lunedì 2 luglio 2018

La casa di carta - Stagione 1



La casa di carta
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 15 (versione spagnola), 22 (versione Netflix)
Creatore: Álex Pina
Rete Spagnola: Antena 3
Rete Italiana: Netflix
Cast: Úrsula Corberó, Itziar Ituño, Álvaro Morte, Paco Tous, Pedro Alonso, Alba Flores, Miguel Herrán, Jaime Lorente, Esther Acebo, Enrique Arce, María Pedraza, Darko Peric, Kiti Mánver, Roberto García Ruiz
Genere: Azione, Thriller


Con un ritardo di ottomila mesi rispetto a tutta la blogosfera e a tutta Facebook sono anche io qui finalmente a parlare de "La casa di carta", serie TV spagnola approdata su Netflix all'inizio di quest'anno con la sua prima parte e intorno ad Aprile con la seconda. D'altronde non me ne vogliate, ma dovevo aspettare del tempo prima di vederla perchè "La casa di carta" è stata la causa principale del mio volermi far bannare dal gruppo di Facebook dedicato alle produzioni Netflix, un gruppo formato principalmente da cerebrolesi che, incapaci di leggere i post precedenti - e bastava andare sotto di uno o due - chiedeva almeno quindici o venti volte all'ora che cosa ne pensasse la gente de "La casa di carta" o quando sarebbe arrivata la seconda parte, oppure ancora chiedendo se la serie sarebbe stata rinnovata. Quindi io, che leggevo tutti questi post perchè mi comparivano sulla bacheca, ho cominciato ad avere un rifiuto totale per questa serie, ripromettendomi di vederla quando la moda sarebbe un po' passata. Ci ha pensato però una mia ex collega a farmi tornare in mente l'esistenza di questa serie e il fatto che ormai, a Giugno inoltrato, la moda fosse già un bel po' passata, mi ha convinto a darle finalmente un'opportunità e a vedermela tutta, nel giro di qualche settimana perchè ultimamente con le serie TV sono particolarmente lento.
Ormai la trama della serie la conoscono praticamente anche i sassi: otto persone vengono reclutate da una figura misteriosa, che si fa chiamare Professore, interpretato da Álvaro Morte, per una rapina ambiziosissima che consiste nell'irrompere nella zecca spagnola per stampare 2400 milioni di euro. Le otto persone, che si fanno chiamare tutte con nomi di città per non conoscere reciprocamente i propri nomi sono tutte figure che non hanno nulla da perdere nella vita, ex criminali specializzati in diversi ambiti che non devono in alcun modo formare legami interpersonali o sentimentali. Riusciti ad irrompere nella zecca, mentre il Professore segue le operazioni dall'esterno, il capo all'interno dell'edificio è Berlino, interpretato da Pedro Alonso, che tenta di instaurare empatia con gli ostaggi, mentre nel frattempo all'esterno della zecca arrivano le squadre di polizia, capeggiate dalla negoziatrice Raquel Murillo, interpretata da Itziar Ituño.
Come ho già accennato all'inizio del post, "La casa di carta" non ha avuto su di me lo stesso effetto che ha avuto su altre persone con cui ne parlavo, che se la sono vista nel giro di un paio di giorni e l'hanno presa praticamente come una droga. Pur riconoscendone le grandi qualità, io ci ho messo qualche settimana a finirla, un po' per mancanza di tempo in questo periodo, un po' anche perchè comunque sto perdendo un po' il gusto nel vedermi le serie televisive velocemente e faccio fatica a stare più di un paio d'ore davanti alla stessa serie TV nell'ultimo periodo. Cosa strana, ma nemmeno troppo, soprattutto considerando il fatto che in questa annata ancora non ho trovato la serie TV da amare alla follia e questa potrebbe essere una seria candidata per questo 2018 in cui le serie TV sembrano un po' latitare. Una cosa mi ha subito sorpreso per quel che riguarda questa serie televisiva: non so bene perchè ma leggendo la trama mi aspettavo in qualche modo che ci sarebbe stata una buona fetta della narrazione dedicata alla spiegazione del piano alle otto persone reclutate e la voce narrante di Tokyo, interpretata da una bellissima Úrsula Corberó che sarà anche uno dei personaggi più interessanti di questa serie, faceva un po' intendere questo all'inizio. Invece eccoci a metà della prima puntata che la squadra, col volto coperto da maschere di Salvador Dalì, ha già fatto irruzione nella zecca e la narrazione va praticamente subito al dunque, cercando poi di ricostruire la componente umana del gruppo attraverso vari flashback.
L'intera prima stagione di questa serie - poi da Netflix divisa in due parti con gli episodi divisi in modo diverso rispetto agli originali spagnoli - copre un arco temporale di solamente una settimana, ma il ritmo è, a parte qualche momento nella seconda parte in cui si rallenta abbastanza sensibilmente, sempre serrato e ad interessare maggiormente sono le relazioni interpersonali tra i componenti del gruppo, che proprio non ce l'hanno fatta a rispettare la regola fondamentale di non formare legami: d'altronde in un gruppo di otto persone che stanno a stretto contatto per cinque mesi senza vedere nessun altro per preparare un piano è abbastanza complesso che non si formino dei legami affettivi. Sono da una parte le varie dinamiche formatesi nel gruppo e dall'altra la gestione del piano da parte del Professore che fanno veramente decollare la serie, dando anche la giusta dignità a Raquel, di cui bene o male conosciamo il suo passato e a grandi linee il suo carattere. Insomma "La casa di carta" per me non sarà stata la droga che è stata per quasi tutti quelli che hanno guardato la serie, però si candida seriamente ad essere una delle migliori serie televisive di quest'anno in cui ancora latitano i prodotti seriali e non si riesce a trovare la serie TV in grado di battere il banco. Sarà forse proprio questa?

Voto: 8

2 commenti:

  1. Ero gasato dalle reazioni su questa serie, i primi tre episodi mi hanno fatto sperare di aver trovato davvero una nuova serie degna di essere ricordata. Dall’episodio quattro in poi il mio entusiasmo è crollato, penso di essere uno dei pochi che considera questa soap opera con scene d’azione brutte poca roba, il soggetto è ottimo, ma andrebbe messo in mano a qualcuno che sa scrivere e ad attori più azzeccati. Per una volta non siamo d’accordo, l’eccezione che conferma la regola ;-) Cheers

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  2. Parzialmente d'accordo con Cassidy qui sopra… All'inizio ha saputo catturarmi, trascinandomi nel minuzioso piano della rapina al fianco dei protagonisti poi così così… non so se per colpa di una messa in scena che 'tirata per le lunghe' ha preteso troppo in credibilità oppure se per un epilogo che si cimenta con un bel po' di ingenuità tra le pieghe di discorsi politico-economici o presunti tali. Nel complesso, tuttavia, per me è promossa perchè sa come coinvolgere soprattutto con un valido spunto di partenza anche se, alla fine, qualche dubbio rimane :)

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