mercoledì 15 maggio 2019

Il campione di Leonardo D'Agostini (2019)

Italia 2019
Titolo Originale: Il campione
Regia: Leonardo D'Agostini
Sceneggiatura: Giulia Louise Steigerwalt, Leonardo D'Agostini, Antonella Lattanzi
Cast: Andrea Carpenzano, Stefano Accorsi, Ludovica Martino, Mario Sgueglia, Camilla Semino Favro, Yuliia Sobol, Anita Caprioli, Massimo Popolizio, Sergio Romano, Gabriel Montesi, Giorgio Ridarelli, Mariano Coletti
Durata: 105 minuti
Genere: Drammatico, Sportivo


Non mi capita poi così spesso di voler andare al cinema a vedere un film italiano, ma, per quanto riguarda "Il campione", subito alla visione del trailer mi era venuta una certa voglia di dargli una possibilità. A produrre la pellicola infatti ci sono due dei registi esplosi nell'ultimo periodo che hanno ottenuto il maggior successo nel nostro paese, Sidney Sibilia, regista della trilogia di "Smetto quando voglio", e Matteo Rovere, reduce dal successone di "Veloce come il vento" e dalla produzione di "Il primo re", che cercherò di vedere appena sarà disponibile in home video perchè purtroppo me lo sono perso al cinema. Alla regia abbiamo Leonardo D'Agostini, al suo primo film da regista all'età di quarantadue anni, che per l'occasione si prende nel suo cast un attore come Stefano Accorsi - sicuramente richiamato da uno dei due produttori della pellicola per fare un po' da traino -, ad interpretare il professore Valerio Fioretti, mentre il giovane Andrea Carpenzano nei panni del calciatore della Roma Christian Ferro, in un film ambientato nei campi d'allenamento di Trigoria e che parla della vita in prima squadra di un giovane calciatore e di come questa si possa coniugare con lo studio e con una vita regolare.
Il film, forse in qualche modo ispirato alla storia di Mario Balotelli che al Milan fu seguito da un coach personale comportamentale, narra la storia di Christian Ferro, calciatore della Roma, tanto geniale in campo quanto sregolato e irrispettoso al di fuori, sia verso le leggi, sia verso lo studio, sia verso allenatore e compagni. Alle sue gesta da campione in campo si alternano furti, feste private fino a tarda notte e nessuna voglia di studiare al di fuori. Proprio con l'intento di migliorare il suo comportamento, il presidente della squadra decide di farlo affiancare dal professore Valerio Fioretti, che diventerà il suo insegnante privato con l'obiettivo di farlo studiare e portarlo all'esame di maturità. Al termine di ogni settimana il ragazzo dovrà svolgere un breve esame e, in caso non lo superasse, sarebbe costretto a rimanere in tribuna. Il rapporto tra i due, inizialmente difficile per via degli innumerevoli impegni del ragazzo, sempre preso tra allenamenti e rapporti con gli sponsor, diventa sempre più di reciproca stima e affetto con il passare del tempo e, ad un miglioramento nella vita al di fuori dal campo, anche le prestazioni al suo interno cominceranno a migliorare sensibilmente.
Mi ero approcciato a questo film con l'idea di vedere un po' il tipico film sportivo, ma non mi sarei potuto sbagliare maggiormente. Qui la componente sportiva viene inserita all'interno della storia non tanto per mostrarci le imprese del nostro protagonista, che non ha un'obiettivo calcistico da raggiungere al termine del film come nei classici film sullo sport, quanto più che altro per ritrarre lo spaccato di un mondo, quello calcistico, in cui si entra da giovanissimi il più delle volte, nemmeno per colpa del ragazzo quanto più che altro dell'eccessivo numero di impegni a cui questo viene sottoposto, trascurando gli studi e montandosi subito la testa, bruciandosi da una parte la carriera sportiva - anche se gente come Balotelli o Donnarumma vivranno di rendita vita natural durante, il primo si è bruciato subito, il secondo è già uno dei calciatori più pagati in Italia e ha preferito andare in vacanza ad Ibiza piuttosto che fare la maturità (che poi, anche cazzi suoi eh, non sono mica qui a fare la morale a nessuno) - e dall'altra la vita al di fuori di essa. É proprio nel rapporto con il suo professore privato che la vita del ragazzo comincia a migliorare sensibilmente, con il personaggio di Valerio che ad un certo punto della pellicola avrà come l'impressione, tra l'altro fondata, che non ci sia nessun altro a cui interessi qualcosa di quel ragazzo.
"Il campione" è sicuramente un film che riesce ad aprire a delle riflessioni su un mondo che bene o male tutti in Italia vedono, attraverso la televisione e senza mai andare in profondità. Ci troviamo però davanti ad un film in cui i contenuti vengono messi in primo piano a dispetto della forma: innanzitutto dal punto di vista registico non ci ho trovato molto di cui andare contento, siamo davanti ad un film nella media, forse addirittura un po' sotto. In secondo luogo la sceneggiatura, ben scritta dal punto di vista del protagonista Christian, cerca di inserire degli elementi relativi al personaggio di Valerio ed al suo passato che però non vengono approfonditi ed esplorati a dovere, sembra quasi che vengano inseriti solo per dargli un background, quando probabilmente il risultato sarebbe stato migliore senza dire molto. I due attori protagonisti coinvolti poi sembrano recitare con il pilota automatico, a volte con svogliatezza - soprattutto Accorsi - altre senza riuscire a trasmettere le giuste emozioni nello spettatore. "Il campione" rimane però un film coinvolgente ed interessante dal punto di vista dei contenuti, tanto che sarebbe quasi interessante da proporre in un cineforum, però mostra a livello sceneggiativo un certo numero di ingenuità sicuramente evitabili.

Voto: 6

3 commenti:

  1. Film che dovrò vedere...
    Confermo che il personaggio è stato ispirato anche dalle vicende di Donnarumma e al rifiuto di fare la maturità per andare in vacanza...
    Alla fine il miglior film del calcio rimarrà il mitico "Ultimo Minuto".
    Senza nulla togliere ai mostri sacri "fuga per la vittoria" e "Febbre a 90", ma "Ultimo Minuto" ha descritto l'essenza del calcio. Dell'epoca, ma non solo..

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  2. Prima o poi lo vedrò, ma considerando che neanche l'incensatissimo Il primo re mi aveva entusiasmato...

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  3. A me è piaciuto, pur riconoscendogli i difetti che anche tu gli attribuisci (prima fra tutte la sceneggiatura un po' "tagliata con l'accetta", ma penso più che altro per motivi di budget). Però è un film onesto nei contenuti e meritevole nel mostrarci quello che è il mondo del calcio professionistico al di fuori degli stadi. Bravissimo il giovane attore protagonista.

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