mercoledì 24 maggio 2017

Alien 3 di David Fincher (1992)


USA 1992
Titolo Originale: Alien³
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: David Giler, Walter Hill
Cast: Sigourney Weaver, Charles S. Dutton, Charles Dance, Paul McGann, Brian Glover, Ralph Brown, Danny Webb, Christopher John Fields, Holt McCallany, Lance Henriksen, Christopher Fairbank, Carl Chase, Leon Herbert, Vincenzo Nicoli, Pete Postlethwaite, Paul Brennen, Peter Guinness:, DeObia Oparei, Phil Davis, Niall Buggy, Hi Ching, Danielle Edmond
Durata: 110 minuti
Genere: Fantascienza, Horror


Dopo esserci occupati su questo blog di "Alien" e di "Aliens - Scontro finale", diretti rispettivamente da due nomi enormi della regia come Ridley Scott e James Cameron, oggi si parla di "Alien³" - perchè si sa che dopo il due viene il tre, il quattro vien da sè e non c'è cinque senza sei, ma se facciamo sette poi è un attimo che diventano otto - diretto niente popo di meno che da David Fincher, diventato in tempi più recenti uno dei mostri sacri del cinema thriller prima con film come "Seven" e "Fight Club", poi, per arrivare a tempi ancora più recenti, con "Gone Girl - L'amore bugiardo". Un terzo capitolo, questo "Alien³", che non nasce però sotto una buona stella: passano sei anni rispetto al suo predecessore per poterlo vedere nei cinema, ma questi sono sei anni di inferno. Uno dopo l'altro se ne vanno produttori e sceneggiatori fino a rimanere con David Fincher, fino ad allora regista di videoclip, visto un po' come ultima spiaggia per portare il film nelle sale.
Ad essere sincero una mia prima visione, avvenuta non molti anni fa, mi aveva parecchio deluso: ai tempi non mi informavo particolarmente su ciò che mi accingevo a guardare, così come neppure dopo la visione andavo ad approfondire, semplicemente perchè la cosa mi interessava relativamente. La delusione era arrivata particolarmente vicina allo schifo e prima di decidere di rivedere il film per questa rassegna, sono stato ancora più influenzato dalle cose che ne ho letto in tempi più recenti, con buona parte dei fan che lo hanno quasi all'unanimità definito come il film peggiore della saga di Alien - anche se penso che si siano dimenticati del fatto che c'è stato un altro seguito ben peggiore -, ma la sensazione che ne ho avuto all'ultima visione, avvenuta all'incirca una settimana fa, non è stata poi così terribile.
Il Tenente Ellen Ripley, sempre interpretato da una Sigourney Weaver sempre più protagonista della saga, persi tutti i suoi compagni sulla navicella a causa di un cortocircuito mentre si trovava in ipersonno, viene recuperata sul pianeta Fiorina "Fury" 161, abitato da una colonia penale formata principalmente da stupratori e serial killer che non possono in alcun modo avere a che fare con persone di sesso femminile. Qui Ripley sospetta che uno Xenomorfo si sia intrufolato nella sua navicella e ne ha ben donde quando scopre che uno di questi esseri viene partorito da un cane - assumendo le sembianze di un quadrupede - e iniziando a terrorizzare l'intera comunità di detenuti.
E' chiaro che una lavorazione così travagliata, per un film, si faccia sentire e anche parecchio, così come succede anche in tempi recenti a maggior ragione la cosa succedeva venticinque anni fa. Il film d'altronde presenta una serie di buchi di sceneggiatura non indifferenti, ma soprattutto perde, per buona parte della sua durata, tutto il mordente che la saga aveva acquisito nei due capitoli precedenti. Per quanto l'idea dello Xenomorfo cane non sia poi così malvagia, questa appare solo uno stratagemma per modificare un po' le sembianze del nemico principale dei nostri protagonisti, rendendolo potenzialmente ancora più temibile, ma finendo per far perdere fascino al personaggio. Nonostante tutti questi difetti però il film alla fin fine si lascia guardare e, soprattutto dal punto di vista tecnico in cui Fincher già dimostrava di saperci fare eccome dietro la macchina da presa, non mi è sembrato di trovarmi davanti al film pessimo che praticamente tutti hanno dipinto nel corso degli anni e anche di questi ultimi mesi in cui, moltissimi, hanno ripreso in mano la saga di Alien per prepararsi all'uscita di "Alien: Covenant".

Voto: 5,5

martedì 23 maggio 2017

Aliens - Scontro finale di James Cameron (1986)


USA 1986
Titolo Originale: Aliens
Regia: James Cameron
Sceneggiatura: James Cameron
Cast: Sigourney Weaver, Carrie Henn, Michael Biehn Paul Reiser, Lance Henriksen, Bill Paxton, William Hope, Jenette Goldstein, Al Matthews, Mark Rolston, Tip Tipping
Durata: 137 minuti
Genere: Fantascienza, Azione


Avevamo giusto parlato ieri di quanto "Alien" di Ridley Scott sia stato uno di quei film in grado di reinventare un genere, quello della fantascienza-horror, riuscendo nell'intento di creare un mostro iconico per gli anni a venire mostrandolo sullo schermo per soli quattro minuti. Sette anni dopo "Alien" arrivò "Aliens - Scontro finale" - che qui in Italia chiamarono "scontro finale", ma poi, visto quanti altri film ci hanno tirato fuori, mi sa che non è stato tanto il capitolo finale -, con la regia affidata ad un emergente James Cameron, regista allora trentenne con alle spalle due soli film: uno che sinceramente non conosco nemmeno io come "Piraña paura", mentre il secondo era una di quelle robe da poco come "Terminator". Certo, il buon James Cameron il meglio, soprattutto in termini economici, lo ha dato dopo con "Terminator 2" - altro capolavoro -, "Titanic" e "Avatar", ma per molti il punto più alto della sua carriera rimane tuttora il seguito di "Alien", per molti, me compreso, addirittura migliore - anche se con modalità del tutto differenti - del suo predecessore.
Dicevamo di quanto la bellezza di "Alien" stesse nel nascondere il più possibile quella che era la fonte del terrore - tecnica che ancora oggi ricerco ossessivamente in molti film horror, anche se a dirla tutta in pochi la utilizzano -, qui invece tutto ci viene mostrato un po' di più. Anche perchè se il primo film risultava un misto sapiente tra fantascienza e horror, questo secondo capitolo riesce a spostarsi, risultando ugualmente credibile, verso risvolti un po' più da film action, seguendo quella che è una regola fondamentale dei sequel: fare qualcosa di più del capitolo precedente. Più personaggi, più morti, più sangue, più dialoghi. Anche perchè ci troviamo sempre in un'astronave, sì, ma questa è militarizzata e l'unico personaggio senza esperienze in tal senso e con un ruolo da scienziato è il Tenente Ellen Ripley, sempre interpretata da Sigourney Weaver.
La "militarizzazione" dell'ambientazione e la resa della lotta come qualcosa che potesse coinvolgere una squadra militare facilita anche quelle che sono le tipiche battute da cameratismo tipico americano, così come anche dei momenti in cui, queste battute, riflettono un'aspra critica verso la società degli anni '80, il tutto condito da una narrazione che procede con un ritmo quasi forsennato, senza dimenticarsi mai però di caratterizzare a dovere tutti quei personaggi che meritano la nostra attenzione. "Aliens - Scontro finale" perde rispetto al precedente per quel che riguarda l'atmosfera, che giocava un ruolo fondamentale in "Alien", ma guadagna enormemente per quel che riguarda la costruzione del mito legato a questa saga, con lo Xenomorfo che viene meglio contestualizzato e spiegato al pubblico.
Se dunque con "Alien" ci trovavamo davanti ad una pietra miliare del genere, con "Aliens - Scontro finale", pur cambiando le modalità in cui la storia viene mostrata al pubblico, siamo davanti al giusto proseguimento di una storia grandiosa, un proseguimento che non solo rispetta in maniera coerente tutte le regole dei seguiti cinematografici, riuscendo ad amplificare tutto ciò che si era visto nel predecessore, ma riesce anche a dare un senso ancora più interessante a quella che è la storia immaginata sette anni prima da Ridley Scott e che James Cameron ha contribuito a portare nella leggenda con un seguito, se possibile, addirittura migliore del film che lo ha preceduto.

Voto: 9

lunedì 22 maggio 2017

Alien di Ridley Scott (1979)


Regno Unito 1979
Titolo Originale: Alien
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Dan O'Bannon
Cast: Sigourney Weaver, Yaphet Kotto, Veronica Cartwright, Ian Holm, Tom Skerritt, Harry Dean Stanton, John Hurt
Durata: 117 minuti
Genere: Fantascienza, Horror


Ve lo avevo promesso in vari post precedenti e ora, dopo il giusto tempo che mi ci è voluto per organizzarmi e regalarvelo in un'unica soluzione - con le sole interruzioni classiche del Giovedì e del weekend -, arriva sugli schermi di Non c'è Paragone lo speciale dedicato ad Alien, vista l'ormai recente uscita di "Alien: Covenant", l'ultima fatica di Ridley Scott dedicata alla saga dello xenomorfo che negli anni ha vissuto di grandi gioie, ma anche di qualche dolore, soprattutto per quel che riguarda gli ultimi capitoli. Si parte dunque da "Alien", il film del 1979 diretto da uno dei registi di fantascienza più importanti della storia del cinema recente e passato, all'epoca dell'uscita, sotto al solito martello della critica che lo aveva accolto in maniera piuttosto discordante, sicuramente in maniera migliore rispetto ad latri film che poi, ad ora, sono considerati dei veri e propri cult per il pubblico e per la critica contemporanea che è riuscita a rivalutarli.
Uno dei miei difetti da cinefilo è che non mi fa particolarmente impazzire l'idea di rivedere un film più e più volte, tanto che alle pellicole che vedo non dò moltissime possibilità: la prima visione è fondamentale, importantissima per entrare nel mio cuore e per, eventualmente, guadagnarsene una seconda alla quale reagirò in maniera sicuramente più consapevole. Sono infatti pochissimi i film che ho visto moltissime volte - forse meno di dieci -, mentre quelli che proprio secondo me meritano davvero li guardo al massimo due o tre volte, soprattutto nell'ultimo periodo in cui preferisco dedicarmi quasi sempre a qualcosa di nuovo. "Alien", pur avendolo amato particolarmente alla prima visione, è stato uno di quei film a cui non ho voluto mai dare una seconda opportunità - fino a qualche giorno fa - semplicemente perchè pensavo di averne compresa appieno la bellezza, non rendendosi necessarie ulteriori visioni. Avendolo rivisto però una manciata di giorni fa con uno sguardo più consapevole e sapendo ciò che sarebbe successo, si può tranquillamente concordare con tutto ciò che nel corso dei trentotto anni di storia di questo film si è detto: siamo davanti ad una pietra miliare, uno di quei film in grado di riscrivere per intero un genere che fino ad allora non aveva visto dei lavori particolarmente interessanti. E se pochi sono ora gli esempi di film di fantascienza-horror, all'epoca qualcosa c'era, ma difficilmente era riuscito a farsi notare come "Alien".
Ridley Scott dirige e si vede perfettamente la sua mano, che al contrario di quanto pensano molti non è che sia peggiorata in questi ultimi anni - basti pensare all'odiatissimo da me "Exodus - Dei e re" -, quanto più che altro si è dedicata a sceneggiature non proprio solidissime; Sigourney Weaver si prende il ruolo di protagonista con il personaggio del Tenente Ellen Ripley, diventando poi nei tre seguiti della saga originale la protagonista assoluta della tetralogia durata quasi vent'anni per un totale di quattro film e lo Xenomorfo disegnato da Hans Ruedi Giger - scultore svedese poi premiato nel 1980 con l'Oscar per gli effetti speciali - , soprattutto in questo primo film della saga, è più una presenza che altro, in grado di terrorizzare protagonisti e spettatori comparendo in scena la bellezza di... quattro minuti. Quattro minuti per creare un mito immortale alimentatosi soprattutto grazie a dei fan che a questa saga sono davvero legatissimi e in cui, bene o male, tutto ciò a cui siamo legati si nasconde per buona parte della durata del film, insinuandosi nei corpi dei protagonisti e mettendo in scena alcune tra le migliori sequenze horror - pensate, in un film di fantascienza! - della storia del cinema. Avete presente poi la scena del parto alieno di cui è protagonista John Hurt? Beh, sì che l'avete presente, è la più famosa dell'intera saga! Bene, nessuno del cast sapeva cosa sarebbe successo, lo spavento degli attori in scena è reale!
Contribuiscono poi ad alzare a dismisura la frequenza cardiaca degli spettatori il gioco che Ridley Scott mette in scena con le luci, creando una variante del più classico degli slasher - sì, ne abbiamo visti un sacco di film in cui un gruppo di persone scappa e viene inesorabilmente ucciso dal mostro di turno finchè la final girl non rimane in vita e vissero tutti morti e ammazzati -, la cui sensazione opprimente è amplificata da un'ambientazione che è allo stesso tempo ristretta come una navicella spaziale e sterminata come lo spazio aperto in cui questa naviga. Una sensazione di claustrofobia crescente che non fa altro che ricordarti quanto, come recitava la locandina del tempo, "Nello spazio nessuno può sentirti urlare".

Voto: 9
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