venerdì 16 settembre 2016

La foresta dei sogni di Gus Van Sant (2015)

USA 2015
Titolo Originale: The Sea of Trees
Regia: Gus Van Sant
Sceneggiatura: Chris Sparling
Cast: Matthew McConaughey, Ken Watanabe, Naomi Watts, Katie Aselton, Jordan Gavaris, James Saito
Durata: 110 minuti
Genere: Drammatico

Non sono un gran cultore del cinema di Gus Van Sant, così come non mi ritengo un gran cultore del cinema in generale, ma solo un appassionato imbecille che guarda tanti film e che si diverte a commentarli sul suo blog. Del regista del film di cui vi voglio parlare oggi ho effettivamente visto poco, giusto quel "Will Hunting - Genio ribelle" che ha portato alla ribalta la coppia Matt Damon/Ben Affleck oppure il rifacimento ripresa per ripresa di "Psycho", guardato più che altro per curiosità, fino ad arrivare all'ultimo "Promised Land", non propriamente memorabile. Attendevo da tempo l'uscita in Italia di questo suo ultimo lavoro che vedeva, tra i protagonisti, quel Matthew McConaughey - giuro che ho finalmente imparato a scrivere il nome giusto senza fare ctrl+c e ctrl+v -, ma che non è che avesse particolarmente impressionato la critica, che lo riteneva piuttosto spompo e con una trama dimenticabile. Non riuscii a vederlo all'epoca dell'uscita al cinema per quei soliti mille motivi che mi impediscono di vedere un film, ma sono riuscito finalmente a recuperarlo, con grande curiosità, grazie all'home video.

"La foresta dei sogni" racconta la storia di Arthur Brennan, interpretato dallo stesso McDonald McConaughey, uomo preso dai rimorsi e dai sensi di colpa per una vita non vissuta pienamente, che si reca in Giappone per un escursione di piacere nella foresta di Aokigahara, ai piedi del Monte Fuji. Quella che allo spettatore sembra una gita di piacere si rivela essere in realtà, un viaggio verso una meta tristemente nota come "la foresta dei suicidi", luogo in cui molti uomini nel corso degli anni hanno deciso di togliersi la vita e che i più fantasiosi pensano sia infestato dalle anime di coloro che si sono uccisi al suo interno. D'altronde noi spettatori avremmo dovuto immaginarcelo, quando il film comincia con un uomo che prende un biglietto di sola andata per un luogo dall'altra parte del mondo e non ha proprio la faccia di colui che si sta andando a godere la vita. I suoi intenti però vengono meno nel momento in cui all'interno della foresta Arthur incontra un altro uomo, che capiamo però subito essere lì per farsi fuori piuttosto che per una gita di piacere, la cui vicinanza gli farà riaffiorare ricordi della sua vita passata con la moglie che metteranno in discussione la sua volontà di compiere l'estremo gesto.

Alla fine della visione i questo film, sinceramente, non è che abbia sentito tutta questa emozione pervadermi o abbia capito le motivazioni che stanno dietro alla realizzazione di un film del genere: appare strano che un regista abbia deciso di girare un film con questo tipo di tema senza delle motivazioni di fondo, anche se a dirla tutta, spesso e volentieri i registi girano film senza motivo, anche grazie ad un'idea estemporanea, idea che tanto sembra mancare nel cinema di questo ultimo periodo. Appare anche strano come con un potenziale del genere la pellicola sia risultata particolarmente spompa, con una trama che sì si destreggia abilmente tra il presente nella foresta di Aokigahara e i flashback del protagonista, ma che lo fa in maniera lenta e forse eccessivamente riflessiva: in un film basato interamente o quasi sui dialoghi e in cui per buona parte della sua durata sono l'angoscia e la tristezza dovute ad una situazione estrema, pare strano non essere riusciti a creare dei dialoghi veramente interessanti e che trattassero il tema in maniera accattivante.

Per quanto riguarda il comparto tecnico la vera fortuna del film è stata il fatto di avere a disposizione un'ambientazione altamente spettacolare che riesce a creare un enorme contrasto tra la bellezza del luogo e la sensazione di oscurità che provoca in chi lo guarda, anche solo filtrato attraverso lo schermo di un televisore. SOno anche elogiabili le interpretazioni dei tre grandi protagonisti del film, interpretati dal già citato Matthew McConaughey che ormai è diventato una certezza - adesso lo vorrò vedere in una di quelle commedie romantiche che lo avevano reso noto agli inizi della carriera per poter dire che è un bravo attore anche in quelle! - e da Ken Watanabe, che interpreta Takumi Nakamura, l'uomo che incontra Arthur all'interno della foresta. Bene anche Naomi Watts nei panni di Joan Brennan, la moglie di Arthur, che in coppia con McConaughey nei flashback che ci accompagnano per tutta la durata del film rende questa parte di pellicola forse quella veramente interessante.

Voto: 6+

4 commenti:

  1. A me è piaciuto un bel po', e non pensavo date le stroncature varie.
    C'è quel monologo davanti al fuoco di McConaughey - a proposito delle scatole di té della moglie, che riempiva senza che lei se ne accorgesse, giusto per non spingerla a dirle "grazie" - che è una meraviglia. Non il film da festival per cui lo spacciavano, ma bello.

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  2. Ormai lo chiamo Matthew McCoso, prima perchè mi stava sulle balle, ora che è diventato un (gran) attore, per affetto. Questo mi manca, devo recuperarlo Van Sant di solito mi piace. Cheers

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  3. un sacco di pareri discordanti, sono in bilico, non so se dedicargli del tempo o no...

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  4. Sei stato troppo buono.
    Per me uno dei film più deludenti e noiosi dell'anno. Per non parlare del finale...
    Davvero tremendo. :(

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