venerdì 10 aprile 2020

The Grudge 2 di Takashi Shimizu (2006)


USA 2006
Titolo Originale: The Grudge 2
Sceneggiatura: Stephen Susco
Durata: 95 minuti
Genere: Horror


Lo sapete che ormai devo andare avanti, anche se non molto mi manca alla visione di "The Grudge" diretto da Nicolas Pesce, reboot del remake americano - per me anche solo dirlo o pensarlo è una follia, però tant'è, in America hanno pensato fosse una buona idea e noi ce la prendiamo in faccia anche qui in Italia come molte delle uscite cinematografiche proposte da oltreoceano -, io devo proseguire nella visione della saga di "The Grudge", con cui ho iniziato uno speciale in cui ho esplorato prima i quattro capitoli che compongono "Ju-on", la saga originale giapponese, poi quella di "The Grudge", composta da tre capitoli diretti da Takashi Shimizu, che ha stranamente deciso di ideare e dirigere sia gli originali giapponesi, sia i remake americani, portandosi dietro anche due degli attori che avevano reso iconica la saga originale. Dopo gli eventi di "The Grudge" ritornano nel cast di "The Grudge 2" Sarah Michelle Gellar, per quella che sarà più che altro una comparsata, così come ritornano Takako Fuji e Yūya Ozeki, mentre entrano nel cast Amber Tamblyn e Arielle Kebbler.
Aubrey Davis è la sorella di Karen, la protagonista dell'episodio precedente. La ragazza viene informata dalla madre che la sorella Karen non sta bene perchè ha avuto un incidente qualche giorno prima in Giappone, nel quale è morto anche il suo fidanzato. Convinta dalla madre Aubrey partirà dunque per il Giappone, dove, nell'ospedale in cui è ricoverata Karen, troverà la sorella completamente impazzita e, uscendo dall'ospedale, assisterà a quello che sembra a tutti gli effetti essere il suicidio di Karen, che invece verrà scagliata giù dal palazzo dell'ospedale dallo spirito di Kayako. Deciderà di cercare così di risolvere il mistero su cui stava indagando Karen, che sembra essere profondamente legato ad una casa, quella in cui tempo prima abitava Kayako, e per le indagini si farà aiutare da Eason, un fotografo detective.
Purtroppo per quanto riguarda questo secondo capitolo della saga statunitense non posso nemmeno difenderlo tirando fuori l'affetto e le sensazioni che mi aveva dato in gioventù. Ecco, dicendolo senza girarci troppo intorno, a questo secondo capitolo non sono mai riuscito a volergli bene, semplicemente perchè estremamente più debole rispetto al precedente e dopo la visione affrontata la scorsa settimana appositamente per questo speciale sono tornati a galla molti difetti, che con il tempo si sono addirittura amplificati. Innanzitutto ancora una volta Takashi Shimizu dimostra di non avere le idee ben chiare su quale direzione volesse prendere nei suoi remake statunitensi, quello che esce è un ibrido in cui vengono riproposte pari pari alcune scene dei capitoli giapponesi, mentre però si porta un po' avanti la mitologia relativa a Kayako: il risultato è che tutto il fascino ben costruito nei quattro film giapponesi - anche se principalmente parliamo del primo e del terzo - qui viene completamente meno perchè troppe cose vengono spiegate su un qualcosa che, giustamente, nei film originali, veniva lasciato all'immaginazione degli spettatori ed è un po' il problema di tutti quei film americani che vogliono riproporre, occidentalizzandoli, capolavori o comunque lavori interessanti dell'horror orientale. Una meccanica in cui avrei sperato che Takashi Shimizu non cadesse, ma molto probabilmente si è piegato ai voleri della produzione in modo da essere accettato anche da un pubblico molto diverso da quello a cui era abituato in patria.

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