sabato 30 gennaio 2016

CHI BEN COMINCIA... #24 - DC's Legends of Tomorrow

Si torna a parlare di episodi pilota, dato che nel mese di Gennaio ovviamente noi appassionati seriali ci sguazziamo tra nuove proposte e ritorni, stavolta con una serie che è il secondo spin-off di "Arrow" e il primo di "The Flash", la prima di queste la seguo - a scatti - mentre la seconda l'ho abbandonata dopo un paio di episodi.


DC's Legends of Tomorrow


Rete Americana: The CW

Le aspettative verso questa serie, che riunisce un po' tutti gli eroi sfigati e poco cagati della DC, devo ammettere che non erano particolarmente alte. Contando poi il fatto che, come ho detto, non seguo "The Flash" e che "Arrow" tendo a recuperarlo intorno alla fine della stagione e che quindi mi sarei perso tutti i riferimenti ai vari cross-over che ovviamente saranno presenti la scelta di seguire questa nuova produzione si faceva decisamente ardua. Però, sia il trailer sia l'episodio pilota mi hanno dato buone speranze, soprattutto sul fatto di assistere, quanto meno, ad un buon lavoro a tema supereroistico, sempre con lo stile di The CW, ovvero per un pubblico prevalentemente adolescenziale, ma comunque piuttosto godibile. L'episodio pilota ci ha presentato in maniera accattivante tutti i personaggi, quasi come fosse la tipica carrellata di nomi prima di una partita di basket NBA, per poi introdurci bene nella vicenda, in un modo che fosse comprensibile anche a chi, come me, attualmente non sta seguendo le due serie madre. Il responso è stato dunque positivo, magari non eccessivamente buono, ma sicuramente incoraggiante per il futuro di questa prima stagione.

Voto: 6,5

venerdì 29 gennaio 2016

The Vatican Tapes (2015)

USA 2015
Titolo Originale: The Vatican Tapes
Regia: Mark Neveldine
Sceneggiatura: Christopher Borrelli, Michael C. Martin
Cast: Olivia Taylor Dudley, Kathleen Robertson, Michael Peña, Djimon Hounsou, Dougray Scott, John Patrick Amedori, Peter Andersson, Tehmina Sunny, Bruno Gunn, Noemi Gonzalez, Ashley Gibson, Alex Sparrow, Jarvis W. George, Michael Paré, Cas Anvar, Daniel Bernhardt
Durata: 92 minutiGenere: Horror

Io non so bene che cosa mi dica il cervello quando vedo la pubblicità di un nuovo film horror e dico "no, questo sarà una cagata pazzesca, ma lo guarderò lo stesso perchè è un film horror e spero sempre di trovarci qualcosa". La cosa bella di quando faccio questo ragionamento è che alla fine, quasi sempre, dopo aver guardato l'horror di turno, mi ritrovo a maledire me stesso, il regista e a voler fare in modo di riavere indietro quella ora e mezza persa nel guardare un film di merda. Tutti mi dicono di smetterla di farmi volontariamente del male, però, da amante del brutto quale sono, anche il fatto di guardare un film che non mi ispira può essere spunto di riflessione e, nel migliore dei casi, può rivelarsi una visione sorprendente a dispetto di tutti i miei pregiudizi. A dire il vero su "The Vatican Tapes" i sospetti c'erano eccome, solo che nel marasma di persone che ne parlavano male, qualcuno a cui il film è discretamente piaciuto l'ho trovato, il che mi ha portato ad avvicinarmi alla visione non dico fiducioso, ma quanto meno molto meno pronto alla puntuale delusione come al solito.

"The Vatican Tapes" a livello di sceneggiatura - per lo meno per quel che riguarda il normale svolgimento della trama, mentre sul finale bisognerebbe fare un altro ragionamento - non è assolutamente nulla di nuovo: abbiamo il solito mistero sulla possessione demoniaca, la solita profezia sulla venuta dell'Anticristo - venuta che alla fine si rivela praticamente sempre un bluff, con l'Anticristo che manda sempre uno dei suoi scagnozzi che non contano un cazzo a possedere la donna più casta e pura della storia -.Ovviamente in questo film, sempre per quanto riguarda la sceneggiatura, ci sono i tanto attesi video del Vaticano, come ci preannuncia il titolo: video che dovrebbero essere la cosa che fa più paura del film, ma che alla fine si vedono per pochissimo tempo e sono anche la parte più ridicola del film, che gioca tantissimo sui soliti jump scare e su una recitazione di livello piuttosto basso da parte degli attori.

[ATTENZIONE SPOILER]
Poi però arriva il finale, in cui contro ogni più ragionevole pronostico, questo Anticristo tanto annunciato in questo e in tutti gli altri film del genere arriva. Non dico che questa rivelazione salvi in qualche modo l'intera pellicola e nemmeno che le dia un senso - d'altronde un finale decente per un film gestito malissimo non può salvare tutta la pellicola - però quanto meno, forse, siamo davanti ad un qualcosa di diverso, con la pellicola si chiude proprio quando la storia sta per "iniziare" e quando l'Anticristo, finalmente rivelatosi, tenta di ammaliare il mondo intero proprio come scritto nella Bibbia, ovvero fingendosi un nuovo Messia.[FINE SPOILER] Ed è forse il finale, che potrebbe aprire ad un nuovo capitolo, ma mi sa che anche no, la parte più interessante di un film che per il resto si era rivelato totalmente inutile. Così come a voi tutti lettori è la parte finale del post ad interessarvi per davvero, dato che questa recensione l'ho scritta di getto e coi piedi, vi rimane soltanto il voto da gustarvi per davvero.

Voto: 4,5

giovedì 28 gennaio 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo di nuovo alle prese con un weekend cinematografico piuttosto ricco, con alcune uscite che sembrano essere particolarmente interessanti e altre sicuramente meno. Come al solito però le vedremo tutte commentate in questo post, in base ai miei soliti pregiudizi!


The Eichmann Show di Paul Andrew Williams

Nella settimana in cui si celebrerà il Giorno della Memoria, l'uscita dedicata al tema della Shoah era praticamente ovvia. Ma che cosa potrebbe essere un film che parla della realizzazione delle riprese televisive riguardanti il processo a Adolf Eichmann? Molto probabilmente la pellicola potrebbe rivelarsi più importante che bella, ma in una settimana così penso di potergli davvero concedere la visione, se ne avrò la possibilità.


Point Break di Ericson Core


Mi ricordo di aver visto l'originale tempo fa e non mi era per nulla dispiaciuto, ora però ci sarebbe da chiedersi su quanto questo remake potrebbe rivelarsi utile per il panorama cinematografico mondiale. Peccato però che, visto il trailer al cinema, mi ha messo una particolare curiosità e sembra poter essere un film in grado di fomentarmi a dovere.


Una volta nella vita di Marie-Castille Mention-Schaar

Altra pellicola sull'argomento della Shoah, stavolta proveniente dalla Francia, che potrebbe rivelarsi molto più importante che bella e che sicuramente mi ispira molto meno rispetto a "The Eichmann Show". Non mi pronuncio preventivamente perchè con questi film ci vado sempre molto cauto.


Joy di David O. Russell


Il solito trio Jennifer Lawrence, Bradley Cooper e Robert De Niro torna sotto la direzione di David O. Russell per una commedia che sembra essere interessante, ma molto probabilmente non ai livelli de "Il lato positivo", per ora forse uno dei punti più alti raggiunti dal regista. Poi, essendoci la magnifica Jennifer, il film lo vedrò di sicuro!


L'abbiamo fatta grossa di Carlo Verdone

Sia Carlo Verdone sia Antonio Albanese mi stanno parecchio simpatici, però purtroppo il trailer di questa nuova pellicola non mi dice molto, motivo per cui non so ancora se lo vorrò vedere o meno.

mercoledì 27 gennaio 2016

Fratello dove sei? (2000)

USA 2000
Titolo Originale: O Brother, Where Art Thou
Regia: Joel Coen
Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen
Cast: George Clooney, John Turturro, Tim Blake Nelson, John Goodman, Holly Hunter, Chris Thomas King, Charles Durning, Del Pentecost, Michael Badalucco, Wayne Duvall, Ed Gale, Ray McKinnon, Daniel von Bargen, Lee Weaver, Stephen Root, John Locke
Durata: 104 minuti
Genere: Commedia

Con l'inizio del 2016 è finalmente ripreso il progetto del Cineforum Vimodrone, che si era preso la sua meritata pausa natalizia in attesa di definire il programma per questa prima parte del 2016, un programma per il quale, per scelta, non siamo a prendere solamente titoli recenti come fatto nella nostra prima esperienza, ma abbiamo voluto anche andare un po' indietro nel tempo, alternando film molto recenti ad altri anche dello scorso decennio. Per la prima proiezione della stagione che andrà da Gennaio a Maggio 2016 la scelta è ricaduta su "Fratello dove sei?", pellicola diretta nel 2000 da Joel Coen, mentre la sceneggiatura riporta i nomi di entrambi i fratelli registi. Una pellicola che va a riprendere quello che era stato il tema portante del nostro primo ciclo - quello del viaggio - per poi spostarci, con le prossime proiezioni, su altre varie tematiche.

La trama di "Fratello dove sei?" vuole essere una sorta di omaggio all'Odissea di Omero e per quel che riguarda lo svolgimento e i personaggi che vengono incontrati dai tre protagonisti ci sono molti riferimenti al poema epico per eccellenza. Poema che, per confessione da parte di loro stessi, non è mai stato letto dai fratelli Coen - ora sfido nel mondo ad arrivare ad una percentuale di persone che lo hanno letto per intero superiore al 20% - ma che qui viene rivisitato con una chiave di lettura tutta nuova - per quelli che erano gli anni 2000 ovviamente - ambientata negli anni '30 e con protagonisti assoluti tre uomini, fuggiti dai lavori forzati, alla ricerca di un tesoro inestimabile proveniente da una rapina. I tre uomini sono Ulysses Everett McGill, Delmar O'Donnell e Pete Hogwallop, interpretati rispettivamente da George Clooney, John Turturro e Tim Blake Nelson, il primo con una spiccata parlantina in grado di convincere chiunque, mentre gli altri due piuttosto ingenui, alla ricerca anche loro di un tesoro che in qualche modo arriverà in maniera del tutto inaspettata.

La pellicola vive grazie a dei momenti da commedia non-sense, alternati a momenti un po' più riflessivi che, come fa notare il pubblico in sala, riescono in maniera egregia a prendere in giro la società americana in preda alla Grande Depressione, senza dimenticarsi però dei problemi che attanagliano la società odierna per la quale ci sono riferimenti inequivocabili. Tutto all'interno del film diventa un valido motivo per prendere in giro stereotipi e comportamenti, ma anche, perchè no, per non dimenticarsi di momenti di duro e puro humour nero, proprio come ci hanno abituato - soprattutto negli ultimi anni - i fratelli Coen, con alcune scene che, lo dico senza provare alcuna vergogna, mi hanno abbastanza ammazzato dal ridere.

Se poi non bastasse una sceneggiatura brillante e la capacità di far ridere e riflettere allo stesso tempo, ecco che viene in soccorso la colonna sonora, composta prevalentemente da brani tradizionali delle radici americane, musiche che sono in grado di coinvolgere emotivamente lo spettatore alternando sapientemente brani un po' movimentati ad altri un po' più lenti e riflessivi. Musiche che da una parte sono riuscite a vincere un Grammy per il miglior disco nel 2002, mentre dall'altra hanno rappresentato, per quel che riguarda l'andamento del film, la vera fortuna dei tre protagonisti, ai quali non mancano rapporti con la politica del tempo. Una politica che non guarda in faccia a nessuno e che soprattutto va un po' dove la porta il vento, accodandosi alle mode e cavalcando l'onda del momento.

Voto: 8

martedì 26 gennaio 2016

Revenant - Redivivo (2015)

USA 2015
Titolo Originale: The Revenant
Regia: Alejandro González Iñárritu
Sceneggiatura: Alejandro González Iñárritu, Mark L. Smith
Cast: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Will Poulter, Domhnall Gleeson, Paul Anderson, Lukas Haas, Brendan Fletcher, Brad Carter, Kristoffer Joner
Durata: 156 minuti
Genere: Drammatico

Tra i film più attesi in arrivo nei cinema in questa annata sicuramente c'era "Revenant - Redivivo", il film di Alejandro González Iñárritu che a quanto pare, finalmente, consegnerà l'Oscar a Leonardo DiCaprio anche se è ancora troppo presto per parlare e l'Academy potrebbe tranquillamente ribaltare quelli che sono i pronostici, soprattutto per quel che riguarda il premiare questo attore che nel corso degli anni ha inanellato una prestazione convincente dopo l'altra senza mai riuscire a colpire il bersaglio grosso. Anche se il premio per il nostro amato Leo appare dunque piuttosto annunciato, vuoi per la performance fisica a cui si è sottoposto, vuoi per l'aver rischiato la vita più e più volte, vuoi perchè ha tenuto la barba piena di pulci e sporcizia per giorni - da quando è una cosa che potrebbe darti l'Oscar essere uno zozzone? -, da queste parti ancora non siamo convinti: vivo nello spauracchio Eddie Redmayne, che dopo Steven Hawking potrebbe fare doppietta interpretando il primo transgender della storia. E lì, sul serio, potrei morire di dolore, anche se ancora non ho visto "The Danish Girl".

Parlare della trama di "Revenant - Redivivo" non è per nulla semplice, non tanto perchè la trama in questo film non sia presente, quanto più che altro perchè la sceneggiatura si rivela essere, in fin dei conti, piuttosto esile. "Revenant - Redivivo" altro non è che una storia di sopravvivenza e di vendetta e per questo motivo, per quel che riguarda la sceneggiatura, non è che siamo davanti a qualcosa di memorabile. Molti hanno criticato la pellicola per questo motivo, io ritengo che invece questo difetto sia piuttosto superabile, se ci si rende davvero conto di cosa si è visto. Quello che per molti potrebbe essere un mero e freddo esercizio di stile da parte del regista messicano Alejandro González Iñárritu, risulta in verità essere un vero e proprio atto di amore per il cinema, un cinema fatto non tanto per raccontare storie, quanto più che altro per mostrare delle immagini. E se da sempre sono più legato al cinema che racconta storie, qualche volta, quando questo è fatto per mostrare immagini, tira fuori dei capolavori che mi entrano per davvero nel cuore. E qui a farla da padrone, oltre alla sopravvivenza di DiCaprio, sono il paesaggio circostante, luoghi remoti della Columbia Britannica che non c'è modo per raggiungerli se non camminare in condizioni climatiche avverse e su terreni particolarmente duri. Un paesaggio che si presta alla perfezione ai numerosi piano sequenza che sono presenti in questo film, che ne fanno aumentare il patos a dismisura.

Se la pellicola non ha moltissimo da offrire dal punto di vista della sceneggiatura, ne ha da offrire moltissimo per quel che riguarda la potenza delle immagini e le interpretazioni dei suoi protagonisti. Senza scomodare il già tanto chiacchierato Leo, per il quale gli verrà dedicato un paragrafo prima del voto, promesso, qui assistiamo a almeno un paio di interpretazioni davvero notevoli. Uno di questi è Domhnall Gleeson, nei panni del capitano Andrew Henry, che nel 2015 ha vissuto praticamente un anno di grazia per via di lavori come "Ex Machina" e "Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza", ma che con questo passerà sicuramente più in sordina, nonostante penso fermamente che sia giustissimo citarlo. Il secondo invece è Tom Hardy, che qui ha il ruolo dell'antagonista e che negli ultimi anni ci siamo accorti per davvero quanto fosse bravo grazie a lavori come "Locke" e soprattutto il candidato all'Oscar "Mad Max: Fury Road". In questa pellicola Hardy offre una performance superlativa che forse forse l'ho preferita pure a quella di - non me ne voglia - DiCaprio e per la quale si è giustamente preso una candidatura come miglior attore non protagonista, candidatura per la quale, ci metto la mano sul fuoco, non verrà calcolato nemmeno di striscio.

E ora veniamo al nostro beneamato Leo: sappiamo benissimo che i giurati degli Academy apprezzano particolarmente le performance recitative "fisiche", d'altronde era stato un po' il motivo per cui nel 2014 il nostro stesso Leo fu sconfitto da un McConaughey dimagritissimo per interpretare "Dallas Buyers Club". Apparentemente quest'anno non ha rivali e la sua performance, effettivamente, mi è arrivata, è riuscita ad emozionarmi a dovere e il fatto di essere riuscito a fare un film di due ore e mezza parlando per una piccola percentuale di tempo è sicuramente apprezzabile. Nonostante tutto però resto ancora convinto che le sue performance migliori siano state quelle di "Prova a prendermi" e di "The Wolf of Wall Street", anche se, per quello che gli hanno tolto in questi ultimi anni, non vedo come quest'anno i giurati possano premiare qualcun altro.

Voto: 8

lunedì 25 gennaio 2016

CHI BEN COMINCIA... #23 - Billions

Arrivo con il ritardo di una settimana, ma pur avendo visto l'episodio in tempo non ho avuto il tempo di scrivere il solito commento ai primi episodi delle serie che ho intenzione di seguire. Questa volta tocca ad un drama puro per il quale c'è sicuramente da prestare la giusta attenzione!


Billions


Rete Americana: Showtime

Il ritorno in tv di Paul Giamatti e di Damian Lewis - che avevamo già visto nei panni di Nicholas Brody nelle prime tre stagioni di Homeland - è con una serie che sicuramente troverà il modo non dico di farsi amare, ma quanto meno di farsi apprezzare. La trama è di quelle che piacciono al pubblico americano: una specie di legal drama che ha implicazioni sull'alta finanza, con Chuck Roades, interpretato da Giamatti, che è un procuratore distrettuale che non ha mai perso un caso al quale viene affidato il caso di Bobby Axelrod, interpretato da Damian Lewis, a capo di una compagnia specializzata in fondi speculativi. Peccato che nell'azienda di "Axe" lavori la moglie di Chuck, il che lo mette di fronte ad un enorme conflitto di interessi. Personaggi ben delineati e narrazione che non diventa mai pesante sono gli ingredienti del primo episodio, che sicuramente mette nello spettatore la voglia necessaria di proseguire nella visione e di scoprire come proseguirà la vicenda!

Voto: 7+

American Horror Story: Hotel - Stagione 5

American Horror Story: Hotel
(serie TV, stagione 5)
Episodi: 12
Creatore: Ryan Murphy, Brad Falchuck
Rete Americana: FX
Rete Italiana: FOX
Cast: Kathy Bates, Sarah Paulson, Evan Peters, Wes Bentley, Matt Bomer, Chloë Sevigny, Denis O'Hare, Cheyenne Jackson, Angela Bassett, Lady Gaga
Genere: Horror

Siamo entrati ufficialmente in un periodo storico in cui sono le serie TV antologiche a farla da padrone: abbiamo ad esempio lavori come "True Detective" che ha raccolto consensi unanimi con la prima stagione, mentre un po' meno con la seconda; abbiamo "Fargo" che nel corso delle due stagioni ha saputo mantenersi bene o male sugli stessi livelli; abbiamo la new entry "Scream Queens" che con la sua prima stagione è stata davvero esaltante; avremo a breve "American Crime Story" per la quale staremo un po' a vedere. E, con queste, ho citato solo quelle che seguo. "American Horror Story" è stata un po' la capostipite, l'apripista per questo periodo storico, una specie di esperimento che tra prima e seconda stagione non mi aveva particolarmente convinto - soprattutto per il fatto che la prima stagione non mi sembrava fosse conclusa - ma che con gli anni, soprattutto grazie ad una seconda stagione capolavoro e ad una terza che è stata sicuramente quella di maggior successo ha saputo farsi rispettare. Purtroppo con la quarta stagione, che sembrava quella che avrebbe potuto regalare le maggiori soddisfazioni, la serie si è un po' sgonfiata, ma con questa quinta, il cui sottotitolo è "Hotel" le cose si sono ristabilite per il meglio.

La quinta stagione di questa serie che nel corso degli anni ho tanto amato ha visto un restyling a livello di cast non indifferente, che con la perdita di Jessica Lange - che non è morta, ma ha solo deciso di andarsene - vede praticamente andarse una delle maggiori fonti del successo della serie, così come la decisione di Emma Roberts di seguire Ryan Murphy in "Scream Queens", per quanto azzeccata, risulta una perdita mica da ridere per "American Horror Story". Rimangono però la bravissima Sarah Paulson, qui in un ruolo che sinceramente non mi ha convinto non tanto per l'interpretazione quanto più che altro per il valore del suo personaggio, rimane anche Evan Peters a interpretare il killer James Patrick March, per il quale l'attore ha dovuto fare un lavoro incredibile per dargli il suo accento caratteristico, risultando uno dei migliori personaggi dell'intera stagione. Ritornano anche Kathy Bates e Finn Wittrock - una delle migliori cose di "Freak Show" - qui addirittura ad interpretare due ruoli, tra cui quello di Rodolfo Valentino. Tra i ritorni in questa stagione però è sicuramente da segnalare quello di Denis O'Hare, che qui, nel ruolo di Liz Taylor, offre sicuramente la performance di più alto livello all'interno della quinta stagione, dando al suo personaggio una profondità pazzesca e riuscendo, soprattutto negli episodi finali, a mangiarsi letteralmente la scena.

La trama della vicenda in realtà non ha nulla di nuovo nel panorama delle storie horror: abbiamo quella che potrebbe sembrare la tipica storia di hotel infestati - guarda caso chiunque muoia all'interno dell'hotel ci rimane per l'eternità, un po' come succedeva nella prima stagione, "Murder House" - a cui viene aggiunta l'interessante trama secondaria riguardante il killer dei Dieci Comandamenti, cosa assolutamente non nuova per la quale l'ispirazione tratta da "Seven" di David Fincher è parecchio evidente. All'interno dell'hotel le cose più interessanti riguardano appunto le storie degli ospiti, che da una parte, come al solito, giocano con i vari clichè del genere horror, come solo Ryan Murphy ha dimostrato di saper fare in questi anni, mentre dall'altra fanno interessare lo spettatore alla componente più umana della vicenda. Se nel primo episodio di questa stagione io avevo capito ben poco di quella che sarebbe stata la trama, pian piano sono state tirate le redini della vicenda, che ha assunto un valore piuttosto interessante, rispetto a quelle che potevano essere le premesse. Insomma, se "American Horror Story: Hotel" non è la miglior stagione di questa serie, poco ci manca, ma giusto perchè c'è stato "Asylum" che è una vetta che difficilmente verrà raggiunta di nuovo.

Tra le cose che hanno fatto più discutere i fan della serie è stato l'ingresso nel cast da parte di Lady Gaga nel ruolo della contessa Elizabeth Johnson, un ruolo sicuramente interessante e per il quale la cantante ha addirittura vinto un Golden Globe come miglior attrice in una miniserie o film per la TV. Per quanto la premiazione mi sia parsa esagerata - ad esempio ci stava benissimo una certa Kirsten Dunst che nella seconda stagione di "Fargo" si è letteralmente mangiata la scena - e per quanto mi sia sembrato piuttosto ironico e macabro che nella stessa notte Lady Gaga abbia vinto un Golden Globe e David Bowie sia morto, penso che la sua interpretazione sia stata comunque di buon livello. Certo, in un ruolo che il buon Ryan Murphy ha scritto apposta per lei e sembrava quasi tagliato dal sarto. Un ruolo in cui non si richiedeva a Lady Gaga di essere particolarmente espressiva e soprattutto le si richiedeva, bene o male, di comportarsi un po' alla sua maniera, anche se in tono sicuramente minore.

Voto: 7,5

domenica 24 gennaio 2016

CINEMA ITALIANO I LOVE YOU - Basilicata coast to coast (2010)


Italia 2010
Titolo Originale: Basilicata coast to coast
Regia: Rocco Papaleo
Sceneggiatura: Valter Lupo, Rocco Papaleo
Cast: Rocco Papaleo, Alessandro Gassmann, Paolo Briguglia, Michela Andreozzi, Max Gazzè, Giovanna Mezzogiorno, Claudia Potenza, Gaetano Amato, Antonio Gerardi, Augusto Fornari, Antonio Andrisani
Durata: 104 minuti
Genere: Commedia

Negli ultimi anni, da noi blogger della blogosfera, il cinema italiano è stato un po' preso di mira prevalentemente per il fatto che si punta moltissimo su commediole di dubbio gusto senza lasciare il giusto spazio ai film davvero meritevoli, che in proporzione - c'è da dirlo - sono sicuramente molto meno. Però, a rifletterci bene, è un po' la stessa cosa che accade con il cinema americano: tante, tantissime uscite, molte di queste sono della vaccate, mentre alcune sono davvero meritevoli e sicuramente in proporzione sono di meno. Quindi perchè non organizzare una giornata con la solita cricca di blogger in cui parlare del cinema italiano, ma non di quello della storia, che quello lo sappiamo tutti essere valido, d'altronde ce lo hanno insegnato a scuola, ma di quello degli ultimi anni, in grado, nel marasma generale, di regalarci qualche film davvero interessante. E se avete seguito la mia classifica sapete poi sicuramente che il 2015, per quanto mi riguarda, è stato sicuramente un buonissimo anno per le uscite italiane, che si spera si confermino anche nel corso del 2016. Per la giornata dedicata al cinema italiano ho scelto, completamente alla cieca, di parlare di "Basilicata coast to coast", film uscito nel 2010 che ha raccolto qualche consenso qua e là, ma sul quale ero parecchio prevenuto. Per sapere se mi sarà piaciuto vi tocca leggere la recensione allora.

Mi piace sempre particolarmente ricredermi su una particolare persona o su un particolare attore o cantante. Ho passato gli anni addietro a dare contro a Rocco Papaleo, attore comico italiano che non aveva mai attirato particolarmente le mie simpatie e che, soprattutto, non mi aveva mai fatto ridere come accadeva con la maggior parte degli italiani che si esaltavano a qualsiasi sua battuta. Non che la mia opinione sulla sua capacità di far ridere sia cambiata, ma quanto meno, grazie soprattutto al film "Il nome del figlio", remake italiano del film francese "Cena fra amici", mi sono ricreduto parzialmente sulle sue capacità di attore, anche per quel che riguarda ruoli un po' meno da commedia e che richiedono di immedesimarsi in una parte drammatica. Per quel che riguarda invece il Rocco Papaleo regista avevo totalmente detestato "Una piccola impresa meridionale", che è il suo secondo lavoro, mentre per quel che riguarda "Basilicata coast to coast" devo dire che mi ha sorpreso in positivo, non tanto per la regia che non mi è sembrato richiedesse artifici tecnici particolari o da far gridare al miracolo, ma più che altro per il modo in cui viene raccontata la storia dei quattro protagonisti del film, che sono dei personaggi per me di grande interesse.

"Basilicata coast to coast" ruota attorno ad una band di musicisti che, decidendo di partecipare al festival nazionale di teatro-canzone di Scanzano Jonico, affrontano l'impresa di compiere il viaggio che li porterà da Matera fino a Scanzano a piedi, dormendo in luoghi di fortuna e con un solo cellulare al seguito. L'impresa verrà seguita da una giornalista in erba di una televisione parrocchiale, che dovrà intervistarli nel corso del viaggio per documentare la loro impresa. I quattro personaggi sono tra loro molto diversi accomunati dal fatto di aver perso, in qualche modo, la capacità di dare un senso alla propria vita, senso che pensano in qualche modo di riuscire a ritrovare grazie a questo viaggio alla riscoperta di se stessi. Nel corso della pellicola si scoprono pian piano le vicende di Nicola Palmieri, interpretato da Rocco Papaleo, professore di matematica di un liceo artistico che poco tempo fa ha rifiutato il posto da preside per la troppa responsabilità del ruolo, Salvatore Chiarelli, interpretato da Paolo Briguglia, studente di medicina che ha abbandonato gli studi, Franco Cardillo, interpretato da Max Gazzè, che dopo la prematura morte della moglie ha deciso di non parlare mai più e Rocco Santamaria, interpretato da Alessandro Gassmann, personaggio televisivo ormai in declino che da due anni non trova un ingaggio.

Grazie alla storia di questi quattro personaggi, la pellicola risulta da una parte piacevole e di facile fruizione, mentre dall'altra in grado di scatenare nello spettatore delle interessanti riflessioni sulla vita e sugli obiettivi che ciascuno di noi si pone per affrontarla al meglio. Progetti che spesso e volentieri non vanno come avremmo voluto e che costituiscono per molti un problema, lasciando un senso di non appagamento che in qualche modo, arrivati ad un certo punto, bisogna cambiare. Il viaggio che i quattro personaggi compiono è simbolico in tal senso: la loro vita sembra fermarsi, ma tutto ciò che sta intorno a loro prosegue, le chiamate dei parenti arrivano tramite l'unico cellulare che si sono portati dietro, il lavoro per chi non lo ha continua a non arrivare, ma raggiungere Scanzano Jonico a piedi rappresenta un obiettivo, forse l'unico per loro, che nella vita va portato a termine. E se il Rocco Papaleo regista non offre certo una performance su cui farci degli studi di cinema - anche se i paesaggi della Basilicata meritano davvero -, il Rocco Papaleo sceneggiatore si comporta più che bene destreggiandosi in una storia che sembra semplice da gestire, ma che nasconde sicuramente delle insidie non indifferenti.

Voto: 7

Partecipano alla rassegna anche i seguenti blog!

Solaris: Io sono l'amore
White Russian: Non essere cattivo
Pensieri Cannibali: Non essere cattivo
Director's Cult: Il volto di un'altra
Mari's Red Room: Shadow
Non c'è paragone: Basilicata Coast to Coast
In Central Perk: Maicol Jecson
Bollalmanacco: Almost Blue
Delicatamente perfido: Italiano medio

sabato 23 gennaio 2016

CHI BEN COMINCIA... #22 - Colony

Torna, con il suo ventiduesimo appuntamento, la rubrica in cui si parla degli episodi pilota di serie che mi hanno incuriosito per la loro trama e che ho provato ad iniziare e potrei avere o meno intenzione di continuare. Oggi tocca a una serie che vede due grandi ritorni nel mondo delle serie TV come Josh Holloway e Sarah Wayne Callies.


Colony


Rete Americana: USA Network

E il grande ritorno in TV per i due attori già citati si rivela un po' una mezza ciofeca. Se devo essere sincero, già leggendo la trama della neonata serie, avevo il sospetto che non sarebbe stata proprio di mio gradimento, però, com'è come non è, va a finire che a tutto ciò che parla di futuri distopici io dia un'opportunità. Purtroppo, anche questa volta, non è andata bene, con un primo episodio che da una parte non si è rivelato particolarmente intrigante, non mi ha certamente messo la voglia di proseguire quanto meno la curiosità di sapere cosa succederà, mentre dall'altra la qualità mi è sembrata proprio bassina, con un episodio lento e piuttosto noioso in cui l'unica parte che ho gradito è stata quella in cui Sarah Wayne Callies si spoglia. Oh, questa nella sua carriera avrà interpretato i ruoli più odiosi sulla faccia della terra - Sarah in "Prison Break" e Lori in "The Walking Dead" - però a me fisicamente continua a piacere di brutto.

Voto: 4,5

venerdì 22 gennaio 2016

Ash vs. Evil Dead - Stagione 1

Ash vs Evil Dead
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Sam Raimi, Ivan Raimi, Tom Spezialy
Rete Americana: Starz
Rete Italiana: Inedita
Cast: Bruce Campbell, Jill Marie Jones, Ray Santiago, Dana Delorenzo, Lucy Lawless
Genere Commedia, Horror

In queste annate sono diventate ormai abbastanza le serie TV che sono tratte o prendono ispirazione da film più o meno validi: basti ad esempio pensare a "Fargo", che con le due stagioni finora andate in onda ha saputo sorprendere per l'altissima qualità e, se possibile, migliorarsi con la seconda stagione. Senza andare però su esempi acclamati da pubblico e critica, ci si può spostare su "Limitless", serie sicuramente non trascendentale che rappresenta un seguito dell'omonimo film con Bradley Cooper, ma che negli episodi andati in onda fino ad ora ha saputo intrattenere e a tratti anche divertire. Con le ultime settimane del 2015 è però arrivata anche "Ash vs Evil Dead", seguito della trilogia de "La casa" diretta da Sam Raimi, che qui figura anche come regista di alcuni episodi e come produttore. Non solo: tra i protagonisti abbiamo anche l'adoratissimo Bruce Campbell, la cui carriera non è proprio decollata dopo la famosa trilogia, ma che rappresenta, grazie al ruolo di Ash, un personaggio parecchio importante nella storia del cinema horror.

Ovviamente la serie arriva sugli schermi di Starz non senza uno strascico infinito di dubbi e perplessità, un po' come tutte quelle serie che ho già citato fino ad ora. Perplessità che sono state fugate subito dal primo episodio in grado di mettere in scena, nel giro dei suoi quaranta minuti di durata - quelli successivi si attesteranno tra i venticinque minuti e la mezz'ora - tutte le atmosfere che erano state in grado di affascinare e divertire nei film appartenenti alla saga. Se infatti "La casa", pur avendo una spiccata vena comica, stava più vicino all'horror vero e proprio, la scelta vincente per la trilogia è stata quella di virare su atmosfere e su argomenti un po' più trash per quel che riguarda "La casa 2" e "L'armata delle tenebre". E la decisione presa per la prima stagione di questa serie è stata, giustamente, quella di proseguire nell'esaltazione del trash, dando ad ogni episodio una vena comica davvero particolare.

I motivi per cui dunque "Ash vs Evil Dead" è stato in grado di sorprendere in positivo è stata la capacità degli sceneggiatori di non snaturare per nulla le atmosfere della trilogia originale, riuscendo a proseguire nella storia in una maniera originale e soprattutto molto coerente, circondando Ash di nuovi personaggi parecchio interessanti e divertenti come Pablo e Kelly, che formano una coppia di personaggi che con la loro personalità riescono a stare molto bene di fianco al protagonista Ash. Per non parlare poi delle puntate in cui entra in scena Ruby, interpretata da una Lucy Lawless idolesca, che sicuramente hanno quel tocco in più.

Il rischio principale, ma anche forse la volontà degli autori della serie, era quello che "Ash vs Evil Dead", diventasse una specie di one man show che celebrasse le gesta di Bruce Campbell - che in ogni caso che Dio lo abbia sempre in gloria -, rischio che non viene totalmente scongiurato, visto che il protagonista indiscusso della serie e della maggior parte delle scene più divertenti è lui, ma che quanto meno viene attenuato dal fatto che i due personaggi che ruotano maggiormente attorno al protagonista sono davvero ben costruiti e in grado di far divertire il pubblico con i loro scambi di battute.

Voto: 7,5

giovedì 21 gennaio 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Un nuovo weekend cinematografico è all'orizzonte e otto sono i film della settimana in uscita. Uscite interessanti alternate ad alcune sicuramente meno, ma come al solito le analizzeremo tutte in base ai miei pregiudizi!


Garm Wars: L'ultimo druido di Mamoru Oshii

Pellicola di fantascienza futuristica canado-giapponese - si dice così? - che potrebbe essere da una parte qualcosa di seriamente interessante, mentre dall'altra rischia di essere un po' una vaccatona. Diciamo che non mi svenerò per andarla a vedere, ma potrei, prima o poi, recuperarla, se non altro per curiosità.


Il figlio di Saul di Laszlo Nemes

La pellicola ungherese che ha vinto il Golden Globe come miglior film straniero poco più di una settimana fa e che si candida prepotentemente anche per gli Oscar - solitamente da questo punto di vista Oscar e Golden Globe corrispondono... -. Sicuramente una pellicola da vedere anche solo per il ruolo che riveste in questa annata.


Piccoli brividi di Rob Letterman


Da piccolo non sono mai stato particolarmente fan dei Piccoli Brividi. Ho letto qualcuno dei romanzi - giusto due o tre - e visto pochissime puntate della serie TV. Per questo motivo non fremo dalla voglia di vedere questa pellicola. Però mai dire mai...


Se mi lasci non vale di Vincenzo Salemme

Io questo film lo lascio... lo lascio eccome... marcire nei cinema senza dargli nemmeno un dindino. E vale... eccome se vale.


Steve Jobs di Danny Boyle


Dopo il biopic non proprio riuscitissimo con Ashton Cutcher ecco che arriva una nuova versione della vita di uno dei due informatici piú famosi del mondo. Peró dopo sto biopic mi promettete che la smettete di usare "Sta hungry. Stay foolish" a cazzo di cane???


The Pills: Sempre meglio che lavorare di Luca Vecchi

Questo é invece il film italiano della settimana che mi incuriosisce parecchio. Dopo essermi visto in poco tempo la web serie mi sono convinto che questo gruppo di comici sia valido, anche a livello registico e citazionistico, quindi penso proprio che a sto film gli daró una possibilitá piú che concreta!


Ti guardo di Lorenzo Vigas

Dopo giusto quella vita o due di ritardo arriva finalmente nei cinema il film spagnolo vincitore dell'ultimo Leone d'oro alla Mostra del cinema di Venezia. Sinceramente se non fosse per l'importanza che riveste molto probabilmente non lo avrei nemmeno notato peró penso proprio che una visione ci dovrá pure scappare...

mercoledì 20 gennaio 2016

Irrational Man (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Irrational Man
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Cast: Joaquin Phoenix, Emma Stone, Parker Posey, Jamie Blackley, Betsey Aidem, Ethan Phillips, Meredith Hagner, Ben Rosenfield, David Aaron Baker
Durata: 96 minuti
Genere: Commedia, Thriller

Non si sa bene per quale assurdo motivo uno dei registi più amati dal pubblico abbia deciso che, quasi fosse da contratto, deve per forza fare uscire un film all'anno. Il regista di cui parlo è Woody Allen, autore che nel corso della mia vita mi ha sempre lasciato piuttosto indifferente, non riuscendo mai davvero ad apprezzare nè i suoi lavori storici nè tanto meno quelli più recenti, a parte le rare eccezioni di "Midnight in Paris" e di "Magic in the Moonlight". Come seconda cosa nel corso della mia vita da appassionato di cinema ho sempre prediletto in maniera particolare quei registi non troppo prolifici per i quali i loro film sono un evento particolare nel corso di un arco di tempo che va dai due ai quattro anni, mentre per quel che riguarda Allen, il suo film annuale mi sembra più che altro una tassa da pagare che si è autoimposto lui stesso e che propina ad un pubblico che, comunque, continua ad apprezzare. Voi direte che potrei anche decidere di non vederlo il film annuale di Woody Allen, ma continuo a dargli nuove opportunità ogni anno, sperando che prima o poi possa davvero sorprendermi.

Per quel che riguarda "Irrational Man" - al contrario di "Magic in the Moonlight" le cui premesse non mi appassionavano particolarmente, ma alla fine è riuscito a sorprendermi in maniera positiva - le premesse mi intrigavano in maniera particolare: Abe Lucas, interpretato da un sempre bravo Joaquin Phoenix, è un professore di filosofia in piena crisi esistenziale - strano, nella mia vita da studente ho conosciuto solo professori di filosofia sani di mente....... tanto sono sicuro, la mia prof di filosofia del liceo non sa usare il computer, quindi non verrà certo a cercarmi - che, trasferitosi nel college Brailyn, comincerà una relazione con la collega Rita, interpretata da Parker Posey, e conoscerà Jill, interpretata da una Emma Stone sempre bellissima, ma non proprio convincente nel ruolo, studentessa del suo corso che presto si innamorerà di lui, attratta in maniera inspiegabile dal suo cinismo e dai suoi patemi d'animo. Nel corso di una delle loro uscite, Abe sentirà i discorsi di una donna in procinto di perdere l'affidamento dei figli per colpa di un giudice corrotto, motivo per cui deciderà di aiutarla - e di dare un senso alla sua vita - uccidendo quel giudice.

Purtroppo "Irrational Man" non riesce nel suo intento di colpire nel segno: se per qualcuno il film ha, in qualche modo, rappresentato un ritorno alle origini da parte di Woody Allen, per quanto mi riguarda la pellicola risulta essere un thrillerino leggero, per il quale sicuramente non si fa fatica a portarne a termine la visione, che a tratti risulta essere anche piacevole e simpatica, ma che purtroppo manifesta dei passaggi a vuoto abbastanza preoccupanti e discorsi che per il regista non sono per nulla nuovi. D'altronde ormai lo sappiamo che i temi più cari al regista sono la paura della morte, l'esistenzialismo e il manifestare un certo nichilismo - concetti che la mia prof di filosofia, chiaramente sana di mente come il protagonista del film, non è mai riuscita a farmi comprendere appieno - e sappiamo anche che a ottant'anni non hai tanta voglia di cambiare argomenti, ma è il contenuto della pellicola in questione a non convincere. Siamo in qualche modo davanti ad un film che non è facilissimo da inquadrare e che, a parte uno svolgimento in qualche modo piacevole, non è nemmeno facile da fruire a livello contenutistico ed è un peccato, viste le premesse della pellicola. Forse sarebbe dunque il caso di tornare al punto di partenza: è il caso, a ottant'anni, di continuare a girare un film all'anno come se fossa una tassa da pagare al pubblico? O forse, visto il fatto che ti riesce un film si e uno no, sarebbe il caso di prendersi un annetto di pausa ogni tanto?

Voto: 5,5

martedì 19 gennaio 2016

The Affair - Stagione 2

The Affair
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 12
Creatore: Sarah Treem, Hagai Levi
Rete Americana: Showtime
Rete Italiana: Inedita
Cast: Dominic West, Ruth Wilson, Maura Tierney, Joshua Jackson, Julia Goldani Telles, Jake Siciliano, Jadon Sand, Leya Catlett, Josh Stamberg
Genere: Drammatico

Nel 2014, la prima stagione di "The Affair" aveva positivamente sorpreso, grazie ad una qualità piuttosto alta lungo tutti i dieci episodi, grazie ad una trama che procedeva lentamente, ma era comunque in grado di coinvolgere pienamente lo spettatore e soprattutto grazie ad una struttura innovativa, che metteva a confronto due punti di vista differenti - quelli di Noah e Alison nel momento in cui intraprendono una relazione extraconiugale - in relazione alla stessa storia. Punti di vista che spesso e volentieri non corrispondevano e il bello della faccenda stava nel tentare di capire - e chi ci è riuscito è davvero bravo - quale dei due fosse quello vero. All'epoca la mia teoria me la ero fatta, non prendendo una posizione ben precisa e decidendo - probabilmente a ragione - che entrambi i personaggi dicessero la propria verità e che fosse praticamente impossibile che uno dei due punti di vista fosse completamente veritiero. Il vaglio della seconda stagione era dunque fondamentale per capire quanto la serie potesse diventare davvero importante nel panorama seriale americano. Occhio però perchè trattasi di una serie Showtime, ovvero quel canale in cui buona parte delle produzioni televisive cominciano a sbroccare a partire dalla terza stagione e ancora nessuno sembra essersi salvato dall'inesorabile destino.

Ed è qui che, effettivamente, la seconda stagione si conferma di alta, altissima qualità, riuscendo persino a migliorarsi affrontando, per questa seconda tornata, un percorso narrativo nuovo: i punti di vista da due diventano quattro, ampliando la storia alle questioni che riguardano i partner traditi della prima stagione - Helen e Cole - e offrendo sempre più spunti di riflessione. Il merito principale di questa seconda stagione di "The Affair" sta nell'aver voluto sperimentare di nuovo, riuscendo a mescolare sapientemente una tecnica di livello abbastanza alto, delle storie davvero emozionanti e delle interpretazioni di altissimo livello sia dai quattro personaggi principali, sia per quel che riguarda coloro che ruotano loro attorno. E' grazie a questi molti accorgimenti che la seconda stagione di "The Affair" riesce a risultare di gran lunga migliore rispetto alla prima, che alla luce dei fatti risulta un grosso esperimento - sicuramente ben riuscito - atto a preparare il vero e proprio momento clou. Sperando, ovviamente, che la serie non sbrocchi anche in questa occasione come molte produzioni targate Showtime.

L'idea di ampliare a quattro i punti di vista della vicenda inizialmente sarebbe potuta sembrare azzardata, invece ci fa conoscere le situazioni sentimentali di quei due personaggi che nella prima stagione avevamo visto un po' sullo sfondo. Inoltre, riesce a regalarci un paio di performance recitative davvero di altissimo livello, come quelle di "Maura Tierney" nei panni di Helen Soloway, la moglie di Noah, vera mattatrice di questa seconda stagione, in grado di vincere un Golden Globe come miglior attrice non protagonista in una serie televisiva. La sua storia risulta essere decisamente la migliore delle quattro e merito principale va proprio all'attrice, che nelle parti a lei dedicate riesce a mangiarsi realmente la scena, alla faccia di quando recitava in cosette come "E. R. - Medici in prima linea" senza mai essere particolarmente convincente. Dall'altra parte abbiamo anche il punto di vista di Cole Lockhart, interpretato da un sempre bravissimo Joshua Jackson, anche se, se devo essere sincero al massimo, la parte a lui dedicata non mi ha convinto più di tanto ed è un peccato perchè il personaggio, nella prima stagione, mi era particolarmente piaciuto, invece qui mi ha dato un po' di noia.

Per quel che riguarda i due protagonisti della vicenda invece sempre ottimi Dominic West e Ruth Wilson nei panni, rispettivamente, di Noah e di Alison, in grado di offrire entrambi delle ottime performance recitative, al netto del fatto che sono stati entrambi offuscati dalla vera mattatrice della stagione. Le loro storie riescono a mantenere alto l'interesse dello spettatore, soprattutto per quel che riguarda il mistero che ci accompagna dall'inizio della prima stagione: chi è il colpevole dell'omicidio? Lo scopriremo in un finale di stagione emozionantissimo, in grado di ribaltare, nel bene e nel male, tutto ciò che gli sceneggiatori erano riusciti a farci pensare dei vari personaggi, con alcuni che riescono a riscattarsi - per lo meno ai miei occhi - e altri che probabilmente perderanno qualche punto a livello di simpatia.

Voto: 8

lunedì 18 gennaio 2016

Carol (2015)

Regno Unito, USA 2015
Titolo Originale: Carol
Regia: Todd Haynes
Sceneggiatura: Phyllis Nagy
Cast: Cate Blanchett, Rooney Mara, Sarah Paulson, Kyle Chandler, Jake Lacy, Cory Michael Smith, John Magaro, Kevin Crowley, Carrie Brownstein, Kk Heim, Sadie Heim, Amy Warner, Michael Hahn, Ann Reskin, Nik Pajic, Trent Rowland, Wendy Lardin
Durata: 118 minuti
Genere: Drammatico

E finalmente, con questo post, inizia ufficialmente il 2016 cinematografico direttamente su questo blog, che fino ad ora, nel corso dell'anno nuovo, si era occupato di sviscerare quelle che erano state le serie TV e i film migliori dello scorso anno. Ora però basta con l'anno passato e si torna alle recensioni - in realtà c'è ancora qualche pezzo da recuperare dall'anno passato, ma ho deciso di inaugurare questa nuova stagione con un film effettivamente uscito in Italia nel 2016 -, quelle con cui si potrebbe discutere per ore, così come quelle che magari non si cagherà nessuno. E si comincia con uno dei film più discussi di questo inizio di annata. Quello di Checco Zalone? No, nonostante lo voglia vedere, oggi non è il suo turno, oggi è il turno di "Carol", pellicola diretta dal regista Todd Haynes che si è già guadagnata la bellezza di cinque nomination ai Golden Gol Golden Globe e sembra essere uno dei grandi favoriti per una corsa agli Oscar che quest'anno si preannuncia molto più agguerrita e molto più incerta rispetto alle scorse annate. Premettendo la mia scarsa conoscenza del regista Todd Haynes e il fatto che non ho letto il romanzo di Patricia Highsmith da cui il film è tratto, bisogna capire se ci si trova davanti per davvero ad un gran film o se, forse, sia stato pompato in maniera un tantino eccessiva.

Ormai la trama del film la conoscono un po' tutti: siamo nel 1952 e tra Therese Belivet, diciannovenne, e Carol Aird, nasce un'intensa storia d'amore, che metterà in seria difficoltà la vita di entrambe dato che la prima ha un ragazzo con cui è in procinto di sposarsi, mentre la seconda ha una figlia e un matrimonio sull'orlo del divorzio. A ciò si aggiunge anche il fatto che nel 1952 l'omosessualità ancora non era per nulla accettata e anzi, in cause di divorzio come quella che viene narrata nella pellicola, si rischiava un'accusa di indecenza - o comunque qualcosa del genere, non ricordo bene il termine che veniva utilizzato nel film -. La narrazione della vicenda procede un po' come ci veniva annunciato dal trailer, con le due che iniziano a conoscersi e a provare prima una forte attrazione, poi un grande sentimento d'amore, che andrà ad intaccare i rapporti personali di entrambe. Ed è probabilmente qui che sta il più grande difetto del film, soprattutto per chi non ha letto il romanzo, come me: tutto va bene o male come ci si aspetta e a livello di sceneggiatura non è presente per nulla quel guizzo che potrebbe far gridare al miracolo. Da questo punto di vista "Carol" risulta dunque essere un film sin troppo lineare, dove tutto va come deve andare e non si riesce per davvero ad elevarsi al di sopra della media dei film del genere.

Però "Carol" non è e secondo me non vuole nemmeno essere un film che affronti l'argomento dell'accettazione dell'omosessualità: per quanto il traguardo ancora nel 2016 non sia stato raggiunto - ma questa è una considerazione che va molto oltre - "Carol" vuole essere la narrazione di una storia d'amore tra due donne, vuole essere la celebrazione dell'amore, nè più e nè meno. E se a livello di sceneggiatura tutto procede in maniera piuttosto lineare, da questo punto di vista sono le due attrici protagoniste ad offrirci gli spunti migliori per poter parlare del film in questione. Cate Blanchett nei panni di Carol è brava, chiaro, questo lo sappiamo un po' tutti, ma io sono convinto che il punto forte del film in realtà non sia lei, con il suo personaggio altero e talvolta anche antipatico e piuttosto freddo, quanto più che altro Rooney Mara nei panni di Therese. Vengono subito alla mente, ad esempio, le prime scene in cui le due protagoniste si conoscono e mentre Carol comincia ad affondare le radici del suo corteggiamento, Therese ci offre delle espressioni che, puntando ad una mimica facciale particolarmente espressiva, riescono a far capire allo spettatore, all'istante, quali siano le sue sensazioni, che paiono un misto tra imbarazzo e orgoglio. Nella scena e nel dialogo in cui le due stanno pranzando si vede chiaro nel volto di Rooney Mara il desiderio - amoroso e sessuale - di stare con la donna che ha di fronte, cosa che si vede bene anche in Cate Blanchett, non lo nego, ma ho preferito di gran lunga l'interpretazione molto più "emozionale" di Rooney Mara in questo senso. Non ho apprezzato invece particolarmente la presenza di Sarah Paulson, nei panni di Abby, amica d'infanzia di Carol con cui la donna ha avuto una relazione, per la quale il matrimonio tra la protagonista e Harge volge al termine. Passando invece alla componente maschile della pellicola, in qualche modo mi sento di voler spezzare una lancia in favore sia di Harge, interpretato da un bravo Kyle Chandler, sia di Richard, interpretato da Jake Lacy: mentre il secondo magari rimane un po' più sullo sfondo, Harge è quello che per lunghi tratti del film sembra uscirne con le ossa rotte e che - magari talvolta comportandosi un po' da stronzo - le prova tutte per ottenere ciò che vuole. Per quanto approvi in toto quello che è il messaggio del dialogo finale tra Carol e Harge, provo un po' a mettermi nei panni di un marito che vede la moglie "tradirlo" con un'altra donna - anche se la nostra storia inizia a matrimonio già finito sappiamo che c'è stato un precedente - che deve essere una sensazione parecchio strana: non deve essere particolarmente facile vivere anni con una donna, avere con lei una figlia e scoprire che questa è omosessuale, in quel caso l'uomo si ritrova completamente disarmato, non ha un vero e proprio modo per reagire. Mentre il tradimento con un altro uomo magari avrebbe fatto risvegliare Harge, stimolandolo a tentare di riconquistare la sua donna, il tradimento con un'altra donna risulta praticamente inaffrontabile, non c'è tentativo di riconquista che tenga, è la sua natura e sei costretto ad accettarla, in un modo o nell'altro. Perchè per quanto il suo comportamento sia a lunghi tratti sbagliato, Harge è un uomo innamorato, che però non può fare nulla per riottenere l'amore che vuole.

A fine film si rimane dunque con la sensazione di aver visto una buona pellicola che, riflessioni scaturite ed interpretazioni delle attrici protagoniste a parte, risulta fin troppo lineare, sia a livello di sceneggiatura sia per quel che riguarda la forma: Todd Haynes segue alla lettera quelli che sono i canoni registici senza riuscire nell'intento di dare un tocco personale alla sua pellicola, motivo per cui non riesco bene a spiegarmi tutto l'entusiasmo verso il film. "Carol" è sicuramente una pellicola che può aprire a moltissime riflessioni - sarebbe perfetta per un cineforum, tanto per dire - e che parla, in qualche modo, di una storia bella e interessante, per quanto normale. A livello cinematografico però non siamo per nulla davanti al capolavoro tanto sbandierato, quanto più che altro ad un buon film con qualcosa di buono da offrire senza però andare oltre quelle che sono le sue possibilità.

Voto: 7-

sabato 16 gennaio 2016

CHI BEN COMINCIA... #21 - Shadowhunters

Torna, sempre puntuale quando guardo qualcosa di nuovo, la rubrica in cui parlo degli episodi pilota delle serie che ho intenzione di seguire. Oggi tocca a "Shadowhunters", serie nata dopo il flop cinematografico della saga tratta dai romanzi Cassandra Clare e in onda su Freeform, che altro non è che il nuovo nome di ABC Family, la rete che ha dato notorietà a Pretty Little Liars. In Italia la serie viene trasmessa, in contemporanea con l'uscita americana, su Netflix


Shadowhunters

Rete Americana: Freeform
Rete Italiana: Netflix


Io devo ammetterlo: della saga letteraria da cui è tratta questa serie ho letto solamente il primo romanzo e, con immensa vergogna, il film trasposizione di quel primo romanzo - "Shadowhunters: Città di ossa" - non mi era nemmeno troppo dispiaciuto - sì, lo so, devo essere tipo l'unica persona nell'intero universo -. La serie, da me accolta con un certo scetticismo ma anche con una certa curiosità, non parte certo sotto i migliori auspici. Non tanto per via della storia narrata, quella non mi dispiace avendo letto il romanzo e non essendomi dispiaciuto il film, quanto più che altro per i suoi personaggi e per gli attori che li interpretano. Innanzitutto i famosi Shadowhunters a me sembrano solo dei grandi, grandissimi tamarri e niente di più, mentre Katherine McNamara, l'attrice che interpreta Clary Fray, protagonista della vicenda, è bella, è rossa - che non guasta proprio mai nella vita -, ma sembra parecchio insopportabile. La speranza reale che ho su questa serie è dunque quella che si possa rivelare un intrattenimento ad altissimo tasso di trash in stile "Pretty Little Liars", perchè se questi tentano di prendersi troppo sul serio ne vien fuori una cagata a livelli colossali.

Voto: 5

venerdì 15 gennaio 2016

DEL MEGLIO DEL NOSTRO MEGLIO - I MIGLIORI FILM DEL 2015 (POS. 10-1)

E con la fine di questa settimana è arrivato finalmente il momento di eleggere i migliori dieci film della scorsa annata, in una classifica che è finita decisamente troppo tardi rispetto a quelli che erano i piani - ne trarrò insegnamento per il prossimo anno, ormai, ma che ha saputo esplorare, con i suoi quaranta titoli, quelli che sono stati i film che hanno segnato il 2015 cinematografico in Italia - e qualcuno anche il 2014, dai! -. Dunque, dopo aver visto le posizioni dalla 40 alla 31, quelle dalla 30 alla 21 e quelle dalla 20 alla 11, prima di iniziare a stilare la top 10, riepiloghiamo i vincitori delle scorse annate, ovviamente dall'apertura di questo blog!




10 - Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza

Il risveglio della Forza ha fatto risvegliare tutti i fan di vecchia data di "Star Wars" e ha fatto svegliare per la prima volta anche me, che ho recuperato in fretta e furia tutti i sei film precedenti per poi correre al cinema a vedere il lavoro di J. J. Abrams. Il risultato è stato grande e anche parecchio esaltante, un omaggio sentito alla saga originale e anche la volontà di provare a creare interesse per i capitoli successivi.


Top: Il cattivo Kylo Ren; interpretato da Adam Driver, funziona alla grandissima; brava anche Daisy Ridley nei panni di Rey, ma in generale un po' tutto il cast dei nuovi.



9 - It Follows

Questo è stato l'horror dell'anno, un horror con atmosfere quasi retrò, con un regista in grado di fare grande, grandissimo cinema in una pellicola che riesce, con pochissimo, a spaventare e anche di brutto.


Top: La protagonista interpretata da Maika Monroe; la paura nasce prevalentemente dalla paranoia dovuta al non sapere cosa possa scatenarla.



8 - Suburra

Dopo tantissimi film italiani in questa classifica, turno anche per il lavoro di Stefano Sollima, che dopo le grandissime serie "Romanzo Criminale" e "Gomorra", riesce a mettere al cinema una storia disgustosa al punto giusto, con dei protagonisti davvero deprecabili.


Top: L'interpretazione di Claudio Amendola è a sorpresa solidissima; pazzesco anche Alessandro Borghi e la solita garanzia Pierfrancesco Favino



7 - Inside Out

A sorpresa, posto nella top ten anche per un film d'animazione firmato Disney Pixar: un successo, quello di "Inside Out", tanto annunciato, quanto dovuto, sia per quel che riguarda l'idea geniale di parlare delle emozioni umane in quel modo, sia per la magia della narrazione.


Top: Il film d'animazione dell'anno diverte e fa riflettere alla grande; forse un film più per adulti che per bambini!



6 - The Guest

Ancora Maika Monroe in questa classifica, stavolta grazie al suo ruolo da coprotagonista, a fianco di un Dan Stevens che interpreta un personaggio fighissimo, forse uno dei personaggi che mi hanno più impressionato nel corso della scorsa annata.


Top: Bravissima Maika Monroe anche in questo film; Dan Stevens interpreta il personaggio più cool del 2015; atmosfere retrò e colonna sonora composta prevalentemente da musica elettronica anni '80.



5 - Mad Max: Fury Road

Anche questa uscita ha scatenato in me la voglia di recuperare e, dopo aver apprezzato la trilogia con protagonista Mel Gibson, ecco anche che questa nuova versione con protagonista Tom Hardy esalta alla grandissima, con idee fuori dal comune, segnando il ritorno di George Miller in grande stile.


Top: Riuscire a fare un film così figo senza una vera e propria trama è roba da pochi.



4 - Whiplash

La pellicola rivelazione - ma nemmeno tanto - della ultima notte degli Oscar, in grado di vincere ben tre statuette, grazie ad una colonna devastante, ad un montaggio pazzesco e soprattutto ad una interpretazione davvero magistrale.


Top: La colonna sonora; J. K. Simmons pazzesco e cattivissimo nell'interpretare il suo personaggio.



3 - Kreuzweg - Le stazioni della fede

Quattordici scene, tutte con telecamera fissa. Un'interessantissima riflessione su quanto il fanatismo religioso non sia solo da altre parti, ma possa anche essere perpetrato da "innocui" cristiani cattolici.


Top: E' stata una delle più grandi sorprese del 2015, in grado di non annoiare nonostante il tema, decisamente pesante, a cui si dedica; la protagonista è da tenere d'occhio per il futuro!



2 - Mommy

Uscito a Dicembre del 2014, ma io sono riuscito a recuperarlo soltanto nel corso del 2015. Xavier Dolan, giovanissimo, dimostra ancora una volta di saperci fare tantissimo dietro alla macchina da presa, giocando anche con le inquadrature e con i formati video, creando un film emozionante e con un paio di scene da consegnare agli annali della storia del cinema.


Top: Brani che normalmente non sopporto che vengono elevati ad un livello superiore; la scena in cui il protagonista apre l'inquadratura passando da 1:1 a 16:9; il pezzo con in sottofondo Ludovico Einaudi.



1 - Birdman

La pellicola del 2015 è "Birdman", la stessa pellicola che ha praticamente sbaragliato la concorrenza alla serata di premiazione degli Oscar. Un finto piano sequenza incalzante che ci mette di fronte ad un omaggio verso il mondo della recitazione. Pazzesco Michael Keaton che dà voce perfettamente a quella che è stata la sua carriera da attore, pazzesca Emma Stone, pazzesca la colonna sonora formata quasi esclusivamente da una batteria incalzante.




Finita la carrellata dedicata alle classifiche del 2015, inizia ora, ufficialmente, anche su questo blog, un nuovo anno, con alcune recensioni da recuperare dell'anno ormai passato e altre che arriveranno, pian piano. Chi vincerà i premi il prossimo anno dunque? Per farlo, non dovete fare altro che continuare a seguirmi!
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