martedì 20 marzo 2018

I FAKE REWATCH DI NON C'É PARAGONE #1: M - Il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang (1931)

"Oh ma, ti ricordi quella scena in "M - Il mostro di Düsseldorf?"
"Mmm... no, non mi ricordo"
"Ma è la scena più importante del film!"
"Eh ma l'ho visto un sacco di tempo fa, non me lo ricordo, dovrei provare a rivederlo".

Anno nuovo, nuova rubrica a lungo termine. Siccome rispetto agli scorsi anni sto facendo una decisamente maggiore selezione riguardo i film che escono di settimana in settimana - che non sempre guardo in sala, ma questo immagino lo sappiano un po' tutti - ho deciso di dedicarmi ogni tanto a dei recuperi di grandi classici, quei film che sono un po' come la Bibbia della cinematografia. E dato che la Bibbia è il libro più letto al mondo che nessuno ha mai letto ecco l'idea di dare alla rubrica un nome piuttosto esplicativo, che chiarifica ancora di più il dialogo che introdurrà ogni volta un nuovo episodio della rubrica. Qui si parlerà di quei film che non ho mai visto e ho sempre avuto il desiderio di recuperare, ma per i quali mi vergogno anche un bel po' di non averli mai visti. E se l'inizio è comunque un po' soft - alla fine non penso che siano in tantissimi ad aver visto questo film di propria spontanea volontà -, sappiate che in questa rubrica ci saranno anche titoli ben più vergognosi e più recenti. Preparatevi a mettervi le mani nei capelli.


Germania 1931
Titolo Originale: M - Eine Stadt sucht einen Mörder
Regia: Fritz Lang
Sceneggiatura: Thea von Harbou, Fritz Lang
Cast: Peter Lorre, Inge Landgut, Ellen Widmann, Gustaf Gründgens, Friedrich Gnaß, Fritz Odemar, Paul Kemp, Theo Lingen, Ernst Stahl-Nachbaur, Franz Stein, Otto Wernicke, Theodor Loos, Georg John, Rudolf Blümner, Karl Platen, Gerhard Bienert, Rosa Valetti, Hertha von Walther
Durata: 117 minuti
Genere: Poliziesco, Thriller


Sostengo ormai da qualche anno che alcuni youtuber abbiano in mano un grande potere, probabilmente molto più grosso di chi cura un blog. Ammetto di seguirne davvero pochi e, tra quelli che parlano di cinema, uno di quelli che non mi stancherei mai di ascoltare è Federico Frusciante - per il quale non sto facendo una marchetta, anzi non siamo proprio mai venuti in contatto a parte qualche mio commento sotto ai suoi video -, che nella rubrica "I classici di Frusciante" ha consigliato la visione, per imparare qualcosa sulla storia del cinema, di "M - Il mostro di Düsseldorf", primo film sonoro del regista tedesco Fritz Lang e considerato uno dei manifesti dell'espressionismo tedesco - di cui ammetto candidamente di conoscere poco o nulla a parte "Nosferatu - Il vampiro" - e uno dei veri e propri precursori del genere noir, poi sviluppatosi negli Stati Uniti tra il 1940 e il 1959 e in Francia anche negli anni successivi. Insomma, uno di quei film in grado di segnare in maniera indelebile la storia del cinema, non soltanto per la qualità cinematografica del prodotto quanto più che altro per l'aver creato un vero e proprio genere.
La trama della pellicola, del 1931, la conoscono anche i sassi, però è sempre bene ricordarla, dato che prima di vedere il video in cui mi veniva consigliata la visione del film non è che sapessi per davvero di cosa parlasse il film. Una città tedesca è terrorizzata da tempo da un maniaco che ha adescato e ucciso otto bambine. Con la polizia messa sotto pressione dai giornalisti e dall'opinione pubblica, le ricerche si intensificano quando viene ritrovato il corpo senza vita di un'altra bambina e, pur impegnandosi a fondo nella ricerca dell'assassino, deve arrendersi alla totale assenza di indizi sull'identità del colpevole. Ispirato da alcuni fatti di cronaca che hanno colpito la città di Düsseldorf nel 1925 - da cui deriva anche il titolo italiano del film, mentre in lingua originale è ambientato a Berlino - Fritz Lang dirige, come detto, un vero e proprio manifesto della storia del cinema, in grado di dare vita ad un vero e proprio genere cinematografico che ultimamente sta sempre più cadendo nel dimenticatoio.
Essendo il primo film sonoro del regista, la sua scelta stilistica per l'utilizzo di questa tecnica all'epoca innovativa è quella di associare determinati suoni a dei simboli che vengono ben chiarificati nel corso del film, talvolta con la funzione di rivelare dettagli della trama, altre volte per far capire allo spettatore come si svolgeranno gli eventi successivi del film. E' un chiaro esempio l'utilizzo del motivetto che fischietta sempre il mostro, che viene utilizzato per rivelarne l'identità, quando le indagini si stanno avviando verso la loro soluzione finale. E' interessante poi vedere come "M - Il mostro di Düsseldorf" possa risultare attuale a livello di contenuti anche per la nostra epoca, in cui le persone, soprattutto nel nostro paese ma non solo, credono sempre di meno nella giustizia e assecondano la tentazione di cercare una giustizia arbitraria e privata. La differenza è che se in un film recente come "Giustizia privata" il protagonista era visto come un eroe, qui il regista condanna l'idea di affidare il mostro ad un "tribunale" composto da ladri, criminali e prostitute, facendo in qualche modo vincere la polizia e la giustizia ordinaria.
Si inizia questa nuova rubrica con un grande classico della storia del cinema, in grado di risultare attuale ben ottantasei anni dopo la sua uscita nei cinema. È chiaro come film del genere non invecchino nemmeno un po' quando sono l'innovazione nella tecnica cinematografica e, soprattutto, la potenza dei contenuti a farla da padroni. E forse, e qui faccio un grande mea culpa, sarebbe il caso di concentrarsi un po' di più anche sulla storia, soprattutto se si hanno lacune gigantesche e incolmabili - a meno dell'invenzione delle giornate di quarantott'ore - piuttosto che soltanto sulle nuove uscite, dove per trovare un film buono bisogna vederne almeno quattro brutti.

3 commenti:

  1. Visto in occasione dell'esame di Storia del Cinema, più o meno 100 anni fa. Stupendo ed inquietante ancora oggi, con quella musichetta...

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  2. Sono giunto alla tua stessa conclusione tempo fa, tra i film nuovi il rapporto è davvero quattro ad uno, se non otto ad uno. Quindi ben venga questa tua rubrica di recupero classici che inizia con il botto, la tua analisi è perfetta, aggiungo solo che non si parla mai abbastanza bene del grande Peter Lorre, caratterista come non se ne vedono quasi più ormai al cinema. Cheers!

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  3. Visto per cultura personale... Un pezzo di storia del cinema!

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