venerdì 8 giugno 2018

Dogman di Matteo Garrone (2018)



Italia 2018
Titolo Originale: Dogman
Regia: Matteo Garrone
Sceneggiatura: Ugo Chiti, Massimo Gaudioso, Matteo Garrone
Cast: Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Alida Baldari Calabria, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli, Gianluca Gobbi, Aniello Arena
Durata: 95 minuti
Genere: Drammatico


Ho sempre considerato, per quel che ho potuto vedere della sua produzione cinematografica, Matteo Garrone un buon regista per il quale però mi manca quella chiave di lettura necessaria per poterlo veramente amare. Negli ultimi anni poi, avendo visto sia l'acclamato "Reality" sia "Il racconto dei racconti" su cui la critica e il pubblico si sono letteralmente divisi, la sensazione che ho su questo regista è rimasta praticamente la stessa. Arriva dunque "Dogman", presentato in concorso all'ultimo Festival di Cannes e in grado di vincere il premio per la migliore interpretazione maschile del protagonista Marcello Fonte e anche la ben meno importante Dog Palm per l'intero cast canino. Il dubbio prima della visione della pellicola era il solito che ho sul regista, in grado finora, tra ciò che ho visto, di non aver mai fatto nè film che non mi siano piaciuti in assoluto, nè film che mi abbiano fatto gridare al miracolo. Questo miracolo sarà dunque avvenuto con "Dogman"? Lo dico subito senza troppi fronzoli: per me il miracolo non c'è ancora, ma è sicuramente il film più bello del regista visto fino ad ora e l'ho amato, per vari motivi che sono proprio qui a spiegare, ben di più rispetto agli altri suoi film visti.
Siamo nel 2017, nella periferia più degradata di Roma e Marcello, interpretato da Marcello Fonte, è un uomo piccolo e tranquillo che possiede un negozio di toelettatura per cani, dividendosi tra il suo lavoro, l'amore per i cani, il rapporto con la figlia e con i suoi vicini commercianti. Per arrotondare spaccia cocaina ed uno dei suoi maggiori clienti è Simone, interpretato da Edoardo Pesce, un delinquente locale forte fisicamente che terrorizza gli abitanti della zona e gli altri commercianti, ormai stufi della sua presenza ma timorosi di sporgere denuncia, con piccoli crimini e atti di violenza. Ispirato al fatto di cronaca avvenuto nel 1988 del delitto der canaro, ma ambientato ai giorni nostri, il film si concentra principalmente sulla costruzione del personaggio di Marcello, che nella realtà si chiamava Pietro De Negri, e su un'evoluzione, in buona parte inventata, degli eventi che hanno portato l'uomo ad uccidere Simone, che nella realtà era il pugile dilettante e criminale della zona Giancarlo Ricci.
Per tutta la durata della pellicola Matteo Garrone, grazie soprattutto ad un buon uso della fotografia e ad un'ambientazione che è eccessivamente degradata e sporca manco fossimo nel Far West, fa trasparire attraverso il personaggio di Marcello, una sensazione di solitudine perenne di cui il protagonista è vittima. Lo si vede per tutto il film barcamenarsi tra il dover mantenere un buon rapporto con i suoi vicini commercianti, senza però sembrare particolarmente legato a loro, così come lo si vede, la sera, solo in casa mangiare assieme al suo cane. È un personaggio che per lunghi tratti della pellicola trasmette infinita solitudine e tristezza, ma anche una certa compassione da parte degli spettatori, ma la solitudine porta il personaggio a costruire rapporti interpersonali con le persone sbagliate che, data la sua caratteriale bontà d'animo, lo usano a suo piacimento portandolo a fare delle scelte discutibili, fino a quella di liberarsi e nei suoi intenti anche liberare il quartiere dallo stesso Simone.
Come giustamente sottolineato a più riprese, oltre ad una fotografia magnifica e ad una regia riconoscibilissima, a sorprendere è l'introspezione che Garrone fa dell'animo umano attraverso l'interpretazione pazzesca di Marcello Fonte, da lui stesso scelto per questo ruolo e perfetto dall'inizio alla fine. Ottima è stata anche la performance recitativa di un quasi irriconoscibile - e che non ricordavo nemmeno fosse così alto - Edoardo Pesce, il cui personaggio è lo stereotipo del perfido opportunista, cui interessa solo di se stesso e dei suoi interessi, usando a suo piacimento persone più deboli e fragili di lui. Nel film non vediamo come sarebbe realmente avvenuto il delitto - e a Matteo Garrone nemmeno interessa di parlare del fatto di cronaca che è stato sicuramente più efferato e interessante e se vi leggete la pagina di Wikipedia dedicata sarebbe perfetta per un horror psicologico... ma chissà che a quello possa pensarci Sergio Stivaletti con il suo film uscito ieri -, ma vediamo come il protagonista arriva a compiere il delitto che altro non è che una storia di grande solitudine.

Voto: 8,5

2 commenti:

  1. Piaciutissimo. E sì, quest'anno Garrone batte Sorrentino.

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  2. Non ti ho letto perché devo ancora vedere il film, mi piace Garrone e mi piace il tuo votone (ho fatto pure rima) quindi ottimo, mi manca solo di vedere il film, dettagli proprio :-P Cheers

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