mercoledì 8 gennaio 2020

Sorry We Missed You di Ken Loach (2019)



Regno Unito, Belgio, Francia 2019
Titolo Originale: Sorry We Missed You
Regia: Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Laverty
Durata: 101 minuti
Genere: Drammatico


Il primo film visto al cinema in questo 2020 non è stato "Tolo tolo" e non è stato nemmeno "Jumanji - The Next Level" - che comunque ho visto un paio di giorni dopo rispetto a questo -, ma è stato "Sorry We Missed You", ultima fatica cinematografica di Ken Loach, regista britannico che apprezzo particolarmente pur non conoscendolo a menadito, devo ammetterlo. Ho infatti scoperto il regista in uno degli appuntamenti del cineforum che organizzo del mio paese con il film "Jimmy's Hall - Una storia d'amore e libertà" e poi lo scorso anno con la proiezione, sempre al cineforum, di "Io, Daniel Blake", pellicola di denuncia che ho apprezzato particolarmente. Ho visto qualche altro suo film nel corso di questi anni, ma mi manca ancora molto della sua filmografia. Con "Sorry We Missed You" sono andato abbastanza sul sicuro, volevo vederlo assolutamente e sono dovuto andarlo a cercare con il lanternino, dato che solo due cinema nelle mie vicinanze lo proiettavano e dato che il film è effettivamente arrivato in poche sale in tutta Italia, cosa che comprendo, visto che Ken Loach è un regista seguito da un pubblico abbastanza ristretto qui in Italia. Presentato a Maggio al Festival di Cannes e uscito in patria a Novembre del 2019, qui da noi è arrivato proprio nei primi giorni del 2020. Un cast stringato con attori non proprio noti in cui i protagonisti sono interpretati da Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone e la piccola Katie Proctor.
Il film ruota attorno alle vicende della famiglia Turner e segue principalmente i due genitori: Ricky è da poco entrato nell'azienda PDF, un'azienda di consegne britannica - immagino fittizia - con la quale lui collabora come lavoratore autonomo, ha dovuto infatti acquistare il furgone, ha piena autonomia sugli orari di lavoro, a patto che trovi un rimpiazzo, ma soprattutto ha una buona possibilità di guadagno. La moglie Abbie fa la badante, ha un contratto sottopagato e non viene retribuita in base alle ore di lavoro, ma in base al numero di visite che fa in un giorno, tanto che non le vengono nemmeno rimborsate le spese sostenute per gli spostamenti. I due figli invece vanno a scuola, Seb, il maggiore, è nel periodo della vita di ognuno in cui le regole fanno schifo e da tempo salta la scuola e imbratta i muri con graffiti, mentre della figlia più piccola Liza non viene dato un particolare background, ma il suo ruolo diventerà più importante con lo scorrere del film.
Ancora una volta, dopo "Io, Daniel Blake", Ken Loach vuole parlare al suo pubblico del mondo del lavoro e lo fa ancora una volta rendendo protagonista del suo film gli ultimi e gli emarginati. Per quanto venga dato molto più peso, a livello narrativo, all'attività lavorativa di Ricky, anche la condizione della moglie Abbie assume una notevole importanza. Innanzitutto la famiglia ha dei chiari problemi economici, tanto che persino l'acquisto del furgone per la nuova attività di Ricky è subordinato alla vendita dell'automobile, che Abbie usa per andare dai suoi pazienti. L'azienda per cui lavora Ricky si chiama PDF, forse perchè chiamarla Amazon, contro cui appare abbastanza chiaro che il regista voglia puntare il dito, sarebbe stato troppo ambizioso. Nel corso della sua attività lavorativa vediamo come le iniziali promesse fatte dal suo datore di lavoro vengano nel corso delle settimane pian piano disattese in nome di record di produttività, competizione con altre aziende - tra le quali viene citata anche la stessa Amazon - e ritmi di lavoro talmente serrati che non permettono a Ricky di vivere una vita soddisfacente a casa con la sua famiglia. La sua parabola è discendente e dopo qualche settimana di buoni guadagni e ottime performance lavorative, l'assenza da casa si fa sentire, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con il figlio Seb, ma soprattutto vengono a galla tutte le restrizioni personali cui verrà sottoposto a causa del suo lavoro, tra le quali forse il fatto di doversi fermare a fare pipì in una bottiglia per mancanza di tempo è una delle cose meno gravi, per quanto più simbolica della condizione, a cui è sottoposto. Stessa cosa per quanto riguarda Abbie, una donna che sicuramente ama il suo lavoro e la sua famiglia, ma che spesso e volentieri è costretta a lavorare di più, senza mai essere retribuita, in nome di una vicinanza ai pazienti e un'estrema gentilezza che la portano a non rifiutare nessuna richiesta. Dapprima, della situazione, ne risentirà in maniera eclatante il figlio Seb, portato a trasgredire alle regole dall'assenza dei genitori e a non vedere più nel padre una figura cui dovere il giusto rispetto e amore, in secondo luogo in maniera ancora più subdola si rifletterà sulla figlia Liza, che si sentirà impotente nel suo tentativo di tenere la famiglia unita il più possibile.
"Sorry We Missed You" è l'ennesimo film di denuncia della filmografia di Ken Loach e, ancora una volta riesce ad avere un grande impatto sullo spettatore. Il suo stile registico abbastanza asciutto, ma riconoscibilissimo, è perfetto per lavori di questo tipo, in cui sono poi le interpretazioni degli attori e i risvolti umani della vicenda a dover essere messi al centro della narrazione. É un film di denuncia che, proprio come "Io, Daniel Blake", si limita a denunciare senza dare una possibile soluzione e questa cosa ancora non ho ben capito se la apprezzo o meno, è un particolare del cinema di Ken Loach che ancora non sono riuscito ad inquadrare nel modo giusto, laddove però io "Io, Daniel Blake" una possibile via di fuga era la solidarietà, qui il pessimismo del regista è diventato ancora maggiore, la parabola dei protagonisti è tutta discendente e a riunire una famiglia in difficoltà, nel finale, non sarà un gesto d'amore, ma uno scampato pericolo, qui davvero non c'è o semplicemente non viene proposta una soluzione ai problemi che vengono esposti e la cosa mi ha lasciato leggermente interdetto.

Voto: 7,5


La citazione:

"Padrone del tuo destino. Te la senti?"

1 commento:

  1. Ken Loach un tempo mi piaceva tantissimo, poi qualcosa è accaduto quindi ora ci vado cauto, ma dopo questo tuo post, beh dovrei proprio stringere nuovamente i contatti con il buon vecchio Ken. Cheers!

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