venerdì 28 febbraio 2014

Dracula 3D (2012)

Italia, Francia, Spagna 2012
Titolo Originale: Dracula 3D
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Enrique Cerezo, Stefano Piani, Antonio Tentori
Cast: Thomas Kretschmann, Asia Argento, Rutger Hauer, Unax Ugalde, Marta Gastini, Miriam Giovanelli, Giuseppe Loconsole, Augusto Zucchi, Maria Cristina Heller, Giovanni Franzoni, Morgane Slemp, Christian Burruano, Francesco Rossini, Riccardo Cicogna, Eugenio Allegri, Franco Ravera
Durata: 110 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: A Jonathan Harker viene offerto un lavoro nella biblioteca del conte Dracula in Transilvania, mentre Mina, sua promessa sposa, si mette in viaggio per raggiungerlo. Al suo arrivo la cittadina è sconvolta dalla barbara morte di una ragazza che si crede essere stata sbranata da un lupo.

Cinematograficamente parlando, Dario Argento lo si potrebbe tranquillamente pensionare senza particolari patemi per il cinema italiano. Semplicemente perchè nella carriera di un regista ci sta un film meno riuscito degli altri ogni tanto. Cosa che non ci sta affatto è il calo assoluto di qualità dai suoi film degli anni '80 (che personalmente adoro) a quelli girati nel nuovo millennio. Il sospetto che fosse ora di smettere era già venuto con "La terza madre" che chiudeva in maniera obbrobriosa la trilogia delle "Tre madri" magnificamente iniziata con "Suspiria" e proseguita molto bene con "Inferno". Con "Dracula 3D" presentato in una proiezione notturna del Festival di Cannes del 2012 il sospetto diventa quasi una prova.

Dire che il film non sia riuscito è abbastanza un eufemismo. Tanto per mettere da parte i giudizi composti e compassati, in cui parli male di un film ma comunque con gentilezza, questa pellicola fa abbastanza schifo. E forse anche un pochino di più di abbastanza. E' un film decisamente sbagliato che rivisita la storia di Dracula in una maniera abbastanza ridicola e secondo me malamente sceneggiata.

Oltre a questo ci si mettono degli attori che spesso nel corso della pellicola si rivelano abbastanza inadeguati, mentre altrettanto spesso sarebbero inadeguati anche se interpretassero un film in live action su Peppa Pig. Sì, Asia Argento, sto proprio parlando di te. Ed è con questo film che in un solo colpo, che poi è il terzo colpo consecutivo che ricevo, che mi cade un mito cinematografico, che rimarrà comunque tale per i suoi film che preferisco, ma che probabilmente smetterò di seguire nel suo futuro.

Voto: 4-

giovedì 27 febbraio 2014

Dracula di Bram Stoker (1992)

USA 1992
Titolo Originale: Bram Stoker's Dracula
Regia: Francis Ford Coppola
Sceneggiatura: James V. Hart
Cast: Gary Oldman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Keanu Reeves, Richard E. Grant, Cary Elwes, Billy Campbell, Sadie Frost, Tom Waits, Monica Bellucci, Michaela Bercu, Florina Kendrick
Durata: 122 minuti
Genere: Horror, Drammatico

La trama in breve: Il giovane Jonathan Harker viene incaricato dalla sua ditta di concludere la vendita di un gruppo di case in diverse zone di Londra, in favore di un conte della Transilvania, chiamato Dracula. Presto il conte scoprirà che la fidanzata di Harker, Mina Murray, è la reincarnazione della sua moglie defunta, Elisabeta.

Con la recensione di questo pomeriggio inizia una due giorni dedicata al re dei vampiri, a Nosferatu, al principe degli abissi! A Dracula. Dovevo fondamentalmente decidere se iniziare con il piatto forte e finire con gli scarti oppure il contrario, ma alla fine ho deciso di iniziare con la portata principale che, secondo me, merita moltissimo. E tutti gli anatemi sono caduti su di me soprattutto per il fatto che questo film ancora non ero riuscito a recuperarlo e ci è voluto un 90% dell'utilissima applicazione "Muze" a convincermi a sbrigarmi con la sua visione.

Posto che io sono un grandissimo fan dei vampiri, delle storie a loro dedicate, "Twilight" a parte. "Twilight" viene escluso fondamentalmente per due motivi: amo quel periodo storico e cinematografico in cui i vampiri se uscivano alla luce del Sole finivano bruciati vivi e in secondo luogo odio Kristen Stewart, Robert Pattinson e tutto ciò che rappresentano. Il primo motivo sarebbe anche aggirabile, considerato che guardo "The Vampire Diaries" in cui ultimamente ci sono più vampiri che si comportano da umani rispetto agli umani e soprattutto rispetto anche ai vampiri veri. Anche nella recente produzione televisiva della NBC "Dracula" si può tranquillamente dire che la vera storia da cui nasce la leggenda del vampiro è stata un bel po' stravolta, eppure avevo abbastanza apprezzato la prima stagione (che forse sarà anche l'ultima) di questa serie. Ma questa è tutta un'altra storia e forse è il caso di smetterla di divagare.

Il film in questione ha secondo me tutte le carte in regola per essere un vero e proprio capolavoro: in primis un cast eccellente in cui tutti gli interpreti, a partire da Gary Oldman, passando per Winona Ryder, poi per Anthony Hopkins e anche per un giovanissimo Keanu Reeves, danno il meglio di sè. In secondo luogo la regia di Francis Ford Coppola è una delle maggiori garanzie che in quel periodo si potessero dare riguardo all'uscita di un film (e stare qui ad elencare tutti i suoi successi è alquanto pleonastico, dato che penso li conosciate praticamente tutti).

Ciò che a me piace davvero nella realizzazione di questa pellicola è il fatto di non avere reso Dracula come un vampiro spietato ed assetato di sangue, ma fondamentalmente, così come è anche nel romanzo, un uomo che ha a che fare con una maledizione. Il Dracula di Bram Stoker e di conseguenza anche questo trasposto da Coppola, è molto umano, prova sentimenti come l'amore e la sofferenza, la sua memoria e la sua vita immortale sono per lui la più grande fonte di dolore. Ed è esattamente l'opposto di ogni vampiro cinematografico creato dopo di lui (e di molti suoi predecessori) che vedono l'immortalità come un qualcosa di cui andare fieri e che dà potere all'essere.

Inoltre ciò che è riuscito a fare bene Francis Ford Coppola con questo film è stato il non assecondare eccessivamente la componente horror, accentuando di più quella drammatica e quella romantica. Agendo così è riuscito a creare un personaggio assolutamente inquietantissimo che, probabilmente molto più del Nosferatu di Murnau, ha ragione dell'essere diventato l'icona che è ora, pur con tutte le sue denaturalizzazioni attuali.

Voto: 8,5

mercoledì 26 febbraio 2014

A proposito di Davis (2013)

USA 2013
Titolo Originale: Inside Llewin Davis
Regia: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel & Ethan Coen
Cast: Oscar Isaac, Carey Mulligan, Justin Timberlake, John Goodman, Garrett Hedlund, F. Murray Abraham, Ethan Phillips, Robin Bartlett, Max Casella, Stark Sands, Jeanine Seralles, Jerry Grayson, Adam Driver, Alex Karpovsky
Durata: 105 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: 1961, New York. Llewin Davis è un musicista folk, squattrinato, il cui partner si è suicidato gettandosi da un ponte. Spesso si esibisce in dei locali ma con scarso successo, soprattutto economico. La sua vita procede tra mille difficoltà finchè non riceve l'opportunità di fare un'audizione a Chicago davanti a Bud Grossman.

Ho sempre adorato i film dei fratelli Coen. O meglio, ho sempre adorato i film dei fratelli Coen dopo essermene follemente innamorato dopo la visione de "Il grande Lebowski" (che penso che a breve rivedrò, giusto per piacere). Da quel momento in poi ho recuperato alcuni dei loro film precedenti (me ne manca ancora qualcuno nonostante la loro produzione non sia poi così sterminata) mentre non mi perdo mai nessuna nuova uscita. Di conseguenza "A proposito di Davis" è stata per me una visione imprescindibile.

Già sapevo più o meno cosa aspettarmi da questo film e, dopo la visione, le mie aspettative sono state confermate: questo film si distacca quasi completamente dallo stile coeniano, solitamente pieno di non-sense con i due registi e sceneggiatori che riescono spessissimo a mettere in scena drammi personali condendoli di un umorismo nero spassosissimo. In questo film non c'è quasi nulla di tutto ciò: i momenti non-sense sono quasi assenti o comunque molto limitati e questo, per un fan dei Coen, non è assolutamente detto che sia un bene.

Molti si chiedono quale sia il significato intrinseco dei film dei due fratelli registi e sceneggiatori, semplicemente perchè molto spesso i loro film portano a delle conclusioni che non sono delle vere e proprie conclusioni ma lasciano tutto in sospeso. Io ho smesso di farmi questa domanda riguardo i loro film e, nella fattispecie, questo. I Coen rappresentano la realtà, così com'è, senza particolari sottotesti o interpretazioni vaghe. Molti sono i riferimenti mitologici, biblici, musicali su cui si potrebbe svolgere indagini fittissime, ma nei loro film non dico non siano voluti, ma sono comunque un mezzo per rappresentare la realtà per quello che è.

E viene fatto anche qui con la vita di Llewin Davis, che si ritrova a fare il musicista pur senza che i due autori si preoccupino di spiegarci il perchè. Che si ritrova a vivere le difficoltà del suo lavoro e a dover fare i conti con altri musicisti amici e/o rivali. E' inutile arrovellarsi su interpretazioni astruse quando la storia ce l'hai proprio lì, davanti agli occhi. E molte volte è così anche la vita reale. Accade così com'è ma non sempre riesci a capire dove ti sta portando.

Voto: 7+

martedì 25 febbraio 2014

Sotto una buona stella (2014)

Italia 2014
Titolo Originale: Sotto una buona stella
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Maruska Albertazzi, Gabriele Pignotta, Pasquale Plastino, Carlo Verdone
Cast: Carlo Verdone, Paola Cortellesi, Tea Falco, Lorenzo Richelmy, Eleonora Sergio, Simon Blackhall, Guia Zapponi, Fausto Maria Sciarappa
Durata: 110 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Federico Picchioni è un ricco broker finanziario che nel giro di pochissimo tempo perde l'ex moglie ed il lavoro. Sarà costretto a causa di questi sfortunati eventi ad accogliere nella sua casa i suoi due figli e la sua nipotina. Intanto trova conforto riguardo alle sue difficoltà nella vicina di casa Luisa.

Non riesco a nasconderlo, Carlo Verdone e Paola Cortellesi mi sono sempre stati molto simpatici, entrambi. Il primo più che altro mi ha quasi sempre fatto ridere con i suoi vecchi film, mentre negli ultimi anni l'ho un po' perso per strada, la seconda, invece, mi piace abbastanza come comica dai tempi della Gialappa's Band, ma in realtà come attrice nei film non mi ha mai impressionato più di tanto. In questo film l'occasione di vederli insieme non potevo certo lasciarmela sfuggire, nonostante le aspettative non fossero per nulla alte, visti gli standard su cui si è assestata da tempo la commedia italiana.

In questo film Verdone fa abbastanza vedere quanto sia calato il suo stato di forma creativo negli ultimi anni, nonostante penso di aver visto un leggero miglioramento rispetto al poco riuscito "Posti in piedi in Paradiso". Il ritratto dei personaggi del suo film mi è sembrato riuscito più che altro per quanto riguarda i due protagonisti, ovvero Federico Picchioni (Verdone stesso) e Luisa Tombolini (la Cortellesi). Questi due personaggi insieme sono la parte migliore del film, soprattutto per quanto riguarda sia la componente comica sia quella un po' più riflessiva.

Il punto su cui la pellicola non mi ha proprio convinto sono i personaggi secondari. In primo luogo i due figli di Picchioni, interpretati da Tea Falco e Lorenzo Richelmy, mi sono sembrati più che altro due personaggi abbastanza caricaturizzati, che sì, nelle intenzioni del Verdone regista probabilmente volevano dare un ritratto della situazione dei giovani che vivono con i genitori, ma la loro storia non va mai nel profondo, restando un qualcosa di abbastanza superficiale e stereotipato.

Con questo film Verdone reagla da una parte risate abbastanza amare, come è ormai nel suo stile degli ultimi film, riuscendo comunque a creare un finale della storia abbastanza positivo, che lascia un po' di speranza, come è ovvio che debba essere, perchè tutte le commedie italiane devono finire bene. Alla fine non si tratta nè di un film trascendentale, nè di un film da buttare via completamente, solo che per vedere qualcosa di leggermente valido nell'ambito delle commedie italiane bisogna per forza fare affidamento sui "vecchi" del nostro cinema, mentre i giovani non vengono mai valorizzati o non sanno valorizzarsi da soli. E tutto questo in attesa di vedere "Smetto quando voglio" che mi dicono non corrispondere assolutamente a quanto ho appena scritto e che quindi vorrò vedere assolutamente.

Voto: 6

 

lunedì 24 febbraio 2014

Belle e Sébastien (2013)

Francia 2013
Titolo originale: Belle e Sébastien
Regia: Nicolas Vanier
Sceneggiatura: Juliette Sales, Fabien Suarez, Nicolas Vanier
Cast: Félix Bossuet, Tchéky Karyo, Margaux Chatelier, Dimitri Storoge, Mehdi El Glaoui, Andreas Pietschmann, Urbain Cancelier, Paola Palma
Durata: 95 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Sébastien, un bambino che abita in un piccolo villaggio ai piedi delle Alpi, incontra un cane selvaggio, che chiama Belle. Belle non è ben vista dagli abitanti del villaggio, che lo chiamano "la bestia", perchè credono sia lei ad uccidere tutte le loro pecore.

Io i film con protagonisti gli animali, nella fattispecie i cani, soprattutto nell'ultimo periodo, ho iniziato a non sopportarli più, fondamentalmente per due motivi, che diventano tre se ci aggiungo quello che odio di più: il primo è l'eccessivo sentimentalismo che viene messo in scena con annessi pianti da parte di tutti gli spettatori, il secondo è l'enorme pubblicità che ne viene fatta su tutti i canali televisivi solo perchè il protagonista del film è un cane. Il terzo è che conseguentemente all'uscita di questi film inizia ad andare di moda avere un cane della stessa razza del protagonista: era successo con il film (che ho odiato) "Hachiko" e sono ancora sorpreso che non sia successo per questo film, perchè prima o poi mi capiterà di vedere in giro qualcuno con un cane da montagna dei Pirenei e di sicuro quel qualcuno abiterà in un appartamente di 20 metri quadrati al quarto piano di una palazzina. E questi cani che da piccoli sono tanto pucciosi da grandi arrivano a pesare intorno ai 60 kg e ad essere alti circa 80 cm e va da sè che in un appartamento di 20 metri quadri al quarto piano di una palazzina questi cani non possano, per forza di cose, vivere.

A parte le considerazioni modaiole sulla razza di cane protagonista del film, purtroppo la pellicola non ha minimamente smentito tutto ciò che mi aspettassi: sentimentalismo a pallate, amicizia cagna-bambino che viene spinta oltre la mia massima sopportazione in più di un'occasione, con tanti, tantissimi temi che potevano essere trattati, che invece vengono sprecati malamente.

Ne viene fuori un film dagli sviluppi piuttosto banali a livello di trama, ma soprattutto ne viene fuori un film spinto all'inverosimile. A me va bene che questa sia una storia per bambini che ha bisogno di essere condita da buoni sentimenti, ma non mi sta affatto bene che il film venga promosso come un grande capolavoro da tutti i media, cosa che non è assolutamente e mai sarà. Capisco anche chi, affezionato alla serie animata andata in onda negli anni '80, abbia apprezzato questo film, come cosa ci sta.

Purtroppo io, pur amando i cani e avendo in casa un American Staffordshire Terrier e un Pitbull, a differenza ad esempio dei miei genitori, non mi faccio fregare dai film coi cani. E il sentimentalismo a tutti i costi mi sta sui coglioni quando i protagonisti sono gli uomini, figurarsi quando vengono messi in mezzo gli animali.

Cancellerò ogni commento in cui vedrò scritto un qualsiasi luogo comune sui cani. Vi faccio qualche esempio così se poi non vedete più il vostro commento almeno lo sapete e non vi offendete.
  • Meglio un cane amico che un amico cane.
  • Sempre meglio un cane che mille persone.
  • Un cane non potrà mai deluderti, una persona sì.
  • Fissa lo sguardo del tuo cane e tenta ancora di affermare che la bestia non ha un’anima.
Ve lo chiedo per favore, e nel caso a qualcuno, tanto qui in pochi commentano, venga in mente di fare una cosa del genere, sappiate che il martello della censura si abbatterà su di voi, senza la minima democrazia.

Voto: 4

domenica 23 febbraio 2014

Misery non deve morire (1990)

USA 1990
Titolo Originale: Misery
Regia: Rob Reiner
Sceneggiatura: William Goldman
Cast: James Caan, Kathy Bates, Richard Farnsworth, Frances Sternhagen, Lauren Bacall, Graham Jarvis, Jerry Potter
Durata: 107 minuti
Genere: Thriller

La trama in breve: Paul Sheldon è uno scrittore di successo, grazie alla sua serie di libri con protagonista Misery. Decide però di chiudere la sua serie con la morte della protagonista e di iniziare un nuovo romanzo. Per farlo segue il solito rito scaramantico, ritirandosi in un hotel sperduto in Colorado. Tornando a casa viene colto da una tormenta di neve e, a seguito di un incidente stradale, viene salvato da una donna, Annie Wilkes, che presto si rivelerà essere una sua grandissima fan.

Ci sono molti cult che nella mia vita non ho visto e la mia home page dell'applicazione "Muze" (che consiglio a tutti gli androidiani di scaricare) lo testimonia. Ma parlo soprattutto di film che hanno visto tutti, ma che a me mancano. Diciamo che nell'ultimo periodo sto tentando anche di rimediare un po', ma non ce la farò mai a rimediare del tutto e di questo mi sono anche abbastanza rassegnato. Ho visto questo film su consiglio sia di "Muze" sia di un mio amico che lo adora e sapeva mi sarebbe piaciuto.

Io parto da una premessa. Stephen King non mi piace, ho provato a leggere un paio dei suoi libri e non ce l'ho mai fatta a finirli. E' riuscito a non farmi piacere nemmeno il libro di "Shining", la cui trasposizione cinematografica è senza ombra di dubbio il mio film preferito. Non mi piace perchè è prolisso, si perde troppo nelle descrizioni e io con le eccessive descrizioni mi perdo la trama. Eppure moltissimi dei suoi libri sono adattissimi per trasposizioni cinematografiche. Non a caso tutti i film che ho visto tratti dai suoi romanzi mi sono piaciuti praticamente senza riserve.

Il film in questione non è secondo me un vero e proprio capolavoro, ma comunque un ottimo thriller in cui la tensione cresce progressivamente con il passare dei minuti (e trovarne di thriller così nel 2014) intrappolandoti in una storia claustrofobica in cui i due personaggi protagonisti la fanno da padrone con le loro contrapposizioni. Da una parte abbiamo lo scrittore Paul Sheldon, tranquillo e pacatissimo scrittore di romanzi, dall'altra abbiamo Annie Wilkes, fan della prima ora dello scrittore, che si ritrova a doverlo curare a seguito di un incidente d'auto.

Pian piano verrà fuori la pazzia della donna, che è interpretata magistralmente da Kathy Bates, interpretazione che le è valsa da una parte l'Oscar come miglior attrice protagonista nel 1991 mentre dall'altra il diciassettesimo posto nella classifica dei migliori cattivi del cinema di tutti i tempi. E sopprattutto grazie alla sua magistrale interpretazione, insieme a quella buona di James Caan, il film rende magnificamente posto su schermo, mentre non so se riuscirei ad immaginare quanto il brodo sia allungato nella storia su libro (sì, Stephen King non mi piace proprio!).

Voto: 8+

 

sabato 22 febbraio 2014

Yonderland - Stagione 1

Yonderland
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Mathew Baynton, Simon Farnaby, Martha Howe-Douglas, Jim Howick, Laurence Rickard, Ben Willbond
Rete Inglese: SkyOne
Cast: Martha Howe-Douglas, Dan Renton Skinner, Mathew Baynton, Simon Farnaby, Laurence Rickard, Jim Howick, Ben Willbond
Genere: Commedia, Fantasy

La trama in breve: Debbie Maddox è una donna di 33 anni che sta iniziando a trovare la sua vita molto noiosa. Quando però un elfo apparirà in casa sua tramite un portale dicendole che lei è la prescelta per salvare il mondo di Yonderland, verrà catapultata in un mondo fantastico pieno di creature ridicole e misteriose.

Nell'ultimo periodo mi lascio scappare poche serie TV devo dire. Complice il fatto che dormo poco, dopo aver visto il film serale le puntate delle serie TV che seguo sono d'obbligo e, in un periodo come questo in cui alcune finiscono e ne iniziano delle nuove, è naturale trovare dei rimpiazzi. Tutto sta nel decidere quali sono quelli validi e quali non lo sono.

Questa serie TV inglese fantasy, che già dal titolo si pone come una specie di parodia di "Alice in Wonderland", inizialmente sembrava un qualcosa di intrigante, valido, ma soprattutto molto divertente, con battute che, pur essendo piuttosto bambinesche, appartengono al genere di comicità che non ti fa sbellicare dalle risate, ma che comunque ti fa sorridere e a volte anche di gusto. Non è la comicità che preferisco, ma presa a giuste dosi l'ho sempre trovata abbastanza godibile.

Non è infatti la trama a farla da padrona, trama volutamente semplice e talvolta ridicola, ma le trovate comiche del cast, che, seppur ridotto, interpreta una miriade di personaggi diversi. Trovate comiche che per le prime tre o quattro puntate mi hanno fatto ridere, per la loro idiozia e per il loro spiccato non-sense, ma che dopo un po' mi hanno stufato in maniera incredibile, rendendo gli ultimi quattro episodi qualcosa di veramente stufoso ed estenuante. Ho continuato a vederla solo perchè gli episodi durano 20 minuti e me ne mancavano veramente pochi, se fosse stata una serie americana non l'avrei mai portata a termine probabilmente.

Nel cast spicca assolutamente Mathew Baynton, che già avevo visto ed apprezzato grandemente nella serie commedia "The Wrong Mans", molto di meno in questa. I suoi personaggi la fanno costantemente da padrone nelle varie trame di puntata, ma i suoi continui cambi di carattere alla lunga diventano abbastanza fastidiosi e non contribuiscono di certo a dare continuità alla visione.

Voto: 5+

venerdì 21 febbraio 2014

Robocop (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Robocop
Regia: José Padilha
Sceneggiatura: Nick Schenk, James Vanderbilt, Joshua Zetumer
Cast: Joel Kinnaman, Gary Oldman, Michael Keaton, Samuel L. Jackson, Abbie Cornish, Jay Baruchel, Aimee Garcia, Jackie Earle Haley, Jennifer Ehle, Marianne Jean-Baptiste, Michael K. Williams, Douglas Urbanski, Zach Grenier, John Paul Ruttan, Patrick Garrow
Durata: 110 minuti
Genere: Azione

La trama in breve: Nel 2028, la multinazionale OCP sta progettando, con la collaborazione dello scienziato Dennet Norton, progetta la creazione di un nuovo robot che combini uomo e macchina e che serva per far rispettare la legge all'interno del paese. Quando Alex Murphy, poliziotto, rimane coinvolto nell'esplosione di un'autobomba, diventa subito l'ideale candidato per testare questo progetto.

Mettiamola così, l'idea che venisse girato un remake (o un reboot se ci saranno dei sequel) di "Robocop" non è che mi avesse tanto entusiasmato. Ma non tanto perchè amo talmente il film originale che ho paura di vederlo stuprato da questo, anzi, il film originale, seppur non mi faccia schifo, non è di certo tra i miei cult personali e non è certo uno di quei film che quando lo passano in televisione lo riguarderei volentieri. Il problema è che con i film di questo tipo ho sempre un sacco di curiosità e faccio fatica a lasciarli passare inosservati.

E, mio malgrado, nonostante le aspettative praticamente sotto terra che avevo su questo "nuovo" film, ho dovuto per forza di cose ricredermi. Anche qui, meglio chiarire subito: non stiamo certo parlando di un capolavoro, ma comunque di un film che ha una sua identità ben definita, riuscendo in maniera molto buona a discostarsi dal suo predecessore originale. Alla fine del film ho potuto dire che questo è stato un remake abbastanza intelligente rispetto alla media (per capire cosa intendo provate a guardarvi "Lo sguardo di Satana - Carrie" e probabilmente capirete).

Mentre "Robocop - Il futuro della legge" era una specie di azionata anni '80 con una critica riguardo alle macchine che veniva messa in maniera secondo me abbastanza superficiale rispetto all'ultra-violenza che voleva trasmettere, in questo sono presenti delle buone scene d'azione, ovviamente realizzate meglio rispetto all'originale grazie ai mezzi di cui disponiamo attualmente, ma soprattutto viene data molta più importanza all'umanità del personaggio, che inizialmente perde tutta la sua umanità, per poi riconquistarla, all'insaputa dei suoi creatori, progressivamente.

Alla fin fine preferisco un remake realizzato in questo modo, che pur avendo come filo conduttore quello del film originale, si discosta col passare dei minuti iniziando a prendere un'identità propria, piuttosto che una copia pedissequa come il remake di "Carrie" (che è il caso peggiore) oppure un remake che risulta un film carino se preso a sè stante ma che snatura il significato ed il messaggio che voleva mandare l'originale (come il remake di "Oldboy"). Qui alla fine il messaggio viene mantenuto, solo sviluppato in maniera diversa e, forse forse, anche più approfondita. Non un film che consiglierei di vedere assolutamente, ma una piacevole sorpresa rispetto a quanto mi aspettassi.

Voto: 6,5

giovedì 20 febbraio 2014

Il cacciatore di zombie (2011)

Cuba, Messico, Spagna 2011
Titolo originale: Juan de los muertos
Regia: Alejandro Brujés
Sceneggiatura: Alejandro Brugués
Cast: Blanca Rosa Blanco, Elsa Camp, Alexis Díaz de Villegas, Andrea Duro, Luis Alberto García, Jorge Molina, Andros Perugorría, Susana Pous, Eliecer Ramírez, Jazz Vilá
Durata: 96 minuti
Genere: Commedia, Horror

La trama in breve: A Cuba scoppia una misteriosa epidemia che trasforma tutte le persone in zombie. Inizialmente il governo cubano lascia passare il messaggio che tutto ciò sia un complotto ordito dagli Stati Uniti per poter distruggere l'isola. Nel frattempo Juan, con un gruppo di amici sopravvissuti, fonda una specie di azienda che si occupa di ri-ammazzare i parenti defunti.

Si vede che nell'ultimo periodo sono abbastanza flippato con i film sugli zombi? Ah no??? Negli ultimi tre mesi ho solamente recensito quasi tutta la saga di Romero, la parodia di Edgar Wright "L'alba dei morti dementi", il remake di Zack Snyder de "L'alba dei morti viventi", ma ora tocca davvero a un qualcosa che non mi aspettavo, nemmeno di vedere probabilmente. Una specie di parodia della saga di Romero, che semra anche quasi un remake di "Shaun of the Dead", in salsa ispanico-cubana.

Il film parte assecondando tutti quei dettami riguardo agli zombi che aveva posto la saga di Romero: l'epidemia scoppia, la gente inizialmente non sa di cosa si tratta, il governo fa proclami riguardo al diffondersi dell'epidemia (che qui viene addirittura vista come un complotto ordito dagli Stati Uniti per distruggere Cuba) e pian piano la gente inizia a prendere coscienza di quello che sta accadendo. Il tutto visto con una divertente leggerezza che non scade mai nel volgare e nel patetico.

Non sarà mai un film trascendentale, ma, quando ormai gli Stati Uniti hanno iniziato a perdere di fantasia, l'Italia propone sempre lo stesso tipo di film, è normale spingersi un po' oltre nelle frontiere cinematografiche. E stavolta, da Cuba, arriva una commedia fresca e divertente, non un mostro di originalità, ma un buon pretesto per passare un'oretta e mezza di risate e divertimento, con il gruppo di sopravvissuti che, tra le altre cose, fonda una ditta che "riuccide" i tuoi cari.

Le similitudini con il film di Edgar Wright si sprecano, ma nel corso del film ci si inizia anche a staccare da questo paragone, prendendo una direzione ben precisa che riesce a dare al film la sua identità senza dover per forza convivere con lo spettro dei suoi predecessori.

Voto: 6,5

mercoledì 19 febbraio 2014

PHILIP SEYMOUR HOFFMAN DAY - "Onora il padre e la madre"

Passate ormai due settimane e mezzo dalla sua morte, è tempo di commemorazioni. Una commemorazione che, almeno da parte mia, non vuole essere triste nè malinconica, nonostante sia rimasto dispiaciuto moltissimo dalla sua scomparsa, arrivata come un fulmine a ciel sereno, quanto più che altro una memoria della sua capacità di attore. E spero che la congrega di blogger con cui questa commemorazione è stata organizzata, intraprenda la stessa "politica".



USA 2007
Titolo Originale: Before the Devil Knows You're Dead
Regia: Sidney Lumet
Sceneggiatura: Kelly Masterson
Cast: Ethan Hawke, Philip Seymour Hoffman, Marisa Tomei, Albert Finney, Aleksa Palladino, Michael Shannon, Amy Ryan, Sarah Livingston, Brian F. O'Byrne, Rosemary Harris, Blaine Horton, Arija Bareikis, Leonardo Cimino, Lee Wilkof, Damon Gupton
Durata: 112 minuti
Genere: Drammatico, Thriller

La trama in breve: Andy Hanson è un agente immobiliare alla ricerca disperata di denaro. Decide così di coinvolgere il fratello minore Hank in un piano per rapinare la gioielleria dei genitori, in cui lavora la loro madre. Hank, all'insaputa di Andy, assolda Bobby, che effettuerà la rapina al suo posto. Le cose non vanno come Andy si aspettava e, dopo uno scontro a fuoco, la madre rimane ferita ed in fin di vita.

Nel corso della sua lunga carriera e dei molti film in cui ha partecipato, mi rendo conto solo leggendo la sua filmografia di quanto tardi abbia iniziato ad apprezzare Philip Seymour Hoffman. Alla fine leggendo appunto la sua lunga lista di film, me lo ricordo bene solo in "The Master" e nei due capitoli di "Hunger Games", mentre molti altri film o non li avevo mai visti oppure li ho visti in un periodo in cui non ero molto attento al cast che vi prendeva parte e tuttora, pur avendo visto quei film, non mi viene subito in mente quale fosse il suo ruolo all'interno.
Ho voluto recuperare questa pellicola firmata Sidney Lumet, lo ammetto, anche un po' per caso, visto che un paio di settimane fa l'ho beccato in programmazione su un canale di Mediaset Premium, ne ho visto un pezzo, mi sono interessato moltissimo alla trama e dunque ho colto l'occasione per recuperarlo e per vedermelo per intero. 

Parlando del film di per sè, è un qualcosa che penso di poter porre a metà tra il thriller ed il dramma familiare, con entrambe le componenti che si intersecano a meraviglia l'una con l'altra e con una regia che, non lo nascondo, mi è piaciuta moltissimo. Tanto per dire una cosa che non trovo sia molto rilevante ma che mi è piaciuta particolarmente sono stati i tagli tra una sequenza e l'altra. Infatti la storia viene raccontata senza seguire l'ordine cronologico degli eventi, presentandoci i punti di vista dei diversi personaggi, il modo in cui si stacca da una scena all'altra (che non riesco a spiegare, andrebbe proprio visto) l'ho trovato semplice ed elegantissimo al tempo stesso.

La componente drammatica viene studiata in maniera quasi maniacale, la vita di tutti i personaggi della storia, dopo gli eventi di inizio film, è destinata a sgretolarsi e Sidney Lumet ci fa vedere questa cosa benissimo riuscendo a tirare fuori il meglio possibile da tutti i componenti del cast. La componente thriller, anche se leggermente secondaria, funziona e crea la giusta tensione sulla storia.

E ora, visto che la commemorazione è dedicata a lui, mi soffermo un po' sul personaggio interpretato da Philip Seymour Hoffman, Andrew Hanson, l'ideatore del piano che all'inizio del film porta all'uccisione della sua stessa madre. Diciamo che con l'interpretaione che ha dato di questo personaggio Hoffman è riuscito a caratterizzarlo molto bene, riuscendo a dargli uno spessore enorme. Infatti guardando il film per lui si provano molti sentimenti discordanti, passando prima attraverso l'odio viscerale, poi per la compassione, per la pietà e ancora per l'odio e lo schifo. Attraverso tale caratterizzazione Philip Seymour Hoffman è riuscito a costruire un personaggio a tutto tondo, spietato e debole allo stesso tempo, destinato ad essere odiato, ma anche un po' compatito.

Voto: 9




Partecipano alla commemorazione anche i seguenti blog amici con i seguenti film.


Permettetemi infine due parole. Ho conosciuto il Philip Seymour Hoffman attore troppo tardi, iniziando ad apprezzarlo per davvero solo dopo la sua prova in "The Master". La notizia della sua scomparsa un paio di settimane fa mi ha davvero lasciato senza parole e con un desiderio irrefrenabile di farmi un "giretto" lungo la sua carriera cinematografica, che, non pensavo, è davvero abbastanza sterminata. E' tra l'altro giunta da poco la notizia che per i seguenti due capitoli di "Hunger Games" il suo personaggio sarà riocostruito in digitale. Non potremo più vederti recitare per davvero, ma almeno la tua immagine rimarrà indelebile.

R.I.P.

martedì 18 febbraio 2014

12 anni schiavo (2013)

USA 2013
Titolo Originale: 12 Years a Slave
Regia: Steve McQueen
Sceneggiatura: John Ridley
Cast: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti, Brad Pitt, Lupita Nyong'o, Alfre Woodard, Sarah Paulson, Scoot McNairy, Taran Killam, Garret Dillahunt, Michael Kenneth Williams, Quvenzhané Wallis, Ruth Negga, Bill Camp
Durata: 134 minuti
Genere: Drammatico, Storico

La trama in breve: 1841. Solomon Northup è un talentuoso violinista di colore che vive da uomo libero nella contea di Saratoga con moglie e figli. Ingannato da due falsi agenjti di spettacolo egli verrà rapito e venduto come schiavo in Louisiana, dove cambierà ben tre padroni e rimarrà in schiavitù fino al 1853.

C'era, da parte mia e da parte di probabilmente tutta Italia, molta attesa di fronte a questo film, il terzo della breve carriera registica di Steve McQueen, che già dalle mie parti si era fatto notare con il bellissimo "Shame" e il disturbante "Hunger" ormai due anni fa. Da parte dei critici il film ha saputo rispettare le aspettative che si erano poste sul film, essendo uno dei maggiori candidati in lizza per l'Oscar come miglior film, chissà se queste aspettative sono state soddisfatte anche per il pubblico.

Ovviamente la mia opinione non coincidetrà per forza di cose con quella del pubblico, ma posso dire che le enormi aspettative che avevo sono state praticamente tutte confermate sia dalla tecnica realizzativa della pellicola, sia dalle magistrali interpretazioni dei protagonisti. Tra le altre cose i tre personaggi principali della vicenda sono tutti e tre candidati nella loro categoria al premio Oscar. Abbiamo Chiwetel Ejiofor come miglior attore protagonista, Michael Fassbender come miglior attore non protagonista e Lupita Nyong'o come miglior attrice non protagonista.

Vedendo questo film, con le dovute proporzioni, il confronto con "The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca", uscito a inizio anno, potrebbe venire spontaneo. Pur essendo ambientati in due epoche diverse il tema trattato da entrambi i film ha molte analogie riguardo alla questione razziale. Mentre però "The Butler" opera una critica non troppo approfondita nè amara quanto sarebbe dovuta essere (e solo ora mi rendo conto di quanto il film mi fosse piaciuto, ma forse ho esagerato troppo nel valutarlo così tanto positivamente), mentre la produzione di Steve McQueen ti mette davanti tutta la realtà, brutta, sporca e disgustosa. E te la sbatte in faccia senza alcun filtro risultando alla fin fine un qualcosa di molto riuscito.

La pellicola in questione dunque si rivela un documento fondamentale tra tutti i film che passano e passeranno nelle nostre sale in questo 2014. Un documento per il quale, come al solito, noi italiani ci siamo fatti riconoscere, creando locandine in cui il protagonsita nero veniva messo in un piano infimo rispetto ai protagonisti bianchi del film. Ora, a me non me ne frega niente, io non ci ho visto nulla di razzista in questa cosa, quanto, probabilmente una cosa simbolica. Anche se dubito che i nostri distributori cinematografici abbiano visto la stessa cosa che ci ho visto io in questa trovata commerciale, quindi li critico lo stesso!

Particolarmente incisiva è la performance di Chiwetel Ejiofor, mentre mi ha convinto un po' di meno quella di Lupita Nyong'o, anche se probabilmente svantaggiata dal fatto di avere avuto, fondamentalmente, uno dei ruoli più sconmodi dell'intero film, ovvero quello della schiava prediletta dal padrone. Il padrone, Edwin Epps, interpretato da Michael Fassbender, è stato secondo me il ruolo di punta del film, con l'attore che è riuscito, grazie alla sua immensa bravura, ormai dimostrataci nel corso degli anni, ad interpretare un personaggio odioso e schifoso risultando odioso, schifoso e soprattutto credibilissimo in quello che stava facendo.

Ragionando per un attimo come quelli dell'Academy, questo film da una parte l'Oscar come miglior film se lo meriterebbe tutto e dall'altra è uno di aquei film che l'Academy tende a premiare senza pensarci su troppo. Dall'altra il mio cuore mi dice che andrebbe premiato un altro film, ma quella è tutta un'altra storia.

Voto: 9+

lunedì 17 febbraio 2014

Hansel e Gretel e la strega della Foresta Nera (2013)

USA 2013
Titolo Originale: Hansel & Gretel Get Baked
Regia: Duane Journey
Sceneggiatura: David Tillman
Cast: Molly Quinn, Michael Welch, Lara Flynn Boyle, Andrew James Allen, Reynaldo Gallegos, Bianca Saad, Lochlyn Munro, Yancy Butler, Eddy Martin, Joe Ordaz, Celestin Cornielle, David Tillman, Claudia Choi, Cary Elwes
Durata: 86 minuti
Genere: Horror, Commedia

La trama in breve: Gretel, assieme al suo fidanzato Ashton, prova una nuova varietà di marijuana, denominata "Foresta Nera". Una volta terminata Ashton decide di andare a ricomprarla dall'anziana sinora che la spaccia. Una volta fatto entrare il ragazzo, la signora lo uccide, rivelandosi una strega che uccide giovani ragazzi per nutrirsi della loro giovinezza.

Oh, finalmente un bel film degno di nota, con una sceneggiatura curata e dei personaggi ben caratterizzati! Questo bellissimo film, però, sarà quello di cui parleremo domani. Oggi parliamo di una delle più grandi merde sponsorizzate ed uscite al cinema negli ultimi anni (e di merda ne è passata tanta, anche se molta me la sono volutamente lasciata scappare). Eh si che io avevo letto in giro che questo film sarebbe stato decisamente terribile e di gente che non era riuscita a superare il primo quarto d'ora per la ridicolaggine del prodotto. Io invece, tra un disinteressamento allo sviluppo della trama e l'altro sono riuscito ad arrivare alla fine e non ne sono stato affatto felice.

Partiamo dal principio: di questa "interessantissima" rivisitazione in salsa marijuanesca della fiaba di "Hansel e Gretel", obiettivamente, serviva a qualcuno? No perchè già l'anno scorso era uscito "Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe" che non aveva fatto schifo all'inverosimile, ma si rivelava abbastanza inutile. Questo film invece è totalmente inutile e fa aberrantemente cagare!

Abbiamo dei protagonisti che peggio caratterizzati non si potrebbe. Ok, da una specie di splatter in cui i "buoni" non fanno altro che fumare erba dalla mattina alla sera, comprandola tra le altre cose da una vecchietta, non è che mi aspettassi dei personaggioni, nè tanto meno mi aspettavo che da un film che si presenta con un omino di pan di zenzero che fuma una canna uscisse un capolavoro, nè tanto meno un qualcosa di umanamente vedibile.

In pratica tuttora non ho capito come abbia fatto ad arrivare alla fine senza lanciare il computer (sì, perchè col cazzo che regalo 8 euro ad un qualsiasi cinema per sta roba) fuori dal mio balcone. O senza cavarmi gli occhi per non vedere tale schifo. Oppure senza asportarmi quella porzione di cervello che mi fa decidere quale film guardare la sera, così da non dover più in futuro vedere certa robaccia. Anche alla merda ci deve essere un limite.

Voto: 1,5

domenica 16 febbraio 2014

Scott Pilgrim vs. the World (2010)

USA 2010
Titolo Originale: Scott Pilgrim vs. the World
Regia: Edgar Wright
Sceneggiatura: Edgar Wright, Michael Bacall
Cast: Michael Cera, Mary Elizabeth Winstead, Kieran Culkin, Alison Pill, Mark Webber, Chris Evans, Anna Kendrick, Johnny Simmons, Brandon Routh, Ellen Wong, Satya Bhabha, Shota Saito, Keita Saito, Mae Whitman, Brie Larson, Erik Knudsen, Aubrey Plaza, Jason Schwartzman, Tennessee Thomas, Jean Yoon, Ben Lewis,
Nelson Franklin, Chantelle Chung, Thomas Jane, Clifton Collins Jr.
Durata: 112 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Scott Pilgrim è un ragazzo di 22 anni, bassista di una band di amici, sta uscendo da poco con una ragazza sedicenne. Un giorno però incontra una ragazza, già vista precedentemente in sogno, e se ne innamora perdutamente. Quando inizia ad uscire con lei però scopre che per conquistarla dovrà affrontare in scontri all'ultimo sangue i suoi sette ex fidanzati.

All'epoca della sua uscita al cinema, vedendo il trailer, mi sono sempre detto che questo film sarebbe stato una gran figat. Poi però, per un motivo o per l'altro, non sono mai riuscito nè ad andare al cinema a vederlo nè a recuperarmelo per conto mio, come accadeva per moltissimi film in cui dicevo "devo andarlo per forza a vedere, yeeeeee!!!". Recuperato più o meno una settimana fa, sono rimasto senza parole per l'immensa figata che finora avevo bellamente ignorato. PIRLA!

Il film si presenta, un po' in stile "Kick-Ass", come una specie di parodia dei film supereroistici in cui l'eroe è in realtà un mezzo sfigatello che improvvisa dei particolari poteri. Il vero colpo di genio di questo film è da una parte il fatto che il protagonista è costretto ad affrontare non tanto un cattivo che minaccia l'intera città in cui vive o qualcosa del genere, come accade sempre nei film supereroistici, ma semplicemente deve fare i conti con i sette ex fidanzati della sua attuale ragazza, con dei fini che soddisferebbero lui e solamente lui. Il secondo colpo di genio, che è quello che ho preferito, è lo stile da videogioco con cui si sviluppano sia la trama sia tutti i combattimenti con gli antagonisti.

Il regista Edgar Wright riesce con assoluta ironia e sfrontatezza a creare un altro film, dopo i primi due capitoli della "trilogia del Cornetto", coinvolgente ed assolutamente divertente, con dei protagonisti giovani che mettono in mostra delle prove recitative non perfette, ma abbastanza sopra le righe da entrare benissimo nei ruoli che interpretano.

Chiaramente non è un film trascendentale nè un capolavoro, ma dal punto di vista del divertimento Edgar Wright è riuscito a crearsi una vera e propria identità già con "L'alba dei morti dementi", successivamente con "Hot Fuzz" e più recentemente ancora con "La fine del mondo". Le sue parodie di molti generi diversi della cinematografia sono qualcosa che assolutamente andrebbe visto, perchè le sue commedie sono molto più intelligenti di quanto sembrino dimostrare.

Voto: 7,5

sabato 15 febbraio 2014

Philomena (2013)

Regno Unito, Francia, USA 2013
Titolo Originale: Philomena
Regia: Stephen Frears
Sceneggiatura: Steve Coogan, Jeff Pope
Cast: Judi Dench, Steve Coogan, Anna Maxwell Martin, Mare Winningham, Michelle Fairley, Ruth McCabe, Barbara Jefford, Peter Hermann, Simone Lahbib, Sophie Kennedy Clark, Amy McAllister, Cathy Belton, Sean Mahon
Durata: 94 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Il giornalista Martin Sixsmith ha appena perso il suo lavoro e vorrebbe scrivere un libro sulla storia della Russia. Viene però a conoscenza della storia di Philomena Lee, che 50 anni prima aveva partorito un bambino in un convento nel quale era stata data in affidamento, bambino di cui fu subito privata perchè dato in adozione ad una famiglia americana.

La visione di questa pellicola, candidata all'Oscar come miglior film, mi ha lasciato con l'amaro in bocca per tutta una serie di motivi. In primis per la storia che racconta, in quanto da credente faccio fatica ad accettare tutto il marcio che c'è nelle persone che la fede la dovrebbero divulgare, in secundis per il film in sè, che è un buon film, o meglio una storia che andrebbe giustamente raccontata, ma che comunque si tratta di un film di comodo, di quei film che se ben costruiti la candidatura all'Oscar la ottengono quasi di sicuro.

Dal punto di vista registico ed interpretativo il film è certamente di prim'ordine. Sia Judi Dench sia Steve Coogan riescono a dare ottime interpretazioni dei loro due personaggi, mentre regia e sceneggiatura costruiscono un film che, pur con la sua pesantezza a livello di drammaticità della storia, non risulta mai nè pesante nè eccessivamente buonista, riuscendo sia a muovere gli animi sia a creare qualche siparietto divertente per alleggerire la tensione. Momenti che nel film ci stanno tutti vista la sostanziale differenza e sociale e di esperienze di vita tra i due protagonisti.

In questo film si contrappongono da una parte la fede incondizionata e dall'altra l'agnosticismo (perchè sono fermamente convinto che l'ateismo puro non esista), condito da un bel po' di rabbia verso la Chiesa e verso la religione. Lo spettatore non può che trovarsi nel mezzo e io personalmente mi trovo nel mezzo. Credo in Dio, ma nel vedere una storia del genere non posso provare schifo e sdegno verso delle persone che strumentalizzano palesemente il messaggio della Chiesa, facendo passare ad esempio la penitenza come momento di sofferenza fisica e morale. Persone che fanno parte della Chiesa e che per finanziare il proprio convento vendono bambini a famiglie abbienti, strappandole alle madri come punizione per averli concepiti nel peccato. E di marcio ce ne sarebbe così tanto che si potrebbe stare a scriverne per giorni e giorni e per pagine e pagine, tanto che ne uscirebbe un libro più lungo di tutti i libri mai editi nella storia della letteratura messi insieme. Poi però dall'altra parte ci sono le persone che credono e che perdonano per il male ricevuto, come la protagonista Philomena, tra le altre cose recentemente incontrata da Papa Francesco. Per l'essere umano medio, ma per qualsiasi essere umano, l'atteggiamento di Philomena è qualcosa di incomprensibile. Una volta in una predica di un vescovo sentii dire una cosa che mai aveva sentito dire da un prete, ovvero che il perdono non è umano, il perdono è qualcosa di divino. Ecco, la concezione della vita di Philomena è qualcosa di inconcepibile agli umani, me compreso, perchè sì, l'atteggiamento umano afferma incondizionatamente che persone che si rendono complici di atti del genere debbano bruciare all'inferno.

Smetto di dilungarmi su temi religiosi perchè su questi temi ho più domande che risposte e opinioni non ancora ben formate che potrebbero lasciar passare un messaggio sbagliato. Il film è qualcosa giusto. Non un film brutto, ma anzi, un film che mi è particolarmente piaciuto. Ma non è un film da Oscar, è uno di quei film che la candidatura l'avrebbe ottenuta comunque, perchè è un film che all'Academy fa comodo. Ci sta, certe candidature ci son sempre state, tanto i pronostici per la sua vittoria sono praticamente inesistenti.

Voto: 7

venerdì 14 febbraio 2014

Hostages - Stagione 1

Hostages
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 15
Creatore: Alon Aranya, Omri Givon
Rete Americana: CBS
Cast: Toni Collette, Dylan McDermott, Tate Donovan, Quinn Shephard, Mateus Ward, Billy Brown, Sandrine Holt, Rhys Coiro, James Naughton
Genere: Thriller

La trama in breve: La dottoressa Ellen Sanders viene selezionata per svolgere una delicata operazione chirurgica sul Presidente degli Stati Uniti. Il giorno prima dell'intervento lei e la sua famiglia vengono però presi in ostaggio da un gruppo di terroristi, che vogliono ricattarla intimandole di uccidere il Presidente durante la sua operazione.

Io lo devo ammettere, per forza, non posso farne a meno. Ho fatto una fatica bestiale a guardare, seguire settimana dopo settimana e, soprattutto, a finire questa serie. O meglio questa prima stagione di questa nuova serie, che molto probabilmente sarà la prima e l'ultima, ma che ha tuttora qualche flebile, ma alquanto concreta possibilità di rinnovo.

E dire che questa serie era partita bene, nonostante le riserve che avessi sulla potenziale longevità della trama. Una famiglia in ostaggio, segreti che vengono a galla e cospirazioni a stampo politico, roba che non vedo con interesse dall'epoca di uno dei miei grandi amori televisivi "Prison Break". Le riserve stavano appunto su quanto una trama del genere, basata sul fatto che i protagonisti fossero sotto stretta sorveglianza di un gruppo di "terroristi", potesse essere prolungata per più stagioni. Ho chiuso entrambi gli occhi e smesso di pensare a questa cosa e sono andato avanti con le prime puntate.

Peccato che pian piano tutto ciò che viene narrato nel corso degli episodi inizi un po' a puzzare di qualcosa che non si sa bene dove voglia arrivare. La trama si accartoccia su se stessa, inizia a creare degli intrighi che difficilmente si possono sbrogliare in così poco tempo, cosa che anche la mia serie preferita "Lost" aveva fatto, con anche qualche bel buco di sceneggiatura, ma che, a differenza di questo "Hostages" ci metteva dei buoni dialoghi e emozione a non finire. In questa serie mancano i dialoghi. Non ci sono, sono ad un livello troppo basso per poter essere coinvolgenti. Certo io amo i dialoghi delle serie Aaron Sorkin, mi piacciono tantissimo, ma di certo non mi aspettavo un livello così alto da questa serie. Ma nemmeno così basso come poi si è rivelato essere.

Anche la scelta dei protagonisti mi aveva dato delle belle speranze che poi sono state pian piano disilluse: in primis i due protagonisti interpretati da Dylan McDermott e Toni Collette. Il primo non ha mai particolarmente brillato in espressività, ma nei ruoli seriali da lui interpretati, soprattutto quelli nelle prime due stagioni di "American Horror Story" mi erano particolarmente piaciuti. Qui no, assolutamente. Il suo personaggio pur essendo uno dei migliori della serie non riesce a convincermi appieno. Toni Collette invece non la conoscevo benissimo, ma tutti ne parlavano bene e mi sono fatto delle aspettative piuttosto sbagliate sulla sua recitazione, che qui mi sembra piuttosto imbambolata e mono-espressiva. Gli altri personaggi sono troppo abbozzati per riuscire a diventare qualcosa di veramente rilevante, uno su tutti quello interpretato da Tate Donovan, che fondamentalmente recita nel ruolo di marito cretino della protagonista. Ma cretino proprio. Se qualcuno dovesse fare tutta una serie di scelte sbagliate nella vita prenderebbe come modello il personaggio da lui interpretato.

Voto: 5

giovedì 13 febbraio 2014

Hercules - La leggenda ha inizio (2014)

USA 2014
Titolo Originale: The Legend of Hercules
Regia: Renny Harlin
Sceneggiatura: Renny Harlin, Giulio Steve, Sean Hood, Daniel Giat
Cast: Kellan Lutz, Gaia Weiss, Scott Adkins, Roxanne McKee, Liam Garrigan, Liam McIntyre, Rade Serbedzija, Johnathon Schaech, Luke Newberry, Kenneth Cranham, Jukka Hildén
Durata: 98 minuti
Genere: Mitologia, Azione

La trama in breve: Il re Anfitrione ha instaurato ormai da tempo una tirannia su tutta la Grecia. La regina Alcmena così, in accordo con Zeus, dà alla luce Hercules. Una volta adulto Hercules si innamora di Ebe, promessa però in sposa al fratellastro e primogenito Ificle. Hercules viene così venduto ad uno schiavista egiziano, che lo farà combattere nelle arene.

Questa è la settimana dei film brutti. O meglio è la settimana in cui, purtroppo, i film brutti hanno preso il sopravvento su quelli belli e sono stato costretto ad anticipare la recensione di "Dallas Buyers Club" perchè altrimenti la settimana su questo blog sarebbe stata la quasi totale depressione cinematografica. La cosa bella di questo film è che già il sottotitolo, "La leggenda ha inizio", lascia presagire un sequel che mai ci sarà perchè questo è stato forse uno dei flop più clamorosi di questo inizio 2014, soprattutto in patria. Quindi, forse forse, non ci siamo salvati da questo, ma ci salveremo dai capitoli futuri.

Il film lo si può tranquillamente dividere in quattro tronconi fondamentalmente, che io elencherò per punti perchè non voglio troppo dilungarmi, non se lo merita affatto:

  • PARTE 1 - INTRODUZIONE (COPIA DI "300"): La prima parte è una specie di riproduzione del film "300" di Zack Snyder, con il re Anfitrione che combatte valorosamente contro altri re e vince sempre. Purtroppo non finisce come in "300" in cui il re muore, altrimenti il film sarebbe finito subito.
  • PARTE 2 & PARTE 3 - IL MISFATTO (COPIA DI "BEAUTIFUL"): La parte 2 prende chiaramente ispirazione da Beautiful, con la regina Alcmena che tradisce Anfitrione andando a letto con Zeus. Immagino sia stata una scopata divina. Mentre nella parte 3 vediamo Hercules innamorato di Ebe che però è promessa sposa del fratello che a sua volta è innamorato di lei, ma lei è innamorata di Hercules.
  • PARTE 4 - L'ARENA (COPIA DELLA PRIMA STAGIONE DI "SPARTACUS"): Hercules viene venduto come schiavo e fatto combattere nell'arena. Assieme a lui non poteva mancare Liam McIntyre, colui che interpretò Spartacus nella seconda e nella terza stagione della serie. In questa parte si combatte, ci si ammazza, ma il nostro eroe non muore mai ovviamente.
  • PARTE 5 - LA VENDETTA (COPIA DI QUALSIASI ALTRO FILM): Nel momento in cui Hercules prende atto della sua natura e del fatto che la madre è stata uccisa da Anfitrione, inizia a muoversi la sua vendetta, per la conquista della sua amata Ebe. Ed ovviamente finirà tutto bene. E chissene frega degli spoiler.

Questo quanto succede in buona parte del film, ovvero una semplice, semplicissima, accozzaglia di copie di cose già viste e riviste una dietro l'altra senza il minimo approfondimento e senza che a tutta la storia venga data un'identità precisa. E soprattutto di mitologia, a parte quando Hercules inizia a sparare fulmini aiutato da Zeus, ce n'è pochissima. E' un'azionata, niente di più e niente di meno, ma non funziona nemmeno come guilty pleasure.




Voto: 4

mercoledì 12 febbraio 2014

Il segnato (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Paranormal Activity: The Marked Ones
Regia: Christopher Landon
Sceneggiatura: Christopher Landon
Cast: Molly Ephraim, Katie Featherston, Andrew Jacobs, Jorge Diaz, Richard Cabral, Gabrielle Walsh, Meredith Eaton, Catherine Toribio, Jessica Tyler Brown, Micah Sloat, Noemi Gonzalez, Chloe Csengery, Renee Victor, Eddie J. Fernandez, Diana Danger
Durata: 84 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Durante la festa per aver conseguito il diploma, Jesse ed Hector, sbirciando dalla finestra, vedono la loro vicina Anna disegnare strani simboli su una donna nuda. Poco tempo dopo Anna viene trovata uccisa.

Come ho detto in un commento ad una delle mie recensioni precedenti, purtroppo il mio cervello, per quanto riguarda il cinema, non riesce sempre a fare filtro. Ci sono dunque quei film belli che sai già che saranno belli e li guardi perchè sai che ti piaceranno. Ci sono quei film su cui non sai cosa aspettarti e li guardi e ne rimani o sorpreso o deluso. Ci sono poi quei film in cui sai cosa aspettarti, ma in negativo. E questo spin-off della saga di "Paranormal Activity" (così come anche tutti gli altri film della saga usciti dopo il successo incommensurabile del primo) appartiene certamente alla terza categoria.

Fondamentalmente perchè è il solito banalissimo film su fantasmi e possessioni demoniache girato in stile falso documentario con riprese in presa diretta. E ovviamente chi c'è dietro questa produzione in qualità di produttore esecutivo? Chi se non Oren Peli, che dopo aver ai tempi visto "The Blair Witch Project" uscito nel 1999 e dopo aver girato "Paranormal Activity" ha deciso che il cinema per lui non si sarebbe più evoluto e avrebbe riproposto a nastro film in stile falso documentario. Non dite a Oren Peli che sia "The Blair Witch Project" sia "Paranormal Activity" sono state delle cagate pazzesche, sennò mi sa che si offende di brutto.

La differenza sostanziale è che almeno in "Paranormal Activity" un qualcosina ogni tanto succedeva. Sì, ok, erano praticamente degli scherzetti fatti da un fantasmino dispettoso più che roba da film horror, ma un filo d'ansia riuscivano a mettertela addosso. Invece in questo film per buonissima parte della sua durata non succede NIENTE, ma proprio NIENTE DI NIENTE! E se ne vanno in questo modo ben 80 minuti su 84 della sua totale durata, mentre negli ultimi quattro minuti succede tutto quello che poteva succedere prima, ma tutto assieme e tutto molto incasinato.

E alla fine della visione un solo pensiero è balenato nella mia mente: "Bravo pirla! Lo sai che questi film fanno cagare e te li vedi comunque. Ora ne paghi le conseguenze!"

Voto: 2
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