giovedì 2 agosto 2012

A.C.A.B. - All Cops Are Bastards

Ho sempre odiato in modo molto particolare la moda degli ultimi tempi in voga tra i giovani di criticare a priori polizia, carabinieri e forze dell'ordine in generale. Ancora di più se a farlo è gente di 14 anni che lo fa quasi per moda e che si sente ribelle solo perchè grida cori come "Celerino figlio di puttana", chiama le forze dell'ordine "sbirri", come si fa nei film d'azione ammerigani o canta "Io che porto rancore alla guardia e al questore che vita di merda tu dormi in caserma non parli Italiano ma solo campano c'hai pure i baffoni ci hai rotto i coglioni gli amici tuoi veri son carabinieri infami veri". Cori e parole che hanno soltanto poco senso.


Questa mia digressione iniziale c'entra poco col film A.C.A.B., anche se l'acronimo della sigla vuol dire proprio "All Cops Are Bastards", altra sigla che negli ultimi tempi va di moda scrivere sui muri, sui banchi di scuola e sulle magliette. Un film che ci fa vedere, anche se in maniera molto grezza, la vita dei componenti delle squadre antisommossa di Roma.


Italia, Francia 2012
Titolo Originale: A.C.A.B. - All Cops Are Bastards
Regia: Stefano Sollima
Cast: Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Domenico Diele, Andrea Sartoretti, Roberta Spagnuolo, Livio Beshir
Genere: Drammatico


La trama in breve: Cobra, Mazinga e Negro sono tre celerini, tre agenti antisommossa, compagni di lavoro, che affrontano il loro lavoro negli stadi, per prevenire gli scontri tra tifosi, lungo le strade e le piazze durante le manifestazioni. Alla centrale arriva una nuova recluta, Adriano Costantini, che subito viene inserito nel mondo degli agenti antisommossa ed anche nel piacere che egli prova nel fare il punitore in nome della legge.


Il film si pone l'obiettivo di farci vedere la vita di questa squadra di agenti antisommossa, percorrendo le loro vite private e il loro impegno in quanto pubblici ufficiali, facendoci vedere il tutto con gli occhi, quasi ingenui, della nuova recluta Costantini. Si fa molto riferimento in tutta la durata del film al rapporto di fratellanza presente all'interno della stessa squadra, all'aiutarsi l'un l'altro e quant'altro.



Rapporto di fratellanza che però a parte qualche parola e poche azioni, non sempre viene reso nel migliore dei modi, sia dagli attori coinvolti, sia dal regista. Dalla sua, il film gode di una buonissima fotografia che, nonostante abbastanza grezza, riesce a rendere bene l'idea che vuol dare l'intera pellicola. Se quindi i personaggi non sono sempre caratterizzati al meglio, la costruzione dal punto di vista tecnico invece sembra essere molto buona.


Intelligente anche la decisione di non dare un'indicazione cronologica specifica del periodo in cui si svolgono i fatti del film, ma di ripercorrere come, nel bene o nel male, anche se più nel male, i celerini sono entrati agli onori (e disonori) della cronaca italiana. Molti sono i riferimenti ai fatti del G8 di Genova, in particolare sulla scuola Diaz ("Una delle più grandi cazzate della nostra vita" dice Cobra, aka il bravissimo Pierfrancesco Favino), il riferimento all'uccisione di Filippo Raciti durante gli scontri dopo la partita Catania-Palermo e all'uccisione di Gabriele Sandri da parte di un poliziotto.


Riferimenti che toccano da vicino i nostri protagonisti, seppur non diretti, delle vicende, portandoli a delle reazioni, talvolta spropositate, ai problemi che il lavoro gli pone.


Voto: 6,5

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