lunedì 15 aprile 2019

Il caso Thomas Crawford di Gregory Hoblit (2007)



USA 2007
Titolo Originale: Fracture
Regia: Gregory Hoblit
Sceneggiatura: Daniel Pyne, Glenn Gers
Cast: Anthony Hopkins, Ryan Gosling, David Strathairn, Rosamund Pike, Embeth Davidtz, Billy Burke, Cliff Curtis, Fiona Shaw, Bob Gunton, Josh Stamberg, Xander Berkeley, Zoe Kazan, Judith Scott, Gary Carlos Cervantes, Larry Sullivan, Gonzalo Menendez, Valerie Dillman
Durata: 108 minuti
Genere: Thriller


In questo periodo non sempre ho voglia di guardare film nuovi o usciti da poco, un po' perchè ormai Netflix in qualche modo fa parte della mia vita e non saprei come rinunciarvi, nel caso, in secondo luogo perchè ho anche voglia di tornare un po' indietro nel tempo - non necessariamente di tantissimo - per recuperare qualche volta delle pellicole che mi ero perso all'epoca e di cui spesso ho sentito parlare, oppure perchè mi ci sono imbattuto nel catalogo della suddetta piattaforma di streaming ma ne ho rimandata la visione. É esattamente ciò che mi è successo la scorsa settimana, quando ho deciso di recuperare "Il caso Thomas Crawford", film del 2007 diretto da Gregory Hoblit, regista non particolarmente prolifico di cui non si hanno tracce dal 2008 e che prima di questa pellicola aveva diretto "Il tocco del male", film che non mi ha mai fatto particolarmente impazzire, ma se mi capita me lo riguardo con piacere e spensieratezza. Protagonisti del film in questione sono Anthony Hopkins e un Ryan Gosling che nel 2007 ancora non era il nome importante per Hollywood che è ora, ma aveva saputo farsi rispettare con film come "Stay" - altra pellicola che mi ricordo all'epoca mi piacque abbastanza, ora non so se la rivedrei però - e il melenso "Le pagine della nostra vita".
Thomas Crawford, che in lingua originale si chiama Theodore - ora apriamo una parentesi, sta cosa di cambiare i nomi dei protagonisti non riesco proprio a capirla. Io mi stavo guardando in santa pace "Il caso Thomas Crawford" in lingua originale coi sottotitoli e questi lo chiamano Theodore e io penso, dove cazzo è Thomas? Roba che gli adattatori prima o poi dovrebbero iniziare a mettere giù il bianchino... -, è un ingegnere aeronautico che scopre la relazione extraconiugale tra la moglie Jennifer, interpretata da Embeth Davidtz, e il poliziotto Robert Nunally, interpretato da Billy Burke - che fino a questo film per me era il re indiscusso dei film di merda, essendo presente in tutti quelli che ritengo essere i peggiori film che abbia mai visto e ora mi tocca vederlo a fianco di Anthony Hopkins, uno dei pochi vecchietti del cinema che comunque continua a recitare in film o produzioni non dico elevatissime, ma comunque buone, rispetto a colleghi come Al Pacino o Robert De Niro che da tempo sembrano essersi bevuti il cervello. Scoperta la relazione decide così di ucciderla, con un piano ben congegnato: una volta arrestato e aver confessato il crimine, deciderà di difendersi da solo in tribunale, sfidando apertamente e mettendo in seria difficoltà il procuratore Willy Beachum.
In realtà io sto parlando su queste pagine di un film sul quale effettivamente non ci sarebbe moltissimo da dire, però è ormai diventata una quasi regola: se vedo un film, ne devo parlare, che poi la gente mi stia ad ascoltare o a leggere mi fa solo piacere, ma non quanto parlarne. Siamo davanti ad una trama e ad una narrazione molto lineare in cui la componente del genere thriller su cui molti registi contemporanei puntano - quella del fare casino e non far capire nulla fino alla fine facendo poi spugnettare la gente al grido "CAPOLAVOROH! ANCHE SE NON CI HO CAPITO UN CAZZO!" - non viene estremizzata, ma anzi, veniamo subito messi davanti al fatto che il protagonista Thomas - che per tutto il film è stato """inspiegabilmente""" chiamato Theodore - sia il colpevole e la parte interessante del film sta proprio nel vedere il suo piano che viene messo in atto e fino a dove questo si possa spingere. Siamo infatti più che altro davanti ad un legal drama - e a me i legal drama ben fatti piacciono da morire, sempre - in cui veniamo più che altro messi davanti ad un gran piano e alla corsa contro il tempo del procuratore per trovare la prova decisiva che lo possa incastrare.
Resta dunque da capire quanto, al termine della visione, "Il caso Thomas Crawford" mi sia piaciuto. La risposta è come al solito un giro di parole: guardandolo non mi sono annoiato per nulla, nonostante la tensione non sia proprio su livelli altissimi. L'interpretazione di Ryan Gosling si limita al compitino, mentre più interessante è, sia per il ruolo interpretato sia per il livello recitativo, quella di Anthony Hopkins. Purtroppo il finale del film, con tanto di risoluzione del caso, mi è sembrato parecchio anticlimatico e non ci ho visto più che altro un colpo di genio da parte del procuratore Beachum, quanto al più una falla, così come il titolo inglese della pellicola "Fracture" vorrebbe stare a testimoniare, nel piano del protagonista, insomma, con o senza il personaggio interpretato da Ryan Gosling il film sarebbe potuto procedere esattamente allo stesso modo. Siamo dunque davanti ad un film che si guarda con piacere, ma che non mi è sembrato essere memorabile, inoltre, la regia di Gregory Hoblit mi è parsa molto televisiva, con pochi guizzi creativi e tanto di sigla iniziale, manco ci trovassimo davanti ad un episodio di una serie televisiva.

Voto: 6-

1 commento:

  1. Non ricordo tanto, forse mi è piaciuto di più, però mi trovo d'accordo con le tue parole e il tuo voto ;)

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