venerdì 17 gennaio 2020

Ju-on di Takashi Shimizu (2000)


Giappone 2000
Titolo Originale: 呪怨
Sceneggiatura: Takashi Shimizu
Durata: 70 minuti
Genere: Horror


Purtroppo per quanto riguarda il genere horror non ho bene nel cervello quella sinapsi che mi permetta di distinguere la cioccolata dalla merda. O meglio, la distinguo solamente dopo averla provata, nonostante spesso e volentieri dall'odore si possa un po' capire quale sia la vera consistenza di ciò che sto vedendo. Vista la futura uscita di "The Grudge", reboot del remake americano uscito nel 2004 e diretto da Takashi Shimizu, regista anche dell'originale giapponese, ho deciso di iniziare uno speciale sulla saga, partendo dagli originali giapponesi, non sbattendomi particolarmente per cercare tutti quei film che non sono usciti in Italia, fino ad arrivare alla saga remake e a questo nuovo film, dal quale ammetto candidamente di non aspettarmi nulla, ma di vederlo solamente come una buona occasione per recuperare una delle saghe horror che ho sempre voluto vedere per intero, ma della quale ho visto solo due film, entrambi abbastanza piaciuti, uno dei quali avevo dato per scontato che fosse il primo della saga, quando in realtà si trattava proprio del terzo. Sì, perchè quando alle superiori rimasi traumatizzato - sul serio, la visione mi fece davvero paura e per un paio di notti non feci altro che ripensare ad una scena in particolare del film - dalla visione di "Ju-on: Rancore", davo per scontato che quello fosse il primo film della saga. Ho scoperto invece, una settimana fa quando ho iniziato i recuperoni per questo speciale, che il primissimo capitolo della saga è stato un film per la tv giapponese, prodotto e diretto da Takashi Shimizu - che ha diretto poi buona parte dei film della saga originale -, della durata di una settantina di minuti scarsi e che "Ju-on: Rancore" è il terzo capitolo della saga, capitolo che tra l'altro nonostante il trauma adoro parecchio. Ad interpretare Kayako, il demone che terrorizza i nostri protagonisti, è Takako Fuji, attrice che a questo ruolo è stata talmente legata che Takashi Shimizu decise di non separarsene nemmeno nel girare i due remake americani.
"Ju-on" è un film diviso in sei capitoli, che narrano sei storie all'apparenza separate tra di loro, ma con un unico comune denominatore, ovvero la casa in cui ha vissuto Kayako. Si comincia con la storia di Toshio, maestro delle elementari che si reca nella casa di Kayako per chiedere conto del fatto che il figlio non si sia recato a scuola per un certo periodo, per poi narrare quella di Yuki, ragazza trasferitasi con la famiglia nella stessa casa cui il maestro aveva fatto visita nel capitolo precedente, fino ad arrivare nel terzo capitolo a Mizuho, che si ritrova a scuola per cercare il suo ragazzo Tsuioshi, che dovrebbe essere lì per punizione. Nel quarto capitolo cominciano ad essere collegati i vari pezzi: vediamo la storia di Kannah, medico legale padre di Tsuioshi che sta indagando su una morte violenta di una donna e la cui famiglia vive proprio nella casa di Kayako, per poi arrivare al quinto capitolo, in cui la protagonista è proprio Kayako e viene narrato cosa è successo a lei e a suo figlio. Si chiude con un capitolo dedicato a Kyoko, una donna che vuole comprare una casa e che, entrata proprio nella casa dove aveva vissuto Kayako, si accorge di una presenza maligna e ammonisce il venditore di non vendere la casa a nessuno a cui non piaccia lo speciale sakè da lei preparato all'interno dell'abitazione.
Con la visione di "Ju-on" ho deciso in qualche modo di riaffrontare un mio trauma adolescenziale, tanto che davvero, dalla visione dell'originale giapponese negli ultimi quindici anni il solo pensiero di poter qualche giorno vedermi la saga per intero mi terrorizzava. In realtà la scoperta di trovarmi davanti ad un film ideato per la televisione e dalla durata estremamente ridotta mi aveva fatto pensare al fatto che mi sarei trovato davanti ad un film con una qualità decisamente inferiore rispetto a quanto avevo visto, ma soprattutto che avrei avuto meno paura, cosa che poi effettivamente è successa, ma forse perchè sono cresciuto. La verità è che anche questo primo film della saga, fino ad ora mai visto e del quale non ero nemmeno a conoscenza sinceramente, ha dalla sua una buonissima sceneggiatura, la cui divisione in capitoli rende sì la visione più scorrevole, anche se frammentata, ma che si alza abbastanza di livello dal momento in cui i vari pezzi che compongono il puzzle e il mistero attorno al quale ruota la vicenda vengono svelati. Per quanto poi dal punto di vista tecnico si veda parecchio lo scarso budget di produzione, dal punto di vista registico ci sono delle idee mica male e Takashi Shimizu è in grado di creare benissimo l'atmosfera, anche con un film realizzato con qualche yen.
Dal punto di vista della paura è sì andata meglio rispetto alla visione che avevo affrontato ormai una quindicina di anni fa, ma neanche così tanto meglio: come tipico del cinema horror orientale e soprattutto di quello giapponese, la scelta registica è quella per cui la paura non debba essere del tutto sensoriale, ma più che altro vada coltivata mantenendo alto il livello di tensione. In questo senso il film di Takashi Shimizu è riuscito molto bene a toccare le corde giuste per mettermi la giusta paura e, vedendo questo primo capitolo, ho anche ricordato tutte quelle sensazioni, passatemi il termine, negative, che avevo provato durante la prima visione: quel suono di gola gutturale che è il marchio di fabbrica del film è rientrato nei miei incubi, i rumori di un gatto che non si vede mai me li sono ricordati per filo e per segno, qui non ci sono le apparizioni di capelli sul muro, ma l'immagine di Kayako, che si vede pochissimo, è irremovibile dalla propria memoria, sia nella scena in cui compare nel buio, sia in quella in cui la si vede scendere sanguinante dalle scale della casa in cui è abitata, con la scalinata che viene percorsa come fece Linda Blair ne "L'esorcista".
Insomma, da una parte mi aspettavo di rivedere, come primo recupero della saga di "Ju-on", con la quale oggi inizia ufficialmente uno speciale che potrei tirare per le lunghe - anche perchè a breve ci sono gli Oscar e qui bisogna parlarne -, di rivedere quel trauma che fu "Jo-on: Rancore". Il fatto di rivivere quel trauma per filo e per segno è ormai rimandato, ho comunque avuto modo di vedere un film che mostrava delle idee, in una fase decisamente embrionale e a volte anche abbastanza rozza, ma comunque estremamente efficace, che però riesce a far paura creando un personaggio che nel corso degli anni successivi è entrato nella storia dell'horror orientale.


La citazione

"Quando una persona muore in preda ad una rabbia feroce... nasce una maledizione.
La maledizione si concentra in quel luogo di morte.
Coloro che ne entreranno in contatto saranno travolti dalla sua furia.
"

2 commenti:

  1. Alla sua uscita mi era piaciuta, ma in quel momento eravamo un po' tutto impegnato a fare surf sull'onda dei J-Horror, ricordo una grande abbuffata ;-) Cheers

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  2. Complimentoni per questa iniziativa di cui, e mi cospargo il capo di cenere, mi accorgo solo adesso. "Ju-On" è senza dubbio una delle saghe horror più terrificanti che, come da regola, alla lunga hanno perso un po' di mordente. Il primo capitolo resta comunque ineguagliabile (e mi riferisco a quello cinematografico, non certo a i due prodotti televisivi che mi ricordo pure poco). Ti seguirò più che volentieri, iniziando a recuperare i post che, oltre a questo, hai già scritto e mi sono finora perso

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