Bombshell - La voce dello scandalo di Jay Roach (2019)

Non so bene il perchè, ma di "Bombshell - La voce dello scandalo" ho rimandato la visione per molto tempo. Nonostante la candidatura di Charlize Theron come miglior attrice protagonista e quella di Margot Robbie come miglior attrice non protagonista agli Oscar del 2020, la pellicola è arrivata da noi con colpevole ritardo. Sarebbe dovuta uscire al cinema qualche tempo dopo la premiazione, ma poi la pandemia ha relegato la sua distribuzione su Amazon Prime Video, una delle tante piattaforme che si sono occupate di distribuire il cinema nel nostro paese e nel mondo. Nonostante le candidature per le due attrici già citate, a farmi desistere sul concedere una visione al film è stata la regia di Jay Roach, regista di buona parte delle pellicole di "Austin Powers" - che qualcuno mi deve ancora spiegare con estrema precisione quali siano i loro momenti divertenti, perchè probabilmente io non li ho capiti - e di altre cosette decisamente trascurabili, tra cui "Candidato a sorpresa", che, ovviamente a sorpresa, mi aveva anche più o meno divertito, ma anche soprattutto "L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo". Il cast di "Bombshell - La voce dello scandalo" è nutritissimo, come ogni buon film corale che si rispetti: oltre alle due interpreti già citate abbiamo anche Nicole Kidman, John Lithgow, Allison Janney e per tutto il resto del cast è bene che vi leggiate la scheda in alto, sennò che cosa ve l'ho scritta a fare?

Siamo nel 2016: Roger Ailes, presidente e amministratore delegato della FOX, detiene un potere pressochè illimitato all'interno degli studi della rete televisiva, seguendo oltre alle questioni burocratiche, spesso e volentieri anche quelle tecniche, presentandosi in prima persona negli studi o interagendo telefonicamente con la regia. Megyn Kelly, uno dei volti di punta di FOX News, viene incaricata di moderare il dibattito con Donald Trump: la conduttrice, ponendo alcune domande su commenti sessisti fatti dal candidato, verrà poi insultata su Twitter da Trump, che verrà imitato da molti suoi follower. Veniamo così a scoprire che Roger Ailes, nelle sue trasmissioni, è spesso interessato all'apparenza, dando alle proprie conduttrici un preciso dress code, ma anche ordini ai cameraman di inquadrarne spesso le gambe. In segutio all'accaduto, alcune donne che lavorano all'interno degli studi, tra cui Gretchen Carlson, altra popolare conduttrice, cominciano a denunciare Roger Ailes per molestie sessuali: quella che nasceva come un tentativo di denuncia verso la FOX per comportamenti sessisti da parte dei colleghi uomini, si trasforma in uno dei più grandi scandali vissuti dalla televisione americana, quando al seguito di Gretchen si faranno avanti molte altre dipendenti della rete.

Nonostante la ritrosia a guardare "Bombshell - La voce dello scandalo" a causa di un regista a me poco gradito, devo dire che la visione è stata apprezzata particolarmente, senza che ci fosse da parte mia nessuna esaltazione di sorta, ma ritenendo comunque il film qualcosa di più che guardabile, ma soprattutto piuttosto efficace nel messaggio e nella cronaca che aveva intenzione di mandare. Prendendo l'esempio da Adam McKay e rifacendosi un po' al suo stile - forse più quello de "La grande scommessa" piuttosto che quello di "Vice - L'uomo nell'ombra" - Jay Roach riesce a dirigere una pellicola dal ritmo incalzante che, nonostante uno stile cronachistico che difficilmente apprezzo appieno, risulta funzionale per raccontare una vicenda che, ancora prima che il movimento #MeToo fosse sulla bocca di tutti per il caso Weinstein, ha portato alla luce un caso emblematico relativo alle violenze o molestie subite sul posto di lavoro, delle quali fino a qualche anno fa si faticava a parlare.

Se da una parte "Bombshell - La voce dello scandalo" si fa portatore di un messaggio che viene trasmesso con grande efficacia, dall'altra la pellicola funziona particolarmente per un ritmo narrativo che non ha particolari momenti morti, ma anche per il modo in cui le principali protagoniste della vicenda sono state caratterizzate. L'inserimento del personaggio di Kayla Pospisil, personaggio fittizio di questa storia, ma ovviamente ispirato a tante persone che hanno in qualche modo vissuto una vicenda simile all'interno degli studi della rete televisiva è emblematico del clima di silenzio e di omertà che si viene a creare in un ambiente di lavoro competitivo come quello giornalistico: subita la molestia dal suo capo, subito cerca di raccontare l'accaduto ad una sua collega e amica, finendo però con il consiglio di non farne parola con nessuno. Piano piano la verità verrà a galla e difficile sarà l'opera di convincimento a denunciare l'uomo fatta a moltissime donne dipendenti dell'emittente televisiva.

Non ci troviamo davanti ad una pellicola perfetta , ma di fronte ad un lavoro parecchio efficace, che riesce nell'intento, molto difficile, di raccontare una cronaca abbastanza dettagliata di uno scandalo di enorme portata e di mandare un messaggio chiaro agli spettatori. A ciò contribuiscono delle interpretazioni davvero convincenti da parte di una buonissima fetta dei componenti del cast, che rendono la visione piacevole e scorrevole in tutta la sua durata.

Commenti

  1. Ci ho messo un po' a capire che quella era Charlize Theron, però malgrado qualche scivolone il film direi che mi è anche piaciuto ;-) Cheers

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