venerdì 26 giugno 2015

A Perfect Getaway - Una perfetta via di fuga (2009)

USA 2009
Titolo Originale: A Perfect Getaway
Regia: David Twohy
Sceneggiatura: David Twohy
Cast: Steve Zahn, Milla Jovovich, Timothy Olyphant, Kiele Sanchez, Marley Shelton, Chris Hemsworth, Anthony Ruivivar, Dale Dickey
Durata: 98 minuti
Genere: Thriller

E' un periodo in cui, per via di vari impegni, non sto riuscendo a guardare sempre ogni sera un film, motivo per cui non escludo per la prossima settimana di prendermi un periodo di pausa o di saltare qualche giorno di pubblicazione, per superare con serenità questo periodo e ricominciare, a pieno regime, dopo il 6 Luglio, data in cui riprenderò a fare le cose con i ritmi che ho avuto fino ad ora. In un periodo in cui non sto ben riuscendo a prendere in mano un film e a guardarlo, anche le pellicole che vengono 'passate in TV possono essere motivo per scrivere qualcosa. Trasmesso ieri sera su SkyTg24, quello del digitale terrestre perchè io non ho Sky (e pensare che su quel canale pensavo facessero solamente notiziari), "A Perfect Getaway" si è rivelato, con le sue enormi debolezze, un giusto passatempo per la serata.

Oddio, giusto passatempo in realtà mica tanto: la pellicola detto molto sinceramente mi è parsa piuttosto noiosa e per nulla degna di nota, ma siccome questo era quello che passava il convento mi sono adattato senza farmi particolari domande. "A Perfect Getaway" è un film dagli sviluppi piuttosto banali, che va a puntare la scena su un gruppo di quattro persone, due coppie di fidanzati, che inizieranno a sospettare l'uno dell'altro per via delle voci che girano riguardo alla presenza di un assassino sull'isola in cui si trovano. Ovvio anche che sarà una delle due coppie il colpevole e tutto sta a lasciarsi prendere dai vari giochi di sospetti che si creano all'interno del gruppo.

In fondo la pellicola è tutta qui. Peccato che sia particolarmente sprecata. Non si ha mai una vera e propria costruzione della tensione, è presente una scena, quella in cui viene rivelato l'assassino, composta da un lunghissimo flashback di difficile comprensione e, cosa meno importante ma da non sottovalutare, ha un buon campionario femminile che, su un'isola deserta circondata dal mare, non sta quasi mai in bikini. Hai a disposizione Milla Jovovich e Kiele Sanchez e le lasci tutto il tempo vestite, per giunta in un film che non ha quasi nulla da dire? Non puoi lamentarti poi se io lo definisco uno spreco.
Le interpretazioni dei protagonisti, quasi tutti interpreti minori, tranne una breve comparsata di Chris Hemsworth che ai tempi non era noto al pubblico, ma che ora ha ottenuto un giusto successo, non mi hanno particolarmente convinto, lasciandomi l'impressione che tutto fosse troppo costruito, troppo artificiale persino per un lavoro cinematografico così normale e senza alcun guizzo particolare. Si lascia guardare, sì, ma senza lasciare il minimo segno, a parte un bel po' di noia.

Voto: 4,5

giovedì 25 giugno 2015

WEEKEND AL CINEMA!

Un nuovo weekend cinematografico estivo è all'orizzonte e molte sono le uscite di questa settimana, di cui poche effettivamente interessanti. Vediamole tutte, una per una, sulla base dei miei pregiudizi!


Big Game di Jalmari Helander


Film d'azione prodotto in cooperazione tra Germania, Gran Bretagna e Finlandia con protagonista Samuel L. Jackson. Nonostante non mi ispiri nemmeno per sbaglio, forse il clima di questo periodo potrebbe convincermi a dargli un'occhiata mentre sudo come un matto nelle ore più calde della giornata, quelle in cui secondo i telegiornali non bisognerebbe uscire.


Bota Cafè di Iris Elezi, Thomas Logoreci

Produzione italo-albanese che, a sorpresa, guardando il trailer, potrebbe rivelarsi una delle visioni più interessanti di questa settimana, potenzialmente. Non so quando ne avrò l'occasione, dato che in sto periodo sto addirittura facendo fatica a vedere i film e a parlarvi di qualcosa, ma penso che prima o poi lo prenderò in mano.


Contagious di Henry Hobson


Nonostante i titoli italiani lo vogliano far passare per un normalissimo film zombie con protagonista Arnold Schwarzenegger, la realtà delle cose è ben diversa. Maggie, quersto il titolo originale, è in realtà un film drammatico, che di post-apocalittico e zombesco ha decisamente poco. A brevissimo la recensione.


Crushed Lives - Il sesso dopo i figli di Alessandro Colizzi

Pellicola italiana sul sesso. Penso lascerò passare inosservata.


Noi siamo Francesco di Guendalina Zampagni

E io sono Alfonso e non guarderò questo film. YEEE


Ruth e Alex di Richard Loncraine

Commedia sulla terza età con Morgan Freeman e Diane Keaton che non mi ispira nemmeno per scherzo e che penso proprio la lascerò passare inosservata. Non è periodo per vecchiate!


Soundtrack - Ti spio, ti guardo, ti ascolto di Francesca Marra

Ho letto recensioni piuttosto decenti derivanti da varie anteprime su questo film, per questo non me la sento, sinceramente, di cassarlo a priori. Non che brami dalla voglia di correre al cinema a vederlo, ma se dovessi averne l'occasione una guardata gliela darò.


Violette di Martin Provost

I film sul femminismo. Benissimo. Ma, detto sinceramente, a me nella maggior parte dei casi annoiano da morire. Ed ecco che mi sono perso tutto il pubblico femminista di questo blog. Me ne farò una ragione!


Ted 2 di Seth MacFarlane


Sicuramente sarà l'uscita che al box office sfonderà di più in questa settimana. Io non ho enorme fiducia, anzi, più che altro ho paura che le gag saranno troppo simili a quelle del primo capitolo. In realtà però so che Seth MacFarlane solitamente non delude per quanto riguarda le sue trovate. Sicuramente lo guarderò, sperando di divertirmi!

mercoledì 24 giugno 2015

Unfriended (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Unfriended
Regia: Levan Gabriadze
Sceneggiatura: Nelson Greaves
Cast: Shelley Hennig, Moses Jacob Storm, Renee Olstead, Will Peltz, Jacob Wysocki, Courtney Halverson, Heather Sossaman
Durata: 76 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Un gruppo di amici decide di fare una chat di gruppo su Skype, un anno dopo il suicidio della loro coetanea Laura, suicidatasi a causa degli insulti ricevuti dopo la pubblicazione di alcuni video che la ritraevano dopo essersi ubriacata. Improvvisamente nella chat appare un account misterioso, appartenente a Laura, che inizia a minacciare i partecipanti alla chat per fare ammettere a uno di loro chi sia stato a pubblicare il video.

L'idea di un film horror che avesse nella trama l'uccisione dei protagonisti tramite i social network è una cosa a cui prima o poi sicuramente avremmo dovuto assistere. Già con "Smiley" si era fatto un tentativo, nemmeno troppo riuscito a dir la verità, di dare ai social network un potere quasi predominante, mischiando però la cosa con il classico genere slasher in cui un assassino uccide tutti. Con "Unfriended" si fa però un passo in avanti, che in realtà in termini cinematografici sono due o tre passi indietro: innanzitutto l'idea è quella di vedere l'intero film tramite lo schermo di un solo computer, quello della protagonista Blaire, in collegamento Skype con quello di tutti gli altri protagonisti. Una tecnica che sicuramente a livello economico ha avuto costi irrisori, con un budget che si aggirava intorno al milione di dollari, e che attualmente ne ha fruttati quasi 45.

Alla fin fine però l'unica cosa buona del film, o forse sarebbe meglio dire l'unica idea intelligente, è stata questa. D'altronde i produttori con l'utilizzo di questa particolare tecnica, che mi è sembrata un po' la morte della cinematografia, hanno trovato una gallina dalle uova d'oro che di certo non ha avuto incassi esaltantissimi degni di "Paranormal Activity", ma un guadagno 45 volte superiore alla spesa è comunque un risultato della Madonna. La speranza, che sicuramente verrà disattesa perchè quando Hollywood scopre una gallinella dalle uova d'oro continua a spremerla all'infinito, un po' come ha fatto con i mockumentary, è che questa tecnica particolare venga presa, buttata in un cassetto, chiusa a chiave e mai più nella mia vita ripresa in mano.

Il motivo è molto semplice: sfido chiunque a dire che "Unfriended" sia un bell'horror o un horror decente o addirittura un horror brutto. "Unfriended" è uno dei peggiori film horror, o anche soltanto uno dei peggiori film in generale, che abbia mai visto: è una pellicola che vive sulla prima mezz'ora introduttiva che è pura noia, in cui la protagonista vivacchia tra Skype e Facebook scrivendo cose in chat e per lunghi tratti non sentiamo nemmeno le voci di tutti gli altri personaggi con cui sta condividendo la video conferenza. Quando però il film inizia ad ingranare ed iniziano ad accadere le cose, un po' come in estate, che è dove accadono le cose, queste sono buttate lì con un filo logico tirato per i capelli e soprattutto senza creare la minima tensione nello spettatore.

Il problema sta dunque qui. Innanzitutto, dove si è mai visto un horror che non ha tensione? Cioè, sì, se ne sono visti moltissimi, ma questo è un qualcosa di ancora peggio forse. In secondo luogo la noia. Con "Unfriended", film che dura la bellezza di un'ora e sedici minuti, i registi sono riusciti a farmi pesare in maniera incredibile anche una così breve durata, aggiungendo scene inutili (basti pensare alla prima mezz'ora in cui non accade nulla) e senza nè capo nè coda.

Voto: 2

martedì 23 giugno 2015

iZombie - Stagione 1

iZombie
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 13
Creatore: Rob Thomas, Diane Ruggiero-Wright
Rete Americana: The CW
Rete Italiana: Inedita
Cast: Rose McIver, Malcolm Goodwin, Rahul Kohli, Robert Buckley, David Anders, Bradley James
Genere: Thriller

Dopo l'ormai elevatissimo numero di produzioni audiovisive riguardo i vampiri vegan, ovvero quei vampiri che, andando contro la propria natura, decidono di non succhiare più il sangue delle giovani vergini, ma di nutrirsi di sangue di animali, ecco che anche il genere sugli zombie comincia a vedere qualche esemplare molto simile al filone sui vampiri. Se il primo ha visto in "Twilight" e in "The Vampire Diaries" i suoi periodi di maggior fioritura, il secondo, con la storia degli zombie che in un certo qual modo riescono a mantenere la propria umanità, non è ancora molto inflazionato e forse non lo sarà mai, proprio grazie o per colpa di una serie cult che gli zombie li tratta diciamo normalmente.

"iZombie" è una serie TV che però si inserisce in quel filone. Tratta dall'omonimo fumetto e mandata in onda nel corso dei mesi primaverili da The CW, la serie racconta le vicende di Liv Moore, studentessa di medicina che, dopo essere diventata uno zombie, riesce in qualche modo a mantenere la sua umanità e, utilizzando i cervelli usati per le autopsie in obitorio, entrerà in qualche modo in contatto con le vittime degli omicidi aiutando la polizia nelle indagini. Un'idea sulla carta abbastanza carina, che solo lo stesso creatore di "Veronica Mars", serie TV cult degli anni della mia adolescenza, avrebbe potuto portare per bene sullo schermo.

I problemi di questa serie però, nonostante la sua carineria, mi sono sembrati abbastanza. Innanzitutto non ho trovato la storia della protagonista, interpretata da Rose McIver, particolarmente interessante. O quanto meno, non tanto da farmi seguire la serie in maniera assidua e tanto meno da farmi attendere ogni volta l'episodio, tant'è che ne sto parlando con un certo ritardo rispetto all'uscita dell'ultimo episodio in televisione. In secondo luogo mi sono apparsi debolucci pure i personaggi secondari, così come anche i singoli casi di puntata non mi hanno mai lasciato con la voglia di scoprire qualcosa di nuovo.

Resta dunque il fatto che "iZombie" è una serie che parte da un'idea buonissima potenzialmente, ma che presto si è arrovellata su se stessa senza mai riuscire a lasciare in me un ricordo di quelli che mi facessero venire voglia di andare avanti. L'abbandono per l'eventuale seconda stagione è dunque dato praticamente per scontato.

Voto: 5,5

domenica 21 giugno 2015

CHINA: THROUGH THE REVOLUTION - Infernal Affairs (2002)

I blogger riuniti ritornano, organizzando una giornata dedicata al cinema cinese! E stavolta addirittura ci si divide: doppio titolo per due filoni storico-cinematografici completamente diversi. China: Inside the Tradition" è il titolo che daranno al loro post quei blogger che hanno deciso di parlare di un film girato nel periodo pre-coloniale, mentre "China: Through the Revolution" è il titolo per coloro che hanno deciso di parlare del filone nato dopo l'annessione di Hong Kong alla Cina, data utilizzata un po' come spartiacque. Ispirato dall'idea di parlare di "Infernal Affairs", film che dovevo vedere da tempo, giusto quando ho scoperto che il mio adorato "The Departed" sarebbe un suo remake, ho deciso di occuparmi del secondo filone.



Hong Kong 2002
Titolo Originale: 無間道 (cantonese: Mou gaan dou; mandarino: Wú​jiàn dào)
Regia: Andrew Lau, Alan Mak
Sceneggiatura: Alan Mak, Felix Chong
Cast: Tony Leung Chiu-Wai, Andy Lau, Anthony Wong, Eric Tsang, Chapman To, Lam Ka Tung, Ng Ting Yip, Dion Lam, Wan Chi Keung, Sammi Cheng, Kelly Chen, Edison Chen, Shawn Yue, Elva Hsiao
Durata: 101 minuti
Genere: Azione, Thriller

Posto che sarà almeno un anno che rimando la visione di "Infernal Affairs", film del 2002 girato dalla coppia di registi Andrew Lau e Alan Mak, ho colto giusto poche settimane fa l'occasione per vederlo. Ho scoperto nemmeno troppo tempo fa che il famoso "The Departed" vincitore di quattro premi Oscar, sarebbe un remake proprio di questa pellicola di Hong Kong, motivo per cui la visione si rivelava piuttosto imprescindibile. E, ora che ho visto il primo, ho quasi voglia di papparmi l'intera trilogia! L'idea è quella di non fare confronti tra i due film, anche perchè per farlo in maniera approfondita dovrei anche rivedermi il lavoro di Scorsese.

"Infernal Affairs" si inserisce perfettamente in quelle che sono un po' le situazioni più utilizzate dal cinema di Hong Kong, un cinema che punta prevalentemente all'intrattenimento, con dei budget piuttosto bassi rispetto alla produzione hollywoodiana, nonostante l'industria cinematografica del paese sia talmente evoluta da essere la terza più grande industria cinematografica al mondo, dopo Bollywood e Hollywood appunto. Budget piuttosto bassi che però si riflettono quasi sempre in regie abbastanza ricercate e soprattutto in trame molto molto interessanti.

La storia che presente in "Infernal Affairs" è ben nota, soprattutto per chi ha visto "The Departed", film che non si discosta molto dal suo predecessore. La pellicola racconta una serie di giochi di potere tra il capo della polizia e il capo di una banda di spacciatori di droga, Sam. Mentre il primo ha infiltrato Yan, un suo uomo, da molti anni all'interno della banda di Sam, il secondo assolda da tempo dei giovani ragazzi, da mandare come talpe all'accademia di polizia. Uno di questi è Lau, riuscito addirittura a diventare ispettore e uno delle talpe più importanti di Sam all'interno delle forze dell'ordine. Tali giochi di potere, a parte consegnarci due fazioni ben distinte tra bene e male, rappresentate dal capo della polizia e da Sam, ci consegna due personaggi estremamente interessanti. Mentre per i due che tirano le file del discorso la distinzione tra bene e male è ben netta, per Yan e Lau il discorso è ben diverso e risulta, di gran lunga la cosa più interessante del film. Per loro il confine tra bene e male è molto labile: il primo ha più volte dovuto uccidere per poter rimanere fedele al suo boss e avere un posto di rilievo all'interno della banda, mentre il secondo, dopo anni di collaborazione con Sam, sembra pensare più e più volte di distaccarsene, per avere una vita più tranquilla come ispettore.

"Infernal Affairs" inoltre è una pellicola che va ben al di là rispetto al genere d'azione a cui dovrebbe appartenere. Contiene al suo interno una costruzione della tensione da grande thriller, così come delle parti drammatiche per le quali, inscatolarlo in un solo genere appare molto molto complicato. Il tutto è condito da un comparto tecnico di primissimo livello: la regia non si vergogna nel proporre delle inquadrature piuttosto ricercate, così come anche il montaggio e la colonna sonora sono di altissima qualità. "Infernal Affairs" è dunque un film da recuperare, perchè anche se, come me, avete amato "The Departed", che ha avuto il merito di dare al film di Hong Kong un po' di notorietà, potrete trovare sicuramente pane per i vostri denti.

Voto: 9

Partecipano alla rassegna anche i seguenti blog!


China: inside the tradition.


Storia di fantasmi cinesi (Siu-Tung Ching, 1987) sul Bollalmanacco di Cinema
The Killer (John Woo, 1989) su Director's Cult
Lanterne rosse (Yimou Zhang, 1991) su Scrivenny 2.0



China: through the revolution.



I love Beijing (Ning Ying, 2000) su The Obsidian Mirror
La città proibita (Zhang Yimou, 2006) su Recensioni Ribelli
Life without principle (Johnnie To, 2011) su Solaris
Il tocco del peccato (Zhangke Jia, 2013) su White Russian
Closed Doors Village (Xing Bo, 2014) su Mari's Red Room
Mountains may depart (Zhangke Jia, 2015) su Montecristo

sabato 20 giugno 2015

Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet (2013)

Francia, Canada 2013
Titolo Originale: The Young and Prodigious Spivet
Regia: Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet, Guillaume Laurant
Cast: Kyle Catlett, Jakob Davies Layton, Niamh Wilson, Helena Bonham Carter, Robert Maillet, Judy Davis, Callum Keith Rennie, Julian Richings, Dominique Pinon, Richard Jutras, Rick Mercer, James Bradford
Durata: 105 minuti
Genere: Avventura, Drammatico

Quando vedo film in cui i protagonisti sono dei bambini geniacci, che hanno vissuto una vita ben più interessante della mia con meno tempo a disposizione e che, soprattutto, hanno sempre l'idea giusta per cambiare il mondo, mi viene l'orticaria. Non sono un amante di questo tipo di film, così come non lo sono di un certo tipo di personaggi. "Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet" è però un film girato da Jean-Pierre Jeunet, lo stesso regista de "Il favoloso mondo di Amelie", film che mi era abbastanza piaciuto ma sul quale non ho dei ricordi tali da potermi permettere di fare un qualche tipo di confronto.

Come dicevo, T. S. Spivet è un bambino molto particolare, assolutamente geniale, con una famiglia un po' strana alle spalle. Il suo sogno, ispirato da una lezione universitaria seguita per puro caso, è quello di diventare il Leonardo Da Vinci del nuovo millennio, creando una macchina in grado di ottenere il moto perpetuo consumando meno energia di quanta ne crea (cosa che secondo i principi della termodinamica è praticamente impossibile). T. S. è una mente scientifica alquanto geniale, lui crea statistiche e studi scientifici su qualsiasi cosa, sul suo fratello gemello che si diverte a sparare col fucile, su sua madre quando fa le cose di casa e su un sacco di altre cose, ma la sua vita verrà sconvolta proprio nel momento in cui, durante uno dei suoi studi sul suo fratello gemello, a causa di un incidente col fucile, questi muore.

Diciamo che la pellicola segue un andamento piuttosto lineare e si segnala principalmente per un'ottima fotografia, piuttosto accattivante, vincitrice addirittura di un premio César nel 2014, ma a livello dei contenuti siamo più che altro dalle parti del ruffianotto andante. Il viaggio che compie T. S. Spivet nel momento in cui deve andare a ritirare il premio per la sua straordinaria invenzione non è niente di mai visto nella storia del cinema e non mi è sembrato nemmeno nulla di eccezionale. Eppure il film, puntando ad un sentimentalismo abbastanza facile, riesce a risultare quanto meno carino.

E' più che altro sul finale che si concentra una delle riflessioni più interessanti dell'intera pellicola: la notorietà mediatica che ottiene T. S. Spivet è data più che altro da una serie di bugie raccontate sulla sua famiglia, come il fatto di essere orfano oppure dalla rivelazione della morte del suo fratello gemello. Notorietà mediatica che verrà prontamente sfruttata dagli organizzatori della premiazione e che fa vedere come spesso e volentieri si voglia dare una certa spettacolarizzazione al dolore, con la cosa che viene ancor più amplificata dal momento che il protagonista di tutto sarebbe un bambino.

Voto: 6,5

venerdì 19 giugno 2015

Summer's Blood (2009)

Canada 2009
Titolo Originale: Summer's Moon
Regia: Lee Demarbre
Sceneggiatura: Sean Hogan, Christine Conradt
Cast: Ashley Greene, Barbara Niven, Peter Mooney, Stephen McHattie, Danielle Kind, Allison Graham, Sean Tucker, Cinthia Bruke, Peter Michael Dillon, Daniel Simpson, Teri Loretto, Paul Whitney
Genere: Thriller, Horror

La trama in breve: Summer, fuggita di casa per trovare suo padre, che l'aveva abbandonata quando era piccola, si reca a Massey, città contenuta su una lettera, unico indizio a sua disposizione. Una volta lì, accetterà un passaggio da un giovane ragazzo, Tom, che dopo aver passato una notte di sesso con lei, la rapirà, costringendola a vivere incatenata in una specie di "giardino umano" nel sotterraneo della casa.

Possessori di Sky in qualche modo mi avevano avvisato del fatto che la programmazione di Horror Channel, canale ovviamente dedicato al cinema horror 24 ore su 24, mandasse in onda una programmazione piuttosto scadente, con veramente pochi cult del genere e soprattutto poche perle da regalare, concentrandosi più che altro sui circuiti indipendenti e su film passati solamente in home video. In una serata, guardando su noti siti internet la programmazione proprio di quel canale, proprio per curiosità ho deciso di procurarmi questo "Summer's Blood" che dalla trama sembrava leggermente più interessante della media. Vari giudizi su internet poi mi hanno portato a pensare al fatto che avrei visto comunque un film carino, senza troppe pretese, ma mai giudizio ho ritenuto più sbagliato.

"Summer's Blood" è il più classico degli horror che hanno come leit-motiv la tortura. Normalmente verrebbero definiti splatter, ma in questo film non è che si veda così tanta roba da poterlo annoverare in quel genere, tanto che in realtà più che un vero e proprio horror mi sentirei di definirlo un thriller che si spinge un po' più oltre rispetto ai normali thriller. Ovvio è anche il fatto che si tratti di uno di quei thriller in cui non c'è tensione, i pochi colpi di scena sono non telefonati, ma annunciati con un piccione viaggiatore e la recitazione è fastidiosa a livelli quasi impensabili per un essere umano.

E se proprio voleste chiudere gli occhi su tutte queste questioni e guardarvi lo stesso il film, sappiate che a livello di sceneggiatura non è che abbia molte cose da offrire in più di quanto vi ho già detto. Vi basti pensare che al suo interno troverete tutta una serie di clichè di quelli che si possono definire "psycho movies" in cui la protagonista, qui interpretata dalla bella Ashley Greene, viene prima apparentemente in maniera inspiegabile catturata da un giovane psicopatico che usa le donne che cattura quasi come piante da giardino, successivamente si scopre, come è ovvio che sia, che il giovane psicopatico ha alle spalle un padre che è probabilmente ancora peggio di lui sul profilo caratteriale. Di una cosa su suo padre però siamo sicuri: recita dieci volte peggio del peggior attore presente in questo film e sarebbe roba da prendere a sberle fino alla fine dei miei giorni.

Per descrivere "Summer's Blood", chiara trovata commerciale per accattivarsi i fan della Greene, diventata famosa grazie alla saga di "Twilight" e con una buona rosa di fan al seguito, che è sì molto bella, ma che in quanto a capacità recitative mi pare ancora, per essere buono, molto acerba , non c'è molto altro da aggiungere. Io, fossi in voi, ne starei proprio alla larga. Poi oh, vostro rischio e pericolo.

Voto: 2

giovedì 18 giugno 2015

WEEKEND AL CINEMA!

Un nuovo weekend cinematografico è all'orizzonte e, essendo un weekend estivo, le uscite davvero interessanti sono ben poche. Vediamole tutte, documentari esclusi, commentate in base al mio pregiudizio!


Albert e il diamante magico di Kartsten Kiilerich


Si parte subito con un film d'animazione che pare una bambinata piuttosto ignobile. Non guardo un bel film d'animazione da una vita, penso che prolungherò questo record ancora per qualche tempo...


Diamante nero di Céline Sciamma


Direttamente dalla Francia arriva un film drammatico che dalla trama sembra essere piuttosto pesante. Ma sappiamo anche come i francesi siano piuttosto bravi nell'alleggerire temi pesanti e anche abbastanza complicati, quindi penso che un'opportunità a questa pellicola gliela si possa dare.


Fuga in tacchi a spillo di Anne Fletcher


Queste commedie tutte al femminile solitamente non mi entusiasmano per nulla. Però, per una visioncina estiva senza pensieri, la presenza di Reese Witherspoon e di Sofia Vergara potrebbero convincermi a passare del tempo a cervello zero e gnocca 10.


La regola del gioco di Michael Cuesta


Biopic di cui non conosco per nulla il protagonista reale. So solo che solitamente questi thriller giornalistici, seppur biografici, mi hanno sempre preso nel bene o nel male. Potrebbe dunque essere una delle uscite più interessanti della settimana.


Teneramente folle di Maya Forbes


Ecco, questa pellicola invece, liberamente ispirata alla storia di vita della regista Maya Forbes, non mi ispira quasi per nulla e anche il trailer conferma quelle che sono state le mie impressioni leggendo la trama. Temo che passerò oltre.


Torno indietro e cambio vita di Carlo Vanzina


Un film di Carlo Vanzina che sfrutta il tema dei viaggi nel tempo? ODDIO MA CORRO SUBITO A VEDERLO!!!!
... no, direi anche di no...


Unfriended di Levan Gabriadze


Horror della settimana che, come ogni horror, vedrò quasi sicuramente. C'è il grande pericolo che si tratti di una supercazzola, ma il tema di partenza mi è parso un po' più originale rispetto al solito, motivo per cui non vedo perchè non dargli un'opportunità.

mercoledì 17 giugno 2015

Mommy (2014)

Canada 2014
Titolo Originale: Mommy
Regia: Xavier Dolan
Sceneggiatura: Xavier Dolan
Cast: Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon, Suzanne Clément, Alexandre Goyette, Patrick Huard
Durata: 138 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: In Canada lo Stato ha approvato da tempo una legge, chiamata S-14, che consente ai parenti di minori complicati di effettuare un ricovero presso un istituto psichiatrico saltando la procedura legale. Diane Despres, dopo aver ripreso con sè suo figlio da un centro di recupero perchè affetto da deficit dell'attenzione e iperattività, lo riporta a casa, dove i due faranno conoscenza con la loro vicina Kyla, affetta da balbuzie invalidante a seguito di un evento traumatico.

Me lo ero perso lo scorso anno, uscito nel mese di Dicembre del 2014 per via di vari impegni non ero riuscito ad andarlo a vedere al cinema e si è reso necessario l'acquisto del DVD originale per poterlo vedere. Fortuna che c'è santo Amazon ogni tanto. Ho acquistato così a scatola chiusa perchè praticamente il mondo intero ne ha parlato non bene ma benissimo e io, per una volta, ho deciso di ascoltare tutti e, dopo la visione, ho deciso anche di non tirarmi indietro dal parlarne. Benissimo ovviamente. Il film, scritto e diretto dal canadese Xavier Dolan aveva ricevuto alla scorsa edizione del Festival di Cannes il Premio della Giuria e anche la nomination alla palma d'oro vinta poi da "Il regno d'inverno - Winter Sleep" di Nuri Bylge Ceylan. Mentre il vincitore ancora non sono riuscito a vederlo per via dell'idea di pesantezza che mi dà, questo è stato un vero e proprio amore cinematografico.

Bisogna premettere che il film ha uno sviluppo molto normale: abbiamo un ragazzino con disturbi dell'attenzione e particolarmente aggressivo che torna a vivere con sua madre e instaura un rapporto di insegnamento privato con la vicina di casa Kyla, dal passato nebuloso e tormentato e affetta da balbuzie invalidante. Il film per buona parte della sua durata non fa altro che raccontarci questi rapporti: lo fa benissimo e soprattutto in maniera accattivante, ma fino a un certo punto, a parte l'inquadratura (segnate che ci ritorno dopo), tutto sembra portare verso un normalissimo sviluppo con poco da offrire.

Mai ho commesso errore più grande: arrivati al punto di rottura, rappresentato dalla canzone "Wonderwall" degli Oasis, gruppo che ho amato in passato ma che negli ultimi anni ha iniziato a venirmi molto a noia, questa canzone nella fattispecie, il film prende una piega bellissima. Dolan riesce in questo modo a giocare con il mezzo cinematografico, giocando con le inquadrature e con le proporzioni dello schermo (avevate segnato?) che fino ad allora erano 1:1, come i quadrati delle foto di Instagram, ma che in più punti vengono letteralmente aperte, a mano, dal protagonista, interpretato dal bravissimo Antoine-Olivier Pilon. L'inquadratura, che per tutto il tempo era stata quadrata, claustrofobica, riprendendo solo una persona alla volta per motivi di spazio, nelle uniche due scene veramente felici del film passa ai 16:9 classici, condito tra l'altro da una colonna sonora sublime.

La colonna sonora, ecco: talvolta usa brani mitici degli scorsi anni, passando con maestria da  brani come "White Flag" di Dido a Lana del Rey e alla già citata "Wonderwall" degli Oasis, passando anche attraverso "Welcome to My Life" dei Simple Plan e raggiungendo il suo apice col brano "Experience" firmato Ludovico Einaudi, in una delle scene cinematograficamente più belle ed emozionanti che abbia visto non solo quest'anno, ma nella mia intera vita.

Voto: 10

martedì 16 giugno 2015

Game of Thrones - Stagione 5

Game of Thrones
(serie TV, stagione 5)
Episodi: 10
Creatore: David Benioff, D.B. Weiss
Rete Americana: HBO
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Peter Dinklage, Lena Headey, Emilia Clarke, Kit Harington, Sophie Turner, Maisie Williams, Iain Glen, John Bradley, Nikolaj Coster-Waldau, Alfie Allen, Aidan Gillen, Conleth Hill, Gwendoline Christie
Genere: Fantasy

Su tutte le stagioni di "Game of Thrones" io sono sempre stato molto critico. La serie ha d'altronde un paio di cose che la rendono molto difficile da seguire rispetto ad altre: innanzitutto ha troppi personaggi, molti dei quali inevitabilmente si finisce per odiarli o quanto meno  farseli piacere di meno; in secondo luogo spesso e volentieri è una serie che si ferma troppo a parlare parlare e parlare senza poi passare ai fatti. Da questo punto di vista la stagione per me peggiore nel complesso è stata la terza, con il solo nono episodio in cui successe veramente qualcosa, mentre apprezzai la prima, la seconda e la quarta nonostante i difetti sopra citati.

Un'altra premessa che ci tengo a fare è che io non ho letto e penso mai leggerò i libri da cui è tratta la serie. Ho provato a prenderne in mano uno e mi sono stufato dopo tre pagine perchè il modo di scrivere del buon George R.R. Martin mi disturba quasi di più di quello di Stephen King. Per questo motivo io mi tiro fuori da tutte quelle diatribe sul fatto che la serie ormai non segua più i libri perchè questi sono finiti o perchè sono stati superati dalla storia televisiva e soprattutto perchè è sempre MEGLIO IL LIBBBBROOOO..

Questa quinta stagione secondo me è partita un po' in sordina: le prime puntate non sono mai riuscite ad entusiasmarmi per davvero e in questa recensione non ho nemmeno tutta questa voglia di stare qui a parlare nel dettaglio di ogni storyline che viene affrontata, perchè verrebbe una roba lunga circa quindici o venti pagine. L'altro fatto che mi ha fatto storcere un po' il naso è che tutte, e dico tutte, le diverse storyline sembrano molto staccate l'una dall'altra: va bene che "Game of Thrones" è una storia corale, ma vedere tutti separati e che se ne fregano della storia degli altri mi è sembrato decisamente troppo. Per non parlare poi del fatto che ce ne sono state un paio che in questa stagione non sono nemmeno state esplorate.

DA ORA IN POI SPOILER

La serie però, dal settimo episodio in poi, alza prepotentemente il suo livello, innanzitutto facendo accadere una cosa che tutti aspettavamo sin dalla prima puntata. Sì, carissimi, ad un certo punto quella frase riguardante l'inverno, che è stata ripetuta per cinque anni da qualsiasi personaggio, si avvera. E io sono andato per la piazza del mio paese a sparare mortaretti per festeggiare l'evento. In secondo luogo anche la storyline riguardante Daenerys e quella riguardante Dorne mi sono iniziate a piacere moltissimo, soprattutto, per quanto riguarda la prima, nel momento in cui appare Drogon e per quanto riguarda la seconda si è sollevata per davvero soltanto durante il season finale.

Un season finale che, tra l'altro, non chiude storie, ma ne apre altre, quindi la prossima stagione sarà ancora più difficile da seguire. Fondamentalmente del season finale ho apprezzato più o meno tutto, a partire dalla parte su Stannis Baratheon, fino ad arrivare a Daenerys che viene raggiunta dai Dothraki, passando attraverso la fuga di Sansa (protagonista dell'episodio più discusso di questa stagione da parte delle femministe dell'ultima ora, quelle per cui gli uomini sono solo stupidi e puzzano) che è il secondo personaggio da me più odiato. Cercei è stata protagonista di una delle scene più pressanti dell'intera stagione, con la sua camminata della vergogna che pur dando un po' di goduria a me che l'ho poco sopportata, è risultata essere una scena molto realistica e cruda. Per finire poi con la morte (?) di Jon Snow, personaggio che per cinque stagioni non ci ha capito un cazzo e che finalmente lo vedo pieno del suo sangue a crepare. Magnema di tutte le considerazioni riguardo al fatto che sicuramente troveranno il modo per non farlo morire, per me è morto e io godo!

FINE SPOILER

Voto: 7,5

lunedì 15 giugno 2015

Tomorrowland - Il mondo di domani (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Tomorrowland
Regia: Brad Bird
Sceneggiatura: Brad Bird, Damon Lindelof
Cast: Britt Robertson, George Clooney, Hugh Laurie, Raffey Cassidy, Tim McGraw, Judy Greer, Pierce Gagnon, Kathryn Hahn, Keegan-Michael Key, Chris Bauer, Thomas Robinson
Durata: 121 minuti
Genere: Fantasy

La trama in breve: Dopo l'ennesimo sabotaggio alla fabbrica dove lavora il padre, ingegnere aerospaziale, Casey Newton finisce in prigione. Tra i suoi effetti personali trova una spilla, che al solo tocco la trasporta in un mondo apparentemente parallelo al nostro, Tomorrowland.

Dopo "Escape from Tomorrow", horror ma nemmeno troppo horror di gran classe, passato alla storia come il film realizzato illegalmente all'interno di un parco divertimenti della Disney, che poi mi dovete spiegare se ancora qualcuno ci crede alla storia che tutti ne erano all'oscuro e nessuno se ne sia mai accorto, data la cura nei particolari e nelle riprese, ecco che arriva un film Disney che vuole essere un po' una risposta fantasy a quel film illegale. Alla regia abbiamo Brad Bird, noto più che altro per il suoi lavori di animazione, ma anche per il suo ultimo lavoro "Mission: Impossible - Protocollo fantasma", e come protagonisti il mio amore di quest'anno Britt Robertson e George Clooney.

L'idea della Disney con questo lavoro era fondamentalmente quella di ritornare ai vecchi film per famiglie, quelli in cui insegnare ai più piccoli ad inseguire i sogni, a lottare per un mondo migliore. E, se dobbiamo dirla tutta, da questo punto di vista si potrebbe anche dire che il film bene o male funzioni. Le due ore della sua durata d'altronde sono puro intrattenimento, con una buonissima dose di effetti speciali, tra l'altro spettacolari, e una specie di città del futuro che ricorda molto in quanto a grafica le città di "Hunger Games" o anche quella di "Jupiter - Il destino dell'Universo".

Nonostante tutto ciò il film presente una serie di difetti abbastanza evidenti che mi hanno fatto storcere un bel po' il naso: innanzitutto ho trovato la durata decisamente eccessiva rispetto alla storia che viene raccontata, con il film che, soprattutto all'inizio e nella parte finale, si lascia andare verso troppe lungaggini che danno anche un po' di noia, a dirla tutta. In secondo luogo è stato anche il cattivo a non convincermi, interpretato da "Dr. House" Hugh Laurie, che tutti capiamo subito essere il personaggio negativo del film, ma che viene smascherato solamente alla fine in un modo apparentemente casuale.

"Tomorrowland - Il mondo di domani" gioca purtroppo su una trama troppo sfilacciata e disunita per lasciare il segno, dando sì due ore, pur eccessive, di puro intrattenimento, ma non riuscendo a convincere del tutto nella sua realizzazione e facendosi apprezzare più per la sua potenza visiva che per il resto. Peccato perchè aveva tutte le carte in regola per essere un buon film, a partire dal cast, con Britt Robertson che nonostante i suoi 25 anni ha ancora quel fascino da ragazzina e con quel fisico uno che non sa potrebbe confonderla tranquillamente per una liceale. Anche George Clooney non si comporta malissimo nel ruolo del sognatore disilluso, invece delusione per quanto riguarda Hugh Laurie.

Voto: 5,5

domenica 14 giugno 2015

La stanza del bambino (2006)

Spagna 2006
Titolo Originale: La habitación del niño
Regia: Alex de la Iglesia
Sceneggiatura: Jorge Guerricaechevarría, Álex de la Iglesia
Cast: Javier Gutiérrez Álvarez, Leonor Watling, Sancho Gracia
Durata: 75 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Juan, Sonia e il loro figlio neonato si sono appena trasferiti in una vecchia villa, acquistata ad un prezzo stracciato, con l'intento di ristrutturarla. La prima notte lì dentro però si accorgono, grazie all'interfono, che dalla stanza dove dorme il loro bambino proviene una strana voce.

Non so se chi mi legge abbia affrontato l'intervento per la rimozione del dente del giudizio. So solo che tutti i miei amici che hanno subito questa cosa erano stati sottoposti all'intervento per un dente per volta, con tutti che mi dicevano di non preoccuparmi, che ci sarebbe stato sì del dolore, che non sarei stato in formissima per i due o tre giorni seguenti ma sarebbe stato tutto molto sopportabile. Ecco, a me innanzitutto Giovedì me ne hanno tolti due, sotto e sopra dalla parte destra, con quello sopra che è stata una delle cose più dolorose che abbia mai provato. Ho rischiato di svenire per ben due volte perchè ho una paura fottuta del dentista e, soprattutto, sono ancora alle prese con un certo dolore e con una buonissima dose di rincoglionimento. Ora non so se i miei amici che mi hanno raccontato sono dei supereroi o sono io ad avere una soglia del dolore bassissima, fatto sta che sto già tremando all'idea di quando mi strapperanno gli altri due. Ovviamente questa introduzione è dovuta al fatto che nel pomeriggio, in preda al rincoglionimento totale post-intervento, non avevo voglia di non fare nulla, nemmeno di impegnarmi a vedere un film nuovo mai visto. Motivo per cui ho deciso, pur di non stare sulla poltrona a vegetare totalmente, di rivedermi questa pellicola spagnola, andata in onda in una serie di sei film nominata "Peliculas para no dormir" per la regia di Alex de la Iglesia, lo stesso di "Ballata dell'odio e dell'amore" e di "Le streghe son tornate".

"La stanza del bambino" è un film che, assieme a un gruppo di amici, avevamo deciso di vedere durante una serata di Halloween di circa tre o quattro anni fa se non ricordo male e che, ricordo, mi aveva messo abbastanza ansia e anche fatto abbastanza paura, tanto da consigliarlo in giro ad altri amici e conoscenti, sapendo che avrebbero trovato pane per i loro denti. La seconda visione però è stata quasi desolante, più che altro per quanto il film in questione non si presti, ma proprio per nulla, ad essere visto più di una volta. D'altronde non ci sono dettagli da scoprire, cose nuove da trovare per risolvere un mistero o chiacchiere varie, motivo per cui una seconda visione risulta inutile, perchè non c'è più l'effetto sorpresa, e anche, se si può, dannosa, rispetto a ciò che pensavo del film.

Un film horror che parte come il più classico dei film sulle case infestate, sulle presenze e sull'inquietudine di una famiglia, che presto si trasforma in un film sulla pazzia del protagonista, per poi arrivare ad una risoluzione per me totalmente inaspettata, quanto addirittura originale e da me mai vista prima. Peccato che, vista la pellicola con un occhio un po' più critico, sono riuscito a trovare tutta una serie di difetti da affiancare ai buoni pregi, che vantano una buona regia, una buonissima costruzione della tensione e, come anche già detto, l'originalità nello sviluppo della trama.

Purtroppo però, essendo un film nato per la TV spagnola, presenta difetti dovuti più che altro alla sua durata, difetti che ho notato solamente con la seconda visione. Innanzitutto la brevissima durata, solamente 75 minuti, fa sì che le cose accadano tutte molto velocemente, tanto che non si fa in tempo a metabolizzare una scena che subito veniamo catapultati in un'altra situazione, a volte anche totalmente diversa dalla precedente, senza sia giustificato necessariamente il filo logico che collega le due cose. In secondo luogo non sono riuscito a ritrovarmi bene con i protagonisti del film, che questa volta mi sono sembrati poco caratterizzati, soprattutto rispetto a quanto mi erano piaciuti alla prima visione. Non so, sinceramente deve essere la prima volta che, ad una seconda visione, la mia valutazione su un film cambia così tanto, fatto sta che "La stanza del bambino" rimane un horrorino guardabilissimo, senza che però si possa vantare su di esso qualche strana pretesa di sorta.

Voto: 6,5

sabato 13 giugno 2015

Project Almanac - Benvenuti a ieri (2015)

USA 2015
Titolo originale: Project Almanac
Regia: Dean Israelite
Sceneggiatura: Jason Pagan, Andrew Stark
Cast: Jonny Weston, Amy Landecker, Sofia Black-D'Elia, Gary Grubbs, Virginia Gardner, Katie Garfield
Durata: 105 minuti
Genere: Fantascienza

La trama in breve: David è unos tudente all'ultimo anno del liceo, che ottiene una borsa di studio per l'MIT, ma essendo troppo bassa probabilmente dovrà rinunciare. Per impedire a sua madre di vendere la casa per pagare la retta, deciderà di costruire una macchina del tempo, basandosi sui progetti lasciati nella sua cantina dal padre defunto. Gli esperimenti verranno condotti con i suoi migliori amici, con i quali tenterà anche di migliorare la vita di tutto il gruppo.

Un tempo si viaggiava nel tempo (bellissima ripetizione) con l'intento di cambiare o evitare catastrofi naturali, con l'intento di vedere i dinosauri o di uccidere Hitler e Stalin prima che facessero quello che poi hanno fatto. Ora, viaggiare nel tempo per scopi così nobili, è diventato troppo mainstream: un po' perchè anche secondo la fantascienza viaggiare nel tempo con questi intenti sarebbe scientificamente impossibile, in secondo luogo perchè ormai la gente pensa ai cazzi suoi, non più ai problemi dell'umanità. Motivo per cui i protagonisti di "Project Almanac - Benvenuti a ieri", filmetto prodotto da MTV e Michael Bay arrivato da noi solamente in home video, utilizzano la macchina del tempo da loro costruita per far del bene solo a se stessi, chi tentando di alzare i suoi voti, chi per prendersi delle rivincite contro rivali del liceo, chi ancora per farsi la ragazza dei suoi sogni.

Obiettivamente sul film non è che ci sia moltissimo da dire, non ci si può fare sopra delle riflessioni cinematografiche di altissimo livello, così come la pellicola, essendo una di quelle cose che si guardano, si apprezzano anche moderatamente, ma non sono mai e poi mai destinate a lasciare il segno, non è che abbia moltissimo da offrire, a parte una trama che si arrovella tra un viaggio nel tempo e l'altro in maniera non troppo convincente, ma quanto meno coinvolgente. Nonostante la sua durata sia nella media, forse una ventina di minuti in meno sarebbero stati ancora meglio, dato che l'introduzione è di una lungaggine quasi eccessiva, mentre le cose interessanti accadono praticamente tutte quando si è superato il giro di boa.

Dal punto di vista registico "Project Almanac - Benvenuti a ieri" è girato come il classico compitino, senza particolari pretese, anche perchè si tratta di un film ripreso con la tipica telecamerina a mano, così come anche i protagonisti, che personalmente non li ho mai visti in altri lavori precedenti, mi sono sembrati piuttosto di livello medio, tendente anche al basso. Essendo però il film prodotto da MTV, canale che un tempo si occupava di musica, mentre ora fa solo reality show idioti, la colonna sonora si avvale di tutto ciò che i giovani ascoltano in questo periodo. Chiaro, niente di fenomenale, ma quanto meno la presenza di band come gli Imagine Dragons oppure del brano introduttivo "Jungle" degli X Ambassadors & Jamie 'n Commons, così come una serie di scene girate al Loollapalooza, le uniche girate in una maniera più o meno interessante, danno un certo valore a un film che avrà sì poco o nulla da offrire, ma scorre abbastanza piacevolmente e che presto però dimenticherò inesorabilmente.

Voto: 6-


venerdì 12 giugno 2015

San Andreas (2015)

USA 2015
Titolo Originale: San Andreas
Regia: Brad Peyton
Sceneggiatura: Carlton Cuse
Cast: Dwayne Johnson, Carla Gugino, Alexandra Daddario, Paul Giamatti, Ioan Gruffudd, Hugo Johnstone-Burt, Art Parkinson, Archie Panjabi, Will Yun Lee, Kylie Minogue, Todd Williams, Matt Gerald, Colton Haynes, Morgan Griffin
Durata: 106 minuti
Genere: Catastrofico

La trama in breve: Ray Gaines è un vigile del fuoco, divorziato dalla moglie e con una figlia, Blake, che deve recarsi a Seattle. Un sismologo e il suo entourage scoprono che uno sciame sismico sta per colpire San Francisco lungo la Faglia di Sant'Andrea. Mentre Ray si trova a Los Angeles per collaborare con i soccorsi, Blake riesce ad arrivare a San Francisco, trovandosi completamente isolata. Inizierà per Ray una missione di salvataggio per trovare sua figlia.

I film catastrofici sono passati di moda? Sì, secondo me abbastanza decisamente. D'altronde dopo che il 21 Dicembre 2012 è passato senza lasciare vittime (a parte gli imbecilli che ci credevano fermamente) la gente ha un po' meno paura della fine del mondo. Ma ci sono un paio di cose che, nella storia del cinema, sono state ciclicamente sfruttate per creare dei disaster movie di dubbio gusto: la Faglia di Sant'Andrea e i vulcani, per non parlare poi dei tornado, come nel pessimo "Into the Storm". Dite però che i disaster movie sono passati di moda ai produttori dell'Asylum e vedrete cosa vi arriverà in faccia: d'altronde loro sono anni che tra squali improbabili e disastri improbabili ci continuano a marciare, ottenendo successo prevalentemente grazie al pubblico giovane e grazie alla rete.

Il lavoro fatto su "San Andreas" però è ben diverso rispetto a quelli fatti in precedenza e a quelli fatti dalla Asylum. Consapevoli del fatto che il genere sia passato di moda, i produttori hanno deciso di chiamare a sè gente del calibro di "The Rock" Dwayne Johnson, tanto per attirare gente il cui film preferito è "Il re Scorpione" oppure qualsiasi capitolo di "Fast and Furious" dal quarto in poi, ovvero quelli in cui c'è The Rock. In secondo luogo, per regalare agli uomini non solo eroi action muscolosi, arriva anche la chiamata per Alexandra Daddario, che inizia il suo film in bikini e lo finisce con una canotta atta ad evidenziarne le splendide tette.

Ovviamente, come ci si poteva anche aspettare, il film è la solita accozzaglia di clichè visti e rivisti in questo genere, con il buon The Rock (non ho voglia di cercarmi il nome del suo personaggio) pompiere americano con una storia familiare piuttosto delicata e Alexandra Daddario sua figlia, cui lui vuole un bene infinito. Ovviamente si ritroveranno invischiati in quello che a detta di Paul Giamatti, il tipico studioso di tettonica delle placche (che poi in quanto a tettonica avevamo già la Daddario a dirla tutta...) presente in tutti i film sui terremoti, è il terremoto più grande verificatosi a San Francisco nella storia. Ancora più ovviamente The Rock e Alexandra Daddario si troveranno in due parti opposte della città e il buon padre di famiglia, unitosi con la moglie che ama ancora (ovvio...) interpretata da Carla Gugino, dovrà cominciare una missione per cercarla e salvarla. E ovviamente le cose alla fine sembreranno volgere per il peggio per poi, con il tipico finale a sorpresa di tutti i film di questo genere, andare per il meglio nel momento in cui stanno per scorrere i titoli di coda.

Io ora non so per quale motivo, ma ho deciso di guardare questa pellicola con mia madre che, non ho ancora ben capito perchè, con sti film sui disastri sembra divertirsi un mondo, mentre io non ci trovo proprio nulla. Ma su una cosa ho dovuto per forza di cose soffermarmi: dopo un'ora e mezza di clichè ecco che nei minuti finali assistiamo al clichè principe, quello sul quale, dopo essere passato sopra a moltissimi di questi lungo tutto il film, non riesco proprio a chiudere gli occhi. L'unico modo per spiegarlo è raccontarlo, quindi, fatevi una ragione, ci sarà SPOILER. Alexandra Daddario, contenta per essere viva, riunita la sua famiglia e con un nuovo ragazzo a spupazzarsela (beatissimo lui) chiede a suo padre The Rock:

"E adesso cosa faremo?"
Due elicotteri dei pompieri si alzano in volo sulle rovine di una San Francisco distrutta e su una nave viene srotolata una bandiera americana.
"LA RICOSTRUIREMO"

Perchè dopo aver guardato certi film, è molto più bello essere americani.

Voto: 4

giovedì 11 giugno 2015

WEEKEND AL CINEMA!

Nuovo weekend pregno di uscite cinematografiche e, come al solito, le potrete vedere, documentari esclusi, commentate solo qui su Non c'è Paragone, in base solo ed esclusivamente ai pregiudizi del sottoscritto!


Wolf Creek 2 di Greg McLean


Sia del primo sia del secondo capitolo di questo brand se ne parla già da parecchio tempo in rete, motivo per cui questo film lo vorrei vedere, ma, per farlo, devo recuperare anche il primo. Quindi preparatevi prima o poi a vedere recensiti entrambi i film!


Acrid di Kiarash Asadizadeh


Pellicola iraniana sulla condizione della donna, che potrebbe anche essere interessante in realtà, ma purtroppo non sono nel periodo giusto per affrontare visioni parecchio pesanti come si preannuncia essere questa. Se dovesse capitarmi, dunque, la rimando ad un futuro prossimo.


Affare fatto di Ken Scott


E arriva anche il turno della commediola estiva che, se non uscisse in un periodo di estrema magra cinematografica come questo, probabilmente non guarderei mai. Tra parentesi, tra i protagonisti figura quel Vince Vaughn su cui nutro estrema curiosità per quello che potrebbe aver combinato nella seconda stagione di "True Detective"!!!


Io Arlecchino di Matteo Bini, Giorgio Pasotti


Pasotti non mi piace proprio per nulla come attore, figurarsi cosa potrebbe combinare come regista di una pellicola che, sin dal trailer, non mi ispira fiducia manco per sbaglio.


Jurassic World di Colin Trevorrow


Uno degli eventi cinematografici di questo mese di Giugno è il ritorno nelle sale della saga di "Jurassic Park" con il suo quarto capitolo. Se devo essere sincero non ho mai amato particolarmente il brand creato da Spielberg, trovo il primo film bello ma gli altri due abbastanza trascurabili, ma penso guarderò questo lavoro più che altro per via della sua portata mediatica e per vedere che cosa han combinato consti dinosauri!


La vita oscena di Renato De Maria


Film italiano passato per l'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia che, a dispetto della sua aura di autorialità sembra essere un'uscita piuttosto interessante o, quanto meno, sorprendente. Vedremo se avremo l'occasione di vederla!


Le badanti di Marco Pollini


Ecco che dopo aver commentato un'uscita italiana che mi interessa moderatamente, mi tocca commentarne anche una di cui farei a meno più che volentieri...


The Salvation di Kristian Levring


Pellicola danese che, dopo la visione del trailer, non è che mi abbia ispirato particolare fiducia. Fiducia che invece mi ispira solitamente Mads Mikkelsen, uno degli attori di punta di quel paese. Se guardarlo o no, ci devo pensare per bene.


Vulcano di Jayro Bustamante

Pellicola franco-guatemalteca passata per l'ultima berlinale e vincitrice addirittura dell'Orso d'Argento. Anche se i vincitori degli ultimi anni della rassegna non mi hanno mai particolarmente entusiasmato, questa pellicola sembra emanare pesantezza da tutti i pori, motivo per cui penso ne rimanderò la visione a tempi più buoni.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...