sabato 22 agosto 2015

Marebito (2004)

Giappone 2004
Titolo Originale: Marebito
Regia: Takashi Shimizu
Sceneggiatura: Chiaki Konaka
Cast: Shinya Tsukamoto, Tomomi Miyashita, Kazuhiro Nakahara, Miho Ninagawa, Shun Sugata
Durata: 91 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Masuoka, reporter freelance sofferente di depressione, è ossessionato dal vedere e rivedere le sue riprese. Dopo aver assistito e ripreso un suicidio in metropolitana, egli vorrà indagare sulle motivazioni che hanno spinto l'uomo a compiere quel gesto, attratto dall'espressione di terrore che l'uomo aveva in volto prima di uccidersi. Scoprirà, nei sotterranei della città, una donna completamente nuda, che lui chiamerà F, che si nutre esclusivamente di sangue umano, e la porterà in casa sua.

Quando ti appassioni in maniera particolare ad un genere cinematografico finisci per provare un po' di tutto. E' stato un po' quello che è successo a me lo scorso anno, in cui, dopo aver provato negli anni passati qualche esponente del genere, mi sono appassionato in maniera particolare all'horror orientale, guardando esponenti del genere provenienti da un bel po' di nazioni di quella zona: Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Cina, persino Singapore e Filippine. A volte ne sono rimasto estasiato, altre volte un po' interdetto, raramente deluso del tutto. Inoltre, il regista di "Marebito" - film consigliatomi da moltissimi - , tale Takashi Shimizu, è uno di quei registi che non ho ancora capito se ritenerlo un genio visionario oppure una sola con qualche colpo di fortuna. Il giudizio su di lui non lo posso ancora chiudere perchè ho visto solamente "Ju-On - The Grudge" - che mi ha terrorizzato letteralmente, ma solo dopo ho scoperto essere il terzo capitolo della saga e non il primo -, poi il suo remake americano, diretto dallo stesso Shimizu, che però non mi ha particolarmente impressionato. Poi ho anche visto "The Shock Labyrinth" che è stato un gigantesco MEH e "7500" anch'esso piuttosto deludente.

"Marebito", presentato al Festival del Cinema di Venezia nel 2004, dopo la visione rimane per me un grande mistero. La partenza della pellicola e tutta la sua prima parte, in cui il protagonista si trova a riflettere sul terrore che si prova prima di morire guardando delle sue riprese - è un giornalista freelance - che ritraggono un uomo che sta per suicidarsi, è folgorante. La regia è pazzesca, talvolta un po' sporca, talvolta seguendo la telecamera a mano del protagonista, altre volte lasciandosi andare ad inquadrature davvero interessanti. In questa prima parte, che procede in maniera molto lenta, come un po' tutto il film, si riesce ad interessarsi per bene al protagonista e a cercare di seguirlo nelle sue indagini, che sono chiaramente roba per uno spostato mentalmente, ma che contengono al proprio interno argomenti per me di reale interesse.

Nella seconda parte poi, Subito dopo che il protagonista scopre F, una donna seminuda che si nutre solo di sangue umano nei sotterranei della metropolitana, il film si sgonfia. Ma non è il tipico calo fisiologico di quei film che hanno buone idee e non sanno come svilupparle a dovere. Lo sgonfiamento di questo film è dovuto più che altro alla volontà del regista di inserire tante, tantissime, decisamente troppe cose. Il risultato alla fine è prevedibile: lo spettatore - ovvero io e solamente io - inizia pian piano a disinteressarsi alle vicende che vengono narrate, perchè sembrano non avere un filo logico l'una con l'altra. E' così che del destino di F non mi sono particolarmente interessato, così come di tutti i pipponi che si fa il protagonista sulla morte e sul volto del terrore perdono progressivamente di mordente.

L'errore di Shimizu, un po' come in "The Shock Labyrinth" è dunque quello di aver voluto creare un film che non è riuscito a gestire appieno, con una simbologia decisamente troppo complessa per essere compresa da qualcuno che non appartiene alla stessa cultura del regista. Siamo ben lontani ad esempio all'errore fatto in "7500" ovvero quello di aver banalizzato di brutto la trama, riducendola ad un finale scontato e prevedibilee con un colpo di scena abbastanza fastidioso. Qui l'eccessiva complicatezza della trama la rende sfilacciata e di difficile lettura, riducendo il tutto ad un gigantesco MEH!

Voto: 5,5

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