domenica 29 giugno 2014

NOTTE HORROR 2014 - SPECIAL BLOG EDITION

Vi ricordate quando eravate piccoli, nell'età di passaggio tra la fine delle scuole medie e l'inizio delle superiori (almeno per me è stato così) e su Italia 1, sottolineiamo, ITALIA 1, ogni martedì nei mesi estivi in seconda serata andava in onda "Notte Horror"?

Vi ricordate, quelle serate afose in cui spesso capitava che vi bloccaste davanti alla televisione per guardare uno di quei film horror che Italia 1 aveva deciso di regalarci? Vi ricordate, soprattutto, cosa avete provato nella prima estate in cui non si è più fatta "Notte Horror"? Vi mancava qualcosa vero? A me sì, dato che per cinque o sei anni è stato quasi un appuntamento irrinunciabile per me. La mia passione per il cinema horror inizia da lì e a "Notte Horror" un po' sarò sempre grato.

Per i nostalgici però c'è una soluzione! Un gruppetto di blogger ha deciso di riportare in vita "Notte Horror", con un'iniziativa di enorme portata. A partire dal primo di luglio, per i prossimi due mesi, ogni Martedì, un blog pubblicherà la sua recensione su uno dei film visti in uno di quei caldi martedì estivi. Ma non sarà soltanto una semplice recensione, ma un modo per rivivere le emozioni che ci regalavano quelle serate.

Qui sotto il banner dell'iniziativa ed il programma delle recensioni! Si inizia con la recensione del blog "Il giorno degli zombi" Martedì 1 Luglio alle 21, mentre alle 23 sarà il mio turno (e sono già eccitatissimo). STAY TUNED!





sabato 28 giugno 2014

Edge of Tomorrow - Senza domani (2014)

USA, Australia 2014
Titolo Originale: Edge of Tomorrow
Regia: Doug Liman
Sceneggiatura: Christopher McQuarrie, Jez Butterworth, John-Henry Butterworth
Cast: Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton, Noah Taylor, Brendan Gleeson, Jonas Armstrong, Kick Gurry, Franz Drameh, Dragomir Mrsic, Tony Way, Charlotte Riley
Durata: 113 minuti
Genere: Fantascienza, Azione

La trama in breve: In un futuro non molto lontano, delle creature extraterrestri hanno incominciato ad invadere la Terra, partendo dall'Europa. Gli Stati Uniti sono ormai l'unico baluardo della resistenza mondiale. Il maggiore William Cage, con una scarsissima esperienza sul campo, viene obbligato a partecipare ad un assalto contro i Mimics, durante il quale morirà. Si risveglierà subito dopo, costretto a rivivere l'addestramento e la battaglia contro i Mimics continuamente.

Ma quanto è figo Tom Cruise? Oh, non è che nell'ultimo periodo abbia cambiato sponda e inizi a piacermi il buon Tom. E' solo che in praticamente tutti i suoi ultimi film abbiamo una totale esaltazione del suo ego e della sua figaggine, tanto che ormai, più che alla trama dei suoi film pensi a quanto sia figo Tom Cruise. Ma il fatto che lui sia figo non corrisponde quasi mai ad un film figo, motivo per cui negli ultimi anni sono sempre un po' scettico quando esce un nuovo film con lui protagonista, tant'è che l'unico che non mi ha per nulla deluso negli ultimi tre anni è stato il solo "Rock of Ages", più che altro per la colonna sonora che per il film in sè.

La trama del film non è assolutamente nulla di nuovo della storia del cinema, con un pretesto fantascientifico che mescola in maniera anche un po' confusionaria il viaggio nel tempo con l'essere intrappolati in un loop temporale che ti fa rivivere sempre lo stesso momento (vedi ad esempio "Ricomincio da capo" o "E' già ieri" o, per spostarci nell'horror "Haunter", per capire quanto il tema sia abusato). Tema che, ammetto, mi ha sempre molto affascinato, tanto che poche volte mi perdo un film che vuole trattare questo argomento, pur avendo dei pregiudizi intrinsechi riguardo al genere d'azione.

Ebbene sì, ci troviamo anche davanti ad un film piuttosto fracassone, che però riesce ad essere molto coinvolgente e, soprattutto, cosa che per me conta tantissimo quando guardo un film che ho bollato come un'azionata, non si perde moltissimo in sparatorie lunghe ed assurde, ma riesce a creare un interessante intrigo e la voglia di ricostruire per bene tutti gli eventi dopo aver visto il film devo ammettere che ti viene. Alla fine bolli un film come un'azionata atta a mettere quel figo di Tom Cruise al centro dell'attenzione, ma poi ne rimani soddisfatto, abbastanza almeno.

Ed è proprio questa la bellezza del cinema: ogni tanto, pur senza che vengano mandati in onda film trascendentali, riesce a sorprenderti in positivo. Sì, ti delude tantissime volte, mentre molte altre volte le cose vanno come ti aspetti (sia quando si parla di capolavori preannunciati, sia quando si parla di porcate assolute. Ma è quando le cose vanno come non ti aspetti che c'è decisamente molto più gusto a guardare un film. Che, sia chiaro, non è un capolavoro, ma che, complice la stagione cinematograficamente piatta che stiamo vivendo, riesce a ritagliarsi il suo bello spazietto!

Voto: 7

venerdì 27 giugno 2014

Le origini del male (2014)

USA 2014
Titolo originale: The Quiet Ones
Regia: John Pogue
Sceneggiatura: Craig Rosenberg, John Pogue, Oren Moverman, Tom de Ville
Cast: Jared Harris, Sam Claflin, Olivia Cooke, Erin Richards, Rory Fleck-Byrne, Laurie Calvert, Max Pirkis, Aldo Malan, Tracy Ray, Richard Cunningham
Durata: 100 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Il film narra la storia di un gruppo di studenti di Oxford di cui dal 1974 non si hanno più notizie. Questo gruppo di studenti, guidato da un professore visionario, tentò un esperimento su una ragazzina per dimostrare la non esistenza del soprannaturale.

"Il film che ha terrorizzato l'America" e "tratto da una storia vera" sono due frasi che, se dette nel trailer di un film, sono pericolosissime. Attirano una marea di pubblico, ma alla fine della fiera quando viene detta anche una sola di queste due frasi il film al 90% si rivela una stronzata colossale. Era successo con Paranormal Activity, da me ribattezzato "Paranormal Activia", perchè fa cagare, sarà successo anche con questo film? MMM.... Sì?!?! No dai, forse un po' no. Ma anche un po' sì. Oh sentite, non lo so!

Non mi sento di distruggere completamente questo film, solo che quando viene mandata in onda una pubblicità del genere è normale farsi delle aspettative che poi, puntualmente vengono disilluse. Non mi sento di distruggerlo perchè la parte che riguarda la storia vera sembra sia vera veramente: negli anni '70 infatti un gruppo di studenti di Oxford, guidati dal loro professore, condusse tale esperimento su una ragazzina, per poi scomparire nel nulla. Il fatto di cronaca ispirò poi un gruppo di studiosi del paranormale canadesi che tentarono di evocare un fantasma inventato da loro di sana pianta: ne costruirono una storia verosimile, la sua identità nei minimi dettagli. A quanto pare il fantasma, inventato in tutto e per tutto da questi studiosi, si manifestò per davvero. Crederci o non crederci è una scelta (io non credo); è indubbio però che una storia del genere acquisisca abbastanza fascino!

Altro motivo per cui non mi sento di buttare completamente via il film è il cast, composto per lo più da attori alle prime esperienze cinematografiche: abbiamo Sam Claflin, già visto nell'ultimo episodio dei "Pirati dei Caraibi" e in "Hunger Games - La ragazza di fuoco". E' un po' un monofaccia obiettivamente, ma secondo me qui se l'è cavata decentemente. La vera punta di diamante del cast secondo me è Olivia Cooke, già vista nelle prime due stagioni di "Bates Motel": lei pur essendo bellissima, ha una grande capacità di risultare inquietante, avendo un'espressività abbastanza particolare. A tenere le redini del gruppo abbiamo Jared Harris che ho sempre trovato bravino, ma nulla di più.

Ma, purtroppo c'è un ma, e l'ho detto all'inizio. Non riesco ad odiare completamente questo film horror che però non fa quasi mai paura. E quando tenta di far spaventare un po' lo spettatore lo fa usando dei clichè piuttosto discutibili. E qui ci si trova davanti all'eterno problema del cinema horror attuale: è basato su clichè visti e rivisti che alla lunga e dopo tanti film horror visionati, rischiano di stufare e anzi, hanno già abbastanza stufato, tanto che ormai gli horror migliori dell'ultimo periodo sono quelli diretti da chi sa orchestrare bene tutti i clichè che ha a disposizione (sì, James Wan, sto parlando proprio dei tuoi film). La regia di questo film infatti non ha mai particolari guizzi stilistici, ma non fa nemmeno schifo. E' mediocre, non riesce ad elevarsi.

Voto: 5,5

giovedì 26 giugno 2014

House of Cards - Stagione 1

House of Cards
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 13
Creatore: Michael Dobbs, Beau Willimon
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Kevin Spacey, Robin Wright, Kate Mara, Corey Stoll, Kristen Connolly, Sakina Jaffrey, Constance Zimmer, Sandrine Holt, Michael Gill, Jayne Atkinson, Mahershala Ali, Michael Kelly, Sebastian Arcelus, Ben Daniels, Boris McGiver, Dan Ziskie, Kevin Kilner
Genere: Politico

La trama in breve: Frank Underwood, deputato del Partito Democratico, ha guidato la vittoriosa campagna elettorale di Garrett Walker, diventato Presidente degli Stati Uniti. Una volta eletto però Walker verrà meno alla promessa fatta ad Underwood prima delle elezioni, ovvero di nominarlo Segretario di Stato, così Frank cercherà una vendetta personale, puntando ai vertici dello Stato.

Nel periodo in cui si recupera qualche serie TV, ecco che mi sono imbattuto in "House of Cards", qui in Italia mandata in onda col vergognoso sottotitolo "Gli intrighi del potere". E già su questo ho un argomento di cui parlare: perchè le serie TV che vengono portate in Italia devono tutte avere un sottotitolo incredibilmente dannoso? Va bene che abbiamo la mania di tradurre e di spiegare agli idioti anche come si apre il cancello di casa, ma o traduci del tutto il titolo, oppure non gli metti il titolo originale affiancato da un sottotitolo italiano. Divagazione a parte, lo scorso anno, all'epoca in cui uscì, non avevo voluto vedere questa serie semplicemente per il fatto che, essendo uscita tutta in un unica soluzione, non avrei avuto il tempo di guardarmela tutta d'un fiato. Avrei potuto guardare un episodio a settimana come faccio con tutte le serie, ma il fatto di averla lì tutta completa non mi dava la voglia di mantenere con la serie un rapporto seriale. Ho deciso così di recuperarla in questo periodo e di vedere cosa ne sarebbe venuto fuori.

Premettendo che non sono per nulla un amante del genere politico, questo, nella storia della televisione americana, ha dato comunque molte soddisfazioni agli appassionati di serie TV. Quelle che sono anche arrivate in Italia, mediamente sono piaciute: sarà per la situazione disastrata della politica italiana, sarà perchè comunque l'ambiente politico statunitense affascina sempre un po'. La presenza di Kevin Spacey e di un cast di livello assoluto diventa poi motivo di vero e proprio desiderio di vedere questa serie, soprattutto per gli appassionati di cinema che hanno adorato e adorano le gesta recitative di Spacey, decisamente figura di punta di questa produzione.

Se dal punto di vista tecnico la serie appare dunque ben realizzata e confezionata benissimo, con una recitazione di molto sopra la media della tipica serialità, anche se nell'ultimo periodo abbiamo visto come la maggior parte delle serie televisive da questo punto televisivo si siano evolute in una maniera pazzesca. Sembra dunque che la serie sia tutta rosa e fiori e perfetta, anche considerando il fatto che i primi due episodi siano davvero una droga, diretti da David Fincher, uno dei maestri del thriller del nuovo millennio, già regista di grandi film come "Se7en" e "The Social Network" e di qualche passaggio a vuoto come "Millennium - Uomini che odiano le donne". Invece non è proprio così.

Se infatti lo spettatore rimane abbastanza impressionato dalle interpretazioni di Spacey che è una garanzia, di Robin Wright e della bellissima e bravissima Kate Mara, ciò che rende difficoltosa la visione è l'empatia verso i personaggi. In "Game of Thrones" non c'è una netta distinzione tra buoni e cattivi, ma ai personaggi ti affezioni comunque. In "House of Cards" i personaggi sono tutti molto molto stronzi, per usare un eufemismo. Non c'è un vero e proprio personaggio positivo e ciò rende difficoltosa l'empatia da parte dello spettatore verso i personaggi, o almeno per quanto mi riguarda è stato così. CIò però non deve pregiudicare la visione di questa serie, comunque validissima e tecnicamente sopra la media.

Voto: 7,5

mercoledì 25 giugno 2014

SIDNEY LUMET DAY - "Serpico"

Oggi sarebbe stato il compleanno di Sidney Lumet, scomparso nel 2011, e, in quanto tale, noi blogger non potevamo esimerci dal festeggiarlo a modo nostro, dedicandogli una bella e buona rassegna cinematografica!


USA 1973
Titolo Originale: Serpico
Regia: Sidney Lumet
Sceneggiatura: Waldo Salt, Norman Wexler
Cast: Al Pacino, John Randolph, Tony Roberts, Jack Kehoe, Biff McGuire, Barbara Eda-Young, Cornelia Sharpe, Norman Ornellas
Durata: 125 minuti
Genere: Poliziesco, Drammatico

La trama in breve: Nel 1959 Frank Serpico entra a far parte del dipartimento di polizia di New York. Presto si renderà conto della sistematica situazione di corruzione dei suoi colleghi, conniventi con la malavita in cambio di qualche bustarella. Per lui inizierà una battaglia per la giustizia e, contemporaneamente, una lotta continua con i suoi colleghi, disposti a rendere la sua vita un incubo.

Di Sidney Lumet ho visto decisamente poca, pochissima roba rispetto alla sua abbastanza grande produzione cinematografica. Ho giusto visto "La parola ai giurati", classico di fine anni '50 di cui parla per questa rassegna proprio il blog "In Central Perk", poi ho visto "Onora il padre e la madre" nel giorno della commemorazione a Philip Seymour Hoffman e niente più. Certamente è una mia mancanza, visto che, per quel poco che ho visto, lo stile registico di Lumet mi piace abbastanza.

In realtà "Serpico", più che un bel film, è una bella biografia di un personaggio di quelli che io di solito al cinema non sopporto granchè. Essendo però questo un personaggio reale e realmente esistito, la questione cambia. Un personaggio, Frank Serpico, che è l'esempio totale e compiuto del personaggio positivo, personaggio integro moralmente che non si fa trascinare da colleghi corrotti. Un personaggio che, come detto, normalmente in un film qualsiasi mi starebbe abbastanza antipatico a causa della sua "perfezione", ma che trattandosi di una biografia riesco ad accettarlo molto di più.

Il film dunque si propone di narrare le battaglie, legali e non, di Serpico per ottenere una cosa probabilmente utopistica, ovvero che la polizia subisse dei controlli seri contro la corruzione, con l'obiettivo di eliminarla totalmente. Utopia perchè si tratta comunque di una persona sola contro un mondo che, oltre tutto, è anche molto armato. L'ostracismo dei colleghi infatti non tarderà ad arrivare, le minacce, l'odio. Perchè quando a tutti andava bene la corruzione si stava meglio, quando però arriva anche solo uno che denuncia si rischia la pelle.

Ad interpretare Serpico c'è Al Pacino, il grandissimo Al Pacino, che offre una performance recitativa di assoluto livello, interpretando un personaggio un po' strano. Buono e perfetto, sì, ma comunquie anticonvenzionale: bassino, con la mania per la barba lunga, dedito al lavoro e alla giustizia a tal punto da riflettere tutti i suoi problemi sulla sua compagna. Il film di Lumet è dunque un buonissimo documento, una storia di vita. Non so però se considerarlo in assoluto un grande film.

Voto: 7+

Partecipano alla rassegna cinematografica anche i seguenti blog:

martedì 24 giugno 2014

La collina dei papaveri (2011)

Giappone 2011
Titolo Originale: Kokuriko Zaka Kara
Regia: Goro Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki, Keiko Niwa
Cast: Umi 'Mer' Matsuzaki, Shun Kazama, Ryōko Matsuzaki, Hana Matsuzaki, Kazama, Shirō Mizunuma, Yoshio Onodera, dirigente capo Tokumaru, Hokuto Kitami
Durata: 87 minuti
Genere: Animazione, Drammatico

La trama in breve: Il film parla della profonda amicizia tra Umi e Shun, due ragazzi che decidono di unire le loro forze per evitare la demolizione del loro liceo. Il tutto si svolge nel 1963, un anno prima delle Olimpiadi di Tokyo nel 1964.

Nel mio percorso di recupero di alcuni film dello Studio Ghibli, la famosa casa di animazione fondata da Hayao Miyazaki, ho deciso di imbattermi in un film uscito nei cinema un paio di anni fa (solo per un giorno ovviamente, visto che qua siamo razzisti verso il cinema d'animazione giapponese), firmato però dal figlio del maestro Miyazaki, Goro, al suo secondo lavoro da regista e disegnatore dopo "I racconti di Terramare". Posto che purtroppo di film dello Studio Ghibli ne ho visti piuttosto pochi, non ho un termine di paragone di quelli consistenti per parlare del lavoro di Goro confrontandolo con quelli di suo padre Hayao.

Nei film di animazione prodotti dallo Studio Ghibli che ho visto la cosa che mi colpisce sempre è la bellezza poetica dei disegni e delle animazioni: su quelle non c'è proprio da discutere, i disegnatori sono di una bravura assurda e già nei disegni di Goro si vede l'influenza del padre, ma comunque una certa volontà di staccarsi dalle "raccomandazioni" (in tutti i sensi) paterne. Quanto meno però in questa pellicola si decide un po' di staccarsi dalle tipiche ambientazioni fantastiche per parlare di una storia d'amore e di amicizia vera e realistica, che si svolge nel 1963, un anno prima delle Olimpiadi di Tokyo.

E devo dire che, questa volta, purtroppo, sono rimasto deluso da questa produzione: non deluso nel senso che il film non mi sia piaciuto, o che mi abbia fatto schifo. Deluso nel senso che mi aspettavo decisamente di più da una storia del genere e quel di più non l'ho trovato per nulla. E questa cosa mi spiace, visto poi quanto molte persone non abbiano apprezzato nemmeno il lavoro precedente di Goro "I racconti di Terramare", che vedrò in un futuro spero non troppo lontano. Si gioca molto sulla poeticità delle situazioni che vengono messe in scena e, devo ammetterlo, un certo effetto sullo spettatore lo fanno. Ma siamo lontani anni luce dalla poesia di Hayao Miyazaki. Si spera che Goro nel futuro non sfrutti troppo il suo nome. Perchè qui si rischia la raccomandazione bella e buona.

Voto: 6,5

lunedì 23 giugno 2014

Incubo sulla città contaminata (1980)

Italia 1980
Titolo Originale: Incubo sulla città contaminata
Regia: Umberto Lenzi
Sceneggiatura: Antonio Cesare Corti, Piero Regnoli, Luis María Delgado
Cast: Hugo Stiglitz, Laura Trotter, Maria Rosaria Omaggio, Mel Ferrer, Sara Franchetti, Francisco Rabal, Maria Tedeschi, Sonia Viviani, Stefania D'Amario
Durata: 92 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Dean Miller è un giornalista televisivo incaricato di intervistare uno scienziato che sta per atterrare nell'aeroporto cittadino. Insieme allo scienziato però scendono dall'aereo dei mostri che invadono la città.

Quando i registi horror italiani spaccavano davvero i culi. Pensare che oggi in Italia il genere horror è abbastanza morticcio e che le uniche proposte sono di un Dario Argento completamente fuori tempo massimo, allucinante il suo ultimo film su Dracula, e "Paura" dei Manetti Brothers che io ho odiato abbastanza profondamente. Purtroppo sul cinema horror italiano non ho una grandissima esperienza, sono state infatti poche le proposte che io son riuscito a visionare, tra qualche film di Dario Argento quando era ancora bravo, qualcosina di Pupi Avati e di Mario Bava, ma in fondo pochissima roba.

"Incubo sulla città contaminata" è un film di cui avevo letto già qualche tempo fa, quando cercavo un film brutto da propinare ai miei amici in una delle nostre serate da cinema spazzatura. Ero capitato dunque su questa recensione e mi ero subito procurato il film. Anche se poi quella volta non se ne fece più nulla, mi sono ripromesso di guardarlo, anche perchè, recensione del famoso sito di film brutti a parte, sia nei gruppi in cui sono iscritto su Facebook, sia in molte altre recensioni, di questa pellicola se ne parla un gran bene. Ed è così che, dopo essere riuscito a vederlo, mi chiedo: che film ha visto lo staff di FilmBrutti? COme si fa a pensare che questo sia un film brutto?

Io una spiegazione l'avrei anche: sono passati trentaquattro anni dall'uscita di questa pellicola nei cinema, gli effetti speciali sono quelli che sono, il trucco è quello che è (anche se io non l'ho trovato così brutto come qualcuno lo dipinge), ma non si può negare che questo film, da un certo punto di vista, sia un mezzo gioiellino, oltre che essere un precursore di moltissimi film usciti dopo gli anni 2000. Innanzitutto dal punto di vista registico e della fotografia ho trovato che la pellicola fosse molto valida, senza particolari buchi di sceneggiatura. Recitata non particolarmente bene, ma nemmeno in una maniera completamente schifosa, accettabile diciamo.

Inoltre, tutte quelle idee usate in "28 giorni dopo", il remake de "L'alba dei morti viventi" e nell'ultimo "World War Z" provengono da questo film. Perchè sì, se vogliamo proprio essere pignoli, i mostri di questa pellicola non sono dei veri e propri, zombie, ma degli umani malati in seguito a delle radiazioni. Nonostante questo sono in tutto e per tutto simili a degli zombie, con la differenza che sono in grado di correre: per la prima volta nella storia del cinema dunque gli zombie non si muovono lentamente, dimostrando che oltre ad un buon comparto tecnico, il film partiva anche da una buonissima idea. Io non ho trovato per nulla che questo fosse un film brutto. Per me è un mezzo gioiellino.

Voto: 7,5

domenica 22 giugno 2014

Final Destination 2 (2003)

USA 2002
Titolo Originale: Final Destination 2
Regia: David R. Ellis
Sceneggiatura: J. Mackye Gruber, Eric Bress
Cast: Ali Larter, A.J. Cook, Michael Landes, T.C. Carson, Keegan Connor Tracy, Jonathan Cherry, Justina Machado, Lynda Boyd, James Kirk, David Paetkau, Tony Todd, Sarah Carter, Alex Rae, Shaun Sipos, Andrew Arlie, Noel Fisher, Aaron Douglas, Eric Keenleyside, Enid-Raye Adams, Fred Henderson, Alfred E. Humphreys, Chilton Crane
Durata: 90 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Kimberly Corman sta per partire per Daytona con tre suoi amici, quando, appena prima di entrare in autostrada, ha la visione di un terribile incidente che sta per avvenire. A seguito del suo scatti di pazzia, la polizia decide di chiudere l'accesso alla strada e, pochi secondi dopo, l'incidente previsto da Kimberly avviene. Piano piano però le persone che sarebbero dovute morire nell'incidente, iniziano a morire in circostanze stranissime.

Prosegue la serie di recensioni sulla saga di "Final Destination", in questo periodo di leggero vuoto cinematografico, dovuto un po' ai mondiali, un po' alla mia diminuita voglia di guardare film, che ritornerà sicuramente finita l'estate, ne sono abbastanza convinto. Quindi, dopo la recensione del primo film della saga, si passa al secondo, che io ritengo ancora abbastanza valido. Ricordo anche che, nel periodo in cui uscì "Final Destination 2" su Sky, gli detti talmente tanta fiducia da vedermelo a scatola chiusa, senza nemmeno aver guardato il primo film. Non che servisse moltissimo (anche se qualche riferimento c'è), ma è una di quelle cose che adesso mi rifiuterei categoricamente di fare.

Posto che la trama di questo secondo capitolo poco si discosta rispetto alla trama del primo (d'altronde lo schema è rimasto lo stesso per tutti i cinque film finora prodotti), all'epoca in cui lo vidi mi ricordo che rimasi particolarmente colpito dalla creatività delle morti che venivano messe in scena. In un periodo in cui stavo sviluppando un certo senso del macabro (non mi ricordo se lo vidi nell'estate tra la seconda e la terza media o se l'estate dopo) e una sorta di passione verso lo humour nero, la prima morte di questa pellicola, in cui bisogna stare molto molto attenti a qualsiasi dettaglio per goderla appieno, è stata probabilmente una delle cose più divertenti dell'intera saga di "Final Destination" (se la gioca con una delle morti del terzo film).

Non che, obiettivamente ci sia molto altro da dire riguardo questo film. Solo che, i miei ricordi, non mi permettono di esserne particolarmente obiettivo a riguardo. Ma io in molte mie recensioni non voglio essere oiettivo. Io voglio parlafre col cuore e magari con qualche ricordo. E, di cuore e di pancia, questo è uno dei film che io considero tra i cult della mia corta esperienza cinematografica (ovvero di una persona normalissima che guarda film). Non lo ameranno tutti, sarà pure un film registicamente mediocre, e probabilmente è vero. Ma nei film non conta solo il punto di vista tecnico. Conta anche come arriva ad un certo pubblico. Ed io con questo film mi sono divertito moltissimo. Più e più volte.

Voto: 7

sabato 21 giugno 2014

Maleficent (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Maleficent
Regia: Robert Stromberg
Sceneggiatura: Paul Dini, Linda Woolverton, John Lee Hancock
Cast: Angelina Jolie, Elle Fanning, Sharlto Copley, Lesley Manville, Imelda Staunton, Juno Temple, Sam Riley, Brenton Thwaites, Kenneth Cranham, Hannah New, Isobelle Molloy, Michael Higgins, Ella Purnell, Jackson Bews, Vivienne Jolie-Pitt
Durata: 87 minuti
Genere: Fantasy, Fantastico

La trama in breve: Maleficent è una rilettura della fiaba de "La bella addormentata nel bosco", vista dal punto di vista della strega cattiva, Malefica, un tempo fata buona che viveva nella Brughiera in simbiosi con la natura.

Molto spesso la pubblicità, soprattutto quella cinematografica, ha un brutto effetto su di me. Infatti, a parte per poche eccezioni (prevalentemente le commediacce italiane), quando vedo un trailer carino in televisione o prima della proiezione di un film che sto guardando al cinema, mi prende una curiosità pazzesca e mi sento quasi in dovere di guardare quel film. Come se già ne guardassi pochi. Stessa cosa è successa per questo "Maleficent", libera reinterpretazione della fiaba de "La bella addormentata nel bosco", già protagonista di un film d'animazione Disney degli anni Cinquanta. Ed è così che il panorama fiabesco viene un'altra volta portato al cinema, dopo "Il cacciatore di giganti", dopo i due film su Hansel & Gretel ("Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe" e "Hansel & Gretel e la strega della Foresta Nera"), dopo "La Bella e la Bestia", ma soprattutto dopo la splendida serie televisiva "Once Upon a Time".

Il problema di questo film, motivo principale per cui non mi ha convinto proprio per niente, è che mostra una serie di incongruenze abbastanza grosse sia con la storia originale, sia con il film in sè, con qualche buco di trama o di sceneggiatura anche abbastanza clamoroso. Come ho detto più volte io sono favorevolissimo a reinterpretazioni che talvolta stravolgano anche la trama di una storia, purchè siano coerenti, quanto meno con se stesse. Il problema qui è che ci sono alcune incongruenze su cui è abbastanza difficile chiudere un occhio.

Partiamo dalla prima, giusto per fare un esempio: nella reinterpretazione della storia, Malefica, la strega cattiva de "La bella addormentata nel bosco", in passato era una fata. Una fata buona che però innanzitutto viene rappresentata con delle enormi corna da Diavolo (come nel film d'animazione della Disney) e con delle ali nere. Chiuso un occhio sulle ali, le corna da Diavolo non mi fanno proprio pensare si tratti di una fata buona. Come seconda cosa, abbastanza grave, il nome Malefica richiama il male, non fa pensare ad una fata buona. Tanto che in latino la parola "malefica" vuol dire proprio strega ed è un termine usato spesso durante l'inquisizione con la locuzione "Malleus Maleficarum", ovvero il martello delle streghe. E se chiudiamo gli occhi sulle ali nere, già sono due cose su cui, magari, è impossibile passare oltre.


Un'altra cosa che mi ha fatto particolarmente incazzare della pellicola è il finale: come tutti sappiamo, alla fine del 2013 è uscito "Frozen - Il regno di ghiaccio", in cui per la prima volta veniva espresso il concetto secondo cui il bacio del vero amore non solo è quello di due persone che si amano e sono destinate a vivere insieme tutta la vita, ma può essere anche un bacio fraterno. Nel finale di questa pellicola, viene ancora una volta usata questa cosa, con Malefica che torna buona e salva Aurora dal maleficio lanciato da lei stessa, dimostrando una totale mancanza di fantasia e, probabilmente, anche una certa volontà da parte degli autori di infinocchiare totalmente gli spettatori. Spettatori che, mediamente, non sono degli idioti e di questa cosa se ne accorgono, soprattutto se hanno anche visto il premio oscar Frozen.[FINE SPOILER]

A parte queste incongruenze, che io comunque trovo abbastanza gravi, è anche tutta la trama del film he mi ha particolarmente deluso. Io, che mi aspettavo come molti di vedere una specie di prequel de "La bella addormentata nel bosco", mi sono trovato davanti ad un film che non mostra per davvero come Malefica sia diventata una strega cattiva. O meglio, lo mostra, ma la cosa è relegata alla prima mezz'ora di film, mentre l'ora successiva ricalca, rivisitandola, la trama della fiaba. Ed anche in questo gli autori, ma soprattutto coloro che hanno mandato in onda i trailer del film, mi hanno fregato in pieno. Eh sì che, trovare un film in cui Angelina Jolie si comporti mediamente bene è difficile. Lo avevo trovato in questo (non che la sua sia un'interpretazione da Oscar, ma quanto meno degna di questo nome sì), peccato che sia proprio tutto l'impianto intorno a lei a non funzionare per nulla.

Voto: 5

venerdì 20 giugno 2014

Silicon Valley - Stagione 1

Silicon Valley
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Mike Judge, John Altschuler, Dave Krinsky
Rete Americana: HBO
Rete Italiana: Sky Atlantic (autinno 2014)
Cast: Thomas Middleditch, T. J. Miller, Josh Brener, Martin Starr, Kumail Nanjiani, Christopher Evan Welch, Amanda Crew, Zach Woods
Genere: Commedia

La trama in breve: La serie parla della vita e della carriera professionale di un gruppo di programmatori informatici che lavorano per Erlich Bachman, che fornisce loro gli strumenti e le strutture necessarie per lavorare in cambio del 10% dei loro progetti.

Nel panorama delle serie TV americane un genere che ho sempre sottovalutato è quello delle comedy, semplicemente perchè non mi danno le stesse emozioni o lo stesso coinvolgimento che mi danno le serie di altri generi, come quelle thriller, quelle piene di misteri o i drama. E' il motivo per cui, nella maggior parte dei casi, le serie commedia le recupero tutte in un fiato e, il fatto che in questo caso gli episodi fossero solamente otto devo dire che mi ha favorito e non poco.

Il motivo principale per cui ho deciso di recuperare la prima stagione di questa serie televisiva, mandata in onda nel periodo in cui la maggior parte delle serie televisive americane si avviavano alla conclusione, è stato il fatto che fosse legata al tema dell'informatica e della gestione di un'azienda. siccome a breve mi laureerò in ingegneria informatica, questa serie piena di nerd che praticano (più o meno) la mia stessa disciplina doveva essere per forza di cose un qualcosa da guardare.

Diciamo che, per quanto mi riguarda, la stagione di "Silicon Valley" è abbastanza uscita alla distanza, con dei primi episodi che non mi hanno particolarmente coinvolto, pur risultando abbastanza simpatici, ma con una conclusione che mi ha abbastanza soddisfatto. Non in maniera esagerata, sia chiaro, ho trovato fosse più che altro una serie carina, ma non trascendentale, e, probabilmente, avrei anche potuto farne a meno.

Solitamente penso che le serie televisive funzionino quando hanno una trama che evolve, ma, soprattutto, dei personaggi interessanti. Qui i personaggi sono una specie di via di mezzo: mi sono stati abbastanza simpatici, ma non ho mai provato una vera e propria empatia verso di loro, tranne per il personaggio di Richard Hendrix, il protagonista, che è abbastanza riuscito ad entrare nella mia testa. Ancora non so bene cosa mi riserverà il futuro in quanto quasi ingegnere informatico, certo che sarebbe davvero affascinante una cosa del genere.

Voto: 6,5

giovedì 19 giugno 2014

1303 (2012)

USA, Canada 2012
Titolo Originale: Apartment 1303
Regia: Michael Taverna
Sceneggiatura: Kei Ôishi, Michael Taverna
Cast: Mischa Barton, Rebecca De Mornay, Julianne Michelle, Corey Sevier, John Diehl
Durata: 90 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Janet, stanca di vivere con la madre alcolizzata e con la sorella, decide di andare a vivere in un nuovo appartamento. La sorella maggiore Lara non è d'accordo con la scelta di Janet in quanto colpevole di aver scelto il primo appartamento mostratole senza pensarci troppo. Appena arrivata nella nuova casa però Janet viene avvertita da una misteriosa bambina che l'ultima inquilina dell'appartamento si era suicidata buttandosi dal balcone.

Questa settimana, recensione delle quarta stagione di "Game of Thrones" a parte, è la settimana degli errori cinematografici, ovvero quei film che guardi e che dopo averli visti pensi "Ma chi Diavolo me lo ha fatto fare"? Ed è anche un po' colpa delle uscite cinematografiche piuttosto discutibili di questo primo periodo estivo, che, complice il mondiale di calcio che tutti guardano e di cui tutti parlano, vede le uscite interessanti diminuire in favore del marketing calcistico. Tant'è che pure io guardo il mondiale e, differentemente da qualche contatto su Facebook, non mi chiedo affatto dove siano le scope del Quidditch, anche perchè "Harry Potter" è una saga che odio nel profondo.

Sfogo mondiale a parte, bisogna fare una piccola premessa su questa pellicola: si tratta infatti di un remake di un film giapponese del 2007, prodotto due anni fa ed uscito nelle sale statunitensi a metà dello scorso anno. Se una decina di anni fa la presenza di Mischa Barton, la Marissa protagonista di "The O.C.", sarebbe stato un ottimo motivo per guardare il film (Mischa Barton che proprio ai tempi di O.C. mi piaceva moltissimo anche fisicamente), ora il suo corpo è decaduto in maniera tremenda, complice l'alcolismo ed una carriera cinematografica che, alla fine dell'esperienza nella serie TV, non è mai per davvero decollata. Anche se, probabilmente, tra i quattro personaggi principali del telefilm, lei è quella che successivamente ha recitato in più film, tutti di qualità piuttosto discutibile.

Posto ora il fatto che la Mischa Barton attrice non è mai riuscita a scollarsi di dosso il personaggio di Marissa Cooper e che successivamente le sue performance recitative hanno abbastanza latitato, il film in questione è decisamente una di quelle cose che ci si poteva risparmiare. Anche perchè cosa c'è in questo film? Un appartamento infestato, che ricorda, anche solo nel titolo "1408", film che adoro, dei personaggi piuttosto discutibili ed una tensione che non decolla mai nel corso della visione.

Se da questo punto di vista ci sono plelicole che pur non giocando con la tensione, ma più con lo spavento improvviso, qui non abbiamo nemmeno quelli, almeno per quanto mi riguarda. La componente horror, che in un film horror dovrebbe essere anche quella più importante magari (anche se apprezzo abbastanza soprattutto quei film horror che lasciano la componente paurosa talvolta anche un po' in disparte) , non fa mai o quasi mai paura. Sinceramente non ricordo per nulla di essermi spaventato durante la visione. Ma non è solo la parte horror che lascia a desiderare, è proprio la trama in sè che non ho trovato per nulla interessante, tanto che, ora che ho scoperto che questo film è un remake, non so se recupererò mai la visione dell'originale giapponese. Siamo dunque davanti ad un film che non si sa bene dove voglia andare a parare e si rivela piuttosto inconcludente nel suo svolgimento.

Voto: 4

mercoledì 18 giugno 2014

Game of Thrones - Stagione 4

Game of Thrones
(serie TV, stagione 4)
Episodi: 10
Creatore: David Benioff, D.B. Weiss
Rete Americana: HBO
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Peter Dinklage, Nikolaj Coster-Waldau, Lena Headey, Emilia Clarke, Kit Harington, Aidan Gillen, Charles Dance, Natalie Dormer, Liam Cunningham, Stephen Dillane, Carice van Houten, Alfie Allen, John Bradley, Jack Gleeson, Isaac Hempstead-Wright, Rory McCann, Sophie Turner, Maisie Williams, Gwendoline Christie, Jerome Flynn, Conleth Hill, Kristofer Hivju, Sibel Kekilli, Rose Leslie, Hannah Murray, Iwan Rheon, Iain Glen
Genere: Fantasy

Gli anni scorsi, prima di dedicare un post a "Game of Thrones" ho sempre aspettato un po', ma questa volta voglio fare le cose per bene e parlarne subito, il prima possibile, perchè, sì, finalmente, posso dire che questa stagione mi sia piaciuta sul serio. Sì, la prima mi aveva rapito, ma conservavo qualche riserva, la seconda più o meno stesse considerazioni, ma la terza aveva confermato tutti i dubbi che avevo sulla serie, risultando una stagione abbastanza noiosetta e difficile da seguire. Tutto questo considerando anche il fatto che la scorsa stagione si occupava della prima metà del terzo libro della saga delle "Cronache del ghiaccio e del fuoco" di George R. R. Martin e che quindi sarebbe stata quasi una stagione a metà. Gli episodi finali al cardiopalma non sono bastati a farmi rivalutare otto episodi precedenti abbastanza confusi. Premetto che cercherò, per quanto mi è possibile, di fare il minor numero di riferimenti possibili alla trama, non tanto per evitare spoiler, ma perchè potrei andare in confusione di mio. Come vedete ho anche tralasciato il consueto paragrafetto in cui riassumo la trama, semplicemente perchè è una trama che non si può riasdsumere in quattro righe quella di "Game of Thrones"

Con l'inizio della quarta stagione si parte subito col botto: introduzione del personaggio di Oberyn, che si rivelerà uno degli idoli veri e propri di questo quarto ciclo di episodi e morte shock (per chi non legge i libri come me) del re bimbominchia Joffrey Baratheon, che con la sua interpretazione nelle tre stagioni precedenti aveva raggiunto livelli di odio assolutamente encomiabili, il che vuol dire che la sua interpretazione ha funzionato a meraviglia. Morte che metterà seriamente in difficoltà uno dei miei due idoli della serie, Tyrion Lannister, la cui evoluzione nel corso della serie è un'altra delle note veramente positive di questa stagione. Peter Dinklage tra l'altro offre un monologo recitato da paura nel finale del sesto episodio, roba da Emmy diretto (anche se lo vincerà McConaughey per "True Detective").

L'altro idolo della serie per me è Daenerys Targaryen, sia dal punto di vista fisico (Emilia Clarke è qualcosa di fantastico ogni volta che la vedo muoversi, la sento parlare o qualsiasi altra cosa faccia) sia dal punto di vista del suo personaggio, che già avevo inizato ad amare quando il suo unico ruolo era prenderlo nel culo (scusate la volgarità) da Khal Drogo e che nel finale della scorsa stagione era diventata vero e proprio idolo. Diventa ancora più idolo nel momento in cui Friendsilia (un neologismo a metà tra friendzona ed esilia) il suo fedelissimo, ma nemmeno poi tanto a quanto si vede nella seconda metà di stagione, Sir Jorah Mormont. Daenerys purtroppo rimane ancora abbastanza lontana dalle vicende veramente importanti della serie e chissà quando la vedremo, come tutti un po' auspicano, sul Trono di Spade. Più che altro chissà se mai questa cosa succederà.

Di tutte le storie che vengono affrontate in questa serie, da sempre quella che mi suscita meno interesse è quella di Jon Snow sulla barriera. Non lo nascondo, il suo personaggio non mi piace per nulla, ma è proprio tutta la sua parte di storia a non interessarmi moltissimo. Il nono episodio, ad essa completamente dedicato, è stato sì bello, sì epico, ma purtroppo non sono riuscito a godermelo appieno. George R. R. Martin, non è che hai in mente di farmi morire Jon Snow? Sì, lo so, con questa frase risulterò molto impopolare, ma mentre a tutti piace la parte sulla barriera io non ce la faccio proprio a reggerla.

Le altre due storie che hanno suscitato per davvero il mio interesse sono state quelle di Ditocorto e di Sansa Stark, che si sono allontanati dal palazzo dopo la morte di Joffrey. La loro parte di storia prende una piega che mi è abbastanza piaciuta, soprattutto nel momento in cui i due arrivano alla corte di Lysa Arryn, episodi in cui Ditocorto dà, secondo me, il meglio di sè. Prosegue anche la vicenda di Arya, anche lei abbastanza lontana dal centro nevralgico della storia, il cui rapporto con il Mastino giunge praticamente al capolinea nel corso di questa stagione. Ancora non ho capito dove vorrebbe andare a parare la parte di storia con protagonisti Bran Stark e Hodor (altro idolo, ma per altri motivi), che penso avranno in seguito una certa importanza, che spero vedremo nella prossima stagione.

Voto: 8,5

martedì 17 giugno 2014

Che fine hanno fatto le parodie?

Proseguo saltuariamente a curare il canale Youtube ed ecco che oggi si aprla di un argomento un po' strano, ovvero le parodie. Qui sotto il player con il video!


Ghost Movie 2 - Questa volta è guerra

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Penso questa sia la cosa più triste che abbia visto in vita mia!

USA 2014
Titolo Originale: A Haunted House 2
Regia: Michael Tiddes
Sceneggiatura: Marlon Wayans, Rick Alavarez
Cast: Essence Atkins, Marlon Wayans, Jaime Pressly, Dave Sheridan, Affion Crockett, Cedric the Entertainer, Gabriel Iglesias, Ashley Rickards, Missi Pyle, Hayes MacArthur
Durata: 80 minuti
Genere: Parodia

Voto: 2

E il problema è che ogni volta mi dico che non guarderò mai più una di queste parodie, ma poi ogni volta ci casco di nuovo. Meglio guardarsi i film parodiati (tranne uno), ovvero

The Possession

lunedì 16 giugno 2014

Goool! (2013)

Spagna, Argentina 2013
Titolo Originale: Goool!
Regia: Juan Josè Campanella
Sceneggiatura: Juan Josè Campanella
Durata: 100 minuti
Genere: Animazione

La trama in breve: Amadeo, ragazzo appassionato di calcio balilla, vedrà i giocatori del suo biliardino prendere magicamente vita per aiutarlo a salvare il suo villaggio.

Sapevo avrei commesso un errore guardando questo film ed alla fine un errore si è rivelato. Da appassionato di calcio però non potevo non guardare questo nuovo lavoro di animazione, in arrivo direttamente dall'Argentina, firmato Juan Josè Campanella. Non potevo non guardarlo perchè sia i film, sia i film d'animazione basati sullo sport mi piacciono sempre in maniera particolare e quindi la curiosità era abbastanza alta riguardo questa pellicola. Il traino dei mondiali poi mi ha fatto venire ancora più voglia di visionare questa pellicola, visto che in questi giorni probabilmente guarderò più partite di quante ne abbia guardate in tutto l'anno tifando la Juventus.

Solitamente io da un film d'animazione mi aspetto un certo divertimento, una caratterizzazione dei personaggi piuttosto macchiettistica, ma comunque efficace per un pubblico più giovane di quanto sia io attualmente. Se poi la comicità e le caratterizzazioni funzionano anche su un pubblico più adulto allora per il film è tanto di guadagnato. Il problema è che vedere un film del genere dopo aver visto "Ponyo sulla scogliera" che è una vera e propria poesia del maestro Mijazaki non è che ti metta proprio in pace con il mondo.

Il problema di questo lavoro è che non c'è nulla, e dico nulla, che mi abbia fatto quanto meno divertire un pochino. E' un filmetto innocuo che si limita a fare il compitino, svolgendolo con più infamia che lode, che anche quando può essere un po' più cattivello del normale si rifugia nelle solite classiche situazioni un po' buoniste che poco mi piacciono. Quest'anno il genere di animazione non va proprio, l'ultima mia speranza sarà "Dragon Trainer 2", poi vedremo che cosa fare.

Voto: 5

domenica 15 giugno 2014

The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair (1999)

USA 1999
Titolo Originale: The Blair Witch Project
Regia: Daniel Myrick, Eduardo Sanchez
Sceneggiatura: Daniel Myrick, Eduardo Sanchez
Cast: Heather Donahue, Joshua Leonard, Michael C. Williams
Durata: 89 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Nell'Ottobre del 1994 tre ragazzi sono scomparsi nel bosco di Blair, nel Maryland. Attraverso del materiale rinvenuto in una videocamera, il film segue una narrazione cronologica di ciò che è stato rinvenuto al suo interno.

Prima o poi avrei dovuto parlare su questo blog di questo film che, per quanto mi riguarda, ha fatto più male che bene alla storia del cinema, in quanto uno dei film che più ha influenzato il panorama dell'horror dell'ultimo decennio, grazie soprattutto alla sua realizzazione a zero budget e allo stile in falso documentario che in questi anni sta andando moltissimo di moda, soprattutto, appunto, nel cinema horror. Quando andai a vedere al cinema "Paranormal Activity" mi dissero qualcosa di simile a "se ti piace, guarda anche The Blair Witch Project". A me "Paranormal Activity" ha fatto schifo, ma questo film poco tempo dopo ho voluto recuperarlo comunque.

Parlo di "Paranormal Activity" perchè lo identifico come il secondo caposaldo del genere mockumentary, dopo il quale i film del genere hanno iniziato a fiorire come trifogli in ogni dove. E il problema vero è che io in questo film non è che ci veda tutta questa gran qualità e nemmeno tutta questa rivoluzione tanto da essere riconosciuto come vero e proprio cult del cinema horror. Tecnicamente parlando è un film alquanto discutibile, ma la tecnica non è quello che importava ai realizzatori del film, quindi non mi ci soffermo nemmeno io.

L'idea, fondamentalmente, era quella di realizzare un bell'horror d'atmosfera, di quelli che non ti fanno spaventare ma che ti mettano una certa inquietudine. Da questo punto di vista il film, più o meno, con molti passaggi a vuoto, riesce nel suo intento, ma da qui ad essere un vero e proprio cult del genere ce ne passa di acqua sotto i ponti. E' un film che fondamentalmente si basa sul poco e nei suoi novanta minuti di durata crea poco e niente dal punto di vista visivo, basando il suo effetto horror più che altro su rumori inquietanti e nulla più.

E' stranissimo dunque come un film del genere possa diventare un vero e proprio cult. Eppure, lo sta scrivendo uno che considera "Sharknado" un cult, nella sua inadeguatezza nei confronti del cinema in generale. Il discorso è semplice: alla fine, piacendo o non piacendo, ognuno si crea i suoi cult personali e deve, per forza di cose, fare i conti con il modo di vederla di tutti gli altri. "The Blair Witch Project" è un film guardabile, ma non mi piacerà mai per davvero.

Voto: 5,5

Per ultimo vi condivido, per l'ennesima volta, un video in cui parlo per venticinque minuti tondi tondi del genere mockumentary, facendo anche qualche riferimento al film di cui vi ho parlato quest'oggi.

sabato 14 giugno 2014

The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro

USA 2014
Titolo Originale: The Amazing Spider-Man 2
Regia: Marc Webb
Sceneggiatura: Alex Kurtzman, Roberto Orci, Jeff Pinkner
Cast: Andrew Garfield, Emma Stone, Jamie Foxx, Dane DeHaan, Sally Field, Chris Cooper, Paul Giamatti, Marton Csokas, Colm Feore, Felicity Jones, B.J. Novak, Denis Leary, Campbell Scott, Embeth Davidtz, Martin Sheen, Michael Massee, Stan Lee
Durata: 145 minuti
Genere: Azione, Supereroi

La trama in breve: Spider-Man continua la sua lotta contro il crimine. Durante l'inseguimento di un criminale russo, salva la vita a Max Dillon, un impiegato della Oscorp. Harry Osborn torna a Manhattan per fare visita al padre morente, che gli rivela che la sua malattia è ereditaria. Dopo la morte del padre, erediterà la sua azienda.

Non ho mai nascosto quanto i film della Marvel mi piacciano, ma questo reboot della saga di Spider-Man, slegata dalla bellissima trilogia di Sam Raimi, non è della Marvel ma della Disney, quindi non si può dire che appartenga in tutto e per tutto a quello che ormai è entrato nell'immaginario collettivo come il "Marvel's Cinematic Universe", che comprende diversi film, diversi progetti in cantiere, una serie TV (Marvel's Agents of S.H.I.E.L.D.) ed un'altra in cantiere per la prossima stagione (Agent Carter). The Amazing Spider-Man non c'entra nulla con tutta questa innumerevole produzione e, un po' si vede.

Il primo film, "The Amazing Spider-Man", devo dire che mi era piaciuto abbastanza, nonostante lo ritenessi piuttosto inferiore ai primi due capitoli della saga di Sam Raimi. Purtroppo non essendo un lettore del fumetto, e di fumetti in generale, non ho questo termine di paragone, ma molti dicono che questa nuova saga sia molto più fedele alla storia cartacea piuttosto che la trilogia di Raimi, alla quale io comunque rimango molto affezionato. Detto questo, dopo un buon primo capitolo, l'attesa per il secondo era abbastanza fervente e, alla fine prima o poi sapevo che sarebbe capitato, ne sono rimasto abbastanza deluso.

Andrew Garfield nel ruolo di Spider-Man continua a funzionare abbastanza, quando è Peter Parker riesce a dare il meglio di sè, mentre, avendo visto il film doppiato, è difficile giudicarlo quando veste il costume di Spider-Man, visto che è presente il filtro della voce del doppiatore, che funziona molto bene. Allo stesso modo sono state buone le prove recitative sia di Emma Stone nei panni di Gwen Stacy e mi è piaciuta anche quella di Jamie Foxx nei panni di Electro. Non mi è piaciuto invece Dane DeHaan nei panni di Harry Osborn/Green Goblin. Innanzitutto mi è parso ababstanza compassato lui nella sua performance, mentre in secondo luogo non ho per nulla apprezzato l'utilizzo che ne è stato fatto del personaggio, che compare, nei panni di Goblin, solo nei minuti finali in un modo che mi è parso abbastanza sbrigativo.

Così come nel terzo capitolo diretto da Sam Raimi, in cui erano presenti ben tre cattivi e alla fine la storia aveva abbastanza sbroccato, anche qui, la scelta di mettere in scena due cattivi piuttosto importanti nell'economia della storia di Spider-Man non ha pagato molto in termini di coinvolgimento. Inoltre l'uso massiccio della CGI ha fatto il resto: non sono contrario a priori all'utilizzo della CGI, ma guardando il film è avuta praticamente in ogni scena d'azione la sensazione che in scena non ci fosse nessuno e che non ci fosse nemmeno niente di fisico. Ora non dico che la cosa sia stata fatta male perchè è chiaro che non ho le competenze tecniche per dire una cosa del genere, anzi, molte scene in questo senso sono anche abbastanza coinvolgenti, ma un buon utilizzo e un intelligente utilizzo della CGI dovrebbe quanto meno farti pensare che in scena ci sia qualcuno, cosa che qui non sempre accade.

Voto: 5,5

venerdì 13 giugno 2014

Ponyo sulla scogliera (2008)

Giappone 2008
Titolo Originale: 崖の上のポニョ (Gake no ue no Ponyo)
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Cast: Ponyo, Sōsuke, Fujimoto, Risa, Gran Mammare, Koichi, Toki, Yoshie
Durata: 100 minuti
Genere Animazione

La trama in breve: Una specie di pesce-bambina, fugge dalla sua casa in fondo al mare e viene trascinata da una medusa sulla riva, dove viene salvata da un bambino di nome Sōsuke, che la battezzerà Ponyo. Fujimoto, suo padre, la costringe a tornare a casa, ma Ponyo, che in realtà si chiama Brunilde, desidera tanto diventare umana perchè le piace Sōsuke, che è stato capace di accoglierla e di curarla.

Purtroppo non ho una grandissima conoscenza dei film d'animazione di Miyazaki, ma è una cosa che ho in programma di approfondire prima o poi. La visione di questa pellicola del 2008 è dovuta più che altro al dover preparare una vacanza a tema per dei bambini delle elementari, in cui per la prima volta verrà proposto un film diverso dai soliti film disney che sono sempre molto adatti per questo scopo o dai film Dreamworks che ultimamente sono diventati sempre più vuoti. Ho una conoscenza talmente poco approfondita di Miyazaki che questo è solo il secondo film (dopo "La città incantata") che vedo della sua vasta produzione, ma per la seconda volta ne sono rimasto realmente estasiato, tanto che nel gruppo di persone con cui ho visto il film sono stato l'unico a cui è piaciuto davvero. Ed il motivo è molto semplice: troppo, troppo abituati qua in Italia a guardare i film Disney o Dreamworks, che hanno dei piani di lettura infinitamente più semplici e che spesso e volentieri sono frenetici e veloci. Cosa che i film di Miyazaki non sono proprio per nulla!

Nella fattispecie di questa pellicola i disegni di colui che dai più viene definito "il maestro" sono avvolgenti, mentre la sceneggiatura, indirizzata ad un pubblico prevalentemente piccolo, ha diverse chiavi di lettura. Se infatti la maggior parte dei film Disney ha un pubblico a cui sono indirizzati, ma nonostante queste piacciono sia a piccoli che ad adulti, i film di Miyazaki hanno diverse chiavi di lettura: i bambini rimarranno affascinati dal personaggio di Ponyo e dall'amicizia con Sōsuke, mentre i più grandi hanno davvero di che riflettere. Dal messaggio ambientalista che viene lanciato, a moltissime componenti della cultura giapponese come il concetto di equilibrio dell'Universo etc.

E se proprio vogliamo parlare di un disegnatore che, con le sue mani, dà ancora le piste a tutti quei disegnatori al computer della Disney, magari mettiamoci a parlare pure di quello. Premettendo che questa non è una invettiva contro la computerizzazione dell'animazione, ma sta di fatto che, ad uno sguardo oggettivo, i disegni di Miyazaki sono delle vere e proprie opere d'arte, avvolgenti, immense, animate da una colonna sonora talvolta quasi sacrale.

E chissene frega se a moltissime persone la sua animazione non piace. Non sono il tipo che riguardo al cinema dice o pensa che i premi facciano grande un regista o uno sceneggiatore, ma in questo caso bisogna proprio dirlo: quando non riesco a difenderlo io e a convincere qualcuno che può non piacergli il film ma che oggettivamente non può non dire che sia fatto con assoluta maestria, ci sono i premi che ha vinto a parlare per lui. Non riguardo a "Ponyo", che se non sbaglio di premi non ne ha vinti, ma riguardo a tutti gli altri film sì.

Voto: 8-

giovedì 12 giugno 2014

The Sacrament (2013)

USA 2013
Titolo Originale: The Sacrament
Regia: Ti West
Sceneggiatura: Ti West
Cast: Joe Swanberg, Amy Seimetz, Kate Lyn Sheil, AJ Bowen, Kentucker Audley, Gene Jones, Shawn Parsons, Donna Biscoe, Derek Roberts, Cal Johnson, Shaun Clay, Eric E. Poe, Lj Smith, Graham Reznick, Millie Wannamaker, Torvin A. Pristell
Durata: 100 minuti
Genere: Horror, Thriller

La trama in breve: Due giornalisti della Vice media decidono di seguire un fotografo alla ricerca della sorella, ritiratasi in una comunità rurale al di fuori di ogni mezzo di comunicazione. Qui vivono circa duecento persone, adorando un capo carismatico che essi chiamano "Padre".

Ti West per quanto mi riguarda è uno dei nuovi veri e propri geni del cinema horror. Molto di più del famosissimo Geims Uon, regista di Saw, Insidious, Insidious 2 e L'Evocazione, per citarne alcuni, cui tutti inneggiano come una specie di luminare del genere horror, ma che, per quanto mi riguarda, ha il solo e unico merito di essere riuscito a tornare a far paura, dato che per il resto i suoi film horror sono basati su tutta una serie di clichè, ben congegnati, ma pur sempre clichè. Tra parentesi, io adoro tutti i film di Geims Uon che ho citato, sia chiaro.

Ti West invece è uno di quei registi che in Italia in pochi calcolano, ma che è, secondo me, attualmente, uno dei miliori esponenti del genere: ben due sono i suoi film horror da sottolineare con attenzione, con un terzo di cui si parla abbastanza bene, ma che ancora non ho avuto modo di vedere: "The House of the Devil" è una vera e propria chicca; "The Innkeepers" è un capolavoro assoluto (sempre a mio personalissimo giudizio). "The Sacrament" invece come sarà stato? Beh, certamente un gradino sotto "The Innkeepers", eppure qualcosa di assolutamente godibile e un film di cui consiglierei tranquillamente la visione.

La bravura di Ti West nella maggior parte dei suoi film è quella di cuocere lo spettatore a fuoco lento, facendogli pensare che nella prima metà di film non stia succedendo niente di rilevante, quando in realtà la tensione sta già prendendo il sopravvento sulla razionalità ed inizia ad affiorare la paura. Almeno con me, questo metodo di generare terrore funziona abbastanza bene, tanto che poi nelle "esplosioni" che si hanno nel finale la paura è arrivata per davvero.

Nonostante il buon funzionamento dal punto di vista horror, considero questo lavoro abbastanza meno solido rispetto al precedente "The Innkeepers", forse si poteva fare di più dal punto di vista registico, anche se qualche buono spunto c'è e bisogna dargliene atto. Sta di fatto che nonostante questo passo indietro, il film mi è piaciuto davvero moltissimo e Ti West va definitivamente incoronato, con buona pace di Geims Uon, vero genio dell'horror.

Voto: 7,5

Sotto, vi lascio in dono un mio vlog in cui parlo del genere mockumentary e, in coda, anche di questo film!

 
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