa: 7,5/10


Le altre uscite della settimana

Il gioco delle coppie: Film francese presentato all'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia che ha ottenuto recensioni abbastanza positive da parte della critica. Sarà in grado di rivelarsi divertente? A me sinceramente ispira poco.
Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità: Biopic dedicato a Vincent Van Gogh con Willem Dafoe ad interpretare il protagonista. Interessante forse, ma sarà anche bello?