mercoledì 28 marzo 2018

Suspiria di Dario Argento (1977)


Italia 1977
Titolo Originale: Suspiria
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Daria Nicolodi
Cast: Jessica Harper, Stefania Casini, Flavio Bucci, Miguel Bosé, Barbara Magnolfi, Alida Valli, Eva Axén, Susanna Javicoli, Joan Bennett, Rudolf Schündler, Udo Kier, Franca Scagnetti, Renato Scarpa, Jacopo Mariani, Giuseppe Transocchi, Margherita Horowitz, Fulvio Mingozzi, Serafina Scorceletti, Renata Zamengo, Alessandra Capozzi, Salvatore Capozzi, Diana Ferrara, Cristina Latini, Alfredo Raino, Claudia Zaccari, Giovanni Di Bernardo, Dario Argento
Durata: 95 minuti
Genere: Horror


Altro giro e altro film di Dario Argento da recensire per lo speciale che sto facendo su questo blog sul regista. Stavolta si arriva a quello che è da tutto il mondo considerato come il capolavoro del regista, quel film per cui Dario Argento ottenne riconoscimento internazionale tanto che mentre qui in Italia il suo film più celebre è "Profondo rosso", nel resto del mondo il regista è conosciuto proprio per "Suspiria", il suo sesto lavoro da regista, con il quale Argento abbandona il genere giallo per dedicarsi anima e corpo all'horror. Alla fine di quest'anno tra l'altro uscirà un remake della pellicola, diretta da Luca Guadagnino, per la quale ho una profonda paura anche se penso che il regista a cui è stato affidato il remake possa dare qualche soddisfazioni a noi appassionati del genere. Sulla realizzazione di "Suspiria", oltre ad alcuni viaggi fatti dal regista tra Torino, Lione e Praga, ha sicuramente influito in maniera positiva la sua relazione con Daria Nicolodi, particolarmente fissata con storie di streghe ed esoterismo che ha portato Argento a conoscere il romanzo "Suspiria de Profundis" scritto da Thomas de Quincey prima di girare il primo capitolo della trilogia delle tre madri, poi proseguita con "Inferno" pochi anni dopo e con "La terza madre" quasi trent'anni dopo l'uscita di "Suspiria".
Susy Benner, interpretata da Jessica Harper, è una ballerina di danza classica che per affinare le sue abilità decide di iscriversi all'Accademia di danza di Friburgo. Arrivata alla scuola, prima incrocia una ragazza che fugge e dice frasi sconnesse - morirà poco dopo in città per mano di una figura di cui si vede solamente il braccio - poi le viene negato l'accesso alla scuola e sarà costretta a riparare in città. Entrerà definitivamente nell'Accademia quando la vicedirettrice è impegnata ad indagare sulla morte della ragazza e verrà subito in contatto con situazioni strane e misteriose, che metteranno a dura prova la sua sanità psico fisica. Il distacco di Dario Argento dal genere giallo è stato graduale e le prime fasi di "Suspiria" ancora sentono l'influenza di quello che è stato il genere da cui il regista ha fatto partire la sua carriera: se "Profondo rosso" lo si può considerare un thriller con elementi tipici del cinema horror come l'intento di mettere paura nello spettatore e alcune scene in cui il sangue scorre a fiumi, "Suspiria" parte con un'introduzione tipica da film giallo, con l'omicidio delle due ragazze nella scena introduttiva che sembra essere inizialmente eseguito da una figura in tutto e per tutto umana per in brevissimo tempo qualcosa di soprannaturale, per poi spostarsi definitivamente, dopo la prima scena, sui binari tipici dell'horror che faranno la fortuna del film.
A far funzionare il tutto, proprio come in "Profondo rosso" è l'idea del regista di rendere tutte le scene horror in maniera artistica, non necessariamente realistica: si parte da un sangue che ha un colore troppo rosso accesso per essere del sangue realistico, fino ad arrivare al modo in cui i vari omicidi e le scene più paurose sono costruite, con inquadrature e movimenti di macchina che avvolgono le scene rendendole magnifiche. All'epoca il film fu accolto in maniera entusiasta da buonissima parte della critica, mentre qualcuno lo criticò aspramente, soprattutto per il disinteresse di Dario Argento nello sviluppare una trama comprensibile e lineare per lo spettatore. Elemento tipico del cinema argentiano è però la mancanza, talvolta, di coerenza logica nelle diverse scene e nello sviluppo della sceneggiatura: l'intento principale del regista non è quello di creare una trama che sia perfetta e senza sbavature, ma di tenere lo spettatore incollato allo schermo, catturato dal terrore e dalla bellezza delle scene che sta guardando e questo è sicuramente il film in cui Argento riesce in questo intento nel migliore dei modi.
A giocare un ruolo fondamentale è anche in questo caso la colonna sonora, affidata dopo il successo di quella di "Profondo rosso" nuovamente ai Goblin, che qui tirano fuori un vero e proprio capolavoro: non so bene decidere quale sia, a livello assoluto, la colonna sonora che preferisco tra le due, ma questa si incastra alla perfezione, letteralmente, con le immagini e la primissima scena, in cui la melodia è inserita in un temporale con un ritmo perfetto in cui le percussioni vengono talvolta sostituite dai tuoni che vanno perfettamente a ritmo con la musica, è forse una delle scene iniziali che preferisco in qualsiasi film. Con "Suspiria" dunque Dario Argento raggiunge, senza ombra di dubbio, quello che è il punto più alto della sua carriera: altri film in futuro saranno apprezzabili - ad esempio io adoro letteralmente "Phenomena" - e "Inferno" sarà un seguito più che degno di questa pellicola, ma come "Suspiria" non ne farà più in tutta la sua carriera successiva.

Voto: 10

4 commenti:

  1. Per me Supiria è nettamente il miglior film di Argento (il secondo è "Quattro mosche di velluto grigio", il terzo è "Profondo rosso"). Non posso che concordare con il tuo 10.

    "Catturato dal terrore e dalla bellezza delle scene che sta guardando": proprio questa l'essenza di Suspiria.

    Non capisco come il regista di Suspiria abbia potuto partorire la Terza Madre, che va completamente nel binario opposto: solo delle grandi scene splatter confezionate in maniera patinata e zero pathos, zero terrore, zero suspance, zero atmosfera.

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  2. Grande classico.
    Come Riccardo anch'io trovo inspiegabile la parabola discendente di un regista che agli albori seppe donare tantissimo al cinema.

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  3. Penso che sia il mio secondo Dario Argento preferito, o comunque se la gioca con “Phenomena”, avevo anche scritto di questo film, perché lo considero un apice. Tu gli hai reso davvero giustizia ;-) Cheers

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  4. Vabbé, ciao. Qui siamo proprio in zona capolavorissimo di Argento. Chissà cosa combinerà Guadagnino col remake...

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