mercoledì 21 ottobre 2015

Midnight in Paris (2011)

Spagna, USA 2011
Titolo Originale: Midnight in Paris
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Cast: Owen Wilson, Rachel McAdams, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Michael Sheen, Nina Arianda, Carla Bruni, Marion Cotillard, Léa Seydoux, Kathy Bates, Adrien Brody, Tom Hiddleston, Alison Pill, Yves Heck, Corey Stoll, Daniel Lundh, Marcial Di Fonzo Bo, Adrien de Van, Sonia Rolland, Emmanuelle Uzan, Tom Cordier, David Lowe, Yves-Antoine Spoto, Vincent Menjou Cortes, Olivier Rabourdin, François Rostain, Serge Bagdassarian, Gad Elmaleh
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia

L'apertura del nuovo Cineforum nel mio paese (Vimodrone) utilizzando sale della comunità e non sale commerciali, mi sta dando l'opportunità di vedere, anche con occhio critico, alcuni film che nel corso degli ultimi anni mi ero colpevolmente perso. Oltre a questo sto avendo la possibilità di cimentarmi come animatore di un cineforum e la mia prima esperienza - in cui avevo parlato di "Hitchcock" di Sacha Gervasi - è andata molto bene. A dirla tutte, delle prime quattro proiezioni di questa neonata iniziativa, solamente un film non avevo visionato in precedenza, ed è proprio il film di cui vi vado a parlare oggi, diretto da uno degli autori con cui ho il rapporto più conflittuale sin dal momento in cui sono diventato uno spettatore cinematografico assiduo. Woody Allen, come saprete avendo letto alcune mie recensioni, come quella di "To Rome with Love", "Blue Jasmine" o "Magic in the Moonlight" non ha mai ottenuto i miei consensi, tranne proprio con la sua ultima produzione che mi aveva particolarmente sorpreso e coinvolto.

A sorpresa dunque, rispetto a tutti i film di Woody Allen che ho visto e che non ho apprezzato, "Midnight in Paris" si rivela essere una commedia brillante, forse non geniale come molti la avevano descritta, ma sicuramente una commedia godibile e divertente, pregna di situazioni con una comicità molto sottile - che non sempre è facile cogliere la comicità di Woody Allen - e sulla quale è facile aprire sia riflessioni "esistenziali", sia fare excursus lunghissimi riguardo tutti i personaggi cui si fa riferimento all'interno del film. Basandosi su uno dei "mali" del nostro tempo - ma come ci fa capire la pellicola sembrerebbe essere un "male" universale - ovvero quello di desiderare di vivere in un'altra epoca e in un altro luogo rispetto a quello in cui si è nati, il film riesce anche ad essere un grande omaggio alla città di Parigi, da Woody Allen molto amata, e a personaggi di spicco della storia dell'arte e della letteratura, partendo dagli americani Francis Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway, passando attraverso Picasso, arrivando agli esponenti di spicco della Belle Epoque.

Il protagonista Gil, interpretato da un bravo Owen Wilson - che rispetto alle performance e ai ruoli a cui ci ha abituato ha certamente fatto un gran salto di qualità -, è uno scrittore non particolarmente affermato nè tanto meno particolarmente bravo e vive la sua vita con la fidanzata Inez, interpretata da Rachel McAdams - sempre più bella -, che non smette mai di ricordargli quanto in realtà desideri stare con il suo primo amore del liceo Paul, interpretato da Michael Sheen. Oltre a questo si aggiunge la famiglia di lei, che non sembra adorarlo in maniera particolare e che - pure loro - non fanno altro che ricordargli quanto faccia schifo, ma lo fanno con tanta ironia, quindi la cosa sembra molto meno fastidiosa. Laddove io sarei fuggito mandando chiunque a quel paese e magari spezzando le gambe al suocero, il buon Gil invece, chissà come - ma non è nemmeno importante che noi lo sappiamo - riesce a vivere, anche se solo per qualche ora ogni notte, nella Parigi degli anni venti.

Interessante come Woody Allen non voglia minimamente spiegarci che cosa stia vivendo Gil: un'allucinazione, un sogno ad occhi aperti, un trip di LSD? Non ci è dato saperlo e, sinceramente, alla fine del film non ci interessa nemmeno saperlo. Sappiamo però che la sua situazione un po' difficoltosa, mescolata ad un grande amore per un epoca mai vissuta, gli fanno vivere una vita che avrebbe sempre sognato. Ed in questo "Midnight in Paris" riesce a meraviglia: trasportarci in un viaggio con l'immaginazione che non conosce limiti di spazio nè di tempo. Non si tratta in ogni caso di una pellicola per la quale mi sento di gridare al miracolo: risulta in effetti una trovata di certo non geniale, ma che riesce nell'intento di coinvolgere in pubblico in maniera leggera, aprendo però delle riflessioni comunque interessanti.

Voto: 7+

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