giovedì 31 dicembre 2015

GNOCCA AWARD - OTTOBRE/DICEMBRE 2015

Torna, come ogni fine trimestre di quest'anno, la rubrica ormonale di questo blog, in cui si esalta la bellezza femminile e si stila una classifica delle attrici più belle viste in film e telefilm nel corso di questi tre mesi. A breve, inoltre, ci sarà il riassuntone finale, con la classifica finale delle gnocche dell'anno, che non necessariamente sarà coerente con le singole classifiche di ogni trimestre.

Prima di cominciare con la classifica, consiglio di recuperare il primo, il secondo e anche il terzo episodio!


5 - Kate Mara

Nazionalità: Statunitense
Età: 32
Vista in: Sopravvissuto - The Martian


Non che il suo ruolo in "Sopravvissuto - The Martian" sia particolarmente rilevante, ma Kate Mara è un'attrice che punto sin dalla prima volta in cui la vidi in "American Horror Story: Murder House", e ogni volta che ne ho l'occasione una sua bella interpretazione me la pappo senza problemi.



4 - Alexandra Socha

Nazionalità: Statunitense
Età: 25
Vista in: Red Oaks - Stagione 1


La prima stagione di "Red Oaks" l'ho trovata carina, ma nulla di più: c'è però da dire che un personaggio spicca sopra tutti, ovvero quello interpretato da Alexandra Socha, bellissima anche grazie a quella capigliatura che fa tanto anni '80, proprio come l'ambientazione della serie!



3 - Lorenza Izzo

Nazionalità: Cilena
Età: 26
Vista in: The Green Inferno


Izzo quanto è figa Lorenza Izzo. E il regista Eli Roth sposandosela penso abbia fatto il colpo della vita.



2 - Alicia Vikander

Nazionalità: Svedese
Età: 27
Vista in: Operazione U.N.C.L.E., Ex Machina


La svedese più atipica della storia - e voi che ve le immaginavate tutte alte e bionde, mentre lei è bassina e per di più mora - oltre ad essere bella da far spavento, ha inanellato una serie di performance davvero di livello nei due film citati. Nell'attesa di vederla di fianco a Eddie Redmayne in "The Danish Girl.



1 - Amy Manson

Nazionalità: Scozzese
Età: 30
Vista in: Once Upon a Time - Stagione 5


Chi mi ha seguito su Facebook in questi mesi sa che l'attrazione principale della prima parte della quinta stagione di "Once Upon a Time" è stata Amy Manson, nei panni di una Merida più gnocca che mai. Da mora la ragazza colpisce, ma da rossa fa letteralmente innamorare!

CAPODANNO AL CINEMA!

Dopo il Natale al cinema, ecco che anche questa settimana ci sono delle uscite cinematografiche, che in realtà saranno in sala da domani, ma ormai il post sulle uscite cinematografiche è il giovedì e il giovedì rimarrà sempre. In attesa delle ormai attese uscite pre-Oscar, commentiamo i tre film della settimana in base ai miei pregiudizi!


Il piccolo Principe di Mark Osborne


Dovete sapere una cosa: io non sopporto quando la gente inizia a citare sequenze di romanzi, canzoni etc e lo fa fino alla nausea, come se fosse l'unica citazione possibile in un oceano che in realtà sarebbe ben più ampio. Quando inizio a malsopportare la citazione, comincio anche a vedere di cattivo occhio l'opera da cui tale citazione è tratta e questo "Il piccolo Principe" ne è un esempio lampante. Forse vedrò questo film d'animazione, forse mi commuoverò anche, ma per favore, BASTA CITARE "IL PICCOLO PRINCIPE" IN OGNI OCCASIONE! GRAZIE!


Little Sister di Hirokazu Kore-Eda

Pellicola direttamente dal Giappone che potrebbe rivelarsi, in una settimana che sarà dominata dalle altre due uscite, abbastanza sorprendente. Sicuramente quella su cui concentrare maggiore attenzione!


Quo vado di Gennaro Nunziante


Lo devo confessare: per quanto scevri a livello di contenuto, i film di Checco Zalone mi hanno sempre fatto, più o meno, divertire. Questo, finito ad uscire il primo Gennaio a causa delle proteste dei fan di Star Wars che stava per essere rimandato proprio a causa sua, non so quanto in realtà possa farmi divertire. D'altronde dal trailer non sembra poter essere qualcosa di diverso dai tre lavori precedenti di Zalone...

mercoledì 30 dicembre 2015

Il ponte delle spie (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Bridge of Spies
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Matt Charman, Joel ed Ethan Coen
Cast: Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Alan Alda, Austin Stowell, Scott Shepherd, Jesse Plemons, Domenick Lombardozzi, Sebastian Koch, Eve Hewson, Will Rogers, Dakin Matthews, Michael Gaston, Mikhail Gorevoy, Peter McRobbie, Stephen Kunken, Joshua Harto, Billy Magnussen, Burghart Klaußner, David Wilson Barnes, John Rue, Petra Maria Cammin, Jillian Lebling, Noah Schnapp
Durata: 141 minuti
Genere: Drammatico, Storico

Sinceramente a questo giro Steven Spielberg non mi dava enorme fiducia con la sua nuova uscita cinematografica: un regista che stimo abbastanza, soprattutto per suoi lavori datati come "Duel", "Lo squalo" o "E.T.", mentre negli ultimi anni sembra andare in maniera abbastanza altalenante, tra film fatti per accontentare le major cinematografiche e sceneggiature che poche volte vanno oltre al famoso compitino. Se in tal senso "War Horse" era stato pessimo, il successivo "Lincoln" si era fatto apprezzare più che altro per la tematica importante, per il ritratto di un grande uomo e per l'interpretazione di Daniel Day Lewis che grazie a quel film aveva vinto l'ennesimo Oscar come miglior attore protagonista. Anche questa volta Spielberg ci mette sullo schermo una storia importante, che magari qui in Italia non tutti conoscono - me compreso fino al momento in cui ho iniziato a sentir parlare del film, ambientata nel periodo della Guerra Fredda.

Nella pellicola in questione viene narrata dal punto di vista dell'avvocato James B. Donovan, interpretato da Tom Hanks, la crisi degli U-2 - che chiaramente fanno pensare al gruppo musicale irlandese, ma in realtà sono aerei spia -, a partire dall'assegnazione della difesa di Rudolf Abel, sospettato di essere una spia russa, fino all'affrontare la negoziazione per il rilascio della spia americana Francis Gary Powers, catturata in territorio sovietico. Nel corso della pellicola vediamo prima le difficoltà affrontate dall'avvocato per la difesa di Abel, una difesa che doveva essere più che altro di facciata, per far vedere ai sovietici che la giustizia americana veniva garantita a chiunque, e in secondo luogo le trattative per il rilascio di Powers, rese possibili dall'idea dello stesso avvocato di non far condannare a morte Abel.

Storie di questo tipo, che affrontano temi storici importanti, solitamente mi soddisfano in maniera particolare. Il periodo della Guerra Fredda è sempre stato per me un periodo storico di interesse - visto più che altro da appassionato, ma senza mai approfondire troppo - e sicuramente fascinoso per la creazione di film o storie ambientate al suo interno. Quando poi nei film si narra la storia vera, per quel che mi riguarda, è ancora meglio. Purtroppo però "Il ponte delle spie" non riesce a rispettare quelle che erano le mie aspettative: innanzitutto la scelta di narrare la storia quasi esclusivamente dal punto di vista dell'avvocato Donovan fa perdere un po' il senso degli eventi, come ad esempio il fatto che gli americani a un certo punto furono costretti a confessare la presenza di una spia sul suolo sovietico, mentre pensavano che Powers fosse morto in seguito all'abbattimento dell'aereo. Una situazione che nella realtà fu causa di grande imbarazzo per il governo statunitense qui viene abbastanza travisata, facendo quasi intendere che il governo non ne fosse stato particolarmente toccato.

In secondo luogo andiamo a toccare la famosa questione del compitino. Purtroppo "Il ponte delle spie" è un film che mi è parso piuttosto anonimo, sia dal punto di vista registico, sia dal punto di vista recitativo. Dire che Steven Spielberg abbia smesso di saper girare è da pazzi e sarebbe una cosa falsissima, dato che qui qualche sequenza interessante la regala, così come è bravo a creare l'atmosfera di tensione che si respirava tra le due grandi potenze impegnate nella Guerra Fredda, ma entrambe le cose non bastano di certo per elevare il film sopra la media. In secondo luogo mi è sembrato che si calcasse un po' troppo la mano sulla performance di Tom Hanks, che qui mi è parso ben lontano dai suoi momenti migliori purtroppo. Per quanto non mi aspettassi moltissimo da "Il ponte delle spie" posso dire di essere rimasto piuttosto deluso dalla pellicola, che non sa coinvolgere come dovrebbe e sembra fatta in maniera piuttosto svogliata.

Voto: 5

martedì 29 dicembre 2015

Fargo - Stagione 2

Fargo
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 10
Creatore: Noah Hawley
Rete Americana: FX
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Kirsten Dunst, Patrick Wilson, Jesse Plemons, Jean Smart, Ted Danson
Genere: Drammatico

L'idea di una serie tratta da uno dei film di culto dei da me amati Joel e Ethan Coen l'anno scorso non mi aveva particolarmente entusiasmato: tanti erano i dubbi su una trasposizione seriale della pellicola - anche se con una trama diversa - così come forse troppa era l'affezione verso il film, che è uno dei miei preferiti diretti dai due fratelli registi. In realtà le cose sono andate poi in maniera molto diversa: la prima stagione è piaciuta un po' a tutti, persino a me, ritraeva benissimo quello che era lo spirito del film, con il suo humour nero e con la capacità di creare personaggi che si potessero ritenere in qualche modo fuori luogo rispetto al mondo della criminalità. La prima stagione era piaciuta a pubblico e critica - con premi vinti a destra e a manca - e le interpretazioni di Billy Bob Thornton e di Martin Freeman erano davvero sopra la media - nonostante tuttora pensi che un paio di premi li abbia rubati a "True Detective", la cui prima stagione era decisamente superiore a quella di Fargo -. Essendo una serie antologica, con la seconda stagione si cambia ambientazione e, in questo caso, si cambia addirittura periodo storico: siamo a Luverne, nel 1979, e uno dei protagonisti è niente popò di meno che Lou Solverson, il padre della Molly Solverson detective della prima stagione.

Ora io non sono uno che ama particolarmente i confronti, soprattutto in casi come questi in cui le due stagioni, pur trattando lo stesso tema con lo stesso impianto stilistico, sono due storie ben distinte che a parte rarissime eccezioni non hanno collegamenti tra di loro. Eppure, come successe per "True Detective" e come succede ogni anno per "American Horror Story", sono abbastanza inevitabili. Il problema, in questo caso - o forse non è proprio un problema, ma una manna dal cielo - è che non riesco a decidere su quale delle due stagioni finora andate in onda sia la migliore. D'altronde in questa seconda stagione il livello della serie "Fargo" si mantiene molto alto, con interpretazioni più che valide, con il solito piglio un po' ironico, con la solita bella dose di humour nero e con la sensazione che anche in questo caso almeno un paio di personaggi siano totalmente fuori posto nel mondo della criminalità. Inoltre, cosa sempre molto gradita, funzionano a meraviglia sia i personaggi positivi, sia quelli negativi, che sono intriganti e sempre ben costruiti - e soprattutto sono tantissimi! -.

Dal punto di vista recitativo, come detto, siamo sempre su livelli altissimi. Il cast è cambiato rispetto alla prima stagione, ma non è certo peggiorato. Forse gli interpreti maschili non sono stati all'altezza di quelli della prima stagione, ma la seconda stagione di "Fargo" ha guadagnato un'interprete femminile che forse era mancato nella prima stagione: Kirsten Dunst, nei panni di Penny Blumquist offre un'interpretazione pazzesca al fianco del marito Ed Blumquist, interpretato da un Jesse Plemons che non mi ha mai particolarmente convinto, ma che qui, forse complice la vicinanza con la Dunst, se la cava alla grandissima. Spazio poi anche a Patrick Wilson nei panni di Lou Solverson, in grado di interpretare un personaggio sfaccettato sempre in bilico tra il suo ruolo di agente della polizia di Stato e la sua difficile situazione familiare, dovuta alle condizioni della moglie.

Difficile dunque trovare degli evidenti difetti ad una serie che funziona dall'inizio alla fine e che, nonostante i ritmi piuttosto lenti, non fa mai calare l'attenzione dello spettatore. Ancora una volta i creatori della serie hanno fatto centro nel difficile compito di confermare le belle cose viste nella prima stagione e possibilmente anche di migliorarla - anche se, come ho detto, non saprei proprio scegliere quale sia la migliore tra le due -. La serie è stata già confermata per una terza stagione, che a quanto pare andrà in onda nella primavera del 2017, il che vuol dire che dovremo aspettare davvero molto prima della sua messa in onda.

Voto: 8+

lunedì 28 dicembre 2015

Dio esiste e vive a Bruxelles (2015)

Belgio, Francia, Lussemburgo
Titolo Originale: Le tout nouveau testament
Regia: Jaco Van Dormael
Sceneggiatura: Thomas Gunzig, Jaco Van Dormael
Cast: Benoît Poelvoorde, Pili Groyne, Yolande Moreau, Catherine Deneuve, François Damiens, Laura Verlinden, Serge Larivière, David Murgia, Johan Leysen, Pascal Duquenne, Gaspard Pauwels, Didier De Neck, Kody, Romain Gelin, Marco Lorenzini
Durata: 114 minuti
Genere: Commedia

Diciamo che, vuoi il caso che ci si mette, vuoi la disumanità di alcune persone, il film in questione sia uscito solamente una settimana dopo i fatti di Parigi. Un film che sin dall'inizio si preannunciava irriverente verso le religioni tutte - senza distinzioni di sorta - così come anche un bel po' scomodo, soprattutto per un paese composto prevalentemente da ben pensanti come il nostro. Ma poi mi ricordo che nel nostro paese soggiorna a titolo gratuito lo Stato del Vaticano e capisco che forse, per una volta nella vita, sia stata molto strana l'uscita di questa pellicola nei cinema: ci sarebbe stato da aspettarsi una censura totale, o magari proprio per essere buoni un uscita direct to video, invece...

"Dio esiste e vive a Bruxelles" è un titolo più che esplicativo riguardo gli intenti della pellicola: Dio esiste, vive a Bruxelles, ha una moglie che non sopporta e una figlia ribelle, Ea, che desidera seguire le orme del suo fratello maggiore JC che, abbandonato il padre, aveva radunato a sè dodici apostoli ed era andato a predicare la parola. Dio inoltre vive la sua vita davanti ad un computer, con il quale fa il bello e il cattivo tempo a spese degli esseri umani, muovendoli come marionette e questo computer sarà l'arma fondamentale utilizzata da Ea per fuggire, direttamente dall'oblò della sua lavatrice, non prima di aver comunicato via sms la data di morte a tutti gli esseri umani.

Con delle premesse così in realtà era molto molto facile cascare nell'inconsistenza della trama o, ancora peggio, calcare troppo la mano sugli intenti satirici, dimenticandosi di mandare un messaggio vero e proprio agli spettatori. Ed è proprio ciò che accade in questa commedia, surreale quanto carina, che però mette all'inizio una dichiarazione d'intenti tanto interessante quanto po, alla fine della pellicola, senza un vero e proprio punto di chiusura. Per quanto l'immagine di un dio menefreghista e burattinaio che ci viene data dalla pellicola sia alquanto interessante, ciò che ne risulta al termine della visione è una sensazione di inconsistenza, di incompiutezza, di non aver voluto sfruttare al massimo il potenziale che avrebbe potuto offrire una sceneggiatura del genere.

Nonostante questa sensazione, la pellicola vive anche su momenti alquanto interessanti, alcuni simbolismi magari di difficile lettura, ma sicuramente di grande fascino, ma anche su momenti particolarmente divertenti. Il surrealismo presente all'interno della pellicola contribuisce in maniera fondamentale alla creazione di una storia che a tratti diverte, ma non riesce a convincere del tutto, per tutta una serie di motivi già elencati. CIò che ne risulta al termine della visione è dunque una pellicola carina, ma che spreca enormemente il suo potenziale e, molto probabilmente, sarà anche facile da dimenticare per gli spettatori.

Voto: 5,5

domenica 27 dicembre 2015

LIBRI METROPOLITANI #2 - Anger di Isabel Abedi

Torna la rubrica sui libri metropolitani - che ricordo che si chiama così perchè parla dei libri che leggo in metropolitana mentre mi reco sul posto di lavoro (45 minuti di viaggio vanno pure occupati in qualche modo) - questa volta con un romanzo thriller adolescenziale che mi ha abbastanza sorpreso e tenuto incollato alle pagine per tutta la sua lunghezza.


Recensione
"Anger" è un romanzo della scrittrice tedesca Isabel Abedi, che parla della disavventura di dodici ragazzi che si trovano a vivere su un isola deserta per partecipare a un film verità del regista sperimentale Quint Tempelhoff. Dopo aver scelto un nome fittizio ai ragazzi viene affidato un ruolo: undici di questi sono le vittime, mentre uno l'assassino, che "ucciderà" le vittime nel momento in cui riuscirà ad afferrarle per il polso sinistro e e porterà in un nascondiglio di cui solo lui è al corrente. Il gioco non è niente di così sconvolgente, se non che la cosa a un certo punto sfuggirà di mano e succederà l'ovvia conseguenza.
Il romanzo è un thrillerino non di difficile fruizione: le pagine scorrono in maniera abbastanza veloce e la lettura non vive quasi mai di momenti morti. Non vive neanche su particolari colpi di scena particolarmente spinti all'eccesso, il che è graditissimo, dato che il più delle volte quando i colpi di scena vengono spinti all'eccesso poi si rivelano anche piuttosto incoerenti e forzati. Qui in realtà si punta moltissimo sulla costruzione dell'atmosfera e sulle interazioni tra i personaggi. Quello che potrebbe sembrare un normalissimo romanzo adolescenziale in realtà si rivela scritto in maniera molto accattivante e può tranquillamente andare bene anche per un pubblico più adulto senza che ci siano troppi problemi nella narrazione... a parte il fatto che ovviamente la ragazza protagonista si innamorerà del tipo più problematico della combriccola. Eppure la storia d'amore non pesa particolarmente, è solo accennata e non infastidisce.
Da quel che ho detto sembra essere un romanzo perfetto, ma in realtà c'è anche da considerare la risoluzione finale dell'enigma, che con il suo colpo di scena - che non è forzato, assolutamente - sa un bel po' di già visto e non mi è sembrato nulla di particolarmente originale. Così come un po' tutta la storia, che si ispira chiaramente a "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie", ma se ne distacca per quel che riguarda lo svolgimento, ovviamente.

Voto: 6,5

Gli ultimi saranno ultimi (2015)

Italia 2015
Titolo Originale: Gli ultimi saranno ultimi
Regia: Massimiliano Bruno
Sceneggiatura: Paola Cortellesi, Gianni Corsi, Furio Andreotti
Cast: Paola Cortellesi, Alessandro Gassmann, Fabrizio Bentivoglio, Ilaria Spada, Stefano Fresi, Giorgio Caputo
Durata: 103 minuti
Genere: Drammatico

Sarà, ma per la terza volta in una sola settimana si finisce a parlare in un modo o nell'altro di cinema italiano. Dopo la bella sorpresa di "Non essere cattivo" di Claudio Caligari e il per me poco riuscito "Una famiglia perfetta" di Paolo Genovese, visto direttamente al Cineforum di Vimodrone, ecco che tocca, questa volta, parlare di un film che alla sua uscita mi ispirava abbastanza, più che altro per il suo titolo, che fa il verso ad una famosissima citazione biblica. Se la citazione biblica viene utilizzata e riutilizzata a piacimento dai buonisti di tutto il mondo e dagli psicologi improvvisati che non sanno in quale modo tirare su una persona nei suoi momenti difficili, ecco che questa frase, scritta nella maniera del titolo del film, ovvero "Gli ultimi saranno ultimi", assume un significato molto più vero, soprattutto molto più realistico in verità. La realtà dei fatti sta però nel fatto che il titolo non sia poi qualcosa di inedito, quanto più che altro la trasposizione sul grande schermo di una pièce teatrale scritta da Massimiliano Bruno e con la stessa Paola Cortellesi come protagonista.

In questa trasposizione cinematografica vediamo lo stesso Massimiliano Bruno alla regia e la stessa Paola Cortellesi come protagonista della vicenda, mentre nel cast figurano anche attori da me particolarmente stimati come Alessandro Gassmann - che poi tutti gli idioti che vanno a cercare paragoni con il padre hanno rotto un po' le palle: non sarà certo al suo livello, ma se la cava e più che bene e soprattutto di figli d'arte ce ne sono di molto, molto peggio su cui affondare le proprie critiche - e Fabrizio Bentivoglio che avevo visto l'ultima volta ne "Il capitale umano", uno dei migliori film italiani degli ultimi anni. "Gli ultimi saranno ultimi" parla delle vite di due persone, che proseguono parallelamente, per poi incontrarsi nel drammatico finale: la prima è Luciana Colacci, donna che non ha ancora avuto la fortuna di avere figli, con una marito piuttosto scansafatiche e in grado di fare sempre investimenti sbagliati, che, una volta incinta, si ritrova senza lavoro perchè l'azienda per cui lavora non le rinnova il contratto a causa della sua maternità; la seconda è invece quella di Antonio Zanzotto, poliziotto veneto trasferito con disonore per un evento accaduto nel suo precedente distretto, che a causa di questa cosa viene spesso maltrattato dai suoi colleghi e dai suoi superiori.

Per quanto le premesse del film possano starci alla grande, il risultato finale non si può certo dire sia stato dei migliori. Premettiamo subito una cosa: su questo film si alternano in giro critiche piuttosto positive ad altre che lo smontano completamente. Purtroppo la realtà dei fatti è che non stiamo parlando di un film per nulla orribile, anzi: "Gli ultimi saranno ultimi" è una pellicola che appassiona, è ben interpretata e ci mette davanti a due storie che, prese nel loro parallelismo, procedono piuttosto bene. Il vero problema del film sta nelle tematiche che intende affrontare - che non avendo visto la pièce teatrale non so quanto questa cosa si sia verificata anche a teatro -: Il regista Massimiliano Bruno decide di mettere nel suo lavoro molte cose e non tutte sono gestite al meglio. La crisi, il valore e i diritti delle donne, la sfiducia verso la ricerca di un lavoro, la necessità di trovare un lavoro sicuro, le difficoltà di un poliziotto nel prendere decisioni in tempi brevi, l'omosessualità. Tutti temi che vengono in questo film mescolati e alla fine lo spettatore non riesce a recepirli tutti nella loro importanza.

Per quanto la visione proceda in maniera piuttosto lineare fino al drammatico finale e per quanto l'intera pellicola si regga sulle spalle e sull'interpretazione di Paola Cortellesi - attrice da me particolarmente apprezzata nei suoi ruoli comici, ma che non avevo ancora avuto modo di vedere in ruoli drammatici - è il calderone di temi troppo importanti che ne viene fatto che non convince appieno, appesantendo un bel po' la visione. Per quanto l'ambizione sia una cosa che manchi in questo paese, con molti registi che cercano la via sicura buttandosi su commedie sempre uguali, con pochi che spiccano rispetto alla media, qui Massimiliano Bruno, che non conosco come regista in maniera particolarmente approfondita - anche perchè la maggior parte della sua attività si concentra sul teatro - pecca di eccessiva ambizione, volendo mettere in scena troppe cose, non tutte gestite al meglio delle proprie potenzialità.

Voto: 6+

giovedì 24 dicembre 2015

NATALE AL CINEMA!

Anche se, forse forse, viste le uscite di questa settimana, c'è proprio poco da passare il Natale al cinema, se non, magari, per recuperare qualcosa uscito nello scorso weekend. Tre le nuove uscite di questa settimana, di cui due bambinate e un film che si preannuncia l'esaltazione del buonismo, che verranno tutte, qui sotto, analizzate in base ai miei pregiudizi!


Alvin Superstar: Nessuno ci può fermare di Walt Becker


Se c'è una serie di film d'animazione che proprio faccio molto fatica a sopportare - purtroppo a causa dei suoi protagonisti e della loro insopportabile vocina - è quella di "Alvin Superstar", uscita che da me non merita certo attenzione. Anche se i bambini sono sicuro che si divertiranno un mondo!


Franny di Andrew Renzi

Da sottolineare che il regista Andrew Renzi non è un parente di Matteo Renzi. E ancora devo capire chi dei due dovrebbe andare orgoglioso di questa parentela mancata. Comunque una pellicola con Richard Gere che si preannuncia come la saga del buonismo spinta all'eccesso più eccessivo e che non mi farebbe diventare più buono nemmeno a Natale...


Masha e Orso: Amici per sempre di Oleg Kuzovkov

E qui l'età media del pubblico in sala - se ci andrà qualcuno a vederlo - probabilmente si abbasserà ancora di più rispetto ad "Alvin Superstar". Inutile dire che non mi sogno nemmeno di essere quello che alzerà l'età media, nè per vederlo per conto mio, nè tanto meno per accompagnare ipotetici nipotini che per fortuna ancora non esistono.

mercoledì 23 dicembre 2015

Una famiglia perfetta (2012)

Italia 2012
Titolo Originale: Una famiglia perfetta
Regia: Paolo Genovese
Sceneggiatura: Paolo Genovese, Fernando León de Aranoa, Marco Alessi
Cast: Sergio Castellitto, Claudia Gerini, Carolina Crescentini, Marco Giallini, Ilaria Occhini, Eugenia Costantini, Eugenio Franceschini, Francesca Neri
Durata: 120 minuti
Genere: Commedia

Ormai è diventato quasi un appuntamento fisso, ma in realtà non lo è, dato che il Cineforum di Vimodrone, con la sua ultima proiezione di questa prima stagione, si ferma per circa un mesetto e ritornerà con un nuovo ciclo a partire da metà Gennaio, ciclo che avrà al suo interno molti più film che non ho mai visto rispetto al suo esordio e quindi il blog verrà sempre più invaso da questa iniziativa che in questi mesi mi ha reso molto contento e orgoglioso di una cosa fatta sì in maniera amatoriale, ma sempre ben organizzata sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista dell'animazione del dibattito dopo la visione e della partecipazione del pubblico. Come film finale per questa prima stagione la proposta è stata quella di mandare un film dal sapore natalizio, ma che comunque potesse far scaturire delle riflessioni - di qualsiasi tipo - nel pubblico: per questo motivo la scelta è ricaduta su "Una famiglia perfetta", diretto dal regista Paolo Genovese.

La trama del film parte da uno spunto tanto interessante e originale, quanto improbabile - ma da questo punto di vista va bene così -: Leone, interpretato da Sergio Castellitto, è un uomo che, non riuscendo ad affrontare la sua solitudine anche nel giorno di Natale, decide di ingaggiare una compagnia teatrale che interpreti il ruolo della sua famiglia per una giornata intera. La famiglia è composta dalla finta moglie Carmen, interpretata da Claudia Gerini, dal finto fratello Fortunato, interpretato da Marco Giallini, dalla finta cognata Sole, interpretata da Carola Crescentini, dai due finti figli maggiori Luna e Pietro, dai due finti figli minori e dalla finta madre Rosa, interpretata da Ilaria Occhini. Nella realtà però Carmen è sposata con Fortunato, Sole è innamorata di Fortunato, i due finti fratelli maggiori sono tra loro innamorati e insomma la trama fin dall'inizio si è complicata peggio di un singolo episodio da un quarto d'ora di Beautiful.

Quella che poteva essere una pellicola in grado di offrire qualche interessante spunto di riflessione sulla solitudine, sul valore dello stare insieme alla famiglia nel periodo natalizio, sulla difficoltà e la bellezza della recitazione - tema che viene solamente accennato un paio di volte e poi malamente buttato nel cestino - diventa un menage finto-familiare che in qualche modo riesce a regalare qualche risata - devo ammetterlo -, soprattutto per quel che riguarda gli innumerevoli equivoci dovuti all'entrata in scena dell'unico personaggio reale della storia, ma che con la frenesia di affrontare temi che stanno a cuore un po' a tutti in maniera eccessivamente leggera, finisce per divorare in un nonnulla tutto il potenziale che possedeva.

Non bastano le ottime interpretazioni dei due mattatori Sergio Castellitto e Marco Giallini - attori che sto sempre più apprezzando, soprattutto il secondo - non bastano nemmeno i pochi momenti veramente divertenti che il film mi ha regalato - cosa che in realtà deve essere capitata solo a me e a pochi altri, dato che il pubblico ha anche abbastanza gradito, su questo nulla da dire -, per elevare sopra la media un film che sin dall'inizio parte per complicarsi la vita. La durata poi, decisamente eccessiva, di quasi due ore, non fa che peggiorare la situazione: sono sempre stato convinto che la commedia debba vivere su tempi brevi, cosa che purtroppo spesso e volentieri viene disattesa e, guarda caso, sono proprio le commedie eccessivamente lunghe quelle che mi soddisfano di meno. Questa però, anche con mezz'ora in meno, forse non sarebbe riuscita a piacermi in nessun modo.

Voto: 5

martedì 22 dicembre 2015

Non essere cattivo (2015)

Italia 2015
Titolo Originale: Non essere cattivo
Regia: Claudio Caligari
Sceneggiatura: Claudio Caligari,Gennaro Giordano, Francesca Serafini, Giordano Meacci
Cast: Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D'Amico, Roberta Mattei, Valentino Campitelli, Alessandro Bernardini, Danilo Cappanelli, Manuel Rulli, Elisabetta De Vito, Alice Clementi, Emanuela Fanelli, Giulia Greco, Claudia Ianniello, Emanuele Grazioli, Stefano Focone, Luciano Miele, Andrea Orano, Alex Cellentani, Emanuel Bevilacqua, Alessia Cardarelli
Durata: 100 minuti
Genere: Drammatico

E' ormai un qualche anno che il cinema italiano sembra essere in netta ripresa rispetto a tutte le uscite che ci vengono proposte. Nel corso di questi ultimi anni d'altronde abbiamo avuto un Oscar vinto da Paolo Sorrentino per "La grande bellezza", ma anche uscite più che valide come il trio che quest'anno è andato a Cannes, composto da "Mia madre" di Nanni Moretti, "Il racconto dei racconti" di Matteo Garrone e "Youth - La giovinezza" di Sorrentino. In realtà a dirla tutta il genere drammatico ogni tanto qualcosa di buono lo sforna, mentre qui nel nostro paese è la commedia ad essere piuttosto deficitaria, con tante, tantissime, uscite, poche delle quali davvero valide. Il film di cui però vi parlo oggi appartiene al genere che in questo periodo ci dà più certezze, presentato all'ultima Mostra del cinema di Venezia e uscito postumo rispetto alla morte del suo regista Claudio Caligari. La pellicola, inoltre, è la candidata italiana per la corsa all'Oscar come Miglior film straniero, anche se attualmente non so come stia procedendo la cosa.

Il terzo - e ovviamente ultimo - film da regista di Caligari - un regista che di certo non si può dire prolifico, dato che nella sua lunga carriera ha diretto soltanto tre film -, narra la storia di Vittorio e Cesare, due ragazzi poco più che ventenni che vivono nella Ostia del 1995. La loro vita procede sempre tra un eccesso e un altro, tra una notte i discoteca e un'altra passata spacciando cocaina e provando ogni tipo di droga che capiti loro a tiro. Dopo un a brutta allucinazione causatagli da una di queste droghe, Vittorio decide di staccarsi un po' da quella vita, non abbandonando però il suo amico di una vita, che sarà sempre pronto ad aiutare, a cercargli un lavoro, a tentare di fargli mettere la testa a posto. Anche se per loro la vita non è mai facile, costretti, anche da lavoratori, a lavorare in nero per capi cantiere che pagano poco e a vivere con i pochi soldi di cui dispongono.

Abbandonare la vita precedente non è facile per nessuno dei due, ma mentre Vittorio sembra essersi reso conto che la cosa potrebbe portarlo a una morte prematura, Cesare prova a staccarsi da quella che prima era la sua vita. Sembra poter vivere una relazione sana con la ex del suo amico, sembra poter guadagnare dei soldi in maniera onesta, ma in qualche modo non riuscirà a non sentire di nuovo il richiamo di quella vecchia vita, che a quel punto ormai lo farà sprofondare definitivamente. "Non essere cattivo" ci narra questa vicenda in maniera piuttosto cruda, senza particolari giri di parole o buonismi, mettendo in scena la vita di due personalità molto diverse, una che sembra debole dall'esterno, mentre all'interno e molto decisa e l'altra irruenta, che dà impressione di grande forza, ma altrettanto fragile nel profondo. Due personalità che si incastrano alla perfezione e lo spettatore non si sorprende affatto che il rapporto di amicizia tra i due sia così profondo.

La regia di Caligari rispecchia un po' questa cosa: non è sempre pulitissima e segue i due personaggi in una maniera sembra rispecchiare il disagio della situazione che viene narrata. Inoltre i due attori protagonisti, tali Luca Marinelli e Alessandro Borghi, attori entrambi particolarmente giovani e, soprattutto il secondo, non con una grandissima esperienza alle spalle - tra cui spicca l'ultimo lavoro di Sollima "Suburra" (anche se cronologicamente penso venga dopo, anche a livello di riprese) - riescono a portare in scena in maniera egregia i due personaggi.

Voto: 7,5

lunedì 21 dicembre 2015

The Man in the High Castle - Stagione 1

The Man in the High Castle
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Frank Spotnitz
Rete Americana: Amazon Instant Video
Rete Italiana: Inedita
Cast: Alexa Davalos, Rupert Evans, Luke Kleintank, DJ Qualls, Joel de la Fuente, Cary-Hiroyuki Tagawa, Rufus Sewell
Genere: Drammatico, Ucronia

Tempo fa, nemmeno tanto, vi avevo parlato sia del primo episodio di questa serie prodotta da Amazon Instant Video, sia del romanzo ucronico scritto da Philip K. Dick "La svastica sul sole" - che in originale si chiama proprio come questa serie - che avevo voluto leggere in preparazione alla visione della prima stagione e che, come potrete vedere se cliccherete sul link, mi è piaciuto parecchio, nonostante in alcuni punti si rivelasse decisamente troppo enigmatico. La prima stagione di "The Man in the High Castle" dunque si trova con l'arduo compito di trasporre un romanzo particolarmente amato e soprattutto molto particolare, in quanto fa riferimento anche ad alcuni elementi della cultura giapponese e cinese che magari per noi occidentali non sono proprio facilissimi da digerire. Un compito arduo poi era quello di creare una serie che potesse avere più di una stagione e per la quale sicuramente i fan più legati al romanzo potrebbero storcere il naso per alcune scelte narrative e soprattutto per il fatto che nel finale ci si stacchi in maniera abbastanza netta per aprire ad una seconda stagione che verrà - bene o male - inventata di sana pianta.

Per chi ancora non conoscesse la trama ci troviamo in un mondo in cui la Seconda Guerra Mondiale non è stata vinta dagli americani, ma dai nazisti, che hanno deciso così di spartirsi gli Stati Uniti dividendoseli con il Giappone. All'Italia, anch'essa alleata con tedeschi e giapponesi, sono rimaste solo le briciole, mentre nel mondo dilaga la teoria nazista, gli ebrei sono costretti a nascondersi e si sta configurando una situazione di tensione proprio tra le due fazioni vincitrici del conflitto. In questo contesto assistiamo in maniera praticamente parallela alle storie dei nostri protagonisti che ovviamente si incroceranno nel finale di questa prima stagione in una maniera che non sto troppo a svelarvi.

Giusto per introdurre un po' i tanti personaggi che sono in gioco in questa storia abbiamo Juliana Crain, a cui viene affidata una bobina de "La cavalletta non si alzerà più" - che narra di una realtà in cui sono stati gli americani a vincere la guerra - e con la quale abbiamo la prima differenza, anche se veniale, con il romanzo dato che nel libro "La cavalletta non si alzerà più" è proprio un romanzo - e giuro che su questa differenza venialissima ho letto in giro qualche commento particolarmente incazzato dei fan del romanzo, che io proprio non riesco a capire cosa abbiano da fare nella vita per attaccarsi ad una differenza così poco sostanziale -. Juliana è fidanzata con Frank Frink, di origini ebraiche, che lavora in un negozio di finto antiquariato. Il secondo protagonista della vicenda è Joe Blake, spia nazista infiltratosi nella resistenza americana per conto dell'Obergruppenführer John Smith e sul quale abbiamo la seconda differenza col libro dovuta alla scelta narrativa di rivelare sin dal primo episodio la vera identità di Joe - e su questa già lamentarsi sarebbe stato un po' più sensato, lo avrei capito di più rispetto al fatto che "La cavalletta non si alzerà più" sia un film e non un romanzo -. L'altro protagonista è Nobusuke Tagomi, ufficiale giapponese che lavora a San Francisco, che affida la sua vita all'oracolo cinese de "I Ching" ed è molto preoccupato per la situazione di tensione che si è venuta a creare tra i giapponesi e i tedeschi e per ciò che potrebbe succedere tra i due paesi nel momento in cui Hitler sarà morto.

La narrazione procede fino alla fine senza discostarsi troppo dal romanzo da cui è tratta, forse però a volte in maniera un po' troppo allungata - anche perchè il romanzo è piccolino, rispetto ad una serie di dieci episodi che in totale dura circa dieci ore - e talvolta alcune storie sembrano essere portate avanti in maniera non troppo interessante. Ciò non toglie però che la prima stagione di "The Man in the High Castle" sia costruita in maniera piuttosto solida, con la classe che contraddistingue Amazon Instant Video - non so perchè ma tutte le loro serie a livello di regia e di fotografia mi danno un'idea di "classico" e "patinato" - e con delle sequenze, soprattutto nel finale, piuttosto memorabili, soprattutto per ciò a cui possono aprire in una ipotetica seconda stagione.

Voto: 7,5

sabato 19 dicembre 2015

LIBRI METROPOLITANI #1 - L'esecuzione di C. J. Lyons

Si torna, dopo "La svastica sul sole", a parlare di libri su questo blog inaugurando anche la nuova rubrica che ho deciso di chiamare "Libri metropolitani" perchè... li leggo in metropolitana mentre vado o torno dal lavoro. In qualche modo i quasi tre quarti d'ora di viaggio in mezzo a gente che la metropolitana non la sa usare in maniera educata li devo spendere e non c'è di meglio che isolarsi dalla massa di idioti che popolano il carro bestiame leggendo un libro (oh, la metropolitana di Milano è una delle cose più odiose del mondo, statece). Oggi si inaugura dunque la rubrica con un romanzo thriller che ha avuto un discreto successo e che ha avuto anche dei paragoni importanti e degli elogi addirittura da Jeffery Deaver - di cui vado fiero di non aver letto mai nemmeno un libro, d'altronde ho sempre pensato che ci sia poco da fidarsi di uno che sforna 234879 libri in un anno -.

Titolo Originale: Blind Faith
Autore: C. J. Lyons
I Edizione Originale: 2011
I Edizione Italiana: 2013
Genere: Thriller


Recensione
Il romanzo "L'esecuzione" di C. J. Lyons parte da un presupposto parecchio semplice: Sarah, moglie e madre di famiglia, sta assistendo all'esecuzione capitale di Damia Wright, l'uomo che, oltre ad altri omicidi commessi, ha confessato di essere colpevole dell'omicidio di suo marito Sam e del figlio Josh. Non essendo mai stati ritrovati i due corpi, Sarah non riesce ancora a darsi pace e comincia a prospettarsi l'idea che in realtà il colpevole di quelle due morti non fosse colui che tutti pensavano.
Lo stile narrativo dell'autrice è piuttosto scorrevole, tanto che a lunghi tratti mi ha ricordato molto la narrazione tipica dei romanzi di Dan Brown, con capitoli molto corti, con diversi punti di vista da esplorare - tanto che qui abbiamo quello di Sarah, quello di Caytlin, l'agente dell'FBI che indaga sul caso, il capo della polizia Hal Waverley e Alan che dalla morte di Sam e Josh è sempre stato molto vicino alla donna - e con una serie infinita di colpi di scena che molto spesso danno la sensazione di essere messi lì solo per non far staccare il lettore dal libro.
E se in questo intento l'autrice riesce piuttosto bene, non si può dire che la storia scorra via liscia come l'olio: ho notato, ad esempio, qualche piccolo buco, dovuto agli infiniti colpi di scena presenti, che non sembrerebbe essere molto coerente con la narrazione. Soprattutto nel finale del romanzo, poi, le cose si ingigantiscono a dismisura in una maniera che non viene proprio giustificata a dovere. Non tutto funziona dunque alla perfezione, a parte, per l'appunto l'additività che il romanzo riesce a creare sul lettore. Anche perchè, per il resto, la storia non è che abbia molto da dire e sa molto di già letto, un romanzo come tantissimi altri insomma.

Voto: 5+

venerdì 18 dicembre 2015

Quel fantastico peggior anno della mia vita (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Me & Earl & the Dying Girl
Regia: Alfonso Gomez-Rejon
Sceneggiatura: Jesse Andrews
Cast: Thomas Mann, RJ Cyler, Olivia Cooke, Nick Offerman, Connie Britton, Molly Shannon, Jon Bernthal, Chelsea T. Zhang, Katherine C. Hughes, Natalie Marchelletta, Matt Bennett, Masam Holden
Durata: 104 minuti
Genere: Drammatico

Fin dal momento in cui vidi il trailer di "Quel fantastico peggior anno della mia vita" capii che questo film mi ispirava abbastanza, motivo per cui la pellicola, basata sull'omonimo romanzo di Jesse Andrews che ovviamente - manco a dirlo - non ho letto, ero abbastanza sicuro che l'avrei vista con un certo tipo di sguardo, dato che solitamente film del genere hanno su di me un effetto abbastanza particolare. Inoltre, dopo l'uscita di "Colpa delle stelle" e anche, perché no, di "50 e 50" si può affermare - e con questa frase lungi da me non portare rispetto verso l'argomento - che "cancro is the new vampiro". Sì perché ormai i romanzi adolescenziali sui vampiri sono passati di moda, ma stanno prepotentemente dicendo la loro quelli che parlano di un rapporto - di amore o di amicizia che sia - tra persone malate terminali o tra persone sane e un malato terminale. E "Quel fantastico peggior anno della mia vita", ovviamente, si configura in questo genere di storie.

Il film ci narra la storia di Greg Gaines, un ragazzo particolarmente solo che decide di vivere il suo ultimo anno di liceo tentando di evitare il più possibile i rapporti sociali, con l'intento di passare inosservato il più possibile. Ha un amico, Earl, con cui passa buona parte delle giornate e realizza strani film amatoriali, ma i suoi piani vengono sconvolti quando la madre lo costringe a fare amicizia con Rachel, ragazza della sua classe affetta da leucemia. Come è ovvio e prevedibile che sia l'amicizia tra i due in qualche modo cambierà il modo di vedere di Greg e ci mostrerà anche come a trarne giovamento sarà anche la stessa Rachel.

Per quanto di solito davanti ad un certo tipo di storie mi senta emotivamente coinvolto, in questo caso la pellicola non mi ha fatto lo stesso effetto di altre - tra cui anche quelle già citate - avendo trovato il tutto leggermente forzato e con un sapore decisamente diverso. E' innegabile che i personaggi principali, quello di Greg interpretato da Thomas Mann e quello di Rachel interpretato da Olivia Cooke, siano abbastanza ben costruiti, ma non mi sembrano quasi mai raggiungere lo spessore necessario per una pellicola di questo tipo. Discorso diverso è invece per Earl, che mi è piaciuto decisamente di più e che con il suo ruolo si rivelerà di capitale importanza per lo svolgimento della storia.

D'altro canto però, per quanto poco profondo magari, il personaggio di Greg è uno di quei personaggi con cui per determinate persone sarebbe facile immedesimarsi: uno di quei ragazzi che cerca sempre di sdrammatizzare le situazioni per evitare di rimanerne troppo coinvolto emotivamente o per evitare di soffrirne eccessivamente. Uno di quei ragazzi che, per mia indole particolarmente pessimista, penso sia il mio totale opposto - e forse è anche per questo che il personaggio nel complesso mi è piaciuto - , anche se, non essendomi mai trovato in una situazione del genere - per fortuna - non si può sapere cosane potrebbe venire fuori. Nel complesso dunque "Quel fantastico peggior anno della mia vita" risulta essere una pellicola non particolarmente brillante, ma che sa regalare sicuramente qualche spunto di riflessione, soprattutto se ci si concentra sull'indole dei personaggi in gioco.

Voto: 6,5

giovedì 17 dicembre 2015

WEEKEND AL CINEMA!

Molti attendono questo weekend da dieci anni. Altri in realtà da meno tempo, forse perchè hanno scoperto la saga che ieri ha visto l'uscita del suo seguito un po' tardi rispetto agli altri, ma non si può certo nascondere che questo, in qualche modo, sarà un weekend storico. Le uscite della settimana sono sei, ma molti le altre cinque le tralasceranno completamente. Io in realtà farò un po' di attenzione anche a loro, analizzandole come sempre in base ai miei pregiudizi!


Il ponte delle spie di Steven Spielberg


No, non è questo! Anche se, sinceramente, di questa nuova uscita targata Spielberg non è che mi fidi molto, dato che il regista nell'ultimo periodo è stato sempre più impegnato a parlare di quell'altro film importante di questa settimana più che del suo. Penso però che per dovere verso un regista storico lo vedrò comunque, anche perchè pure senza ispirazione, l'argomento sembra abbastanza interessante.


Irrational Man di Woody Allen

No, non è nemmeno questo! Arriva anche il turno del film annuale di un regista che ammetto candidamente di non aver mai particolarmente apprezzato, ma che ultimamente sto un po' imparando a scoprire. Il cast, come al solito, è coi controfiocchi - con una Emma Stone che è sempre più da brividissimi - peccato che l'atmosfera del trailer mi faccia pensare ai film di Allen vecchia scuola, quelli che insomma mi piacciono di meno, ma che piacciono di più ai fan del regista, ovviamente.


Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza di J. J. Abrams


ECCOLO QUI! Dopo aver recuperato le due trilogie precedenti e aver dedicato loro un'intera settimana sul blog, ecco che arriva l'attesissimo episodio VII, diretto da un regista da me apprezzato soprattutto per il suo lavoro nella serie capolavoro "Lost". E' chiaro che, appena ne avrò la possibilità - cazzo non posso questo weekend - lo andrò a vedere, giusto per non rendere inutile la settimana che gli ho dedicato, sperando di non incappare in spoileroni assurdi.


Natale col boss di Volfango De Biasi

Cinepanettone. Starne alla larga!


Vacanze ai Caraibi - Il film di Natale di Neri Parenti

Altro cinepanettone. Starne alla larghissima!


Francofonia di Aleksander Sokurov

Per quanto Sokurov non sia propriamente l'emblema del cinema movimentato, che non annoia mai, questo "Francofonia" potrebbe tranquillamente rivelarsi una delle visioni a sorpresa della settimana, che potrebbe essere molto più interessante del previsto. Gli daremo un'opportunità, se dovesse capitare!

mercoledì 16 dicembre 2015

You're the Worst - Stagione 2

You're the Worst
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 13
Creatore: Stephen Falk
Rete Americana: FXX
Rete Italiana: Inedita
Cast: Chris Geere, Aya Cash, Desmin Borges, Kether Donohue
Genere: Commedia

Per quanto le commedie romantiche non siano il mio genere - nè dal punto di vista cinematografico, nè dal punto di vista della serialità televisiva - lo scorso anno la prima stagione di "You're the Worst" mi aveva particolarmente folgorato, preso, divertito. Per un semplice fatto in realtà: mentre la maggior parte delle commedie di questo tipo parte da una situazione in cui uno stronzo si innamora di una ragazza per bene e poi cambia e diventa bravissimo, qui abbiamo una situazione piuttosto insolita come due stronzi di prima categoria che iniziano una relazione della quale agli inizi sembra non interessare nulla a nessuno, ma che ad un certo punto diventerà importante, in qualche modo, per entrambi. Con questo tipo di serie però superare il vaglio della seconda stagione non è sempre facilissimo: molte di queste si perdono, altre si snaturano, altre ancora diventano particolarmente smielate e fastidiose.

La realtà dei fatti, per quanto riguarda questa seconda stagione, è ben diversa rispetto a quanto mi sarei aspettato all'inizio. Le prime puntate della stagione in verità non sembrano essere nulla di che nè tanto meno nulla di nuovo rispetto alla stagione precedente, con la serie che procede abbastanza stancamente per qualche episodio. Poi però i creatori fanno una scelta abbastanza particolare: parlare, con il solito piglio magari scherzoso, magari fin troppo leggero, ma comunque piuttosto intrigante, di un tema serio come la depressione. Ebbene sì, ad un certo punto Gretchen, che è una delle due persone peggiori a cui fa riferimento il titolo, inizia a non provare più alcun sentimento. Per Jimmy, per la sua amica Lindsay, per il suo lavoro, per tutte le cose che l'hanno sempre fatta divertire. Per nulla, insomma. La cosa bella poi di vedere questa svolta nella seconda stagione sta nel leggere i commenti su TvShowTime che per molti episodi additavano Jimmy come uno stronzo qualsiasi, perchè lui è l'uomo e non capisce niente della sua donna e perchè gli uomini sono stupidi e puzzano. Peccato che la realtà dei fatti, dimostrata dagli episodi in questione, sta nel fatto che il buon Jimmy - che sempre uno stronzo rimane, non migliora molto rispetto a prima - ci prova in ogni modo per far tornare Gretchen alla normalità ed è proprio questo che secondo me gli sceneggiatori hanno voluto sottolineare.

Interessanti sono poi le storie secondarie riguardanti proprio Lindsay, costretta in qualche modo a dimenticare il suo ex marito Paul, e Edgar, il miglior amico di Jimmy che nel corso di questa stagione riuscirà a trovare l'amore - forse - e a dedicarsi al teatro d'improvvisazione, che tra l'altro è una delle cose che meno sopporto al mondo. D'altronde il personaggio di Edgar è sin dall'inizio un personaggio strano, che non è in grado di vivere una propria vita senza farsi manipolare dalle persone che lo conoscono e, in qualche modo, un po' tutti i protagonisti di questa stagione riusciranno a farlo. I due personaggi secondari si rivelano in questo senso molto importanti, perchè proprio dove la stagione si indebolisce quando calca troppo la mano sui due protagonisti, arrivano loro a risollevare un po' tutta l'atmosfera.

E' sempre un piacere dunque vedere una serie che ti è particolarmente piaciuta nella sua prima stagione cambiare un po' tono e voler affrontare degli argomenti un po' diversi dal solito. E' interessante vedere come questa seconda stagione di "You're the Worst" magari ha perso un po' a livello di risate, ma è stata sicuramente capace di rinnovarsi e di dare uno spessore ulteriore a tutti i suoi personaggi, che nella prima stagione venivano bene o male solamente abbozzati.

Voto: 7,5

martedì 15 dicembre 2015

Scream Queens - Stagione 1

Scream Queens
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 13
Creatore: Ryan Murphy, Brad Falchuk, Ian Brennan
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: Dal 2016 su FOX
Cast: Emma Roberts, Skyler Samuels, Lea Michele, Glen Powell, Diego Boneta, Abigail Breslin, Keke Palmer, Oliver Hudson, Nasim Pedrad, Lucien Laviscount, Billie Lourd, Jamie Lee Curtis
Genere: Commedia, Horror

Era una delle serie da me più attese della stagione, sulla quale avevo delle aspettative decisamente alte offuscate un po' dal fatto che di Ryan Murphy c'è sempre da fidarsi a metà. D'altronde il suo lavoro con le prime stagioni di "American Horror Story" era stato egregio, anche se con la quarta è calato un bel po', ma con la quinta si sta riprendendo alla grandissima. Anche le prime due stagioni di "Glee" sono state ottime, ma poi è iniziato l'odio vero e proprio, con una Lea Michele che piangeva e cantava canzoni tristi un episodio sì e l'altro pure e con la trama che era andata abbastanza a farsi benedire. Dunque arriva "Scream Queens", con un paio di sue attrici feticcio come Emma Roberts - la nipotina gnocca di Julia Roberts che si vede proprio che il sangue è lo stesso... - e la stessa Lea Michele che tanto odio, con una Jamie Lee Curtis che sin dal primo episodio avrei scommesso che avrebbe girato una scena simile a quella della doccia in "Psycho" - nel quale, per chi non lo sa, recitava sua madre Janet Leigh - e con un'altra figlia d'arte che in questo periodo dovremmo iniziare a ricordarcela come Billie Lourd, figlia della Carrie Fisher che nella trilogia originale di Star Wars interpretava la Principessa Leila - e che vediamo negli episodi finali imitarne la pettinatura... un caso? Io non credo -. A concludere il tutto abbiamo anche Abigail Breslin che non ho mai particolarmente amato, Diego Boneta, Glen Powell nei panni dello spassosissimo Chad Radwell, Niecy Nash nei panni di Denise Hemphill - il personaggio macchietta decisamente più riuscito dell'intera prima stagione - e tantissimi altri che se li elencassi tutti finirei dopo domani.

Nella prima stagione di "Scream Queens" le gnocche sono tantissime e ovviamente la fanno da padrone, ma a farla da padrone sono anche un po' tutti quei clichè a cui Ryan Murphy ci ha sempre abituato. D'altronde lo sappiamo che la sua bravura, quando sa metterla in gioco, è proprio quella di giocare con dei clichè che probabilmente tutti odiamo, dandogli un sapore diverso dal solito e ribaltandoli in maniera divertente. Nella prima stagione di "Scream Queens, ambientata in un campus universitario dove la congrega delle Kappa Kappa Tau, capitanata da Chanel Oberlin, ha instaurato da tempo una specie di regno del terrore. Le appartenenti a questa congrega sono tutte particolarmente belle e tra queste entrano, in quanto al loro primo anno, Grace Gardner e Hester Ulrich, che porta uno stranissimo tutore per la scoliosi e verrà presto ribattezzata Chanel #6. Nella Kappa Kappa Tau però c'è un mistero da risolvere, un misterioso assassino che veste i panni della mascotte del campus, Red Devil, e uccide chiunque gli capiti a tiro senza un apparente motivo. Inoltre, sempre nella stessa congrega, anni prima era morta proprio la madre di Grace il che non fa altro che aumentare l'estrema dose di clichè presenti all'interno di questa prima stagione.

In una trama tanto complicata quanto spassosa, a stupire è la capacità di Ryan Murphy di portare tutto - e quando scrivo tutto intendo proprio TUTTO - all'eccesso, creando situazioni tanto assurde quanto divertenti, creando personaggi sì macchiettistici, ma che sono in grado di mettere in scena scene talmente divertenti da soffocare dalle risate quasi in ogni episodio. I personaggi di "Scream Queens", soprattutto la protagonista Chanel Oberlin interpretata dalla sempre splendida Emma Roberts sono l'esaltazione del vuoto, di una certa immagine di stupidità giovanile portata all'eccesso, della ricerca di una bellezza che si rivela sempre essere estremamente vuota. Se questo tipo di critica sociale rimane sempre abbastanza in superficie - no si va mai a scavare a fondo nei problemi della nostra società e dico anche per fortuna! - non si può certo dire che non sia ben presente in ogni episodio. Così come non si può certo negare che alcuni personaggi siano proprio ben riusciti e, anche quelli che compaiono solo per dire la loro cazzata ed andarsene - vedi la spassosissma Denise Hemphill, addetta alla sicurezza nel campus, che fa soffocare dal ridere ogni volta che è in scena - sono dei perfetti comprimari che magari non aggiungono molto alla storia, ma aggiungono moltissimo a livello di divertimento.

ATTENZIONE SPOILER

Dal finale di stagione in realtà mi sarei aspettato qualcosa di diverso, magari anche un po' più spinto, eppure non posso dire di non esserne rimasto soddisfatto. In un finale in cui viene rivelato chi veste i panni del Red Devil assistiamo, oltre che a una serie di autocitazioni da parte di Ryan Murphy - tipo "American Horror Sotry: Asylum" -, ad una performance recitativa da parte della da me odiatissima Lea Michele in grado davvero di mettere i brividi. Il suo personaggio, quello della scoliotica, sin dall'inizio non mi aveva convinto particolarmente e non mi era piaciuto subito. Ma nel finale, nel momento in cui viene rivelato tutto l'arcano, Lea Michele riesce a darle uno spessore totalmente inaspettato, riuscendo a rendersi addirittura inquietante.

FINE SPOILER

Voto: 8

lunedì 14 dicembre 2015

Paradiso amaro (2011)

USA 2011
Titolo Originale: The Descendants
Regia: Alexander Payne
Sceneggiatura: Alexander Payne, Nat Faxon, Jim Rash
Cast: George Clooney, Shailene Woodley, Robert Forster, Judy Greer, Matthew Lillard, Nick Krause, Amara Miller, Mary Birdsong, Rob Huebel, Patricia Hastie, Grace A. Cruz, Kim Gennaula, Karen Kuioka Hironaga, Carmen Kaichi, Kaui Hart Hemmings, Beau Bridges, Matt Corboy, Matt Esecson, Michael Ontkean, Stanton Johnston, Jonathan McManus, Hugh Foster, Tiare R. Finney, Tom McTigue, Milt Kogan
Durata: 115 minutiù
Genere: Drammatico

Con un ritardo impressionante, dovuto più che altro al fatto che la settimana scorsa l'ho utilizzata interamente per parlare di quella saga lì, ecco che riporto qui sul blog, come al solito, la mia personalissima recensione dell'ultimo film visto al Cineforum di Vimodrone. Avendo trattato in questo primo ciclo di proiezioni il tema del viaggio, ecco che la proposta di "Paradiso amaro" di Alexander Payne risultava azzeccata in quanto il regista, nella sua carriera, ha sempre in qualche modo affrontato il tema, come ad esempio nel più recente "Nebraska", sempre con il suo solito piglio. Quello che molti all'epoca avevano etichettato come un film sull'eutanasia - forse proprio perchè in quel periodo l'eutanasia era un tema che tirava molto e gli editori italiani han deciso di battere il ferro finchè caldo - in realtà si rivela essere un dramma familiare molto interessante, condito anche da elementi più leggeri e da commedia, che con l'eutanasia, in effetti ha poco a che fare. O meglio, è un argomento che però viene preso molto molto alla larga e ci vuole una bella fantasia per definire il film come "un film sull'eutanasia".

La pellicola narra le vicende della famiglia King, il cui padre Matt risulta essere il discendente di un'antica famiglia hawaiiana, ricco e con un grosso terreno in procinto di vendere. E' marito e padre assente, ma è costretto in qualche modo a riunire la famiglia quando la moglie Elizabeth, a causa di un incidente, viene dichiarata cerebralmente morta e, come conseguenza del suo testamento biologico, a breve dovrà essere staccata dalle macchine. Ciò che sin da subito appare essere una realtà tragica, vedrà le cose peggiorare nel momento in cui Matt scoprirà che la moglie lo tradiva con un altro uomo, di cui vorrà scoprire al più presto l'identità. In realtà però il film non si concentra tanto sulla questione dell'eutanasia e del testamento biologico, per fortuna, quanto più che altro sulla volontà di Matt di recuperare il suo rapporto con la figlia più grande, Alexandra, e di riunire tutti gli amici di Elizabeth per darle l'ultimo addio.

Nel corso della pellicola innanzitutto sarà interessante vedere come si evolverà il rapporto tra padre e figlia e come, grazie anche all'aiuto di Sid, amico di Alexandra, la famiglia riuscirà ad affrontare al meglio il dolore della perdita. Una perdita che in realtà lascia il pubblico in una situazione un po' ambigua, dato che nel corso della pellicola si vengono a scoprire determinate cose su Elizabeth che non sono proprio degne di quella che si potrebbe definire una brava persona. In realtà la pellicola in questione non possiede al suo interno eroi o cattivi in generale, ma i personaggi sono tutti in bilico tra un senso di colpa e un altro, insomma, sono fondamentalmente dei personaggi normali. In "Paradiso amaro" poi pian piano si ribaltano anche quelli che erano i pregiudizi del pubblico su determinati personaggi che ci vengono presentati, uno su tutti lo stesso Sid che sembra essere uno di quei ragazzi che pensano poco e parlano troppo, ma in realtà si dimostrerà come il più intelligente e il più sensibile del gruppo.

Se la pellicola dal punto di vista registico non mette in gioco molto di sè, a parte qualche interessante inquadratura sul paesaggio delle Hawaii, sono gli attori in scena a farla da padrone. Uno su tutti George Clooney, che in passato non mi aveva mai convinto molto, ma che da qualche anno a questa parte sta inanellando qualche buona performance e questa, tra l'altro, gli è valsa una nomination all'Oscar - poi il signore che uscendo dal cineforum ha cominciato a fare paragoni con Robert De Niro mi dovrà spiegare cosa cazzo c'entravano con questo film, ma tanto non mi leggerà mai probabilmente -.Inoltre "Paradiso amaro" ci consegna anche una bravissima Shailene Woodley, che dopo questa pellicola ha visto la sua carriera avviarsi in maniera decisiva, ma che qui, alla sua seconda esperienza cinematografica, riesce a ritrarre alla perfezione il suo personaggio, con tutte le insicurezze del caso. Bravo anche Nick Krause nei panni di Sid che alla fine, come detto, si rivelerà uno dei personaggi più importanti dell'intero film!

Voto: 8
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