martedì 3 dicembre 2019

Un giorno di pioggia a New York di Woody Allen (2019)



USA 2019
Titolo Originale: A Rainy Day in New York
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Durata: 92 minuti
Genere: Commedia


Non sono un grande appassionato del cinema di Woody Allen, ormai lo sanno anche i sassi, ma siccome curo un blog che parla di cinema, in qualche modo anche solo per passione mi sento quasi in dovere di vedere ogni suo nuovo film per parlarne qui sopra. Ritengo però che ormai, da qualche anno a questa parte, i film di Woody Allen siano diventati una specie di tassa da pagare un po' come le ventimila lire da ritirare al Monopoli quando si passa dal via, solo che noi questi soldi li dobbiamo dare e non prendere. Per questo motivo la pausa forzata che il regista si era preso lo scorso anno, tra l'altro per accuse vecchissime, non l'avevo accolta con grande dispiacere, anche perchè penso sempre che quando si produce un film all'anno, non sempre i risultati sono esaltanti e lo dimostrano infatti film non proprio ben riusciti come "Irrational Man" e "La ruota delle meraviglie", mentre ad anni alterni il regista sa colpirmi, come ad esempio con "Cafè Society", per me splendido, e il carinissimo "Magic in the Moonlight". Sono dunque andato al cinema con una certa curiosità per questo "Un giorno di pioggia a New York", anche perchè seguendo la regola dell'alternanza di risultati negli ultimi anni da parte del regista, questo sarebbe dovuto essere l'anno buono. Il cast poi mi ispirava particolarmente: protagonisti sono i giovanissimi Elle Fanning - qui splendidamente bella, scusate l'enfasi -, Timothée Chalamet e Selena Gomez, mentre nel cast sono presenti anche Jude Law, Diego Luna e Liev Schreiber.
Per questioni di lavoro Gatsby Welles e Ashleigh Enright, giovane coppia che studia al college, deve passare un weekend a New York, perchè alla ragazza è stata data l'opportunità di intervistare il famoso regista Roland Pollard. Il ragazzo vuole cogliere l'opportunità di ritornare nella sua città natale per far visitare il posto alla sua fidanzata, nata nell'Arizona, ma vuole in tutti i modi evitare la festa organizzata da sua madre, che egli non stima particolarmente per via dei dissidi nati tra di loro dovuti al senso di inadeguatezza che ella gli trasmette da quando è cresciuto. L'intervista al regista, che sarebbe dovuta durare solamente un'ora, si protrae più del previsto per via della crisi creativa del regista, per nulla soddisfatto del suo ultimo film e si trasforma dunque in un'occasione per Ashleigh di vedere in anteprima il suo nuovo lavoro, ma anche per conoscere l'attore Francisco Vega, da lei ritenuto uno dei più attraenti attori in circolazione. Nel frattempo Gatsby incontra Shannon, la sorella di una sua ex fidanzata, con cui passerà del tempo nella piovosa giornata di New York in cui è ambientata l'intera vicenda.
Piano piano devo dire che sto trovando qualche punto di contatto con il cinema di Woody Allen, dal quale per molti anni avevo tentato di tenermi alla larga, ma che, a fasi alterne, riesce ad appassionarmi, senza mai davvero esaltarmi, sia chiaro. Dopo la mezza delusione de "La ruota delle meraviglie", si conferma la regola dell'alternanza creativa del regista, che non porta al cinema un film grandioso, ben lontano dai suoi lavori che preferisco, ma sicuramente fa un passo in avanti a livello di sceneggiatura rispetto al suo lavoro precedente. Lo svolgimento della storia si può intuire già dalle prime inquadrature, in cui ci vengono presentati i due giovani protagonisti, che partono insieme per New York per poi, di fatto, passare la loro giornata a distanza l'uno dall'altro, per via dei vari imprevisti che si presentano loro. Il primo dialogo del film è infatti emblematico di quello che sarà il destino dei due personaggi: i due si parlano, ma sembra stiano parlando con se stessi, non con l'altra persona, il dialogo è basato sulle proprie ambizioni personali e i due sembrano, fin dall'inizio, molto distanti, caratterialmente e anche sentimentalmente. Lui, di famiglia ricchissima, ha gusti particolari per un ragazzo della sua età, adora i piano bar e ha svariati interessi culturali, nonostante voglia in qualche modo staccarsi dal suo background familiare, fatto di soldi e successo, non riesce in nessun modo a perdere al gioco, guadagnando discrete somme giocando a poker. Lei, invece, è un po' più frivola e svampita, le interessa il cinema e il suo regista preferito è proprio Roland Pollard, che andrà ad intervistare, anche se in realtà non sembra essere ben consapevole di quelle che sono le sue passioni artistiche. Quando è tesa o attratta sessualmente da un uomo ha una caratteristica che mi ha fatto letteralmente impazzire nel corso del film, ovvero quella di iniziare a singhiozzare in maniera incontrollata ed è una caratteristica molto molto particolare che mostrerà un paio di volte.
La sceneggiatura di "Un giorno di pioggia a New York" non mi è affatto dispiaciuta, nonostante ritenga che non sia una delle migliori tra i film del regista che ho avuto modo di vedere, le battute non sono particolarmente originali, ma a tratti mi hanno fatto sorridere, così come sono rimasto intenerito in qualche modo dalle caratteristiche molto molto strane che sono state date ai due protagonisti, una su tutte il singhiozzare di Ashleigh, interpretata da una Elle Fanning che mi ha estremamente colpito in modo positivo per la sua recitazione. Bene, anche se in tono minore, Timothée Chalamet, il personaggio da lui interpretato è ben costruito, ma la sua interpretazione non mi ha convinto per tutta la durata del film, ma solamente a tratti. Ho già dunque avuto modo di dire a larghi tratti del fatto che non sia particolarmente appassionato di Woody Allen, ma in questo caso, come ad esempio con "Cafè Society" o "Midnight in Paris", mi ha colpito in positivo riuscendo a farmi arrivare le tematiche che ha voluto trattare e a farmi appassionare ad un suo film, che, complice anche la breve durata, è anche solido e coinvolgente a livello narrativo pur non essendo, senza ombra di dubbio, uno dei suoi lavori migliori.

Voto: 7

2 commenti:

  1. Sarà che l'ho visto dopo Polanski, per me barboso e grigiastro all'inverosimile, ma l'ho adorato. Una sceneggiatura in gran spolvero, la Fanning esilarante.

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  2. Woody Allen va visto, è un appuntamento fisso, spero di riuscire a fare un salto in settimana, così potrò leggerti a dovere, per ora mi tengo buono il tuo voto alto, vado tranquillo ;-) Cheers

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