domenica 2 febbraio 2014

Il capitale umano (2014)

Italia, Francia 2014
Titolo Originale: Il capitale umano
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Paolo Virzì, Francesco Bruni, Francesco Piccolo
Cast: Fabrizio Bentivoglio, Fabrizio Gifuni, Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Bebo Storti, Matilde Gioli, Guglielmo Pinelli, Giovanni Anzaldo, Gigio Alberti, Federica Fracassi
Durata: 116 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: La notte della vigilia di Natale, un ciclista viene investito da un SUV su una strada provinciale brianzola. Dopo questo incidente comincia la narrazione della vita di due famiglie, la famiglia Bernaschi e la famiglia Ossola, legata dalla relazione sentimentale tra i due figli, Silvia e Massimiliano.

Prima di vedere il film e per tutta la sua durata mi è sempre rimasta in testa questa domanda riferita al titolo del film: cos'è il capitale umano? Il capitale umano, ora lo so, è tutto quell'insieme di conoscenze, esperienze della vita di un uomo, finalizzate al raggiungimento di determinati obiettivi sociali. Nel film il titolo però assume un significato negativo, indicando questo "capitale umano" come un qualcosa di economizzabile, una sorta di pagamento. Alla fin fine il messaggio che lascia passare il film è che per la legge italiana, quando un uomo perde la vita per mano o per colpa di qualcun altro ha un valore economico pari al suo capitale umano.

Se uno si ferma un attimo a rifletterci bene giunge in fretta alla conclusione che ciò sia una cosa piuttosto disturbante e schifosa. L'essere umano viene così oggettizzato e mercificato a tal punto da avere un valore economico preciso. Ed è proprio l'effetto che secondo me voleva ottenere il film. Essere un film schifoso. CIò non vuole affatto dire che sia un film brutto, ma più che altro un film che sconvolge, che provoca sdegno, schifo, che ti fa pensare e rassegnare. Dopo la visione del film sono stato pervaso da un'incredibile ondata di pessimismo e di totale sfiducia verso il genere umano.

Dal punto di vista registico Paolo Virzì (che purtroppo non conosco molto a fondo ma vorrei abbastanza approfondire) confeziona un film semplice e senza particolari tecnicismi, concentrandosi più che su movimenti di macchina ricercati, su come viene raccontata la storia, che, tramite l'espediente delle tre storie di vita sviluppate in parallelo, riesce a farci vedere per bene i punti di vista di tutti i protagonisti. E per una storia così è la cosa migliore che si potesse fare.

D'altro canto invece, come nella maggior parte dei film italiani dell'ultimo periodo, non ho particolarmente apprezzato la componente recitativa. Per carità, i protagonisti sono bravi, soprattutto se messi a confronto con tutto ciò che le nuove leve del nostro cinema ci stanno offrendo, in cui chiunque recita in commedie di dubbio gusto recitando come un cagnaccio, però si vede troppo spesso troppa enfasi nella recitazione, con un modo di fare che si addice più al teatro che al cinema. Fondamentalmente il problema è che si vede troppo bene che stanno recitando tutti. Che poi gli attori riescano bene a rendersi tutti particolarmente odiosi e schifosi è tutta un'altra storia.

Voto: 7,5

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