mercoledì 20 giugno 2018

I FAKE REWATCH DI NON C'È PARAGONE #6 - Mediterraneo di Gabriele Salvatores (1991)

"Ecco però "Mediterraneo" non puoi averlo visto. Ha pure vinto un'Oscar come migliore film straniero"
"Perchè, scusa, tu hai visto "Treni strettamente sorvegliati"? Perchè pure quello ha vinto l'Oscar eh..."



Italia 1991
Titolo Originale: Mediterraneo
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Enzo Monteleone
Cast: Diego Abatantuono, Claudio Bigagli, Giuseppe Cederna, Ugo Conti, Claudio Bisio, Gigio Alberti, Antonio Catania, Vana Barba, Memo Dini, Vasco Mirandola, Luigi Montini, Irene Grazioli, Alessandro Vivarelli
Durata: 96 minuti
Genere: Commedia, Drammatico


Dopo aver visto qualche anno fa "Marrakech Express" - soprattutto per vedere da cosa era tratta la famosa citazione di "Tre uomini e una gamba" della partita a calcio tra Italia e Marocco - ed averlo particolarmente apprezzato, mi ero ripromesso che avrei, a stretto giro, visto anche gli altri due film che compongono quella che per Gabriele Salvatores è considerata la "Trilogia della fuga", composta appunto da "Marrakech Express", "Turnè" che ancora non ho visto e come ultimo capitolo "Mediterraneo", che poi nel 1992 vinse l'Oscar come miglior film straniero. In questo periodo di mondiali di calcio tutti sono nostalgici del fatto che l'Italia non li stia giocando: sì, devo ammetterlo, un po' mi mancano, ma per me è solo l'occasione per passare delle serate vedendo più film e uno di questi, puntando proprio sul fatto che non ci sia l'Italia ai mondiali, è stato trasmesso da TV8 pochi giorni fa come primo film di un ciclo dedicato al cinema e alla commedia italiana.
Ecco come è andata la mia primissima esperienza con "Mediterraneo", ma ovviamente prima, come al solito, si parte dalla trama. Nel Giugno del 1941, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, otto militari italiani sbarcano su un'isola nel Mar Egeo con l'obiettivo di farne un presidio militare. Tutti senza una vera e propria esperienza militare, tranne il Sergente Maggiore Nicola Lorusso, interpretato da Diego Abatantuono, scoprono presto che l'isola è praticamente deserta, abbandonata dalla popolazione greca dopo una sanguinosa occupazione tedesca. Non appena però la popolazione si accorge che i militari non sono una minaccia, iniziano ad uscire dai propri nascondigli per tentare una collaborazione con loro e anche di stringere amicizia. Questo fatto di approcciare a grandi e anche piccoli classici del cinema mondiale da una parte mi piace - le visioni interessanti di quest'anno sono tante, per questo scremando quelle in partenza meno importanti si può trovare anche del tempo per i grandi recuperi -, mentre dall'altra un po' mi mette a disagio nel momento in cui ne voglio parlare qui sul blog, per l'immensa paura di dire banalità sul film in questione.
"Mediterraneo" mi è sembrato un gran bel film, sin dall'inizio in cui ci vengono presentati i personaggi, che mostrano con ottime interpretazioni, su tutte quelle di Diego Abatantuono, di Claudio Bigagli e Giuseppe Cederna, che mostrano benissimo il disagio di trovarsi in una situazione estremamente più grande di loro, con il solo Lorusso a cercare di tenere le redini di un gruppo eterogeneo e che da un lato non ha minimamente idea di come comportarsi in un contesto bellico, mentre dall'altro mostra tutte le difficoltà di stare in un gruppo con persone estremamente diverse l'una dall'altra. Ma soprattutto in questi otto uomini, che si ritroveranno anni a vivere in questa isola, senza più notizie dai militari italiani che sarebbero dovuti arrivare come ricognizione, c'è il desiderio di fuggire da una realtà italiana in cui il fascismo e la guerra hanno messo la popolazione in ginocchio e la vita nell'isola greca sembra essere per loro un'ancora di speranza.
Il film può essere considerato come una commedia, ma sicuramente non mancano elementi che spingono il pubblico a riflettere e c'è da dire che poche sono le scene in cui si ride veramente, al massimo si sorride, talvolta anche a denti stretti. La ritrovata serenità personale da parte dei componenti del gruppo diventa a tratti estrema amarezza nel desiderio di alcuni, giusto di tornare nella propria patria. Sorprende però un finale in cui colui che si presentava come condottiero per far tornare il gruppetto in Italia e rifondare la nazione, lo ritroviamo ancora in quell'isola greca, ormai vecchio e stanco, assieme all'unica persona che lì era voluta rimanere per stare vicino alla donna amata, proprio perchè alla fine tornati in Italia, a loro non era stato concesso di rifondare proprio nulla.

1 commento:

  1. Resta uno dei titoli migliori mai diretti da Salvatores, ci stava un ripasso ;-) Cheers

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