venerdì 31 gennaio 2014

The Wolf of Wall Street (2013)

USA 2013
Titolo Originale: The Wolf of Wall Street
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Terence Winter
Cast: Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Jean Dujardin, Rob Reiner, Jon Favreau, Cristin Milioti, Jon Bernthal, Kyle Chandler, Ethan Suplee, Shea Whigham, Spike Jonze, Chris Riggi, Joanna Lumley, Christine Ebersole, Jake Hoffman, Jordan Belfort
Durata: 179 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Il film racconta la carriera da broker di Jordan Belfort, a partire dal Lunedì nero del 1987 fino all'inesorabile ascesa, prima in un piccolo call center impiegato in piccole azioni, poi fondando la Stratton Oakmont ed iniziando a guadagnare moltissimi soldi.

Dopo aver celebrato Martin Scorsese, con una rassegna di recensioni da parte mia e di alcuni altri blogger, nel giorno dell'uscita di "The Wolf of Wall Street", ora, una settimana dopo, tocca per forza di cose parlare della sua nuova, e qui mi sbilancio subito, mastodontica, opera. Perchè sì, è inutile girarci troppo intorno, probabilmente lo avrete capito anche dall'antipasto postato su questo blog subito dopo la visione del film che, decisamente, mi è piaciuto da morire. Più di ogni altro film di questi ultimi due anni (da quando ho aperto questo blog e ho iniziato a vedere moltissime delle proposte che mi si paravano davanti).

Per questo film ci potrebbe essere una particolare citazione per chiunque. E dico assolutamente chiunque abbia partecipato alla sua realizzazione, a partire da un Martin Scorsese che pare aver dimenticato il poco convincente "Hugo Cabret" per passare a qualcosa di sicuramente più serio, ma soprattutto anche meglio confezionato. La storia si avvale di un narratore, lo stesso Jordan Belfort, che spesso abbatte la barriera tra attore e pubblico, parlando direttamente delle sue avventure/disavventure con lo spettatore. Altro grandissimo merito dal punto di vista realizzativo per questo film è la quasi totale mancanza di filtri, a partire dalla innumerevole quantità di parolacce utilizzate (che in lingua originale rendono benissimo), fino ad arrivare a scene dal contenuto assurdo e quasi grottesco, come la sequenza di apertura del film col lancio del nano a bersaglio, oppure con la parata festosa all'interno della sede della Stratton Oakmont.

Dal punto di vista interpretativo ho apprezzato praticamente tutti, a partire ad esempio da John Bernthal, che pur essendo un personaggio secondario riesce ad avere il suo perchè. Rob Reiner ad esempio in questo film vince il premio come personaggio più esilarante della pellicola, soprattutto nella scena in cui deve rispondere al telefono mentre guarda il suo programma preferito in tv. Matthew McConaughey ultimamente riesce a dare prove recitative di uno spessore inestimabile: la sua parte, seppur piccola, è una di quelle che ti rimane di più in mente e difficilmente te la dimentichi. Margot Robbie invece, definita dal Cannibale "un arma di masturbazione di massa" (tra le altre cose leggete la sua recensione perchè è fottutamente geniale), vince a mani basse il premio di donna più gnocca della pellicola. E c'è poco da fare, nella parte di mogliettina figona e viziata del protagonista ricco e straricco ci sta veramente da Dio. E dovrei citare anche Jean Dujardin, salito alla ribalta grazie a "The Artist", che qui interpreta il bancario svizzero più figlio di puttana della storia, ma soprattutto Kyle Chandler, altro personaggio che in scena si vede poco, ma in qualità di detective dell'FBI ha il suo perchè.

Le altre due menzioni particolari invece vanno ai due candidati all'Oscar. Jonah Hill e Leonardo DiCaprio. Sul primo, beh, probabilmente non se lo merita vista soprattutto la performance di Jared Leto in "Dallas Buyers Club" (recensione che tra l'altro arriverà a breve e indovinate un po' chi è il protagonista di 'sto film? Matthew McConaughey!!!), ma la nomination ci sta tutta e non ha certo rubato nulla a nessuno. Lui è passato da recitare in commediole (che ancora fa come ad esempio "Facciamola finita") a film in cui riesce a dire la sua come in "Moneyball" . La differenza tra "Moneyball" e questo "The Wolf of Wall Street" è che lì interpreta un ruolo serio e composto, mentre qui deve dare sfogo a tutto, ma dico proprio tutto, il suo estro comico. Lui è il protagonista delle scene più miticamente epiche del film, a partire dalla scena in cui si mangia un pesce rosso vivo (!!!) fino al finale in cui i due protagonisti si strafanno con un quaaludes vecchio di quindici anni.

L'altra menzione deve essere per forza di cose per Leonardo DiCaprio, candidato allì'Oscar come migliore attore protagonista. DiCaprio, per favore, smettila di scoparti le figlie dei giudici dell'Academy, che va a finire che tu diventi il più bravo attore del mondo (nel caso in cui tu già non lo fossi), ma l'Oscar non te lo beccherai mai. Anche qui il ballottaggio per la statuetta è guarda caso con Matthew McConaughey, protagonista in "Dallas Buyers Club". Due performance assolutamente notevoli, anzi notevolissime, ma quella di DiCaprio deve per forza di cose essere premiata. Ma se nel frattempo tu sei andato a letto oltre che con le figlie anche con le mogli dei giudici dell'Academy, anche quest'anno, con una delle tue migliori performance di sempre, rischi di rimanere all'asciutto. Sì perchè obiettivamente, di motivi per non dargli l'Oscar non ce ne sono, tranne, appunto, qualche fantomatico sgarbo (e anche di quelli grossi) ai giudici dell'Academy. In questo film DiCaprio è semplicemente qualcosa di pazzesco, riesce a dare al suo personaggio uno spessore enorme, ad esplorarlo in tutte le sue sfaccettature, sia in quelle più superficiali sia in quelle più profonde. Non riesco ad essere obiettivo, è davvero qualcosa di clamoroso.

Tre ore di film che vanno via assolutamente senza accorgersene. Inizi a vedere il film alle 22 e ti ritrovi all'una di notte, estasiato all'inverosimile, come se fossi stato il protagonista di un trip assurdo. Ma come son passate tre ore così velocemente? Semplice, la tensione del film non cala MAI e quando il clima generale della pellicola si sta tranquillizzando un pochino, viene subito fatta detonare una nuova bomba. Molte volte mi sono ritrovato a ridere davvero di gusto delle trovate dei protagonisti, pur disfatti dalle droghe e dalla fame di soldi, in scene che hanno una loro drammaticità intrinseca ma che riescono ad avere una comicità decisamente tra le più geniali che abbia visto negli ultimi anni. Anche nel finale, che è l'apice della drammaticità della vicenda di Jodan Belfort, Scorsese è riuscito a tirare fuori un paio di scene che sono riuscite a farmi ridere, ed anche di brutto, molto più di molte commedie nate solamente per far ridere. Questo film è perfetto. E' l'ultimo aggettivo che mi viene da affibbiargli. PERFETTO!!!

Voto: 10

giovedì 30 gennaio 2014

Christian Bale Day - The Fighter

Oggi è il compleanno di uno dei miei attori preferiti, che entrerà ufficialmente nel decennio dei quaranta. Un'attore che ha preso parte alla mia adorata trilogia di "Batman" firmata da Christopher Nolan, ha partecipato nell'enorme "The Prestige" sempre di Nolan, all'adorato "American Psycho", al recente "American Hustle" e a tanti altri che se stessi ad elencare il post verrebbe lunghissimo. E non li elenco anche perchè non li ho visti tutti. Un attore particolarmente famoso per le trasformazioni fisiche a cui si sottopone per interpretare ogni ruolo, anche se alla fine non sono le trasformazioni fisiche a renderlo quello che è. Fondamentalmente è bravo, ma bravo veramente, in quello che fa. E questa è la cosa più importante. Ah non l'ho ancora nominato! CHRISTIAN BALE, che si è deciso di celebrare con la solita congrega di blogger le cui recensioni troverete in fondo al post.



USA 2010
Titolo Originale: The Fighter
Regia David O. Russell
Sceneggiatura: Scott Silver, Paul Tamasy ed Eric Johnson
Cast: Mark Wahlberg, Christian Bale, Amy Adams, Melissa Leo, Mickey O'Keefe, Jack McGee, Melissa McMeekin, Bianca Hunter, Erica McDermott, Jill Quigg, Dendrie Taylor, Kate B. O'Brien, Jenna Lamia, Frank Renzulli, Alison Folland, Sean Patrick Doherty, Ross Bickell, Paul Campbell, Steven Barkhimer, Brian A. Nguyen, Caitlin Dwyer, Chanty Sok, Ted Arcidi, Sugar Ray Leonard, Anthony Molinari
Durata: 115 minuti
Genere: Sportivo, Drammatico

La trama in breve: Dicky e Micky sono due fraqtellastri, entrambi pugili. Il primo, ormai ritiratosi, ha visto la sua carriera sfumargli davanti agli occhi dopo aver perso ai punti un incontro con Sugar Ray Leonard ed è diventato un tossicodipendente. Il secondo, sotto la guida dello stesso fratello, sta tentando una scalata al successo nel pugilato, per vincere il titolo dei pesi welter.

Solitamente i film sullo sport hanno tutti una caratteristica che li accomuna e che da una parte li pone di fronte al rischio di essere melensi e buonisti, mentre dall'altra ti fanno vedere tutto ciò che di bello c'è nel mondo dello sport: sono intrisi di buoni sentimenti.E io non sono un grandissimo fan dei buoni sentimenti, ma sono un grande fan dei film sportivi, se fatti nel modo che piace a me.

Nonostante il film si concentri prevalentemente sul pugilato, alla fine non è l'unica cosa importante dell'intera pellicola, ma anzi, è presente tutta una serie di argomenti molto interessanti su cui ci si potrebbe fermare tranquillamente a riflettere. Sì perchè da una parte vediamo il personaggio di Micky Ward, colui che dovrebbe rappresentare lo sportivo corretto, che ha un sogno ed è disposto a lavorare duramente per ottenere ciò che vuole (con anche una buonissima dose di fortuna che non guasta quasi mai). Dall'altra c'è Dicky Edlund che, ad un passo dall'obiettivo, si scioglie e butta via tutta la sua carriera, proiettando sul fratellastro tutte le aspettative che poneva su di sè.

Due personaggi caratterizzati davvero molto bene, accompagnati nel corso della storia dalla famiglia e dalle persone della cittadina in cui abitano, un semi-sconosciuto borgo del Massacchussets. La famiglia di Ward è la componente più importante del film: prima invadente e rischiosa per la sua carriera, poi, una volta che il protagonista decide di staccare la sua carriera da pugile da quelle che sono le loro esigenze, diventa fonte di buoni consigli, legata a lui tramite un filo indivisibile.

Ed anche le prove recitative non sono affatto male. Anzi, forse mi sto abbastanza trattenendo. Forse forse quella un po' più debole è quella di Mark Wahlberg, che di suo non è un attore che apprezzo particolarmente. Tra l'altro sarà un caso che sono stati nominati all'Oscar ben tre attori non protagonisti e non il protagonista? Beh di sicuro no. Purtroppo non ho una grande conoscenza della concorrenza in quell'annata, ma la vittoria sia di Melissa Leo, sia, soprattutto, di Christian Bale mi sono sembrate abbastanza giuste. Soprattutto il secondo offre, ormai come al solito, una prova davvero fenomenale!

Voto: 8

Partecipano alle celebrazioni anche i seguenti blog: 

The Wolf of Wall Street - Preview

Un piccolo commento a caldo dopo la visione di "The Wolf of Wall Street".

OH

MY

GOD

Recensione in arrivo Venerdí

mercoledì 29 gennaio 2014

Hellbound: Hellraiser II - Prigionieri dell'Inferno (1989)

Gran Bretagna 1989
Titolo Originale: Hellbound: Hellraiser II
Regia: Tony Randel
Sceneggiatura: Peter Atkins
Cast: Doug Bradley, Ashley Laurence, William Hope, Clare Higgins, Kenneth Granham, Imogen Boorman, Sean Chapman, Oliver Smith, Angus MacInnes
Durata: 97 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Kirsty Cotton è diventata paziente del dottor Channard in ospedale. Mentre è lì dentro continua ad essere perseguitata da visioni che le ricordano la distruzione della sua famiglia per mano dei cenobiti. Il dottor Channard però da tempo colleziona tutto ciò che ha a che fare con "La configurazione del lamento", in grado di aprire un portale verso il mondo dei Cenobiti.

Procede con cadenza quasi settimanale il recupero dell'intera saga di Hellraiser e, dopo aver recensito il primo capitolo, eccoci qui con il secondo. Poche volte nella cinematografia ci si trova davanti ad un secondo capitolo migliore del primo, tranne quei casi in cuila storia ha una continuità dovuta al fatto che è stata progettata appositamente per farepiù di un film. Il caso "Hellraiser"" è invece leggermente diverso: la storia da cui è tratto si protrae su diversi racconti, ma non mi è sembrato, guardando soprattutto il primo film, che il progetto fosse quello di dare sempre e comunque continuità al racconto nel corso delle diverse pellicole.

Sì, ok, nella prima recensione avevo detto che l'effetto che provoca è probabilmente diverso da quello che mi avrebbe provocato se fossi nato a metà degli anni '70 e avessi visto il film alla sua uscita, mentre guardandolo per la prima volta in questo periodo non si può dire che l'effetto che ne scaturisca sia vera e propria paura. Diciamo che c'è un certo senso di inquietudine, quella sorta di empatia che si prova con la protagonista della vicenda Kirsty Cotton, interpretata da Ashley Laurence, con la quale ci si sente solidali soprattutto per quanto riguarda le emozioni.

Ne esce dunque un secondo capitolo che trovo per molti versi migliore del primo e che, proseguendo la storia dei cenobiti, con un Pinhead che è sempre più subdolo, bastardo e disonesto, dei cattivi che si rivelano sul serio qualcosa di veramente buono tanto da considerarli la componente migliore dell'intera produzione. Sì, molto più di tutte le scene violente che non fanno più effetto, c'è la psicologia dei cattivi a tenere banco e a contribuire alla costruzione di un qualcosa che probabilmente non sta nell'Olimpo cinematografico (anzi, sicuramente), ma che comunque si lascia guardare con estremo coinvolgimento e con la giusta dose di pathos.

Voto: 6/7

martedì 28 gennaio 2014

Sleepy Hollow - Stagione 1

Sleepy Hollow
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 13
Creatore: Alex Kurtzman, Roberto Orci, Phillip Iscove, Len Wiseman
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: FOX
Cast: Tom Mison, Nicole Beharie, Orlando Jones, Katia Winter
Genere: Horror, Thriller

La trama in breve: 250 anni dopo la sua morte, Ichabod Crane si risveglia misteriosamente in una grotta, nella Sleepy Hollow del presente, scoprendo che assieme a lui si è risvegliato anche il Cavaliere senza Testa, uno dei quattro cavalieri dell'Apocalisse. Ad aiutarlo a sconfiggerlo ci sarà il luogotenente Abbie Mills.

Ho seguito questa serie davvero per bene, per scrivere i miei recap settimanali e perchè, effettivamente, ne sono rimasto abbastanza affascinato sin dalla prima puntata in una maniera che non mi aspettavo di certo da questa nuova serie soprannaturale, basata su un film che apprezzo particolarmente e che temevo venisse sfregiato in maniera ignobile. Eppure la serie si stacca quasi completamente da ciò che è stato il film di Tim Burton, con Johnny Depp nei panni di Ichabod Crane, creando una storia che ha un suo perchè ed un suo fascino intrinseco.

La prima stagione di questa serie riesce a creare una giustissima commistione tra tutte le sue storie dell'orrore, unendole a componenti riguardo la storia della fondazione degli Stati Uniti d'America riuscendo a ricordarmi, nella prima parte, i primi episodi di "Supernatural" (serie di cui sono un grande fan), per poi prendere nella seconda parte una direzione ed un'identità ben precisa, con storie che puntano molto di più a creare una trama orizzontale assolutamente coinvolgente e non sempre prevedibile.

Apprezzaissima anche la componente ironica della serie, anche perchè se si fosse presa troppo sul serio probabilmente non avrebbe avuto lo stesso effetto che ha avuto fatta in questo modo. Moltissimi sono i siparietti che vedono protagonisti Ichabod ed Abbie, alle prese con tutte quelle usanze che non fanno parte dei tempi di Crane e con le quali egli si trova spessissimo a disagio. Su Facebook c'è un ricco campionario di tutti questi momenti in grado di strappare un sorriso e di allentare la tensione che si respira per tutta la stagione.

Sia i personaggi principali, sia quelli soprannaturali, sia quelli un po' più secondari funzionano abbastanza bene: Tom Mison riesce a non sfigurare del tutto nel confronto con Johnny Depp, pur interpretando un personaggio che porta sì lo stesso nome, ma che mi è sembrato profondamente diverso. Nicole Beharie è la spalla perfetta per il protagonista, riuscendo anche a prendersi dei momenti in cui la fa da padrona. Il personaggio del Mangia-Peccati, interpretato da John Noble (indimenticato Walter Bishop di "Fringe"), che pur comparendo in poche puntate, riuslta uno dei personaggi meglio riusciti della stagione. Ed anche Moloch, il cattivo principale, risulta qualcosa di davvero inquietante, così come il Cavaliere senza Testa non sfigura affatto.

Voto: 7,5

Per chi se li fosse persi vi posto i miei recap che, spero, dall'anno prossimo verranno un po' migliorati perchè non ne sono rimasto pienamente soddisfatto, sia per questa serie, sia per le altre che ho seguito per bene su questo blog.

lunedì 27 gennaio 2014

Frances Ha (2012)

USA 2012
Titolo Originale: Frances Ha
Regia: Noah Baumbach
Sceneggiatura: Noah Baumbach, Greta Gerwig
Cast: Greta Gerwig, Mickey Sumner, Charlotte d'Amboise, Adam Driver, Michael Esper, Grace Gummer, Patrick Heusinger, Josh Hamilton, Maya Kazan, Justine Lupe, Britta Phillips, Juliet Rylance, Dean Wareham, Michael Zegen
Durata: 86 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Frances è una ragazza di 27 anni che vive in un appartamento assieme alla sua amica Sophie, con la quale vive praticamente in simbiosi. Quando però Sophie decide di trasferirsi da Patch, Frances dovrà iniziare a prendere in mano la sua vita e a badare a se stessa.

Ci sono film che si sviluppano in maniera da raccontarti una storia, che ha una parte che la precede che non ci viene mostrata, ma ha comunque un inizio ed una fine e quando finisce il film è finita anche la storia. Ci sono film, come questo "Frances Ha" che ti fanno vedere molto bene come una qualsiasi storia la si possa inserire nel contesto di tutti i giorni. E' presente un preambolo ma non unpunto di inizio vero e proprio. E' presente un finale che però ti fa capire che la vita di tutti i giorni va avanti, così come quella della protagonista.

Mi è capitato raramente di venire preso in maniera quasi totale da un personaggio, soprattutto negli ultimi anni ho visto molti film davvero validi con però dei personaggi che entravano nella tua vita per un paio d'ore e poi passavano. Non essendo uno che si fa prendere dai personaggi, per me è molto difficile affezionarmici. Mi è capitato con Adele nel capolavoro "La vita di Adele" e mi è capitato con Frances in questo film.

In questa pellicola, sua quinta produzione in qualità di sceneggiatrice (io è la prima che vedo, anche perchè non è che siano molto sponsorizzati in giro i suoi film, è già tanto se questo uscirà in Italia in questo 2014), si vede tanta abilità di scrittura e la mano del regista, con un bianco e nero che fa atmosfera in maniera pazzesca, ricordando quasi la mia visione recente "Oh Boy - Un caffè a Berlino" (che come datazione è successivo a "Frances Ha"), è forte e segue la protagonista in maniera quasi ossessiva.

La vera forza di questo film sta infatti nel suo personaggio principale. Frances è una ragazza frizzante, spesso sembra senza freni, eppure è insicura e non ha ben chiaro cosa fare della sua vita (e mai come in questo periodo moltissimi sono nella sua situazione), riuscendo perfettamente a ritrarre il rempo in cui la pellicola viene pubblicata, con anche tutti gli altri personaggi che si susseguono uno dopo l'altro nella vita della protagonista.

Voto: 8,5

domenica 26 gennaio 2014

Dorian Gray (2009)

Regno Unito 2009
Titolo Originale: Dorian Gray
Regia: Oliver Parker
Sceneggiatura: Toby Finlay
Cast: Ben Barnes, Colin Firth, Rebecca Hall, Rachel Hurd-Wood, Emilia Fox, Fiona Shaw, Ben Chaplin, Maryam d'Abo, Douglas Henshall, Caroline Goodall, Jo Woodcock
Durata: 112 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Dorian Gray è un giovane uomo, appena trasferitosi nella Londra Vittoriana dopo aver ereditato una fortuna dal nonno. Una volta che il pittore Basil Hallward completa il suo ritratto gli viene fatta subito notare la sua perfezione, che rimarrà intatta col tempo perchè, al contrario della persona, il ritratto di Dorian Gray non invecchierà mai. Tramite un desiderio però Dorian riuscirà a rimanere giovane nel tempo, concentrando gli effetti della vecchiaia sul suo ritratto.

Dopo aver parlato di "Casinò" nella giornata dedicata a Martin Scorsese, ecco un altro film che mi ha fatto venire in mente in modo abbastanza marcato la poesia "Ozymandias". Diciamo che nella letteratura inglese di "Ozymandias" ce ne sono davvero tanti, anche se forse forse questo non ne è l'esempio più lampate: di preciso, Dorian Gray, per che cosa lo si può considerare un grande uomo? Non ha particolari meriti umani, ha solo questo "strano potere" se così lo si può definire, di rimanere giovane in eterno facendo invecchiare un suo ritratto. Ma non è un grande uomo.

Comunque, pur non avendo mai letto il romanzo di Oscar Wilde di cui questo film è un adattamento (a quanto mi dice qualcuno anche decisamente troppo libero rispetto al romanzo) è ovvio che conosco per bene la storia a cui si fa riferimento. D'altronde forse forse non la conoscono solo quelli che fanno i provini per andare al Grande Fratello, ma quelli non sanno nemmeno il loro nome, figurati se sanno chi è Dorian Gray.

Digressioni a parte diciamo che, pur stimando particolarmente senza averla letta, la storia di Dorian Gray come è stata adattata in questa pellicola mi ha abbastanza lasciato con l'amaro in bocca e con un certo senso di incompiutezza che mi ha permeato per tutta la visione di questo film. In fondo io non sono un grandissimo lettore, ma i film tratti da romanzi, soprattutto i grandi classici, non me li faccio mai mancare. E' colpa di tutte le imposizioni fattemi durante le superiori, costretto a leggere libri che non volevo senza lasciarmi il tempo per leggere cose come "Arancia Meccanica" o "I pilastri della terra" (due dei miei libri preferiti): di un grande classico sono sicuro che guarderò il film, ma non so se avrò mai voglia di recuperarmi la versione cartacea. E sono anche conscio del fatto che questa mia forma mentale sia profondamente sbagliata, ma che ci posso fare, ognuno ha le sue!

Detto questo mi aspettavo molto di più, invece per una storia che è costruita in un modo da non essere particolarmente brutta, ma abbastanza da far riuscire bene il compitino e nulla più, sono presenti soprattutto personagi interpretati da attori poco carismatici che non riescono particolarmente ad entrare in empatia con lo spettatore (che in questo caso sarei io e solamente io). Non è certo colpa del regista, lui ci ha provato e non ha fatto nemmeno schifo, lo è un po di più di Ben Barnes, con un Dorian Gray che per buona parte del film è davvero troppo troppo perfetto per risultare realistico e con dei conflitti interiori che vengono solamente accennati e mai approfonditi sia dall'interpretazione dell'attore, sia dalla scrittura dello scenegiatore che non vi ha dato la giusta attenzione.

Voto: 6

sabato 25 gennaio 2014

Dal tramonto all'alba (1996)

USA 1996
Titolo Originale: From Dusk till Dawn
Regia: Robert Rodriguez
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Cast: George Clooney, Quentin Tarantino, Harvey Keitel, Juliette Lewis, Ernest Liu, Salma Hayek, John Hawkes, Tito Larriva, Cheech Marin, Michael Parks, Kelly Preston, Brenda Hillhouse, Tom Savini, John Saxon, Danny Trejo, Fred Williamson, Marc Lawrence
Durata: 108 minuti
Genere: Horror, Commedia nera, Azione

La trama in breve: Dopo una rapina sanguinosa, i fratelli Gecko si dirigono verso la frontiera messicana con una donna in ostaggio e con una valigetta piena di soldi. Inizia così la loro fuga dalle autorità che li cercano incessantemente.

Pazzesco. Devo dirlo. Pazzesco! Ogni suo film che scopro continuo ad innamorarmi sempre più di Robert Rodriguez. Beh, questo film non è che l'ho scoperto a caso, lo conoscevo già di nome, ma mai mi era venuto in mente di provare a guardarlo. Eh sì che è un vero e proprio cult per gli amanti della commedia nera e dei pulp, in quanto riprende, anche se in chiave horror, il capolavoro di Tarantino "Pulp Fiction". Anzi. qui Tarantino figura sia come sceneggiatore della pellicola, memore di moltissime collaborazioni con l'amico Rodriguez, sia come attore, spalla del protagonista George Clooney.

Di Rodriguez amo alla follia la "Trilogia del Mariachi", che penso che a breve rirecupererò e recensirò per la prima volta qui sul blog, adoro la saga di "Machete", che spero vivamente non morirà col flop al botteghino di "Machete Kills", ma soprattutto "Sin City". "Spy Kids", nonostante il primo episodio un qualcosina (poco) da dire ce l'avesse, non lo considero nemmeno. Di Rodriguez amo alla follia l'esagerazione totale nelle sue scene, l'epicità, il voler per forza sfociare nel trash più assoluto ed in questo primo capitolo della trilogia di "Dal tramonto all'alba" tutte queste cose non mancano affatto.

Non è certo un film perfetto, ma nella sua esagerazione risulta assolutamente godurioso e davvero davvero godibile. Questo è probabilmente uno dei pochi film in cui ho apprezzato anche il ruolo di George Clooney, che di solito non mi va particolarmente a genio (non è male attualmente come attore, ma non è nemmeno benissimo). Al contrario Tarantino vorrei vederlo il meno possibile sullo schermo mentre il più possibile vorrei "non" vederlo perchè sta dietro la macchina da presa. Da attore non ci sta proprio secondo me: in primis è brutto. Ma brutto forte e lo dico io che non sono Cristiano Ronaldo. In secundis (chissà se si dice così...) recitare non è il suo mestiere. E si vede. Qui e in quasi tutti i cameo che fa nei suoi film. 

Voto: 7,5

venerdì 24 gennaio 2014

L'alba dei morti viventi (2004)

USA 2004
Titolo Originale: Dawn of the Dead
Regia: Zack Snyder
Sceneggiatura: James Gunn
Cast: Jake Weber, Sarah Polley, Ving Rhames, Mekhi Phifer, Ty Burrell, Michael Kelly, Kevin Zegers, Michael Barry, Lindy Booth, Jayne Eastwood, Boyd Banks, Justin Louis, Inna Korobnika, R. D. Reid, Kim Poirier
Durata: 101 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Una misteriosa epidemia, nel giro di una sola notte, ha trasformato tutte le persone in zombie famelici. Ana, un'infermiera, dopo aver assistito all'uccisione di suo marito da parte della figlia dei vicini Vivian, si rifugia assieme ad un gruppo di superstiti in un supermercato.

Dopo aver visto praticamente tutta la saga degli Zombie di George A. Romero (mi manca solo "Survival of the Dead" che devo procurarmi in qualche modo), mi sono buttato sul remake, che possedevo in DVD da molto tempo, del secondo film della saga, quello forse più famoso di tutti ed anche uno dei più imitati e citati nel cinema horror tutto. Non sono un grandissimo fan dei remake, ma non ne sono nemmeno un detrattore a priori se da una parte non snaturano completamente l'opera originale ma anche se d'altro canto non si limitano a farne un copia-incolla.

Nonostante lo spettro del capolavoro di Romero aleggi inevitabilmente su questo remake, il film sa avere una sua identità ben precisa, grazie ad innovazioni presenti più che altro nell'identità degli zombie. Infatti il film da una parte non snatura completamente l'opera di Romero, aggiungendo però il tocco personale del regista. Forse l'unica snaturazione che gli si può imputare è quella di aver reso gli zombie più veloci degli umani, ma secondo me è una cosa abbastanza veniale.

Se da una parte però alcuni piccoli cambiamenti si possono apprezzare, come quello già detto sugli zombie veloci e come abbiano reso maggiormente le atmosfere horror, mentre nel film originale tale atmosfera era molto meno marcata, accentuando però molto di più quella apocalittica, dall'altra manca quasi completamente quella che in Romero costituiva la critica sociale, che in quel film veniva indirizzata verso il consumismo. Qui ci sono pochi riferimenti a tale critica (forse anche giustamente, visto che è un po' fuori dal tempo) e messi lì un po' a casaccio senza approfondire particolarmente.

Alla fine ne viene fuori un buon film diversivo che però non riesce ad ottenere lo stesso effetto dell'originale da cui purtroppo non ci si può staccare. Pur avendo mezzi migliori, trucchi molto migliori ed effetti speciali moltissimo migliori (scusate il voluto errore grammaticale), ciò che ne esce non è paragonabile a ciò che fu realizzato quasi trent'anni prima. Ci sta, è un film che si fa guardare molto volentieri, senza però dimenticarci da dove proviene.

Voto: 7-

giovedì 23 gennaio 2014

Martin Scorsese Day - Casinò

Oggi esce nei cinema italiani il nuovo attesissimo film di Martin Scorsese, "The Wolf of Wall Street", con un Leonardo DiCaprio nominato finalmente agli Oscar come migliore attore e con il film stesso candidato al titolo di miglior film. Così, con la solita congrega di cineblogger, si è deciso di celebrare il grande regista, anche se non è il suo compleanno! E se di solito uno quando sente nominare Scorsese dice "Oh, che figata, Scorsese!", guardando la sua filmografia per scegliere che film recensire, mi sono accorto che su ventiquattro film firmati dal regista ne ho visti solamente cinque. "Oh, Martin Scorsese, che figata!".



USA 1995
Titolo Originale: Casinò
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Martin Scorsese, Nicholas Pileggi
Cast: Robert De Niro, Sharon Stone, Joe Pesci, James Woods, Don Rickles, Alan King, Kevin Pollak, L.Q. Jones, Dick Smothers, Frank Vincent, John Bloom, Pasquale Cajano, Melissa Prophet, Bill Allison, Vinny Vella, Philip Suriano, Erika von Tagen, Frankie Avalon, Joseph Rigano, Catherine Scorsese, Nobu Matsuhisa, Michael McKensie Pratt, Jack Orend, Ffolliott Le Coque, Andy Jarrell, Randy Sutton
Durata: 170 minuti
Genere: Drammatico, Gangster

La trama in breve: Sam Rothstein è soprannominato Asso, per via della sua innata bravura con le scommesse. Avendo reso ricca la famiglia di Remo Gaggi grazie alle sue scommesse, gli viene affidata la gestione del casinò Tangiers, appena aperto a Las Vegas. Sotto il controllo dell'amico di infanzia Nicky Santoro, il casinò inizia la sua attività a gonfie vele, con dei guadagni ingenti, merito soprattutto della bravura di Asso nel gestirlo.

Sono molti nella storia del cinema i casi di film i cui ci viene raccontata l'epopea di un uomo, la sua enorme salita e la sua inevitabile fase discendente. Nonostante non sia mai stato particolarmente affascinato dai gangster-movie, mi sono sempre piaciute le epopee, soprattutto quelle che riguardano il mondo criminale. Mi piacciono perchè fanno sempre vedere una facile ascesa contrapposta ad un crollo inevitabile e dolorosissimo. A questo proposito mi viene in mente la poesia di Shelley "Ozymandias" che parla di come il declino degli uomini potenti sia inevitabile ed inesorabile. La cosa è culturalmente talmente rilevante che anche l'episodio più rappresentativo dell'ultima stagione di "Breaking Bad" è stato intitolato così e mai titolo fu più azzeccato.

Non so se metterei il film sotto questa luce in toto, ma è più o meno questo quello che vi ho letto io guardandolo. Infatti la storia che viene narrata parte chiaramente da questo presupposto, raccontandoci per bene la vita di molti dei suoi personaggi principali con anche molte storie secondarie che si accalcano e si incastrano davvero bene con quella che è la trama principale. Il fatto di avere tante storie secondarie può essere tranquillamente considerato un difetto, tant'è che Scorsese stesso ammise che fosse il punto debole più rioconosciuto da tutta la critica. In realtà sì, non è facilissimo stare per bene dietro a tutte le sottotrame, ma io non ci ho visto un particolare difetto. Probabilmente ad una futura seconda visione inizierò a mettere insieme per bene tutti i pezzi del puzzle, ma il fatto che la prima visione mi spinga ad una seconda non è affatto un difetto, anzi.

I personaggi sono tutti delineati con una certa maestria tanto che se mi mettessi a parlare di tutti finirei probabilmente dopodomani, perciò mi concentro sui personaggi principali. Parto però da Nicky Santoro, interpretato da Joe Pesci, un gangster spietato che spesso e volentieri si metterà nei guai a causa della sua irruenza e della sua condotta talvolta insopportabile. Risulta uno di quei personaggi per cui, pur essendo uno dei protagonisti, non riesco a provare empatia. Ginger McKenna è secondo me uno dei personaggi più complessi dell'intero film, riuscendo a manipolare a suo piacimento suo marito Asso del quale non è affatto innamorata, noi lo capiamo dalla prima scena ma lui no. L'interpretazione magistrale di Sharon Stone le conferisce anche un certo fascino. Altro personaggio piuttosto importante, semplicemente perchè protagonista di molte delle truffe che Ginger tenta ai danni di Asso, è Lester Diamond, interpretato da James Woods, prima pappone di Ginger, poi diventerà suo principale complice.

Il protagonista Asso invece, interpretato da Robert De Niro, è quello che meglio incarna il significato di "Ozymandias": la sua ascesa è vertiginosa, grazie alle sue amicizie con uomini più potenti di lui e grazie ad abilità che vengono messe in gioco quasi sempre in buona fede. Per buona parte del film mi è sembrato un ingenuo, poi pian piano il suo carattere acquista una sorta di predisposizione al crimine (pur non facendo mai niente di concreto). Alla fine lui assumerà un ruolo davvero di spicco, tanto da inimicarsi tutti i potenti mafiosi della zona, compreso anche Nicky Santoro. Il suo declino sarà inesorabile, complice anche la presenza di una moglie davvero scomoda ed ingestibile, vera e propria causa della sua crisi.

Le quasi tre ore di durata del film passano abbastanza velocemente tra le altre cose, grazie alla pazzesca regia di Scorsese che coi film di mafia ha fatto una certa fortuna nella sua carriera. Spero di riuscire a vedere a breve anche "Quei bravi ragazzi", ma soprattutto il motivo per cui lo si sta celebrando, "The Wolf of Wall Street", che si preannuncia essere davvero un film bomba assoluto.

mercoledì 22 gennaio 2014

Lo sguardo di Satana - Carrie (2013)

USA 2013
Titolo Originale: Carrie
Regia: Kimberly Peirce
Sceneggiatura: Roberto Aguirre-Sacasa, Lawrence D. Cohen
Cast: Chloë Grace Moretz, Julianne Moore, Judy Greer, Portia Doubleday, Gabriella Wilde, Alex Russell, Michelle Nolden, Max Topplin, Cynthia Preston, Zoë Belkin, Samantha Weinstein, Ansel Elgort, Skyler Wexler
Durata: 99 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Carrie è una giovane ragazza, emarginata dalla sue compagne di scuola, che vive con la madre, fanatica religiosa. Carrie possiede anche dei poteri telecinetici, dei quali la madre è spaventata.

Dopo Pensieri Cannibali anche a me tocca recensire questo film, secondo remake visto all'inizio di questo 2014, stavolta remake di un capolavoro horror di Brian De Palma, recuperato poco più di un anno fa, che mi aveva particolarmente terrorizzato ed inquietato, grazie soprattutto ad una storia che riesce a non perdere il suo effetto pur essendo passati quasi quarant'anni e con una protagonista dal volto davvero penetrante come pochi.

Non sono uno di quelli che appartiene alla categoria degli haters dei remake, per lo meno non necessariamente. Fondamentalmente quando guardo un remake, soprattutto di un film che mi è piaciuto tanto, e in questo caso di una vera e propria pietra miliare del genere horror, penso sempre che non si possa riuscire ad arrivare all'originale. Per ovviare la cosa però apprezzo molto quando si apportano modifiche contestualizzate oppure atte a personalizzare la storia da parte del "nuovo" regista. 

Questo remake non fa nè l'una nè l'altra cosa, rivelandosi particolarmente inutile. I cambiamenti nella storia sono più atti a modernizzare la vicenda, aggiungendo cellulari, video su Youtube e cyberbullismo. E se la regia, pur senza particolari picchi, è ben costruita, a non funzionare secondo me è fondamentalmente una cosa, leggete le didascalie per capire meglio.

Questo sguardo...
Non c'entra nulla con questo!

Ed è un vero e proprio problema. Lo sguardo originale di Sissy Spacek è qualcosa che difficilmente mi dimenticherò per quanto inquietante, penetrante, che deve essere arrabbiato ma risulta quasi apatico, spietato. Quello di Chloe Grace Mortez è uno sguardo carino, quasi da bimbetta incazzata che sta per compiere una strage, non riesce ad arrivare all'obiettivo che è quello di impaurire. Anche Julianne Moore perde inesorabilmente lo scontro con Piper Laurie, risultando meno inquietante e quasi meno oppressiva della madre originale. Insomma, un remake che alla fine secondo me non risulta particolarmente orribile, ma che purtroppo non ha idee e si limita a riproporre l'originale senza offrire nulla di nuovo al mondo del cinema.

Voto: 5

martedì 21 gennaio 2014

Hellraiser (1987)

Regno Unito 1987
Titolo Originale: Hellraiser
Regia: Clive Barker
Sceneggiatura: Clive Barker
Cast: Andrew Robinson, Clare Higgins, Ashley Laurence, Sean Chapman, Oliver Smith, Robert Hines, Doug Bradley, Nicholas Vince, Simon Bamford, Grace Kirby
Durata: 86 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Larry e la seconda moglie Julia decidono di trasferirsi in una villetta, precedentemente teatro di una relazione tra lei e Frank, il cognato di lui, i cui resti si trovano ancora nella casa. Durante il trasloco Larry si procura un taglio alla mano, grazie alla quale Frank si rigenera, bevendone il sangue caduto sul pavimento. In realtà Frank non era morto ma si trovava in una condizione di disfacimento occorsagli dopo aver aperto una scatola misteriosa.

Era ormai da tempo che dovevo iniziare a recuperarmi tutti i film della saga di Hellraiser, semplicemente perchè il cattivo della serie, Pinhead, è un'icona riconosciuta per il suo carisma e la sua bastardaggine e, soprattutto, perchè posseggo un paio dei film della saga da tempo, ma ancora non avevo avuto modo di iniziarla.

Diciamo che da questo primo capitolo non ne sono rimasto particolarmente impressionato, probabilmente mi aspettavo di più e non ho ricevuto dal film quanto pensavo mi avrebbe dato, sia in termini di paura che, a parte qualche sprazzo nel finale, è molto molto ridotta, sia in termini di tensione, quella invece è praticamente quasi assente.

Se da un film horror non riesci ad ottenere nè paura vera nè tensione rimangono un paio di cose: un po' di sangue, e da questo punto di vista diciamo che abbiamo quello che vogliamo, ma, soprattutto ci vuole un cattivo coi fiocchi. E qui ci vengono in aiuto ben due personaggi del film a cui si aggiunge un altro gruppetto, i Cenobiti, capitanati da Pinhead. I primi due cattivi presenti nel film sono Frank e Julia: il primo, col corpo completamente sfatto, punta tutto sul manipolare Julia, di lui innamorata, per farlo ritornare in vita. Per fare ciò Julia dovrà portare nella soffita cadaveri belli freschi, cosicche Frank possa nutrirsi del loro sangue e rigenerare il suo corpo. Questi due cattivi diciamo che sono piuttosto classici e secondo me un po' poco carismatici rispetto a quanto ci si dovrebbe aspettare.

Il vero mattatore del film è invece Pinhead. E' un personaggio che rimane nell'ombra per buonissima parte del film, nonostante sia quasi riconosciuto come il vero e proprio protagonista della saga si vede davvero poco in scena in questo primo capitolo. Eppure in quel poco che si vede, si riescono già a denotarne i tratti di manipolatore allo stato puro, in grado probabilmente di reggere da solo una saga intera (ma questo lo scoprirò pian piano con il recupero). Alla fine l'unica cosa che mi ha davvero impressionato del film è proprio la costruzione del personaggio principale, mentre a livello di trama e di regia le cose non è che siano andate proprio benissimo. Forse saranno i tempi e il cinema horror che è cambiato, forse non ha avuto lo stesso effetto su di me rispetto a quello che avrebbe avuto se fossi nato 40 anni fa e lo avessi visto in piena adolescenza/giovinezza. Forse, forse, forse, ma di horror vecchi che mantengono il loro effetto ce ne sono a bizzeffe. Questo no.

Voto: 6

lunedì 20 gennaio 2014

Capitan Harlock (2013)

Giappone 2013
Titolo Originale: 宇宙海賊キャプテンハーロック (Uchū Kaizoku Kyaputen Hārokku)
Regia: Shinji Aramaki
Sceneggiatura: Harutoshi Fukui, Leiji Matsumoto
Cast: Capitan Harlock, Yama, Yuky Kei, Yattaran, Meeme, Ezra, Nami, Soukan, Tori-san, Roujin
Durata: 110 minuti
Genere: Animazione

La trama in breve: 2977: l'Universo è popolato da 500 miliardi di esseri umani, discendenti di coloro che emigrarono dalla Terra. Un secolo prima però, un gruppo di ribelli auspicava il ritorno nel pianeta madre. Per evitare ciò fu fondata la Gaia Sanction, che dichiarò la Terra come luogo inviolabile e sacro per gli umani. Capitan Harlock, potentissimo pirata spaziale a capo della nave Arcadia, vuole liberare l'umanità intera dalla tirannia di Gaia, motivo per cui l'organizzazione tenterà di eliminarlo in ogni modo.
Troppo troppo difficile recensire questo film. Decisamente troppo, fondamentalmente perchè sono un neofita totale sul personaggio di Capitan Harlock, non ho mai letto una sua storia e non ho mai visto nemmeno una puntata dell'anime di cui è protagonista. Eppure il suo è un nome altisonante, che chiunque conosce, anche chi come me non ha mai letto nè visto niente con lui protagonista. Non che guardando questo film mi sia deciso ad iniziare, purtroppo il mondo dei manga e degli anime giapponesi non mi interessa moltissimo, mi volevo solamente limitare a guardare il film, a divertirmi un paio d'ore e poi a parlarne qua. Quindi se dico qualche castronata sul personaggio, magari scrivetemela nei commenti, ma se vi mettete a "gridare" sappiate che vi "griderò" contro come risposta.

I film d'animazione giapponesi invece, anche se non ne sono un vero e proprio cultore, mi piacciono abbastanza, sono sempre rimasto affascinato tutte le volte che me ne capitava uno sottomano ed è proprio così che ho preso questo film, senza sapere niente di cosa c'è stato prima e gustandomi quel paio d'ore in totale serenità. 

Eppure Capitan Harlock come personaggio ha qualcosa da dire, non è affatto un personaggio banale e in questo film la sua personalità è ben delineata. Combatte contro una dittatura, che nel film è una dittatura interplanetaria, ma che volendo la si potrebbe trasportare in qualsiasi condizione politica e culturale. In questo caso però viene messo al centro un personaggio diverso dal protagonista, tale Yama, membro della Gaia Sanction infiltrato nella nave Arcadia.

Alla fin fine il personaggio principale di tutta la storia rimane ancora misterioso, freddo e molto distaccato rispetto al pubblico, non provocando sicuramente in me che approccio per la prima volta al personaggio un'empatia che possa farmi decidere di approfondire. A parte che già avevo deciso prima di non approfondire, ma così proprio la voglia non mi è venuta. Un bello spettacolo per gli occhi, ma non è che mi sia rimasto molto di questa pellicola da poter darle meriti elevati.

Voto: 6+

domenica 19 gennaio 2014

The Banshee Chapter (2013)

USA 2013
Titolo Originale: The Banshee Chapter
Regia: Blair Erickson
Sceneggiatura: Daniel J. Healy
Cast: Ted Levine, Katia Winter, Michael McMillian, Monique Candelaria, Chad Brummett, Jenny Gabrielle, J.D. Garfield
Durata: 86 minuti
Genere: Horror

La trama in breve Il governo Clinton ha ufficializzato davanti a tutta la nazione l'esistenza di un progetto scientifico denominato MKUltra, in cui le persone venivano inconsapevolmente drogate con una sostanza in grado di controllare la loro mente. Lo studente James Hirsch decide così di procurarsi tale droga e di provarla su se stesso. Tempo dopo la sua amica del college Anne va in cerca di James, scomparso ormai da almeno un anno.

Nel panorama cinematografico horror ormai si assiste sempre alla riproposizione dei soliti topoi, ormai la fantasia si è quasi totalmente esaurita e i due argomenti principali di cui parlare sono o le possessioni (case, persone, animali) oppure gli esperimenti scientifici sugli umani. Questo film, udite udite, prende tutti e due i generi e li mescola assieme. Al che uno potrebbe pensare che sia uscito una merda colossale e non gli darei nemmeno troppo torto se non avessi visto il film. Invece no, ne è uscito qualcosa di davvero intrigante, teso e a volte anche pauroso. Per l'originalità cercate un altro film che è meglio.

Il film sa mescolare sapientemente delle immagini in presa diretta, nel solito mio odiatissimo stile mockumentary, con riprese cinematografiche classiche che comunque tendono moltissimo a seguire il personaggio principale Anne. La scelta alla fine funziona molto bene e non ho trovato in questa commistione effetti particolarmente negativi. Dal punto di vista registico infatti siamo abbastanza nella media del genere, senza particolari picchi creativi.

CIò che appunto funziona meglio è la costruzione della tensione, quasi sempre palpabile e con trovate spaventose che non cadono mai nel clichè e nel banale. Sì, la storia non è certo molto di nuovo, ma ciò non è certo sinonimo di banale. E anche se la trama principale probabilmente non entra mai davvero nel vivo lasciandoti con l'attesa di qualcosa che alla fine non accade, si può dire che l'effetto che un film horror deve dare è riuscito ad ottenerlo tranquillamente.

Voto: 7+

sabato 18 gennaio 2014

American Hustle - L'apparenza inganna (2013)

USA 2013
Titolo Originale: American Hustle
Regia: David O. Russell
Sceneggiatura: David O. Russell, Eric Warren Singer
Cast: Christian Bale, Bradley Cooper, Amy Adams, Jeremy Renner, Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Michael Peña, Jack Huston, Louis C.K., Shea Whigham, Alessandro Nivola, Elisabeth Röhm, Paul Herman, Colleen Camp
Durata: 129 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Il film narra le vicende dell'Operazione Abscam, con cui l'FBI, attraverso l'aiuto di alcuni abili truffatori, riuscì ad incastrare alcuni membri del congresso. Così i due truffatori di professione Irving Rosenfeld e Sydney Prosser si trovano a dover lavorare insieme all'agente Richie Di Maso. A mettere in seria difficoltà l'operazione ci penserà la moglie di Irving, casalinga viziata ed imprevedibile.
Dopo il grande successo che è stato lo scorso anno il film "Il lato positivo", David O. Russell torna con una pellicola tutta diversa, mantenendo però inalterati alcuni dei suoi protagonisti. Infatti si affida ancora una volta al premio Oscar Jennifer Lawrence (candidata anche per questo film come miglior attrice non protagonista) e a Bradley Cooper, anche se questa volta con ruoli non proprio di primo piano. Il ruolo di protagonista assoluto della vicenda è infatti affidato allo'idolissimo di casa Christian Bale, che ha deciso per girare questo film di sottoporsi ad un'altra sorprendente trasformazione fisica, decidendo di mangiare come un dannato per farsi venire una panza clamorosa (chiaro, non è diventato un grassone, ma ha quella pancetta anti estetica che chi come me adora mangiare e bere birra conosce molto bene).

Facciamo un confronto di gusti che cinematograficamente non ha ragione di esistere ma almeno può far capire bene quanto mi sia piaciuto il film prendendo un film completamente diverso dello stesso regista. DIciamo che "American Hustle" lo ritengo meritevolissimo, ma mi è piaciuto molto molto di meno rispetto a "Il lato positivo". FIne dei confronti che non hanno alcuna ragione di esistere.

Il vero merito principale di questo film non sta secondo me tanto nella trama, molto intricata, forse anche troppo per i miei gusti e forse nemmeno nei dialoghi, tra l'altro io non apprezzo moltissimo i film in cui si parla troppo e qui alcune volte si sfocia nel parlare troppo e con troppo intendo che spesso alcuni dialoghi sono troppo prolissi o pleonastici. La vera e propria forza del film secondo me sta nella caratterizzazione dei personaggi, dei quali ho apprezzato veramente il fatto che nessuno fosse schierato chiaramente dalla parte dei buoni così come nessuno fosse schierata chiaramente dalla parte dei cattivi. Dal punto di vista della morale dei protagonisti il film rimane molto sul vago e sull'ambiguo in modo da darti la possibilità di creartela tu stesso una morale.

Così il personaggio di Christian Bale affiancato nel suo lavoro da una splendida e bravissima Amy Adams (che già si è presa un Golden Globe pochi giorni fa) incarnano per benequello che è lo stare nel mezzo in quanto a morale. Non si può certo dire che le loro azioni siano di pura cattiveria, così come non è possibile non empatizzare con loro fondamentalmente. Al contrario invece il personaggio di Richie Di Maso, interpretato da Bradley Cooper, risulta il più antipatico della vicenda, per il quale si fa veramente fatica a provare compassione. Vince ancora una volta il premio come miglior personaggio del film la solita Jennifer Lawrence: la sua interpretazione, in un ruolo non di primo piano che, anzi, si vede anche abbastanza poco in scena rispetto alla durata del film, è ancora una volta qualcosa di fantastico. Riesce ad essere sexy quando deve essere sexy (eh vabbeh, per lei ottenere l'effetto sexy su di me è un gioco da ragazzi, la amerei anche in un vestito del seicento che non lascia vedere NULLA probabilmente), squilibrata quando il suo personaggio diventa la mina vagante di turno nell'operazione dell'FBI. Insomma, lei ormai è diventata ed è destinata a diventare un'attrice totale e forse forse l'Oscar se lo becca anche quest'anno (stavolta come non protagonista però).

Voto: 7,5

venerdì 17 gennaio 2014

Masters of Sex - Stagione 1

Masters of Sex
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 12
Creatore: Michelle Ashford
Rete Americana: Showtime
Cast: Michael Sheen, Lizzy Caplan, Caitlin Fitzgerald, Teddy Sears, Nicholas D'Agosto
Genere: Drammatico

La trama in breve: La serie racconta degli studi condotti dal ginecologo William Masters e dalla sua assistente Virginia Johnson riguardo il sesso, condotti negli anni sessanta, che rivoluzionarono il modo in cui i medici concepivano la sessualità umana.

Una delle serie di maggior successo e tra le più acclamate del 2013, andata in onda di pari passo con la terza stagione di "Homeland", la cui mia recensione è tardata anche per motivi di tempo. Diciamo che non sono solito guardare serie tv di questo genere, ma l'attesa in tutto il web per questa nuova produzione Showtime era talmente tanta che anche io mi sono fatto prendere dalla curiosità. E poi questa serie aveva un punto forte. Vi chiedete quale? Come quale? Avete letto il titolo? QUESTA E' UNA SERIE SUL SESSO! Chiunque dovrebbe esserne attratto!

Premesso che non mi sono assolutamente informato sugli studi di William Masters e di Virginia Johnson, ma mi baso solamente su ciò che viene raccontato nella serie. Diciamo che ci ho messo decisamente un po' a farmela piacere per davvero, di sicuro guardando i primi due o tre episodi ho pensato un paio di volte di mollarla. Motivi vari, tra cui il fatto che i primi episodi tendono a mettere moltissima carne al fuoco e mi è riuscito piuttosto difficile stare dietro a tutte le varie storie parallele. Pian piano però tutte queste storie iniziano a prenderti e si inizia a diventare abbastanza empatici con i protagonisti.

Sì perchè, affiancate allo studio, con tanto di cavetti e macchine per misurare ogni tipo di reazione al sesso, ci sono tutta una serie di storie umane che all'inizio sembrano un contorno per la serie, ma poi iniziano a diventarne l'argomento fondante, passando violentemente in primo piano. E nel momento in cui l'umanità passa in primo piano la serie compie la svolta: all'inizio mi annoiava un po', dopo mi ha preso moltissimo. E finisce che ti interessi alla vita coniugale della famiglia Masters, con i due che tentano da anni di avere un figlio, ti interessi prima alla difficile storia famigliare di Virginia Johnson e poi alla sua nuova relazione con Ethan. E mille e mille altre che non sto qui ad elencare.

Altro ottimo merito della serie è stato quello di creare un ottimo spaccato della società della seconda metà degli anni sessanta, in cui le idee di Masters, allora rivoluzionarie ora probabilmente addirittura superate da altre (non lo so proprio sinceramente, lo ammetto), non venivano certo viste di buon occhio. Un periodo in cui se ti rendevi conto di essere omosessuale ti sottoponevi volontariamente all'elettroshock per guarire. Insomma un bel periodo in cui vivere. 

A rendere buona la serie sono poi le ottime interpretazioni di Michael Sheen, che offre la tipica prestazione recitativa da bastone nel didietro, ovvero l'interpretazione perfetta per il suo personaggio, antipatico e abbastanza pieno di sè, e di Lizzy Caplan che riesce a metterci dentro anche un po' di umanità. Anche i comprimari del cast sono a loro agio in ogni scena, dando nel corsdo degli episodi ciò che nelle prime puntate mi era abbastanza mancato, ovvero il coinvolgimento.

Voto: 7,5

giovedì 16 gennaio 2014

Blue Jasmine (2013)

USA 2013
Titolo Originale: Blue Jasmine
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Cast: Cate Blanchett, Sally Hawkins, Alec Baldwin, Bobby Cannavale, Louis C.K., Andrew Dice Clay, Peter Sarsgaard, Michael Stuhlbarg, Max Casella, Alden Ehrenreich, Daniel Jenks, Max Rutherford, Tammy Blanchard, Annie McNamara
Durata: 98 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Jasmine è una donna neyorkese che, dopo aver constatato il totale fallimento della sua vita, a partire dal suo matrimonio, decide di trasferirsi nella squallida casa della sorella Ginger, a San Francisco, nel tentativo di far ripartire la sua vita.

Nella mia passione cinematografica ci sono giusto un paio di registi particolarmente famosi ed apprezzati nel panorama mondiale che io ho sempre fatto una fatica bestiale a digerire e tuttora guardare un film firmato da loro mi è difficilissimo. Non capisco se sia un problema di reale comprensione della poetica o semplicemente un fatto di gusti, ma, giusto per citarne due, non riesco ad apprezzare quasi per nulla David Cronemberg così come, in minore proporzione, faccio fatichissima con Woody Allen. E' effettivamente un problema, dato che non sono uno che ama fare quello che deve essere per forza la voce fuori dal coro, ma, per quanto mi riguarda, io con i loro film non ci riesco, è più forte di me.

Nonostante questo tendo a dargli quasi sempre una possibilità quando mi si propone qualche loro nuova produzione ed è proprio questo il caso con cui, a detta di molti, Woody Allen si lascia alle spalle il disastro di "To Rome with Love" e ritorna quasi ai fasti di "Midnight in Paris". Mentre io riconosco che "To Rome with Love" sia un vero e proprio disastro, "Midnight in Paris" non mi è mai sembrato questo gran capolavoro, quanto meno non sto filmone da meritare l'Oscar come miglior film, ma come ho detto, è un problema mio.

Da una parte dunque in questo film ho trovato dei personaggi ben costruiti e ben caratterizzati, essendo questo uno dei punti forti di Woody Allen, bisogna dargliene atto, con una Cate Blanchett bravissima, ma dall'altra la trama non è riuscita completamente a farmi amare per davvero il film, abbastanza carino, ma che non ho trovato per nulla imprescindibile.

Nonostante questo e nonostante il film sia carino ma non un capolavoro, ho trovato parti della sua trama davvero illuminanti, riuscendo per davvero a farmi riflettere su alcune componenti della mia vita a cui probabilmente non avevo mai pensato troppo sul serio. Non che cambierò radicalmente stile di vita grazie a questo film, ma quanto meno è riuscito a mettermi la pulce nell'orecchio e vedremo se in futuro succederà qualcosa di più radicale.

Voto: 7

mercoledì 15 gennaio 2014

Oldboy (2013)

USA 2013
Titolo Originale: Oldboy
Regia: Spike Lee
Sceneggiatura: Mark Protosevich
Cast: Josh Brolin, Sharlto Copley, Elizabeth Olsen, Samuel L. Jackson, Richard Portnow, Michael Imperioli, Lance Reddick, Rami Malek, Max Casella, Elvis Nolasco, James Ransone, Hannah Ware, Caitlin Dulany, Linda Emond, Grey Damon
Durata: 104 minuti
Genere: Drammatico, Thriller

La trama in breve: Joe Doucett è un agente pubblicitario che, improvvisamente, viene rapito e tenuto prigioniero nella stessa stanza per 20 anni. Misteriosamente liberato, decide di indagare su chi lo ha tenuto segregato per tutto quel tempo.

Avevo curiosità enorme per questo remake del capolavoro di Park Chan-wook girato da Spike Lee. Curiosità fondamentalmente per come il regista americano avrebbe trasportato una storia Orientale, nella quale spicca moltissimo l'ambiente culturale in cui i personaggi vivono, nel mondo Occidentale, con tutti gli adattamenti del caso, soprattutto su tutte quelle cose che noi occidentali facciamo un po' fatica ad accettare, ma che nel film originale sono spiattellate belle belle lì davanti senza che qualcuno si preoccupi di buonismi o pietismi vari.

Nel periodo in cui uscì questo film mi sono anche recuperato l'originale per poter avere una visione un po' più completa dell'intera faccenda e già quando lo vidi pensai praticamente subito che il remake non sarebbe mai e poi mai stato all'altezza della storia originale, ma che forse la mano di Spike Lee si sarebbe fatta un po' sentire, magari anche in modo positivo. Fondamentalmente perchè l'Oldboy originale è un capolavoro quasi inarrivabile, difficile da imitare e probabilmente anche impossibile da occidentalizzare.

Posso dire che, non fosse esistito mai l'originale, l'Oldboy di Spike Lee sarebbe un film carino, mentre con l'ovvio confronto con il coreano perde una cosa come 6-0 6-0 in una partita di tennis. Diciamo che non sono le interpretazioni dei protagonisti a fare del male a questa pellicola: Josh Brolin è calato molto bene nella parte ed è forse quello che riesce di più ad immedesimarsi, anche e soprattutto dal punto di vista emozionale. Elizabeth Olsen continuo ad apprezzarla molto ed anche in questo ruolo riesce a dare del suo all'interpretazione.

La trama è anche abbastanza fedele, pur mancando quasi completamente la componente emozionale che nell'originale, più della cattiveria e di tutto il resto, era il vero e proprio punto di forza, non cambia quasi nulla tranne che nel finale, momento in cui praticamente si perde tutto il senso che aveva il film precedente, con una scelta di come spiegare tutta la vicenda che secondo me alla fine è abbastanza discutibile (perchè inseriscono una componente dell'originale cambiandone un'altra e facendo praticamente perdere senso ad entrambe). Spike Lee, ci hai provato e te ne va dato atto. Non ce la potevi fare però...

Voto: 5,5

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