mercoledì 16 settembre 2020

OSCARS BEST MOVIES - Via col vento di Victor Fleming (1939)


USA 1939
Titolo Originale: Gone with the Wind
Sceneggiatura: Sidney Howard
Durata: 238 minuti
Genere: Drammatico


Nonostante mi fossi ripromesso, tornato dalle vacanze, di tornare a scrivere i miei post con più costanza, la settimana scorsa mi sono dato, per vari motivi, alla latitanza. Si riprende però oggi, con uno dei più grandi pezzi da novanta della storia del cinema: sempre per la rubrica relativa alle pellicole che hanno vinto l'Oscar come miglior film, è tempo di parlare di "Via col vento", quello che più temevo della lista - lo ammetto, principalmente per la sua durata di poco meno di quattro ore - e che recentemente è tornato d'attualità per via delle proteste relative al movimento "Black Lives Matter" - su questo argomento però ci torneremo più avanti. É bene premettere subito che questa non sarà una recensione vera e propria del film, quanto più che altro un commento su ciò che ho visto, di recensioni ne sono già state scritte abbastanza e di una in più - che personalmente non sarei nemmeno in grado di scrivere - non ne ha bisogno nessuno.
Victor Fleming, che nello stesso anno aveva diretto anche il cult "Il mago di Oz", traspone su pellicola l'omonimo romanzo di Margaret Mitchell, forse uno dei libri più importanti del secolo scorso in grado di vendere milioni di copie, rimanendo in classifica per oltre due anni, la cui celebrità ha sicuramente contribuito al successo del'epopea narrata dal film. Ci troviamo infatti davanti al lungometraggio che, parametrizzando i calcoli in base all'inflazione, è tuttora il maggiore incasso della storia del cinema, ancora di più di "Avengers: Endgame" e di "Avatar". La scelta del cast non è stata delle più semplici: per quanto riguarda il personaggio di Rhett Butler il ballottaggio tra Gary Cooper e Clark Gable fu vinto da quest'ultimo a causa di una frase infelice e decisamente poco lungimirante del primo candidato - "Via col vento sta per diventare il più grande flop della storia del cinema, e sarà Clark Gable a perderci la faccia e non Gary Cooper" - mentre per la protagonista femminile Scarlett O'Hara venne scelta Vivien Leigh in seguito a dei provini che coinvolsero oltre 1400 attrici.
Riassumendo la vicenda in pochissime parole "Via col vento" narra la storia di Scarlett O'Hara, figlia del proprietario di una piantagione in Georgia, ambientata negli Stati Uniti del sud nel periodo della Guerra di Secessione. Attorno a lei ruotano le vicende di Ashley Wilkes, da lei profondamente amato anche se sposato con la cugina Melania Hamilton, così come quella di Rhett Butler, uomo molto ricco e innamorato di Scarlett.
Nonostante abbia aspettato quasi trent'anni della mia vita prima di guardare quello che è un po' considerato il film per eccellenza della storia del cinema, più che altro per paura, ho trovato la visione molto interessante, sotto diversi punti di vista. Innanzitutto ho sempre avuto un brutto pregiudizio su "Via col vento", legato principalmente alla importantissima componente sentimentale del film, che personalmente ho sempre fatto molta fatica a reggere quando trattata in maniera seria, mentre mi è decisamente più facile affrontarla quando viene trattata in una commedia. É importante, per l'economia della pellicola, lo sviluppo dei personaggi per i quali, non avendo letto il romanzo da cui è tratta, non ho un vero e proprio corrispettivo con cui confrontarmi. Certo è però che la loro costruzione sia affrontata nella maniera più approfondita e curata possibile, risultando soprattutto realistici e credibili. Nessun personaggio è infatti esclusivamente positivo o esclusivamente negativo, ma di essi vengono mostrate molte sfaccettature che sono sviscerate in ogni dettaglio. É stato ad esempio per me piuttosto complicato empatizzare con il personaggio di Scarlett O'Hara, che per buona parte della pellicola risulta piuttosto antipatica, anche se in certi frangenti si fa notare in positivo, così come anche Rhett Butler mostra nel corso di tutta la durata del lungometraggio sfaccettature buone alternate ad altre che lo sono decisamente meno.
Recentemente "Via col vento" è finito nell'onda del movimento "Black Lives Matter" e censurato da alcune piattaforme di streaming, come HBO Max, attiva negli Stati Uniti, mentre qui in Italia Netflix lo presenta avvertendo lo spettatore dello stampo razzista della sceneggiatura e della recitazione dei personaggi. É abbastanza evidente come le persone di colore, all'interno di questa epopea, siano viste come emarginate ed inferiori, così come è anche vero, è importante non dimenticarselo, che la storia è ambientata nel periodo della Guerra di Secessione, in pieno schiavismo. Per quanto il messaggio che manda il film, rendendo i personaggi di colore delle vere e proprie caricature - partendo dalla parlantina fino ad arrivare ai loro movimenti fisici -, non sia dei migliori e che sia giusto avvertire il pubblico per informarlo, penso che a volte anche la contestualizzazione sia è importante. Non siamo davanti ad un film che tratta lo schiavismo come tema centrale e rendere i personaggi di colore come Mammy una specie di macchietta comica per il suo modo di parlare si sarebbe potuto tranquillamente evitare, però non è il film ad essere sbagliato, ma la mentalità delle persone della fine degli anni trenta che ha in qualche modo reso possibile che "Via col vento" venisse realizzato secondo questo canone.
Con la visione di questo lavoro epocale, mi sono trovato davanti al capitolo della rassegna dedicata all'Oscar per il miglior film che mi faceva più paura: temevo che la storia sentimentale fosse eccessivamente pesante e che il ritmo non fosse dei migliori. Al contrario, invece, la visione si è rivelata interessante - non è e non sarà mai il mio film della vita - e coinvolgente, sia a livello visivo, dato che ho sempre amato il tipo di colorazione che è stato dato a questa pellicola e alcune scelte registiche sono assolutamente azzeccate, sia a livello recitativo. Non per ultimo, la storia e la narrazione, nonostante le quattro ore di durata, proseguono in maniera scorrevole risultando estremamente coinvolgenti.

5 commenti:

  1. Prima di tutte le polemiche moderne, di Spike Lee che lo denuncia e tutto il resto, questo è un vero classico, sono i film che andrebbero visti da tutti, anche solo per capire le moderne polemiche e sviluppare un po' di sana capacità di giudizio ;-) Cheers

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  2. Il post che tutti stavamo aspettando!! Il diavolo non è poi così brutto come lo si dipinge si dice...e molto interessante dal momento che hai impostato la recensione prediligendo un punto di vista attuale, date le ultime polemiche (a mio parere piuttosto assurde). Comunque il libro a me era piaciuto molto, lo consiglio sempre.

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  3. Della questione sul razzismo presente nel film (si parla di un'epoca in cui la faceva da padrone e non è un film di fantascienza o distopico), francamente me ne infischio. A parte la battuta squallida, rimane sempre un caposaldo imprescindibile.

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  4. Anche io ero molto prevenuta sul film, pensavo fosse un polpettone romantico e melodrammatico molto pesante, invece ha anche dei momenti decisamente divertenti (inutile dire che il mio personaggio preferito è Bella, la tenutaria del bordello frequentato da Rhett Butler e non solo da lui...) e altri che mi sono rimasti impressi per la profondità con cui scavano nei personaggi tramite piccoli gesti. Ancora oggi, prima di arrivare ad una festa, mi pizzico le guance per averle più rosee come faceva Rossella...

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  5. Come hai detto giustamente tu è importante contestualizzare. Siamo d'accordo che macchiettizzare i personaggi di colore sia orrendo ma censurare retroattivamente un film sarebbe come censurare la storia nelle sue pagine più brutali. Nonostante questo aspetto, rimane un ottimo film dall'incredibile ritmo che non fa assolutamente pesare le 4 ore di durata.

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