lunedì 18 gennaio 2016

Carol (2015)

Regno Unito, USA 2015
Titolo Originale: Carol
Regia: Todd Haynes
Sceneggiatura: Phyllis Nagy
Cast: Cate Blanchett, Rooney Mara, Sarah Paulson, Kyle Chandler, Jake Lacy, Cory Michael Smith, John Magaro, Kevin Crowley, Carrie Brownstein, Kk Heim, Sadie Heim, Amy Warner, Michael Hahn, Ann Reskin, Nik Pajic, Trent Rowland, Wendy Lardin
Durata: 118 minuti
Genere: Drammatico

E finalmente, con questo post, inizia ufficialmente il 2016 cinematografico direttamente su questo blog, che fino ad ora, nel corso dell'anno nuovo, si era occupato di sviscerare quelle che erano state le serie TV e i film migliori dello scorso anno. Ora però basta con l'anno passato e si torna alle recensioni - in realtà c'è ancora qualche pezzo da recuperare dall'anno passato, ma ho deciso di inaugurare questa nuova stagione con un film effettivamente uscito in Italia nel 2016 -, quelle con cui si potrebbe discutere per ore, così come quelle che magari non si cagherà nessuno. E si comincia con uno dei film più discussi di questo inizio di annata. Quello di Checco Zalone? No, nonostante lo voglia vedere, oggi non è il suo turno, oggi è il turno di "Carol", pellicola diretta dal regista Todd Haynes che si è già guadagnata la bellezza di cinque nomination ai Golden Gol Golden Globe e sembra essere uno dei grandi favoriti per una corsa agli Oscar che quest'anno si preannuncia molto più agguerrita e molto più incerta rispetto alle scorse annate. Premettendo la mia scarsa conoscenza del regista Todd Haynes e il fatto che non ho letto il romanzo di Patricia Highsmith da cui il film è tratto, bisogna capire se ci si trova davanti per davvero ad un gran film o se, forse, sia stato pompato in maniera un tantino eccessiva.

Ormai la trama del film la conoscono un po' tutti: siamo nel 1952 e tra Therese Belivet, diciannovenne, e Carol Aird, nasce un'intensa storia d'amore, che metterà in seria difficoltà la vita di entrambe dato che la prima ha un ragazzo con cui è in procinto di sposarsi, mentre la seconda ha una figlia e un matrimonio sull'orlo del divorzio. A ciò si aggiunge anche il fatto che nel 1952 l'omosessualità ancora non era per nulla accettata e anzi, in cause di divorzio come quella che viene narrata nella pellicola, si rischiava un'accusa di indecenza - o comunque qualcosa del genere, non ricordo bene il termine che veniva utilizzato nel film -. La narrazione della vicenda procede un po' come ci veniva annunciato dal trailer, con le due che iniziano a conoscersi e a provare prima una forte attrazione, poi un grande sentimento d'amore, che andrà ad intaccare i rapporti personali di entrambe. Ed è probabilmente qui che sta il più grande difetto del film, soprattutto per chi non ha letto il romanzo, come me: tutto va bene o male come ci si aspetta e a livello di sceneggiatura non è presente per nulla quel guizzo che potrebbe far gridare al miracolo. Da questo punto di vista "Carol" risulta dunque essere un film sin troppo lineare, dove tutto va come deve andare e non si riesce per davvero ad elevarsi al di sopra della media dei film del genere.

Però "Carol" non è e secondo me non vuole nemmeno essere un film che affronti l'argomento dell'accettazione dell'omosessualità: per quanto il traguardo ancora nel 2016 non sia stato raggiunto - ma questa è una considerazione che va molto oltre - "Carol" vuole essere la narrazione di una storia d'amore tra due donne, vuole essere la celebrazione dell'amore, nè più e nè meno. E se a livello di sceneggiatura tutto procede in maniera piuttosto lineare, da questo punto di vista sono le due attrici protagoniste ad offrirci gli spunti migliori per poter parlare del film in questione. Cate Blanchett nei panni di Carol è brava, chiaro, questo lo sappiamo un po' tutti, ma io sono convinto che il punto forte del film in realtà non sia lei, con il suo personaggio altero e talvolta anche antipatico e piuttosto freddo, quanto più che altro Rooney Mara nei panni di Therese. Vengono subito alla mente, ad esempio, le prime scene in cui le due protagoniste si conoscono e mentre Carol comincia ad affondare le radici del suo corteggiamento, Therese ci offre delle espressioni che, puntando ad una mimica facciale particolarmente espressiva, riescono a far capire allo spettatore, all'istante, quali siano le sue sensazioni, che paiono un misto tra imbarazzo e orgoglio. Nella scena e nel dialogo in cui le due stanno pranzando si vede chiaro nel volto di Rooney Mara il desiderio - amoroso e sessuale - di stare con la donna che ha di fronte, cosa che si vede bene anche in Cate Blanchett, non lo nego, ma ho preferito di gran lunga l'interpretazione molto più "emozionale" di Rooney Mara in questo senso. Non ho apprezzato invece particolarmente la presenza di Sarah Paulson, nei panni di Abby, amica d'infanzia di Carol con cui la donna ha avuto una relazione, per la quale il matrimonio tra la protagonista e Harge volge al termine. Passando invece alla componente maschile della pellicola, in qualche modo mi sento di voler spezzare una lancia in favore sia di Harge, interpretato da un bravo Kyle Chandler, sia di Richard, interpretato da Jake Lacy: mentre il secondo magari rimane un po' più sullo sfondo, Harge è quello che per lunghi tratti del film sembra uscirne con le ossa rotte e che - magari talvolta comportandosi un po' da stronzo - le prova tutte per ottenere ciò che vuole. Per quanto approvi in toto quello che è il messaggio del dialogo finale tra Carol e Harge, provo un po' a mettermi nei panni di un marito che vede la moglie "tradirlo" con un'altra donna - anche se la nostra storia inizia a matrimonio già finito sappiamo che c'è stato un precedente - che deve essere una sensazione parecchio strana: non deve essere particolarmente facile vivere anni con una donna, avere con lei una figlia e scoprire che questa è omosessuale, in quel caso l'uomo si ritrova completamente disarmato, non ha un vero e proprio modo per reagire. Mentre il tradimento con un altro uomo magari avrebbe fatto risvegliare Harge, stimolandolo a tentare di riconquistare la sua donna, il tradimento con un'altra donna risulta praticamente inaffrontabile, non c'è tentativo di riconquista che tenga, è la sua natura e sei costretto ad accettarla, in un modo o nell'altro. Perchè per quanto il suo comportamento sia a lunghi tratti sbagliato, Harge è un uomo innamorato, che però non può fare nulla per riottenere l'amore che vuole.

A fine film si rimane dunque con la sensazione di aver visto una buona pellicola che, riflessioni scaturite ed interpretazioni delle attrici protagoniste a parte, risulta fin troppo lineare, sia a livello di sceneggiatura sia per quel che riguarda la forma: Todd Haynes segue alla lettera quelli che sono i canoni registici senza riuscire nell'intento di dare un tocco personale alla sua pellicola, motivo per cui non riesco bene a spiegarmi tutto l'entusiasmo verso il film. "Carol" è sicuramente una pellicola che può aprire a moltissime riflessioni - sarebbe perfetta per un cineforum, tanto per dire - e che parla, in qualche modo, di una storia bella e interessante, per quanto normale. A livello cinematografico però non siamo per nulla davanti al capolavoro tanto sbandierato, quanto più che altro ad un buon film con qualcosa di buono da offrire senza però andare oltre quelle che sono le sue possibilità.

Voto: 7-

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