His House di Remi Weekes (2020)
USA, Regno Unito 2020
Titolo Originale: His House
Regia: Remi Weekes
Sceneggiatura: Remi Weekes
Durata: 93 minuti
Genere: Horror
Rial e Bol sono una coppia sposata di migranti sudanesi riuscita a rifugiarsi nel Regno Unito. Una volta entrati nel paese vengono collocati in un centro di accoglienza e, dopo del tempo passato lì dentro, viene loro assegnata una casa: il rigoroso rispetto di alcune semplici regole e il dimostrare volontà di integrarsi con la comunità del posto saranno i punti chiave del loro periodo di prova all'interno del Regno Unito. All'interno della casa a loro assegnata, Bol comincerà a sentire degli strani rumori e ad avere delle visioni, a volte collegate con la traumatica traversata del mare nella quale la coppia ha perso la figlia, ma durante il giorno l'uomo sembra sempre ben disposto ad integrarsi, mentre la moglie Rial è un po' più solitaria e non sembra venir bene accolta dalle persone del posto.
Dopo un periodo in cui ben poche visioni cinematografiche sono riuscite a colpirmi, finalmente Netflix produce e distribuisce - in un periodo in cui i cinema sono, ahinoi, ancora chiusi - un horror che, come i migliori esponenti del genere degli ultimi anni hanno fatto, non vuole semplicemente far spaventare lo spettatore, ma parlare di temi importanti, mettere al suo interno un sottotesto drammatico. Ci erano riusciti "The Babadook", "It - Capitolo Uno" o i molto più recenti "Hereditary" e "Midsommar" e, pur con qualche imperfezione di sorta, ci riesce bene anche questo "His House". Lo spettatore si trova infatti davanti ad un film che parla di un tema importante come quello dell'immigrazione, scomodo per molti qui in Italia e anche in altri paesi europei. Grazie a questa tematica, che viene sviscerata senza troppe metafore, Remi Weeekes riesce nel tentativo di scrivere e dirigere un buon film horror. "His House" in alcuni frangenti spaventa, sia grazie ad un'ottima costruzione della tensione, sia grazie a qualche jump-scare ben piazzato, ma sempre ben contestualizzato. Il merito più grande del film in questione è però quello di colpire lo spettatore mettendo bene in evidenza quanto poco sappiamo sulle reali condizioni dei paesi dei migranti, attraverso un colpo di scena particolarmente azzeccato.
A livello registico Remi Weekes, senza strafare, dimostra comunque di sapere il fatto suo dietro la macchina da presa, nonostante sia la sua prima esperienza importante della carriera. Nelle scene più spaventose l'inquadratura è sempre ben curata e la telecamera si muove quasi sempre in maniera molto lenta, ma è forse nelle scene oniriche che, a livello visivo, vediamo le cose migliori di questo lavoro. Non sono rimasto convinto al cento per cento dal modo in cui è stata chiusa la vicenda: il colpo di scena che ci prepara alla conclusione è da pelle d'oca, per quanto tragico, la chiusura invece smorza un po' i toni, vuole rappresentare la presa di coscienza di un senso di colpa condiviso dalla coppia, ma ho trovato ci fosse qualcosa che non andasse, come se alcuni passaggi fossero stati affrontati in maniera un po' troppo repentina.
Nonostante i piccoli difetti, nel caso chi mi legge stesse cercando un valido horror con cui riflettere anche su argomenti importanti, "His House" è sicuramente la pellicola che fa al caso vostro!
Il colpo di scena, davvero, per me è stato inaspettato e mi è piaciuto molto. Ma mi è piaciuto molto anche tutto il resto.
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