venerdì 30 marzo 2018

GLI ALTRI FILM DI MARZO - Quick Reviews

Torna anche per il mese di Marzo la rubrica in cui recensisco brevemente, in un unico post, tutti gli altri film che ho visto nel corso del mese che, per un motivo o per l'altro, non hanno ottenuto una recensione completa ed esaustiva, o perchè non la meritano oppure perchè ammetto di non averne abbastanza da dire. Sei sono i film di cui parlerò in questo post, buona parte dei quali appartenenti al genere horror.


Il rituale

Regno Unito 2017
Titolo Originale: The Ritual
Regia: David Bruckner
Cast: Rafe Spall, Arsher Ali, Robert James-Collier, Sam Troughton
Genere: Horror

Disponibile direttamente su Netflix, che fino ad "Annientamento" con i film originali ancora non ci aveva azzeccato particolarmente, l'horror britannico diretto da David Bruckner narra la storia di quattro amici che si avventurano in un'escursione nel sentiero del re nel Parco nazionale Sarek in Svezia, per commemorare un amico ucciso mesi prima durante una rapina. Per loro, come è ovvio, inizieranno incubi, sia ad occhi chiusi sia ad occhi aperti. So bene che il film è stato apprezzato dagli appassionati dell'horror sia per il buon livello tecnico - innegabile -, sia, soprattutto per la sceneggiatura. Ecco, io no, l'ho detestato e l'ho trovato particolarmente stupido ed inutile - ed essendoci in giro gente che definisce così film come "The Babadook", io mi sento autorizzato a definire così questo - e soprattutto non mi ha coinvolto per niente, nè dal punto di vista della trama, nè per quanto riguarda l'inquietudine trasmessa.

Voto: 5


Slumber - Il demone del sonno

USA, Regno Unito 2017
Titolo Originale: Slumber
Regia: Jonathan Hopkins
Cast: Maggie Q, Kristen Bush, Sam Troughton, Will Kemp, William Hope, Sylvester McCoy
Genere: Horror

Quando il film uscì nei cinema, ormai un paio di mesi fa, le recensioni negative si sprecavano. Io però, che finchè non vedo non riesco a credere, mi ci sono cimentato comunque, memore dell'attrazione fisica che provo per Maggie Q, che è una pessima attrice, ma una bellissima donna e non ce l'ho fatta a non dargli un'opportunità. Ecco, per quanto riguarda il film probabilmente avrei fatto meglio a non farlo ed è ironico come un film che ha come sottotitolo "Il demone del sonno" sia noioso da far paura - non nel senso che fa paura, ma è semplicemente noioso di brutto - e si faccia veramente una fatica tremenda a portarlo a termine senza addormentarsi. In questo primo trimestre del 2018 sono usciti una marea di film horror: questo è tranquillamente uno dei peggiori.

Voto: 3


The Cloverfield Paradox

USA 2018
Titolo Originale: The Cloverfield Paradox
Regia: Julius Onah
Cast: Gugu Mbatha-Raw, Daniel Brühl, Elizabeth Debicki, Chris O'Dowd, John Ortiz, David Oyelowo, Zhang Ziyi, Aksel Hennie, Roger Davies, Donal Logue
Genere: Fantascienza

In questi ultimi anni dove ovunque ti giri ti trovi davanti un nuovo universo cinematografico. Ed ecco che anche "Cloverfield" ne doveva avere uno dedicato, dopo l'omonimo film e dopo il bel "10 Cloverfield Lane" arriva il capitolo di fantascienza ambientato nello spazio, presentato con un trailer durante il Superbowl e uscito a sorpresa il giorno dopo, senza neanche dare il tempo al pubblico di crearsi un po' di hype. Quello che posso dire sulla pellicola, a tratti godibile e citazionista - vedi la scena del braccio tagliato che grida "La casa 2" senza mezzi termini - e in grado di non buttare merda sul genere di fantascienza come altri film stanno facendo ultimamente, ritengo la pellicola una vera e propria presa per il culo. Il vero paradosso di questo film è la sceneggiatura totalmente illogica e il modo in cui è stato creato il Cloververse, non quello cui farebbe riferimento il titolo.

Voto: 5


La pelle che abito

Spagna 2011
Titolo Originale: La piel que abito
Regia: Pedro Almodovar
Cast: Antonio Banderas, Elena Anaya, Marisa Paredes, Jan Cornet, Roberto Álamo, Eduard Fernández, José Luis Gómez, Blanca Suárez, Susi Sánchez, Bárbara Lennie, Fernando Cayo
Genere: Thriller, Drammatico

Quando avevo Mediaset Premium capitavo spessissimo su questo film, ma non sono mai riuscito a beccarlo dall'inizio. Ora che ho fatto l'abbonamento a NowTV me lo ritrovo nel catalogo e decido finalmente di vederlo: il risultato è una vera e propria adorazione. La pellicola, diretta da Pedro Almodovar nel 2011, è un interessantissimo mescolamento tra il genere thriller e il drammatico, con una storia di vendetta che assume una forma decisamente inusuale e che personalmente non avevo mai visto in nessun altro film. Ho particolarmente apprezzato il modo in cui tutti i pezzi della vicenda vengono messi insieme, così come le interpretazioni di Antonio Banderas e della bellissima Elena Anaya sono davvero di alto livello.

Voto: 7,5


La vedova Winchester

USA, Australia 2018
Titolo Originale: Winchester
Regia: Michael Spierig, Peter Spierig
Cast: Helen Mirren, Jason Clarke, Sarah Snook, Finn Scicluna-O'Prey, Angus Sampson, Laura Brent, Tyler Coppin, Eamon Farren, Emm Wiseman, Bruce Spence, Michael Carman
Genere: Horror

Avevo parlato di questo film nella mia rubrica sui trailer cinematografici, in cui commentavo in maniera abbastanza positiva la venuta della pellicola nei nostri cinema, soprattutto per l'apprezzamento verso i registi - già visti all'opera in quel gioiellino di "Predestination" - e verso Helen Mirren. Purtroppo però per buonissima parte del film - basato sulla costruzione della cosiddetta Magione Winchester, costruita da Sarah Winchester, vedova dell'inventore dell'omonimo fucile, per tenere buoni gli spiriti dei morti per mano di quell'arma - mi sono chiesto quando sarebbe arrivato il momento in cui sarebbe cominciato a succedere qualcosa. E quel momento arriva tipo a venti minuti dalla fine del film, quindi decisamente troppo tardi! Ed è così che, per la seconda volta nel giro di poco meno di un anno dopo "Saw: Legacy", i fratelli Spierig mi deludono.

Voto: 4,5


Bleed - Più forte del destino

USA 2016
Titolo Originale: Bleed for This
Regia: Ben Younger
Cast: Miles Teller, Aaron Eckhart, Katey Sagal, Amanda Clayton, Ciarán Hinds, Ted Levine, Jordan Gelber, Christine Evangelista, Daniel Sauli, Denise Schaefer, Gene Amoroso, Edwin Rodriguez, Liz Carey, Roy Souza, Tim Fields, Peter Quillin, Dan Burke
Genere: Biografico, Drammatico

Basato sulla storia di Vinny Pazienza, ex pugile rimasto vittima di un incidente per il quale i medici gli avevano detto che non sarebbe più riuscito a combattere, avevo già voglia di vedere "Bleed - Più forte del destino", lo scorso anno nel periodo in cui il film uscì nelle sale. Purtroppo però per una cosa o per l'altra sono riuscito a vederlo solamente pochi giorni fa, nel catalogo di NowTV: alla fine la pellicola in questione ha confermato quelli che erano i miei dubbi su di essa. Ci troviamo davanti ad un lavoro discreto, sicuramente non eccelso, in grado di parlare, anche con una certa dose di buonismo, di un personaggio sportivo che non ritengo particolarmente interessante. Gli incontri di pugilato ben girati e la buona interpretazione di Miles Teller danno al film il suo giusto valore, senza però innalzarsi troppo dalla media.

Voto: 6-

giovedì 29 marzo 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Ed eccoci finalmente arrivati ad un weekend decisivo per le uscite cinematografiche di questo 2018 in cui va a concludersi il suo primo trimestre. Ancora dieci sono le uscite in questo fine settimana di cui una, molto probabilmente visto l'hype e la critica, si mangerà senza troppi problemi tutte le altre in termini di seguito. Vediamo però quali sono tutte e dieci che verranno commentate in base ai miei pregiudizi!


Ready Player One di Steven Spielberg


Finalmente arriva nei cinema il film più atteso di questo inizio anno, il secondo in pochi mesi diretto dal regista dopo il deludente "The Post". Il ritorno al cinema di intrattenimento del regista è stato accolto in maniera più che positiva da quegli stronsi - sì perchè dire che sono fortunati sarebbe ipocrita, vi odio (non so se davvero sto scherzando) - che sono riusciti a vederlo in anteprima e il fatto che possa essere una delle pellicole più citazioniste sugli anni '80 degli ultimi anni potrebbe renderla un vero e proprio cult.

La mia aspettativa: 8/10


Tonya di Craig Gillespie

Film che ho già avuto modo di vedere in preparazione alla notte degli Oscar, ma di cui ancora, volutamente, non ho parlato qui sul blog. L'unica cosa che mi sento di dire in questo post, dunque, è che il film mi è piaciuto parecchio, che Margot Robbie è stata un'ottima Tonya Harding e che l'Oscar ad Allison Janney è stato più che meritato.


Le altre uscite della settimana

Oh mio Dio: Un film su un'ipotetico ritorno di Jesoo Creesto sulla terra in pieno stile "Sono tornato"? No grazie, me lo evito volentierissimo.
Contromano: Antonio Albanese regista e protagonista di un film che, un minimo, vista la sua presenza, mi ispira.
Era giovane e aveva gli occhi chiari: E io mi fermo al titolo che del sentimentalismo italiano questa settimana non ne sento il bisogno.
Io c'è: Di questo ennesimo film italiano in uscita questa settimana sono molto interessato al cast, con Edoardo Leo, Margherita Buy e Giuseppe Battiston - che è un ragazzo intelligente... si vede! - che potrebbero darmi qualche soddisfazione!
L'ultimo viaggio: In questo weekend penso di poter fare a meno anche del cinema impegnato tedesco. Penso che andrò proprio verso altri lidi.
Molly Monster: Portateci i bambini!
Nelle pieghe del tempo: Non conosco il romanzo da cui è tratto, ma il fatto che di questo film se ne stia parlando meno di zero e che lo facciano uscire nella stessa settimana di "Ready Player One" è un po' sospetto!
Rabbit School: I guardiani dell'uovo d'oro: Portate anche qui i bambini!

mercoledì 28 marzo 2018

Suspiria di Dario Argento (1977)


Italia 1977
Titolo Originale: Suspiria
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Daria Nicolodi
Cast: Jessica Harper, Stefania Casini, Flavio Bucci, Miguel Bosé, Barbara Magnolfi, Alida Valli, Eva Axén, Susanna Javicoli, Joan Bennett, Rudolf Schündler, Udo Kier, Franca Scagnetti, Renato Scarpa, Jacopo Mariani, Giuseppe Transocchi, Margherita Horowitz, Fulvio Mingozzi, Serafina Scorceletti, Renata Zamengo, Alessandra Capozzi, Salvatore Capozzi, Diana Ferrara, Cristina Latini, Alfredo Raino, Claudia Zaccari, Giovanni Di Bernardo, Dario Argento
Durata: 95 minuti
Genere: Horror


Altro giro e altro film di Dario Argento da recensire per lo speciale che sto facendo su questo blog sul regista. Stavolta si arriva a quello che è da tutto il mondo considerato come il capolavoro del regista, quel film per cui Dario Argento ottenne riconoscimento internazionale tanto che mentre qui in Italia il suo film più celebre è "Profondo rosso", nel resto del mondo il regista è conosciuto proprio per "Suspiria", il suo sesto lavoro da regista, con il quale Argento abbandona il genere giallo per dedicarsi anima e corpo all'horror. Alla fine di quest'anno tra l'altro uscirà un remake della pellicola, diretta da Luca Guadagnino, per la quale ho una profonda paura anche se penso che il regista a cui è stato affidato il remake possa dare qualche soddisfazioni a noi appassionati del genere. Sulla realizzazione di "Suspiria", oltre ad alcuni viaggi fatti dal regista tra Torino, Lione e Praga, ha sicuramente influito in maniera positiva la sua relazione con Daria Nicolodi, particolarmente fissata con storie di streghe ed esoterismo che ha portato Argento a conoscere il romanzo "Suspiria de Profundis" scritto da Thomas de Quincey prima di girare il primo capitolo della trilogia delle tre madri, poi proseguita con "Inferno" pochi anni dopo e con "La terza madre" quasi trent'anni dopo l'uscita di "Suspiria".
Susy Benner, interpretata da Jessica Harper, è una ballerina di danza classica che per affinare le sue abilità decide di iscriversi all'Accademia di danza di Friburgo. Arrivata alla scuola, prima incrocia una ragazza che fugge e dice frasi sconnesse - morirà poco dopo in città per mano di una figura di cui si vede solamente il braccio - poi le viene negato l'accesso alla scuola e sarà costretta a riparare in città. Entrerà definitivamente nell'Accademia quando la vicedirettrice è impegnata ad indagare sulla morte della ragazza e verrà subito in contatto con situazioni strane e misteriose, che metteranno a dura prova la sua sanità psico fisica. Il distacco di Dario Argento dal genere giallo è stato graduale e le prime fasi di "Suspiria" ancora sentono l'influenza di quello che è stato il genere da cui il regista ha fatto partire la sua carriera: se "Profondo rosso" lo si può considerare un thriller con elementi tipici del cinema horror come l'intento di mettere paura nello spettatore e alcune scene in cui il sangue scorre a fiumi, "Suspiria" parte con un'introduzione tipica da film giallo, con l'omicidio delle due ragazze nella scena introduttiva che sembra essere inizialmente eseguito da una figura in tutto e per tutto umana per in brevissimo tempo qualcosa di soprannaturale, per poi spostarsi definitivamente, dopo la prima scena, sui binari tipici dell'horror che faranno la fortuna del film.
A far funzionare il tutto, proprio come in "Profondo rosso" è l'idea del regista di rendere tutte le scene horror in maniera artistica, non necessariamente realistica: si parte da un sangue che ha un colore troppo rosso accesso per essere del sangue realistico, fino ad arrivare al modo in cui i vari omicidi e le scene più paurose sono costruite, con inquadrature e movimenti di macchina che avvolgono le scene rendendole magnifiche. All'epoca il film fu accolto in maniera entusiasta da buonissima parte della critica, mentre qualcuno lo criticò aspramente, soprattutto per il disinteresse di Dario Argento nello sviluppare una trama comprensibile e lineare per lo spettatore. Elemento tipico del cinema argentiano è però la mancanza, talvolta, di coerenza logica nelle diverse scene e nello sviluppo della sceneggiatura: l'intento principale del regista non è quello di creare una trama che sia perfetta e senza sbavature, ma di tenere lo spettatore incollato allo schermo, catturato dal terrore e dalla bellezza delle scene che sta guardando e questo è sicuramente il film in cui Argento riesce in questo intento nel migliore dei modi.
A giocare un ruolo fondamentale è anche in questo caso la colonna sonora, affidata dopo il successo di quella di "Profondo rosso" nuovamente ai Goblin, che qui tirano fuori un vero e proprio capolavoro: non so bene decidere quale sia, a livello assoluto, la colonna sonora che preferisco tra le due, ma questa si incastra alla perfezione, letteralmente, con le immagini e la primissima scena, in cui la melodia è inserita in un temporale con un ritmo perfetto in cui le percussioni vengono talvolta sostituite dai tuoni che vanno perfettamente a ritmo con la musica, è forse una delle scene iniziali che preferisco in qualsiasi film. Con "Suspiria" dunque Dario Argento raggiunge, senza ombra di dubbio, quello che è il punto più alto della sua carriera: altri film in futuro saranno apprezzabili - ad esempio io adoro letteralmente "Phenomena" - e "Inferno" sarà un seguito più che degno di questa pellicola, ma come "Suspiria" non ne farà più in tutta la sua carriera successiva.

Voto: 10

martedì 27 marzo 2018

RECENSIONE DOPPIA - Jumanji di Joe Johnston (1995), Jumanji: Benvenuti nella giungla di Jake Kasdan (2017)

All'inizio di questo 2018 è uscito nei cinema italiani "Jumanji - Benvenuti nella giungla", una sorta di reboot aggiornato ai nostri giorni del film "Jumanji" con il compianto Robin Williams come protagonista e una giovanissima Kirsten Dunst. In occasione della visione del film uscito all'inizio di quest'anno, che ho visto in realtà per un solo motivo e non è The Rock e nemmeno Jack Black e nemmeno Kevin Hart, ho deciso di accompagnare il mio commento a questo nuovo film anche ad un commento sull'originale, che ho avuto modo di vedere di recente trasmesso dall'emittente televisiva Nove in più di un'occasione negli ultimi giorni.


Jumanji

USA, Canada 1995
Titolo Originale: Jumanji
Regia: Joe Johnston
Sceneggiatura: Jonathan Hensleigh, Greg Taylor, Jim Strain, Chris Van Allsburg
Cast: Robin Williams, Bonnie Hunt, Kirsten Dunst, Bradley Pierce, Jonathan Hyde, David Alan Grier, Bebe Neuwirth, Adam Hann-Byrd, Laura Bell Bundy, Patricia Clarkson, James Handy, Gillian Barber, Brandon Obray, Cyrus Thiedeke, Gary Joseph Thorup, Lloyd Berry, Malcolm Stewart, Annabel Kershaw, Darryl Henriques
Durata: 104 minuti
Genere: Avventura

Non essendo attualmente un grande appassionato di cinema di avventura, i ricordi più piacevoli legati al genere sono legati a quei film che guardavo quando ero un bambino alle elementari o un ragazzino delle medie. E uno dei film del genere che preferisco è decisamente "Jumanji", una delle prime pellicole che io abbia mai visto con protagonista Robin Williams, quando ancora ero convinto che se ci fosse lui nel cast di un film quel film facesse per forza ridere - e la cosa l'ho pensata fino ai tredici o quattordici anni, quando vidi per la prima volta "One Hour Photo" in cui lui è un pazzo squilibrato e il film non mi fece per nulla ridere -. È per me difficilissimo scrivere un commento su una pellicola che mi evoca così tanti ricordi, ma in realtà chissene frega se questa breve recensione del film sarà più una specie di rievocazione storica piuttosto che un commento obiettivo sulla storia, la sceneggiatura e la regia di "Jumanji", pellicola che non stanca mai per la sua capacità di coinvolgere lo spettatore e di portarlo in un mondo in cui la fantasia la fa da padrona. Il ritmo è forsennato, il gioco ti prende dall'inizio alla fine e alla fine, anche se qualche effetto grafico sente un bel po' i segni del tempo - il trucco di Bradley Pierce che pian piano si trasforma in scimmia fa abbastanza rabbrividire rivisto ventitre anni dopo - rimane uno dei film più belli per i quali ho un grande ricordo d'infanzia, per il quale però un'operazione commerciale come il reboot di cui parlerò sotto prima o poi sarebbe diventata un'ovvia realtà.

Voto: 7,5


Jumanji - Benvenuti nella giungla

USA 2017
Titolo Originale: Jumanji: Welcome to the Jungle
Regia: Jake Kasdan
Sceneggiatura: Chris McKenna, Erik Sommers, Scott Rosenberg, Jeff Pinkner
Cast: Dwayne Johnson, Jack Black, Kevin Hart, Karen Gillan, Nick Jonas, Rhys Darby, Bobby Cannavale, William Tokarsky, Alex Wolff, Madison Iseman, Ser'Darius Blain, Morgan Turner, Marc Evan Jackson, Tim Matheson, Maribeth Monroe, Missi Pyle, Carlease Burke, Marin Hinkle
Durata: 119 minuti
Genere: Avventura

Il mondo, ogni volta che ci si trova davanti ad un'operazione del genere, si chiede se la cosa sia utile o meno e io la penso in un certo modo: per quanto un film possa non essere richiesto dal pubblico, la moneta sonante e i fogli di carta cui corrisponde un certo valore in oro fanno legge. Poi il pubblico decide se guardare o meno il film in questione, indipendentemente dal fatto che questo sia utile, richiesto, necessario o meno. Per quanto mi riguarda poi, se metti Karen Gillan in un film con il suo vero look - una rossa fotonica e non un'aliena blu calva come in "Guardiani della Galassia" -, stai tranquillo che io una visione gliela concedo, anche se il film non promette molto di buono se non qualche battuta e Karen Gillan. Nonostante i pregiudizi però devo ammettere che con questa specie di reboot, che 'entra poco o nulla con il film precedente, ma è semplicemente una reinterpretazione del racconto da cui la pellicola del 1995 era tratta, mi ci sono decisamente divertito. Senza trovarmi davanti ad un film particolarmente originale, senza che le atmosfere del film precedente venissero rivisitate nè tanto meno snaturate, semplicemente questo upgrade della storia non mi è dispiaciuto affatto. Va da sè che qualche sfondone la CGI ce lo regala senza vergognarsene troppo, così come la trama è sviluppata nella maniera più lineare e semplice possibile, ma si è visto di gran lunga di peggio per quanto riguarda operazioni commerciali di questo tipo, motivo per cui, a questo "Jumanji - Benvenuti nella giungla" non mi sento proprio di volere male.

Voto: 6

lunedì 26 marzo 2018

The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story

The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 9
Creatore: Scott Alexander, Larry Karaszewski
Rete Americana: FX
Rete Italiana: Fox Crime
Cast: Édgar Ramírez, Darren Criss, Ricky Martin, Penélope Cruz, Judith Light, Aimee Mann, Finn Wittrock
Genere: Biografico, Drammatico


Dopo il grandissimo successo di "The People v. O. J. Simpson: American Crime Story", prima stagione della serie antologica "American Crime Story" andata in onda negli Stati Uniti ormai due anni fa - ho già detto da qualche parte che questa cosa che noi spettatori non abbiamo più certezze sulla cadenza annuale delle stagioni delle serie televisive comincia a piacermi davvero molto? -, l'attesa per la sua seconda stagione, dedicata all'assassinio di Gianni Versace come dice il titolo stesso, per quanto mi riguarda era abbastanza spasmodica. Nonostante i dubbi dovuti principalmente alla presenza di Ryan Murphy, che è pur sempre colui che è capacissimo di creare delle ottime prime stagioni per poi mandare in vacca i suoi lavori almeno entro la metà della terza, ero praticamente certo che mi sarei trovato davanti ad un prodotto televisivo molto più nelle corde del produttore. Sì perchè, se qualcuno non dovesse ancora averlo capito - ma se qualcuno davvero non lo ha capito per favore si tolga l'intercapedine che ha davanti agli occhi! -, il buon Ryan Murphy è omosessuale e non c'è suo prodotto televisivo che in qualche modo non ci evidenzi la cosa. Il fatto che questa seconda stagione fosse ambientata nel mondo della moda tentando di parlare di uno dei personaggi più influenti nel mondo della moda della fine del ventesimo secolo e per giunta omosessuale sarebbe stato come sguazzare in quello che è il mondo preferito del regista e produttore.
Ecco, c'è da dire che alla fin fine di moda e di Gianni Versace, qui interpretato da Édgar Ramírez, non è che si parli più di tanto: giusto in un paio di episodi - nel primo e nell'ultimo sicuramente, in altri in maniera piuttosto marginale - lo stilista è il vero e proprio protagonista delle vicende. Per l'appunto, come dice il titolo stesso, si parla dell'assassinio di Gianni Versace e dell'uomo che sta dietro alla vicenda, quell'Andrew Cunanan qui interpretato da un odiosissimo Darren Criss - lo odio dai tempi di "Glee", ma ora datemi dell'omofobo quanto volete, a me lui sta sui coglioni come pochi altri attori - già protagonista prima dell'assassinio di Versace di altri quattro omicidi che qui ci vengono narrati con episodi dedicati, per i quali tra l'altro non ho ben capito perchè il regista abbia deciso di narrarceli in disordine, che va bene la licenza narrativa e il non voler per forza seguire il corso degli eventi, ma in questo caso non ho proprio capito il senso dell'operazione.
Il problema di questa seconda stagione è in realtà solamente uno: per quanto le due stagioni della serie siano molto diverse e parlino di due mondi completamente diversi, questa è peggiore della prima e pure di molto. Mentre in "The People v. O. J. Simpson" il caso veniva utilizzato per evidenziare tutte le contraddizioni del tempo presenti nella popolazione degli Stati Uniti, qui gli argomenti di cui parlare sono ben ovvi sin dall'inizio, con Ryan Murphy che tenta più volte la carta di denunciare la discriminazione contro gli omosessuali presente ventuno anni fa - ma anche ora, non nascondiamoci - negli Stati Uniti senza però avere la stessa efficacia nel messaggio che ci veniva mandato dalla stagione precedente. Il risultato di questa seconda stagione può essere frainteso, soprattutto grazie ad alcuni episodi che sembrano voler riabilitare la figura di Andrew Cunanan, tentando di capire quale possa essere stato il suo background culturale e sociale che lo abbia spinto a diventare uno spietato assassino i cui moventi non ci vengono ovviamente chiariti - essendosi lo stesso Cunanan suicidato pochi giorni dopo l'omicidio di Versace - e con il rischio riabilitazione che viene evitato forse abbastanza furbescamente con un ultimo episodio che rimette in extremis le cose a posto.
Il secondo problema che ci ho visto, che molti hanno segnalato e molti altri hanno giustamente evidenziato quanto la cosa non fosse necessaria - obiezione che a ben vedere magari ci sta anche -, è il fatto che ci sia veramente pochissimo Gianni Versace e la sua famiglia nella serie dedicata al suo assassinio. Una mancanza che io ho sentito in maniera decisiva, visto che le parti dedicate a Cunanan spesso e volentieri sembrano parecchio allungate e accorciabili in termini di durata. Mancanza che ho sentito anche per il fatto di aver visto relativamente poco in scena Penelope Cruz, in grado di dare al personaggio di Donatella Versace una bellezza e una sensualità che per quanto mi riguarda non le è mai appartenuta. Inoltre la stessa Penelope Cruz è tranquillamente una delle cose migliori di questa seconda stagione di "American Crime Story", che sì, si lascia guardare senza particolari problemi, ma le manca veramente moltissimo per raggiungere i livelli della sua stagione precedente.

Voto: 5,5

domenica 25 marzo 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #11 - Avengers: Infinity War

Siccome il decimo episodio della rubrica non era l'ultimo, eccoci che scolliniamo la doppia cifra con l'episodio dedicato ad uno dei film più attesi in uscita quest'anno da parte di tutti i nerd e i geek del mondo.



La mia opinione: Dopo l'uscita di "Black Panther" nelle sale italiane, sta finalmente per arrivare anche il primo dei due capitoli forse conclusivi sugli Avengers. La terza fase del Marvel Cinematic Universe si avvia alla conclusione con questo che sarà sicuramente il film con il cast più ampio prodotto dalla casa cinematografica: ci saranno proprio tutti quelli che abbiamo visto nei capitoli precedenti e anche quelli che sono stati introdotti nei film standalone dedicati ad un solo personaggio o ad un gruppo di personaggi. Finalmente i Guardiani della Galassia entreranno nel vivo delle vicende che si svolgono sulla Terra e il trailer è interessante soprattutto per come evidenzia il posizionamento di tutti i pezzi sulla scacchiera che si è creata nell'universo Marvel dopo "Captain America: Civil War". Dalle mie parti io mi sto già mangiando le mani dall'attesa, non so voialtri a che punto siate!

venerdì 23 marzo 2018

Channel Zero - Stagioni 1, 2 e 3

Nel corso dei miei viaggio in metro verso il lavoro ho avuto modo di recuperare le tre stagioni finora andate in onda di "Channel Zero", serie TV horror antologica prodotta da SyFy - canale che nella storia recente, per quanto mi riguarda, ha prodotto un'ingentissima quantità di merda tale da convincermi a non guardare mai più una serie televisiva prodotta da quel canale - e in cui ogni stagione è basata su una diversa creepypasta, che per chi non lo sapesse sono brevissime storie horror nate sul web per terrorizzare i lettori, da cui recentemente è anche stato tratto il film "The Midnight Man", che nella sua estrema stupidità non mi era neppure dispiaciuto. Vediamo però. delle tre stagioni andate in onda finora, quali mi hanno convinto di più e quali di meno, anche se, nel complesso, sono rimasto soddisfatto da tutte e tre.


Channel Zero: Candle Cove

Episodi: 6
Creatore: Nick Antosca
Rete Americana: SyFy
Rete Italiana: Inedita
Cast: Paul Schneider, Fiona Shaw, Luisa D'Oliveira, Natalie Brown, Shaun Benson
Genere: Horror

La prima stagione di "Channel Zero" è dedicata alla creepypasta di "Candle Cove", basata su un fantomatico - o forse realmente esistente, non ho ancora ben capito sinceramente - show televisivo per bambini sui pirati che avrebbe provocato incubi e spavento nei suoi piccoli spettatori. A parte il fascino relativo alla creepypasta originale, che è anche scritta in modo interessante rispetto alle altre storie di questo tipo, non ci ho visto moltissimo in questa prima stagione dello show, che da un certo punto di vista si gioca bene le sue carte prendendo solamente spunto dalla creepypasta e ricamandoci sopra una sceneggiatura che prende una strada ben definita e diversa da essa. A parte una certa inquietudine provata in alcuni episodi - bellissima la scena in cui la figlia del protagonista vede l'episodio in cui i pupazzi del cartone urlano e hanno crisi epilettiche -, "Channel Zero: Candle Cove" non riesce sempre a trasmettere paura allo spettatore e la recitazione degli attori coinvolti, parecchio di basso livello, non contribuisce di certo a renderla più interessante rispetto ad una semplice visione per passare il tempo.

Voto: 6+


Channel Zero: No End House

Episodi: 6
Creatore: Nick Antosca
Rete Americana: SyFy
Rete Italiana: Inedita
Cast: Amy Forsyth, Aisha Dee, Jeff Ward, Seamus Patterson, Sebastian Pigott, Jess Salgueiro, Melanie Nicholls-King, John Carroll Lynch
Genere: Horror

"La casa senza fine", una creepypasta formata addirittura da tre capitoli, che narra di una casa le cui stanze apparentemente infinite sarebbero in grado di mostrare a chi le percorre le proprie peggiori paure, illudendo ad un certo punto il malcapitato di essere finalmente tornato alla realtà. Uno spunto interessantissimo qui sviluppato nel migliore dei modi. Sullo sviluppo, conoscendo la storia, mi ero già fatto uno schemino: un episodio per stanza ed ecco servita la storia horror un po' banalotta. E invece questa seconda stagione sa stupire nel momento in cui la casa senza fine si esaurisce praticamente nel corso dei primi due episodi, mentre il resto è ambientato... beh non ve lo posso dire. Il tutto però diventa, nel corso degli episodi, una interessante metafora sull'importanza della memoria e dei ricordi, con alcuni momenti davvero inquietantissimi e sicuramente ben riusciti.

Voto: 7+


Channel Zero: Butcher's Block

Episodi: 6
Creatore: Nick Antosca
Rete Americana: SyFy
Rete Italiana: Inedita
Cast: Rutger Hauer, Holland Roden, Olivia Luccardi, Krisha Fairchild, Brandon Scott
Genere: Horror

Non so bene perchè, ma qualche persona mi aveva presentato questa terza stagione di "Channel Zero" come la migliore delle tre. Purtroppo non posso essere più in disaccordo: passi la presenza del grande Rutger Hauer nel cast, passi il fatto che la protagonista interpretata da Olivia Luccardi abbia spazio per un altro dente tra i due incisivi - e ho sperato che ad un certo punto, quando Rutger Hauer le mette una tenaglia in gola fosse per metterle a posto i denti -, passi anche il fatto che non capire un cazzo della trama is the new capolavoro della serialità mondiale - vedi ad esempio quanti hanno gridato al masterpiece per "Legion" (che è bella, sia chiaro) e quanti non si sono stufati di "Mr Robot" dopo due stagioni e mezza -, ma qui veramente la stagione è una sequela che dura ben sei episodi di scene horror messe una dietro all'altra sperando che allo spettatore venga la voglia di mettere assieme i pezzi mentre il regista e gli sceneggiatori se ne fottono e stanno a guardare. Ed è un peccato perchè alcune scene sono seriamente inquietanti e il gore non manca, per un appassionato di horror, però c'è un limite a tutto, e questa terza stagione quel limite lo supera dopo due puntate.

Voto: 5-

giovedì 22 marzo 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Ed eccoci qui con un nuovo weekend cinematografico e ancora nuove uscite da commentare, come al solito, basandomi esclusivamente sui miei pregiudizi! In un'altra settimana in cui mi pare difficilissimo scegliere anche solo un paio di film da mettere in evidenza, ci saranno ben tredici uscite, se escludiamo i soliti documentari, di cui veramente poche interessanti.


Un sogno chiamato Florida di Sean Baker


La pellicola che è valsa a Willem Dafoe la candidatura all'Oscar come miglior attore non protagonista era tra le poche candidate per almeno un Oscar ad ispirarmi davvero poco poco. Eppur il ben parlare che se ne è fatto anche in questo ultimo periodo sulla blogosfera mi ha fatto salire un minimo di curiosità. Ancora non so però se avrò voglia di cimentarmi subito con la visione o se attendere qualche tempo.

La mia aspettativa: 6/10


Pacific Rim 2 - La rivolta di Steven S. DeKnight

Il primo film, uscito qualche anno fa, me lo ero perso senza troppi rammarichi perchè mi ispirava veramente poco. Il secondo penso che subirà la stessa sorte del suo predecessore, dato che l'interesse verso l'eventuale franchise che ne potrebbe nascere è meno di zero. Il pubblico però potrebbe anche minimamente apprezzarlo.

La mia aspettativa: 4,5/10


Le altre uscite della settimana

8 minuti Cinema impegnato e italiano tutto in un colpo solo. Lo lascio passare.
Fixeur Pellicola franco-rumena che arriva in Italia con un paio d'anni di ritardo e che verrà mandata giusto in due o tre sale in tutta Italia.
Foxtrot Presentato lo scorso anno a Venezia, potrebbe essere un film interessante più che altro per la sua struttura. Poi però la trama sa un po' di già visto.
Hostiles - Ostili Christian Bale è entrato da tempo nel club di quelli che non azzeccano più un film. Non penso che questo possa essere quello giusto, ma devo dire che un po' di curiosità me la fa venire questa pellicola.
Il sole a mezzanotte Cavolo io con in film sentimentali non vado per nulla d'accordo!
Illegittimo Altra pellicola impegnatissima in arrivo dalla Romania che farò passare tranquillamente inosservata.
Insyriated Come sopra, cambiate solo il paese di provenienza.
Peter Rabbit Portate i vostri bimbi a vederlo, mentre io mi tengo alla larga dai cinema!
Petit paysan Finalmente tra i tanti film di questo weekend ne arriva uno che potrebbe davvero interessarmi. Spero sia il thriller teso di cui le testate online parlano!
Sotto il segno della vittoria Altro film impegnato italiano. Facciamone a meno va!
Una festa esagerata Per quanto mi riguarda Vincenzo Salemme e l'odio puro stanno sullo stesso piano!

mercoledì 21 marzo 2018

GEEK LEAGUE - Mr. Coder

Un po' come gli Avengers, che da soli cinque componenti sono diventati nel corso degli anni circa centocinquantadue, molti dei quali così sfigati da non avere un film dedicato, anche la Geek League ha bisogno di nuove reclute, qualcuno che ancora non sa di essere un supereroe e che deve ancora fare i conti con i propri superpoteri e con i propri demoni! Ma da oggi la blogosfera ha un nuovissimo eroe di cui si sentiva proprio il bisogno e che farà le sue incursioni in questo piccolo spazio del web: nasce così Mr. Coder e non ci saranno più c**zi per nessuno!


La scheda

NOME: Mr. Coder
ALTER EGO: Alfonso
SPAZIO WEB: Non c'è Paragone
CODICE: #H0026
CHI E': Programmatore appassionato di cinema, di numeri e di musica rock
SUPERPOTERI: Cinema, informatica e serie TV, anche manga e anime, ma non so ancora controllarli al meglio
PUNTI DEBOLI: Libri e videogiochi
PERCHE' HA SCELTO LA GEEK LEAGUE: Il mondo della pop culture aveva bisogno di un nuovo supereroe, ma sarò proprio io il supereroe di cui il mondo della pop culture ha bisogno?


La Geek League, già formata da tempo, sta già invadendo la blogosfera con i suoi post, qui ci sono i partecipanti all'evento di questo mese

Omniverso
Il Bazar di Riky 
Storie da Birreria
Cent'anni di Nerditudine 
Gioco Magazzino
Gameocracy
La Cupa Voliera del Conte Gracula
Pietro Saba World
Moz O'Clock 
Orso Chiacchierone
La Bara Volante
The Reign of Ema 
Cornerhouse Pub
Stories, books and movies 
Il Cumbrugliume

E qui, assieme al sottoscritto, anche il benvenuto ai nuovi membri!

Il Mangiastorie
W@lly Said!

Sono tornato di Luca Miniero (2018)

Italia 2018
Titolo Originale: Sono tornato
Regia: Luca Miniero
Sceneggiatura: Luca Miniero, Nicola Guaglianone
Cast: Massimo Popolizio, Frank Matano, Stefania Rocca, Gioele Dix, Eleonora Belcamino, Ariella Reggio, Massimo De Lorenzo, Giancarlo Ratti, Guglielmo Favilla, Luca Avagliano, Daniela Airoldi, Alessandro Cattelan, Enrico Mentana, Piera Russo
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia


È stato il protagonista del primo episodio della rubrica della Domenica sui trailer dei film che attendo e che mano a mano vengono commentati sul blog, ma alla fine ho aspettato all'incirca un mese e mezzo prima di riuscire a vedere "Sono tornato", l'ultimo film di Luca Miniero remake in salsa italiana del film tedesco "Lui è tornato", prodotto e distribuito nel nostro paese da Netflix. Se nel film tedesco si ipotizzava un ritorno in vita di Adolf Hitler, nel remake italiano l'ovvio ritorno è quello di Benito Mussolini e qui partivano tutte le mie perplessità sula pellicola, non tanto per la sua qualità, quanto più che altro per come il pubblico potesse accoglierlo, visto che qui in Italia di nostalgici del fascismo ce ne sono ancora tanti - che poi nostalgici di cosa qualcuno me lo dovrà spiegare, dato che a fare due calcoli una persona che per aver vissuto il fascismo in pieno e per tutta la sua durata dovrebbe avere, come minimo, centodieci anni e che io sappia non ce ne sono poi così tanti in Italia - e che, ad andare a vedere il film al cinema, sarei stato abbastanza sicuro di dover litigare con qualcuno in grado di fare commenti idioti.
"Sono tornato" rispecchia in tutto e per tutto lo svolgimento di "Lui è tornato", le battute sono molto simili anche se trasportate nel contesto italiano, così come sono molto simili le gag comiche, così come sono presenti dei brevi momenti realizzati in candid camera in cui viene fuori l'opinione, decisamente discutibile, di alcuni appartenenti del popolino italiano. Insomma, per poter parlare di questo film potrebbe tranquillamente bastare aver visto l'originale tedesco, immaginarsi qualche spostamento delle battute su un contesto italiano e il gioco è fatto, nulla di più e nulla di meno. D'altronde il regista Luca Miniero è abituato ad operazioni del genere dato che con "Benvenuti al sud" aveva praticamente copiato battuta per battuta "Giù al nord". Ad interpretare Benito Mussolini nei giorni nostri è l'attore genovese Massimo Popolizio, già visto in svariati film italiani e qui secondo me perfetto nell'imitare, senza cadere nello scimmiottamento, Mussolini nelle sue movenze e nel suo tono di voce autoritario e convincente. Ad interpretare invece il documentarista che segue il dittatore nelle sue gesta abbiamo Frank Matano, che non è che reciti alla grande in questo film, ma devo dire che l'ho visto meglio di altre volte se devo essere sincero.
Se la riflessione sul film, visto l'originale tedesco, non è che si possa tanto fare, si può però parlare dell'impatto che il film può avere avuto sulla popolazione. Innanzitutto sono felicemente sorpreso del fatto che nessun gientista di Facebook abbia creduto che il film fosse realistico o tratto da una storia vera, così come sono sorpresissimo del fatto che nessuno abbia sperato che gli eventi del film si realizzassero veramente. Ed è proprio qui che sta il valore di questo film, che forse, conoscendo un minimo il paese in cui vivo e la gente che ci vive, risulta essere ancora più terrificante, per i suoi contenuti, dell'originale: mentre in Germania l'argomento Adolf Hitler è quasi un tabù ed è particolarmente difficile vedere i tedeschi scherzare su una delle epoche più buie della loro storia - ma sono stati bravissimi a prenderla con ironia - qui il fascismo è ancora abbastanza radicato, tanto che ancora nel 2018 ci sono partiti a stampo fascista che si presentano alle elezioni parlamentari ed ho trovato la cosa seriamente preoccupante, perchè la massa ritratta nel film si ritrova ad approvare quelle stesse frasi demagogiche e dispotiche che ancora oggi sentiamo dire da determinati esponenti politici.

Voto: 6,5

martedì 20 marzo 2018

I FAKE REWATCH DI NON C'É PARAGONE #1: M - Il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang (1931)

"Oh ma, ti ricordi quella scena in "M - Il mostro di Düsseldorf?"
"Mmm... no, non mi ricordo"
"Ma è la scena più importante del film!"
"Eh ma l'ho visto un sacco di tempo fa, non me lo ricordo, dovrei provare a rivederlo".

Anno nuovo, nuova rubrica a lungo termine. Siccome rispetto agli scorsi anni sto facendo una decisamente maggiore selezione riguardo i film che escono di settimana in settimana - che non sempre guardo in sala, ma questo immagino lo sappiano un po' tutti - ho deciso di dedicarmi ogni tanto a dei recuperi di grandi classici, quei film che sono un po' come la Bibbia della cinematografia. E dato che la Bibbia è il libro più letto al mondo che nessuno ha mai letto ecco l'idea di dare alla rubrica un nome piuttosto esplicativo, che chiarifica ancora di più il dialogo che introdurrà ogni volta un nuovo episodio della rubrica. Qui si parlerà di quei film che non ho mai visto e ho sempre avuto il desiderio di recuperare, ma per i quali mi vergogno anche un bel po' di non averli mai visti. E se l'inizio è comunque un po' soft - alla fine non penso che siano in tantissimi ad aver visto questo film di propria spontanea volontà -, sappiate che in questa rubrica ci saranno anche titoli ben più vergognosi e più recenti. Preparatevi a mettervi le mani nei capelli.


Germania 1931
Titolo Originale: M - Eine Stadt sucht einen Mörder
Regia: Fritz Lang
Sceneggiatura: Thea von Harbou, Fritz Lang
Cast: Peter Lorre, Inge Landgut, Ellen Widmann, Gustaf Gründgens, Friedrich Gnaß, Fritz Odemar, Paul Kemp, Theo Lingen, Ernst Stahl-Nachbaur, Franz Stein, Otto Wernicke, Theodor Loos, Georg John, Rudolf Blümner, Karl Platen, Gerhard Bienert, Rosa Valetti, Hertha von Walther
Durata: 117 minuti
Genere: Poliziesco, Thriller


Sostengo ormai da qualche anno che alcuni youtuber abbiano in mano un grande potere, probabilmente molto più grosso di chi cura un blog. Ammetto di seguirne davvero pochi e, tra quelli che parlano di cinema, uno di quelli che non mi stancherei mai di ascoltare è Federico Frusciante - per il quale non sto facendo una marchetta, anzi non siamo proprio mai venuti in contatto a parte qualche mio commento sotto ai suoi video -, che nella rubrica "I classici di Frusciante" ha consigliato la visione, per imparare qualcosa sulla storia del cinema, di "M - Il mostro di Düsseldorf", primo film sonoro del regista tedesco Fritz Lang e considerato uno dei manifesti dell'espressionismo tedesco - di cui ammetto candidamente di conoscere poco o nulla a parte "Nosferatu - Il vampiro" - e uno dei veri e propri precursori del genere noir, poi sviluppatosi negli Stati Uniti tra il 1940 e il 1959 e in Francia anche negli anni successivi. Insomma, uno di quei film in grado di segnare in maniera indelebile la storia del cinema, non soltanto per la qualità cinematografica del prodotto quanto più che altro per l'aver creato un vero e proprio genere.
La trama della pellicola, del 1931, la conoscono anche i sassi, però è sempre bene ricordarla, dato che prima di vedere il video in cui mi veniva consigliata la visione del film non è che sapessi per davvero di cosa parlasse il film. Una città tedesca è terrorizzata da tempo da un maniaco che ha adescato e ucciso otto bambine. Con la polizia messa sotto pressione dai giornalisti e dall'opinione pubblica, le ricerche si intensificano quando viene ritrovato il corpo senza vita di un'altra bambina e, pur impegnandosi a fondo nella ricerca dell'assassino, deve arrendersi alla totale assenza di indizi sull'identità del colpevole. Ispirato da alcuni fatti di cronaca che hanno colpito la città di Düsseldorf nel 1925 - da cui deriva anche il titolo italiano del film, mentre in lingua originale è ambientato a Berlino - Fritz Lang dirige, come detto, un vero e proprio manifesto della storia del cinema, in grado di dare vita ad un vero e proprio genere cinematografico che ultimamente sta sempre più cadendo nel dimenticatoio.
Essendo il primo film sonoro del regista, la sua scelta stilistica per l'utilizzo di questa tecnica all'epoca innovativa è quella di associare determinati suoni a dei simboli che vengono ben chiarificati nel corso del film, talvolta con la funzione di rivelare dettagli della trama, altre volte per far capire allo spettatore come si svolgeranno gli eventi successivi del film. E' un chiaro esempio l'utilizzo del motivetto che fischietta sempre il mostro, che viene utilizzato per rivelarne l'identità, quando le indagini si stanno avviando verso la loro soluzione finale. E' interessante poi vedere come "M - Il mostro di Düsseldorf" possa risultare attuale a livello di contenuti anche per la nostra epoca, in cui le persone, soprattutto nel nostro paese ma non solo, credono sempre di meno nella giustizia e assecondano la tentazione di cercare una giustizia arbitraria e privata. La differenza è che se in un film recente come "Giustizia privata" il protagonista era visto come un eroe, qui il regista condanna l'idea di affidare il mostro ad un "tribunale" composto da ladri, criminali e prostitute, facendo in qualche modo vincere la polizia e la giustizia ordinaria.
Si inizia questa nuova rubrica con un grande classico della storia del cinema, in grado di risultare attuale ben ottantasei anni dopo la sua uscita nei cinema. È chiaro come film del genere non invecchino nemmeno un po' quando sono l'innovazione nella tecnica cinematografica e, soprattutto, la potenza dei contenuti a farla da padroni. E forse, e qui faccio un grande mea culpa, sarebbe il caso di concentrarsi un po' di più anche sulla storia, soprattutto se si hanno lacune gigantesche e incolmabili - a meno dell'invenzione delle giornate di quarantott'ore - piuttosto che soltanto sulle nuove uscite, dove per trovare un film buono bisogna vederne almeno quattro brutti.

lunedì 19 marzo 2018

Annientamento di Alex Garland (2018)

USA, Regno Unito 2018
Titolo Originale: Annihilation
Regia: Alex Garland
Sceneggiatura: Alex Garland
Cast: Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Gina Rodriguez, Tessa Thompson, Tuva Novotny, Oscar Isaac, Cosmo Jarvis, David Gyasi, Benedict Wong, Sonoya Mizuno
Durata: 115 minuti
Genere: Fantascienza, Avventura


La Paramount Pictures produce e Netflix distribuisce. O per lo meno lo fa in tutti i paesi del mondo tranne che negli Stati Uniti, in Canada e in Cina, paesi nei quali la pellicola è uscita nei cinema solamente diciassette giorni prima della distribuzione su Netflix. Certo, il nuovo film di Alex Garland, già regista dello splendido "Ex Machina" con la bellissima Alicia Vikander, Domhnall Gleeson e Oscar Isaac, forse forse avrebbe meritato anche qui in Italia l'uscita nelle sale cinematografiche, se solo la Paramount avesse avuto il coraggio di affrontare un possibile flop, che invece non è avvenuto proprio perchè la distribuzione massiva da parte di Netflix ha così tanto fatto parlare del film che nel giro di una sola settimana dall'uscita, praticamente tutti gli appassionati di cinema lo hanno visto. Accaparrandosi il film Netflix fa un vero e proprio colpaccio, assicurandosi il volto di Natalie Portman - senza ombra di dubbio una delle mie attrici preferite che a trentasette anni sembra non avere ancora la minima intenzione di cominciare ad invecchiare un po' e anzi, sembra proprio migliorare con il tempo soprattutto a livello estetico - sulle locandine in giro per le città, una delle quali campeggia alla centralissima fermata della metropolitana Duomo a Milano: insomma, così facendo non lo stai proprio mostrando a nessuno il volto di Natalie Portman con la scritta Netflix sotto, geni di marketing senza precedenti.
Pur con un budget piuttosto risicato, così come era stato qualche anno fa per "Ex Machina" il cui risultato fu splendido, Alex Garland riesce a portare sugli schermi televisivi di tutto il mondo un film solidissimo, per il quale molti stanno ancora riflettendo sul suo significato - e pure io non sono proprio convinto che la mia interpretazione possa essere plausibile -, mentre molti altri lo hanno additato praticamente subito come una cagata noiosa. E da un certo punto di vista non mi sento nemmeno di dargli particolarmente torto: il film è talmente complesso, sia a livello di trama, sia dal punto di vista della gestione del ritmo, che a volte si lascia andare in lungaggini decisamente di troppo difficili per uno spettatore da seguire, da richiedere un lavoro di ulteriore riflessione al termine della visione. Oltre a questo piccolissimo particolare c'è da dire che questo "Annientamento" è in tutto e per tutto un film senza mezze misure, che viene accolto dal pubblico nel giro di una sola settimana dalla sua pubblicazione, in maniera altamente contrastante, dividendolo tra chi lo esalta e chi, al contrario, lo ritiene una bestialata clamorosa. E come spesso succede quando un film divide così tanto il pubblico, io mi ritrovo nel mezzo, davanti ad un film che trovo che mi sia piaciuto ma del quale non ne vedo un'eventuale grandezza cinematografica.
Il punto di partenza della pellicola è in realtà molto semplice, poi però il tutto viene sviluppato aggiungendo complessità alla trama: solitamente davanti alle trame complesse ci sguazzo particolarmente, qui però a tratti la cosa ha iniziato a diventare piuttosto pesante. Kane, interpretato da Oscar Isaac, è un soldato inviato assieme ad una squadra nella cosiddetta Area X. Della squadra non si hanno più notizie da tempo e lui è l'unico sopravvissuto: tornato dalla moglie Lena, interpretata da Natalie Portman, si scopre essere gravemente malato e la moglie, che è biologa, si avventura nell'Area X con una squadra composta da sole donne per scoprire cosa sia successo e quali misteri si nascondano all'interno di questa zona, che pare avere con ogni probabilità origini aliene. Protagonista della vicenda narrata all'interno della pellicola è senza ombra di dubbio l'Area X, luogo cui viene data una connotazione carica di mistero che da una parte aiuta lo spettatore nel sentirsi catturato dalla trama, mentre dall'altra lo costringe a dei momenti in cui sospendere per un attimo l'incredulità.
Spesso e volentieri nel corso del viaggio delle nostre protagoniste nell'Area X - personaggi che vengono poi caratterizzati in maniera non particolarmente approfondita, ma la cosa in qualche modo riesce comunque a funzionare - vi sono momenti in cui la logica delle cose come l'abbiamo sempre conosciuta viene sconvolta ed è proprio in questi momenti che lo spettatore disposto a sospendere l'incredulità si ritrova più immerso nella narrazione, con il regista e sceneggiatore Alex Garland che dimostra per la seconda volta la sua passione nel dirigere film di un livello visivo stratosferico e con una sceneggiatura solida e coinvolgente.

Voto: 7

domenica 18 marzo 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #10 - Alita - Angelo della battaglia

Chi avrebbe mai detto che la rubrica della Domenica sui trailer sarebbe arrivata al decimo episodio? Chi avrebbe mai detto che dopo il numero nove c'è il dieci? E che questo decimo episodio sarebbe stato dedicato ad uno dei trailer più fighi che io abbia visto al cinema nell'ultimo periodo. E no, non è quello di "Avengers: Infinity War", uscito giusto un paio di giorni fa, ma quello di "Alita", diretto da Robert Rodriguez.



La mia opinione: Dopo il deludente "Sin City - Una donna per cui uccidere", Robert Rodriguez torna alla regia con un film che si preannuncia essere interessantissimo, anche se rappresenta l'ennesimo rifacimento di un manga da parte degli statunitensi, cosa che negli ultimi anni non è sempre ben riuscita, vedi ad esempio "Ghost in the Shell". Il fatto è che questo film, con il trailer da cui è accompagnato, viene venduto in maniera spettacolare, se esistesse un premio Oscar per i trailer io lo darei a questo film senza nemmeno stare a guardare tutti gli altri che verranno nei prossimi mesi. La tematica dell'intelligenza artificiale e delle macchine senzienti è stata battuta in lungo e in largo da svariati registi, riuscirà qui Robert Rodriguez a non risultare ripetitivo e a tirare fuori qualcosa di veramente valido?

venerdì 16 marzo 2018

Seven Seconds - Stagione 1

Seven Seconds
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Veena Sud
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Clare-Hope Ashitey, Beau Knapp, Michael Mosley, David Lyons, Russell Hornsby, Raúl Castillo, Patrick Murney, Zackary Momoh, Michelle Veintimilla, Regina King, Corey Champagne, Nadia Alexander, Coley Mustafa Speaks, Adriana DeMeo, Jeremy Davidson
Genere: Drammatico


Nell'ultimo periodo Netflix sta proponendo talmente tante nuove uscite che è quasi difficile stare loro dietro. È per questo che spesso e volentieri decido preventivamente di seguire le serie che vengono maggiormente sponsorizzate prima dell'uscita o, in un momento successivo, quelle che vengono meglio criticate e ottengono più consenso. D'altronde o lo Stephen Hawking - R.I.P - di turno scopre l'esistenza delle giornate di quarantotto ore, oppure per sopravvivere in questo mondo infame fatto di film e serie TV bisogna fare selezione, in maniera preventiva. La prima stagione di "Seven Seconds" non era nei miei programmi: in pochi ne parlavano prima della sua uscita, non c'è stato alcun passaparola su quanto fosse bella la serie, su TVTime - l'app che utilizzo per tenere traccia degli episodi delle serie TV che guardo e per sapere quando ricominciano quelle che seguo - le persone che l'hanno vista saranno in tutto un migliaio in tutto il mondo. Eppure qualcosa mi diceva che per accompagnare i miei viaggi in metro in compagnia del mio tablet per andare al lavoro questa sarebbe stata la serie TV giusta.
Ecco, a dirla tutta non lo era, perchè a tratti "Seven Seconds" è straziante, però meglio andare con ordine. "Seven Seconds" è una serie antologica - se dovesse essere rinnovata - che parla delle indagini riguardo la morte, a causa di un incidente stradale, di un giovane ragazzo di colore, investito mentre tornava a casa in bici da un poliziotto della narcotici, tale Peter Jablonski, interpretato da Beau Knapp. I suoi colleghi, accorsi sul luogo dell'incidente, decidono di coprirlo, lasciando il ragazzo, creduto morto, in un fosso: peccato che al momento dell'incidente il ragazzo non fosse morto e, ritrovato ancora vivo dodici ore dopo - il ragazzo morirà comunque poco tempo dopo in ospedale - partono le indagini per trovare il colpevole di ciò che sembra a tutti, prima un crimine legato ad una resa di conti tra gang, poi un crimine d'odio razziale da parte di alcuni componenti della polizia.
A cosa dovrebbe servire una classica serie TV investigativa quando già sappiamo tutto? Sappiamo già chi è il colpevole, sappiamo il movente, sappiamo come sono andate le cose - e me lo sono sempre chiesto anche per serie TV come "Il tenente Colombo", una delle cose più inutili della storia dell'umanità per quanto mi riguarda -, ciò che però non sappiamo è come queste indagini si svolgono, come i familiari del ragazzo reagiranno alla sua scomparsa, come i detective incaricati affronteranno le indagini e come i poliziotti coinvolti nell'incidente e nell'omissione di soccorso continueranno la loro opera di insabbiamento. Ed è in questo che la prima stagione di "Seven Seconds" si dimostra di grande attualità, viste le recenti e continue notizie che arrivano dagli Stati Uniti riguardo i soprusi che subiscono determinati ragazzi di colore da parte della polizia, riuscendo a narrare la vicenda seguendo abilmente tutti e tre i fronti narrativi, approfondendo in maniera esaustiva sia la storia della famiglia della vittima, sia quella del detective Rinaldi, interpretato da Michael Mosley, e del procuratore distrettuale K. J. Harper, interpretata da Clare-Hope Ashitey, sia quella del team dei cattivi, capitanato da un Mike DiAngelo interpretato da David Lyons, attore che ha il record di non aver mai interpretato - in quei pochi suoi film che ho visto ovviamente - un personaggio intelligente o minimamente simpatico, insomma una testa di cazzo di primissima categoria.
È interessante poi la componente sociale di "Seven Seconds", che nei primi sette episodi si muove sui sentieri dell'investigativo muovendo una critica particolarmente feroce verso la polizia statunitense e negli ultimi tre sposta il focus verso il sistema giudiziario americano, per il quale viene affermato a chiare parole - tra l'altro da un personaggio che pur facendo il suo lavoro di avvocato, sta dalla parte dei cattivi - che quando ci si trova in aula, davanti alla giura, "No one gives a shit about the truth". E la cosa è fottutamente vera: arrivati alla fine della prima stagione, non c'è nulla di giusto, per noi spettatori onniscienti della vicenda, nemmeno una virgola e "Seven Seconds" è parecchio feroce nel mostrarci la cosa, lasciando lo spettatore, nel finale, con l'amaro in bocca per ciò che ha visto nel corso dei dieci episodi e per la sensazione che, in questo caso come in moltissimi casi reali, la giustizia abbia toppato clamorosamente.

Voto: 7,5

giovedì 15 marzo 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Per la seconda settimana di seguito le uscite cinematografiche della settimana non sono all'atezza di quelle che ci hanno accompagnato verso la notte degli Oscar, tant'è che dei nove film in uscita me ne interessano, non propriamente per motivi cinematografici, solamente due. Vediamo quali saranno e commentiamo anche tutti gli altri in base ai miei pregiudizi!


Tomb Raider di Roar Uthaug


Penso che se dovessi andare al cinema a vedere "Tomb Raider" - ci tengo a ribadire che non ho visto i film con Angelina Jolie e non amavo proprio per nulla il videogioco - ciò che si paleserebbe davanti ai miei occhi sarebbe uno schermo completamente nero con una Alicia Vikander che si muove al suo interno. E non vorrei lasciarmi troppo andare al pregiudizio, ma penso che potrebbe addirittura risultare una pellicola molto migliore di ciò che si prospetta essere "Tomb Raider". Sarò felice se verrò smentito.

La mia aspettativa: 5/10


Metti la nonna in freezer di Giancarlo Fontana, Giuseppe G. Stasi

Non penso ci troveremo davanti a qualcosa di diverso dalla solita commediola italiana di poco conto, ma sant'Iddio, c'è Miriam Leone, la donna più bella d'Italia e forse del mondo, quindi sto film me lo vedrò, in un modo o nell'altro. E potrei adottare la stessa tecnica che userò per "Tomb Raider" eh!

La mia aspettativa: 5/10


Le altre uscite della settimana

I racconti dell'orso: Arriva direttamente dal 2015 un film italiano che difficilmente sarà distribuito in più di mezza sala questa settimana.
Il mio uomo perfetto: Altra commedia italiana in cui non conosco nè il regista nè un membro del cast. La lascio a qualcun altro.
Maria Maddalena: Un film sulla presunta amante di Gesoo Creesto con Rooney Mara come protagonista. Potrei anche vederlo, sperando scateni la mia blasfemia.
Oltre la notte: Arriva la pellicola che ha vinto il Golden Globe come miglior film straniero che potrebbe essere una delle visioni più interessanti della settimana.
Rachel: Thriller psicologico che potrebbe, contro ogni pronostico, incontrare i miei favori se dovessi avere l'occasione di vederlo.
Rudolf alla ricerca della felicità: Il film d'animazione della settimana guardatevelo voi!
Un amore sopra le righe: Pellicola sentimentale francese che dovrei trovare una gran voglia per cimentarmi nella visione.

mercoledì 14 marzo 2018

Profondo rosso di Dario Argento (1975)


Italia 1975
Titolo Originale: Profondo rosso
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Bernardino Zapponi
Cast: David Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia, Glauco Mauri, Giuliana Calandra, Clara Calamai, Macha Méril, Eros Pagni, Nicoletta Elmi, Furio Meniconi, Piero Mazzinghi, Liana Del Balzo, Aldo Bonamano, Geraldine Hooper, Jacopo Mariani, Vittorio Fanfoni, Dante Fioretti, Fulvio Mingozzi, Lorenzo Piani, Salvatore Puntillo, Piero Vida, Salvatore Baccaro, Bruno Di Luia, Attilio Dottesio, Tom Felleghy, Franco Vaccaro
Durata: 127 minuti
Genere: Thriller, Horror


Lo speciale su Dario Argento curato dal sottoscritto procede a meraviglia e con "Profondo rosso" si arriva, finalmente, a quelli che sono, almeno secondo la mia opinione, i tre punti più alti della carriera del regista, che con questo lavoro inizierà il suo passaggio all'horror, raggiungendo poi l'apice con "Suspiria" e confermandosi alla grandissima con "Inferno". Dopo aver dunque parlato su questi schermi della cosiddetta "Trilogia degli animali" e della parentesi storica con "Le cinque giornate" - sì, quella commediola con Adriano Celentano che non mi è per nulla piaciuta - eccoci dunque qui con la recensione di "La tigre dai denti a sciabola" "Profondo rosso", che con il titolo da me stesso cancellato avrebbe dovuto costituire il quarto capitolo di una tetralogia degli animali, ma siccome il buon Dario Argento si sentiva un po' copiato dal filone nato dal suo successo decise di cambiare le carte in tavola, consegnando al pubblico quello che, ad oggi, è uno degli horror italiani più conosciuti non solo in Italia, ma addirittura nel mondo.
La trama del film la conoscono anche i sassi e per questo film seguirò anche la mia proverbiale filosofia del "se è uscito da più di cinque anni non è spoiler" e siccome questo ne ha quarantatre, se non lo doveste aver visto è un problema esclusivamente vostro, che per andare d'accordo con me vi inviterei a risolvere al più presto possibile. Helga Ulmann è una sensitiva tedesca che, durante una conferenza, percepisce la presenza di un assassino all'interno della sala e confessa anche di averne riconosciuta l'identità. Una volta a casa Helga viene brutalmente trucidata ed il pianista jazz Marc Daly, interpretato da David Hemmings, che vive nella stessa palazzina, è testimone dell'accaduto assieme all'amico Carlo. Una volta accorso sul luogo del delitto vede dalla finestra allontanarsi un uomo, completamente di nero vestito. Accorsi sul luogo gli inquirenti e una giornalista, Gianna Brezzi interpretata da Daria Nicolodi - ai tempi compagna del regista -, Mark finisce per direttissima tra i sospettati, ma deciderà, come già capitato anche in "L'uccello dalle piume di cristallo", di indagare per conto suo assieme alla giornalista.
"Profondo rosso", pur mantenendosi ancora, a livello narrativo sul genere thriller, è ritenuto a ragione il film che segna il passaggio all'horror per Dario Argento, soprattutto per le atmosfere presenti nella pellicola e per la quantità di sangue, che veramente si spreca. Tante sono le intuizioni che il regista mette in pratica in questa sua pellicola, ma una è quella che va assolutamente segnalata: l'idea di rendere le scene horror esteticamente belle, di fare dello spargimento di sangue una forma d'arte, e di mettere, forse per la prima volta, le sue paure e le sue ossessioni a servizio della trama. Ciò che ne esce è uno dei thriller/horror più esteticamente belli dello scorso secolo ed anche uno dei più apprezzati, sia dal pubblico sia dalla critica, del cinema italiano. Pur essendo presenti nel film scene che a rigor di logica e di razionalità non sono verosimili e che risulterebbero poco credibili e soprattutto poco paurose in qualsiasi altro film, in "Profondo rosso" tutto acquista una carica di tensione tale da lasciare lo spettatore in un continuo stato d'ansia ed è forse proprio per questo motivo che la pellicola è riuscita innanzitutto ad arrivare a qualsiasi tipo di pubblico e in secondo luogo ad invecchiare parecchio bene, pur con qualche riserva sulla recitazione dei protagonisti che ormai è antiquata seppur non sbagliata per i tempi.
Sulla pellicola si specula molto sulla famosissima scena iniziale in cui si vedrebbe, in uno specchio, il volto dell'assassino: non so bene perchè ma mi ricordavo quel particolare all'inizio un po' più lungo, ricordavo che l'inquadratura si fermasse per un istante sul volto, invece il tutto è velocissimo tant'è che non mi capacito di come, alla mia prima visione, abbia subito capito il trucco - io che con i gialli fino all'ultima pagina o scena non ci capisco un accidente -, trucco che tra l'altro segue quella stessa filosofia già presente in "L'uccello dalle piume di cristallo", ovvero di sbattere in faccia subito allo spettatore la risoluzione del caso, in modo che questi non pensi mai che quella sia la chiave del film. Altro motivo per cui "Profondo rosso" è passato alla storia è la colonna sonora, che, storia verissima, Dario Argento sognava di affidare ai Deep Purple, ma per ottenere sovvenzioni statali per la realizzazione del film si sarebbe dovuto avvalere di un gruppo italiano virando, con enorme gioia e giubilo seppur io sia amante dei Profondo Porpora, sui Goblin, che realizzano una di quelle colonne sonore con sonorità prog rock da far veramente rabbrividire: il tema principale è iconico - tra l'altro una variazione sul tema de "L'esorcista" - tutti gli altri brani stanno all'interno del film in maniera perfetta e la nenia con cui l'assassino uccide le sue vittime è qualcosa di raggelante, in grado di rimanere impressa negli incubi di chiunque.

Voto: 9

martedì 13 marzo 2018

Veronica di Paco Plaza (2017)

Spagna 2017
Titolo Originale: Veronica
Regia: Paco Plaza
Sceneggiatura: Paco Plaza
Cast: Sandra Escacena, Bruna González, Claudia Placer, Iván Chavero, Ana Torrent, Consuelo Trujillo, Sonia Almarcha, Maru Valduvielso, Leticia Dolera, Ángela Fabián, Carla Sampra, Samuel Romero
Durata: 105 minuti
Genere: Horror


Negli ultimi anni il cinema spagnolo sta regalando, agli amanti del thriller e dell'horror, dei film di buona qualità, magari non sempre eccelsi, ma sempre o quasi in grado di tenere lo spettatore - anche se come al solito io parlo solo per me - con il fiato sospeso: "Musarañas" era stato uno dei miei horror preferiti nel 2015, per il genere thriller invece mi vengono in mente, con un ricordo positivissimo, "El Bar" di Alex de la Iglesia che lo scorso anno mi piacque tantissimo, "Desconocido - Resa dei conti" mi aveva preso dall'inizio fino alla fine e anche "Contrattempo", che a me non ha particolarmente impressionato, è stato in grado di ottenere i favori di buona parte della critica ed anche del pubblico che ha avuto modo di vederlo su Netflix. La stessa Netflix offre al pubblico italiano la possibilità di guardare "Veronica" horror che mi era stato presentato come uno di quelli più in grado di far paura, soprattutto per la sua capacità di non legarsi troppo al suo genere di appartenenza.
Come ho già avuto modo di sostenere a più riprese, ogni volta che un regista tenta di fare un horror puro, negli ultimi anni, finisce per confezionare un film innanzitutto poco credibile e in secondo luogo non riesce quasi mai nell'intento di fare veramente paura allo spettatore. Essendo l'horror puro passato di moda, anche se spero di no, non penso sia un caso che i migliori film appartenenti al genere visti negli ultimi anni siano quelli in grado di dare alla storia di paura un sottotesto drammatico su cui magari fermarsi a riflettere: "The Babadook" metteva l'horror a servizio della storia di una madre che odiava suo figlio in quanto "colpevole" della morte del marito a causa di un incidente stradale; "It Follows" è una grande metafora sulle malattie sessualmente trasmissibili, a suo modo; "It" narra la storia di un gruppo di ragazzi che devono crescere e hanno paura di farlo, nè più nè meno. Poi c'è "Veronica" che decide di non affrontare la storia horror dandole una componente drammatica, o meglio, di mantenerla in secondo piano, con la narrazione che rimane, per tutta la durata del film, in bilico tra la suggestione tipica del genere horror e la tensione tipica del thriller psicologico.
Il film narra la storia di Veronica Escancena, una ragazza di quindici anni che nel 1991 vive con la madre e con i suoi tre fratelli minori. Il padre è morto da poco tempo e Veronica, spesso e volentieri, è costretta a badare ai suoi fratelli la sera da sola perchè la madre lavora molto per continuare a provvedere al loro sostentamento. Dopo essere venuta a conoscenza del fatto che un tempo le eclissi fossero ritenute un buon momento per fare sacrifici umani per calmare gli spiriti maligni, Veronica ed un'amica decidono di evocare, durante l'eclissi, lo spirito del padre di lei tramite una tavola Ouija. Che poi uno che di horror ne ha visti non pochi come me pensa anche che porca puttana lo sanno tutti che le tavole Ouija se sei il protagonista di un film horror non le devi usare, però porco cazzo ogni volta sti stupidi personaggi si ostinano a farlo! Presto la ragazza comincerà a sentire sempre una strana presenza accanto a lei, soprattutto nella casa in cui vive praticamente da sola con i tre fratelli.
Come già anticipato il regista Paco Plaza è bravo a mettere il film "Veronica" su un piano narrativo che sta in bilico tra l'horror puro - anche se come ho detto potrebbe avviarsi verso la sua morte naturale - e il thriller psicologico, dando allo spettatore dapprima la sensazione che ci sia un'effettiva presenza a perseguitare Veronica e i tre fratelli, per poi ribaltare abilmente la situazione facendo pensare che ci sia in realtà qualcosa che non va nella psicologia della protagonista - e qualcosa deve esserci davvero, se sei così stupida da usare una tavola Ouija in un film horror -. Il giochino, seppur particolarmente semplice e sicuramente va ben lontano dall'essere un'idea geniale e nuova, funziona dall'inizio alla fine mettendo paura e tensione nello spettatore. Un giochino che, arrivati alla fine del film, magari non ti ha spaventato così tanto, ma è sicuramente riuscito, a lunghi tratti, a metterti qualche brivido nel corpo. Ed è proprio arrivati alla fine che si pensa di aver assistito ad un horror normale, che il regista fa una cosa geniale, che non avevo mai visto prima: [ATTENZIONE SPOILER] ti dice che la storia è una storia vera. E siccome si sa che ormai quando un film viene sponsorizzato parlando della storia vera nel trailer siamo davanti ad una cazzatona, qui che la cosa ci viene detta alla fine il risultato è ottimo e, soprattutto, raggelante.[FINE SPOILER]
Mi sento dunque abbastanza confidente nel consigliare "Veronica" a tutti gli appassionati del genere horror: non siamo davanti al film dell'anno, ma nemmeno per sbaglio, ma è in grado di giocarsi le sue carte in maniera intelligente ed intrigante.

Voto: 7