venerdì 20 settembre 2019

La bambola assassina di Lars Klevberg (2019)


USA 2019
Titolo Originale: Child's Play
Sceneggiatura: Tyler Burton Smith
Durata: 90 minuti
Genere: Horror


Terminata la retrospettiva su tutti i capitoli della saga de "La bambola assassina", nata dall'originalissima idea di Don Mancini che ha portato alla realizzazione di ben sette film, siamo finalmente arrivati a parlare del remake, uscito qualche mese fa nei cinema italiani e che io ho visto in uno dei primi giorni di programmazione. La recensione, che stava fermentando nelle bozze in attesa della fine dello speciale, è stata scritta nei giorni successivi alla visione, salvo poi avere un ripensamento che mi ha portato a fare uno speciale su una saga che, sinceramente, non mi aveva mai attirato più di tanto e che, in prima battuta, mi aveva fatto fermare al terzo, pessimo, capitolo, prima di scoprire quanto in effetti "La sposa di Chucky" e "Il figlio di Chucky" non fossero poi così male. Sugli ultimi due capitoli della saga principale invece continuo ad avere qualche riserva, non riesco ad amarli e non mi è sembrato nemmeno fossero così divertenti come invece il resto degli altri film.
Di un reboot de "La bambola assassina" se ne parla praticamente dal 2008, quando Don Mancini, sceneggiatore dei sette film che compongono la saga principale, inizia a pensare a come ricominciare la saga da lui creata. Nel 2018 viene annunciato lo sviluppo di questo reboot, che però non vede il coinvolgimento dei due creatori storici, Don Mancini e David Kirschner. Gli stessi creatori della saga originale non hanno preso poi benissimo la cosa, dato che oltre ad avere negato ogni coinvolgimento in questo reboot, avrebbero anche annunciato che potrebbero in qualche modo proseguire la saga originale, in maniera parallela a quella che si potrebbe creare a partire da questo reboot, creando ulteriore confusione negli spettatori - anche perchè a memoria mia, gli ultimi due capitoli della saga originale non mi pare nemmeno siano arrivati nei cinema, ma direttamente in home video. Sta di fatto che alla regia de "La bambola assassina" viene chiamato Lars Klevberg, alla sua prima esperienza cinematografica, mentre ad interpretare i personaggi di Andy Barclay e della madre Karen abbiamo rispettivamente Gabriel Bateman e Aubrey Plaza.
Il film inizia in Vietnam, in una catena di montaggio Buddi, dove un addetto viene ripreso e fortemente umiliato dal suo datore di lavoro. Forte delle sue conoscenze informatiche, il dipendente decide di sabotare una delle bambole che sta assemblando, disattivandone tutti i protocolli di sicurezza e rendendolo estremamente aggressivo, per poi suicidarsi. A Chicago, nel frattempo, la commessa Karen e suo figlio Andy si sono appena trasferiti e la madre incoraggia il figlio a fare nuove amicizie. Per fargli vivere un compleanno speciale, Karen decide di comprare, tramite un suo collega, una bambola Buddi danneggiata, in modo da regalarla a suo figlio. La bambola si chiama Chucky e si affezionerà subito ad Andy, aiutandolo a fare nuove amicizie con i ragazzi del quartiere. Presto però Chucky comincerà a mostrare segni di aggressività, imparando ed imitando i gesti che vede in televisione e la sua amicizia artificiale con Andy comincia a diventare ossessiva e lo porta ad uccidere tutti coloro che si metteranno in mezzo a loro due.
La discussione sull'utilità del fare un reboot della saga de "La bambola assassina" per quanto mi riguarda non si pone: se stessimo a guardare quanti film utili escono nel giro di un paio di mesi ed andare al cinema solamente a vedere quelli probabilmente l'industria cinematografica sarebbe morta e sepolta da anni. Insomma, il cinema come entità vive di film inutili e il fenomeno dei remake e dei reboot non è che sia una cosa nata negli ultimi cinque o dieci anni, alcuni dei grandi classici degli anni passati sono addirittura dei remake. Poi si potrebbe stare qui a discutere del fatto che il cinema in questi anni manchi di originalità e quello sì che sarebbe un discorso decisamente più interessante. Per quanto riguarda nello specifico questo reboot c'è da dire che nonostante il punto di partenza finisca per snaturare quella che è la base della saga originale - un sabotaggio da parte di un programmatore piuttosto che un serial killer esperto di riti voodoo che trasferisce la sua anima nel corpo di una bambola - mi è sembrato che questo riavvio della saga, nella giusta misura, sia risultato piuttosto riuscito. Innanzitutto non ci si dimentica dei primi film de "La bambola assassina", molte inquadrature citano in tutto e per tutto gli avvenimenti del primo film e lo fanno in maniera intelligente e non solo per mera ripetizione, mentre il rapporto tra Andy e il suo nuovo migliore amico Chucky è ben ritratto e porta all'inevitabile conclusione che tutti coloro che guardano "La bambola assassina" vogliono vedere: il sangue e gli omicidi.
"La bambola assassina" (2.0) mi è sembrato dunque un reboot piuttosto riuscito, che certo non farà paura - un po' come non la fanno i film originali - e che gioca su qualche jump-scare di troppo per i miei gusti, ma quanto meno diverte e non annoia mai per tutta la sua durata. É forse una delle prime volte che mi ritrovo completamente soddisfatto da un reboot di questo genere e, per quanto mi riguarda, ben venga lo sviluppo parallelo di un'eventuale nuova saga - inutilissima, sia chiaro, ma ricordate il discorso sull'utilità dei film che ho fatto prima? - e di seguiti di quella originale da parte di Don Mancini, che bene non l'ha presa di certo e che penso che potrebbe ancora regalarci qualche soddisfazione.

Voto: 6,5

1 commento:

  1. Un filmetto che riesce anche a sorprendere, ha più sangue di quello che uno si aspetterebbe dalla media dei normali horror mainstream, l’idea dell’ex dipendente che fa saltare i blocchi di sicurezza è anarchica come solo i grandi B-Movie possono essere. Ha un solo difetto per me questo film, il nuovo Buddi esteticamente è troppo legato al vecchio Chucky anni ’80, se avessero avuto il fegato di discostarsi dal vecchio look, sarebbe stata davvero una meraviglia. Ma anche così il film fa il suo dovere, anche se ancora mi brucia per l’estromissione totale di Don Mancini. Cheers!

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