mercoledì 8 gennaio 2014

The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca (2013)

USA 2013
Titolo Originale: The Butler
Regia: Lee Daniels
Sceneggiatura: Lee Daniels, Danny Strong
Cast: Forest Whitaker, Alex Pettyfer, John Cusack, Robin Williams, Terrence Howard, James Marsden, Alan Rickman, Liev Schreiber, Melissa Leo, Minka Kelly, Jane Fonda, Cuba Gooding Jr., Jesse Williams, Vanessa Redgrave, Mariah Carey, David Oyelowo, Lenny Kravitz, Oprah Winfrey, Nelsan Ellis, Dana Michelle Gourrier, James DuMont, Aml Ameen, Colin Walker, Adriane Lennox, Elijah Kelly, Yaya Alafia, Michael Rainey, David Banner, Colman Domingo, Orlando Eric Street, Clarence Williams III
Durata: 130 minuti
Genere: Drammatico, Biografico

La trama in breve: La vita di Cecil Gaines, per più di 30 anni maggiordomo alla Casa Bianca, a partire dalla sua infanzia come figlio di lavoratori in una piantagione di cotone, fino alle sue vicissitudini da maggiordomo. Il film è ispirato alla vita di Eugene Allen.

Ricominciamo, dopo la scorpacciata di premiazioni e qualche recensione arretrata da recuperare, con le recensioni serie e con il primo film uscito in Italia nel 2014 (uscito proprio il primo di Gennaio), anche se negli Stati Uniti era già uscito da un po' di giorni, complici soprattutto le regole per la partecipazione all'Oscar 2014, che impongono che i film siano usciti in sala l'anno prima. un film pubblicizzato moltissimo sia attraverso locandine cinematografiche sia sui canali nazionali che in mezzo alle molte pubblicità quasi sempre ci infilavano un bel trailer di questo film. Ma alla fine, questo film, com'è?

Il film racconta una vera e propria epopea di un uomo che vive probabilmente in uno dei periodi più bui della storia degli Stati Uniti, in cui essere di colore era, per usare un eufemismo, uno svantaggio non da poco. Diciamo che se eri di colore ed eri fortunato, in quel periodo, non ti si filava nessuno, le tue opinioni contavano meno di quelle di una pantegana e se non ti ribellavi a questa situazione potevi vivere la tua vita tranquillo, rigorosamente con altre persone di colore e senza alcun contatto con i bianchi, e arrivare anche agli 80/90 anni. Questo se eri fortunato. Se invece eri sfortunato rischiavi di venire pestato da un chissacchì qualunque senza motivo o ancora peggio ucciso ammazzato da un momento all'altro. Così, solo perchè eri nero. 

Diciamo che la vita di Cecil Gaines, come ci viene raccontata nel film, è una vita fatta di riscatto e di sofferenza: il protagonista da piccolo vede il padre venire ucciso con un colpo di pistola alla testa senza alcun motivo dal proprietario della piantagione di cotone in qui lavoravano, anche se poi il racconto della sua infanzia viene piuttosto abbandonato senza darci ulteriori spiegazioni. Il riscatto avviene quando viene proposto come maggiordomo alla Casa Bianca, lavorando a stretto contatto con le persone che potevano davvero cambiare il paese. Ovviamente senza poter avere una qualunque opinione e senza poter interagire con le persone per cui lavorava.

Lavorerà infatti per diversi Presidenti degli Stati Uniti: il primo, Eisenhower, interpretato da Robin Williams, rende abbastanza indifferenti. Il suo personaggio è un ritratto, abbastanza superficiale perchè in scena lo si vede davvero poco, della situazione dell'epoca. Non vi è quasi mai interazione tra il Presidente ed il suo principale maggiordomo. Il secondo è Kennedy. Sarà la sua storia da Presidente, saranno le poche cose del suo carattere che vengon fatte trasparire nel film, ma il personaggio del film risulta piacevole e simpatico, probabilmente quello con cui le idee del pubblico si identificano maggiormente. Lyndon Johnson praticamente non pervenuto. Nixon invece, interpretato da John Cusack, si vede anche in alcune scene in cui stava per finire il mandato di Eisenhower. E' sicuramente quello che, al pubblico, risulterà più antipatico: pieno di sè prima, talvolta strafottente, nonostante sia, dopo Kennedy, quello con cui Cecil avrà più modo di interagire. Lo vediamo appunto prima, pieno di sè, poi, nel periodo dello scandalo Watergate, sull'orlo del baratro, conciato letteralmente da buttare via. Ford e Carter non pervenuti.

Ultimo Presidente per cui lavorerà sarà Reagan: il personaggio, interpretato da Alan Rickman, è quello più ambiguo di tutti. Da una parte nutre profondo rispetto per il suo maggiordomo Cecil, mentre dall'altra è la causa principale del suo pensionamento, non avendo approvato una legge in favore delle persone di colore. Finora ho parlato molto del personaggio Cecil e dei presidenti con cui ha lavorato, ma la parte veramente interessante del film non è assolutamente questa, o meglio, la parte che si svolge in parallelo lo è molto di più.

Interessantissimo infatti è il rapporto di Cecil con la sua famiglia. In particolare con il suo primo figlio Louis, che, nel momento in cui parte per l'Università, inizia a partecipare a tutti i movimenti di protesta sulla questione razziale, finendo più volte pestato, arrestato e condannato al carcere per qualche mese. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare Cecil non vede affatto di buon occhio la cosa e non è per nulla fiero di ciò che sta facendo il figlio. Ed è interessante vedere, basandosi su questa idea, la contrapposizione tra i due personaggi, esemplificata benissimo da una discussione che i due hanno riguardo al film "Indovina chi viene a cena" (che io ancora non ho visto, mea culpa).

Mentre Cecil sostiene che il film sia un ottimo segnale per l'integrazione dei neri nella popolazione americana, il figlio Louis ritiene che il modo che ha il film di far vedere la protesta è un modo che piace molto ai bianchi. Qui ci si rende conto che Cecil, che i suoi familiari vorrebbero quasi come portavoce della situazione razziale con tutti i presidenti con cui lavora, alla fine ha sempre pensato molto alla sua famiglia e al suo orticello, senza mai dare chiari segnali di voler cambiare la situazione. Questa parte parallela alla storia principale è sviluppata parecchio bene, rendendola secondo me il vero punto forte del film.

Se infatti la parte principale racconta degli eventi in maniera spigliata e veloce, in cui noi vediamo Cecil avvicendarsi con i diversi presidenti in maniera piuttosto superficiale, tranne nell'ultima parte con Reagan, è la storia di Louis quella veramente interessante e meglio costruita. Ovvio che per sviluppare come probabilmente mi sarei aspettato entrambe le parti il film sarebbe dovuto essere allungato di almeno un'ora e, forse è la prima volta che lo dico, forse farlo sarebbe stato davvero un bene, soprattutto per il fatto che i ritmi del film non sono affatto noiosi, ma anzi, ti spingono sempre più nella visione, con un Forest Whitaker protagonista indiscusso nella recitazione e calatissimo nella sua parte. 

Voto: 7

2 commenti:

  1. mah! che ti devo dire? sono dalla parte opposta della barricata, non mi ha emozionato, anzi mi ha annoiato e anche un po' irritato,,,però sicuramente vincerà un pacco di Oscar...quindi siamo pari! :)

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    1. Il problema dei film fatti registicamente abbastanza bene è che la trama diventa la discriminante. Se la trama piace (e a me è piaciuta) bene, sennò se non piace come a te male. Ci sta

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