sabato 2 maggio 2020

OSCARS BEST MOVIES - La canzone di Broadway di Harry Beaumont (1929)


USA 1929
Titolo Originale: The Broadway Melody
Sceneggiatura: Norman Houston, James Gleason
Durata: 110 minuti
Genere: Commedia, Musicale


Dopo una settimana di pausa prosegue la mia ambiziosissima rassegna di tutti i film che nel corso della storia del cinema hanno vinto l'Oscar come miglior film. Dopo aver parlato del bellissimo "Aurora" di Friedrich Wilhelm Murnau, che io conoscevo principalmente per aver diretto "Nosferatu il vampiro", sua prima pellicola in terra statunitense e vincitore dell'Oscar come miglior film e produzione artistica - premio poi diventato semplicemente quello per il miglior film - ecco che è tempo di andare avanti di un anno, il 1930, annata nella quale ci furono ben due premiazioni degli Academy Awards, una ad Aprile e l'altra a Novembre. Oggi, con "La canzone di Broadway" si parlerà del vincitore dell'Oscar nell'edizione di Aprile, mentre fra qualche giorno arriverà la recensione di "All'Ovest niente di nuovo", che invece è stato il film premiato a Novembre del 1930. Ci troviamo davanti ad un film diretto nel 1929, epoca in cui il passaggio dal cinema muto a quello sonoro era ancora in corso tanto che molti cinema, sia negli Stati Uniti, sia in giro per il mondo, non erano ancora in grado di supportare la visione di un film sonoro, il che portò alla creazione di due versioni dello stesso film, una col sonoro e una muta, con le classiche didascalie e l'accompagnamento musicale eseguito dal vivo, per gli spettatori più ricchi. Il regista, nel corso della sua carriera, aveva alle spalle già moltissimi film muti, almeno una sessantina, mentre come protagonisti del film abbiamo Charles King, Anita Page e Bessie Love, unica attrice di questa pellicola che avevo già sentito nominare.
Queeney e Hank sono due sorelle ballerine che si sono appena trasferite a New York per vivere il loro sogno di sfondare a Broadway. Non hanno molte conoscenze in città, a parte lo zio balbuziente Jed ed Eddie Kearns, brillante performer e autore di canzoni fidanzato con Hank, la sorella maggiore, anche se nel momento in cui rivede Queeney, ormai cresciuta dopo molti anni, ne rimane molto affascinato. Alle due sorelle viene prospettata la possibilità di far parte del corpo di ballo del prossimo spettacolo di Eddie e le due accolgono l'idea con entusiasmo, presentandosi ad un provino in seguito al quale, dopo aver rimediato al tentativo di sabotaggio da parte di una ballerina invidiosa, Queeney riesce a far colpo sull'impresario Zanfield, che le scritturerà nel suo spettacolo. La sera dopo la prima Queeney farà conoscenza con Jack Warriner, ricco uomo d'affari con cui la ragazza comincerà una relazione amorosa che scatenerà l'istinto protettivo di Eddie e gli farà capire che si sta innamorando di lei, piuttosto che della sorella Hank con cui sarebbe ufficialmente fidanzato.
Cinematograficamente parlando ci troviamo in un'epoca abbastanza delicata per il cinema hollywoodiano, quella del passaggio dal cinema muto al cinema sonoro e, leggendo le cronache dell'epoca, anche il cinema pare averne risentito, tanto che sia il film in questione, sia tutti gli altri candidati di quell'annata non sono considerati particolarmente rilevanti dalla critica attuale, mentre al contrario all'epoca erano rimasti particolarmente esaltati da un musical - anche se secondo la mia opinione siamo più che altro davanti ad un film musicale con delle canzoni, non ad un musical vero e proprio - che rispecchiava in qualche modo gli ideali dell'epoca. Sono passati ormai più di novant'anni dalla produzione de "La canzone di Broadway" e la sensazione provata nel corso della visione è quella che il film non sia invecchiato particolarmente bene: innanzitutto la sceneggiatura è decisamente molto semplice a livello narrativo, ci troviamo davanti, nè più nè meno, ad una sceneggiatura che narra di un triangolo amoroso piuttosto lineare in cui spesso e volentieri prevale la componente melodrammatica, con una recitazione ancora molto legata a quella che veniva messa in atto per il cinema muto, ovvero molto teatrale e con la mimica facciale che assumeva un'importanza fondamentale, anche perchè, appunto, il film è stato realizzato sia in versione sonora sia in versione muta con le didascalie. Una cosa che guardando il film non sono riuscito bene a capire è il motivo per cui il protagonista Charles King, quando canta e balla, venga sempre inquadrato a tre quarti e i suoi occhi guardino sempre nel vuoto, come nelle inquadrature delle interviste dei documentari, tanto per capirci, la cosa dal punto di vista visivo spesso e volentieri mi dava fastidio, mi sembrava di vedere un matto che se la cantava e se la suonava da solo, più che un attore che stava recitando.
Dal punto di vista musicale, importante essendo il film considerato un musical, ho avuto un'esperienza un po' particolare: durante la visione le continue riproposizione del brano "The Broadway Melody" mi stavano infastidendo all'inverosimile, per poi però accorgermi, al termine, che la canzone mi era effettivamente rimasta in testa, il che in genere vuol dire che il musical ha funzionato. Una settimana dopo la visione però, a parte il brano "You Were Meant for Me" e quello principale, non me ne sovvengono altri alla memoria, mentre penso che, con altrettanta facilità, mi dimenticherò in breve tempo di una trama decisamente semplice e non particolarmente incisiva.

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