lunedì 20 luglio 2020

OSCARS BEST MOVIES - Emilio Zola di William Dieterle (1937)


USA 1937
Titolo Originale: The Life of Emile Zola
Sceneggiatura: Norman Reilly Raines, Heinz Herald, Geza Herczeg
Durata: 116 minuti
Genere: Biografico, Drammatico


Purtroppo continuo ad essere un po' latitante su questo blog, per via di vari motivi, lavorativi e non, non sto riuscendo a scrivere quanto ho sempre fatto su queste pagine, ma in realtà non vedo la cosa in modo totalmente negativo, il che va anche bene. Però l'intenzione di portare avanti questo blog e soprattutto certi appuntamenti rimane e, con la speranza di poter tornare al cinema a vedere qualche film nuovo, forse si potrà ritornare a scrivere con dei ritmi anche solamente simili a quelli avuti fino a prima del lockdown. Siamo però qui per il decimo appuntamento con la rubrica dedicata a tutti i film che hanno vinto l'Oscar come miglior film e, dopo aver parlato de "Il paradiso delle fanciulle", pellicola che mi ha tediato e non poco, è tempo di parlare di "Emilio Zola", che lo ha succeduto come vincitore del titolo. Giusto lo scorso anno avevo visto il bellissimo film di Roman Polanski "L'ufficiale e la spia", in cui in qualche modo il personaggio di Emile Zola, ad un certo punto della narrazione della vicenda, entrava prepotentemente in gioco rendendosi decisivo per far venire a galla la verità sul caso Dreyfus e ora mi ritrovo davanti ad un film dedicato interamente al personaggio di Emile Zola. Regista della pellicola è William Dieterle, un nome che non mi è assolutamente nuovo, ma, consultandone la filmografia, non trovo alcun film tra i suoi che io possa aver visto, quindi non so bene a cosa possa essere dovuto il senso di deja-vu che provo quando leggo il suo nome. Il protagonista della pellicola, nominato anche dell'Oscar come miglior attore protagonista, è interpretato da Paul Muni, mentre il film ha vinto anche il premio per il miglior attore non protagonista, consegnato a Joseph Schildkraut, interprete del capitano Dreyfus, e anche quello per la miglior sceneggiatura non originale.
Il film, come suggeriscono abbastanza eloquentemente sia il titolo originale sia quello tradotto in italiano, tratta della vita di Emile Zola, scrittore bohemien che vive in un sottotetto assieme all'amico Paul Cezanne, che fatica a trovare un impiego a causa del contenuto controverso dei suoi scritti e sogna da tempo di sposarsi con Alexandrine, sogno preclusogli dal fatto di essere fondamentalmente senza un soldo. Ottenuto un insperato successo grazie al romanzo Nana, ispirato dal salvataggio assieme all'amico Cezanne di una prostituta da una retata, egli diventa uno scrittore affermato e piuttosto prolifico, anche se abbastanza inviso alle autorità a causa del contenuto dei suoi scritti, spesso critico verso l'ordine sociale costituito, diventando anche abbastanza ricco e piuttosto tranquillo a livello economico. In un clima di totale tranquillità, nella vita dell'uomo comparirà la moglie del capitano Dreyfus, che si rivolge a lui per utilizzare i suoi scritti per salvare il marito dall'accusa di alto tradimento ai danni dello stato, accusa sulla quale aleggiano molte ombre, ma che in qualche modo viene sempre confermata dai vertici militari che, con un complotto ordito in maniera certosina, riescono sempre a insabbiare qualsiasi elemento venga a galla a favore dell'accusato.
Purtroppo i miei studi di storia e di letteratura si fermano a ciò che ho studiato in quinta superiore, ormai più di una decina di anni fa, il caso Dreyfus e Emile Zola non erano certo delle priorità per i miei professori ed è anche una cosa che capisco dato che ci sta che qui in Italia ci si concentri sulla letteratura del nostro paese piuttosto che, a livello storico, si tralascino eventi che sono considerati importantissimi per l'evoluzione politica di una nazione, ma non particolarmente fondamentali per le sorti del mondo o dell'Europa o del paese in cui viviamo. E del caso Dreyfus, fino all'anno scorso quando vidi "L'ufficiale e la spia", ammetto di non averne mai sentito parlare, nonostante sia un evento importantissimo per la storia francese, una delle storie di spionaggio e di corruzione più controverse di sempre. É inutile girarci troppo intorno, ma, dopo una buonissima introduzione sull'ascesa letteraria di Emile Zola e sul suo successo nella scrittura con i suoi romanzi, è chiaro che il centro della storia diventi proprio quel caso Dreyfus che permise allo scrittore di scrivere quello che è il suo articolo più simbolico, intitolato "J'Accuse", con cui lo scrittore riuscì a mettere alla berlina tutte quelle cose che non tornavano nel caso e con il quale il potere della nazione iniziò un po' a vacillare di fronte all'opinione pubblica.
Siamo chiaramente davanti ad un buonissimo film che, mettendo al centro il personaggio di Emile Zola, ci fa vedere da una prospettiva diversa quanto fattoci vedere lo scorso anno da Polanski - anche se il ragionamento andrebbe fatto al contrario, chiaramente, ma avendo prima visto il film di Polanski non mi riesce rovesciare le due cose - concentrando più della metà della pellicola su quell'evento centralissimo nella vita dello scrittore, nonostante anche la prima parte, in cui si parla della sua ascesa, sia particolarmente efficace. É però nella seconda parte del film che si vedono le cose migliori: da una parte i monologhi perfettamente interpretati da Paul Muni, tra cui si evidenzia la testimonianza al processo a la lettura, prima della pubblicazione, del suo articolo "J'Accuse", così come anche l'interpretazione di Joseph Schildkraut nei panni di Dreyfus mi è parsa molto buona, anche se non capisco come possa aver vinto il premio lui piuttosto che Paul Muni - anche se non so come fossero gli altri candidati all'Oscar per il miglior attore protagonista. Insomma, "Emilio Zola", che segna il decimo appuntamento con questa rubrica e che mi avvicina pericolosamente alla visione di "Via col vento" - che immagino dovrò vedere a rate - risulta essere un buonissimo film, probabilmente anch'esso caduto un po' nel dimenticatoio con il passare degli anni, ma sicuramente migliore di altre cantonate prese in questi primi dieci episodi della rubrica, con film sì belli, ma che mi avevano annoiato terribilmente. Questo, al contrario, è riuscito a coinvolgermi, raccontando una storia interessante di cui avevo, parzialmente, visto una sua reinterpretazione giusto un annetto fa.

2 commenti:

  1. Dalla recensione questa pellicola sembra interessante, peccato che di Émile Zola si ricorda praticamente solo il famoso "J'accuse"! Personalmente ho adorato alcuni dei suoi romanzi del ciclo dei Rougon-Macquart, di pochi anni antecedenti alla vicenda, quindi mi chiedo se in questo film se ne sia parlato ��

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    1. Ciao! In realtà non moltissimo, anche se la prima metà è comunque legata alle sue prime produzioni. La seconda invece è tutta su Dreyfus.

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