lunedì 19 giugno 2017

La tenerezza di Gianni Amelio (2017)

Italia 2017
Titolo Originale: La tenerezza
Regia: Gianni Amelio
Sceneggiatura: Gianni Amelio, Alberto Taraglio
Cast: Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi, Renato Carpentieri, Arturo Muselli, Giuseppe Zeno, Maria Nazionale, Enzo Casertano
Durata: 103 minuti
Genere: Drammatico


Nel corso dell'annata passata, più e più volte si sono sprecate parole su quanto, in qualche modo, il cinema italiano fosse in netta ripresa: sono uscite comunque le commedie di dubbio gusto che contraddistinguevano la nostra produzione negli ultimi anni, ma, oltre ai soliti drammoni pseudo-autoriali di cui la nostra produzione cinematografica è piena da sempre abbiamo avuto anche uscite che si occupavano di qualcosa di diverso, a partire dall'ottimo "Perfetti sconosciuti" e passando per i validissimo "Lo chiamavano Jeeg Robot" e "Veloce come il vento". Nel corso di questa annata, che è ormai giunta al giro di boa, ancora non si è avuta la sensazione vera e propria che il nostro cinema fosse particolarmente in forma e, a parte l'ottimo "Smetto quando voglio - Masterclass", il nostro cinema non ha sparato quasi per nulla le sue cartucce più interessanti.
In contrasto con ciò che vado cercando dal nostro cinema, sperando di trovare sempre qualcosa di nuovo o di diverso dal solito, ho deciso di dare un'opportunità a "La tenerezza", diretto da Gianni Amelio, del quale da una parte ho sempre apprezzato i due attori protagonisti della vicenda, Micaela Ramazzotti e Elio Germano, mentre dall'altra le varie recensioni positive che si sono scritte da quando il film è uscito nei cinema mi trasmettevano una grande fiducia. Certo è però che con questo film non saremo davanti al drammone pseudo-autoriale strappa lacrime, ma nemmeno davanti a qualcosa di mai visto sia nel nostro panorama cinematografico, sia in quello internazionale.
Non si può dire a livello assoluto che "La tenerezza" sia un brutto film, anzi, dirlo sarebbe intellettualmente disonesto. Siccome però preferisco nelle mie recensioni non dare sempre peso all'obiettività, ma assecondare un po' di più la componente soggettiva, posso dire che il film, di per sè, non mi ha convinto più di tanto. Chiaro è che la regia di Gianni Amelio sia davvero ben curata, in grado di muoversi in una Napoli mai vista al cinema - quella ricca e borghese che tira decisamente meno per il grande pubblico rispetto a quella povera e malfamata -, riuscendo anche a creare una storia in grado di esplorare il dolore nel momento in cui diventa una componente predominante nella vita di una persona.
Se però per alcuni i dialoghi - scritti dallo stesso Amelio - risultano brillanti ed in linea con la storia narrata, a me spesso e volentieri nel corso della durata della pellicola mi sono sembrati piuttosto inconcludenti, forse volutamente, forse per lanciare un messaggio che però, a me, non è arrivato del tutto. Ed è qui che la componente obiettiva non riesce ad essere predominante rispetto a quella soggettiva: quella obiettiva dice che siamo davanti ad un film ben scritto, ben diretto e ben interpretato dagli attori protagonisti; quella soggettiva dice che "La tenerezza" non mi ha coinvolto come avrei sperato, soprattutto dal punto di vista emotivo.

Voto: 6

2 commenti:

  1. Non ho visto molto cinema italiano in questo 2017, dopo l'esaltazione eccessiva del 2016 forse avevo bisogno di una pausa. O forse l'aveva bisogno il cinema italiano... :)
    Tutto questo per dire che La tenerezza non mi ispira particolare tenerezza e lo attendo al varco per un'eventuale stroncatura dalle mie parti.

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  2. A me invece è piaciuto tantissimo. Certo, i film di Amelio non sono facili alla prima visione... ma ti colpiscono profondamente. Il titolo, "La tenerezza", è volutamente ironico: si riferisce alle difficoltà di comunicazione tra padri e figli, spesso inconciliabili per il rispettivo orgoglio

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